Governo: pasticci tra IMU e benzina (di Claudio Lombardi)

stabilità pesantePerché insistiamo sui pasticci nella legge di stabilità? Perché i conti poi li paghiamo noi cittadini ovviamente. Ma i conti di tutto: delle scelte sbagliate, delle mezze scelte, delle omissioni, dei ritardi. Tutto ha un prezzo e ricade su di noi.

cittadino arrabbiatoViviamo un periodo difficile nel quale stiamo sbattendo il muso (noi Italia) con tutti gli errori e le scelleratezze commesse nel passato. Hai voglia a urlare alla speculazione internazionale, all’egoismo della Germania, e a tutto ciò che rigetta su altri (possibilmente lontani) problemi che sono stati creati qui. Senza questi problemi che si chiamano debito pubblico, spesa pubblica clientelare (cioè spartizione, corruzione, furto, peculato) e improduttiva, evasione fiscale, spirito pubblico di bassissimo livello, inefficienza delle amministrazioni pubbliche e dei servizi, corporativismo esasperato e culto degli interessi particolari; senza tutto ciò l’Italia sarebbe stata ben più corazzata contro tutte le manovre speculative e avrebbe reagito molto meglio alla crisi.

i conti tornanoPer esempio avremmo già da anni il reddito minimo garantito, avremmo un mercato del lavoro meno selvaggio, avremmo un sistema pensionistico più equilibrato, il territorio sarebbe protetto per prevenire calamità e catastrofi (e pure semplici acquazzoni stagionali).

Insomma saremmo un’altra Italia e noi saremmo altri italiani più convinti di esserlo, più responsabili, più partecipi, più esigenti verso i politici che fanno funzionare le istituzioni. E saremmo pronti a dare battaglia in Europa (o lo saremmo stati fin dall’inizio) per far prevalere una visione unitaria e non monetaria o ragionieristica dell’integrazione europea.

Così non è e dobbiamo subire contemporaneamente i pasticci di una politica nazionale concentrata sulle sue manovre e dedita alla sopravvivenza di quelli che di essa e su di essa vivono e prosperano e le imposizioni di un’Europa incompiuta.

giochi politiciIl grande pasticcio di una maggioranza di governo votata alla conservazione (chiamata stabilità) è sicuramente l’IMU la cui abolizione è stata un cavallo di battaglia di Berlusconi che deve sempre far vedere quanto è bravo a tagliare le tasse lasciando poi altri a riparare i danni fatti dalle sue pretese.

Abolire un’imposta è una decisione sensata se si riesce a tagliare le spese o a prendere i soldi da altre parti. Una terza soluzione non c’è. Ovviamente è facile dire “bisogna assolutamente cancellare l’imposta sulla casa e i soldi si devono assolutamente trovare risparmiando su una spesa pubblica gigantesca!”. Dirlo non costa nulla, farlo sì. Così il gioco delle parti è stato che i berlusconiani fino all’ultimo hanno strillato dicendo cosa “assolutamente” andava fatto e imponendolo ad un alleato di governo incerto e confuso. Cancellare l’IMU è stato un errore, un ricatto subito dal centro destra che doveva pur dire di aver imposto qualcosa, ma che sarà subito riparato nel 2014 con una nuova imposta sulla casa che, sembra, costerà di più di quella vecchia. D’altra parte l’abolizione per il 2013 si paga con soldi che dovevano servire per altri utilizzi (tasse sul lavoro) ed è stata realizzata con un meccanismo che costringerebbe milioni di proprietari di case a pagare comunque una parte di IMU.

naufragio ItaliaSe ci aggiungiamo che buona parte della copertura deriva dagli acconti fiscali IRPEF, IRES, IRAP e cedolare secca portati fino al 130% abbiamo un quadro deprimente di un governo che cancella una annualità di IMU per tutti i proprietari di prima casa, ricchi e poveri, ricorrendo agli acconti di imposte che avrebbe dovuto riscuotere nel 2014. E nel 2014 come si colmerà il buco? Con le tasse sui carburanti! E qui il cerchio si chiude nel modo più tradizionale perché quando non si sa dove andare a prendere i soldi si tassa la benzina che da tempo viene pagata ben più al fisco che ai petrolieri.

Insomma un pasticcio creato e gestito in nome degli equilibri politici e della mancanza di coraggio di una classe politica che vive di stati di necessità.

Claudio Lombardi

Poche chiacchiere: sistemazione del territorio

16 morti in Sardegna per un nubifragio di due giorni sono un prezzo troppo alto che non si giustifica solo con “l’imprevedibilità delle catastrofi”. No le previsioni meteo sono molto più raffinate di un tempo e possono aiutarci a prevenire o allarmare. Ciò che non è al passo coi tempi è lo stato del territorio del quale si parla ogni volta che c’è un’esondazione, un nubifragio o un qualunque evento della natura fuori dell’ordinario (ma prevedibile).

Le cause della fragilità del territorio sono note da decenni (deforestazione, trascuratezza degli argini, assenza di vie di sfogo delle acque, cementificazione, costruzioni troppo vicine al greto dei fiumi, standard costruttivi inadeguati ecc) e tutte si riassumono con la parola INCURIA. Significa che nessuna autorità pubblica, nessuna comunità prende sul serio come uno dei compiti più importanti la cura del territorio che viene usato in tutti i modi facendo finta di non sapere che gli eventi naturali possono esserci perché, appunto, sono naturali.

