L’inutile esasperazione (di Claudio Lombardi)

cittadino arrabbiatoL’esasperazione domina nei toni, nelle parole, nei comportamenti. Viviamo un tempo in cui l’aggressività si scatena con poco e ognuno si sente in diritto di difendersi contrattaccando con  una dose supplementare di durezza. La politica dà l’esempio e la gente comune si accoda in un crescendo di esasperazione nel quale il bisogno quasi fisico di un nemico contro cui sfogarsi si avverte con forza.

Basta immergersi nel traffico di una città degradata  e mal governata da decenni come Roma e mettersi in coda a un ufficio postale per avvertire che molti sentono la presenza dell’altro come un fastidio di cui si libererebbero volentieri.

Se la politica dà l’esempio i gesti e i comportamenti delle classi “alte” danno la conferma che non ci sono limiti allo sfrontato uso del potere. Venti anni di berlusconismo ci hanno mostrato che chi si afferma con prepotenza e violando qualunque regola ha successo, ha denaro, ha potere e diventa intoccabile come ha preteso di essere per tanto tempo lo stesso Berlusconi.

corruzione italiaIn quel mondo parallelo tutto è stato possibile e migliaia di persone si sono arricchite saccheggiando il denaro pubblico. Molti di più sono stati i cittadini che si sono inseriti in quella scia ottenendo favori, posti di lavoro e quant’altro un sistema di potere capillare ha potuto elargire.

Oggi quel sistema è in crisi e persino un uomo di potere come Letta si accorge che per dirigere l’INPS non bisogna fare altri lavori in conflitto di interessi, anzi, non bisogna proprio fare altro. Finalmente lo capisce pure Letta e, forse, pure il PD da cui ci si sarebbe aspettati questa consapevolezza un bel po’ di anni prima. Invece un comportamento bipolare con sostanziosi interventi a favore dei cosiddetti poteri forti (fino all’ultimo regalo della rivalutazione del capitale di Bankitalia) e qualche contentino per tutti gli altri ha reso l’immagine di un finto partito di opposizione e di un vero partito di condivisione del potere dal vertice nazionale all’ultimo consigliere di municipio. Purtroppo questa è l’immagine che è riuscito a dare di sé il PD anche se poi ha cercato di recuperare con le primarie. Troppo poco (anche perché sono state sempre stravolte dalle lotte di potere interne)  e troppi scandali nei quali i suoi esponenti sono stati coinvolti.

rinnovamento ItaliaOggi da quel partito, innanzitutto e soprattutto, deve partire una storia nuova ed occorrono atti precisi e decisi senza i quali resteranno le chiacchiere retoriche dei politicanti, altisonanti e inutili, che travolgeranno anche ciò che di buono è stato fatto.

Se ciò non accadrà l’alternativa è già pronta: il dilagare dell’esasperazione e della faziosità che distruggeranno la politica e la democrazia in favore di qualche capopopolo che insulta e attizza la rabbia pronto a trasformarla in potere suo e dei suoi fedeli. Grillo (non tutto il M5S!) ha scelto questa strada e non esita a scatenare la canea della rete in stile ultras tra insulti, minacce e invocazione di una resa dei conti. Sembra quasi che Grillo stia preparando una piazza “rivoluzionaria” di gente che si sente pura e in diritto di scagliarsi contro gli altri, i nemici da eliminare per fare pulizia.

La storia insegna che si comincia scagliandosi contro i “nemici” che stanno in alto, ma poi a scannarsi sono quelli che stanno in basso e che si scoprono nemici senza nemmeno sapere perché

Claudio Lombardi

Dialogo sui forconi: la sfiducia e la speranza

Non esperti né politici , ma cittadini comuni. Due voci sulle proteste di questi giorni tratte dalla rete

dialoghi sui forconiS. Chi non ha mai avuto problemi per comprarsi il pane non può capire, chi non è costretto a dire ogni giorno ai suoi figli no, su tutto, perché non ha un euro in tasca non può capire.

La nuova legge di stabilità cosa dà ai poveri cristi? Hanno tolto l’IMU, io non ho la casa di proprietà, ma ho dovuto pagare la Tares con l’aumento. Io disoccupata, mio marito in cassa integrazione, un affitto da pagare e una ragazza di 15 anni da mandare a scuola. La disperazione è vera.

L. Se nella tua disperazione riuscissi anche a riflettere con un minimo di serenità, vedresti con chiarezza quel che vedo io e siamo in tanti: i forconi non agiscono d’impulso, c’è una regia ben chiara dietro tanta rabbia e, per combinazione, l’obiettivo non è, non sono i reali responsabili della situazione, quelli che hanno governato questo Paese infischiandosene delle persone e pensando solo a tutelare i propri interessi e quelli di un “capo” dedito ad intrallazzi di tutti i generi e ben disposto a qualunque porcata, elettorale compresa, pur di garantirseli.

La Tarsu che paghi in più e l’Imu depennata sono il risultato di un Governo che per i primi sette arrabbiatomesi non è riuscito quasi ad altro che a battagliare su questi argomenti, sostenuti dal PDL, nonchè sulla decadenza di un condannato per reati fiscali, lo stesso che dell’evasione fiscale ha fatto il suo cavallo di battaglia.

In vent’anni di non governo l’Italia ha perso treni che altre Nazioni hanno saputo afferrare. In vent’anni di berlusconismo abbiamo assistito al degrado morale e politico non solo di una classe politica, ma di un intero Paese, allegramente entusiasta quando i bilanci dopati promettevano benessere, rabbioso e fascistoide quando il trucco è svanito. Lo slogan “tutti a casa“, oltre che ridicolo, è bugiardo: a casa ci andrebbero solo quelli migliori, gli altri sono lì pronti a restare.
speranzaSono nata nell’ultimo anno di guerra. Ti giuro che ho visto da bambina e ragazzina e ho sentito dalla bocca dei miei genitori cose tristissime sulla povertà vera di un intero popolo. Quello che non ho mai sentito era l’odio verso il proprio Paese e la rinuncia ad impegnarsi e ragionare come persone per bene, anche se senza nulla. C’è un limite anche alla rabbia, ed è dato dall’intelligenza e dal senso di responsabilità collettiva. Se no, non siamo proprio meglio di quelli che critichiamo…anzi, ce li meritiamo tutti. Scusami S. se ti ho annoiato.

