Primarie Pd e polemiche

In mezzo a tante notizie drammatiche l’ipotesi che piccole furfanterie siano state messe in atto per influire sulle primarie Pd di Napoli fa un po’ sorridere. Articoli, dibattiti Tv, inchieste per scoprire fatti che, se sono accaduti veramente, fanno parte di un malcostume nazionale e non appartengono certo a un solo partito. E che, comunque, sono fatti che vanno riportati alla loro reale dimensione.

primarie del pdForse ci si dimentica che le primarie servono per far scegliere ad iscritti ed elettori i candidati da presentare alle elezioni. Le primarie non attribuiscono appalti, non danno cariche pubbliche, non fanno vincere alcun concorso, non danno finanziamenti pubblici di alcun tipo. Una volta selezionato il candidato questi si deve presentare alle elezioni e sperare di essere eletto. Tutto qui. Quindi è oggettivamente spropositato il clamore che le storielle napoletane dell’euro consegnato insieme all’indicazione di voto stanno suscitando o della manciata di schede bianche gettate nelle urne romane per gonfiare un po’ il numero di votanti.

Tutto sommato il Pd è l’unico partito che ha il coraggio di mettersi in piazza e chiedere il voto dei cittadini esponendosi anche alle distorsioni e ai rischi che tutto ciò comporta. Gli altri partiti (compresi i 5 stelle) stanno ben attenti a non sottoporsi agli sguardi dell’opinione pubblica e decidono tutto in casa loro.

accordi di potereCiò detto le primarie Pd sollevano alcuni seri problemi. Intanto, condotte nel modo in cui sono state condotte negli ultimi anni, rischiano di distruggere il patto che lega il partito ad iscritti ed elettori. Patto di trasparenza e di partecipazione che o si fa e si rispetta o è meglio non farlo. Certo, il problema è quello dei gruppetti di potere e delle cordate personali che pullulano nel Pd (e in tutti gli altri partiti M5S compreso). Se le primarie restano isolate contro di loro c’è ben poco da fare. Ma se ci si ricorda che le primarie fanno parte di un modo di essere partito politico che si apre alla partecipazione dei cittadini allora ci sono anche tanti altri strumenti che, messi insieme, possono creare un ambiente sfavorevole per gruppetti e cordate.

Il problema è innanzitutto del Pd che ha voluto uno statuto che contiene norme importanti per la partecipazione anche se non attuate. Addirittura è stato coniato il nome di doparie per indicare la necessità di non fermarsi alle primarie, ma di prendere in considerazione tutto ciò che può venire dopo e oltre. Qualche novità si manifesta nelle formazioni politiche che stanno nascendo che fin dall’inizio adottano il metodo della partecipazione tra i loro aderenti. Nessuno, per ora, adotta l’approccio dello statuto del Pd che si definisce un partito di iscritti ed elettori. Nessuno, nemmeno il Pd, si pone come organizzatore della partecipazione dei cittadini verso le decisioni che vengono assunte nelle assemblee elettive cioè verso la politica.

partecipazione dei cittadiniÈ un doppio livello – quello della partecipazione degli aderenti e quello della partecipazione dei cittadini – della cui necessità non vi è ancora consapevolezza. Le primarie si avvicinano a questa nuova concezione del partito politico come un ponte tra istituzioni e cittadini. Se il partito politico continuerà ad essere un corpo chiuso in sé che agisce innanzitutto nel suo interesse restano le condizioni che ne hanno favorito la degenerazione e le primarie non serviranno a nulla, anzi, saranno sempre più dominate dai gruppi di interesse. Se il partito pensa di essere il principale canale di elaborazione della politica a disposizione di tutti i cittadini allora le cose possono cambiare e le primarie saranno uno degli elementi di un sistema nuovo.

