Corruzione e truffa, il declino dell’Italia

Le cronache quotidiane dal pianeta Italia, pur ripetendosi con una certa monotonia, riescono a sorprenderci sempre. La corruzione, l’abuso, il furto di denaro pubblico, la violazione delle regole non mancano mai e i soggetti coinvolti ormai coprono tutto l’arco delle componenti della società: politica, amministrazione, imprese, semplici cittadini. Basta citare per titoli i casi delle ultime due-tre settimane: Sanremo (metà dei dipendenti del comune è assenteista e truffa lo Stato), Anas (una dirigente gestisce un giro di tangenti), regione Lombardia (il vice presidente del consiglio regionale arrestato con l’accusa di truffare la sanità), Inps ( truffa di alcuni funzionari per prendere i premi di produzione), appalti per il Giubileo a Roma, arresto del presidente di Rete Ferroviaria Italiana, Ospedale Israelitico di Roma (truffa del SSN con false prestazioni).

corruzione ItaliaTutti casi scoperti grazie alle indagini promosse dalla magistratura. I famosi anticorpi di cui ha parlato Cantone stanno (o si manifestano) quasi soltanto lì. Qualcuno ha mai sentito un politico denunciare qualche suo collega disonesto? No, tutti prendono le distanze dopo. E nelle amministrazioni chi è che si è accorto dei mille casi di corruzione e li ha denunciati? Omertà, scambio tra interessi, paura di subire ritorsioni. E gli imprenditori coinvolti in mille modi nelle spartizioni di finanziamenti e appalti truffaldini li vogliamo dimenticare?

I cittadini osservano, registrano, si adeguano oppure si indignano e protestano. Ma non possono non accorgersi che la disonestà paga sempre perché per un caso che scoprono ne esistono cento che sfuggono. E gli effetti si vedono nel tenore di vita e nella facilità di arrivare con le “scorciatoie” dove gli altri non arrivano. In pratica i disonesti arrivano prima e stanno meglio degli onesti. Il miglior terreno di coltura per una cultura dell’illegalità.

assalto al denaro pubblicoOvviamente c’è un bel pezzo d’Italia che cerca di vivere e lavorare con onestà e nella legalità e che sostiene col suo lavoro anche la parte peggiore e che subisce ciò che non riesce a cambiare. Il problema non è di singoli comportamenti devianti, ma di un sistema che ha il suo centro nei poteri pubblici. Politica, amministrazioni e aziende pubbliche sono il terreno di conquista che permette di mettere le mani sulla gestione delle entrate e delle spese per distribuire oneri e risorse su alcuni e non su altri. Privilegi, sprechi e ruberie dei singoli sono l’effetto di una conquista che è funzionale a precise scelte politiche che favoriscono sfacciatamente gruppi di interessi e forze sociali usando i poteri pubblici a questo scopo. Tutta la vicenda dell’evasione fiscale apparentemente un nodo inestricabile che nessun governo è mai riuscito a sciogliere diventa comprensibile solo se la si considera per quello che è: una scelta strategica e di sistema magari non proclamata come tale, ma realizzata di fatto con norme, direttive, apparati.

agenzia delle entratePrendiamo per esempio il caso dell’Agenzia delle Entrate una tecnostruttura che dovrebbe essere una delle punte di diamante per l’azione dello Stato e della quale si è molto parlato in questi giorni perché il sottosegretario di una forza politica minore (Zanetti dell’NCD) ha attaccato con inesplicabile durezza il direttore dell’Agenzia Rossella Orlandi. Senza entrare nel merito dei 500 o 600 dirigenti declassati a funzionari ciò che emerge è l’incredibile trascuratezza dei governi rispetto all’Agenzia che pure fu creata per svolgere meglio dei vecchi apparati ministeriali una funzione vitale per lo Stato, ma organizzata nello stesso modo e con le stesse regole. Come è noto si possono ottenere risultati sia con le azioni, sia non agendo e lasciando che le cose accadano quasi automaticamente.

alleanza burocrazia e politicaLa politica e le amministrazioni pubbliche sono oggi il problema. Le vicende del comune di Roma, pur obnubilate dalla telenovela delle dimissioni del sindaco e del divorzio tra Marino e il Pd, dicono chiaramente che lo sbando in cui è lasciata la città risponde all’intreccio di interessi che si sono coagulati nei decenni intorno alla spesa pubblica e al patrimonio degli enti locali (comune, provincia e regione) e delle aziende dei servizi. Garanzia di questi interessi anche criminali (non solo mafia capitale) è la disponibilità degli apparati comunali e delle aziende pubbliche ad assecondarli con azioni e omissioni che hanno bisogno della copertura istituzionale cioè politica.

Sotto accusa è un’intera classe dirigente non pochi malfattori. Nelle cronache giudiziarie colpiscono le cariche delle persone coinvolte: presidenti, manager ( di oggi la notizia che la Corte dei Conti mette sotto processo i vertici della Metro C di Roma per un danno erariale di 270 milioni di euro), dirigenti di amministrazioni pubbliche, esponenti politici (parlamentari, consiglieri regionali, assessori, sindaci, ministri, sottosegretari).

