Il Reddito di cittadinanza e i disoccupati che dicono no

La situazione è davvero paradossale: circa 120 mila persone (ma il numero aumenta di giorno in giorno) hanno presentato la domanda e quasi altrettanti sono in attesa di farlo a breve dopo essere passati dal Caf per predisporre l’Isee eppure sul Reddito di cittadinanza  …….nulla è stato deciso!!!! Non c’è ancora la conversione in Legge del Decreto Legge 4/2019 e nel mentre si corre alla Posta e ci si affanna a predisporre carte e a fare dichiarazioni penalmente rilevanti, la politica è in pieno movimento e  discute ancora nelle commissioni su molti aspetti e si presentano continui emendamenti che porteranno dei cambiamenti rilevanti. E poi c’è la trattativa con le regioni che ha già prodotto il dimezzamento del numero dei navigator. Insomma sembra una follia talmente incomprensibile che diventa ridicolo tentare pure di entrarci dentro, si rischia anche di dire cose che il giorno dopo verranno smentite, di fare rilievi su questioni che vengono superate con un nuovo emendamento approvato. Sul Reddito di cittadinanza tutto è ancora molto fluido.

L’ultimo rilevante intervento in commissione Senato è quello legato al limite per dire No ad una offerta di lavoro non soltanto sulla base delle distanze chilometriche (nei primi 12 mesi l’offerta è congrua se è dentro i 100 km dalla residenza o è raggiungibile in meno di 100 minuti con i mezzi!) ma anche sulla base della retribuzione offerta oltre alla natura del  contratto: i tre elementi – distanza, tipo di contratto, retribuzione – ricordiamolo  devono essere presenti tutti e tre per poter definire l’offerta congrua.

Tralasciamo la questione della distanza e concentriamoci sugli altri due: in primis il contratto offerto dev’essere esclusivamente a tempo indeterminato e full-time. Questa, che potrebbe sembrare una ovvia disposizione, di fatto comporta una limitazione fortissima per molti settori nel quale l’attività part-time è la prassi e pertanto queste attività non avranno la passibilità di accedere ai benefici previsti in caso di assunzioni di persone con il Reddito di cittadinanza anzi rischieranno di trovarsi a corto di personale. Basti pensare al settore delle pulizie (il 70% sono part-time), della ristorazione per qualifiche quali camerieri, aiuto cuochi, lavapiatti, oppure i call-center per finire al lavoro domestico (colf-badanti e baby sitter). Restano, inoltre, escluse tutte le attività stagionali soprattutto nei settori quali il turismo, lo spettacolo e l’ agricoltura in particolare, dove la scarsità di manodopera purtroppo spinge non solo al sommerso più spietato ma anche a livelli di sicurezza e sfruttamento indicibili.

Queste considerazioni già renderebbero la questione spinosa ma c’è un altro elemento che complica ancora di più la vicenda:  l’offerta deve avere una retribuzione minima da offrire non inferiore a 858 euro mese (oltre alla tredicesima ed eventuale 14 mensilità e tfr?). Anche qui leggendo superficialmente potrebbe sembrare ovvio e sensato ma nella realtà le cose non stanno così:  ad esempio un apprendista parrucchiere al primo anno non arriva a 830 euro mese e questo lo dice il Contratto nazionale non lo decide il datore di lavoro. E allora addio a camerieri e parrucchieri, conducenti e commessi, giardinieri e manutentori, lavapiatti e badanti? Oppure molti preferiranno non lavorare oppure lavorare poco e in nero pur di non perdere il RdC?

Insomma sembra che trovare un lavoro congruo ai  beneficiari del RdC  sarà davvero  impresa ardua. Fra distanza, contratto a tempo indeterminato full-time e retribuzione minima è prevedibile che le offerte di lavoro scarseggeranno. Ma c’è un’altra considerazione da fare. Chi non percepirà il reddito di cittadinanza pur essendo disoccupato/inoccupato sarà penalizzato perché dovrà prendere quello che viene senza poter andare troppo per il sottile. Quanti potranno permettersi di rifiutare offerte di lavoro a termine? Quanti potranno rifiutare i part-time a 600 euro?  Quanti non percettori di Rdc potranno dire No ad apprendistati da 900 euro mese?

