Sono un puntolino, ma faccio la storia (di Paolo Andreozzi)

Notizia di giorni fa sulla stampa di tutto il mondo: dal 14 gennaio prossimo i cittadini cubani saranno liberi di recarsi all’estero senza bisogno di permessi governativi discrezionali e di altre formalità burocratiche – basterà il passaporto.

Notizia di un domani (SPERO) sulla stampa del nostro sfigato Paese: dal 2013, i cittadini romani e i cittadini laziali e i cittadini lombardi e i cittadini siciliani e pure i cittadini italiani tutti, saranno liberi di veder attuate dal Comune, dalla Regione e dal governo, politiche di progresso sostenibile, umanità solidale e garanzie costituzionali da parte di una classe dirigente onesta, competente e di sinistra, senza bisogno di occupare piazze reali e virtuali. Basterà votare.

Lo SPERO, ripeto, ma sperare non basta: BISOGNA LAVORARCI SU! Perché già la vedemmo l’antipolitica al lavoro: è stata per intero il ventennio fascista, e fu una tragedia. Poi è arrivata la seconda ondata antipolitica – l’età berlusconiana – che come dice il saggio, ha ripetuto la prima in forma di farsa.

Per questo terzo (in corso) riflusso antipolitico e populista la teoria non ci fornisce sostantivi – se prevarrà vedremo, la pagheremo comunque e poi daremo un nome alla sua storia.
Ma in tal caso, gente italica, allora siamo proprio idioti.

Bisogna lavorarci su, ho detto, però bisogna lavorarci con tanta intelligenza. Prendiamo la disponibilità all’impegno personale, per esempio. Per OGNI cittadino disposto a muoversi personalmente per una giusta causa – si tratti di occupare con determinazione o manifestare pacificamente o partecipare a un tavolo di lavoro o anche solo di studiare un tema sensibile – per ogni cittadino così, ce ne sono VENTI che non lo faranno anche se condividono la stessa causa. E non lo faranno per le migliori RAGIONI del mondo – perché di occupare hanno timore, di manifestare non hanno tempo, di stare al tavolo di lavoro non hanno pazienza, e per studiare davvero non hanno le basi.

PERO’ per quella causa VOTERANNO, e lo faranno convintamente, se gliene si darà la POSSIBILITA’.
Lo prova la storia, a Roma, della lotta per l’acqua pubblica, in cui non saranno stati più di 50.000 le cittadine e i cittadini direttamente mobilitati a tutti i livelli. Eppure, al referendum abbiamo votato – e benissimo – in UN MILIONE E DUECENTOMILA! Rapporto venti a uno, e anche di più. VERITA’ matematica.

Se non si capisce questo, se non si vuol capire che c’è un MONDO di cittadine e cittadini validissimi che NON verranno con noi a occupare, NON sfileranno con noi in piazza, NON siederanno con noi al tavolo di lavoro, NON ruberanno tempo al loro tempo per mettersi a studiare, e TUTTAVIA stanno là che aspettano di poter dare un voto DEMOCRATICO alla proposta politica di superamento del modello socioeconomico in sfacelo – allora non si vuole davvero vincere la battaglia per un altro modello possibile, per altre regole di convivenza civile e sostenibile, per CITTA’ diverse e per diversi Paesi.

Ognuno di noi qui è solo UNO, e la nostra energia antagonista è GIA’ in campo. Ma così come stanno le cose, il POTERE resta nelle aule dell’istituzione e l’energia nostra e di chi è come noi resta FUORI – nella piazza sotto le loro finestre. Più di questo non possiamo, e il potere ne rimane INTATTO.

Allora il salto di qualità, la MOLTIPLICAZIONE DELLA FORZA POLITICA, può solo consistere in ciò: dare una semplice cosa da FARE a quegli altri venti cittadini che già vogliono quel che noi vogliamo – venti per ciascuno di noi mobilitati.

FACCIAMOLI VOTARE PER LA NOSTRA – E LA LORO – CAUSA! Tutto il resto – le sinergie, la tattica, la comunicazione – discende da QUESTO.

Altra prova, le elezioni siciliane e tutti i sondaggi dicono chiaro che più o meno 45-47% degli elettori non voterebbero proprio. QUARANTASETTE ELETTORI SU CENTO, UN MONDO!
Proprio quel mondo che dicevo prima. Quel mondo di bisogni, problemi, aspettative e desideri sta lì. E aspetta una proposta che vada oltre il teatrino e le figurine, aspetta una proposta di ripensamento integrale della forma sociale e produttiva e della distribuzione di risorse e opportunità. Ripensamento da elaborarsi col contributo di tutti e tutte da realizzarsi tramite amministratori onesti e strateghi intelligenti.

Probabilmente ce ne sono anche negli attuali partiti e persino tra i politici di professione, che però non riescono ancora a convincere quasi metà degli italiani a fidarsi della loro visione (ammesso ne abbiano una) e di loro personalmente.

Ma certamente ce n’è tra tutti gli altri, tra i cittadini ‘semplici’, i quali in questa fase storica potrebbero/ dovrebbero decidersi a passare dalla pura delega alla temporanea assunzione di responsabilità.
Quel che è sicuro è il livello straordinario, inedito, della crisi e dei pericoli conseguenti per la stessa democrazia, per la stessa tenuta civile. Ed è sicuro che a tale livello si può rispondere solo con un esperimento altrettanto straordinario, inedito.

Ci vuole fantasia, coraggio, rigore, volontà e fiducia. A me la fiducia, per esempio, viene da considerazioni apparentemente eterodosse come la seguente.

Gli americani, quei giocherelloni, si sono divertiti ad attualizzare monetariamente le enormi ricchezze di tutti i ‘Paperoni’ noti alla Storia, e hanno tirato giù la classifica dei primi dieci di ogni tempo: Masa Munsa I (re del Mali nel 1300), il primo dei Rothschild, il primo dei Rockfeller, Carnegie, Nicola II l’ultimo zar, Mir Osman Ali Khan (principe indiano inizi ‘900), Guglielmo il Conquistatore, Gheddafi, Henry Ford e Vanderbilt.

Ci sono – vedete – tre despoti feudali, un dittatore affamapopolo, un capitalista delle colonie e cinque capitalisti puri nel cuore dell’impero. Ora, il cammino dell’autoemancipazione umana è riuscito, in effetti, a liberare i popoli – a prezzo di tanto sangue e col contributo di tanta consapevolezza – dal giogo di quattro di quegli ultra-ricchi. Invece, i rapporti di forza che hanno consentito il dominio degli altri sei, sono stati iniettati nella stessa coscienza della gran parte dei dominati.

Ma è appunto questo incantesimo ciò di cui, forse, stiamo vedendo la fine. Certo, parliamo di una scala addirittura planetaria ed epocale. E io non sono che un puntolino. Però bisogna pur cominciare da qualche parte, e per fortuna altri hanno già avviato un cammino che mi sembra fertile. Allora proseguiamo, uniamoci! Iniziamo dagli ambiti con un raggio più gestibile, più a misura delle nostre forze reali: cominciamo dai programmi per le amministrazioni locali, Comune, Regione, e dalla competizione democratica per far valere le proposte concrete e fattibili che riusciamo a elaborare.

Forza, io comincio da Roma e ho trovato in questo dei buonissimi compagni di strada (www.dazero.org )! Fatelo anche voi.

Paolo Andreozzi