Ormai questa è la principale causa di arretratezza dell’Italia. O la si affronta o il declino è inevitabile

Claudio Lombardi

Rifugiati: l’ esempio della Germania

Dopo anni di opacità, di scelte mancate, di esibizione degli egoismi nazionali nel giro di pochi giorni è accaduto qualcosa che rimarrà nella storia. La Germania ha deciso di applicare l’articolo della sua costituzione che obbliga all’accoglienza dei rifugiati politici e la cifra degli arrivi previsti nei prossimi mesi indicata dalla signora Merkel – 800mila profughi – è di quelle che lasciano senza parole. La Germania è pronta a riceverli e il popolo tedesco si è lanciato in una gara di solidarietà quale non si era mai vista in nessun paese europeo. Quando i tifosi arrivano ad esporre uno striscione allo stadio nel quale si da’ il benvenuto ai rifugiati vuol dire che l’opinione pubblica si è schierata. E non a parole. Le migliaia di profughi che sono arrivati a Monaco dall’Ungheria hanno trovato ad accoglierli non solo polizia e volontari, ma anche tanti semplici cittadini che li applaudono e che cantano l’inno dell’Europa mentre dagli altoparlanti della stazione si da’ loro il benvenuto.

benvenuti rifugiati stadioNo decisamente qualcosa di simile non era mai accaduto. Popolo, apparati statali, organizzazioni di volontariato uniti dallo stesso obiettivo e una leadership del paese capace di guidarli interpretando un sentimento diffuso, ma imprimendogli la forza del potere democratico che l’ha espressa ed inserendolo dentro un progetto politico. Gli estremisti di destra, i razzisti, i nazionalisti ridotti a povera cosa, a residui, quasi inevitabili scarti di una società complessa. Questi sono i fatti.

L’Europa che appariva sorda, muta e inerte viene rivitalizzata e riorientata dall’esempio tedesco e quella bandiera europea alla testa della marcia dei rifugiati in partenza da Budapest dovrebbe riportare tutti alla responsabilità di essere nella parte del mondo più evoluta, più libera, più ricca. Un Occidente del benessere e dei valori di rispetto della dignità umana e della libertà che ha il dovere di non arroccarsi nei propri confini.

invecchiamento popolazioneSi sa, struttura e sovrastruttura, interessi economici e idee e passioni si intrecciano nelle vicende umane. Che alla base della decisione della Germania ci sia il calo demografico previsto nei prossimi decenni che farà mancare milioni di lavoratori ad un’economia gravata dalla crescita della popolazione anziana è probabile. Gli esperti quantificano in 30 milioni questa necessità di mano d’opera per tutta l’Europa. L’invecchiamento della popolazione però è un problema anche nostro, anche di altri paesi. Soltanto la Germania però ha dato un taglio alle incertezze e alle polemiche decidendo di imboccare la strada dell’accoglienza, puntando ad aumentare la popolazione attuale e futura e sfidandosi ad integrare milioni di immigrati. L’accoglienza riservata ai profughi è il primo atto di questa sfida. Non si tratta però solo di un calcolo economico, altrimenti il popolo non si muoverebbe. Si tratta di qualcosa di più profondo che sfugge ai commenti più superficiali e miserevoli.

chiacchiere inutili SalviniChi fino a ieri sbraitava contro i clandestini e spargeva paura e odio verso tutti i migranti ignorando ragioni umanitarie e ragioni economiche oggi pontifica dicendo che è facile per la Germania scegliere i rifugiati e fra questi le famiglie siriane. E perché non l’hanno proposto loro per primi? Gretti, ottusi, dannosi e inutili per l’Italia. Che gente come Salvini possa essere seguito da tanti italiani segna la distanza culturale e civile con il popolo tedesco e condanna l’Italia a non capire i suoi stessi interessi. Si dice anche che il nostro paese, a differenza della Germania, non può permettersi i costi dei salvataggi e dell’accoglienza. Sì certo dato che abbiamo pagato finora i costi di una corruzione diffusa e di un saccheggio dei soldi pubblici che ha preso anche Rom e migranti come ostaggi così come ogni altro settore di intervento pubblico adesso non abbiamo i soldi per fare le politiche giuste. Ma quando si tratta di far lavorare come bestie gli immigrati (ma anche gli italiani) nella nostra agricoltura allora i clandestini diventano molto utili proprio perché clandestini. Anche loro ostaggi di un’arretratezza civile che fa paura.

cambiamento in EuropaComunque forse qualcosa sta cambiando in Europa ed è arrivato il tempo di una maggiore integrazione che vada oltre il livello intergovernativo. Il tema dell’immigrazione è di quelli più difficili da condividere, ma sta tutto dentro il progetto di un rilancio delle economie europee cui non bastano i capitali se poi mancano le energie fresche degli esseri umani che lavorano, creano e popolano i territori. L’economia europea del futuro dovrà inevitabilmente coltivare con maggior cura il proprio mercato interno perché il motore delle esportazioni da solo non basta più. E il mutamento di fronte al quale sta la Cina e del quale percepiamo solo i turbamenti di Borsa.

