Anomalia italiana, flessibilità, crescita

anomalia italiana

Un articolo sul Sole 24 Ore di oggi a firma di Guido Gentili fa il punto sulla situazione della crescita, della flessibilità concessa dall’Europa e dell’anomalia italiana. Ripercorriamo i punti principali del ragionamento.

Italia in bilico

    1. Il Paese si trova davanti a un bivio: può ritrovare la strada della crescita oppure può solo rinviare i problemi continuando ad essere prigioniero del passato ovvero della sua storica anomalia. Dall’Europa giunge l’apprezzamento per il programma italiano di riforme 2016 in un quadro di sostanziale accantonamento della politica di austerity e di crisi dell’Unione con alle porte il voto nel Regno Unito del prossimo 23 giugno (Brexit).
    2. Da parte italiana è stata chiesta molta più flessibilità di bilancio (circa 14 miliardi per il solo 2016) ed è stata ottenuta con un successo politico chiarissimo e per nulla scontato.
    3. La crescita dell’economia italiana c’è, ma è sempre più lenta rispetto agli altri Paesi europei che sono amici, ma anche concorrenti sui mercati di tutto il mondo. Cresce meno quando le cose vanno bene e scende di più quando vanno male. È così da almeno una ventina d’anni. Il problema è che in termini di produttività e investimenti l’Italia ristagna da troppo tempo, non è competitiva, non accresce e non fa girare a dovere la sua ricchezza. Se si aggiunge la continua lievitazione del debito pubblico ecco trovata l’anomalia italiana

debito pubblico

  1. Il referendum costituzionale in questo quadro assume anche il significato di una prova storica sulla capacità dell’Italia di rinnovarsi rimuovendo gli ostacoli per essere una democrazia che decide e in grado di guidare la crescita.
  2. L’Europa ci raccomanda di spostare il carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi e alla proprietà. Le scelte del governo in parte vanno in questa direzione, in parte no (per esempio: bonus e incentivi fiscali a tempo determinato, abolizione dell’IMU prima casa). In altri campi (riforma della PA, giustizia civile, crediti deteriorati, mercato del lavoro, concorrenza e liberalizzazioni) c’è sintonia tra Roma e Bruxelles anche se il lavoro non è finito.

L’articolo si conclude con un’amara constatazione: “ la bassa crescita, con le sue cause e le sue conseguenze che si rincorrono tra loro, non è un mistero. Dati Eurostat come quelli sui livelli di occupazione (età 20-64 anni) si commentano da soli: Europa a quota 70,1, Svezia a 80,5, Francia a 69,5, Germania a 78,0, Regno Unito a 76,9. Italia a 60,5, davanti solo alla Grecia”.

Andrebbe aggiunto un punto all’analisi di Guido Gentili. L’anomalia italiana non si comprende se non si tiene conto della presenza di un sistema di gestione dei poteri pubblici che ha favorito la mediazione corporativa degli interessi; che ha creato il terreno favorevole alla diffusione della corruzione, ai reati contro la pubblica amministrazione, al prevalere della criminalità organizzata in importanti ambiti territoriali, alla corsa all’accaparramento, allo spreco e alla sottrazione di risorse pubbliche, alla diffusione dell’illegalità a livello di massa. Senza questi elementi l’anomalia italiana apparirebbe una pura faccenda di produttività e di parametri di bilancio. Così non è. Purtroppo

Claudio Lombardi

La cura per la sfiducia è la partecipazione

partecipazione dei cittadini

Non stiamo messi bene. L’impressione è quella di un Paese allo sbando dove la corruzione dilaga e la criminalità spadroneggia. Ogni tanto spunta fuori un indagato. Di solito è un politico, ma può essere anche uno del mondo di quelli che gli affari li fanno o possono condizionarli. Per essere chiari: imprenditori, burocrati, banchieri. Oppure di uno che fa parte di una delle tante organizzazioni camorristiche o mafiose che pullulano nel nostro Paese. Magari non tutti sono colpevoli e le eventuali successive assoluzioni non fanno lo stesso rumore delle imputazioni, ma ciò non cambia poi molto nella situazione generale.

cittadino e politicaNon stiamo messi bene anche perché  c’è ormai sfiducia generalizzata verso chi è investito del potere o aspira ad esserlo ossia verso i politici e i partiti che li raggruppano. E la sfiducia si estende anche alle istituzioni, alle amministrazioni, agli apparati, alle regole. A tutto ciò che dalla politica discende o è da questa controllato. Sfiducia nella dimensione collettiva dei problemi ai quali si cerca di dare risposte individuali. La ricerca di un trattamento di favore, di una scorciatoia per il proprio caso personale alimenta ancor più la sfiducia specie se si rivela più efficiente delle soluzioni collettive.

In realtà non stiamo messi bene anche quando sembra che l’unica risposta a questi problemi sia quella giudiziaria. È vero che i reati sono sempre atti individuali, ma è anche vero che c’è un’inclinazione di sistema e di cultura civile verso i reati commessi nell’esercizio di un potere pubblico. E a questo livello l’azione della magistratura non basta. Fermo restando che i reati vanno perseguiti bisogna pensare anche ad altre contromisure. Quali?

coinvolgimento cittadiniPensiamo se il metodo per affrontare le decisioni che riguardano una comunità (un palazzo, una strada, un rione, un municipio …) fosse quello di condividerne il processo dando ad ognuno la facoltà di dire la sua perché si è tutti parte di un metodo che è procedura, ma che è anche sostanza e cultura cioè un radicale cambio di paradigma rispetto alle nostre abitudini. Non si tratta solo di mettersi a confronto né di essere ascoltati da chi possiede il potere di decidere perché delegato dagli elettori o investito di questa funzione dalla legge. Si tratta di assumere il punto di vista dell’interdipendenza di tutti i membri di una comunità tutti ugualmente interessati a superare i conflitti identificando le idee che si combinano per generare una soluzione.

