La democrazia digitale del M5S

L’intervento di Davide Casaleggio sulla democrazia digitale pubblicato dal Washington Post ha coinciso con lo scandalo del furto dei dati di 50 milioni di utenti di Facebook da parte di Cambridge Analytica (finalizzato al loro utilizzo nelle presidenziali americane). Sicuramente si tratta di due usi diversi dello stesso strumento eppure c’è un’oggettiva convergenza su alcuni punti. La formazione dell’opinione attraverso internet di per sé tende a semplificare e spinge verso un’estremizzazione delle posizioni e delle convinzioni. Salta il passaggio del confronto diretto, mette da parte le procedure, elimina le gerarchie e appiattisce le competenze. Su internet, infatti, conta la frequenza dei contatti. Un incompetente dotato degli strumenti appropriati è in grado di attirare l’attenzione e orientare l’opinione di chi lo segue senza dover rispondere a nessuno, senza contraddittorio, senza verifiche. In questo modo la formazione di un’opinione è unidirezionale e punta direttamente ad un sì o ad un no. Determinante è quindi la funzione di organizzazione e di gestione degli snodi della rete. Se si parla di informazione e di partecipazione è facile instradarla in canali predeterminati da chi controlla i dati. Per questo è così importante, nel caso del M5S, il ruolo della piattaforma informatica gestita dall’associazione Rousseau. Lo ricorda lo stesso Casaleggio nella sua lettera al Washington Post, non chiarendo, ovviamente, che questa è nel suo pieno controllo e non risponde ad altri che a lui stesso.

Parlare di democrazia digitale ignorando questi aspetti inquietanti non è corretto. Internet è uno strumento, ma anche con le migliori intenzioni è difficile garantire la massima trasparenza ed affidabilità di ciò che viene immesso in rete e di come viene gestito. È uno strumento di comunicazione di una potenza sconosciuta nelle epoche passate, ma anche di una pericolosità estrema perché permette la creazione di una realtà virtuale che rivolgendosi all’osservatore isolato davanti allo schermo è in grado di manipolare le menti. Non è forse questa l’epoca dell’intervento russo in una campagna presidenziale americana a sostegno di Trump attraverso la costruzione di notizie false e la loro diffusione a milioni di americani?

Il metodo ormai è collaudato. Lo descrive un rappresentante di Cambridge Analytica ad un giornalista che si è finto suo possibile cliente: “Non bisogna mai condurre una campagna politica sui fatti, ma sulle emozioni e le paure”. “Bisogna analizzare gli utenti per comprendere le loro paure inespresse e bombardarli su quelle per evocarle e portarle alla coscienza”. Non sembra che parli della nostra recente campagna elettorale?

Tornando al M5S, è vero che questo movimento è cresciuto grazie alla rete, ma è vero anche che si è fatto forte di una comunicazione che ha esasperato l’emotività degli italiani. Esempi il “vaffa day” e l’aggressività verbale di Grillo nei confronti di quelli che venivano additati nei suoi interventi pubblici e nei sui scritti sul blog come nemici da condannare innanzitutto per indegnità morale. Ma la possibilità di urlare non è democrazia. Infatti, ai militanti 5 stelle è stato consentito di sfogarsi in rete, ma nel rigoroso rispetto delle scelte strategiche che venivano assunte da un vertice ristretto e autoreferenziale.

Il M5S rivendica con orgoglio e arroganza il superamento della vecchia forma partito. Non a caso Davide Casaleggio afferma nel suo scritto che “La nostra esperienza è la prova di come la Rete abbia reso obsoleti e diseconomici i partiti e più in generale i precedenti modelli organizzativi. (…) La democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, ha dato una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune sono destinate a scomparire. La democrazia rappresentativa, quella per delega, sta perdendo via via significato. E ciò è possibile grazie alla Rete”.

Affermazioni azzardate se messe a confronto con l’esperienza di questi anni fatta dal M5S. In realtà in questa si sono scorte labili tracce di democrazia in generale con il limite invalicabile del duo Grillo – Casaleggio. Probabilmente gli italiani erano più interessati a riconoscersi in qualcuno che esprimesse al massimo livello la loro rabbia e la loro protesta piuttosto che a partecipare in maniera democratica alla costruzione di un’organizzazione politica.

