Il signoraggio e le bufale della TV del governo

Venerdì scorso su Rai 2 è andato in onda “Povera patria” un programma che tratta temi di attualità politica, di cultura e di costume. L’editoriale, curato dal giornalista Alessandro Giuli, era dedicato ad alcune questioni care ai sovranisti complottisti e, ovviamente, ai NO EURO. Nulla di nuovo. Sono le tesi che abbiamo sentito ripetere per anni e specialmente da parte dei partiti che adesso sono al governo. Ricordiamo bene le campagne contro l’euro, per il ritorno alla sovranità monetaria e contro la stessa Unione Europea. E ricordiamo pure quelle che predicavano la cancellazione del debito pubblico identificato come una truffa della finanza mondiale e delle banche. Gli economisti di punta che appartenevano a questa linea di pensiero occupano oggi importanti incarichi istituzionali e dunque perché stupirsi se la TV pubblica posta sotto l’assoluto controllo del governo ripete le tesi tanto care alla loro parte politica?

Certo qualche rompiscatole potrebbe tirare in ballo il pluralismo dell’informazione o il servizio pubblico pagato dai cittadini che non dovrebbe essere nelle mani dei partiti e meno che mai utilizzato per diffondere vere e proprie falsità. Purtroppo quei rompiscatole che nel passato levavano alta la loro voce quando al governo c’era Berlusconi (più la Lega) e c’era il Pd oggi non si fanno sentire più ed hanno accettato tranquillamente che la Rai sia un’agenzia di informazione del governo. D’altra parte al potere ci sono quei “rivoluzionari” dei 5 stelle, come si fa a negare loro il controllo della Rai?

Ma vediamo cosa ha detto di così grave il giornalista Giuli da suscitare una vera e propria ribellione di tanti economisti ed esperti degli argomenti trattati?

In sintesi è partito dal paradosso dell’Italia nazione ricca, ma con un debito di oltre 2300 miliardi di euro spiegandolo così: “Al di là di sprechi, ruberie e spese allegre una risposta sta nella parola signoraggio, il guadagno del signore che stampa la nostra moneta”.

Partendo da questa premessa la storia d’Italia veniva suddivisa in tre fasi. La prima è quella fino al 1981 segnata dalla disponibilità illimitata di moneta da parte dello Stato stampata da una Banca d’Italia obbligata ad obbedire al governo (in realtà nessuna legge lo imponeva, si trattava di una prassi durata dalla metà degli anni ’70 al 1981). La seconda inizia quando Ciampi e Andreatta “liberano la Banca d’Italia dall’obbligo di acquistare titoli invenduti, la banca centrale diventa così un istituto privato che continua a prestare soldi allo Stato con tanto di interessi e il signoraggio diventa così un lievito del nostro debito pubblico“.

Si può immaginare il sospiro di sollievo dei telespettatori, nella loro stragrande maggioranza comprensibilmente ignari della questione, ai quali viene raccontata la favola consolatoria di un debito che nasce dal complotto di due cattivi (al servizio di chi?) che hanno impedito alla Banca d’Italia di continuare a stampare moneta per di più trasformandola in banca privata. Dunque non le baby pensioni, non il clientelismo, non gli sprechi e le ruberie, ma solo la volontà perfida di chi ha voluto cambiare ciò che funzionava così bene.

Ma c’è anche la terza e ultima fase quella della moneta unica: “L’adozione dell’euro e la nascita della Bce completano l’espropriazione“. Giuli chiude la sua favola senza un lieto fine perché il finale i complottisti sovranisti che sono andati al governo ancora non possono scriverlo. Nel loro cuore però ci sono i concetti di cui sopra. Basta ripensare al loro percorso di genuini oppositori dell’Europa, dell’euro e della finanza testimoniati in tutti i modi possibili e immaginabili (scritti, dichiarazioni, video, foto ecc ecc).

Poteva andare tutto bene, ma ci si sono messi di mezzo economisti ed esperti che hanno cominciato a mettere i puntini sulle “i” e hanno denunciato alcune grosse bufale narrate agli ignari telespettatori.