Questo metodo si chiama partecipazione che va oltre e integra quella che si esprime con il voto o con la protesta o con la mera richiesta di essere ascoltati da chi poi decide.

In pratica ai tipici momenti della decisione a maggioranza e per delegati va aggiunta una fitta rete di pratiche partecipative nelle quali la mutua indagine è più interessante della votazione ovvero il confronto creativo prende il posto della ripartizione tra maggioranze e minoranze e della contrapposizione di idee.

Utopia? Fantasticherie? Non proprio. Ci sono molti esempi di successo nei quali la partecipazione ha risolto situazioni difficili. C’è anche chi l’ha messa al centro di una proposta programmatica per il governo della capitale d’Italia. Si tratta del documento elaborato da “La prossima Roma” il laboratorio di idee organizzato da Francesco Rutelli in previsione delle prossime elezioni romane. A questo documento bisognerà dedicare un’analisi specifica. Per ora basti dire che la partecipazione viene considerata come cuore dell’azione politica per la rinascita della città.

Una buona politica deve innanzitutto pensarsi come funzione sociale diffusa e non come materia di specialisti e già decidere che questo è l’obiettivo strategico da perseguire rappresenta una risposta alla cattiva politica e alla sfiducia.

Claudio Lombardi

Dove nasce la nostra corruzione

Italia malata di corruzione

Ernesto Galli della Loggia affronta sul Corriere della Sera del 26 aprile la sempre attuale questione della corruzione con un taglio inusuale perché, invece di prendersela con i politici, se la prende con chi li elegge. E non lo fa con affermazioni di principio, ma ripercorrendo l’esperienza di vita di un giovane e la sua (dis)educazione alla legalità.

scuola vandalismoParte dalle piccole marachelle di uno scolaro che si abitua a copiare senza che la cosa susciti particolare riprovazione per poi proseguire il suo percorso scolastico lungo il quale “chiunque vuole può maltrattare arredi, imbrattare di scritte di ogni tipo i bagni, scrivere e disegnare a suo piacere sui muri dell’edificio”. Il tutto senza sanzione come, d’altra parte, precisa l’articolo, “senza alcuna sanzione significativa resterà ogni atto d’indisciplina: se marinerà la scuola, se si metterà a compulsare il suo smartphone durante le lezioni, se manderà l’insegnante a quel paese. Imitato in quest’ultima attività anche dai suoi genitori” che non avranno scrupoli a ricorrere, nei confronti degli insegnanti, anche “a insulti e minacce” .

Ma le sorprese dell’educazione di un giovane non finiscono qui perché “la scuola sarà anche un’ottima palestra di turpiloquio, di bullismo sessista, di scambio di materiale pornografico quando non di spaccio di droga”. Non basta ancora perché “uscito dalle aule per tornare a casa l’adolescente italiano, se usa i trasporti pubblici si eserciterà nel salto del tornello sulla metro o si guarderà bene, se vorrà, dal pagare il biglietto di un autobus o di un tram. Ha imparato da tempo che in Italia pagare il biglietto sui mezzi pubblici è più che altro un’attività amatoriale, un hobby”.

salto tornello metroL’educazione del giovane prosegue con l’uso dei motorini truccati da meccanici che lavorano, naturalmente, in nero e con ripetute violazioni delle regole di circolazione senza correre alcun serio rischio di essere sanzionati.

Il giovane descritto da Galli della Loggia, crescendo, comincerà a gestire le sue uscite con gli amici e sperimenterà la facilità di acquistare alcolici o superalcolici nei locali e di schiamazzare per le strade senza, anche in questo caso, incorrere in sanzioni da parte di chi dovrebbe sorvegliare i luoghi pubblici.

Il nostro giovane “apprendista della legalità” andrà poi all’università e in questa occasione avrà modo di constatare la facilità con la quale i suoi familiari, pur vivendo una vita agiata, riusciranno ad apparire al fisco così poveri da ottenere la riduzione delle tasse universitarie e, magari, anche l’esenzione dai ticket sanitari trovandosi a condividere con i suoi cari il piacere dell’evasione fiscale.

Si domanda Galli della Loggia “ da quanto tempo è in questo modo – attraverso la forza senza pari dell’esempio diffuso capillarmente e quotidianamente – che i giovani italiani (in particolare quelli del ceto medio, della cosiddetta buona borghesia) apprendono come funziona il loro Paese e in quale conto vi deve essere tenuto il rispetto delle regole?”.

raccomandatiCerto non tutti rientrano in questa descrizione, ma “la grande maggioranza ci si trova benissimo e cerca una nicchia dove sistemarsi (spesso grazie alla raccomandazione e/o alle relazioni dei genitori)”.

A questo punto è chiaro che “la nostra corruzione nasce da qui. Da questo rilasciamento di ogni freno e di ogni misura che ha accompagnato il nostro divenire ricchi e moderni. In Italia il marcio della politica è il marcio di tutta una società che da tre, quattro decenni, per mille ragioni ha deciso sempre più di chiudere un occhio, di permettere, di non punire, di condonare”.

E qui torna l’attualità “ certo, Piercamillo Davigo ha ragione, lo ha deciso la politica. ma perché il Paese glielo chiedeva. Il Paese chiedeva traffico d’influenza, voto di scambio, favori di ogni tipo, promozioni facili, sconti, deroghe, esenzioni, finanziamenti inutili alle industrie, pensioni finte, appalti truccati, aggiramenti delle leggi, concessioni indebite, e poi soldi, soldi e ancora soldi. E con il suffragio universale è difficile che, prima o poi, la volontà del Paese non finisca per imporsi”.