La democrazia digitale presentata come fa Davide Casaleggio più che a un vero sviluppo della democrazia fa pensare al tentativo di conquista del potere da parte di una élite diversa da quelle precedenti. Si prova a dare uno sbocco alle tensioni sociali ed esistenziali di una società in crisi economica e di leadership e intimorita dalla globalizzazione indirizzandole contro la “vecchia” politica e le “vecchie” istituzioni presentate come inefficienti, lontane dal popolo e corrotte. Il problema è che così formulata la democrazia digitale fa un po’ paura perché somiglia molto ad un nuovo tipo di autoritarismo fondato sul controllo della rete

Claudio Lombardi

La deriva nazionalista del M5S (di Nicola Vallinoto)

Grillo Farage insiemeEsattamente un mese dopo le elezioni continentali del 25 maggio il M5S sancisce ufficialmente l’alleanza con l’UKIP di Farage a livello europeo con la costituzione del gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia Diretta (ELDD) di cui fanno parte anche gli europarlamentari del Party of Free Citizens, Latvian Farmers’ Union, Order and Justice, Sweden Democrats e un deputato indipendente fuoriuscito dal Front National. Nella prima riunione Nigel Farage (Ukip) e David Borrelli (M5S) sono stati eletti copresidenti del gruppo. Alla conferenza stampa di presentazione del gruppo Farage, visibilmente soddisfatto, ha sottolineato i punti di contatto tra le due forze principali del gruppo. “Per quanto riguarda le politiche del M5S e dell’UKIP, sono più importanti i punti di accordo che quelli di disaccordo. Siamo d’accordo sul maggior bisogno di democrazia e siamo contrari a una ulteriore cessione di sovranità alle istituzioni europee.”

L’intesa politica tra Grillo e Farage viene confermata dai contenuti dello statuto del nuovo gruppo ELDD pubblicato in anteprima sul blog di Grillo, che all’articolo 1 recita: “Il gruppo sostiene una cooperazione tra Stati europei sovrani aperta, trasparente, democratica e responsabile”. E nell’articolo 2 si conferma la deriva nazionalista: “il livello legittimo per la democrazia spetta agli Stati Nazionali, alle loro regioni e parlamenti, dato che non esiste un unico popolo europeo, il Gruppo si oppone a un’ulteriore integrazione europea (trattati e politiche) che aggraverebbe l’attuale deficit democratico e la struttura politica centralista dell’UE“.

Lo statuto è stato scritto e approvato da tutti i membri del gruppo compresi gli eurodeputati del M5S che hanno introdotto alcuni emendamenti tra cui la modifica del nome del gruppo che cambia da ELD a ELDD, dove “DD” sta per “Democrazia Diretta“: nel senso di democrazia (etero) diretta da Grillo e Casaleggio come abbiamo potuto apprezzare in occasione del sondaggio sulla collocazione europea dove i grillini hanno potuto “scegliere” tra la destra e la ultradestra.

manovre Grillo CasaleggioIl blog, le cui chiavi di accesso sono tenute da Grillo e Casaleggio, ha dato grande spazio e voce diretta a Farage mentre ha boicottato in tutti i modi qualunque altra alternativa (in primis quella dei Verdi europei) estromettendole dalle opzioni del sondaggio onde evitare una possibile sconfessione del leader da parte della base, come successo in passato in occasione di altre consultazioni quali quella sull’incontro con Renzi o sul reato di clandestinità.

La scelta di opporsi all’attuale UE può benissimo orientarsi verso il ritorno a un’Europa delle sovranità nazionali come hanno sostenuto apertamente in campagna elettorale il Fronte Nazionale, la Lega Nord, Alba Dorata, l’UKIP ma non può essere fatta a posteriori ovvero dopo il voto alle elezioni europee ingannando, in tal modo, tutti quei militanti del Movimento che hanno portato generosamente l’acqua al mulino pentastellato. Come, ad esempio, l’incredulo Angelo Consoli che, come lui stesso, ha ammesso: “Se avessi saputo prima della scelta di campo non avrei fatto campagna elettorale per il M5S”.

La scelta nazionalista è una vera e propria presa per i fondelli anche perché in campagna elettorale Grillo e Casaleggio hanno scritto la prefazione al libro “Vinciamo noi” nel quale si afferma che l’Europa che vogliamo è quella federale del Manifesto di Ventotene pubblicato integralmente in appendice.