Sembra utopia, ma è più semplice di quanto si possa pensare. Basta volerlo

Claudio Lombardi

Calo iscritti Pd: un fenomeno generale (di Giuseppe Belleri)

forma partitoQuesta storia del crollo degli iscritti Pd è piena di luoghi comuni, analisi superficiali e strumentali. Invece è del tutto comprensibile e frutto di profonde dinamiche socio-politiche. Vediamole schematicamente:

1. da oltre un decennio tutte le organizzazioni e forme associative soffrono di un calo di iscritti generalizzato per via della “liquefazione” delle relazioni, della riduzione dei legami comunitari e della differenziazione sociale;

2. a fronte di tali tendenze sono cresciute tutte le forme di aggregazione sociale informale e virtuale, specie quelle telematiche “giovanili” come appunto Facebook;

3. la disaffezione e l’invecchiamento degli iscritti ha favorito la personalizzazione della politica, che ha trovato nelle primarie all’americana la sua massima espressione e ha comunque fatto emergere una voglia di partecipazione senza affiliazione, che non trova più o rifiuta lo sbocco dell’adesione alla forma partito novecentesca;

militanza nei partiti4. va da sé che la maggioranza degli iscritti al PD che non rinnovano la tessera faceva riferimento alla forma partito pre-renziana che il premier ha di fatto rottamato assieme alla vecchia classe dirigente post-comunista perdente;

5. questi ultimi devono solo contemplare la propria incapacità di trattenere i “loro” vecchi iscritti senza parlare dell’impossibilita’ di attrarne di nuovi;

6. il 41% delle europee dimostra la capacità attrattiva di Renzi verso l’elettorato “liquido“, che è inversamente proporzionale alla sua attrattività verso gli iscritti;

7. d’altra parte dopo la stagione della partecipazione della base il marchio delle scelte riformatrici renziane è andato in direzione esattamente opposta, prima con l’elezione di II° livello delle province ed ora con quella ancor più marcata del Senato, entrambe a rischio di consociativismo, chiusura castale ed ipertrofia correntizia;

iscritto Pd disorientato8. il vecchio iscritto si e’ trovato così spaesato e schiacciato, da un lato, dallo scavalcamento da parte del popolo delle primarie e, dall’altro, dalla logica opposta delle elezioni di II° livello, frutto spesso di dinamiche correntizie interne incomprensibili, autoreferenziali e senza alcuna possibilità di essere influenzate dalla mitica base degli iscritti/militanti: logico e naturale che non abbia rinnovato la tessera;

9. conclusione: la forma partito novecentesca è ormai in fase di esaurimento irreversibile, ma forse potrebbe essere affiancata, rianimata e rivitalizzata se solo si riuscisse a mantenere un canale di comunicazione/relazione con il popolo informe e disperso delle primarie. Servono ovviamente canali, linguaggi e strumenti adatti, come ad esempio le DOPARIE, che tuttavia mi sembrano sempre ai paletti di partenza. Perche’?

Giuseppe Belleri Tratto da: http://riformel.blogspot.it/

Legge elettorale: il cambiamento del forse (di Claudio Lombardi)

dubbio scelte politicheLa proposta che nasce dall’accordo tra Renzi e Berlusconi e che la Direzione del PD ha approvato è complessa e tenta di mettere insieme elementi diversi scelti tra quelli più graditi alle forze politiche alle quali quella proposta si rivolge. Non a tutte, dunque, perché il M5S ha rifiutato di trattare alcunché con coerenza rispetto al disegno di Grillo: restare l’unica forza alternativa su piazza costringendo tutti gli altri ad impastoiarsi in un’alleanza forzata. D’altra parte Grillo lo aveva detto che sarebbe andato al voto anche col porcellum. Per restare del tutto fuori ha rinviato la decisione del M5S sulla legge elettorale a future consultazioni online, lasciando così gli altri a scontrarsi tra di loro e preparandosi la comoda posizione di giudice esterno degli errori altrui.