La conclusione di Galli della Loggia è che “ di questo dovrebbe occuparsi la fragile democrazia italiana …. del mare di corruzione dal basso che insieme alla delinquenza organizzata minaccia di morte la Repubblica”.

E, tanto per dire la sua sulla polemica del momento intorno al ruolo dei magistrati, afferma che “per i singoli corrotti, invece, bastano i giudici: ed è solo di costoro che è loro compito occuparsi”.

C. L.

E c’è anche la società civile disonesta

cittadini disonesti

In un articolo sul Corriere della Sera di oggi Gian Antonio Stella compie una carrellata su una pluralità di fatti collegati da un’unica caratteristica: sono compiuti da pezzi di quella che si usa definire “società civile” ovvero da singoli cittadini che attuano comportamenti di fatto antisociali, ma che la loro esperienza suggerisce essere tollerati perché praticati (con successo) da una molteplicità di persone. Insomma non casi singoli, ma ripetizioni di abusi e illegalità di massa. Ognuno di essi può apparire una colpa lieve, tutti insieme danno una mano a sfasciare lo Stato e ci raccontano di una società civile disonesta.

finti invalidiLa casistica è ampia perché le cronache da anni “traboccano di storie di illegalità diffusa”. I commentatori possono scegliere tra migliaia di casi diversi in ogni angolo del Paese. Ci sono i “456 fittizi eredi o delegati alla riscossione, di persone decedute, alle quali, ante mortem, era stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento”. E si parla della sola area di Castrovillari. Oppure ci sono i “controlli sulle dichiarazioni degli universitari capitolini arrivati ad accertare a fine 2013 addirittura il 62% di falsi”. Si può continuare con le storie dei contrassegni per disabili che dovrebbero servire per i loro spostamenti e che, invece, sono una specie di “benefit” per parenti furbi. Si prosegue con i truccatori di targhe per entrare nelle zone a traffico limitato dei centri storici.

Fra tanta abbondanza non si sa se citare i “duemila falsi poveri beccati dalla sola Asl di Livorno che non avevano diritto all’esenzione del ticket” o i beneficiari della famosa legge 104 (permessi per assistere parenti disabili) spesso beccati a svolgere le più varie attività tranne quelle per le quali sono concessi i permessi di assentarsi dal lavoro. Tra l’altro i beneficiari di questa legge spesso sono veramente tanti come nel caso, citato nell’articolo di Stella, degli insegnanti trasferiti a Catania e Palermo, il 63% dei quali ricorre ai benefici della legge 104 e di tutti “i maestri e i bidelli spostati negli ultimi sette anni in provincia di Agrigento nonostante la Procura abbia accertato che una dichiarazione su quattro è falsa. corruzione certificazioni invalidiViene quasi il dubbio che tante certificazioni di invalidità siano false o comprate. Per fortuna che le cronache ci aiutano a sciogliere il dubbio perché ogni tanto viene beccato qualcuno che prende soldi per vendere finte invalidità. D’altra parte i casi scoperti dalla Guardia di Finanza sono la punta dell’iceberg e qualcuno avrà pure certificato le finte invalidità.

Anche in materia di assenteismo non si scherza. La casistica è ricca e i dati statistici la confortano (impiegati pubblici assenti il doppio di quelli privati). Per esempio Stella cita i casi della condanna per assenteismo di 78 su 96 dipendenti dello Iacp di Messina senza che uno solo sia stato licenziato. Assenteismo uguale truffa? Beh sì, in effetti è una truffa come quella dei furbetti del cartellino che ha dato spettacolo nel passato 2015. Ma truffe sono anche quelle sui falsi braccianti agricoli con cifre impressionanti (dal 2010 a oggi centotto casi scoperti nei quali sono risultate “false circa 700 aziende, falsi trentamila braccianti, falsi i terreni su cui «lavoravano»).

spreco denaro pubblicoInsomma, un cumulo di illegalità pagate con i soldi dei contribuenti onesti ovviamente.

Giustamente Stella osserva che il problema è che si tratta di persone che si considerano perbene (molti inveiscono sui social network contro i politici…), ma che trovano piuttosto normale “imbrogliare lo Stato, l’Inps, i Comuni… Rubare soldi pubblici”. E che, se scoperti, si difendono con l’inevitabile «Cosa sarà mai!».

Di recente un dossier della Guardia di Finanza ha valutato in quattro miliardi di euro i danni prodotti dall’attività illecita dei dipendenti pubblici infedeli. Sembra proprio difficile che uno Stato possa sopravvivere con tanta illegalità diffusa.

La conclusione dell’articolo è che non ha senso rivendicare una pretesa superiorità morale della società civile, mentre, invece, “è la politica che deve pilotare la società a migliorare”.

Sagge parole che purtroppo si scontrano con il nuovo scandalo delle case di proprietà del Comune di Roma regalate a canoni assurdi (8 euro al mese o anche meno in pieno centro storico) a tantissimi inquilini in buona parte persino privi di contratto e quasi tutti senza alcuna verifica del diritto ad occupare una casa pubblica. Il regno della giungla con i beni pubblici come bottino a disposizione di politici, dipendenti comunali o bande organizzate per l’occupazione e il traffico di immobili del comune. Una situazione grottesca che si perpetua da decenni sotto il naso di giunte comunali, sindaci, partiti, consiglieri comunali, assessori, commissioni, burocrazie. Evidentemente tutti ignari dello scempio che si andava compiendo o, più realisticamente, tutti complici o consapevolmente inerti.