Il M5S ha scelto di sostenere un’Europa divisa in Stati nazionali sovrani (l’esatto contrario dell’Europa libera e unita disegnata da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi a Ventotene) ingannando in tal modo i suoi sostenitori. L’inganno di Grillo sta nel fatto di aver portato i militanti grillini dalle radici ideali iscritte nel Manifesto di Ventotene (antifascismo, rifiuto della divisione dell’Europa in Stati nazionali sovrani e superamento della democrazia nazionale, federalismo, Europa sociale) nelle fauci dell’iperliberista e ultranazionalista britannico Nigel Farage, il più acerrimo nemico di un’Europa libera e unita, e in compagnia di forze di ispirazione fascista come gli Sweden Democrats.

ipocrisie 5 stelleLa cosa più grave per Grillo e Casaleggio è di aver fatto scivolare un Movimento, nato con aspirazioni rivoluzionarie, tra le forze conservatrici del Parlamento europeo disinnescando definitivamente il potenziale di cambiamento di cui si è fatto portatore almeno inizialmente. La scelta di opporsi a ogni progresso nell’integrazione europea (art. 2 dello statuto dell’ELDD) pone inequivocabilmente il M5S tra i partiti reazionari. Come diceva Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene (che il duo Grillo Casaleggio dovrebbero conoscere molto bene visto che lo hanno inserito integralmente nel libro “Vinciamo noi” di cui hanno scritto la prefazione) “la linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale (…) e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale dei cittadini”.

Durante la campagna elettorale Beppe Grillo ha ripetuto in tutti gli spettacoli “Te la do io l’Europa” e nel #VinciamoNoi Tour che bisogna fare una “Comunità Europea di cittadini in cui nessuno rimane indietro e che mette il debito in comune come negli USA, e non una semplice Unione di stati e banche.” E nel libro “Vinciamo noi” nel capitolo “Quale Europa per il MoVimento 5 Stelle” Sergio Di Cori Modigliani riporta una intervista di Enrico Mentana a Beppe Grillo rilasciata il 21 marzo 2014, in cui il cofondatore del MoVimento conferma quanto affermato in campagna: “Siamo per la Comunità europea. Il M5S è per la costruzione di una federazione di nazioni che pratica la solidarietà e la condivisione. (…) Noi siamo europei perché crediamo nell’idea di comunità fondata sul reciproco aiuto ed è il senso di comunità il concetto alla base dell’Europa che vogliamo”.

Come si concilia questa visione con l’articolo 2 dello statuto in cui si afferma perentoriamente che “non esiste un popolo europeo”, che non è possibile la democrazia aldilà dello stato nazione e che “il gruppo si oppone a un’ulteriore integrazione europea”?

contraddizioni M5SDurante la campagna, in opposizione al “Fiscal Compact” Grillo ha anche parlato del “Social Compact” che include il reddito di cittadinanza, l’abbassamento dell’orario di lavoro e dell’età pensionabile a parità di salario, la protezione sociale delle mamme e delle fasce più deboli in modo che nessuno rimanga indietro. Anche il Manifesto di Ventotene è molto chiaro su questo punto: “La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori”.

Come si concilia questa visione di un’Europa solidale con il feroce darwinismo sociale di cui è portatore il partito di Farage?

La risposta ad entrambe le domande è elementare: sono visioni inconciliabili.
Il matrimonio contronatura tra Grillo e Farage potrebbe sancire l’inizio della fine del Movimento 5 Stelle. L’Europa ha posto il M5S di fronte al bivio tra nazionalismo e federalismo ovvero alla scelta di quale Europa voler costruire per dare una speranza a tutti coloro che stanno subendo la crisi economica, sociale e politica del Vecchio continente.
Le elezioni europee hanno fatto emergere le contraddizioni dei Grillo e del M5S nostrani.
L’unica speranza per salvare il M5S dall’abbraccio mortale con l’ultraliberista e nazionalista Farage è che la base del Movimento a partire dai militanti sinceramente democratici e federalisti che si sono sentiti traditi dalla scelta di Grillo e Casaleggio, come, ad esempio, gli attivisti del gruppo No Farage facciano partire una rinascita europea a 5 stelle che metta al centro del proprio progetto rivoluzionario l’Europa libera e unita del Manifesto di Ventotene.