S. Non mi annoi. Sai perché alla fine della guerra non c’era rabbia verso il Paese? Perché c’era la speranza; oggi quella speranza non c’è più, non c’è perché vediamo al potere sempre quella gente che per anni ha portato il Paese in malora e ora si dice pronta a salvarlo.Letta come può fare gli interessi della povera gente se deve rendere conto al gruppo Bilderberg, alla Trilaterale, a gente che ha nelle sue mani tutto il potere? Sono complottista? Forse, ma io qualche domanda me la faccio su questi signori.

Chi ci da’ una mano? L’Europa che sta per dichiarare nocivo un prodotto come l’olio d’oliva? cittadina arrabbiataChe minaccia di non concedere i fondi se i Paesi non fanno riforme che piacciono a loro? Mentre noi continuiamo a pagarla? La fiducia oggi è quella che manca.

I Tg continuano a parlare di FORCONI…ma molti di questi movimenti non hanno nulla a che fare con i forconi. Perdonami neanche il PD vuole il cambiamento. Sì molte volte la disperazione è cattiva consigliera e diventa ancora più pericolosa quando non si ascolta e si continua a tirare dritto con i paraocchi.

L. Vedi S., scusami se scrivo ancora, poi giuro che la finisco…penso che tu ti nutri troppo di fonti informative che ti pongono sotto gli occhi solo problemi e situazioni irrisolvibili, di quelle che mandano in tilt il cervello. Che ce ne importa a noi del gruppo Bilderberg che non sappiamo neppure a che serve, che ci importa della Trilaterale? La vita che viviamo si svolge su un altro piano.

Quello che a me cercasi speranzainteressa davvero, per la mia vita, è essere governata da un gruppo politico che si preoccupa della mia salute, che gli stipendi di chi lavora siano giusti, che la scuola dove mando i miei figli sia democratica, efficiente, li prepari meglio che può al futuro e, se è il caso, venga migliorata, non distrutta.

Mi interessa che le città siano governate con giustizia, il paesaggio tutelato, l’arte e la cultura sostenuti e valorizzati. Voglio vivere in un Paese dove non ci sia una esagerata differenza tra chi è povero e chi è ricco.

Chi ti ha detto che l’Europa è nemica? Gli scontri di interesse tra Paesi europei diversi ci danneggiano, ma penso che soprattutto ci danneggia il fatto che andiamo da una elezione all’altra senza essere capaci di dare fiducia a nessuno per più di tre mesi, che siamo pronti a denigrare tutto e tutti, che diamo un esempio di instabilità emotiva e psicologica collettiva, oltre che politica.

La fiducia quelli come te la devono avere, la devono cercare nel loro cuore, perché ai figli si insegna l’impegno e la fiducia in sé stessi e nel futuro e l’amore per il proprio Paese. Se no, si manca al compito principale di una persona. Mio padre piangeva di notte quando pensava che non lo sentissi. Ma di giorno lavorava come un matto solo in nero e per un pezzo di pane e con me sorrideva e mi insegnava ad essere forte. Non l’ho dimenticato mai. Ciao

Cacciare la vecchia politica unica strada per risollevarci (di Claudio Lombardi)

Italia malataEcco la fotografia di un paese malato: la legge elettorale in vigore da otto anni dichiarata incostituzionale; una corruzione diffusa e sfrontata fatta di episodi grandi e piccoli con al centro una classe dirigente politica degradata e priva di senso dello stato e dell’etica pubblica; il livello di povertà cresce e tocca ormai milioni di italiani; i bilanci pubblici sono sempre più in sofferenza e le scelte politiche della maggioranza che governa inseguono proposte demagogiche come l’abolizione dell’IMU alle quali si sacrificano le poche risorse a disposizione.

Il quadro non potrebbe essere più cupo, la fiducia degli italiani non sa più in che direzione guardare e tutto l’impianto dei poteri costituzionali traballa sotto i colpi di una politica cieca e ottusa. Le responsabilità sono di tutti, ma c’è chi ha costruito un sistema del malaffare per favorire l’assalto allo Stato di gruppi di affaristi capitanati dal pregiudicato Berlusconi con il sostegno di ceti sociali protetti dal potere e abituati all’illegalità e c’è chi ha imitato o tollerato senza reagire con decisione alla degenerazione.

situazione cupaLa parabola del berlusconismo volge al termine e trascina con sé i sogni di chi si è fatto illudere, ma anche di chi si è adagiato in un sistema di potere abituato, per antica tradizione, a comprare il consenso e a compensare il dissenso.

Questo il nucleo centrale del problema Italia: un sistema di potere che viene da lontano, molto esteso, che ha usato per molti decenni lo Stato, gli apparati, le istituzioni, la spesa pubblica, la politica persino, per favorire alcuni strati sociali a danno di altri, per distribuire in maniera diseguale le risorse e per smorzare i contrasti sociali senza risolverli, ma compensando il dissenso.

debito pubblicoIl debito pubblico mostruoso e improduttivo visto lo stato delle infrastrutture, dei luoghi e dei servizi sociali italiani ha prodotto un danno che ora pesa su tutto noi, ma il danno più grande è stato il venir meno di un sistema credibile di governo della società che, infatti, si è “naturalmente” frammentata in mille pezzi ognuno in lotta con l’altro per accaparrarsi una parte delle risorse. In questa lotta la politica ha assunto il ruolo di Grande Mediatore mettendo in vendita pezzi di legalità in cambio di voti e di potere.