Caro Stella una gran brutta situazione tra società civile-incivile, politica incapace di espellere i farabutti e apparati burocratici inzeppati di corrotti. Per fortuna che gli anticorpi ci sono altrimenti nemmeno potremmo scrivere di questi casi. Bisogna renderli sempre più forti

Claudio Lombardi

Riflessioni di fine 2015

riflessioni fine 2015

Alla fine dell’anno di solito si fanno i bilanci. Spesso si tratta di una convenzione per la quale si cambia un numero e sembra che inizi una storia nuova. E, invece, è sempre la stessa storia che prosegue. A parte le norme e le scadenze legate a date precise non c’è differenza tra 31 dicembre e 1° gennaio come dimostrano i casi eclatanti che attirano l’attenzione in questi giorni. Le riflessioni di fine 2015 devono partire da qui.

inquinamento ariaL’inquinamento è diventata la star delle cronache. Toni accorati e accenti drammatici come se il problema lo scoprissimo soltanto ora. Sapevamo tutto tutti e se ce lo siamo dimenticato (come forse ce lo dimenticheremo non appena tornerà a piovere) almeno dobbiamo avere l’onestà di riconoscerlo. Più di noi, però, dovrebbe dire qualcosa il variegato mondo della politica e degli apparati pubblici che sembra spesso in coda ad osservare stupito e spaurito l’effetto della carenza di cura dei beni comuni. Il “decalogo” di proposte messo a punto dal governo, dai sindaci e dai presidenti di regione in questi giorni non contiene nulla che non fosse possibile decidere prima. Trasporto pubblico e coibentazione degli edifici non è che siano novità clamorose così come il risparmio energetico. Magari se si passasse ai bus elettrici e ai tram in maniera massiccia invece di insistere su quelli a gasolio sarebbe pure meglio. Ricordiamoci sempre, però, che rispetto ad epoche passate abbiamo fatto passi avanti clamorosi. Un tempo non tanto lontano le caldaie andavano a carbone in tutte le città e solo in qualche caso a gasolio. L’amianto era diffuso in tutte le case. I veicoli non rispettavano alcuna norma anti inquinamento. Se ci aggiungiamo che l’industria alimentare ci faceva ingurgitare ogni genere di schifezza abbiamo un quadro indicativo di quanto è cambiato il nostro mondo. Ricordiamocene quando troviamo qualcuno che rimpiange i “bei tempi andati”.

legge di stabilitàIn ogni caso bisogna che lo Stato spenda un po’ di soldi (per il trasporto pubblico per esempio) e che li spendano anche i privati (la sostituzione delle auto imposta dalle norme sulle emissioni grava sulle tasche dei cittadini). Già, i soldi. Averceli. Però è appena stata approvata una legge finanziaria che ne spende un po’ e senza una finalità chiara, diciamo per catturare la simpatia dell’opinione pubblica. Per esempio non pagheremo più la Tasi sulla prima casa. Oppure i 500 euro che i diciottenni riceveranno in regalo dallo Stato da spendere in teatri, cinema, libri e quant’altro. In tempi di vacche magre non era meglio spendere con criterio e soprattutto facendo degli investimenti?

Sempre a proposito di soldi il nostro Presidente della Repubblica ci ricorda nel messaggio di fine d’anno che l’evasione fiscale toglie tante risorse allo Stato e costringe a spremere di più chi paga per tutti. Poiché il tema è all’ordine del giorno da qualche decennio e non si tratta di scoprire il segreto della fusione nucleare è lecito pensare che il potere politico-amministrativo voglia proteggere chi evade un po’ di più o un po’ di meno a seconda dei governi. Altrimenti in 30-40 anni tutto sarebbe stato risolto.

buche RomaAncora soldi e spesa pubblica. C’è un’ampia scelta, ma tocchiamo l’ultimo caso. A Roma una trentina di persone sono state arrestate per aver manipolato gare locali a suon di mazzette. Uno dei tanti fatti “minori” che popolano le cronache italiane. Eppure emblematico.

In poche parole lo stato disastroso delle strade romane è dovuto all’associazione a delinquere tra funzionari comunali e imprenditori che dovevano effettuarne la manutenzione. Nella vicenda sono comparsi anche i casi degli asili nido, delle scuole materne e degli ospedali. Stessi trucchi ormai straconosciuti: corruzione, appalti pilotati, prezzi gonfiati, opere eseguite male. Cioè soldi buttati e sottratti ad usi produttivi.

Come scrive Lionello Mancini sul Sole 24 Ore: “le ultime mazzette romane raccontano l’Italia dell’economia deteriore, quella avida di denaro pubblico, indifferente al benessere dei cittadini, ostile al mercato. Non è tutta l’Italia, ovviamente, ma quella parte difficile da quantificare che a Roma compra i funzionari infedeli e in Calabria, anziché dialogare con lo Stato, si genuflette preventivamente al boss locale per evitare guai e contrattempi, in cambio del solito 3% sul lavoro da eseguire. Dopodiché, proprio come i fragili asfalti capitolini, anche lì le pareti delle gallerie e i pilastri risultano al limite della sicurezza, i paesi scivolano su enormi frane, nell’alveo delle fiumare sorgono case e interi villaggi turistici. È l’Italia corrotta e scorretta, matrigna distratta dei braccianti che collassano nei campi per 2 euro all’ora, come dei dipendenti comunali che scansano il dovere mentre sui social network imprecano contro lo Stato inefficiente e sprecone”.

Italia malataE dai soldi passiamo a valutazioni complessive sul sistema paese. Ne scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera a proposito dei report sull’Italia che circolano nelle istituzioni europee.

Una nazione con la più bassa quota di laureati fra le trenta democrazie industriali, che ne spinge uno ogni dieci a emigrare (anche) perché il costo di aprire un’impresa è fra i più alti al mondo, non ha più molto tempo. Per evitare un lungo declino nel ventunesimo secolo, le serviranno un approccio radicale e molti anni. Quest’Italia che ormai da un quindicennio sta perdendo contatto con i migliori standard produttivi dell’Occidente non può aspettare: il cambio di rotta è «urgente» proprio perché girare questa nave sarà un’operazione lenta.

