Una vera grande riforma: i cittadini padroni di casa della Repubblica (di Claudio Lombardi)

Ancora notizie che fanno riflettere. Un signore privo di qualunque titolo per intervenire in faccende istituzionali e di area governativa si rivela essere lo snodo concordemente riconosciuto da autorevolissimi esponenti politici , dello Stato e dei suoi apparati di sicurezza nonché dei vertici di aziende pubbliche (Rai, Eni) per decisioni importanti che sembra pilotare secondo logiche di potere che vanno ben oltre la modestia della sua persona.

Ciò che si sa finora dell’inchiesta su Bisignani fa intravedere elementi di una gestione parallela dello Stato e delle istituzioni che si svolge all’ombra di quella legittima e che mira ad interferire con le procedure e le decisioni che in quest’ambito vengono prese.

Lungi dallo scandalizzarsi ecco che Berlusconi, Presidente del Consiglio, e il suo fido Ministro della giustizia nonché pseudo segretario del PdL, si lanciano in attacchi ai magistrati colpevoli di aver scoperto questa trama che è stata definita dagli stessi PM un sistema criminale che agisce con modalità proprie delle associazioni di tipo terroristico e mafioso.

Senza preoccuparsi di apparire sostenitori del potere occulto gestito da quel “sistema criminale” emettono già la loro sentenza. Trattasi di “fatti irrilevanti” per scoprire i quali si sono spesi troppi soldi e, quindi – ecco la proposta del Governo – è urgente cancellare o limitare i mezzi di indagine che consentono di scoprire simili reati.

Con tutta evidenza si tratta di una dichiarazione di sostegno esplicito ai poteri occulti che tramano contro lo Stato democratico. Per aiutarli si cancellano strumenti di indagine sulla criminalità e si sabota il lavoro della magistratura. Ora si capisce ancora meglio il motivo per il quale il capo del Governo conduce da anni una sua personale guerra ai magistrati. Non si tratta solo di sfuggire alle sue responsabilità e ai reati di cui sembra proprio responsabile, ma anche di coprire la costruzione di un potere parallelo a quello legittimo che usa i mezzi dello Stato e gli strumenti istituzionali per sovvertire la democrazia. Ecco perché tanto accanimento sordo ad ogni ragionevolezza.

Problema Napoli. Situazione nota in tutti i suoi aspetti ormai, necessita di un grande sforzo per preparare un sistema diverso di gestione dei rifiuti da realizzare però mentre i rifiuti continuano ad essere prodotti e devono essere smaltiti. Il nuovo sindaco ha le idee chiare e l’appoggio di una parte dei napoletani. Ma è evidente che senza l’aiuto del Governo nazionale non si riuscirà a fare le due cose insieme in un contesto, tra l’altro, profondamente inquinato dalla criminalità camorristica collusa da sempre con una parte della politica.

Lo ha detto chiaramente il Presidente della Repubblica che occorreva un decreto legge che consentisse di trasferire i rifiuti in altre regioni in modo da guadagnare il tempo necessario a far partire il nuovo sistema.

Ma il Governo non lo fa. La Lega dice di no per far vedere che non ha perso la sua identità dopo tanti anni passati nelle stanze del potere e lo fa mostrando la faccia feroce di fronte ad una città in ginocchio che ha solo bisogno di essere aiutata.

Berlusconi è felice che si avveri la sua profezia: “ i napoletani si pentiranno moltissimo” di aver eletto De Magistris e ci si mette d’impegno per assecondarla. Ognuno conduce il suo gioco e fa i suoi interessi sulla pelle degli italiani. Sì perché questa è gente che ha il potere e che dirige le istituzioni. La loro missione dovrebbe essere risolvere i problemi costruendo il futuro del Paese e, invece, si fa gli affari suoi e rivendica pure il suo diritto di farseli in santa pace e di non essere disturbata dalla legge.

Intanto non la crisi economica globale, ma l’incapacità di gestire una delle economie più importanti del pianeta e i mezzi che lo Stato ne trae per svolgere i suoi compiti, costringerà gli italiani a pagare un conto salatissimo con la manovra finanziaria che sta scrivendo Tremonti.

Il quadro è molto brutto e ci colpisce come cittadini perché sentiamo che le forze politiche alle quali è stato dato con il voto il potere di governare non sono degne di fiducia e di stima. Sentiamo che il nostro Governo è delegittimato e inquinato da gentaglia che siede ai vertici e nel sottobosco e che somiglia sempre più, nei gesti, nelle azioni e nelle parole, a quei boss mafiosi e a quei golpisti che abbiamo visto in decine di film e fiction televisive. Questa, però, è realtà e pone tutti noi di fronte all’angosciante evidenza che non basta comportarsi bene e compiere il proprio dovere se poi lo Stato e le istituzioni sono piene di gente di malaffare. Il problema non è limitato al Governo, ma si estende al Parlamento, alle regioni, agli enti locali e a tutto il mondo che dipende dalla politica.

