Finanziamento dei partiti o finanziamento della politica e della partecipazione? (di Claudio Lombardi)

La lunga storia del finanziamento pubblico dei partiti politici si arricchisce di un nuovo avvincente capitolo e riattizza un dibattito che non si è mai fermato.

 I punti di riferimento. Nel 1974 nasce la prima legge (n. 195/1974) sul finanziamento dei partiti. Nel 1978 si tiene il primo referendum per abrogarla, ma non passa. Nel 1981 arriva la seconda legge (n. 659/1981) sul finanziamento che ne raddoppia l’importo. Nel 1993 il finanziamento dei partiti viene abrogato con un referendum promosso dai radicali che ottiene oltre il 90% di sì. Alla fine del 1993 viene approvata la terza legge (n. 515/1993) che trasforma il finanziamento in contributi per le spese elettorali. Un’altra legge (n. 2/1997) reintroduce il finanziamento pubblico ai partiti prevedendo un fondo rapportato al 4 per mille delle imposte sul reddito con adesione volontaria dei contribuenti (fallisce dato il basso numero di adesioni). Così la legge n. 157 del 3 giugno 1999 cambia il sistema e reintroduce un finanziamento pubblico completo per i partiti. Il rimborso elettorale previsto non ha infatti attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali. La legge 157 prevede cinque fondi: per elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo, Regionali, e per i referendum, erogati in rate annuali, per 193.713.000 euro in caso di legislatura politica completa (l’erogazione viene interrotta in caso di fine anticipata della legislatura). La normativa viene modificata dalla legge n. 156 del 26 luglio 2002 che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4 all’1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa passa da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro. Ma non finisce qui:la legge n. 51 del 23 febbraio 2006 stabilisce che l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Quest’ultima modifica che porta nelle casse dei partiti somme enormi perché si sovrappongono i ratei per le legislature finite prima della scadenza e per quelle nuove viene abrogata dalla legge n. 111/2011.

A questo punto è bene ricordare come si calcola il rimborso. 1 euro per ogni iscritto nelle liste elettorali della Camera dei Deputati da dividere in base ai voti ricevuti con un minimo dell’1%.

I fatti di cronaca si incaricano di smentire tanti discorsi retorici sul finanziamento della politica come condizione indispensabile per la democrazia non perché i principi cui ci si attacca non sono giusti, ma perché vengono usati strumentalmente da chi sa bene che sta facendo, nel migliore dei casi, l’interesse materiale della propria parte politica; nel peggiore dei casi l’interesse di approfittatori senza scrupoli e affaristi che speculano sulla democrazia per intascare soldi pubblici.

Lusi, che è pure, purtroppo, senatore della Repubblica, dichiara candidamente che ha sottratto per sue necessità 13 milioni ad un partito scomparso, la Margherita, non più presente in politica, ma ancora molto attivo nel percepire soldi pubblici che si accumulano sui conti di persone che non ne rispondono più a nessuno. In teoria se avessero semplicemente voluto spartirsi i soldi avrebbero potuto farlo confidando nell’assenza di controlli che assiste l’importante funzione “politica” di riscuotere falsi rimborsi per spese elettorali. Lusi si permette anche di rivendicare il valore del suo lavoro e si dichiara disposto a restituire 5 milioni, ma non vede alcun motivo per lasciare il seggio al Senato. Evidentemente gli deve sembrare naturale che un ladro sieda al vertice delle istituzioni. C’è da capirlo considerando la quantità di inquisiti per reati anche gravi che gli fanno compagnia nel Parlamento.

C’è poi un altro senatore, Conti del Pdl, vero genio degli affari visto che nello stesso giorno compra un palazzo a 26 milioni e lo rivende a 44 ad un ente che non sapeva dell’affare e strapaga qualcosa che poteva pagare 18 milioni di euro meno di quanto effettivamente paga. Ci vuole molto a capire di cosa si tratta? No ed è la conferma di che razza di gente è arrivata nelle istituzioni a seguito della legge elettorale vigente e dei partiti che hanno nominato i parlamentari di loro fiducia.

E, infine, c’è anche la Lega con l’accusa di truffa ai danni dello Stato e di appropriazione indebita perché, secondo i magistrati, i soldi del finanziamento pubblico (che nemmeno ci dovrebbe essere) sono stati presi e spesi per sé stessi da alcuni della famiglia Bossi o a loro molto vicini. In pratica hanno preso parte di quei soldi e li hanno rubati al partito.