Attualmente i lavoratori in disoccupazione involontaria e percettori di  Naspi (indennità di disoccupazione) non possono permettersi di rifiutare una offerta di lavoro. Contrariamente ai loro colleghi in Reddito di cittadinanza, infatti, a loro basta un rifiuto per fargli  perdere l’indennità. Sembra che con il Reddito di cittadinanza si sia introdotta una nuova categoria di disoccupati: quelli che possono dire NO al lavoro.

Alessandro Latini

Il reddito di cittadinanza alla prova dei fatti

Parte il reddito di cittadinanza : dove andrà  a finire? E’ chiaro, nell’inferno dei Centri per l’Impiego!

Oggi i cittadini possono presentare la domanda per il reddito di cittadinanza presso le poste, i Caf o tramite internet, e attendere poi la risposta dell’Inps entro (presumibilmente in questa prima fase) il 15 aprile (poi dovrà essere entro cinque giorni) e nel caso di accettazione (dopo controllo dell’Isee e dei requisiti) vedersi accreditare entro i primi di maggio sulla Post-Card i soldi da spendere.

Tutto facile e tutto semplice, peccato che le ombre sono ancora moltissime sulla norma simbolo del governo a cominciare dalla partenza senza che il Decreto Legge 4/2019 sia diventato legge e quindi con la possibilità di qualche modifica (per esempio si prevedono regole più complesse per gli extracomunitari e verso le coppie separate), mentre è ancora più complessa la situazione dell’assunzione come co.co.co dei Navigator, figura determinante per assistere i beneficiari presso i Centri per l’impiego sia per la ricerca del lavoro che per l’accesso ai corsi formativi (quali? dove? Non si sa).  Insomma si parte, ma la macchina amministrativa ancora non c’è.

Il reddito di cittadinanza è un provvedimento troppo ambizioso e quindi eccessivamente complesso. Si vuole, di fatto,  con un solo strumento risolvere più questioni di enorme impatto quale la povertà, il lavoro, il reddito e l’assistenza, troppe cose insieme che avrebbero bisogno di soluzioni diverse e anche di diversi approcci. Poi ci sono anche troppi enti coinvolti, Anpal-Cpi ,Inps, Poste, Comuni per non parlare dei Caf , una miscela esplosiva in un Paese burocraticamente incasinato, che non potrà che rendere il processo maggiormente  lento e confuso, con competenze che si rincorrono e si accavallano e scambi di dati che produrranno per lo più tempi lenti e risposte inesatte.

“Abolire la povertà” è un sogno e un grande obiettivo che presuppone strumenti semplici e regole chiare che il Rei sembrava in tutta la sua difficoltà aver assolto, certo l’importo poteva essere troppo basso e la platea dei beneficiari troppo esigua ma si poteva ragionare su questa base invece di creare un “mostro” che non ha se non in partenza importi più alti e una platea più ampia.

Prendiamo ad esempio  l’importo simbolo del reddito di cittadinanza,  i 780 euro al mese. È un importo che è bene ricordare si compone di due distinte somme:  i 500 euro quale integrazione reddituale per un single con un reddito pari a 0 (zero) e 280 euro di contributo nel caso in cui la stessa persona debba pagare l’affitto di casa.  Mi chiedo: come si può pagare un affitto avendo reddito zero? E se così fosse non è passibile di controllo dell’Agenzia Entrate? Non è forse un cittadino che magari svolge lavoro in nero?  E se fosse così gli conviene ……scoprirsi? Non dimentichiamo che la normativa del Rdc prevede tutta una serie di pesanti sanzioni.  Ovviamente nel caso di reddito Isee invece pari ad esempio 2500 euro l’integrazione reddituale scende (6000-2500 = 3500 pari 291,66 euro mese) e via dicendo, quindi possiamo affermare che la misura standard e bandiera del reddito di cittadinanza è effettivamente piuttosto alta.

