Buone notizie dai ballottaggi nei comuni

Voto finale in tanti comuni che non avevano eletto i sindaci al primo turno. Tutti i commenti mettono in risalto il risultato del PD, l’elezione di nuovi sindaci del M5S (tra cui Livorno e Civitavecchia), la conquista di Perugia da parte di Forza Italia ecc ecc.

Le uniche vere notizie sono la conferma di una vasta astensione dal voto e la “facilità” con la quale gli elettori scelgono di cambiare voto. Si potrebbe dire che gli elettori scelgono comunque di cambiare: cambiare voto per cambiare politiche e per cambiare la politica. In questo quadro anche l’astensione può essere l’anticamera di un cambiamento, quasi una fase di attesa e di osservazione.

Tutte le forze che non sanno rinnovarsi e che rimangono incastrate nella rete di relazioni che una lunga abitudine al potere comporta illudendosi di poter contare su improbabili “zoccoli duri” vengono punite. Ed è giusto che sia così. Magari ci si stupisce che con tutto quello che è accaduto negli ultimi anni ci sia ancora qualcuno nel PD che si illude di vivere di rendite di posizione forse pensando che le buone azioni (e la distribuzione di favori) del passato possano funzionare per sempre.

Forse è ora che nel PD si sveglino dal lungo sonno che sta dormendo la sinistra fin da quando cadde il muro di Berlino nel 1989. Decenni di opposizione, ma anche di divisione in aree di influenza, avevano creato le condizioni per considerare lo strumento partito e tutte le porte che con questo si potevano aprire come un terreno di caccia privato dei gruppi dirigenti. Si è affermato così un conservatorismo di sinistra (e un clientelismo e un affarismo) che ha attirato tanta gente concentrata solo a difendere i propri interessi e a far  carriera con la politica. Gente così ce n’è dappertutto, ma la cosa è molto grave in un partito nato per cambiare l’Italia e che solo adesso inizia a muoversi con decisione.

Una bella sveglia ci voleva e l’affermazione del M5S è il pungolo giusto per dire agli eredi di quei gruppo dirigenti (anche se giovani): o cambiate o vi cacciamo dal potere.

Elezioni dei sindaci: il vento fa il suo giro (di Claudio Lombardi)

I risultati dei ballottaggi dicono che un cambiamento è possibile, ma che una gran parte degli elettori ha deciso di stare a guardare se chi se ne è fatto interprete è in grado di realizzarlo e ci crede veramente.primavera elettorale Pd

La situazione non è la stessa delle politiche di febbraio: scendono i votanti, sale il Pd, calano le destre e il Movimento 5 Stelle. Un risultato significativo perché ottenuto nel mezzo di una crisi del maggior partito di centro sinistra e con un governo che ne contraddice gli impegni elettorali. Ovviamente, come ripetuto da tutti i commentatori, non vanno mischiati risultati nazionali e locali perché diverse sono le motivazioni che spingono gli elettori a fare la loro scelta. È anche vero, però, che le elezioni locali mettono più seriamente alla prova chi si candida perché incidono di meno i richiami ideali e identitari e conta molto di più la reputazione che si ha presso gli elettori e la capacità di convincerli con proposte concrete. Conta anche, ovviamente, la possibilità di far pesare il clientelismo e la corruzione, ma non è certo il caso di queste elezioni.

centroQuando si vince a Roma dopo cinque anni di governo del centro destra, quando si elegge il sindaco a Treviso, a Brescia, a Imperia, infatti, non è questione di clientele o di promesse elettorali, ma di speranza. Speranza che i nuovi sindaci e le nuove maggioranze politiche nei consigli facciano meglio di quelli precedenti e speranza che uno schieramento politico opposto al centro destra sappia governare più per i cittadini che per sé stesso.

Ora il centro sinistra ha la dimostrazione che proposte chiare e alternative al centro destra nonché una sana fiducia nelle proprie possibilità possono smuovere innanzitutto il proprio elettorato rimotivandolo. Era quello che si poteva fare anche alle elezioni di febbraio e che il Pd in particolare non è stato capace di fare. È quello che si può fare adesso su scala nazionale pur mantenendo un impegno di governo strettamente delimitato al programma delle cose urgenti da fare, ma sapendo che è un impegno a termine non procrastinabile e non ripetibile.

governo cittàIl governo delle città è il terreno di coltura di nuove relazioni politiche e di nuovi modelli di governo. La sperimentazione nasce più facilmente nella piccola dimensione a contatto con i cittadini. Il centro sinistra ora può, partendo dal basso, lavorare alla costruzione di un’alternativa nazionale che dimostri con i fatti come la politica si può rinnovare e come i partiti possono rinascere dai disastri di questi anni.

È chiaro che gli occhi di tutti saranno adesso puntati su chi ha vinto queste elezioni alla ricerca di una conferma: per chi non ha votato quella di aver fatto la scelta giusta; per chi ha votato centro sinistra quella di non aver sprecato il voto; per chi ha votato centro destra quella che il centro sinistra non ce la farà mai ad andare avanti. Ebbene l’impegno di chi è stato eletto dovrà essere quello di sorprendere sia gli uni, sia gli altri  unendo la concretezza con l’entusiasmo di chi deve tracciare una strada nuova.