È indubitabile che le tragedie in corso in Medio Oriente e la spinta a cercare migliori condizioni di vita che muove milioni di persone in Africa e altrove non si risolvono con l’accoglienza in Europa. L’occidente deve prendersi le responsabilità che gli spettano per avere destabilizzato la Libia, la Siria, l’Iraq provocando gli sconvolgimenti da cui fuggono masse di disperati. Ma occorre fare di più perché nel lungo periodo si creino le condizioni per rendere accettabile restare nel proprio paese di nascita.

Sono temi questi ormai analizzati e dibattuti, maturi perché si arrivi alla decisione politica. La politica è stata per anni la grande assente sulle scene nazionali e su quella internazionale sostituita da decisioni frettolose e improvvisate non lungimiranti e senza progetto o da un dominio del denaro costituito in potere sovranazionale autonomo.

Adesso la Germania ha dimostrato che la politica esiste ed è ancora la funzione sociale di guida delle comunità umane e che nessun parametro economico la può sostituire. Anche questo è l’esempio della Germania che dobbiamo saper capire

Claudio Lombardi

Roma è l’Italia

Sembra che una maledizione si sia abbattuta sulla Capitale. Dai trasporti ai rifiuti, dalla pulizia della città al decoro urbano, dalla convivenza tra le persone all’ordine pubblico, dallo stato delle strade all’uso del denaro pubblico, dal funzionamento delle amministrazioni al rispetto della legalità. L’impressione è che non funzioni più nulla e che la città sia allo sbando. Persino l’aeroporto di Fiumicino è colpito da disservizi e disastri che, dolosi o colposi che siano, rivelano grande fragilità e assenza di autorità di governo.

degrado RomaIn questo quadro si continua a porre al centro dell’attenzione la guerra di posizione e di logoramento che vede protagonisti il sindaco Marino, il Pd, gli altri partiti presenti in Consiglio comunale. Marino criticato, Marino sfiduciato da Renzi, Sel che se ne va, gli assessori che si dimettono e quelli che arrivano. Il tutto mettendo sullo sfondo l’analisi delle cause del degrado e le idee per uscirne. Che la cosa sia voluta o meno l’effetto è quello di alimentare una generale insoddisfazione rancorosa e irresponsabile i cui sbocchi sono temibili.

Qualche avvisaglia si è avuta con l’ottuso boicottaggio della metropolitana da parte dei macchinisti i quali, di fronte alla richiesta di fare un orario di lavoro simile a quello dei loro colleghi di Napoli o Milano hanno deliberatamente sabotato il servizio. Rancore e rabbia irresponsabili che hanno suscitato altra rabbia da parte dei passeggeri a cui è stata resa la vita impossibile. Finora si è riusciti a non varcare il confine della violenza, ma ci si è andati vicini.

arrabbiatoRancore e rabbia irresponsabili anche da parte di cittadini che da anni vivono il degrado essendone in parte diventati attori e autori. Il trionfo dell’abuso, il premio al più furbo e al disonesto, l’avanzata del malfattore arrivato a tutti i livelli di potere nella vita cittadina sono andati di pari passo con l’allontanamento dalla legalità e dalle buone regole. L’assenteismo eccezionale e la bassa produttività dei lavoratori nelle aziende comunali fallite (AMA e Atac) e che solo la continua iniezione di capitali pubblici tiene in vita sono sempre stati lo specchio dell’abuso dei livelli dirigenziali. I fatti ne hanno dimostrato l’incapacità e l’attitudine predatoria, con risultati di gestione pessimi, ma con retribuzioni spropositate ottenute grazie alla connivenza di politici interessati solo a consolidare i propri feudi locali.

Il fatto è che il degrado parte sempre dall’alto e diffonderlo in basso serve perché divenga sistema di potere nel quale il grande abuso sia coperto dai mille piccoli abusi di un popolo di clienti legati dalla stessa cultura del disprezzo dello Stato e del saccheggio delle sue risorse.

illegalità di massaIl grande problema di Roma sta qui e vive della complicità di massa tra un popolo abituato a stendere la mano per chiedere favori e privilegi allo stato parallelo dell’illegalità e chi è stato capace di impadronirsi degli strumenti e delle risorse del potere pubblico.

Ovviamente non sempre è stato così e ci sono stati periodi migliori di questo, ma da anni le cose vanno peggiorando. Di fatto fino a ieri a Roma tutto era possibile con la corruzione e l’inchiesta “mafia capitale” ha mostrato solo in minima parte quanto il sistema fosse diffuso e potente.