L’emblema di tutto ciò è il Mezzogiorno dove si presenta il quadro più brutale della degenerazione e dove l’intermediazione criminale è penetrata nei gangli del potere. il parossismo della spesa regionale in Sicilia è, forse, il caso esemplare da tenere sempre a mente per capire il baratro nel quale stiamo cadendo e dal quale non ci risolleveremo perché l’economia non ha più la possibilità di superare lo svantaggio terribile del sistema paese che è la vera palla al piede di ogni spinta allo sviluppo.

democrazia dei cittadiniCome risollevarsi?

L’unica strada è che la politica cambi sulla spinta di un grande movimento civile che imponga e sostenga una nuova rappresentanza nelle istituzioni elettive che sia la base, a sua volta, di una maggioranza di governo nuova. Una spinta che porti i cittadini a diventare loro stessi politica diffusa e corresponsabili delle scelte di governo sia attraverso la forma partito che con tutte le altre espressioni associative della cittadinanza attiva. Non si tratta di costituire nuove oligarchie, ma un movimento di massa che diventi opinione pubblica e cultura civile. Un movimento di cittadini, tuttavia, non può fare a meno di un progetto politico perché non si tratta di aggiustare dei meccanismi che funzionano da soli, bensì di ricostruirli e reindirizzarli.

Per questo la spinta non può che venire da una sinistra nuova che riscopra i valori dell’uguaglianza e della libertà e li accompagni con quelli della liberazione delle capacità dai vincoli del clientelismo, della corruzione e del corporativismo. Senza questa impronta di una sinistra nuova non sarà possibile una svolta vera, ma deve essere chiaro che una sinistra nostalgica di vecchi miti non servirà a nulla.

Così come stiamo l’Italia non può che scendere verso il basso e noi tutti siamo condannati ad impoverirci. L’unica alternativa è risollevarci cacciando via tutti i pesi che ci portiamo dietro da veramente troppi anni.

Claudio Lombardi

Berlusconi fuori dalle istituzioni (di Claudio Lombardi)

berlusconi fuoriOggi inizia l’esame del caso Berlusconi nella Giunta che in Senato si occupa delle elezioni e delle immunità parlamentari. Il caso di B è così semplice che ci si dovrebbe aspettare una decisione rapida per prendere atto della realtà dei fatti che sono chiari: condanna definitiva per un reato di truffa e evasione fiscale commesso anche rivestendo la carica di Presidente del Consiglio. C’è una legge che impone la decadenza da parlamentare per chi ha avuto una condanna, ma c’è un’etica pubblica ed una logica secondo le quali il potente che usa il suo potere contro lo Stato e contro la fiducia dei cittadini non dovrebbe avere più posto nelle istituzioni e in politica.

Difficile da accettare per chi è nato e cresciuto sulla violazione della legalità spacciata per rivoluzione liberale. La forza propulsiva del berlusconismo è stata l’ideologia del “facciamo quello che ci pare”, piaciuta molto ad un bella fetta di italiani che hanno pensato fosse la scorciatoia giusta per risolvere i loro problemi. Provenendo da decenni di clientelismo e di oligarchie (più o meno illuminate) al comando è sembrato uno sbocco naturale alla fine delle ideologie classiche e dei partiti popolari trasformatisi in macchina di potere e di ricatto.

legalitàIl problema è che l’ideologia del “facciamo quello che ci pare” funziona seconda la legge della giungla ossia il più grande mangia il più piccolo. Esattamente questo è avvenuto negli ultimi venti anni con una ridistribuzione del reddito e della ricchezza che è andata dai più deboli (lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli artigiani, giovani disoccupati) ai più forti (tutti quelli che hanno avuto il potere di stabilire i prezzi e di godere dell’impunità per l’evasione fiscale più tutti quelli che hanno conquistato una posizione di potere politico e amministrativo da cui ritagliarsi una fetta più grande del reddito nazionale).

L’illusione di arricchirsi liberi da vincoli per una fetta di italiani è stata la base ideologica su cui si è costruito un gigantesco sistema di corruzione e di rapina delle risorse pubbliche che ha portato le istituzioni in mano a banditi e farabutti di ogni risma che hanno messo a tacere i capaci e gli onesti.

Il capo di tutti, il padrone assoluto di quella specie di partito che si chiama Popolo delle libertà è stato il vertice di questo sistema in assoluta coerenza con la sua storia che parte con un patto tra lui e la mafia e passa per un elenco infinito di reati.

Oggi i nodi sono venuti al pettine e l’Italia arriva impoverita e stravolta all’appuntamento con una crisi devastante che non ammette poteri pubblici corrotti e inefficienti.

Oggi i cittadini hanno tutto il diritto di aspettarsi una svolta che metta la legalità al primo posto e stronchi il potere personale di stampo mafioso-feudale che vorrebbe continuare ad usare le istituzioni per prendere in giro gli italiani.

Claudio Lombardi   

La fiction del momento: Berlusconi è innocente

galleggiamento ItaliaQualche parola sui temi del momento va detta. No, non sulla crisi e su come uscirne, quella viene dopo. Prima c’è che: Berlusconi è innocente; la legge Severino è incostituzionale (oggi però, ieri l’hanno votata tranquillamente); tanti giuristi hanno dei dubbi e quindi bisogna sospendere ogni giudizio (l’ineffabile Cancellieri); i comunisti negli anni ’50 prendevano soldi dall’URSS, ma non sono stati processati per alto tradimento (autore di questa scemenza: Taradash); Berlusconi si deve poter difendere (e finalmente! dopo tre gradi di giudizio e 10 anni di processo era ora! autore Violante). Berlusconi, Berlusconi, i giudici, i processi. La fiction continua.