In questa situazione che comprende la sentenza della Corte Costituzionale con la legge elettorale trasformata in un proporzionale puro, se si voleva arrivare ad una proposta concreta con i numeri per diventare legge bisognava per forza mettersi d’accordo con Forza Italia. Da qui l’incontro con Berlusconi e tutte le polemiche ecc ecc

accordo renzi berlusconiChe dice Renzi? Intanto rilancia le riforme costituzionali centrate sull’abolizione del Senato, delle province e sulla riforma del Titolo V della Costituzione. Giustissimo, peccato siano un evergreen che ritorna in tutte le legislature e che è difficile crederci. Staremo  a vedere. La legge elettorale invece è un’urgenza e quindi ha più probabilità di arrivare in porto. Il sistema proposto, giustamente definito “italicum” da Renzi, è un ibrido che non restituisce il potere di scelta ai cittadini. Non può farlo perché il vero potere di scelta è la preferenza che i grandi partiti non vogliono e che è diventata sinonimo di corruzione. In realtà di corruzione ce n’è moltissima intorno e dentro la politica, ma nessuno può augurarsi l’apertura di un gigantesco supermercato dei voti ancora più corrotto di quello che c’è. Così è ridotta la democrazia italiana…

cambiamentoScartata la preferenza la soluzione più logica sarebbe stata quella dei collegi uninominali a doppio turno. Più logica e più pulita e, tra l’altro, quella preferita dal PD da sempre. Niente da fare, in nome dell’accordo bisogna avventurarsi in collegi piccoli con soglia di sbarramento alta, ma con ripartizione dei voti nazionale. In premio di maggioranza che trasforma il 35% in 53%, (una vera magia). In un doppio turno residuale e in una spinta a coalizzarsi che non mette per niente al riparo dai ricatti post-voto di partitini vari. Ma perchè tanta paura a fissare un limite del 40% o più alto per attribuire un premio che allora avrebbe un senso?

Insomma non si vedono tracce di restituzione del potere di scelta ai cittadini. Forse la verità è che nessuno ci crede veramente e per questo a ‘sti benedetti cittadini gli si dà un’imbeccatina, una spintarella nella speranza che esca un risultato utilizzabile dai gruppi dirigenti dei partiti.

partecipazione politicaIl fatto è che ridare il potere di scelta ai cittadini non può consistere solo in un meccanismo elettorale perché poi, dato il voto, la politica se li scorda e i cittadini non contano più nulla. D’altra parte per contare, per partecipare bisogna saperlo e volerlo fare e se ogni cittadino è abituato a pensare solo per sé la partecipazione diventa una gara ai favoritismi.

Per abituarsi alla partecipazione ci vuole una cultura, cioè una pratica di comportamenti e un senso comune a cui oggi nessuna forza politica tiene. Che fine hanno fatto tutti i discorsi sulla partecipazione dentro e fuori dai partiti? Per esempio, tanta agitazione dentro il PD (occupy PD ecc) a cosa ha portato? Sì alcuni volti nuovi sono entrati in Direzione, in segreteria e Renzi ha vinto le primarie. E poi? Basta così? Si è persino coniato il termine “doparie” (consultazioni obbligatorie degli iscritti sulle scelte politiche) per ricordare che le primarie sono solo un pezzo di un tutto più ampio. Che fine hanno fatto?

doveri e dirittiIl metodo scelto dai socialdemocratici tedeschi per decidere l’alleanza di governo con la Merkel ricalca quello indicato dalle “doparie” per esempio: quindi si può fare, non è poi tanto difficile. In realtà bisognerebbe pensare a “doparie” dei cittadini perché dare il voto non basta per qualificare una democrazia. Ci vorrebbero anche fuori dai partiti per risollevare la politica e la democrazia dal discredito e dalla vergogna in cui le oligarchie le hanno precipitate. Il tema di trasformare una massa di individui in collettività è più che mai attuale, altrimenti nessuna riforma elettorale o costituzionale darà buoni frutti, ma resterà un affare dei gruppi dirigenti.