No, davvero la discussione sul sindaco è veramente misera cosa e rischia di sviare l’attenzione dalla vera natura dei problemi che sono talmente profondi da scoraggiare chiunque. L’unica cosa certa è che la pulizia non si può fare se non c’è la lucida consapevolezza di dover smantellare un sistema di potere fondato su un blocco sociale e di interessi e di ricostruirne un altro che sia il suo opposto.

opinione pubblica romanaAncora una volta Roma si rivela specchio del Paese. Il problema dell’Italia non è lo sforamento dei limiti del deficit per la semplice ragione che tutti gli sforamenti del passato hanno prodotto uno sviluppo imbastardito e un immenso spreco di risorse. In questi giorni si denuncia il sottosviluppo del Mezzogiorno. Ebbene si guardi alla Sicilia e alla fine che hanno fatto i fiumi di capitali pubblici che sono stati bruciati nella fornace del sistema di potere che la governa. Quello è l’esempio di un cancro capace di divorare ben più di ciò che gli si somministra per alimentarlo.

Pensiamo di andare da qualche parte in questo modo? Da ogni parte si invoca un’autorità di governo che prenda in mano la situazione. Magari ci fosse e fosse libera dagli intrecci del passato. Per ora non c’è e in ogni caso non basterà se non ci metterà il suo impegno la maggioranza degli italiani.

Claudio Lombardi

La medicina della partecipazione

La situazione economica, politica, sociale ma anche morale di Roma e dell’Italia è sotto gli occhi di tutti. Tante sono le cause, ma una è forse la più importante: la violazione costante delle regole.

A tutti i livelli ci sono esempi di prevaricazione, comportamenti illegali, mancanza di trasparenza, lassismo, disinteresse, incompetenza, mortificazione del merito, inefficienza, connivenza, omertà.

Tutto questo crea caos, opportunismo, avvilimento, populismo e genera anche grandi disuguaglianze e precarietà.

baratro della corruzioneBisogna riconoscere che la corruzione è una degenerazione di sistema e non un incidente di percorso. Occorre quindi agire sul sistema che è fatto anche di cultura e di comportamenti sociali ed individuali. Per questo l’unica maniera per farlo è coinvolgere i cittadini nella gestione della “Cosa Pubblica” facendo una battaglia culturale per anteporre il bene comune all’interesse individuale.

Parliamo quindi di PARTECIPAZIONE, ma una partecipazione che nasca da una rivoluzione culturale profonda che porti a superare i limiti di una democrazia rappresentativa che non riesce più a governare i fenomeni sociali legati a società multiculturali, globalizzate, frammentate, con sempre meno riferimenti condivisi, in continua e veloce trasformazione.

distacco cittadini politicaQuesto ha determinato un distacco tra cittadini e politica perché questa spessissimo si dimostra lontana e in ritardo rispetto ai problemi reali e alle esigenze dell’interesse generale cui dovrebbe rispondere.

E se in passato le minoranze finivano per accettare le decisioni della maggioranza ora, quelle stesse minoranze, si oppongono, rifiutano le decisioni prese contro di loro creando gravi problemi a tutta la gestione politico-amministrativa.

Sono molto note due frasi legate alla resistenza messa in atto dalle minoranze che ritengono di essere state escluse dai processi decisionali:

  • “non nel mio cortile” (conosciuta come sindrome NIMBY – Not In My Back Yard)
  • “niente per noi senza di noi” (nothing for us without us).

partecipareIn tutto il mondo sono in atto tentativi per integrare la democrazia rappresentativa, per la quale non si intravedono radicali alternative, con forme di partecipazione che vengono declinate come Democrazia Partecipata, Democrazia Emergente, Democrazia Deliberativa, Democrazia Digitale. Sono tutte sigle in divenire, per le quali è difficile trovare definizioni univoche e consolidate.

La rivoluzione culturale sulla quale deve fondarsi la partecipazione deve riguardare tutti: cittadini, politici e pubblica amministrazione. Devono cambiare i rapporti tra queste entità che ora sono profondamente divise e diffidenti le une verso le altre.

La partecipazione deve avvenire nel rispetto dei ruoli:

  • Ai Cittadini il diritto di essere informati con chiarezza e trasparenza, di essere ascoltati, di poter avanzare proposte, richieste, progetti, di poter esercitare un controllo.
  • Agli Eletti ed alla P.A. l’onere e l’onore di gestire, di scegliere ed assumere decisioni motivate.

La partecipazione non è lobbismo, non è assemblearismo, non è contrattazione di vantaggi.

coinvolgimento cittadini La partecipazione è informazione trasparente, è presa di coscienza, è assunzione di responsabilità, è analisi degli interessi per aumentare il numero delle soluzioni adottabili.

La partecipazione è confronto basato sull’ascolto di tutti partendo dall’assunto che l’altro ha le sue ragioni.

Sono cose facili da dirsi ma non da concretizzarsi. Le resistenze saranno forti e in molti dentro le Istituzioni penseranno che irrigidendo le procedure si possa meglio mettere ordine in quella che appare una situazione fuori controllo.

Errore. Una partecipazione convinta può dare più forza di qualsiasi irrigidimento. Lo scopo è velocizzare le scelte e ottimizzare i risultati dando soddisfazione a tutti i soggetti coinvolti.