Nicola Vallinoto tratto da Micromega online

L’illusione del M5S

voto sulla rete23mila militanti internauti del M5S sotto lo stretto e imperscrutabile controllo della Casaleggio associati (la faccia tosta di spacciare questa come una democrazia via web è immensa) hanno scelto di allearsi con la destra britannica di Farage, nuclearista, nazionalista antitutto ciò che sa di sinistra per dare l’assalto all’Unione europea. Per anni Grillo si è esibito come un difensore dell’ambiente, l’unico che si sbracciava nei suoi spettacoli spaccando i computer e predicando il ritorno alla natura. Eccolo oggi, per un semplice calcolo politico (a destra ci sono tanti voti da conquistare), abbracciarsi ad uno cui dell’ambiente non gliene frega niente.

Grillo è fortunato perchè i partiti si sono dispersi in una girandola di scandali e soprattutto i partiti di sinistra hanno dato spazio agli arrampicatori e ai carrieristi piuttosto che alle politiche di rinnovamento. Ma Grillo fa politica con un cinismo ben mascherato dalle sue capacità di attore. Evidentemente non crede in nulla di ciò che dice. Il suo linguaggio violento e volgare somiglia a quello militaresco del fascismo avanguardista che mescolava maschilismo, sopraffazione e disprezzo dei deboli con il paternalismo per i fedeli seguaci. Oltre al linguaggio ci sono i fatti che mostrano assoluto disprezzo per i suoi elettori e l’uso dei militanti illusi e fomentati per strategie che loro non possono controllare.

Bisogna leggere bene ciò che scrive Pizzarotti sindaco di Parma che è uno che invece crede a quello che fa e che è coerente.

demagogia GrilloBeppe Grillo in un tweet mi chiede “Pizzarotti risponda nel merito Perché non ha indetto un referendum per stabilire se Parma preferisce le penali o l’inceneritore come promesso?”.

Nel merito: Caro Beppe Grillo, solo quando da cittadini ci si fa Stato, si comprende la differenza tra ciò che si può fare e quello che si vorrebbe fare, con i massimi poteri che un sindaco ha a disposizione. Se mi avessi chiamato invece di scrivere, ti avrei spiegato che non esistono penali che permettono la chiusura dell’impianto, che è privato……

Leggo questi post critici, ma non ho mai letto una riga sul fatto che siamo stati la prima città Italiana di medie dimensioni ad entrare nei Comuni Virtuosi. Non penso che questo contribuisca a far capire gli obiettivi che, tra le difficoltà di un Comune senza soldi, stiamo raggiungendo.

PizzarottiLa questione non è più in mano al Comune, ma è passata alla Regione. …. Il Movimento 5 Stelle di Parma ha intenzione di organizzare una manifestazione in Regione, coinvolgendo tutti gli eletti e attivisti regionali per bloccare il nuovo piano rifiuti regionale, che prevede di far entrare rifiuti da fuori provincia. Io ci sarò, mi auguro ci sarai anche tu.

Io ogni giorno, con impegno e umiltà, porto avanti i valori di un Movimento che abbiamo contribuito a costruire.

A questo punto ti chiedo: vuoi continuare con questo atteggiamento, fidandoti di gente che vuole il male del Movimento, o vogliamo tornare a risolvere i problemi dei cittadini?”

Caro Pizzarotti a Grillo non gliene frega nulla né di te né dei cittadini fattene una ragione. Ti attacca perché sei cresciuto troppo e presto ti darà un calcio con un qualunque pretesto e chiederà a Casaleggio qualche migliaio di click per avallare la sua decisione. Il problema è perché tanta gente non vuole vedere e non vuole capire. Il fanatismo è una brutta bestia

Il M5S e la sua utilità

Tante polemiche intorno al M5S che parte favorito nelle elezioni di oggi. Che il M5S possa fare un gran bene alla politica italiana è certo. Il pungolo dei 5 stelle è arrivato insieme ad una pioggia di scandali che hanno colpito la classe dirigente fallimentare che ha diretto l’Italia negli ultimi decenni. Nessun partito escluso, la connivenza intorno ad un sistema di potere degenerato è stata pressocché totale e si è estesa a categorie sociali, professionali e imprenditoriali che hanno prosperato a spese dei bilanci pubblici e grazie ad un sistema corporativo che ha bloccato la concorrenza.

Grillo nasce dall’incapacità dei partiti tradizionali di porre fine alla degenerazione e vuole rappresentare la rabbia di chi si è visto tradito dalla classe dirigente e di chi si è visto togliere quei margini di sopravvivenza che un sistema di welfare e fiscale ingiusto pur garantiva a molti italiani.