Cosa si può dire su queste tristi vicende che affossano la politica e la democrazia?

Innanzitutto bisogna cambiare sistema e rimborsare ai partiti le spese effettivamente documentate per le campagne elettorali. Si possono poi introdurre altre forme di sostegno con vantaggi fiscali e servizi o prevedere rimborsi per spese di funzionamento minime e documentate. Un’altra parte di finanziamenti dovrà andare a progetti da realizzare insieme ai e per i cittadini. Potendo già contare sul finanziamento dei gruppi parlamentari e sui rimborsi di cui si è già detto i partiti devono impegnarsi in attività concrete e per queste possono chiedere il sostegno di fondi pubblici. Oltre questo non è possibile e ragionevole andare.

Infatti occorre affrontare il problema del finanziamento della politica sapendo che non può più coincidere col finanziamento dei partiti.

Perché mai il mondo dell’associazionismo e della cittadinanza attiva devono arrancare elemosinando contributi da questo e da quello? No, non è più sopportabile che il mondo dei faccendieri e degli sfruttatori della politica inutili e dannosi perché sfruttano la politica per succhiare soldi allo Stato conti di più e arraffi risorse pubbliche mentre chi opera nella società non ha mezzi anche se si impegna in azioni concrete. Anche qui ci vuole una svolta.

Creiamo un fondo per la politica cui si accede proponendo progetti annuali e pluriennali monitorati da autorità pubbliche e mettiamo i partiti sullo stesso piano delle associazioni e dei comitati di cittadini attivi. Diamo ai comuni risorse per fornire ospitalità e servizi alle associazioni della società civile in locali pubblici consentendo loro la condizione di base – la disponibilità di una sede – per attivarsi. Sottoponiamo tutto ciò a controlli accurati, ma rendiamo credibile l’ultimo comma dell’art. 118 della Costituzione (“Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”). Bisogna rendersi conto che con questa norma è superata l’esclusività del partito politico come strumento per una partecipazione politica che persegua l’interesse generale.

Un sistema che porta a mostruosità come l’erogazione di decine di milioni di euro nelle mani di persone che amministrano patrimoni di formazioni politiche estinte deve essere cancellato ed vergognoso che sia stato creato e che sia rimasto in vigore per troppi anni. Sarebbe lecito aspettarsi dai responsabili di questo scempio della democrazia qualche parola di rammarico e l’impegno a voltare pagina da subito. Sarebbe anche un bel gesto restituire allo Stato i fondi rimasti inutilizzati e usare il potere che è servito per creare questo sistema abnorme per approvare norme nuove per il finanziamento della politica, ma stavolta della politica e non delle cricche di affaristi che si celano dietro sigle fantasma.

Claudio Lombardi

Una vera grande riforma: i cittadini padroni di casa della Repubblica (di Claudio Lombardi)

Ancora notizie che fanno riflettere. Un signore privo di qualunque titolo per intervenire in faccende istituzionali e di area governativa si rivela essere lo snodo concordemente riconosciuto da autorevolissimi esponenti politici , dello Stato e dei suoi apparati di sicurezza nonché dei vertici di aziende pubbliche (Rai, Eni) per decisioni importanti che sembra pilotare secondo logiche di potere che vanno ben oltre la modestia della sua persona.

Ciò che si sa finora dell’inchiesta su Bisignani fa intravedere elementi di una gestione parallela dello Stato e delle istituzioni che si svolge all’ombra di quella legittima e che mira ad interferire con le procedure e le decisioni che in quest’ambito vengono prese.

Lungi dallo scandalizzarsi ecco che Berlusconi, Presidente del Consiglio, e il suo fido Ministro della giustizia nonché pseudo segretario del PdL, si lanciano in attacchi ai magistrati colpevoli di aver scoperto questa trama che è stata definita dagli stessi PM un sistema criminale che agisce con modalità proprie delle associazioni di tipo terroristico e mafioso.

Senza preoccuparsi di apparire sostenitori del potere occulto gestito da quel “sistema criminale” emettono già la loro sentenza. Trattasi di “fatti irrilevanti” per scoprire i quali si sono spesi troppi soldi e, quindi – ecco la proposta del Governo – è urgente cancellare o limitare i mezzi di indagine che consentono di scoprire simili reati.

