Il divorzio dalle centrali nucleari è lungo e costoso (meglio pensarci prima) (di Claudio Lombardi)

Smontare una centrale nucleare è un affare che richiede tempo e denaro, quasi quanto costa costruirla. Per non parlare delle scorie che hanno una vita radioattiva lunghissima e vanno messe in sicurezza per molti secoli. Limitandosi allo smantellamento delle centrali impressionano i dati resi noti dalla stampa e che provengono, in gran parte, da documenti ufficiali degli organismi che, nei singoli paesi, seguono le procedure di chiusura.

Ciò che si capisce dai dati è, in primo luogo, che non sempre si riesce ad avviare effettivamente lo smantellamento dopo la chiusura perché ci vogliono troppi soldi che non sempre si riesce a trovare. E così la centrale resta chiusa, ma, di fatto, sta lì come se funzionasse, con tutto il suo personale in attesa di tempi migliori perché è meglio non iniziare lo smontaggio se non si è sicuri di poterlo concludere.

In Inghilterra fu istituita nel 2005 la Nuclear Decomissioning Authority che doveva seguire l’eliminazione di 39 reattori e 5 impianti di riprocessamento del combustibile. Il costo stimato per concludere lo smantellamento fu stimato in 55,8 miliardi di sterline (circa 81 miliardi di euro nel 2005). Risulta che le centrali stiano ancora lì perché questa montagna di denaro non si è trovata.

Negli USA smontare i 25 reattori in lista di attesa costerebbe una media stimata di 500 milioni l’uno. I soldi li stanno mettendo insieme con un sovrapprezzo sull’energia prodotta, così pagano i consumatori e manco se ne accorgono. Sta di fatto che lo smontaggio non si è ancora avviato.

Come risulta dai dati che pubblichiamo tratti dal World Nuclear Association ci sono nel mondo 124 reattori in attesa di smantellamento e un altro centinaio si aggiungerà nei prossimi anni. Certo la vita del reattore si può prolungare, ma gli interventi sono molto costosi, come tutto ciò che riguarda il nucleare.

Ciò che colpisce, però, è che, dopo la chiusura, gli impianti restino lì ad aspettare lo smontaggio per un bel po’ di anni con il rischio che le strutture deperiscano e con costi di gestione e sorveglianza costanti.

Le ragioni di questi tempi lunghissimi non sono solo di tipo economico, ma anche legate alla radioattività di basso e medio livello che colpisce le parti strutturali (ma non il nocciolo e le barre del combustibile). Per questo occorre aspettare tanti anni. Secondo uno studio di una università degli Stati Uniti di cui ha dato notizia la stampa ci vorrebbero 50 anni di fermo impianto per ridurre la radioattività residua e almeno altrettanti per lo smantellamento effettivo. Cifre impressionanti che somigliano ad una maledizione.

Paese Anni di vita operativa Anni di chiusura Differenza (chiusura meno vita)
Armenia 13 20 +7
Belgio 24 22 -2
Bulgaria 26 7 -19
Canada 16 28 +12
Francia 19 22 +3
Germania 12 21 +9
Giappone 24 15 -9
Gran Bretagna 35 14 -21
Italia 20 25 +5
Olanda 28 14 -14
Russia 18 21 +3
Spagna 28 10 -18
Svezia 21 18 -3
Ucraina 13 17 +4
USA 15 30 +15

Claudio Lombardi

Il nucleare è per sempre, tanto vale affezionarsi (di Claudio Lombardi)

Si sa, la costruzione di una centrale nucleare non è cosa facile. Lunghi anni per progettarla, trovando, in primo luogo il sito più adatto; lunghi anni per costruirla, perché la sicurezza è, comunque, una priorità e la centrale custodisce un “cuore” di materiale radioattivo micidiale per gli esseri viventi e per l’ambiente.

Ma dopo, la centrale produce energia elettrica che non inquina e che costa poco. Per tanti anni. Durante i quali, si spera, non ci siano incidenti, sempre spiacevoli in qualunque installazione, ma, ovviamente, molto pericolosi quando si tratta di radioattività.