Da venti anni i reati di un ricco divenuto straricco e potente padrone dell’informazione grazie a soldi (si dice in documenti e ricostruzioni che sono ormai storia) di origine mafiosa (cioè criminale per chi non l’avesse ancora capito), a complicità politiche ripagate con finanziamenti illeciti e a connivenze negli apparati dello Stato comprate con la corruzione sono al centro della scena.

a libro pagaPolitici e commentatori vari ignorano tranquillamente l’enormità delle accuse e l’evidenza di processi che si sono conclusi con una condanna (per gli altri ci hanno pensato le leggi fatte a misura dei suoi interessi cancellando reati e imponendo la prescrizione). Per loro una democrazia può essere comandata da un delinquente riconosciuto tale con tre gradi di giudizio e dalla sua banda di complici. Già perché non c’è altro modo per definire persone che di fronte all’evidenza dei fatti si ostinano a difendere gli interessi del loro datore di lavoro riconosciuto colpevole. Evidentemente ne condividono la cultura e i metodi. Forse le loro carriere e le loro borse dipendono da lui. Forse…

basta BerlusconiBene, i cittadini, anche quelli che votano Pdl e Berlusconi, devono invece convincersi che l’Italia deve uscire dal vicolo cieco nel quale si è cacciata quando ha consegnato il potere nelle mani del gruppo di potere che si riconosce nella sigla Pdl.

L’OCSE certifica che l’Italia sarà ancora in recessione mentre tutti gli altri paesi del mondo occidentale avanzato (il G7 in particolare) saranno in crescita. I conti italiani sono dissestati grazie a una sciagurata politica di mediazione corporativa che viene da lontano, ma che nel ventennio berlusconiano è diventata licenza di impadronirsi delle risorse pubbliche senza ritegno. Ci interessa?

Ora tanti sono soddisfatti per la cancellazione della prima rata IMU sulla prima casa senza considerare chi paga il conto e le conseguenze di una scelta che restituisce qualche soldo per poi prenderlo da un’altra parte. chi se ne fregaTutta apparenza, fumo negli occhi di cittadini creduloni che pensano di stare meglio e non si accorgono della decrepitezza dei servizi e delle strutture pubbliche. Potrebbero esigere scelte di governo razionali che investano sul futuro, ma si accontentano di mettersi in tasca 100-200-300 euro. A ben vedere nemmeno chi se ne mette in tasca 1000 o 2000 può dire di averci guadagnato veramente perché poi se resta qui pagherà anche lui il prezzo dello sfascio.

I temi del momento dovrebbero essere altri, ma la propaganda di parte prende il sopravvento e falsifica la realtà sperando di nascondere i problemi veri e di prendere ancora tempo per far durare un sistema di potere che non ha più nulla da dare all’Italia. Nel frattempo, certo, il governo qualcosa fa, qualche centinaio di articoli di legge li sforna, ma un altro governo formato da forze politiche pulite, libere da corrotti e corruttori e da interessi di carriera e di potere, potrebbe fare molto di più.

C. L.

Impressioni di un viaggio in Francia (di Claudio Lombardi)

canal du midiLe impressioni a caldo le avevo già scritte pochi giorni fa in un post su facebook. Qui le ripeto perché meritano un ragionamento più ampio: “La differenza con l’Italia comincia dall’asfalto delle strade sempre ben tenute e prosegue con la moltitudine di bambini delle famiglie francesi che stanno dappertutto, per concludersi con la valorizzazione e la cura dei monumenti e dei luoghi d’arte. La differenza con l’Italia è la dignità e il rispetto per se stessi. Da qui l’Italia appare un paese senza dignità e senza rispetto per i suoi valori, per i suoi tesori e per la sua storia, un paese alla mercé di bande di imbroglioni e truffatori, senza una classe dirigente”.

In un momento in cui il dibattito politico e l’attenzione degli italiani vengono richiamati su due temi “cruciali” come la sorte del condannato Berlusconi e l’IMU allargare lo sguardo ad un paese così vicino a noi può essere molto utile.

Le impressioni di viaggio sono preziose per avere elementi su cui riflettere e per misurarsi con altre esperienze, per capire e per, eventualmente, cambiare.

viaggiatoreCiò che un comune viaggiatore percepisce ovviamente non è sufficiente per conoscere un altro paese, ma è un indicatore importante. Nel post si citano tre parole chiave: asfalto cioè strade, bambini e famiglie, monumenti. L’impressione generale è quella di un paese con molto rispetto di se stesso e di uno stato che agisce per una società che si riconosce in una identità.

Chi volesse ricordare a questo punto i tanti momenti di tensione che si sono espressi in atti di rivolta antistato negli anni passati può farlo, ma prendendo atto che quegli episodi non hanno stravolto nulla e che segnalano un problema comune a tutte le società più avanzate a cominciare dalla Svezia.

Asfalto sta per cura delle infrastrutture e dello spazio pubblico che si constata con lo stato delle strade, con i servizi a disposizione dei viaggiatori ed anche con il decoro e la pulizia delle città.

famigliaFamiglie e bambini perché evidentemente in Francia si è preferito investire sulle politiche per la famiglia piuttosto che pontificare sui valori ricostruiti secondo esigenze ideologiche e politiche e lasciando però la situazione reale immutata. I risultati si vedono perché il gran numero di giovani coppie con bambini è la prova che le politiche sociali non sono state sbandierate, ma realizzate.

Monumenti e patrimonio artistico tenuti con grande cura e con rispetto (nonostante l’invadenza degli spazi commerciali) significano rispetto della propria storia e della propria identità.

Chi vive in Italia ha molta facilità nel notare le differenze in ogni campo tra i due paesi. Io vivo a Roma e conosco benissimo lo stato delle strade, la pulizia della città, lo stato dei monumenti e le difficoltà di allevare dei bambini. Qual è la parola chiave che riesce a cogliere meglio queste differenze? È “assenza” contrapposta a “presenza”. Gli italiani sono abituati a poteri pubblici assenti, impotenti, distratti e resta sempre loro l’incertezza sui diritti e le prestazioni cui hanno o avrebbero diritto. Non così in Francia dove la presenza dello Stato si avverte con un senso di affidabilità che si percepisce prima ancora di misurarlo nei fatti.

corruzione-italiaSiamo tutti un prodotto della storia e quella italiana è molto diversa da quella francese. Inutile negare che l’Italia è il paese dove la mafia ha potuto trasformarsi in potere reale capace di intervenire in politica e di piegare o condizionare le istituzioni. Inutile negare che in Italia la corruzione ha profondamente inquinato le forze politiche e che il valore della legalità è stato calpestato senza ritegno consentendo a gruppi di affaristi di conquistare le istituzioni e gli apparati pubblici. Inutile far finta che Berlusconi sia stato un capo politico e non il capobanda che si è dimostrato.

