Sostituire la partitocrazia? Intervista a Paolo Andreozzi

Diamo la parola ai protagonisti. Tre domande, tre risposte. Risposta alla seconda domanda. Parla Paolo Andreozzi membro del direttivo dell’associazione “da Zero” (www.dazero.org). La prima la leggi qui (http://www.civicolab.it/?p=3821) e la terza qui (http://www.civicolab.it/?p=3829).

Il tema è sempre quello: la partecipazione che va oltre il voto come anima e sostanza della democrazia

La politica è la questione centrale perché si tratta della funzione sociale con la quale la collettività decide su sé stessa, si autogoverna. Il vecchio modello partitocratico ha fatto danni enormi e deve scomparire per sempre. Con cosa lo sostituiamo? Voi cosa potete fare?

Con cosa lo sostituiamo? E cosa si può fare? Mica facile.

governo cittàI movimenti mordi-e-fuggi scontano il limite intrinseco cui facevo cenno, e non riescono a canalizzare né il dissenso diffuso né la voglia di partecipare in niente di incisivo da contrapporre allo strapotere delle élite economico-finanziarie e delle loro ‘interfacce’ nel mondo della politica professionale. Anzi, a volte credo che certi ‘esperimenti’ di chiamate a raccolta con gli slogan più banali dell’orizzontalismo irriflesso (‘nessuno ci rappresenta’ ‘non stiamo con nessuno’ ‘non ci vogliamo irrigidire in un programma o in una struttura’), che in effetti raccolgono pochini o nessuno, siano concepiti e gettati a ripetizione nell’arena civicopolitica proprio con l’intento occulto di alzare il livello della confusione e di estenuare i cittadini meno preparati fra quelli indignati a vario titolo.

D’altronde, la decerebrazione indotta nel pubblico italiano da trentacinque anni di televisione commerciale e l’analfabetismo politico ‘di ritorno’ – conseguenza di quasi vent’anni di confronto politico trasformato in braccio di ferro tra macchiette d’avanspettacolo – non si sanerà che nel lungo periodo. E intanto ci teniamo Grillo, per esempio, che è un altro frutto solo più complesso della stessa china antropologica.

centroRispetto ai movimenti fluidi – nei quali però ci sono bellissime eccezioni a quanto detto, come il movimento per l’acqua pubblica che altroché se ha dato risultati concreti rispetto ai suoi obiettivi – il mondo delle associazioni della ‘cittadinanza attiva’ presenta caratteri diversi: scopi razionalmente fissati e condivisi, regole e statuti, struttura e portavoce, metodiche di democrazia interna.

Il problema delle associazioni è un altro, dal mio punto di vista, e consiste nella loro impronta prettamente ‘di causa o vertenza specifica’, marcando la quale – ognuna diversa dalle altre – non facilmente arrivano alla sacrosanta ‘rinegoziazione dei rispettivi confini’ che sola farebbe fare il salto di qualità nell’elaborazione e nell’azione di tutte, capace forse di fronteggiare davvero le strategie di chi permane nella ‘stanza dei bottoni’.

Per questo credo che prima della scomparsa del vecchio modello di partito – al di là della disaffezione quasi generale, poi a chiamata la gente risponde (vedi le recentissime primarie del centrosinistra) – ebbene, manca ancora un bel tratto di maturazione nell’indipendenza culturalpolitica sia degli individui sia dei gruppi in cui si uniscono dinanzi ai problemi della polis.

(intervista a cura di Angela Masi)

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