…..è da metà degli anni ‘90 che il reddito per abitante in Italia perde terreno rispetto alle altre economie europee. Un problema specifico spiega questo ritardo: in Italia la «produttività totale dei fattori» è in calo (in media dello 0,3% l’anno) dalla fine del secolo scorso. È un caso praticamente unico, mentre cresce quasi ovunque nel resto d’Europa e ancora di più negli Stati Uniti (vedi grafico). Questo è l’indicatore che riassume la ricchezza che si crea in un’ora di attività produttiva, una volta sommati tutti i fattori che vi contribuiscono: l’organizzazione e le regole del lavoro, le competenze, gli investimenti e la tecnologia, la burocrazia, l’apertura del mercato, le infrastrutture o le forniture energetiche. La «produttività totale dei fattori», più del debito o della crescita, è il termometro del sistema. E in Italia, caso quasi unico, va giù da 15 anni”.

rimboccarsi le manicheSe pensiamo che il rimedio a tutto ciò sia la crescita del Pil dello 0,8% o che un governo possa in un paio d’anni fare il miracolo ci stiamo prendendo in giro. Quindi è inutile gongolare per le difficoltà del governo Renzi perché saranno le stesse che dovrà affrontare qualunque altro governo. Bisognerebbe rimboccarsi le maniche e lavorare per un paio di decenni almeno sotto la guida di classi dirigenti illuminate e unite dal desiderio di risollevarsi dal baratro a prescindere dalle rispettive collocazioni politiche. E bisognerebbe che la maggior parte delle componenti della società condividesse questo sforzo. Altrimenti prepariamoci a fare bilanci di fine anno sempre più desolati contentandoci di crescere un pochettino al rimorchio degli altri vivendo comunque peggio

Claudio Lombardi

Assenteisti, capitale sociale e un paese da ricostruire

coinvolgimento cittadini

Vorrei tornare su una vicenda che ha impegnato i commentatori prima che si verificassero i tragici fatti di Parigi e che, secondo me, merita ancora attenzione.

fannulloni paSi tratta dei dipendenti assenteisti del comune di Sanremo. Ci torno perché considero il comportamento di quei dipendenti pubblici paradigmatico della profonda crisi, di coscienza e di identità prima che economica, del sistema Italia. Infatti i dipendenti beccati con le mani nella marmellata dichiarano che tanto con l’onestà non si va da nessuna parte e sui social network manifestano i loro sentimenti anticasta.

Purtroppo non costituiscono una grottesca eccezione. Sicuramente fra tanti “anticasta” ci sono anche un po’ di baby pensionati o di quelli che hanno falsificato documenti per avere una pensione magari di invalidità. Quello che ci appare intollerabile è solo il vitalizio dei politici. Poco importa se in Italia ci sono tre milioni di cittadini con due pensioni, oltre un milione con tre e trecentomila con quattro assegni previdenziali. Tra i pensionati d’oro non tutti sono ex politici e le nostre autorità non ci dicono quanti contributi siano stati pagati per quei trattamenti, ma è intuibile che non coprano la pensione percepita. Ma questo è un problema che tocca tante pensioni calcolate col metodo retributivo e sicuramente tutte quelle prese da chi è andato in pensione prima dei fatidici 65 anni di età o 40 di contributi.

rifiuti abbandonatiVolendo proseguire nell’esplorazione della coscienza sporca dei cittadini velata dall’indignazione e dalla protesta si potrebbe pensare a quelli che si rifiutano di fare la differenziata con la scusa che l’inquinamento viene dalle industrie, mica da un televisore buttato per strada.

Oppure a quelli che ritengono inutili le restrizioni alla circolazione dei veicoli per le quali regolarmente il sindaco che le delibera viene accusato di iniziative demagogiche tipiche di chi non ha contatto alcuno con la realtà. Ovviamente anche in questo caso l’inquinamento arriva sempre da un’altra parte.

Per il piccolo esercente che si affida a persone poco per bene per smaltire i suoi rifiuti il problema è la lobby della chimica. Per il possidente terriero che paga un euro l’ora i suoi lavoranti (in gran parte immigrati irregolari), la colpa è delle multinazionali perchè nella globalizzazione selvaggia di oggi tutti sono vittime e non c’è spazio per i diritti (anche se il caporalato ha una solida tradizione nostrana). Per qualsiasi evasore fiscale, a prescindere dal suo reddito e dal suo patrimonio c’è sempre un pesce più grosso, un evasore fiscale più ricco e più in salute che lo Stato dovrebbe perseguire al suo posto. I corrotti e corruttori minimizzano sempre, riconducendo e riducendo i loro comportamenti a prassi di settore; anzi affermano di creare posti di lavoro. Troppi dicono che per sopravvivere non possono permettersi il lusso di rispettare le regole.

menefreghismoIl rifiuto di fare la propria parte alla lunga rischia di fare collassare il sistema.

Si tratta di un circolo vizioso che si autoalimenta: è difficile chiedere fedeltà fiscale ai contribuenti se non si da’ una punizione esemplare agli assenteisti di Sanremo; è difficile chiedere di fare la propria parte ai cittadini del Comune di Messina che spesso restano senz’acqua; è difficile chiedere di riconoscersi nello Stato all’imprenditore che rischia di saltare perché la Pubblica Amministrazione non paga in tempo i suoi debiti.

Va bene, sappiamo che l’evasione fiscale e la corruzione sono riconducibili anche ad una eccessiva pressione fiscale, alla regolamentazione esagerata e a una burocrazia inefficiente. Sappiamo anche che c’entrano molto fattori intangibili come la cultura, il senso di appartenenza, le relazioni sociali, che si possono riassumere nella nozione di capitale sociale.

