Storie di ordinaria illegalità (e di ordinario sperpero)

2500 società fantasma scovate a Roma. Operavano nei più svariati settori – ristorazione, pubblicità, edilizia, commercio, trasporti – ma la loro sede per il fisco era in luoghi assolutamente irreali: la Caritas, il Centro Astalli, la onlus che si occupa di disabili e via falsificando. Ovviamente società fantasma per il fisco e per l’INPS perché gli indirizzi forniti erano evidentemente finti, ma ben presenti quando si trattava di mettersi i soldi in tasca.

Altra notizia. Un giro di società-truffa scoperto dalla Guardia di Finanza con una frode fiscale di 45 milioni di euro – le ritenute previdenziali e fiscali dei dipendenti – finiti in ville, yacht e auto di lusso. In pratica venivano create cooperative e s.r.l. con una ‘vita media’ di tre o quattro anni che non versavano nulla né la fisco né all’INPS e poi scomparivano. Tripla fregatura: INPS, fisco e lavoratori.

In entrambi i casi il danno prodotto è anche la penalizzazione delle aziende oneste che non possono competere con quelle dei disonesti e così anche la concorrenza è servita.

Ancora una notizia che non parla di illegalità, ma di privatizzazione degli apparati pubblici. No, non affidamento a privati di funzioni pubbliche bensì, più semplicemente, utilizzo di poteri e risorse pubbliche per interessi privati. In questo la regione Sicilia è maestra e fornisce innumerevoli casi esemplari. Stavolta si tratta dei musei che dispongono di un poderoso set di dirigenti. Perfettamente inutili e anche incompetenti, ma dotati della ben remunerata qualifica di dirigente.

Inutili perchè la Sicilia nel settore dei beni culturali ha più dirigenti del ministero: 306 contro 191. Incompetenti perché, secondo notizie di stampa, nel loro curriculum hanno di tutto fuorché lauree in storia dell’arte, antropologia o archeologia.

Soldi sprecati. Appunto. Sprecati se lo scopo è quello di far funzionare i musei che in Sicilia mancano di tutto: materiali informativi, manutenzione, illuminazione, antifurti. Persino i telefoni sono muti perché le bollette non sono state pagate. Dulcis in fundo anche i visitatori sono pochi. Dunque soldi sprecati, ma non per il personale che abbonda e succhia soldi pubblici producendo ben poco (i custodi, ovviamente in numero esagerato, non lavorano di sabato e domenica e devono essere pagati a parte per farlo).

Tre casi fra i tanti che si incontrano nelle cronache quotidiane e che dovrebbero essere raccolti e posti accanto alla montagna del debito pubblico. Capito perchè sforare i limiti europei è solo una parte del problema?

Lo spreco, la corruzione, l’inefficienza chiamano in causa lo Stato in tutte le sue declinazioni. A volte si ha l’impressione che il nostro paese sia il luogo ideale per le scorribande di quelli che vivono come parassiti succhiando le sostanze vitali che, nonostante tutto, il corpaccione dell’Italia continua a produrre. Ma per quanto ancora?

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