Comunque che le facciano in fretta queste leggi. Ma purtroppo le leggi da sole servono a selezionare un gruppo di comando sulla base di un buon marketing elettorale. Non comportano di per sé che si faccia una buona politica. Per quella, ormai dovrebbe essere certo, si continuerà a fare affidamento sul governo Letta-Alfano. Per i cittadini i problemi restano gli stessi

Claudio Lombardi

DOPARIE: base e vertice si incontrano nella democrazia (di Maurizio Soverchia)

Si amplia ed esce allo scoperto il dibattito sulle doparie, nel mondo della politica italiana e tra i cittadini. Doparie, un progetto scientifico del CNR che intende sviluppare ed attuare “le primarie dopo le elezioni”, sulle decisioni di governo o di opposizione. Uno strumento di democrazia partecipativa e deliberativa per assumere decisioni cruciali e controverse all’interno dei partiti politici, ideato dal ricercatore Raffaele Calabretta. Doparie perché si fanno dopo le elezioni e costituiscono un momento di contatto e di partecipazione democratica diretta, in grado di migliorare la qualità della democrazia rappresentativa.partecipazione

Sarebbe comunque erroneo considerarle una sorta di referendum aperto a tutta la cittadinanza, in quanto essenzialmente consistono in consultazioni tra i partiti e quella parte di cittadini che si riconoscono come loro elettori, ma che intendono evitare il momento di rappresentanza “grezza” costituito dal referendum del SI’ e del NO (vedi articolo scientifico tradotto in italiano).

Dalle doparie scaturisce la necessità dei militanti e degli elettori di avere accesso a dati reali e verificabili, per instaurare una discussione produttiva nel merito di un problema, che abbia in seguito un riscontro in termini decisionali.

Il PD, per esempio, si è da tempo avvicinato alle doparie. Dirigenti e circoli territoriali hanno cominciato un dibattito che è sempre più ampio. L’iniziativa più recente, organizzata e promossa dal progetto di ricerca Doparie e dal circolo PD Trastevere, si è tenuta dopo il primo turno di votazioni per le comunali cittadine a Roma, in un teatro piccolo, ma stracolmo, con alcuni ospiti che hanno presentato il progetto e tanti cittadini interessati e incuriositi  che sono intervenuti sui diversi temi svelati dal progetto (vedi pagina evento su Facebook).

partecipareLa partecipazione alla politica è in crisi perché il cittadino sente di non contare e questo stato ovviamente aumenta la disaffezione. Le doparie sono un tentativo di mettere in campo iniziative volte a migliorare questa situazione, per un ritorno alla ricognizione della società italiana fatta da individui responsabili, in quanto conoscono i problemi e tentano di fornire soluzioni.

Oltretutto lo statuto del PD prevede lo strumento del referendum, istituto che non è mai stato regolamentato e utilizzato, allo scopo di mobilitare le strutture del territorio su problematiche specifiche. La difficoltà di chiedere l’attuazione del referendum sta nel numero altissimo di firme da raccogliere – circa trentamila – cifra che è al di là della ragionevole possibilità di un gruppo di militanti.

Si dovrà quindi pervenire all’approvazione di un regolamento che consenta anche l’effettuazione delle doparie con una trasmissione di informazioni dai vertici verso la base e dagli iscritti ai vertici.

Si tratterebbe in fondo di costituire, in tempi brevissimi e con un investimento risibile, una vera rete di comunicazione dall’alto verso il basso e viceversa e in orizzontale – ovviamente – che consenta lo scambio di informazioni in tempo reale.

In fin dei conti un modello e un esempio che può essere adottato da altri partiti e dai movimenti che fanno della partecipazione la loro bandiera. La partecipazione, infatti, non basta affermarla, bisogna praticarla e renderla accessibile per tutti. Solo così si rende un servizio che migliora la politica e rende le decisioni più affidabili e condivise. La protesta oggi così diffusa deve portare cambiamenti reali e quello dei meccanismi decisionali di chi dice di rappresentare i cittadini è il primo passo da fare.

Maurizio Soverchia