Del resto già alla fine del secolo scorso l’americano Robert Putnam aveva sostenuto che l’arretratezza delle regioni meridionali era figlia della sfiducia dei cittadini nei confronti dello Stato, in un contesto in cui contavano le relazioni familistiche e clientelari (familismo amorale).

Io ritengo che l’evasione, la corruzione e la criminalità organizzata si combattano in gran parte rendendo più efficiente e più efficace la macchina statale e l’economia, facendo più controlli e applicando pene più severe, tuttavia è innegabile che oggi, parafrasando D’Azeglio, occorre rifare l’Italia e gli italiani compresa la loro cultura.

Se non si ricostruisce il senso della comunità, non c’è alcuna possibilità di fermare la corsa del debito e combattere la povertà.

Salvatore Sinagra

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

paese dei corrotti

“C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sè una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita, ma benemerita.

onesti e disonestiIl paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che, sempre in nome del bene comune, s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose); atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando, anziché il sollievo della coscienza a posto, la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

corruzione ItaliaDi tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui, prima o poi, certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

assalto al denaro pubblicoIn opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

onestàErano, costoro, onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone.

In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.”

Italo Calvino da La Repubblica del 15 marzo 1980

Corruzione e truffa, il declino dell’Italia

Italia malata

Le cronache quotidiane dal pianeta Italia, pur ripetendosi con una certa monotonia, riescono a sorprenderci sempre. La corruzione, l’abuso, il furto di denaro pubblico, la violazione delle regole non mancano mai e i soggetti coinvolti ormai coprono tutto l’arco delle componenti della società: politica, amministrazione, imprese, semplici cittadini. Basta citare per titoli i casi delle ultime due-tre settimane: Sanremo (metà dei dipendenti del comune è assenteista e truffa lo Stato), Anas (una dirigente gestisce un giro di tangenti), regione Lombardia (il vice presidente del consiglio regionale arrestato con l’accusa di truffare la sanità), Inps ( truffa di alcuni funzionari per prendere i premi di produzione), appalti per il Giubileo a Roma, arresto del presidente di Rete Ferroviaria Italiana, Ospedale Israelitico di Roma (truffa del SSN con false prestazioni).

corruzione ItaliaTutti casi scoperti grazie alle indagini promosse dalla magistratura. I famosi anticorpi di cui ha parlato Cantone stanno (o si manifestano) quasi soltanto lì. Qualcuno ha mai sentito un politico denunciare qualche suo collega disonesto? No, tutti prendono le distanze dopo. E nelle amministrazioni chi è che si è accorto dei mille casi di corruzione e li ha denunciati? Omertà, scambio tra interessi, paura di subire ritorsioni. E gli imprenditori coinvolti in mille modi nelle spartizioni di finanziamenti e appalti truffaldini li vogliamo dimenticare?

I cittadini osservano, registrano, si adeguano oppure si indignano e protestano. Ma non possono non accorgersi che la disonestà paga sempre perché per un caso che scoprono ne esistono cento che sfuggono. E gli effetti si vedono nel tenore di vita e nella facilità di arrivare con le “scorciatoie” dove gli altri non arrivano. In pratica i disonesti arrivano prima e stanno meglio degli onesti. Il miglior terreno di coltura per una cultura dell’illegalità.

assalto al denaro pubblicoOvviamente c’è un bel pezzo d’Italia che cerca di vivere e lavorare con onestà e nella legalità e che sostiene col suo lavoro anche la parte peggiore e che subisce ciò che non riesce a cambiare. Il problema non è di singoli comportamenti devianti, ma di un sistema che ha il suo centro nei poteri pubblici. Politica, amministrazioni e aziende pubbliche sono il terreno di conquista che permette di mettere le mani sulla gestione delle entrate e delle spese per distribuire oneri e risorse su alcuni e non su altri. Privilegi, sprechi e ruberie dei singoli sono l’effetto di una conquista che è funzionale a precise scelte politiche che favoriscono sfacciatamente gruppi di interessi e forze sociali usando i poteri pubblici a questo scopo. Tutta la vicenda dell’evasione fiscale apparentemente un nodo inestricabile che nessun governo è mai riuscito a sciogliere diventa comprensibile solo se la si considera per quello che è: una scelta strategica e di sistema magari non proclamata come tale, ma realizzata di fatto con norme, direttive, apparati.

agenzia delle entratePrendiamo per esempio il caso dell’Agenzia delle Entrate una tecnostruttura che dovrebbe essere una delle punte di diamante per l’azione dello Stato e della quale si è molto parlato in questi giorni perché il sottosegretario di una forza politica minore (Zanetti dell’NCD) ha attaccato con inesplicabile durezza il direttore dell’Agenzia Rossella Orlandi. Senza entrare nel merito dei 500 o 600 dirigenti declassati a funzionari ciò che emerge è l’incredibile trascuratezza dei governi rispetto all’Agenzia che pure fu creata per svolgere meglio dei vecchi apparati ministeriali una funzione vitale per lo Stato, ma organizzata nello stesso modo e con le stesse regole. Come è noto si possono ottenere risultati sia con le azioni, sia non agendo e lasciando che le cose accadano quasi automaticamente.

alleanza burocrazia e politicaLa politica e le amministrazioni pubbliche sono oggi il problema. Le vicende del comune di Roma, pur obnubilate dalla telenovela delle dimissioni del sindaco e del divorzio tra Marino e il Pd, dicono chiaramente che lo sbando in cui è lasciata la città risponde all’intreccio di interessi che si sono coagulati nei decenni intorno alla spesa pubblica e al patrimonio degli enti locali (comune, provincia e regione) e delle aziende dei servizi. Garanzia di questi interessi anche criminali (non solo mafia capitale) è la disponibilità degli apparati comunali e delle aziende pubbliche ad assecondarli con azioni e omissioni che hanno bisogno della copertura istituzionale cioè politica.