Con tutta evidenza si tratta di una dichiarazione di sostegno esplicito ai poteri occulti che tramano contro lo Stato democratico. Per aiutarli si cancellano strumenti di indagine sulla criminalità e si sabota il lavoro della magistratura. Ora si capisce ancora meglio il motivo per il quale il capo del Governo conduce da anni una sua personale guerra ai magistrati. Non si tratta solo di sfuggire alle sue responsabilità e ai reati di cui sembra proprio responsabile, ma anche di coprire la costruzione di un potere parallelo a quello legittimo che usa i mezzi dello Stato e gli strumenti istituzionali per sovvertire la democrazia. Ecco perché tanto accanimento sordo ad ogni ragionevolezza.

Problema Napoli. Situazione nota in tutti i suoi aspetti ormai, necessita di un grande sforzo per preparare un sistema diverso di gestione dei rifiuti da realizzare però mentre i rifiuti continuano ad essere prodotti e devono essere smaltiti. Il nuovo sindaco ha le idee chiare e l’appoggio di una parte dei napoletani. Ma è evidente che senza l’aiuto del Governo nazionale non si riuscirà a fare le due cose insieme in un contesto, tra l’altro, profondamente inquinato dalla criminalità camorristica collusa da sempre con una parte della politica.

Lo ha detto chiaramente il Presidente della Repubblica che occorreva un decreto legge che consentisse di trasferire i rifiuti in altre regioni in modo da guadagnare il tempo necessario a far partire il nuovo sistema.

Ma il Governo non lo fa. La Lega dice di no per far vedere che non ha perso la sua identità dopo tanti anni passati nelle stanze del potere e lo fa mostrando la faccia feroce di fronte ad una città in ginocchio che ha solo bisogno di essere aiutata.

Berlusconi è felice che si avveri la sua profezia: “ i napoletani si pentiranno moltissimo” di aver eletto De Magistris e ci si mette d’impegno per assecondarla. Ognuno conduce il suo gioco e fa i suoi interessi sulla pelle degli italiani. Sì perché questa è gente che ha il potere e che dirige le istituzioni. La loro missione dovrebbe essere risolvere i problemi costruendo il futuro del Paese e, invece, si fa gli affari suoi e rivendica pure il suo diritto di farseli in santa pace e di non essere disturbata dalla legge.

Intanto non la crisi economica globale, ma l’incapacità di gestire una delle economie più importanti del pianeta e i mezzi che lo Stato ne trae per svolgere i suoi compiti, costringerà gli italiani a pagare un conto salatissimo con la manovra finanziaria che sta scrivendo Tremonti.

Il quadro è molto brutto e ci colpisce come cittadini perché sentiamo che le forze politiche alle quali è stato dato con il voto il potere di governare non sono degne di fiducia e di stima. Sentiamo che il nostro Governo è delegittimato e inquinato da gentaglia che siede ai vertici e nel sottobosco e che somiglia sempre più, nei gesti, nelle azioni e nelle parole, a quei boss mafiosi e a quei golpisti che abbiamo visto in decine di film e fiction televisive. Questa, però, è realtà e pone tutti noi di fronte all’angosciante evidenza che non basta comportarsi bene e compiere il proprio dovere se poi lo Stato e le istituzioni sono piene di gente di malaffare. Il problema non è limitato al Governo, ma si estende al Parlamento, alle regioni, agli enti locali e a tutto il mondo che dipende dalla politica.

Non sono tutti uguali, ci sono tanti politici onesti e capaci e ci sono formazioni politiche che sono distanti dal metodo mafioso e golpista che domina il panorama politico. Però ancora appaiono deboli ed incerti, ancora non riescono a mobilitare l’opinione pubblica e a farsi seguire. Probabilmente perché non capiscono e non rappresentano la novità di cui si avverte il bisogno.

Il nuovo c’è già però, si afferma nella società civile, si è manifestato nelle elezioni e nei referendum, trova nuove forme organizzative, ma non esprime una sua rappresentanza nelle istituzioni.

Ecco una bella idea per i partiti che vogliono rinnovarsi sul serio: far entrare nelle istituzioni la società che oggi ne è esclusa. Non si tratta di cedere qualche posto, ma di una profonda riforma della politica che dovrebbe toccare i contenuti e raccogliere e potenziare la cultura civica che si sta affermando fra gli italiani. Non si chiede solo a qualche partito di farsi delegare dai cittadini, ma si chiede di costruire un sistema diverso nel quale i cittadini divengano i padroni di casa della Repubblica e, da padroni di casa, caccino i mafiosi, gli affaristi e i golpisti che occupano lo Stato

Claudio Lombardi