Ma quanti lo richiederanno? Il provvedimento richiede delle dichiarazioni piuttosto complesse come la compilazione della DSU che contiene  molte indicazioni sui redditi e sulle residenze dei familiari ed è necessaria l’assistenza  dei Caf per la corretta compilazione. Come già detto, inoltre, le sanzioni sono piuttosto elevate  qualora le informazioni fornite si dimostrino “inesatte e/o false”. Non dimentichiamo poi che  tutti i soggetti del nucleo familiare del richiedente il Rdc dovranno attivarsi per la ricerca di un lavoro, partecipare a colloqui, come indicato dal Patto per il Lavoro che dovrà essere firmato una volta ottenuto il diritto all’importo.

Insomma si sono messi insieme sostegno ai poveri e politiche attive del lavoro, senza averne però i mezzi e gli strumenti, senza capire cosa faranno i famosi “navigator” e quali saranno  le loro competenze e le loro capacità, senza rendersi conto che spesso manca la materia prima: le offerte di lavoro! Le aziende è presumibile che andranno presso i CPI oppure li ignoreranno del tutto? Le aziende storicamente non si sono mai fidate dei Centri per l’impiego , li hanno sempre visti come Enti inutili e carrozzoni burocratici  e non capiamo perché dovranno farlo ora, in fondo il risultato da cui si parte è scoraggiante, solo il 3% trova lavoro in Italia grazie ai CPI! Sarà possibile senza una programmazione seria e senza investimenti corposi invertire la rotta dei Cpi? La paura è che il reddito di cittadinanza seppur riuscirà a superare i troppi ostacoli “brucerà” nell’inferno dei Centri per l’impiego, da dove molti si sono già scottati e altri definitivamente perduti!

Alessandro Latini

I grillini hanno “salvato” Salvini

Era chiaro a tutti, era necessario farlo per continuare a governare, era la soluzione scelta e decisa dalla dirigenza, erano il palazzo e le poltrone a chiederlo: salvare Salvini era l’obiettivo, a tutti i costi bisognava evitare di mandarlo a processo e gli iscritti del movimento hanno accettato! Tutto come previsto. Alla fine, dunque, il M5S si stende definitivamente ai piedi del vero leader, lo tira fuori dai guai, abbandona l’ennesimo baluardo della propria ragione d’essere, lo erge ad unico difensore dell’italianità, e lo difende così bene da andare (con una ruspa?) contro il proprio credo: davanti alla Legge non siamo più tutti uguali.

Perché la domanda non era quella formulata in modo confuso sulla piattaforma Rousseau (il giocattolo della proprietà del marchio grillino) ma era sostanzialmente questa: è giusto mandare a processo Salvini come richiedono i giudici? Tra Salvini e la Legge chi scegliete?

Il risultato? Il 59,05% ha votato per SALVINI e il 40,95% ha scelto la Legge.

I grillini dunque scelgono con coerenza e sicurezza l’uomo forte, chissenefrega della LEGGE, quel residuato di una epoca scomparsa nel quale la legalità era un principio, è il momento di dichiarare guerra anche alla magistratura, anche alla Costituzione oltre che ai diritti degli uomini!

Un grandissimo risultato per i leghisti, inaspettato forse ma decretato dai loro “servitori” attuali, una vittoria per il LEADER MAXIMO, non salvato dai suoi ex amici di Forza Italia o di Fratelli d’Italia ma salvato on line da un popolo che fino a marzo lo definiva fascista e razzista, con il quale litigava, mentre ora lo venera! Di contro è stata una grande e irrimediabile sconfitta per il piccolo Di Maio, il “migliore dei servitori”, che aveva scelto sin dall’inizio, per lui e per tutti che così dovesse essere e così è stato. Non si poteva rischiare minimamente di irritare il grande capo, era doveroso per il M5S stringersi attorno a lui, era l’unica cosa da fare per galleggiare ancora, sperando che l’essere diventati così servili sia utile alla fine per barattare qualche poltrona di prestigio ancora vagante.

