Perché tornerei/rimarrei a Scampia: elenco di Maria De Marco

Perchè è il quartiere dove ho capito con i fatti cosa vuol dire politica di servizio e non essere al servizio della politica;

Perchè è esattamente come la descrivono televisioni e giornali, ma anche l’esatto contrario, ma non interessa a nessuno;

Perchè ho visto quanti danni può fare l’urbanistica ad ondate; quanti danni le scelte urbanistiche che non pensano alle persone che quelle scelte dovranno viverle;

Perchè ti prende, ti obbliga ad affrontarli quei problemi, senza invaghirti d’altro; senza inseguire nuove illusioni;

Perchè scopri l’importanza e la ricchezza delle relazioni umane tra persone appena conosciute;

Perchè a me che vivo nello stesso quartiere da 40 anni, ha dato una dimensione altra, diversa;

Perchè sono stata scippata nel mio quartiere e non a Scampia;

Perchè ho imparato che ad ogni obiezione ne corrisponde una esatta e contraria;

Perchè vivendo con le persone del quartiere ho visto la variegata composizione sociale;

Perchè ho capito, sentendolo sulla pelle, il significato della parola RESILIENZA;

Perchè la RESISTENZA non è solo il Viale;

Perchè la vivacità culturale, sociale, umana, artistica che è in questi luoghi “difficili” della città, non la ritrovi nei luoghi “facili”;

Perchè ad ogni piazza di spaccio, nota e segnalata, corrisponde una scuola, un centro sociale, un centro culturale, una biblioteca, una ludoteca, un centro d’aggregazione, una comunità, la sede di un’associazione che svolgono un’azione di contrasto quotidiana alla droga ed alla criminalità;

Perchè è un quartiere dove in molti scrivono libri e su cui molti scrivono libri ed io, in qualità di assessore alla cultura della municipalità, in quattro anni ho promosso decine di presentazioni degli uni e degli altri;

Perchè ogni mattina arrivandoci leggevo “Quando  la felicità non la vedi, cercala dentro” ed ora mi manca!

Elenco del peggio e del meglio della scuola (legge lo scrittore Domenico Starnone)

  1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.

  2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta.  La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.

  3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La  scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.

  4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.

  5. La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.

  6. La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato

  7. La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare  la testa.

  8. La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.

  9. La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace,  promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.

  10. La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.

Da “Vieni via con me” del 29 novembre 2010

Elenco di quello che per me significa legalità (legge Don Ciotti)

  1. «Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. È un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune». Sono parole di un documento del 1991 della Chiesa italiana.

  2. Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi.
    Legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità.

  3. Legalità sono quei beni confiscati alle mafie e destinati a uso sociale. Per quella legge “Libera” raccolse, quindici anni fa, un milione di firme.
    Legalità sono il pane, l’olio, il vino che produciamo nelle terre confiscate alla mafia. Tremila giovani sono arrivati dall’Italia e dall’estero per dare una mano, per formarsi, per approfondire!

  4. Legalità è l’attenzione ai famigliari delle vittime innocenti delle mafiee ai testimoni di giustizia. Sabato eravamo a Terrasini, in provincia di Palermo, con 400 famigliari. Persone che hanno avuto la forza di trasformare il dolore in impegno e chiedono tre cose: giustizia, verità, dignità. Ci hanno guidato per le strade di Milano, lo scorso 21 marzo: eravamo in 150mila. Con loro è nata nel 1995 la “Giornata della memoria e dell’impegno”, che quest’anno sarà a Potenza.

  5. Legalità sono quei percorsi che Libera anima in oltre 4500 scuole, quei protocolli firmati con circa il 70% delle università. E poi i progetti con alcune istituzioni e col ministero, la “nave della legalità”, la “carovana antimafie” che attraversa ogni regione d’Italia.  «La mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa» diceva Nino Caponnetto.

  6. Non può esserci legalità senza uguaglianza! Non possiamo lottare contro le mafie senza politiche sociali, diffusione dei diritti e dei posti di lavoro, senza opportunità per le persone più deboli, per i migranti, per i poveri. Legalità sono i gruppi e le associazioni che si spendono ogni giorno per questo.

  7. Legalità è la nostra Costituzione. E’ il nostro più formidabile testo antimafia. Le mafie e ciò che le alimenta – l’illegalità, la corruzione, gli abusi di potere – si sconfiggono solo costruendo una società più giusta.