Sembra un’utopia, ma è, invece, una necessità di riequilibrio di società con troppa disuguaglianza e disunite sui principi fondamentali e sui valori

Maurizio Colace

Il grande spreco della sinistra romana

La sinistra a Roma non aveva mai governato. Nel 1976 ci fu il sorpasso dei voti del PCI sulla DC e venne eletto il primo sindaco non democristiano dell’era repubblicana: lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan. Muore Argan e gli succede Luigi Petroselli che rimarrà in carica fino alla sua morte nel 1981. Nel frattempo alle elezioni comunali del 1981 il PCI aumenta ancora la sua percentuale di voti e il ricordo del sindaco Petroselli resterà come un punto di riferimento della capacità di governare una realtà complessa come il comune di Roma alla testa dei cittadini e non sopra i cittadini. Lo sostituì Ugo Vetere che fece il suo dovere fino in fondo da gran lavoratore qual’era.

Nelle elezioni successive la sinistra perdette la maggioranza e la riconquistò solo nel 1993, ma con un sistema elettorale diverso che sposterà la scelta del sindaco dal Consiglio comunale al voto diretto degli elettori. Francesco Rutelli della Federazione dei verdi vinse sul suo avversario Gianfranco Fini. Nel 1997 fu confermato Rutelli con oltre il 60% dei voti. Ancora vittorie elettorali del centro sinistra con Walter Veltroni nel 2001 e nel 2006 quando eguagliò il record di Rutelli con il 61,4% dei voti.

alemanno sindacoNel 2008 questa successione di sindaci di sinistra-centro sinistra si interrompe e vince Alemanno. Nel 2013, dopo cinque anni di “cura” Alemanno, i romani capovolgono di nuovo la situazione e portano al Campidoglio un candidato che si presenta con lo slogan “non è politica è Roma”. Peccato che quel candidato – Ignazio Marino – fosse stato inventato dalle alchimie di un Pd in preda alle lotte di potere, poco sensibile alle motivazioni profonde che avevano cambiato gli orientamenti del corpo elettorale e concentrato invece sugli interessi dei propri gruppi dirigenti e degli eletti. Forse questi stessi credettero di poter gestire facilmente il nuovo sindaco e al suo rifiuto nacque quell’ostilità tra il Pd e Marino che, senza l’esplosione di “mafia capitale”, avrebbe già probabilmente portato a nuove elezioni.

Mettere al centro il solo Pd, tuttavia, significa non voler vedere che il “capolavoro” in negativo di tutta la politica romana degli ultimi 60 anni (con la significativa eccezione delle giunte Argan, Petroselli e Vetere) è stato di avvolgere la città in una rete di corruzione trasversale a bassa, media e alta intensità che ha finito per emarginare l’interesse generale dando forza alla cultura del clientelismo e dell’illegalità. La colpa inescusabile della sinistra dal 1993 in poi è stata quella di seguire questo andazzo arrivando a confondere progressivamente gli interessi personali dei suoi dirigenti e dei suoi eletti con quelli del partito fino a farli coincidere in un’unica cultura e prassi di governo.

il cammino della sinistra romanaDal 1993 ad oggi la sinistra romana si è giocata un patrimonio di fiducia e di buona reputazione mettendo in ombra anche le tante cose buone che sono state fatte. La tragedia italiana è che dalla destra ci si è sempre aspettati violazione delle regole, clientelismo, sprechi e ruberie, quasi fosse l’inevitabile soddisfazione di istinti diffusi nella propria base elettorale che considerava naturale lo scambio di favori tra politici e cittadini.

Ma la sinistra doveva essere un’altra cosa. A un certo punto, invece, la sinistra ha seguito la destra. La diversità rivendicata da Berlinguer all’inizio degli anni ’80, la sua lucida e impietosa analisi sulla degenerazione del sistema dei partiti sono state travolte da un’assimilazione di metodi e di comportamenti che all’inizio sembravano quasi una protezione della propria parte politica. Ma che alla fine hanno portato alla condivisione e alla spartizione con gli avversari del bottino rappresentato dalla spesa pubblica e dai posti di lavoro controllati dalla politica. In realtà la magistratura ha colpito una piccola parte delle illegalità, gli altri ci hanno solo guadagnato. E l’esempio ha fatto scuola.

Che si arrivi alle elezioni subito o alla scadenza naturale non è, a questo punto, decisivo. Anzi pretendere che si parta dalla caduta di Marino rischia di colpire il bersaglio dei mafiosi e non loro stessi. Conta molto di più che la pulizia dai corrotti e dai disonesti sia radicale. Ma si sappia che i raggiri e i trucchetti sono tutti scoperti e nessun signore delle tessere potrà più convincere i romani. Forse la politica romana riuscirà a rifondarsi, ma l’impressione è che questa volta si partirà da zero