Il problema è che dalla rappresentazione della rabbia bisogna passare alla costruzione di un’alternativa che non può essere prendere il 100% dei voti. Chiaramente Grillo ha scelto di non fare nulla insieme ad altre forze politiche per poter continuare ad apparire l’unico “giusto” in mezzo a tanti disonesti. E per sottrarsi a qualunque prova di governo che, nelle realtà locali prese in mano dai 5 stelle, si è rivelata molto più difficile di quanto gli slogan gridati dal palco dei suoi comizi facessero immaginare.

Nonostante ciò sarebbe lo stesso utile che il M5S utilizzasse il grande consenso che ha per farci qualcosa senza aspettare che il disastro totale del Paese gli porti in regalo il 90 o 100 per cento dei voti.

Così in queste elezioni europee in mezzo al solito diluvio di battute, insulti, slogan ha fatto capolino qualche proposta per l’Europa che tanto costruttiva non è, anzi lascia proprio il tempo che trova perché chiedere gli eurobond cioè una sorta di condivisione dei debiti pubblici accompagnandolo alla minaccia di stracciare il fiscal compact (che è comunque ottuso e va cambiato) e di non pagare il 30% del debito italiano in mano a banche europee è senza senso, è un cumulo di battute propagandistiche inutili.

Nessuno ce l’ha con il M5S, ma anzi in tanti riconoscono che potrebbe fare molto di più se si decidesse ad essere un movimento vero e non la longa manus di disegni oscuri e a tratti farneticanti che provengono dalla coppia Grillo-Casaleggio. Si spera che i militanti prendano loro in mano la situazione prima o poi perché la novità del M5S sta stretta nella camicia di forza del proprietario del marchio che in ogni momento può cacciare i dissidenti e reprimere ogni opposizione interna

I capi e il popolo

Dunque lo pseudo movimento dei “Forconi” nel più perfetto stile insurrezionale della destra estrema si prepara a bloccare l’Italia. Da Forza Nuova a Casa Pound e persino agli ultras degli stadi, i gruppi fascisti, neonazisti o soltanto teppisti si preparano a scendere in piazza con i “forconi”.

“Demolire il sistema, tutti a casa” le parole d’ordine. Un  linguaggio che invoca una resa dei conti finale, ma che mette in secondo piano il che fare dopo. Le parole della rabbia non lo dicono perché ciò che conta è sfasciare. Ma dopo? Si vive sfasciando forse?

Per il dopo l’unica risposta è “dare il potere al popolo”. Troppo poco. L’esperienza dimostra che la finzione del popolo che decide nasconde sempre un imbroglio, nasconde cioè qualcuno che si autonomina CAPO e che si incarica di interpretare direttamente i bisogni del popolo senza bisogno dei politici e della politica. Con queste idee si governa una piccola tribù non un paese di 60 milioni di persone.

La storia ci dice che i capi hanno finito sempre per prendersi poteri assoluti e li hanno usati per distruggere i popoli non per farli vivere meglio. E allora perché i capi che avanzano oggi dovrebbero fare meglio? Sono forse dei santi? Uno degli aspiranti capi è Berlusconi e non c’è altro da dire: basta la parola. Un altro è Grillo e di lui, invece, bisogna parlare.

Il suo cavallo di battaglia è la democrazia diretta digitale. Trasforma uno strumento – tra tutti il meno sicuro, il più falsificabile e inaffidabile – in un potere istituzionale. L’idea di una partecipazione attraverso internet non è assurda, anzi, è il futuro. Ma da sola non basta e poi è l’esempio costituito dal M5S che non va (a parte il fatto che lì dentro nessuno ruba e non è poco). Il M5S vive una colossale contraddizione perché non esiste alcun modo per mettere in discussione i due capi del movimento, Grillo e Casaleggio e le loro decisioni. Eppure il movimento è vivo, diffuso e partecipato, ma nessuno ha il potere per contestare le scelte dei capi. È questo l’esempio da seguire? Una democrazia diretta senza trasparenza nelle mani di pochi? No e allora le urla da comizio e la rabbia a cui si vuole dare voce non bastano perché poi quando si vanno a compiere le scelte politiche i capi devono ispirare, non comandare. Cambiare il sistema politico è una cosa complessa. Governare pure. Quindi buon esempio, proposte concrete e libertà di scelta perché a scatola chiusa non si compra nemmeno il Movimento 5 stelle