  8. Legalità è speranza. E la speranza si chiama “noi”. La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza.

Da “Vieni via con me” del 29 novembre 2010

Elenco delle cose che ancora oggi Machiavelli avrebbe da dire a chi governa il popolo italiano (legge Dario Fo)

  1. Sia chiaro: i consigli che il Segretario della Repubblica di Firenze dedicava al Principe in verità non sono a lui rivolti ma alla popolazione intiera del proprio regno. In poche parole si tratta di un vero e proprio machiavello col quale, fingendo di parlare al signore, si vuol dar l’avvisata ad ogni cittadino di come si articola e con quali trucchi si muove la macchina del potere.

  2. Ecco il primo consiglio:
    «Durante le tue concioni ai sudditi, Signore, se ti serve, non ti far niuno scrupolo di mentire, ma quella menzogna, bada bene, bisogna che tu la vada ripetendo in tempo breve per due, tre, financo sette volte e più di modo che, al fine, nelli orecchi di chi ti ascolta il falso si sarà trasformato in una pura e inconfutabile verità.»

  3. La seconda avvisata l’è questa:
    «Recorda che quei privati che per astuzia e appoggio della fortuna accumulata divengono prìncipi, con poca fatica ci riescheno, ma appresso, di molte altre corruzioni debbon giovarsi per mantenerlo quel potere. Perché dentro lo tuo governo fazioni continue se formeranno fino a trascinare entro una immancabile rovina te e tutti i tuoi consoli e consolatori.»

  4. Ecco il terzo suggerimento:
    «Assumi sempre nel tuo governo cortigiani scaltri d’ingegno e anco in truffalderia… meglio se questi si trovano sotto scacco della legge così potrai proteggerli da ogni incriminazione… in tal modo costoro ti saranno grati e alla tua più completa mercé. Ma quando le loro infamie saranno interamente scoperte dalla popolazione e dai giudici presentati al popolo tutto colmo d’indignazione e subitamente liberati di quella malagente…gridando via i traditori, badando bene di non farti trarre nel baratro con loro.»

  5. E il quarto consiglio recita:
    «Non farti mai cogliere nella condizione d’essere ricattato e ricattabile… ma nell’attimo in cui un accusatore ti andasse trascinando con le sue testimonianze nel pubblico ludibrio, tu appronta subito la contromossa nella quale lo sparlatore verrà accusato di atti indegni tali da trascinarlo a sua volta nel fango più putrido… non importa se poi appresso le tue accuse risulteranno false e artatamente concepite. Basta che tu, avanti a quelle calunnie le faccia pronunciare da un tuo tirapiedi ben conosciuto come fabbricante di infamie. E quel tuo servente nel processo verrà punito, tu ritenuto completamente innocente, e la vittima galleggerà per lungo tempo in quella palude di infamità.»

  6. Quinto ed ultimo consiglio:
    «Tieni a mente, Signore, che se una città e suo territorio tu giongi a conquistare, all’immediata tu debbi indagare de quello populo per conoscere de come ell’é stato governato innanzi che tu l’abbi ridotto in tua soggezione. Se scuopri che esso populo non sia uso a partecipare a governo del Comune in niuna forma e quindi nulla conosce dei suoi natural diritti del esser partecipe alla conduzione de esso governo, mantienlo come l’hai truovato. Non concedere a questi toi novi sudditi privilegio alcuno del qual non siano usi godere.  Se tu gliene facessi dono essi non intenderebbero mai la ragione di cotesta tua magnanimità e cadrebbero in grave sospetto.  Ma se tu, dopo aver assoggettato una città con suo territorio, venissi a scoprire che quello populo che ci abita da sempre è stato uso a governarsi da se solo, con proprie leggi liberamente decretate e podestà e gestori di governo eletti coi rituali comuni alla democrazia, non soffermarti a volerla governare quella gente: prosegui lungi da quella popolazione imperocché altrimenti te ne verrebbe gran danno.  Se poi tu, al di fuor d’ogni ragione o consiglio, vorrai tener soggetta  sotto dominio quella città e territorio, ti sarà soluzione unica che tu procuri di ruinare, di occidere dentro quelle mura ogni uomo e femmina… occidi anco i figlioli loro senza arrestarti dinnanzi agli infanti, e occidi anche quelli ancor non nati, chiocciolati nello ventre de loro madri… poiché il sapore di libertà alberga già in quelle picciole menti da che han vita, e nascono con quella volontà d’esser liberi, fissata a tal punto che sempre, in ogni momento si getteranno in forsennati tumulti contro di te per rifarsela propria, quella libertà… ad ogni condizione». Inteso, hai?

 

Da “Vieni via con me” del 29 novembre 2010

Elenco delle cose di cui ha bisogno per combattere la mafia (legge il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso)

 

  1. grassoHo bisogno che la lotta alla mafia sia posta tra le priorità nel programma di qualsiasi partito e che le leggi per contrastarla ricevano voto unanime.