Claudio Lombardi

Mafia capitale: ancora una conferma

Almeno due capigruppo, presidente del consiglio comunale, assessore, i loro più diretti collaboratori, un capo dipartimento, un presidente di commissione consiliare, consiglieri comunali, il presidente di municipio di Ostia, un direttore di dipartimento, dirigenti di cooperative “rosse” e “bianche” (Lega Coop e la Cascina), un costruttore. Questo un elenco sintetico e ancora provvisorio degli ultimi arrestati ed indagati per “Mafia capitale“ l’inchiesta partita alcuni mesi fa e che già aveva portato all’arresto dei capi dell’organizzazione, Buzzi e Carminati.

mafia politicaNiente di sorprendente, ma solo una conferma che gruppi affaristico – criminali con agganci politici assolutamente trasversali erano arrivati a controllare il comune di Roma. Prima di “Mafia capitale” però bisogna ripensare a tutte le inchieste e agli scandali e microscandali che si sono susseguiti nel corso degli anni coinvolgendo anche solo singoli settori dell’amministrazione comunale e di singoli municipi romani. Il quadro disastroso che ne emerge dice che i gangli fondamentali dell’amministrazione che gestisce la capitale d’Italia erano sotto il controllo di bande criminali e che la corruzione era il metodo di governo normalmente praticato a tutti i livelli.

corruzione in manetteSignifica che sono tutti corrotti? No, accadeva a Roma ciò che è accaduto su scala nazionale: la parte buona sistematicamente soccombeva di fronte all’intraprendenza, alla determinazione, all’organizzazione della parte cattiva. Con l’acquiescenza e la complicità di buona parte dei partiti politici molto disinteressati all’onestà di chi dava la scalata alle cariche e ai posti nelle istituzioni e molto disponibili ad accogliere e a promuovere chi portava voti e soldi. Soldi che molto spesso arrivavano da cooperative e imprese in affari col comune. Tanti soldi distribuiti a pioggia per comprare le persone, sia quelle con cariche politiche che con incarichi amministrativi, oppure anche solo per acquisire la loro amicizia magari con finanziamenti alle campagne elettorali.

Uno schema semplice tutto sommato già praticato nelle regioni dove mafia, camorra e ‘ndrangheta avevano scoperto che la strada più breve per arrivare a rubare i soldi pubblici era scendere direttamente in politica con i propri candidati e comprare i vertici delle amministrazioni regionali e locali, ma soprattutto, preparare il terreno disattivando i meccanismi della legalità e sostituendoli con quelli della corruzione e dell’arbitrio.

no alla corruzioneE i cittadini in questo quadro che posto hanno? Quello di clienti sicuramente a cui possono venir concessi favori dietro pagamento. O quello di rancorosi spettatori, consapevoli e impotenti a cambiare le cose.

Inutile dire che questo è il vero cancro che mina le basi dello sviluppo del nostro Paese perché, ormai, sembra di fare retorica tanto è ovvio.

La domanda che ogni cittadino comune si fa è sempre la stessa: “che fare?”. Pure le risposte sono sempre le stesse: impegnarsi nel proprio piccolo perché cambi la mentalità, perché siano additati al disprezzo i corrotti, perché siano premiati gli onesti. Non arrendersi, far sentire la propria voce, non rassegnarsi. Organizzarsi entrando nei partiti e nei movimenti cercando di cambiare la politica dall’interno. Tenere gli occhi aperti e pretendere che le informazioni circolino sempre

C.L.

Scandalo opere pubbliche: Renzi è ora di cambiare verso

scadalo opere pubbliche“Dopo che hai dato la sponsorizzazione per Nencini lo abbiamo fatto viceministro. Ora parlagli e digli che non rompa i coglioni. E, comunque, complimenti, sei sempre più coperto..”

Così parlò il ministro Lupi in una telefonata con Ercole Incalza ora arrestato, ma per tanti anni incontrastato crocevia di tutte le grandi opere pubbliche. Basterebbe questa telefonata di cui dobbiamo dire grazie alle “sante” intercettazioni per cancellare Lupi dal panorama politico italiano per sempre con le sue dimissioni o cacciandolo dal governo. Il suo linguaggio è quello di un gangster che si rivolge ad un capobanda al di sopra di lui o, se volete, di un mafioso che parla con altro mafioso. Il che in Italia non sarebbe nemmeno poi tanto strano.

Non ci sono scuse e i fatti sono talmente chiari che nessuna via d’uscita è consentita. Lupi deve essere mandato via dal Governo. La fiducia è cosa diversa da una condanna penale e la fiducia Lupi non la merita più. È ridicolo che Renzi si arrampichi sugli specchi dicendo che il suo governo ha messo da parte Incalza. Messo da parte? Dopo il pensionamento ha avuto un contratto di consulenza con una norma scritta apposta per lui. Di cosa ha da vantarsi Renzi? È purtroppo ridicolo e patetico anche avanzare come dimostrazione della buona volontà del governo tirare in ballo la legge anticorruzione e la nomina di Cantone a capo dell’Autorità anticorruzione. Quante leggi sono state beffate e quante brave persone raggirate da un sistema di potere che tiene in pugno lo Stato? E poi non si tratta di quella legge che non si riesce a far approvare in Parlamento? Perché Renzi non ci mette sopra un bel voto di fiducia?