Sussurri e grida: il duplice conservatorismo (di Claudio Lombardi)

Perché il M5S non indice un bel referendum online per decidere se appoggiare un governo che attui gli otto punti del programma del PD? Questa è la domanda semplice semplice che fa oggi Curzio Maltese su Repubblica. Già è strano che questa domanda debba essere fatta perché da un movimento che fa della regola “uno vale uno” il suo cardine e che evoca un luminoso avvenire di democrazia digitale non ci si aspetterebbe nient’altro che la coerente applicazione della più ampia e permanente consultazione di tutti su tutte le decisioni.m5s 2

La domanda su come funzioni realmente il M5S e sul perché ci sia una clamorosa contraddizione fra ciò che si vuole far credere di essere (la liberazione del cittadino da ogni sudditanza ai partiti) e la verità dei comportamenti (l’assoluta sudditanza a Grillo e Casaleggio e allo staff da questi diretto) ne porta con sé anche altre.

Ai partiti si rinfaccia che siano composti da persone che vivono di politica e che siano retti da apparati. E gli apparati esprimono una naturale propensione alla conservazione e alla chiusura verso chi sta fuori.

D’altra parte esiste anche una, forse altrettanto naturale, propensione di buona parte dei popoli a prendere come riferimento figure carismatiche. Partendo da aspettative deluse, passando per la fiducia in alcune persone assunte come guida, si arriva a porle su un gradino più alto e a considerare ogni critica come una minaccia. Da qui al fanatismo il passo è breve.

Anche questo porta ad una conservazione perché ostacola una più ampia crescita di coscienza critica e lo sviluppo di un dialogo democratico senza ostacoli o minacce. Intendiamoci, si tratta di una parte che agisce così, ma è una parte che, di solito, è molto determinata e aggressiva perché, appunto, è mossa non da ragionamenti, bensì dalla fede in qualcosa che appare indiscutibile.fans

L’urlo grillino del “tutti a casa” è esattamente il rifiuto di ragionare e l’espressione di una fiducia irrazionale in una virtù suprema dei cittadini che si condensa nell’urlo liberatorio e che viene contraddetta da subito con l’autoritarismo della gestione del movimento. L’invocazione di Grillo dei calci nel sedere per gli eletti che non seguono le direttive del M5S mentre queste direttive non vengono fuori da discussioni democratiche, ma vengono enunciate da due capi investiti dall’acclamazione del “popolo” grillino si traduce nell’intolleranza per una partecipazione fondata sulle regole universali della democrazia. Sicuramente chi ha votato M5S e chi ci sta dentro o chi è stato eletto non corrisponde in tutto a questa descrizione, ma è questo OGGI l’aspetto prevalente.

Diverso il caso del consenso a Berlusconi. Anche qui si parte da aspettative deluse, ma si arriva ad abbracciare una ideologia di liberazione da ogni sudditanza alle regole in favore di una più concreta sudditanza alle personalità che occupano i posti di potere. Da questi discendono favori, concessioni e soluzioni ai problemi personali in forza dei quali si acquisiscono vantaggi sugli altri. Per questo l’adesione è innanzitutto all’ideologia del “facciamo come ci pare” e per questo la persona che la incarna da venti anni è libero di fare lui per primo quel che gli pare e non si accetta che nessun’altra autorità gli ponga dei limiti. Tutto diverso dal M5S, ma anche in questo caso si esprime una fiducia acritica nel capo carismatico che blocca ogni evoluzione. E all’inizio anche il berlusconismo si manifestò come un urlo liberatorio.

L’effetto del duplice conservatorismo è quindi una duplice intolleranza all’invasione di una partecipazione organizzata e responsabile fondata sulla crescita di una solida cultura democratica.cooperazione

La vera partecipazione dei cittadini è un’altra cosa e non può svolgersi se non nell’assoluto rispetto di regole e principi di libertà e di democrazia. Ciò significa in primo luogo responsabilità, trasparenza e assenza di fanatismo. Significa anche rispetto delle istituzioni e ricerca di un circolarità fra queste e i cittadini organizzati. Un esempio semplice è quello del bilancio partecipato strumento conosciuto e praticato da molti anni in diversi comuni, ma che non ha avuto alcun successo. Ci sono altri esempi di strumenti di partecipazione molto efficaci, ma che suscitano poco entusiasmo e hanno poco seguito e nei quali i partiti progressisti per primi non hanno creduto (ecco il conservatorismo degli apparati!) preferendo la comoda via degli accordi di vertice che porta alla formazione di burocrazie e di gruppi di potere che sfruttano la politica. Da qui dovrebbe partire una riflessione seria e la ricerca di nuove strade per uscire da una crisi che è innanzitutto crisi del governo della collettività cioè crisi della politica alla quale ancora nessuno è riuscito a dare una risposta convincente.