Tutto ciò ha formato la cultura civile degli italiani ed ha costituito la sostanza della politica reale che è stata fatta da buona parte delle forze politiche. Al di là della retorica e degli impegni proclamati, al di là dei tanti esempi di onestà e di dedizione alle istituzioni e all’interesse generale la verità è che quelle tendenze banditesche hanno potuto prendere il sopravvento per anni senza suscitare una rivolta fra i cittadini che, invece, ci si sono adattati.

Bisogna, invece, uscir fuori da questa coazione a ripetere che spinge sempre verso la tolleranza di ciò che distrugge l’etica pubblica, tolleranza in nome della stabilità e del rispetto delle posizioni di potere e di rendita in qualunque modo conquistate, tolleranza per respingere ciò che appare troppo nuovo e radicalmente oppositivo. Uscir fuori dalla coazione a ripetere significa che deve emergere uno schieramento di forze politiche che assuma il compito di spezzare quel modello indicando al popolo italiano un obiettivo strategico e mettendo mano alla formazione di una nuova classe dirigente.

Claudio Lombardi

Basta retorica e finzioni: con Berlusconi non si può governare (di Claudio Lombardi)

basta BerlusconiL’articolo che segue è stato scritto un mese fa, ma anche se si fosse trattato di un anno o di cinque o di dieci anni fa la sostanza non sarebbe cambiata e sarebbe assolutamente attuale. La condanna definitiva di Silvio Berlusconi non interessa tanto la persona, ma il sistema e i metodi che hanno costituito lo scheletro del potere reale in Italia negli ultimi decenni.

Il problema è il berlusconismo manifestazione estrema e terminale (per le sorti del Paese) del clientelismo affaristico a impronta mafiosa e criminale che ha inquinato la democrazia italiana fin dalla sua nascita e che è esploso con il pretesto dell’anticomunismo. La conquista dello Stato e l’uso dei poteri pubblici a fini privati hanno segnato la prassi di governo fin dagli anni 50-60 e hanno selezionato una classe dirigente che è vissuta al di fuori delle regole riuscendo a coinvolgere milioni di italiani in quel sistema di illegalità di massa che costituisce un caso unico fra le democrazie avanzate.

Oggi tutto questo deve finire e non può esistere alcuna rinascita dell’Italia che non metta al centro questa svolta. Chi ancora continua a prendere in giro gli italiani con la favoletta delle riforme istituzionali senza nemmeno riuscire a cambiare la legge elettorale è colpevole al pari di chi predica e pratica la legge oligarchica di una casta di intoccabili al comando.

pulizia dal berlusconismoÈ ora che nasca fra gli italiani una ribellione civile prima che politica con la quale tutti facciano i conti. Nell’immediato è chiaro che questo governo finto fondato sulla farsa della retorica della responsabilità per nascondere la verità di un accordo di potere interno al vecchio ceto politico deve finire. Che il gruppo dirigente del PD dica cosa vuole e agisca di conseguenza se ne ha il coraggio e la capacità, altrimenti si metta da parte che l’Italia ha bisogno di politici nuovi.

“Piano piano i magistrati stanno ricostruendo il profilo criminale del capo del centro destra italiano negli ultimi venti anni. Se si pensa alle difficoltà che hanno dovuto superare, alla vera e propria guerra istituzionale, politica e mediatica che si è scatenata contro di loro da parte di un avversario proprietario del maggior partito di  governo restato ai vertici dello Stato per oltre un decennio, proprietario di tre reti televisive nazionali, di case editrici e di giornali, di un impero economico e finanziario, pronto ad usare ogni mezzo lecito e illecito per affermare il suo potere, punto di riferimento per ceti sociali e gruppi dirigenti che hanno dato l’assalto allo Stato e alle risorse pubbliche ricavandone enormi benefici in spregio a qualunque legalità. Se si ha ben presente cosa è successo in Italia negli ultimi venti anni si comprende che siamo in presenza di una svolta storica.

intreccio politica mafiaUna semplice consultazione di wikipedia dà l’idea di quale intreccio criminale e di potere si sia sviluppato intorno alla persona di Silvio Berlusconi. Le leggi fatte apposta per ostacolare o sopprimere i processi sono state l’espressione più significativa e più efficace di una guerra condotta non solo da lui, ma da una parte delle classi dirigenti per assoggettare la società italiana (istituzioni, cultura civile ed economia) ad un potere dispotico di puro sfruttamento dei pochi sui molti.

Un disegno di conquista che si è potuto sviluppare anche grazie alla “tolleranza” delle opposizioni che hanno finta di non vedere il lato criminale del berlusconismo e ne hanno privilegiato il volto istituzionale e politico costruito ad arte dagli strateghi di Publitalia per catturare il consenso degli italiani. Un’opposizione imbelle (e in parte collusa) ha pensato di aver a che fare con un avversario politico normale quando, invece, si trovava di fronte il prodotto estremo di un sistema di potere pluridecennale che si era forgiato nella complicità con la mafia e con buona parte della criminalità organizzata (banda della Magliana, camorra, ‘ndrangheta), che era passato per gli anni dello stragismo e del terrorismo di Stato, che aveva già praticato il saccheggio dei soldi pubblici sprecati e rubati a fiumi nel Mezzogiorno e nell’acquisto del consenso a suon di pensioni, indennità, finanziamenti a pioggia, assunzioni clientelari, abusivismo edilizio, distruzione del territorio e dell’ambiente. Un sistema di potere messo in crisi da Tangentopoli che trovò in Silvio Berlusconi la sua geniale via d’uscita.ideologia dei soldi

Il berlusconismo doveva significare lo spegnimento della lotta politica annegata nei modelli della società del piacere nella quale ad ognuno era consentito di sognare la sua personale conquista “del mondo” che tradotta in volgare significava semplicemente che ciascuno doveva sentirsi libero di farsi gli affari suoi senza più temere sanzioni o regole da rispettare.