E ora cosa ne resterà del M5S? Nulla è più come prima, il M5S è qualcosa ora di completamente diverso, si è trasformato nella guardia pretoriana dei leghisti! Niente del M5S è più come sembrava, tutti i loro slogan sono finiti negli abissi della memoria in nome di un “contratto” di governo capestro!

E d’ora in poi messo in soffitta l’ennesimo “credo” ai grillini, dunque, cosa resta? Sicuramente di iscriversi alla Lega!

Alessandro Latini

Grillo e l’adesione all’Alde

Davvero Grillo è uscito di testa? No, Si, forse……in verità è rimasto deluso dal suo popolo in RETE !!!!

Il nuovo anno è partito a mille per i pentastellati, poverini non riescono nemmeno a digerire il panettone, che il RE li ha chiamati due volte sotto le feste ad esprimersi in RETE, non hanno un attimo di tregua, il loro Re è scatenato e, tutti stentano a seguirlo. Dopo la giravolta sul nuovo codice etico, con le nuove regole per essere espulsi di cui il RE e solo lui è il SOMMO garante, e il condono sull’avviso di garanzia che non comporta più alcuna reale sanzione se non quella decisa dal RE, ecco la nuova svolta e, il nuovo “coup de theatre” : da euroscettici a supereuropei ! Da Farage a Monti, un passaggio epocale! Anche il nuovo amico Salvini stentava a crederci, anche lui è stato spiazzato dalla giravolta e ha gridato con tutto il fiato al tradimento e ha lanciato una OPA agli elettori grillini (e non solo) “venite nella Lega!, l’unica che vuole abbattere l’Europa e non conviverci!”.

leader-al-comandoIl Re infatti il giorno 4 gennaio aveva trovato l’accordo politico e tecnico per passare nell’ALDE abbandonando il gruppo dell’Ukip e nel fare questo aveva di nuovo invitato il “ suo popolo” al voto, o meglio al plebiscito, lasciando agli iscritti nemmeno 24 ore per decidere sulla svolta, ritenendo questo tempo più che sufficiente per “informarsi” chiaramente in Rete di chi fosse realmente l’ALDE e la sua politica. Poco tempo per decidere e poco tempo per votare: ennesima forzatura di un sistema assurdo di fare politica! Tempo che come ha dichiarato ieri sera in TV un impresentabile Di Battista è più che sufficiente volendo, per decidere: peccato che parliamo di scelte politiche, di scelte ideologiche, di decisioni importanti e non di scegliere se giocare il 34 sulla ruota di Napoli!!! E la Rete ha risposto, il popolo grillino ha deciso per circa l’80% (su circa 40.000) di seguire il RE ed accettare la svolta europeista, insomma quasi l’intero popolo si è schierato con il RE, anche se non sono mancati i mal di pancia, e qualche critica sommessa (in fondo se si critica apertamente il RE vuol dire essere fuori dal movimento!), anche questa volta il popolo ha fatto quello che tutti si aspettavano!

rifiuto-aldeEppure non è bastato: l’ALDE non li ha voluti! L’ALDE ha detto NO all’ingresso dei grillini nel suo gruppo, troppe differenze, troppo difficile accettare quelli che fino a 2 giorni prima gli sputavano in faccia e ora volevano spolverargli le poltrone! Sembra davvero l’ennesimo e il più grave degli autogol del RE, sembra davvero che questo 2017 sia partito malissimo per il movimento, sembra che il RE sia in una fase di crisi tale da lasciare interdetti, diciamolo francamente, il RE Grillo sembra uscito di testa!

E’ davvero così? Davvero il RE e il suo principino hanno perso il bandolo della matassa? Davvero la voglia di non far parlare delle vicende romane della Raggi li ha portati a creare questo caos? Cosa si nasconde dietro questa “non-strategia” , questa improvvisa redenzione grillina?