Sotto accusa è un’intera classe dirigente non pochi malfattori. Nelle cronache giudiziarie colpiscono le cariche delle persone coinvolte: presidenti, manager ( di oggi la notizia che la Corte dei Conti mette sotto processo i vertici della Metro C di Roma per un danno erariale di 270 milioni di euro), dirigenti di amministrazioni pubbliche, esponenti politici (parlamentari, consiglieri regionali, assessori, sindaci, ministri, sottosegretari).

Ormai questa è la principale causa di arretratezza dell’Italia. O la si affronta o il declino è inevitabile

Claudio Lombardi

Rifugiati: l’ esempio della Germania

marcia rifugiati

Dopo anni di opacità, di scelte mancate, di esibizione degli egoismi nazionali nel giro di pochi giorni è accaduto qualcosa che rimarrà nella storia. La Germania ha deciso di applicare l’articolo della sua costituzione che obbliga all’accoglienza dei rifugiati politici e la cifra degli arrivi previsti nei prossimi mesi indicata dalla signora Merkel – 800mila profughi – è di quelle che lasciano senza parole. La Germania è pronta a riceverli e il popolo tedesco si è lanciato in una gara di solidarietà quale non si era mai vista in nessun paese europeo. Quando i tifosi arrivano ad esporre uno striscione allo stadio nel quale si da’ il benvenuto ai rifugiati vuol dire che l’opinione pubblica si è schierata. E non a parole. Le migliaia di profughi che sono arrivati a Monaco dall’Ungheria hanno trovato ad accoglierli non solo polizia e volontari, ma anche tanti semplici cittadini che li applaudono e che cantano l’inno dell’Europa mentre dagli altoparlanti della stazione si da’ loro il benvenuto.

benvenuti rifugiati stadioNo decisamente qualcosa di simile non era mai accaduto. Popolo, apparati statali, organizzazioni di volontariato uniti dallo stesso obiettivo e una leadership del paese capace di guidarli interpretando un sentimento diffuso, ma imprimendogli la forza del potere democratico che l’ha espressa ed inserendolo dentro un progetto politico. Gli estremisti di destra, i razzisti, i nazionalisti ridotti a povera cosa, a residui, quasi inevitabili scarti di una società complessa. Questi sono i fatti.

L’Europa che appariva sorda, muta e inerte viene rivitalizzata e riorientata dall’esempio tedesco e quella bandiera europea alla testa della marcia dei rifugiati in partenza da Budapest dovrebbe riportare tutti alla responsabilità di essere nella parte del mondo più evoluta, più libera, più ricca. Un Occidente del benessere e dei valori di rispetto della dignità umana e della libertà che ha il dovere di non arroccarsi nei propri confini.

invecchiamento popolazioneSi sa, struttura e sovrastruttura, interessi economici e idee e passioni si intrecciano nelle vicende umane. Che alla base della decisione della Germania ci sia il calo demografico previsto nei prossimi decenni che farà mancare milioni di lavoratori ad un’economia gravata dalla crescita della popolazione anziana è probabile. Gli esperti quantificano in 30 milioni questa necessità di mano d’opera per tutta l’Europa. L’invecchiamento della popolazione però è un problema anche nostro, anche di altri paesi. Soltanto la Germania però ha dato un taglio alle incertezze e alle polemiche decidendo di imboccare la strada dell’accoglienza, puntando ad aumentare la popolazione attuale e futura e sfidandosi ad integrare milioni di immigrati. L’accoglienza riservata ai profughi è il primo atto di questa sfida. Non si tratta però solo di un calcolo economico, altrimenti il popolo non si muoverebbe. Si tratta di qualcosa di più profondo che sfugge ai commenti più superficiali e miserevoli.

chiacchiere inutili SalviniChi fino a ieri sbraitava contro i clandestini e spargeva paura e odio verso tutti i migranti ignorando ragioni umanitarie e ragioni economiche oggi pontifica dicendo che è facile per la Germania scegliere i rifugiati e fra questi le famiglie siriane. E perché non l’hanno proposto loro per primi? Gretti, ottusi, dannosi e inutili per l’Italia. Che gente come Salvini possa essere seguito da tanti italiani segna la distanza culturale e civile con il popolo tedesco e condanna l’Italia a non capire i suoi stessi interessi. Si dice anche che il nostro paese, a differenza della Germania, non può permettersi i costi dei salvataggi e dell’accoglienza. Sì certo dato che abbiamo pagato finora i costi di una corruzione diffusa e di un saccheggio dei soldi pubblici che ha preso anche Rom e migranti come ostaggi così come ogni altro settore di intervento pubblico adesso non abbiamo i soldi per fare le politiche giuste. Ma quando si tratta di far lavorare come bestie gli immigrati (ma anche gli italiani) nella nostra agricoltura allora i clandestini diventano molto utili proprio perché clandestini. Anche loro ostaggi di un’arretratezza civile che fa paura.

cambiamento in EuropaComunque forse qualcosa sta cambiando in Europa ed è arrivato il tempo di una maggiore integrazione che vada oltre il livello intergovernativo. Il tema dell’immigrazione è di quelli più difficili da condividere, ma sta tutto dentro il progetto di un rilancio delle economie europee cui non bastano i capitali se poi mancano le energie fresche degli esseri umani che lavorano, creano e popolano i territori. L’economia europea del futuro dovrà inevitabilmente coltivare con maggior cura il proprio mercato interno perché il motore delle esportazioni da solo non basta più. E il mutamento di fronte al quale sta la Cina e del quale percepiamo solo i turbamenti di Borsa.