Claudio Lombardi

Il Movimento 5 Stelle alla grande prova (di Claudio Lombardi)

Il fatto del giorno è la paura che il M5S “faccia il botto” ossia che prenda tanti voti da sconvolgere gli equilibri parlamentari e da impedire di formare un governo in grado di governare per tutta la legislatura. Certo, se capitasse proprio questo le responsabilità sarebbero anche di altri perché non si può imputare ad un movimento in gestazione da non pochi anni di togliere spazio ai partiti che aspirano a governare.

La prima è più grande responsabilità sarebbe di un sistema elettorale iniquo che nessun partito ha potuto o voluto modificare. La seconda sarebbe nell’onnipresente italico “culto” dei particolarismi che rende improponibile raggiungere intese fra forze simili su piattaforme e programmi di compromesso. No, ognuno rivendica l’indispensabilità del proprio ruolo e, pur sapendo che non alcuna possibilità di affermarsi, non rinuncia a stare in campo senza patteggiare nulla. Un sistema elettorale a doppio turno costringerebbe tutti a ridimensionare quest’ansia di protagonismo. Speriamo che la prossima legislatura ce lo porti in dono.

In ogni caso Grillo si è assunto una grande responsabilità. Suscitare una partecipazione così vasta e vera (perché non guidata da clientelismi e voti di scambio) significa impegnarsi al massimo a non deludere le aspettative. Molto si è scritto sui limiti del consenso che riscuote il M5S. Che sia l’occasione per sfogare una rabbia generica verso tutto ciò che non funziona in questo Paese è sicuro, che questo sfogo non porti con sé una altrettanto grande carica di ricostruzione pure. Ma questi sono i limiti di ogni consenso politico e non dovrebbero stupire gli osservatori dei fatti italiani dove di voti estorti, comprati, rubati, scambiati ecc ecc se ne sono visti molti. E tutto si può dire del M5S tranne che rientri in questa casistica.

Detto ciò i veri limiti del M5S sembrano due: uno che guarda all’interno di un movimento troppo liquido e destrutturato, ma estremamente accentrato ed autoritario nelle leve di comando; l’altro che consiste in un programma tuttora indefinito e generico non adeguato alle percentuali elettorali di cui è accreditato il M5S.

Che questi limiti siano ben presenti a tanti militanti di quel movimento è testimoniato dalle interviste raccolte alle manifestazioni nelle quali molti precisano che lo stile e i discorsi di Grillo non corrispondono esattamente a quello che pensa la base e che il programma dovrà necessariamente essere ricalibrato strada facendo.

Ovviamente tanti altri dichiarano che mai scenderanno a compromessi con chiunque stia dentro i partiti e che tutto va bene così com’è e, mancando sedi di confronto e di misurazione democratica del consenso, non si sa quale sia la linea prevalente nel movimento.

In ogni caso è lecito pensare che molto cambierà dopo le elezioni perché i tanti che saranno eletti dovranno decidere che fare e se tenteranno di attuare il programma si troveranno davanti all’impossibilità di tradurre in atti concreti condivisi da tutti (eletti e movimento) l’elenco scoordinato di proposte contenute nella piattaforma sulla quale hanno preso i voti.

La verità è che anche nell’era di internet cliccare su un “mi piace” non è sufficiente per fare la scelta giusta quando si tratta di scegliere quali diritti tutelare e come farlo e quali decisioni di governo prendere giorno per giorno nelle aule parlamentari. A meno che non ci si confini da subito in una dimensione di pura testimonianza. La partecipazione democratica è vitale per il sistema, ma è difficile e la politica è anche impegno per realizzare un progetto e presto il M5S rischia di scoprire che non ne ha uno perché nasce come e tuttora prevale il suo essere una cassa di risonanza di un impasto di proteste, mugugni, rancori, aspirazioni, intenzioni, belle idee tenute insieme dalle doti di un tribuno di grande capacità come Beppe Grillo. Un grande cambiamento è auspicabile e necessario anche nel M5S.

Claudio Lombardi