Il RE non è stupido e sbaglia chi lo pensa! Il Re è soltanto confuso forse ma, ha chiara una questione: a lungo andare la democrazia diretta non regge! Lo sa e ne è consapevole! A lungo andare non può sempre chiedere un plebiscito al suo popolo, e questo movimento dell’ “uno vale uno” è destinato a crollare se non si trovano nuovi rimedi, non potrà reggere a lungo alle accuse pubbliche di aver creato non un movimento democratico ma una Monarchia assoluta, di aver trasformato la RETE in una forma di oscurantismo mentale, per il RE è necessario cambiare o tentare di farlo e quanto meno di impostare un movimento nel quale il RE non lo è per diritto divino ma per condivisione, e la RETE si spogli di questa sua pericolosità!
votazioni-m5sQuale migliore occasione si è forse chiesto il RE di vedersi bocciare dal popolo l’assurda “proposta di entrare nell’ALDE”? Quale migliore occasione di mostrare al Paese che il suo popolo è un popolo che pensa e non di pecoroni? Quale migliore occasione per dimostrare che la democrazia diretta è realmente viva ? Quale migliore occasione per essere messo in minoranza ma essere trionfatore allo stesso modo?

Il Re è stato però deluso dal suo popolo! Gli ha chiesto troppo! Il popolo avrebbe votato Si anche se avesse chiesto una alleanza con Berlusconi o addirittura con Renzi!!! La sua richiesta non era abbastanza assurda! Il Re Grillo in fondo voleva perdere e non vincere, ma il suo popolo non ha capito! Il RE voleva subire una sconfitta da presentare ai media: “vedete! Il mio popolo ha deciso e io mi adeguo, questa è democrazia! “Peccato che il suo popolo non l’ha capito, peccato che il suo popolo non ha pensieri propri ed autonomi!

Il suo popolo abituato ad ubbidire ha risposto compatto e lo ha seguito anche negli inferi: ormai il suo popolo è un corpo unico di cui il RE può disporre a piacimento! Un popolo che non pensa e che si è affidato a lui completamente: questa è la vera risposta della nuova consultazione on line e della semi-farsa europea!

Il RE deluso oggi può solo consolarsi nel vedere il suo popolo ligio steso sotto ai suoi piedi, pronto a difenderlo e seguirlo ovunque anche se domani decidesse di annunciare al mondo intero di essere il “nuovo Messia” e proclamarsi…….PAPA!

Alessandro Latini

Reddito di cittadinanza o reddito minimo garantito?

Da un po’ di tempo purtroppo se ne parla davvero poco, anche gli stessi promotori del M5S sembrano averlo accantonato, mentre in fondo tra le altre forze politiche nessuno sembrava prenderlo sul serio e allora per nessuno sembra oggi serio discuterne, insomma il reddito di cittadinanza è caduto nel dimenticatoio della politica, sommerso dagli eventi . E’ stato il cavallo di battaglia del M5S sin dagli esordi e soprattutto nella campagna elettorale del 2013 è sembrata la vera trovata “rivoluzionaria” del movimento, che dalle parole vomitate sui palchi le ha tramutate in una elaborata proposta di legge presentata in Senato (n.1148/2013) a settembre del 2013. Poi però, giorno dopo giorno, tra una campagna elettorale e l’altra, tra una lotta intestina e l’altra, quella proposta tanto ambiziosa mano a mano sembra abbia perduto fascino persino ai loro occhi e si è affievolita e così i “grillini” nel frattempo hanno perso tempo a prendere di mira il Governo e Renzi più che a sostenere e divulgare il loro progetto (uno dei pochi realmente definiti!).

povertaEppure è una proposta quella del M5S sulla quale sarà necessario discutere prima o poi e non lasciarla nel dimenticatoio perché il problema di fondo resta: come contrastare la povertà, come aiutare i giovani e l’inclusione sociale, come diminuire la disuguaglianza? A queste domande bisogna trovare giuste risposte o quantomeno provare a darle! Sono problemi reali del Paese cui il M5S ha tentato, e questo è un gran pregio da riconoscere, di trovare una risposta globale, non una semplice “pezza”, un tentativo di portare la questione delle “ridistribuzione reddituale” nel dibattito politico e di conquistare la “folla” al progetto di un reddito di cittadinanza che aiuti il povero e lo renda meno isolato nella vita sociale.