L’esempio dei terremoti come quello de L’Aquila è clamoroso. Da tanto tempo si conoscono le regole per costruire con criteri antisismici che diminuiscono di molto le conseguenze delle scosse sismiche. È noto che la scossa che colpì L’Aquila quattro anni fa in Giappone non avrebbe causato alcun danno.

Dunque cosa si aspetta a porre la messa in sicurezza del territorio al primo posto dell’agenda politica? Ci vorrebbe un piano nazionale di un decennio che mobiliti risorse pubbliche e private. Un piano che darebbe, tra l’altro, un grande slancio all’economia.

E, invece, niente; i miliardi per cancellare l’IMU per il 2013 li hanno trovati, di quelli per la sicurezza del territorio non se ne parla nemmeno. E questa sarebbe politica? Ma per chi?

Quel pasticciaccio brutto dell’IMU (di Claudio Lombardi)

Imu TarsiLe cifre ballano, volteggiano, zampettano, poi si posano e allora cominciamo a capire che razza di presa in giro ci stanno propinando.

Per quest’anno l’IMU sulla prima casa sarà abolita per tutti. Berlusconi può cantare vittoria e il Pdl in via di sfascio può dire che ha imposto l’unica proposta politica concepita da un anno a questa parte. Ricchi e poveri per il 2013 dalle nostre tasche non uscirà un euro per la casa in cui viviamo. Ma che fortuna! Fortuna? Ne siamo proprio sicuri? Ragioniamo.

Il problema è: i servizi locali hanno un costo. Chi lo paga? E come? Il chi è presto detto (ed è pure l’unica risposta sensata): chi vive in un comune. Il come è ancora più semplice: con un prelievo di tipo fiscale cioè ognuno contribuisce in base alle sue possibilità alle spese comuni (art 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività). A meno che qualcuno non conosca un metodo migliore fin qui dovrebbe essere tutto chiaro e ovvio.

prelievo fiscaleOsservazione: c’è già il prelievo fiscale nazionale (Irpef, Irpeg, Iva ecc) che va allo Stato. Giusto e, infatti, una parte di questo prelievo va a finire ai comuni, ma anni fa fu ideato un modo per collegare il prelievo fiscale alla responsabilità degli amministratori locali dando loro la capacità impositiva ovvero il potere di raccogliere parte delle imposte che servivano (federalismo fiscale da applicare sia alle regioni che ai comuni). Parte, perché il grosso va ancora allo stato centrale che lo utilizza anche per ridistribuirlo alle città e regioni che ne hanno più bisogno (perequazione).

promesse BerlusconiDall’idea di dare capacità impositiva agli amministratori locali nacque l’ICI il cui taglio, promesso da Berlusconi per vincere la campagna elettorale del 2008 e puntualmente adottato, causò grandissimi problemi alla finanza locale che dovette recuperare con altre imposte e con tagli dei servizi i soldi che erano venuti a mancare. Così oggi paghiamo addizionali Irpef (sia al comune che alla regione) e così fu inventata l’IMU (imposta municipale doveva andare tutta ai comuni). Fu applicata la prima volta in piena emergenza dal governo Monti, ma innalzando il meccanismo di calcolo delle rendite catastali per aumentare il prelievo e destinando tutto allo stato. Di nuovo i comuni si trovarono nei guai e di nuovo dovettero alzare altre imposte, tagliare i servizi e battersi col governo.

Quest’anno ci risiamo: Berlusconi non sa più che dire e che fare per salvarsi e ritira fuori la bandiera dell’abolizione dell’imposta sulla casa. È un vecchio numero da avanspettacolo, ma funziona sempre. Il governo Pd-Pdl che deve gestire un’altra emergenza non sa fare altro che andare dietro il vecchio furbastro pluricondannato e decide di cancellare l’IMU sulla prima casa per il 2013.

pressione fiscaleEsiste un problema generale: la pressione fiscale è esagerata e strozza le imprese e i cittadini. Ma quella sulla casa è l’imposta più sensata che ci sia per i motivi detti più sopra. Casomai bisognerebbe applicare anche a questa i criteri di progressività che sono stabiliti in Costituzione, ma abolirla che senso ha? Nessuno e, infatti, l’anno prossimo pagheremo la Tasi che dai primi calcoli ci costerà più dell’IMU.

illusionistaAgli italiani piace tanto però farsi illudere e dimenticare che se paghiamo tanto di tasse ciò è dovuto alla combinazione tra sprechi nella spesa pubblica (inclusa la corruzione) e evasione fiscale. Ed ecco che chi ritiene di pagare già tanto al fisco si ribella perché si vede colpito nel suo piccolo patrimonio senza che si distingua chi è ricco da chi è povero. E chi è abituato ad evadere sa che sulla casa non potrà farlo perché non la può nascondere.

Siamo all’oggi: la cancellazione dell’IMU 2013 sulla prima casa costerà in tutto 4 miliardi di euro che non saranno pagati da tutti i proprietari di prima casa, ricchi e poveri. 4 miliardi che non entreranno nelle casse pubbliche significa che non potranno essere spesi o dovranno essere presi in altri modi. E così la colossale presa in giro ci avrà dato una politica economica più debole perché 4 miliardi adesso potevano essere utilizzati meglio e l’anno prossimo ci troveremo a pagare i conti di allora e quelli di oggi.

Claudio Lombardi