  2. Ho bisogno che imprenditoria, burocrazia, politica, rappresentanti delle istituzioni e delle professioni, insomma l’area grigia contigua alla mafia, non intrecci relazioni con essa, formando cricche e reti criminali per gestire i loro lucrosi, comuni affari.

  3. Ho bisogno che ai giovani delle forze dell’ordine, agli operatori di giustizia, ai magistrati, che tanti successi hanno conseguito con dedizione, con sacrifici, con rischio della vita, non manchino risorse, tecnologie, incentivi economici, ma anche autovetture, carburante, carta, etc..

  4. Ho bisogno che nel reato di scambio elettorale politico mafioso oltre al danaro sia compresa qualsiasi utilità in cambio della promessa di voto.

  5. Ho bisogno di conoscere tutti i segreti della mafia, i suoi progetti criminali, le sue strutture, i suoi traffici, le sue relazioni esterne attraverso pentiti e testimoni di giustizia, che vanno incentivati, e attraverso le intercettazioni, che, nel rispetto della privacy, del segreto investigativo e senza imporre bavagli all’informazione, non vanno limitate.

  6. Ho bisogno che i beni sequestrati e confiscati ai mafiosi siano al più presto destinati all’utilità dei cittadini.

  7. Ho bisogno, per evitare che i boss mafiosi continuino a comandare dal carcere, che il regime del 41 bis sia applicato in strutture adeguate e in maniera efficace.

  8. Ho bisogno che siano rapidamente sciolte le amministrazioni locali ed allontanati i funzionari infedeli, quando si pongono al servizio degli interessi e dei privilegi dei mafiosi.

  9. Ho bisogno che all’estero, dove l’Italia è apprezzata per la strategia e gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, non ci siano Stati-rifugio per i tesori della mafia, della corruzione, dell’evasione fiscale.

  10. Ho bisogno di una legge sull’autoriciclaggio, per indagare, cosa attualmente non consentita, su chi commette un reato e poi ne occulta i profitti.

  11. Ho bisogno di politiche di sviluppo che diminuiscano gli squilibri tra Nord e Sud, che non trattino il Sud come un vuoto a perdere, di quelli che…tanto si arrangiano, tanto si ammazzano tra di loro.

  12. Non ho bisogno per combattere la mafia dell’annunciata riforma della giustizia, almeno di quella che propone la separazione delle carriere, un Consiglio Superiore della magistratura solo per il pubblico ministero, l’appellabilità delle sentenze solo da parte del condannato, leggi ad personam, termini iugulatori per le varie fasi processuali che portano all’impunità degli imputati.

  13. Ho bisogno, invece, di una riforma della giustizia che tenda a ridurre drasticamente il numero degli uffici giudiziari, a rendere più agile e veloce il processo penale, a rivedere il sistema delle impugnazioni, ad eliminare quelle garanzie soltanto formali, che consentono strategie dilatorie, funzionali a scarcerazioni o prescrizioni.

  14. Ho bisogno di stare attento a coloro che più che riformare la giustizia e curarne i mali secolari vogliono riformare i magistrati, delegittimarli, intimidirli, renderli inoffensivi, considerarli un cancro da estirpare.

  15. Ho bisogno di quei magistrati, antropologicamente diversi, che riconoscono nei principi costituzionali, dell’obbligatorietà dell’azione penale, della dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero e dell’autonomia e indipendenza della magistratura, un patrimonio insostituibile di democrazia, da difendere, anche da parte di tutti i cittadini, non come un privilegio di casta, odioso, come tutti i privilegi, ma come principi funzionali alla domanda di giustizia che alta si leva dalla società;

  16. di quei magistrati, che pur non essendo stati eletti dal popolo, si distinguono per il rigore etico, per la strenua ed inflessibile difesa della cosa pubblica, delle istituzioni e della società;

  17. di quei magistrati, matti o utopisti, che ancora credono che in Italia si possa riuscire a processare, oltre ai mafiosi ed ai mandanti delle stragi, anche la mafia dei colletti bianchi, gli infiltrati nelle istituzioni, i corruttori di giudici, di pubblici funzionari e di politici, coloro che creano all’estero società fittizie per riciclare denaro sporco;

  18. di quei magistrati che, come me, dinanzi alle bare rivestite del tricolore, dei berretti degli agenti di scorta e delle toghe dei magistrati Falcone e Borsellino, giurarono che la loro morte non sarebbe stata vana e che per questa Italia unita, al Nord come al Sud, sono pronti a dare la vita.

Da “Vieni via con me” del 29 novembre 2010