L’epopea dei condoni e delle cricche di affaristi senza scrupoli (a tutti i livelli, dagli uffici circoscrizionali alla Presidenza del Consiglio), della corruzione è stata la vera ideologia del berlusconismo insieme con l’immagine finta fornita dalle sue televisioni ad un popolo a cui venivano indicate le vie del successo e dell’arricchimento facile. E se questi, ovviamente, non erano per tutti bastava l’esempio di chi ci riusciva e la sensazione che a questi si poteva chiedere di tutto liberi da condizionamenti legali, politici e morali senza dover più mascherare l’antica abitudine al clientelismo di un popolo mai diventato nazione.

corruzione-italiaSbaglierebbe oggi chi si soffermasse sui vizi del potente Berlusconi trascurando di comprendere il senso di una parabola che parla di Italia e di italiani e che spiega molto più di tante analisi economiche lo spread che ci divide dai paesi civili.

Se oggi la magistratura sta portando a conclusione alcuni processi e arrivano le prime condanne è perché il modello del berlusconismo ha fatto fallimento portando l’Italia alla bancarotta se non ancora finanziaria sicuramente istituzionale, etica e civile. Una reazione degli italiani è in corso e per questo le cose stanno cambiando.

Poco c’è da dire sul governo e meno ancora sui seguaci di Berlusconi. Sul governo si può solo sottolineare che il suo profilo emergenziale ne esce consolidato ovvero che appare sempre più chiaro che non può durare oltre alcuni provvedimenti per l’economia, per la macchina dello Stato e per andare a votare con una nuova legge elettorale. E non può durare soprattutto perché i seguaci del pluricondannato Berlusconi, dell’indegno ad ogni carica politica ed istituzionale, del corruttore dei giovani e della morale pubblica continuano a non prendere le distanze da lui identificandosi con la sua sorte. Perché lo facciano è un mistero; forse qui si sconta un’inclinazione tutta italiana alla faziosità o alla fedeltà al Capo di impronta mafiosa di chi resta nel gruppo fino a che il padrino non viene eliminato.

Qualunque sia il motivo questa fedeltà indica una cultura politica e un’ideologia della sopraffazione e dell’illegalità da combattere senza se e senza ma.”

Claudio Lombardi

Caso Shalabayeva: uno stato a disposizione

silenzio compliceHa ragione Massimo Giannini che scrive su Repubblica : “Solo in Italia può succedere che cittadini stranieri, ma domiciliati qui, possano essere “sequestrati” in gran segreto dalle autorità di sicurezza e rispediti nel Paese di provenienza, dove si pratica abitualmente la tortura”.

Adesso l’ordine di espulsione è stato revocato perché ci si è accorti che i suoi presupposti erano falsi. Ciò significa che la moglie dell’oppositore del dittatore kazako Nazarbayev (rifugiato politico a Londra) aveva il diritto di risiedere in Italia, ma che questo diritto è stato ignorato, nascosto, calpestato nella fretta di consegnare madre e figlia al governo del Kazakistan.

Ciò che si sa è che in soli tre giorni è stata realizzata un’operazione di polizia con grande dispiego di forze (50 agenti) concordata tra ambasciata del Kazakistan e autorità italiane che si è conclusa con la consegna a quel governo di due ostaggi colpevoli di nulla se non di essere moglie e figlia di un oppositore del regime.

no illegalitàNel Paese delle anomalie questa è l’ennesima conferma che lo Stato è suddiviso tra sfere di influenza di gruppi di potere che si sono abituati ad usare apparati ed istituzioni per i loro scopi fra i quali, evidentemente, si sono inseriti anche piaceri a dittatori con i quali Berlusconi aveva stretto rapporti di amicizia e di affari. La pratica dell’abuso e dell’arbitrio (e la sicurezza dell’impunità) deve essere così diffusa e condivisa tra chi dirige le autorità amministrative e istituzionali da far perdere il lume della ragione. Se non fosse così nel governo e negli apparati coinvolti nel sequestro Shalabayeva salterebbero molte teste visto che sono stati usati poteri dello Stato per procurare un ostaggio al dittatore del Kazakistan. Altro che il rispetto delle procedure rivendicato nel comunicato del governo!

Ma la cultura dominante non è quella della legalità. È di questi giorni la rivolta del centro destra contro la convocazione della Cassazione per esaminare il caso Berlusconi. Convocazione che segue un ricorso fatto dai legali del pluricondannato in primo grado e in appello per gli sporchi affari di evasione fiscale legati agli acquisti di Mediaset.

strage bresciaUn ricorso per allungare i tempi e far saltare le sentenze già emesse. Si pretendeva, infatti, che la Cassazione venisse meno ai suoi doveri rendendosi complice di un ritardo che avrebbe portato alla prescrizione del processo. In pratica si chiedeva alla massima autorità della Magistratura di violare la legge e di tradire il suo mandato per favorire Berlusconi.

L’uso privato delle istituzioni è stata una costante del berlusconismo ed ha allevato schiere di politici e di dirigenti dello stato che hanno agito e agiscono con gli stessi principi. D’altra parte non ci dobbiamo stupire: gli apparati dello Stato preposti alla sicurezza sono stati coinvolti nei peggiori casi di stragismo che hanno segnato la storia dell’Italia repubblicana. E coinvolti non come persecutori degli assassini, bensì come loro complici, mandanti, ispiratori.

Come cittadini dobbiamo ribellarci a questo dominio di oligarchie che usano la democrazia per distruggerne le fondamenta e per trasformarla in un regime autoritario fondato sullo sfruttamento delle risorse pubbliche.