  1. La questione del signoraggio oggetto da anni di una narrazione complottista secondo la quale si permette alle banche private (cioè le banche centrali Bce compresa) di stampare moneta che costa pochi spiccioli intascando il valore nominale della medesima. Falso che le banche centrali siano private e falso che intaschino il valore della moneta messa in circolazione. In realtà quando si stampa moneta la si mette in circolazione (cfr Mario Seminerio sul suo blog https://phastidio.net/2007/12/27/signoraggio-tra-mito-e-realta) attraverso l’acquisto di titoli pubblici che producono un interesse ed è questo che costituisce il guadagno delle banche emettitrici. Tale guadagno però serve per pagare le spese di funzionamento e viene poi girato agli stati di riferimento (la Bce li gira alle banche centrali nazionali). Per quanto riguarda il valore della moneta ci ricordiamo le vecchie banconote in lire? E ci ricordiamo cosa c’era scritto? “Pagabili a vista al portatore” firmato: il Governatore della Banca d’Italia e il cassiere. Che significa quell’annotazione? Un debito. Cioè la banca emettitrice si impegna a ripagare il possessore della banconota del controvalore facciale della medesima. Dunque chi stampa moneta si indebita non si arricchisce del valore della medesima.
  2.  Un’altra grande bufala è l’omissione della parola inflazione. Semplicemente il giornalista Giuli si è dimenticato che prima del famoso “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia l’inflazione era la tassa occulta che colpiva tutti gli italiani (tranne quelli che portavano i soldi in Svizzera). Costantemente a due cifre e persino superiore al 20% creava instabilità economica e minava la coesione sociale. È vero che la Banca centrale stampava moneta a volontà, ma è anche vero che quella moneta valeva sempre di meno. In quegli anni l’inflazione era al centro delle preoccupazioni dei governi perché l’inflazione, come insegnano la storia e l’attualità, può sfuggire di mano trasformarsi in iperinflazione (Repubblica di Weimar, Argentina, Venezuela) e distruggere le società.

Un semplice esempio spiega meglio di tante parole. Ciò che si possiede in moneta o in titoli all’inizio dell’anno deve essere tagliato alla fine dell’ammontare dell’inflazione. Hai 1000? Dopo un anno ti resteranno 1000 MENO l’inflazione. Anche se hai un titolo di Stato l’interesse reale sarà quello nominale meno l’inflazione. È comprensibile che tassi di inflazione del 10, 15, 20 per cento (Italia anni ‘70-’80) sono in grado di impoverire la maggior parte delle persone.

Infine la questione dell’espropriazione. In questo caso si tratta di una falsità ancora più sottile perché vuole instillare nei telespettatori la convinzione di essere stati oggetto dell’imposizione degli accordi europei sui bilanci. Poiché sono anni che la propaganda anti europea batte su questo tasto è facile che per chi ascolta si tratti di una semplice conferma.

Falso. Tutti gli accordi europei sono stati approvati dai governi e dai parlamenti nazionali cioè secondo le regole della democrazia rappresentativa in vigore dalla fine della seconda guerra mondiale.

In conclusione l’occupazione del potere da parte del governo sovranista complottista procede inesorabile e punta sull’indottrinamento a colpi di falsità delle masse che oggi sono soprattutto telespettatori e frequentatori di social network. E procede senza scrupoli perché loro si sentono dei rivoluzionari e pensano di essere i rappresentanti di tutto il popolo. Se li si lascia fare da qui al totalitarismo il passo è breve

Claudio Lombardi  

Un’idea per aumentare la circolazione monetaria

E’ noto che la nostra economia è in uno stato di stagnazione che grava in maniera difforme su tutta l’eurozona e che raggiunge in Italia effetti negativi e difficoltà di ripresa più pesanti che negli altri Stati comunitari. I principali rimedi posti in atto dagli Stati comunitari e dalla BCE, riforme strutturali e QE, non hanno sinora prodotto gli effetti attesi.