Se si vogliono sorprendere i cittadini si può cominciare con un impegno rigoroso alla massima trasparenza sia nel lavoro istituzionale sia in quello di partito nella ricerca delle risposte giuste da dare ai bisogni delle città e nella gestione delle amministrazioni locali. È chiaro che ogni deviazione dagli impegni presi e dalla speranza suscitata sarà punita dai cittadini ed è chiaro che ogni tentazione di applicare metodi opachi di gestione del potere sarà scoperta e messa a nudo in un batter d’occhio. È bene saperlo che i vincitori di queste elezioni non potranno godere di nessuna “luna di miele” e che dovranno subito mettersi al lavoro puntando al coinvolgimento dei cittadini.

coinvolgimento cittadiniAttenzione: il coinvolgimento dei cittadini non è un tappabuchi retorico che va messo nei documenti e nei discorsi, ma è il banco di prova più importante per chi intende governare le città. Ormai è chiaro a tutti che nessuna città si può governare dall’alto del consiglio comunale senza far diventare ogni cittadino un potenziale protagonista, occhio, orecchio e braccio operativo di un’amministrazione diffusa che è l’unico modo per tenere insieme quegli universi urbani fatti da una miriade di punti di vista e di esigenze diverse. La democrazia ha bisogno di partecipazione e mai come oggi esistono strumenti e luoghi per praticarla. Il mondo dei movimenti e dell’associazionismo è forte e vivo e deve essere un protagonista della politica a tutti i livelli.

Qui è anche il banco di prova per i partiti che vogliono rinascere dal discredito e dal malaffare o riscattarsi dalla sfiducia che hanno suscitato. Un partito o è un luogo aperto e trasparente dove i cittadini e le loro associazioni elaborano le soluzioni ai problemi di governo della collettività sapendo di essere ascoltati e accettando le regole democratiche del confronto oppure non è.

Un primo passo è stato fatto ora non resta che mettersi al lavoro.

Claudio Lombardi

Sicilia: una vecchia politica scade e la nuova non nasce ancora (di Claudio Lombardi)

Lo spoglio dei voti delle regionali siciliane non è ancora finito, ma un commento si impone a prescindere dai risultati elettorali. Per chi ha a cuore le sorti della democrazia è importante, anzi, è essenziale riflettere molto sulla percentuale di votanti. Meno della metà degli elettori hanno esercitato il loro diritto di scelta rinunciando a dire col voto chi deve essere investito dei poteri che vengono attribuiti con la rappresentanza nelle assemblee elettive. È un dato clamoroso e preoccupante perché in quella metà che non ha votato sicuramente il 90% è fatto di gente che non ha alcun potere e che rinuncia a quello di scelta consegnandolo ad una minoranza del corpo elettorale.

La riflessione riguarda in primo luogo le formazioni politiche che si sono presentate al voto. Con la sola esclusione del M5S e delle formazioni che si collocano a sinistra del Pd tutti gli altri hanno dato la vecchia immagine di una politica come affare che riguarda chi di politica ci vive. Ecco, quindi, le formule e le alleanze che non dicono più nulla alla maggioranza dei cittadini, ma che significano molto per chi ha di mira la sua carriera e, perché no, i suoi affari.

I problemi della  Sicilia sono stati, come troppo spesso avviene nelle competizioni fra partiti, il pretesto per imbastire discorsi pro o contro i diversi candidati. Ma il cuore non svelato è rimasto quello dei giochi e delle alchimie di chi muove le sue pedine perché pensa solo alla conquista del potere. In questo quadro anche la rabbia e l’insoddisfazione dei cittadini ha un ruolo essenziale perché è il serbatoio a cui attingere per sminuire le proprie responsabilità e per promettere grandi trasformazioni. Un po’ come avviene per i problemi mai risolti dello sviluppo del Mezzogiorno che sono la rendita di posizione di cui godono classi dirigenti assolutamente screditate che cercano una legittimazione per spartirsi le risorse pubbliche  e per pompare sempre nuovi fondi dallo Stato e dall’Europa.

Ma la rabbia dei cittadini non può e non deve più garantire la rendita di posizione di chi non vuole risolvere proprio un bel niente perché sennò dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e vedrebbe sfumare il suo potere di intermediazione.

I cittadini devono crescere e dar forza a nuove formazioni politiche che esprimano la costruzione di una nuova classe dirigente. Non devono più farsi prendere in giro da gente che ha stradimostrato di non avere a cuore la soluzione dei problemi, ma solo il suo tornaconto personale e di gruppo.

Per questo ben venga anche l’affermazione del M5S, ma, meglio ancora, ben vengano nuovi movimenti in grado di riportare i cittadini alla politica e, quindi, anche alle urne. Movimenti di partecipazione civica perché è da questa dimensione che inizia la politica, ma movimenti dotati di una bussola con la quale orientarsi. Una volta ci si sarebbe rivolti ad una ideologia, oggi non avrebbe più senso. Una bussola oggi deve essere costituita da valori e criteri di giudizio del mondo e delle relazioni fra le persone.

La solidarietà, la tensione verso l’eguaglianza delle possibilità, la prevalenza dell’interesse collettivo che si esprime attraverso quel complesso processo di formazione delle decisioni che si chiama politica, la giustizia e l’equità, la responsabilità. Questi sono alcuni dei principi e dei valori che possono guidare nuove forme di partecipazione dei cittadini.

Chi rappresenta i partiti (e anche chi si camuffa dietro liste civiche finte) deve partire svantaggiato perché deve avere l’onere di dimostrare la propria buona fede e deve partire dall’ammissione delle proprie responsabilità. Non può invocare le solite promesse per il futuro come giustificazione per la sua presenza: deve dire anche e innanzitutto che parte ha avuto negli errori di cui è accusata tutta la politica.

Senza questo le promesse e la retorica dei comizi non hanno più senso e servono solo ad allontanare i cittadini dalla politica.

Claudio Lombardi