Non possiamo perdonare nulla a chi rappresenta lo Stato e viola le sue leggi. Non possiamo perdonare nulla ad un governo che si rivela incapace di dirigere gli apparati che gli sono sottoposti e che si fonda su un impossibile compromesso con chi rivendica il proprio potere personale come fondamento giuridico di una legittimazione illegale ed eversiva.

PS: la ricostruzione esatta dei fatti che sta emergendo sulla stampa chiama direttamente in causa il Capo di gabinetto del Ministro dell’interno Alfano che avrebbe partecipato alla fase decisionale dell’azione di polizia che ha investito l’intero vertice della polizia. Come fa Alfano a sostenere di non saperne nulla? Impossibile e impossibile dovrebbe essere che questo ministro continui a stare nel governo avendo consentito che i nostri apparati di polizia fossero messi a disposizione di un dittatore e azionati su richiesta della sua ambasciata

Andreotti e l’andreottismo (di Claudio Lombardi)

Anche per Giulio Andreotti la morte non si commenta. Era prevedibile e annunciata come logica e naturale conclusione di una lunga vita. Meglio quindi pensare che Andreotti sia uscito di scena da anni e che ciò che merita di essere discusso oggi coincide con ciò di cui si è discusso nel corso del suo tempo. Sarebbe stato un bene se l’andreottismo fosse scomparso con lui, ma purtroppo ciò non è accaduto né accadrà tanto facilmente.andreotti

Un politico che attraversa da protagonista oltre 60 anni di storia italiana non può lasciare indifferenti né ricevere solo lodi o solo biasimo. Bisogna accettare che ci siano luci e ombre e punti di vista diametralmente opposti. Nel caso di Andreotti parleranno gli storici, ma ogni italiano che abbia superato i 40 anni ha “assorbito” l’opera di Andreotti attraverso lo svolgersi di una quotidianità che non è mai stata lontana dalle vicende politiche.

Chi abbia vissuto gli anni ’50 e, ancor più, gli anni ’60 e ’70 è rimasto coinvolto nella politica molto più di quanto è accaduto nei decenni successivi. In quegli anni la politica penetrava in tutti gli ambienti, nei territori, nelle fabbriche, negli uffici e nelle scuole. La politica coinvolgeva tutti e in tutti gli ambiti nei quali si svolgeva la vita degli italiani. La partecipazione altissima al voto lo testimoniava, ma lo dimostrava anche la presenza capillare delle organizzazioni di partiti che allora seppero essere realmente un canale di emancipazione del popolo dall’esperienza fascista. Una fitta trama di associazioni della società civile era presente, attiva e strettamente legata alle scelte politiche ed ideologiche rappresentate dai maggiori partiti.

I dirigenti di quei partiti di massa erano “naturalmente” noti, ascoltati e osservati dagli italiani che si legavano a loro anche confondendo la fedeltà di partito (o di corrente) con quella dovuta allo Stato. Ogni formazione politica e ogni leader creò la sua “cultura” fatta di messaggi espliciti, di esempi e comportamenti pubblici e privati.

Che Andreotti sia penetrato nella cultura popolare nazionale più di altri è un fatto certo. Non a caso ancora oggi, dopo tanti anni di lontananza dalla scena pubblica, molti italiani conservano il ricordo di quale sia stato il senso, il messaggio e l’insegnamento dell’opera di Andreotti. Che sia possibile tracciare il profilo di un “andreottismo” riconoscibile e riconosciuto non è cosa da poco e testimonia delle capacità di un politico che ha lasciato un segno profondo.andreotti imitazione

Dell’andreottismo però non si può dare un giudizio positivo. Tante degenerazioni del rapporto fra cittadini e Stato, tante deformazioni introdotte nella cultura civile degli italiani sono riconducibili a ciò che Giulio Andreotti ha fatto e detto rappresentando con la sua azione i limiti di uno sviluppo culturale nazionale ancorato a un “feudalesimo” da paese avanzato e democratico. Senza trascurare i giudizi positivi sulla sua opera in campo internazionale il tratto dominante dell’Andreotti politico è stata l’accettazione del sottosviluppo culturale e civile degli italiani, la spartizione dello Stato tra gruppi di potere, la soggezione alle mafie in nome degli equilibri che volevano una Democrazia Cristiana perennemente al vertice dello Stato. Ovviamente è una responsabilità che Andreotti condivise con buona parte della DC e degli altri partiti di governo. Aggiungiamo la collusione di un bel pezzo di classe dirigente e il quadro è completo.

I limiti maggiori dell’andreottismo sono stati nell’assenza di una visione strategica che guardasse all’evoluzione del Paese che aveva estrema necessità di una liberazione che continuasse dopo la fine del fascismo e l’avvio della Costituzione democratica e repubblicana.

prima pagina piazza fontanaQuesta evoluzione è stata ferocemente contrastata sia per motivazioni geopolitiche (la guerra fredda tra URSS e USA) sia per i limiti di classi dirigenti che continuavano ad accettare il compromesso (questo sì storico) con l’arretratezza del Mezzogiorno e che, anzi, avevano trovato in questa arretratezza la miniera d’oro dei nuovi traffici criminali che giravano intorno all’edilizia, alla droga e all’uso dei soldi e delle risorse pubbliche.

Ben al di là delle battute di umorismo freddo per le quali Andreotti è passato alla storia si è impressa nella cultura nazionale l’immagine di un politico che si poteva tranquillamente ritenere coinvolto in tutte le trame criminali e terroristiche che ruotavano intorno all’anima nera del potere senza suscitare un moto di sdegno e di ribellione.

Che tanti italiani abbiano accettato questa doppia verità- che ci fosse una trama di violenza e di sangue gestita da apparati dello Stato e una alleanza della politica con la mafia e che ci fosse un politico al vertice dello Stato ritenuto il punto di riferimento di tutto ciò – è sconcertante.

