Scienza e politica: il Medioevo in Parlamento

Uno degli aspetti più interessanti del libro (Il Medioevo in Parlamento, Rizzoli editore) scritto da Elena Fattori, senatrice eletta nelle liste M5S, è come il racconto dell’esperienza personale si intreccia con l’analisi e le riflessioni sul rapporto tra scienza e politica.

Va subito detto che la politica ne esce malconcia, incapace di ascoltare e di comprendere quanto gli addetti ai lavori, scienziati e ricercatori, riportano come risultati di anni di studio ed attività.

Attraverso tre note vicende (il caso Stamina, la legge sui vaccini, la discussione sulla vivisezione) emerge da una cronologia di eventi la difficoltà e l’incapacità di quasi tutti i politici a dialogare su temi che richiedono la competenza specifica del sapere scientifico.

Questo atteggiamento di sfiducia verso la scienza ufficiale (ma ne esiste un’altra?) attraversa trasversalmente tutte le forze politiche anche se è indubbio come i movimenti populisti si sono proposti con più forza e determinazione nel perseguire alcune battaglie (che sembrano molto spesso crociate) contro le indicazioni degli studiosi, rafforzati nel proprio convincimento dal paradigma uno vale uno che non considera esperienze e competenze.

Dal libro emerge, inoltre, il ruolo positivo che i tanto vituperati organismi internazionali (OMS, commissione UE) svolgono per chiarire e diffondere i risultati della ricerca scientifica.

Per contro si rileva come interessi pochi chiari emergono spesso a favore di iniziative pseudo scientifiche (ad es. il caso Stamina) mentre le vituperate Big Pharma di fatto traggono benefici ridotti dalle campagne di vaccinazioni di massa.

Un altro punto di interesse del libro è la cronaca dell’iter con cui alcune decisioni sono state discusse e prese dal M5S su questi temi, in un continuo pressing degli elementi più movimentisti contro le evidenze portate da scienziati di fama e raccolte dall’autrice in forza della sua esperienza come ricercatrice.

Naturalmente allargando la visione emergono molti spunti di riflessione: la difficoltà di procedere solo con l’obbligo invece che accompagnare alcune misure pur necessarie per la popolazione con tecniche di convincimento o facilitazione (ad es. disponibilità ed accessibilità di un’anagrafe vaccinale); la trasparenza nell’evidenziare gli interventi delle lobby più o meno grandi, sulle attività politiche; i meccanismi decisionali interni ai partiti o movimenti.

Sarebbe interessante analizzare e discutere con una corretta base scientifica altri temi molto caldi come gli OGM, l’agricoltura biologica, le medicine alternative, le soluzioni per il risparmio energetico, le alternative per il trasporto, etc. che sono già stati oggetto di scelte apparentemente incontrovertibili.

Un problema di fondo tuttavia persiste: la gerarchia delle conoscenze basata su un rigoroso percorso di studi e ricerche non è più riconosciuta. Oltre ai meccanismi di comunicazione della rete un ruolo non secondario è stato svolto dai media tradizionali (giornali e soprattutto TV) che spesso contrappongono famosi personaggi dello spettacolo e studiosi di fama come si trattasse si discutere una questione tra condomini. Tra l’altro molte di queste inchieste o scoop vengono condotte senza nemmeno un decente approfondimento giornalistico.

È in particolare internet che ha permesso la diffusione di credenze le più strambe senza alcuna verifica e mettendole sullo stesso piano delle acquisizioni scientifiche. Il cittadino comune si è sentito capace di produrre una sua verità basata sull’esperienza personale e sul passa-parola. Secoli di lenta crescita nella capacità di comprensione del reale sono stati contestati in nome dell’autoproduzione di verità ascientifiche. Sarà la vita stessa che metterà fine, prima o poi, a questa assurdità

Claudio Gasbarrini

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