corruzione burocrazia politicaÈ anche superfluo parlare delle accuse della magistratura tanto siamo diventati esperti dei meccanismi con i quali si fanno lievitare i costi delle opere pubbliche e della corruzione che ci gira intorno. Nel caso di Incalza, come già è stato per tante altre inchieste (ricordiamo quella su Bertolaso, Balducci, Anemone?), ad essere sotto accusa sono le persone che comandano realmente nelle pubbliche amministrazioni, sono le persone che scrivono le leggi, i regolamenti, le circolari, che firmano gli ordini di pagamento, che dispongono del potere di spesa. I politici appaiono fantocci nelle loro mani, imbelli e, tutto sommato, indifesi.

cambiare verso nei fattiL’ultima cosa a cui ci si può appellare in questo ennesimo caso di corruzione organizzata ai vertici dello Stato è la prudenza. “Dobbiamo valutare, verifichiamo, aspettiamo, fino a sentenza definitiva nessuno è colpevole” ecc ecc.. No chi pronuncia queste frasi o non si rende conto che siamo in Italia o è imbelle o è complice. Quando si tratta di scelte politiche le decisioni devono essere rapide e chiare. Chi con linguaggio felpato cerca di scansare i problemi è parte del problema.

L’Italia e gli italiani hanno già pagato e stanno pagando ogni giorno il prezzo della corruzione. Di tasca loro e con le difficoltà di vivere e lavorare in questo paese. Pagano con i soldi delle tasse fra le più alte al mondo per servizi e amministrazioni pubbliche inefficienti e pagano con un’economia inquinata dalla corruzione e dalle mafie che del sistema di potere corrotto fanno parte.

È ora veramente di cambiare verso, non a chiacchiere, ma dimostrando di saperlo fare. Se Renzi non dimostrerà di saperlo e volerlo fare, se tenterà di coprire il sistema di potere della buropolitica gli italiani non lo voteranno più. Non ci sono più le ideologie e non ci sono leader intramontabili. Il consenso bisogna guadagnarselo

Claudio Lombardi

Il brodo di coltura della corruzione

il blog di claudio lombardiChe la corruzione sia una delle più pesanti palle al piede dell’Italia lo sappiamo. Non tutti sono corrotti, però: una gran parte degli italiani è fatta di persone oneste e pulite. Magari non si vedono, non fanno notizia, ma vivono la loro vita al meglio secondo valori e principi giusti. Non tutti, però, riescono ad evitare di entrare in contatto con l’illegalità e con la corruzione in una delle sue innumerevoli manifestazioni.

Nulla di clamoroso, sia chiaro, soltanto situazioni nelle quali non rispettare le regole è la scorciatoia più semplice per risolvere piccoli (e meno piccoli) problemi della vita quotidiana. Forse non tutti ricordano cosa significava un paio di decenni fa svolgere una pratica al Catasto. Un’impresa da addetti ai lavori non da comuni cittadini. E se si voleva raggiungere un risultato (magari una semplice voltura per successione) si riceveva il consiglio di non fare da soli, ma di rivolgersi a chi conosceva i modi per accorciare i tempi e per non fare errori. A pagamento.

Guardiamo al Catasto come è oggi (almeno dal mio punto di osservazione romano). Chiunque può effettuare volture, registrazioni e ogni altro adempimento al modico prezzo di qualche ora (a volte di più, a volte di meno) di fila.

Che significa questo esempio? Che la corruzione e l’illegalità hanno bisogno di complicazioni normative e di inefficienza burocratica. Questo è il loro brodo di coltura. Accanto a pene severe bisogna porre tantissima attenzione a non costringere il cittadino ad umiliarsi di fronte alle burocrazie. Semplificare, imporre la trasparenza, impegnarsi per l’efficienza anche a costo di litigare con il corporativismo dei sindacati. Queste le basi di una seria lotta alla corruzione e all’illegalità. Fino a quando un onesto cittadino sarà costretto a chiedere per favore ciò che gli spetta per diritto sarà inutile inasprire le pene e emettere altisonanti proclami di lotta alla corruzione perché i corrotti si faranno scudo degli onesti

L’infinita luna di miele tra l’Italia e la Corruzione (di Salvatore Sinagra)

Italia e corruzioneL’Italia appare di nuovo sconvolta e indignata per la corruzione. Nel giro di pochi giorni è esploso il caso dei torbidi intrecci tra politica, settori delle amministrazioni e criminalità a Roma. Contemporaneamente la classifica europea sulla corruzione realizzata da Transparency International ha inserito l’Italia nei primi posti tra i paesi più corrotti d’Europa (insieme con Romania, Bulgaria e Grecia).

Possiamo far finta di nulla? No non si può più perché è sempre più evidente la stretta relazione che c’è tra corruzione e declino del Paese.