È indubitabile che le tragedie in corso in Medio Oriente e la spinta a cercare migliori condizioni di vita che muove milioni di persone in Africa e altrove non si risolvono con l’accoglienza in Europa. L’occidente deve prendersi le responsabilità che gli spettano per avere destabilizzato la Libia, la Siria, l’Iraq provocando gli sconvolgimenti da cui fuggono masse di disperati. Ma occorre fare di più perché nel lungo periodo si creino le condizioni per rendere accettabile restare nel proprio paese di nascita.

Sono temi questi ormai analizzati e dibattuti, maturi perché si arrivi alla decisione politica. La politica è stata per anni la grande assente sulle scene nazionali e su quella internazionale sostituita da decisioni frettolose e improvvisate non lungimiranti e senza progetto o da un dominio del denaro costituito in potere sovranazionale autonomo.

Adesso la Germania ha dimostrato che la politica esiste ed è ancora la funzione sociale di guida delle comunità umane e che nessun parametro economico la può sostituire. Anche questo è l’esempio della Germania che dobbiamo saper capire

Claudio Lombardi

Roma è l’Italia

Roma allo sbando

Sembra che una maledizione si sia abbattuta sulla Capitale. Dai trasporti ai rifiuti, dalla pulizia della città al decoro urbano, dalla convivenza tra le persone all’ordine pubblico, dallo stato delle strade all’uso del denaro pubblico, dal funzionamento delle amministrazioni al rispetto della legalità. L’impressione è che non funzioni più nulla e che la città sia allo sbando. Persino l’aeroporto di Fiumicino è colpito da disservizi e disastri che, dolosi o colposi che siano, rivelano grande fragilità e assenza di autorità di governo.

degrado RomaIn questo quadro si continua a porre al centro dell’attenzione la guerra di posizione e di logoramento che vede protagonisti il sindaco Marino, il Pd, gli altri partiti presenti in Consiglio comunale. Marino criticato, Marino sfiduciato da Renzi, Sel che se ne va, gli assessori che si dimettono e quelli che arrivano. Il tutto mettendo sullo sfondo l’analisi delle cause del degrado e le idee per uscirne. Che la cosa sia voluta o meno l’effetto è quello di alimentare una generale insoddisfazione rancorosa e irresponsabile i cui sbocchi sono temibili.

Qualche avvisaglia si è avuta con l’ottuso boicottaggio della metropolitana da parte dei macchinisti i quali, di fronte alla richiesta di fare un orario di lavoro simile a quello dei loro colleghi di Napoli o Milano hanno deliberatamente sabotato il servizio. Rancore e rabbia irresponsabili che hanno suscitato altra rabbia da parte dei passeggeri a cui è stata resa la vita impossibile. Finora si è riusciti a non varcare il confine della violenza, ma ci si è andati vicini.

arrabbiatoRancore e rabbia irresponsabili anche da parte di cittadini che da anni vivono il degrado essendone in parte diventati attori e autori. Il trionfo dell’abuso, il premio al più furbo e al disonesto, l’avanzata del malfattore arrivato a tutti i livelli di potere nella vita cittadina sono andati di pari passo con l’allontanamento dalla legalità e dalle buone regole. L’assenteismo eccezionale e la bassa produttività dei lavoratori nelle aziende comunali fallite (AMA e Atac) e che solo la continua iniezione di capitali pubblici tiene in vita sono sempre stati lo specchio dell’abuso dei livelli dirigenziali. I fatti ne hanno dimostrato l’incapacità e l’attitudine predatoria, con risultati di gestione pessimi, ma con retribuzioni spropositate ottenute grazie alla connivenza di politici interessati solo a consolidare i propri feudi locali.

Il fatto è che il degrado parte sempre dall’alto e diffonderlo in basso serve perché divenga sistema di potere nel quale il grande abuso sia coperto dai mille piccoli abusi di un popolo di clienti legati dalla stessa cultura del disprezzo dello Stato e del saccheggio delle sue risorse.

illegalità di massaIl grande problema di Roma sta qui e vive della complicità di massa tra un popolo abituato a stendere la mano per chiedere favori e privilegi allo stato parallelo dell’illegalità e chi è stato capace di impadronirsi degli strumenti e delle risorse del potere pubblico.

Ovviamente non sempre è stato così e ci sono stati periodi migliori di questo, ma da anni le cose vanno peggiorando. Di fatto fino a ieri a Roma tutto era possibile con la corruzione e l’inchiesta “mafia capitale” ha mostrato solo in minima parte quanto il sistema fosse diffuso e potente.

No, davvero la discussione sul sindaco è veramente misera cosa e rischia di sviare l’attenzione dalla vera natura dei problemi che sono talmente profondi da scoraggiare chiunque. L’unica cosa certa è che la pulizia non si può fare se non c’è la lucida consapevolezza di dover smantellare un sistema di potere fondato su un blocco sociale e di interessi e di ricostruirne un altro che sia il suo opposto.

opinione pubblica romanaAncora una volta Roma si rivela specchio del Paese. Il problema dell’Italia non è lo sforamento dei limiti del deficit per la semplice ragione che tutti gli sforamenti del passato hanno prodotto uno sviluppo imbastardito e un immenso spreco di risorse. In questi giorni si denuncia il sottosviluppo del Mezzogiorno. Ebbene si guardi alla Sicilia e alla fine che hanno fatto i fiumi di capitali pubblici che sono stati bruciati nella fornace del sistema di potere che la governa. Quello è l’esempio di un cancro capace di divorare ben più di ciò che gli si somministra per alimentarlo.

Pensiamo di andare da qualche parte in questo modo? Da ogni parte si invoca un’autorità di governo che prenda in mano la situazione. Magari ci fosse e fosse libera dagli intrecci del passato. Per ora non c’è e in ogni caso non basterà se non ci metterà il suo impegno la maggioranza degli italiani.

Claudio Lombardi

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