L’ideologia del climatismo

Si è chiusa a Parigi la Conferenza sul clima (Cop21). Per far conoscere un’opinione diversa da quelle prevalenti ricorriamo ad ampie citazioni della prefazione di Uberto Crescenti al libro “Climatismo, una nuova ideologia“, del professor Mario Giaccio, edizioni 21mo Secolo.

Nella discussione corrente è dato per scontato che è in atto un cambiamento climatico dovuto per la massima parte alle attività umane e che un aumento accettabile della temperatura media superficiale del pianeta non deve superare i due gradi rispetto ai livelli preindustriali. Lo scopo della Conferenza sul clima era di raggiungere un nuovo accordo globale legalmente vincolante che sostituisse la piattaforma di Kyoto dal 2020.

riscaldamento atmosferaSe si fa un confronto con il Periodo Caldo Medioevale, in cui le temperature erano di circa 2-3 gradi superiori a quelle attuali, si propone, in pratica, che il riscaldamento debba essere limitato tanto che la temperatura risulti inferiore a quella già verificatasi nel Medioevo (e in molte epoche precedenti) quando non sono avvenute tutte le catastrofi che puntualmente ci vengono preannunciate.

Storicamente si può dire che nel 1980, l’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change), gestito da un piccolo gruppo di sostenitori del riscaldamento globale, forzando alcuni elementi di prova, ha fatto credere che l’umanità debba affrontare una catastrofe dovuta ad un riscaldamento globale causato dalle emissioni antropiche di anidride carbonica. Questo promette di essere il più costoso errore scientifico della storia.

È stato inoltre propagandato il mito che la teoria del riscaldamento globale sia supportata dal consenso quasi unanime dei climatologi. Ma le variazioni climatiche, insieme alle conoscenze che si hanno sulla storia del clima, mostrano che i fattori fisici che influenzano il clima sono molteplici e complessi. Quelli di origine naturale sono conosciuti e legati a cause astronomiche come per esempio l’attività del Sole con la variazione delle macchie solari, le irregolarità dell’orbita terrestre che producono effetti ciclici e ripetitivi nel corso di migliaia di anni o di decine o di centinaia di migliaia di anni. Tutti aspetti noti qualitativamente ma difficili da correlare quantitativamente.

anidride carbonicaLe cause di origine antropica vengono ricondotte quasi esclusivamente alle emissioni di anidride carbonica conseguente all’utilizzo dei combustibili fossili, ma questa rappresenta soltanto il 5% dell’anidride carbonica presente in atmosfera (ed è una frazione irrilevante in rapporto a quella sciolta negli oceani ed a quella presente nei sedimenti sotto forma di carbonati o di bicarbonati).

L’enorme quantità di fattori rende difficile qualunque proiezione futura. Di fronte a questi fatti e ad osservazioni e misure non sempre affidabili ed omogenee vengono proposti scenari e proiezioni (che non sono previsioni) sulla base di modelli e di simulazioni al computer. Ma è noto che ogni modello ha caratteristiche proprie che dipendono dai parametri che vengono usati e dal peso relativo che a ciascuno di essi viene dato. Se un modello viene proposto, ad esempio, in una discussione scientifica, in contrapposizione ad altri in una “gara” di “bravura” dei modelli, è una cosa encomiabile, ma se da un modello deterministico si vogliono far scaturire politiche mondiali che vogliono condizionare pesantemente la vita dell’umanità, allora si scantona in un processo politico, o in scelte politiche, che non dovrebbero essere ammantate da una pretesa di scientificità.

ricerca scientificaOltre all’ipocrisia della veste scientifica, la politica che è scaturita dal protocollo di Kyoto ha prodotto dei riflessi economici notevolissimi, sia incidendo fortemente sulle produzioni industriali, sia dando vita a degli strumenti finanziari che si sono aggiunti alla miriade di strumenti finanziari già presenti sullo scenario mondiale, dando adito a speculazioni e a truffe. Vi sono stati dei vantaggi economici notevoli anche per tutti i soggetti che hanno partecipato ai mercati che, direttamente o indirettamente, ruotano intorno alle emissioni di anidride carbonica: banche, compra-vendita di titoli di credito di carbonio, produzioni cosiddette sostenibili, energie rinnovabili, ecc..