E pensare che una giornalista del New York Times, Rachel Donadio, mesi fa, definiva inconcepibile che dopo anni di tagli e di profonda crisi in Italia vi fosse ancora troppa tolleranza nei confronti dei fenomeni corruttivi. Già, proprio la tolleranza invocata da chi, dopo le alluvioni in Liguria, incolpava le norme anticorruzione di ostacolare i lavori di messa in sicurezza del territorio.

Il fallimento dell’austerità in Europa è ormai evidente e da più parti si manifesta con più forza la richiesta di una maggiore solidarietà tra i paesi europei. Ogni scandalo che scoppia in uno dei paesi europei ritenuti più a rischio deficit è un colpo che demolisce questa richiesta. La corruzione erode la credibilità e minaccia persino la coesione nazionale: tutti i paesi europei che nella classifica di Transparency International fanno peggio dell’Italia sono nazioni che rischiano di spaccarsi.

rischio degrado ItaliaNon meno sconfortante è l’analisi delle ricadute economiche.

I profeti del mantra “ce lo chiede l’Europa” e “ce lo chiedono i mercati” sembra non si siano mai resi conto della centralità della questione corruzione.

Invece la questione licenziamenti sì che è diventata centrale. Si è detto che l’Italia doveva diventare più simile ad Olanda, Germania e paesi scandinavi. Eppure le classifiche compilate dell’OCSE non hanno mai misurato grandi differenze nella difficoltà di licenziare tra l’Italia e i “nordici”. Le grandi differenze ci sono, invece, nel rispetto delle regole: Transparency International ci ricorda che i dieci paesi dell’Europa che funziona meglio si classificano anche tra i quindici paesi meno corrotti al mondo.

corruzione minaccia all'economiaIn un libro del 2012, “Il riscatto”, Nani Beccalli Falco e Antonio Calabrò, due uomini d’impresa, sottolineano che il “corto circuito tra burocrazia e corruzione” limita la capacità dell’Italia di attrarre investimenti molto più della pressione fiscale o della normativa sui licenziamenti. Un grande gruppo che maneggia grandi investimenti non è impaurito tanto dal fisco italiano, quanto dal rischio che oltre le tasse legali debba pagare le tasse occulte che nascono dalle distorsioni e dall’inefficienza generale del sistema.

Per questo Raffaele Cantone ci ricorda che la corruzione spinge le migliori imprese italiane a puntare su commesse estere e causa la fuga di cervelli; aggiunge inoltre che non ha senso sperare che “l’Europa ci chieda” di fare la lotta alla corruzione, serve trovare anticorpi all’interno del sistema Italia.

Ventidue anni dopo Tangentopoli è, però, doveroso chiedersi dove possano essere questi anticorpi. La rottamazione non sembra aver dato lo scossone sperato al paese. Nemmeno la cosiddetta antipolitica sembra sia riuscita a far più che dare una scossa alla politica tradizionale.

corruzione di massaIntanto la Corte dei conti stima la corruzione in Italia in 60 miliardi, la metà di quella che si quantifica si abbatta sull’intera Europa. Ma non è il dato quantitativo che spaventa bensì quello che qualifica la corruzione come un fenomeno di massa.

In questa situazione non sarà facile trovare gli anticorpi che invoca Cantone, ma è necessario provare. L’alternativa, ormai è chiaro, è il default.

Sarà necessario inasprire le pene contro i reati mafiosi e di corruzione e varare una legge sulle lobby, sarà necessario fare tesoro del lavoro dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, sarà necessario evitare che pericolosi pregiudicati possano riciclarsi nel sottobosco della politica che è diventato persino più redditizio di altre attività criminali. Per far questo, però, ci serve una nuova classe dirigente di cui la parte politica rappresenta solo un pezzo. La luna di miele tra l’Italia e la corruzione deve finire.

Salvatore Sinagra

Qualcuno ricorda lo spread?

Bella giornata oggi. Bella per il tempo e bella perchè fra tante notizie preoccupanti ce n’è una rassicurante: il famoso spread è sceso a 122 punti e di conseguenza sono scesi anche i tassi sui titoli del debito pubblico (ora a meno del 2%) che continuano ad essere piazzati sui mercati. Già perché lo Stato continua ad avere bisogno di prestiti e la spesa per interessi continua a pesare sui conti pubblici. Risparmiarne un po’  è importante, giusto?

Bene, allora vogliamo ricordarlo che anche questa è una conseguenza dell’euro e dell’azione della BCE o ci interessa parlarne solo quando le cose vanno male? Tanto per rinfrescare la memoria a novembre 2011 lo spread era oltre 570. Bella differenza, no? Bene tornano i tassi bassi che avemmo per anni dall’ingresso nell’euro e noi che faremo di questa fortuna?

Domandiamocelo perché non dovremmo sprecare questa occasione come fu sprecata quella degli anni d’oro del berlusconismo che segnarono l’aumento della spesa pubblica poi rivelatasi il pozzo senza fondo delle cricche e delle bande. Lo scandalo di mafia capitale ci ricorda che il pericolo c’è sempre e che è inutile fare sacrifici o fare ancora più debiti per ingrassare i corrotti e i banditi

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