E’ però doveroso precisare che la proposta “grillina” presentata in Senato non ha i requisiti di un “reddito di cittadinanza” vero e proprio bensì di un “reddito minimo garantito”, visto che così come impostato non sarà generalizzato a tutti i cittadini italiani (ricchi e poveri, lavoratori e pensionati ecc.) ma soltanto a quelli che necessitano di un sostegno rispetto alle proprie condizioni economiche, pertanto come da più parti evidenziato è necessario e obbligatorio che si cambi l’intestazione, non per puro formalismo ma effettivamente per non ingannare i cittadini: non è un reddito di cittadinanza generale quello proposto ma soltanto un reddito minimo!

sostegno-alle-famiglieLa proposta del M5S si sostanzia in effetti sul supporto da erogare ai cittadini in difficoltà economica tramite un importo dello Stato, indicando delle limitazioni sulla base di una soglia di povertà cui far riferimento e sulla base di determinate condizioni familiari, insomma lo Stato sarà tenuto a riconoscere delle somme a sostegno del reddito “minimo” con valori che possono oscillare da 780 euro al mese nel caso di single, e con scale di valori che portano a seconda della presenza di figli ecc. ad importi più alti (es. 1 genitore e 1 figlio minore = 1014 euro mese). Sono previsti poi obblighi per i cittadini di rispondere a chiamate al lavoro, a rendersi disponibili per formazioni ecc., accentuando un forte impegno del Centro per l’impiego nella funzione di ingresso al lavoro o reingresso (questo ci sembra già il primo grande limite: il CPI non è mai riuscito a svolgere una funzione così penetrante nel mercato del Lavoro!) con decadenze eventuali dal beneficio in mancanza di accettazione di offerte lavorative (fino a 3 volte ma tenuto conto di vari aspetti fra i quali la corrispondenza con il proprio percorso formativo, lo stipendio, il luogo ecc.) ed altre regole di decadenza legate al superamento della soglia di povertà.

Insomma il tanto conclamato “ reddito di cittadinanza” di fatto sarà un reddito riconosciuto non a tutti ma solo a quelli più in difficoltà e che dovrebbe costare allo Stato circa 16 miliardi di Euro, una cifra non da poco viste le penurie del nostro Bilancio anche se non eccessivamente distante dai 10 miliardi del costo per gli 80 euro, del governo Renzi.

giovani-e-lavoroUna proposta seria dicevamo ma accantonata, una proposta però che non ci convince sia per la sua difficoltà d’applicazione e i suoi costi (le procedure di riconoscimento non sono certamente semplici così come la gestione delle richieste e le verifiche ) oltre che per la sua capacità innata di dissuadere le persone ad accettare lavori se questo non comporti un reddito superiore a quello di sostegno percepito. Infatti, se ipotizziamo un giovane cui venga riconosciuto l’importo di 780 euro mese quale reddito minimo di cittadinanza perché dovrebbe impazzire per andare a lavorare magari per 1000 euro al mese? Perché dovrebbe accettare un tirocinio formativo, quale forma di ingresso al lavoro, a 400 euro quando stando senza fare nulla ne prende 780? E questo cosa porterà alla lunga se non una disaffezione al lavoro e alla crescita? Inoltre tale meccanismo farà lievitare inevitabilmente il lavoro nero cui ricorreranno tutti pur di mantenere il sussidio e questo comporterà un vortice pericoloso da bloccare.

E’ però una proposta che attende un serio dibattito e una risposta “politica”, una controproposta, una nuova idea, un nuovo modo di affrontare la questione della povertà innanzitutto e che non può essere solo quella del SIA (troppo limitato!) o degli ammortizzatori sociali (solo per ex lavoratori), forse si potrebbe pensare ad altre forme quali ad esempio l’imposta negativa o ad altre forme di sostegno alla povertà che siano generalizzate e non favoriscano il lavoro nero o la negazione del lavoro stesso. Però parliamone!

Alessandro Latini