Occorre riflettere su questa parte della nostra storia perché un altro “ismo” si è affermato ed è penetrato nella cultura popolare nazionale come un fenomeno politico e di costume. Un altro “ismo” – il berlusconismo – che appare come l’aggiornamento del feudalesimo da paese avanzato disposto ad ogni compromesso per garantire il controllo dello Stato e delle risorse pubbliche ad alcuni ceti sociali e gruppi di potere. Un altro leader è diventato un’icona ed è saldamente il fulcro della politica italiana: Silvio Berlusconi.

Claudio Lombardi   

Una storia nuova per tutti (di Claudio Lombardi

La tensione è alta in questi giorni e rischia di oscurare le novità positive: in Parlamento entreranno tanti giovani, tante donne e tante persone oneste come, forse, non accadeva da decenni. Questo semplice dato già ci dovrebbe rincuorare anche se siamo così abituati a parlare di schieramenti, di alleanze e di formule di governo che quasi proviamo un senso di smarrimento di fronte ad una realtà nuova e subito corriamo a preoccuparci di come definire gli equilibri fra le forze politiche con i criteri che abbiamo sempre conosciuto.

triangoliPer esempio l’idea, giustissima, che le presidenze delle camere debbano andare ai due partiti che hanno ottenuto più voti, ma che non hanno avuto il premio di maggioranza. Dal punto di vista geometrico è un triangolo perfetto: Governo, Camera e Senato. Purtroppo sembra che oggi la geometria debba cedere il passo ad una realtà diversa. Lasciamo, allora, che la soluzione la trovi il Parlamento quando si riunirà. Lo stesso si può dire del Governo. Sarebbe bello che forze politiche che si sono contrapposte in campagna elettorale come il M5S e il centro sinistra superassero le divisioni e decidessero di formare un governo. Sarebbe bello, ma irreale perché è troppo presto per fidarsi reciprocamente e per cambiare quel tanto che serve per un incontro vero che, comunque, non è affatto obbligatorio.

L’altro incontro di cui si è parlato, quello del centro sinistra col PDL, non può nemmeno essere preso in considerazione per motivi molto più gravi di quelli che riguardano le divisioni fra M5S e PD.

Le notizie di questi giorni che riguardano Berlusconi ci trasmettono una sensazione particolare come quella che si prova al ritorno da un lungo viaggio quando i luoghi che abbiamo lasciato tanto tempo prima ci appaiono gli stessi, ma siamo noi che li guardiamo con occhi diversi.

berlusconi 2Eravamo quasi assuefatti a qualcosa che ci accompagna da venti anni, ma ora, processo dopo processo, vediamo con più chiarezza il profilo di un leader politico che ha profondamente inquinato e stravolto la vita italiana usando tutte le leve del suo enorme potere mediatico ed economico. I disvalori che ha trasmesso con il suo esempio e con le sue televisioni sono diventati parte della vita di tanta gente. Sono molti quelli che si domandano come sia potuto accadere che si sia affermata e sia durata tanto una degenerazione che ha cambiato la convivenza civile e i comportamenti degli italiani.

Berlusconi si dibatte fra processi contro cui nulla possono più le sue urla scomposte contro i magistrati né l’impressionante schieramento di chi lo copre senza alcun senso di ripugnanza morale per i fatti, da tutti visti e conosciuti, che lo assediano con la loro inesorabile evidenza.

Da molto tempo, però, il problema non è più suo, ma è la carta di identità di un gruppo politico che ha fatto della conquista del potere e della spartizione della res publica il suo motivo di essere.

La corruzione come trama culturale e metodo pervasivo di ogni azione pubblica e privata identifica il berlusconismo. La corruzione elevata a valore e usata come principale strumento di azione politica. Nel corso della sua storia l’Italia non ha mai conosciuto nulla di simile.

Ce n’è abbastanza per allontanare il PDL, saldamente schierato a difesa del suo leader, da ogni accordo politico. Finchè i suoi eletti e i suoi dirigenti daranno la loro copertura a Berlusconi non ci potrà essere alcuna convergenza. Spesso nel passato si è dimenticato (e si dimentica anche oggi) che per un uomo politico e di Stato non occorre la condanna definitiva per dare un giudizio sulle sue azioni. In paesi normali basterebbe ad escluderlo dalla vita pubblica uno solo dei processi nei quali è stato ed è accusato di svariati reati comuni.

Una parte degli italiani tollera, conosce e giustifica (se non appoggia esplicitamente) questa pratica corrotta di gestire il potere. È una parte che non vuole vedere quanto la corruzione sia diventata strutturale al dominio del berlusconismo o fa finta che sia un inevitabile danno collaterale della politica. Tra questi, molti hanno tratto vantaggio dalla corruzione, altri sono rimasti affascinati dal successo di chi ci ha fondato la sua carriera, altri ancora hanno creduto all’ideologia di liberazione da ogni vincolo e regola spacciata per liberalismo. Ebbene è ora di dire che questa parte oggi è inutile per indicare una via d’uscita alla crisi. Nessuna lettura “politichese” può cancellare la nocività di una scelta che sostiene il prolungarsi del berlusconismo.

Che altri partiti abbiano condiviso pratiche di corruzione e clientelari e che abbiano approfittato dei beni e dei soldi pubblici è un fatto e non può essere negato. Ma l’errore è stato riconosciuto e non è stato eretto un muro difensivo per nascondere reati e privilegi né l’errore è diventato il connotato identitario di leader e di formazioni politiche. Per questo possono oggi proporsi agli italiani come parte del cambiamento. D’altra parte i loro elettori non accetterebbero nulla di diverso e lo hanno detto anche con il voto.cooperazione

Dobbiamo essere contenti che il Paese normale sia rappresentato dagli onesti che siederanno in Parlamento. Anche non conoscendoli uno ad uno è lecito sperare che il loro unico interesse sia quello dell’Italia. Per questo dobbiamo guardare con fiducia e con mente aperta ai giorni che verranno. Da qui deve iniziare una storia nuova per tutti.

Claudio Lombardi

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