Molti economisti sono concordi nel ritenere che questi rimedi agiscono sul versante dell’offerta dei mezzi finanziari e della produzione, ma non sono atti a produrre un adeguato incremento della domanda interna, che è una componente essenziale della domanda aggregata. E’ persino intuitivo rendersi conto che in presenza di una domanda aggregata debole, mancherebbero le condizioni per collocare i prodotti sul mercato e alimentare mediante i ricavi il ciclo economico finanziario del sistema produttivo.

crisi economicaLa perdita del valore reale delle retribuzioni, la perdita dei posti di lavoro, i tagli ai servizi essenziali e il loro peggioramento qualitativo, la revisione al ribasso del sistema pensionistico, l’ incremento del prelievo fiscale complessivo, hanno prodotto in pochi anni il crollo della capacità e della propensione alla spesa delle famiglie e, conseguentemente, la domanda interna è scesa a livelli incompatibili con il normale funzionamento del sistema produttivo.

Persino la Commissione europea ha dichiarato che le riforme strutturali non avrebbero avuto efficacia in presenza di una domanda interna debole. Va pure considerato che il sostegno che tale domanda potrebbe dare al sistema produttivo si rende ancora più indispensabile in un periodo di contrazione dell’esportazione, dovuta alla crisi economico- finanziaria che ha indebolito anche le economie di gran parte dei paesi importatori.

QE BceCon il Quantitative easing la BCE sta mettendo a disposizione delle banche ingenti quantitativi di liquidità aumentando la circolazione monetaria, ma i modesti risultati ottenuti denotano da una parte la debole propensione degli imprenditori ad investire anche con il supporto del sistema creditizio e dall’altra una scarsa propensione delle banche a finanziare le attività imprenditoriali, a causa dell’alto rischio di insolvenze.

Gli indicatori che da qualche tempo segnano una debole inversione di tendenza, che ingenera fiducia e ottimismo, vanno interpretati anche come segnali di un momento opportuno per intervenire con maggiore determinazione per potenziare la pur debole ripresa con interventi risolutivi, che in momento favorevole acquisterebbero maggiore efficacia. E’ chiaro che se lo Stato avesse sufficienti margini di manovra per interventi che potessero incrementare in maniera adeguata la domanda interna, ciò sarebbe da tempo avvenuto.

sbloccare la situazioneIn questo momento c’è l’esigenza di ricorrere anche a metodi non convenzionali per tentare di sbloccare la situazione.

Partendo da questa premessa è stata individuata la possibilità di creare un imponente intervento di potenziamento della domanda interna per oltre 50 miliardi di euro, che verrebbe ottenuto semplicemente mettendo a disposizione di milioni di lavoratori e pensionati la possibilità di ottenere un’apertura di credito pari a due o tre mensilità di retribuzione netta che gli aprirebbe la possibilità di acquistare beni di cui in precedenza avevano dovuto fare a meno. Per essere chiari si tratterebbe di prestiti ai cittadini fatti per aumentare la circolazione monetaria.

La restituzione del debito (gli interessi verrebbero assunti a carico dello Stato, che beneficerebbe di incrementi delle entrate fiscali di entità superiore) avverrebbe allo scadere dei due anni dall’apertura di credito, in 60 rate mensili. In tal modo il peso delle rate da pagare sarebbe quasi inconsistente. Gli istituti di credito dovrebbero stipulare una convenzione prevista da apposita legge, nella quale verrebbero regolamentati tutti i rapporti e le garanzie necessarie per garantire i rischi di insolvenza.

L’intervento conseguirebbe l’obiettivo di incrementare la domanda interna in misura tale da spingere una ripresa economica e apporterebbe consistenti vantaggi diretti e indiretti per tutti i soggetti che parteciperebbero all’operazione compreso lo Stato. Anche se questo intervento rischia di apparire irreale e poco credibile in definitiva può essere considerata una delle varianti della creazione di moneta che, nelle modalità fin qui attuate, non ha conseguito i risultati attesi.

D’altra parte se non si riesce ad aumentare l’inflazione bisogna ripensare al paradosso di Milton Friedman quando ricordava che esiste sempre una maniera per stimolare l’economia e arginare la deflazione: “lanciare denaro dagli elicotteri”. Ossia stampare denaro e distribuirlo direttamente ai cittadini.

Pietro Ciriminna