Lo sappiamo bene: la radioattività non si vede, ma gli effetti si sentono e durano così a lungo che possiamo anche scordarcene. Mille o diecimila anni, per noi, sono grandezze senza senso. Per la radioattività no, sono i tempi normali della sua vita attiva.

Purtroppo gli effetti sui viventi sono anche molto efficaci e rapidi. I nostri decenni di vita (ma anche meno) bastano tranquillamente per verificarlo.

Però, che meraviglia avere così tanta energia e pagarla poco. Vale la pena rischiare. Perché un rischio c’è sempre sia chiaro, mica siamo infallibili.

Vale la pena? Bè, certo, in mancanza di alternative…  Mica possiamo pagare troppo l’elettricità! Poi non avanzano i soldi per il resto. Quale resto? Mah…. La macchina nuova, per esempio. O altri vestiti, oppure tante altre cose, magari pure indispensabili.

Insomma, se l’elettricità costa troppo le industrie fanno pagare di più i loro prodotti ed è un problema, pagare di più la stessa cosa. Quanto? Anche il 10 o il 20 per cento. No, è cosa che non si può accettare.

La competizione, la globalizzazione ecc ecc……..  Saremmo messi fuori gioco rapidamente. Meglio rischiare. Ovviamente se non ci sono alternative per produrre elettricità a basso prezzo.

Pensa che bello se si potesse produrre elettricità dal sole o dal vento o, addirittura, dalle correnti marine. Sì, sarebbe una gran cosa se potessimo evitare i rischi dell’energia nucleare; varrebbe la pena fare qualunque sacrificio pur di avere un’alternativa che, tra l’altro, costerebbe ancor meno del nucleare dato che il combustibile sarebbe a disposizione senza limiti e senza costi. Anche le centrali per produrre energia sarebbero meno costose e, pensate un po’, ognuno potrebbe avere la sua piccola centrale perché sole e vento sono dovunque e sono di tutti.

Sì, però ci vorrebbe una tecnologia avanzatissima per produrre elettricità in questo modo. L’ideale sarebbe una struttura semplice semplice in grado di raccogliere l’energia termica del sole o quella del vento e trasformarla in elettricità. Una struttura leggera che, magari, si potrebbe mettere sui tetti delle case e, collegandola alla rete elettrica, cedere pure l’energia non utilizzata. Poi, in luoghi adatti, ci potrebbero essere impianti di grandi dimensioni in grado di produrre quanto una centrale nucleare. Ma non potrebbero esplodere e non ci sarebbe radioattività. E costerebbero pure molto meno e ci vorrebbe pochissimo tempo a costruirli.

Meraviglioso! Per non parlare di ipotetiche pale che, mosse dal vento, produrrebbero energia con l’unico costo dell’impianto che sarebbe pure economico e assolutamente sicuro (salvo il caso di crolli sulla testa di qualcuno) e riciclabile dato che sarebbe composto, in gran parte, di metalli.

Sì, sarebbe bello, ma è un sogno. Ancora non hanno inventato il modo di catturare l’energia solare e quella eolica e trasformarla in elettricità. Se lo avessero fatto chi sarebbe così folle da spendere somme colossali in centrali nucleari alimentate da un combustibile molto costoso e pericolosissimo con il rischio sempre presente di incidenti che potrebbero avere conseguenze catastrofiche e non rimediabili in alcun modo, con nessun mezzo attualmente conosciuto?

Se lo avessero fatto i governi si getterebbero su quelle che si possono definire, con termine ancora sconosciuto, energie rinnovabili, che sarebbero intrinsecamente inesauribili, pulite, economiche, sicurissime. In quel caso i governi farebbero di tutto per evitare l’energia nucleare rinviando ad un lontano futuro lo sfruttamento di una risorsa che ancora non può essere controllata con assoluta certezza.

Sì, ma, appunto, è un sogno perché il solare e l’eolico ancora non sono stati inventati e noi non abbiamo altra scelta che il nucleare. E pazienza se qualcuno ci rimette la vita e se ci costano un occhio della testa. Tanto siamo quasi sette miliardi sulla terra e poi se si spende molto si fa girare l’economia e in tanti possono guadagnarci.

Claudio Lombardi