Richard Lindzen, che è considerato attualmente il maggior fisico dell’atmosfera ed è stato proclamato “climate scientist” nel 2007, ha dichiarato: «Le generazioni future si chiederanno, con perplesso stupore, come mai il mondo sviluppato degli inizi del XXI secolo è caduto in un panico isterico a causa di un aumento della temperatura media globale di pochi decimi di grado. Si chiederanno come, sulla base di grossolane esagerazioni di proiezioni altamente incerte di modelli matematici, combinate con improbabili catene di interferenze, è stata presa in considerazione la possibilità di ritornare all’era pre-industriale». (…)

Racchiudere in un solo parametro (l’anidride carbonica emessa dalle attività umane) tutte le possibilità di condanna o di salvezza dell’umanità, sembra un antropocentrismo spropositato, come se tutta la Terra fosse un organismo stazionario e soltanto l’uomo potesse far variare questo stato idilliaco del pianeta

Alcune domande sul COP21

Finiamo il mese e iniziamo la settimana con alcuni quesiti a latere del vertice di Parigi (COP21) sui mutamenti climatici e sulle misure di intervento:

1) E’ definitivamente accertata l’origine antropica del mutamento climatico in corso? Non esistono altre spiegazioni scientifiche del fenomeno? Se é accertata, quale è l’organismo scientifico internazionale che ha preso questa decisione? Nominato da chi?

2) Quali sono i modelli fisici in base ai quali vengono fatte proiezioni temporali sull’aumento del livello delle acque oceaniche? Che validazione scientifica hanno avuto nel corso di questi anni?

inquinamento aria3) Dal momento che i paesi che maggiormente utilizzano impianti a carbone (India e Cina, tra gli altri) e il paese che più ha disboscato in questi anni (il Brasile) hanno già dichiarato che continueranno nella loro politica energetica, a Parigi di cosa stanno discutendo?

4) Al COP21 partecipano anche i paesi produttori di carbone e petrolio? Votano sulle decisioni da prendere?

4) Quale è la forma di produzione di energia che, considerata nel suo ciclo globale (compresa la produzione di rifiuti solidi, liquidi e aeriformi), contribuisce di meno all’emissione di gas serra? Ripeto “considerata nel suo ciclo globale”, non nella parte che fa comodo a qualcuno.

5) Vista la grande rilevanza economica delle decisioni prese, i costi economici vengono ridistribuiti in base alla percentuale di inquinamento prodotto dai paesi o in base ad altri criteri? Perché chi inquina di più (tipo Cina e India, per esempio) non deve pagare di più?

Conosco una miriade di ambientalisti, naturalisti, ecologisti, climatologi e altro ancora (politologi, per esempio) e mi immagino abbiano risposte valide ai quesiti.

scelte energeticheQuanto sopra dovrebbe invitare alla riflessione sui fondamenti reali che hanno eventi importanti, quando non decisivi, per il nostro futuro. Le scelte energetiche di questi ultimi decenni non sono mai state prese sulla base di motivazioni scientifiche e nell’ottimizzazione delle risorse e nella minimizzazione dell’inquinamento ambientale, ma solo in base a convenienze economiche e strategiche delle grandi potenze mondiali. Ed al loro seguito si sono distinte anche gran parte delle associazioni ambientaliste spesso con analisi approssimative e superficiali, ma condotte nel solco di convinzioni diffuse prive di un vero e proprio fondamento scientifico. Con il rischio di diventare vere e proprie “mosche cocchiere” di interessi forti.

Come non ricordare, per restare in ambito nazionale, il supporto dato da importanti associazioni ambientaliste all’utilizzo del gas naturale negli impianti energetici italiani, sponsorizzata all’epoca dall’ENI? E questo nonostante il gas naturale (metano) dia un grande contributo all’effetto serra, causa principale del riscaldamento globale!!

tutela dell'ambienteSu un altro versante bisogna dire che la campagna condotta contro l’utilizzo degli impianti nucleari ha messo in disparte il fatto che sia l’unica produzione di energia che non emette alcun inquinante aeriforme in grado di influire sull’effetto serra. È ovvio che il nucleare porta con sé i rischi di incidenti, ma questo va visto in relazione al livello tecnologico e alla capacità di progettare e gestire impianti con elevati standard di sicurezza. Se così non fosse l’Europa, nel cui territorio sono in funzione decine e decine di centrali nucleari, sarebbe un territorio desertificato. Con ciò non si intende assolutamente affermare la superiorità del nucleare, ma mettere in luce un metodo di approccio alle questioni ambientali e la parzialità di campagne e giudizi che spesso prescindono da riscontri scientifici esaurienti.

A volte si ha l’impressione che la scienza, con i suoi metodi e i suoi tempi molto lontani da quelli della politica e dei media, divenga un nemico da temere e da ignorare. Mentre, invece, sia ricoperto di un’aura di scientificità ciò che dovrebbe pur sempre restare nel campo delle ipotesi.

Sergio Mancioppi