Non sono tutti uguali, ci sono tanti politici onesti e capaci e ci sono formazioni politiche che sono distanti dal metodo mafioso e golpista che domina il panorama politico. Però ancora appaiono deboli ed incerti, ancora non riescono a mobilitare l’opinione pubblica e a farsi seguire. Probabilmente perché non capiscono e non rappresentano la novità di cui si avverte il bisogno.

Il nuovo c’è già però, si afferma nella società civile, si è manifestato nelle elezioni e nei referendum, trova nuove forme organizzative, ma non esprime una sua rappresentanza nelle istituzioni.

Ecco una bella idea per i partiti che vogliono rinnovarsi sul serio: far entrare nelle istituzioni la società che oggi ne è esclusa. Non si tratta di cedere qualche posto, ma di una profonda riforma della politica che dovrebbe toccare i contenuti e raccogliere e potenziare la cultura civica che si sta affermando fra gli italiani. Non si chiede solo a qualche partito di farsi delegare dai cittadini, ma si chiede di costruire un sistema diverso nel quale i cittadini divengano i padroni di casa della Repubblica e, da padroni di casa, caccino i mafiosi, gli affaristi e i golpisti che occupano lo Stato

Claudio Lombardi

Rifiuti in Campania: agire subito, coinvolgere i cittadini (di Alessio Terzi)

L’apertura di  una indagine per “epidemia colposa” nei confronti di Rosa Russo Iervolino e di altri 27 sindaci della Campania, di Antonio Bassolino, ex Presidente della Regione e di Alessandro Pansa,ex prefetto di Napoli (Commissari straordinari fra 2007 e 2008) potrebbe essere una buona notizia.
E’ sacrosanto, infatti, che i responsabili siano, finalmente, a chiamati a dare conto del proprio operato davanti alla giustizia e, nel caso, a rispondere dei danni provocati alla salute dei cittadini dai cumuli di rifiuti abbandonati e, talvolta, incendiati.
La complessità del processo e i ritmi della giustizia italiana, però, fanno prevedere un processo lunghissimo e molte difficoltà nell’accertamento della verità. Il timore di dovere registrare un nuovo fallimento istituzionale, aggiungendo amarezza ad amarezza,  è alto.

Saremo ovviamente molto lieti di essere smentiti dai fatti e riteniamo nostro dovere fare tutto il possibile (poco o tanto che sia) per produrre un contesto favorevole al buon svolgimento del processo continuando a seguire la vicenda.
E’ utile, per esempio, constatare che le esibizioni “muscolari” delle ultime settimane hanno avuto un esito patetico.
Il Presidente del Consiglio, di fronte all’evidente fallimento del millantato impegno di risolvere la vicenda in pochi giorni, ha pensato di cavarsela addossare la colpa al Sindaco di Napoli,“essendo la materia di competenza comunale”.
Il Capo della Protezione civile – ignorando i cumuli di rifiuti in attesa di raccolta – ha dichiarato chiusa l’emergenza.  In realtà ha spostato il baricentro della protesta da Terzigno (dove ha sottoscritto un impegno a non aprire una nuova discarica) a Chiaiano e Giugliano (dove ha disatteso un analogo impegno preso due anni fa) , con un bel colpo alla credibilità delle istituzioni.
Fuori di ironia, questo conferma un tremendo dilemma e cioè che le vie istituzionali per la costruzione di un regime di governo dei rifiuti in Campania sono fallite entrambe. Gli anni di regime commissariale sono finiti sotto indagine per lesioni alla salute pubblica mentre gli enti locali hanno, di fatto,  preferito litigare nei Tar piuttosto che dialogare.

Non si sa se questa questione sia stata esaminata con la dovuta attenzione dal tavolo interistituzionale, riunito l’8 novembre scorso.
Le dichiarazioni del Presidente della Regione sembrano mettere finalmente in conto che, senza un serio confronto con i cittadini non si va da nessuna parte.
Il Sindaco di Napoli ha messo a disposizione le centinaia di cave esistenti nel sottosuolo della città (che secondo alcuni, sono già state ampiamente utilizzate da vari “imprenditori”). Se questi siano segnali di una vera volontà di uscire da una tragica impasse si vedrà dai fatti. Noi lo speriamo e suggeriamo al tavolo quattro argomenti di lavoro.

Il primo è quello di comprendere perché le discariche “puzzano” accertando le responsabilità personali e istituzionali e individuando i rimedi da attuare nel più breve tempo possibile.

Il secondo è la necessità di dare una risposta circostanziata, pubblica e ufficiale  all’ampio cartello di organizzazioni civiche campane  che sostiene, con buoni argomenti, che nella regione esistono già impianti di trattamento recuperabili a basso costo e di facile impiego ( http://www.chiaianodiscarica.it/?cat=803 ).

Il terzo è quello di convocare la società civile di Napoli per dare avvio ad un programma di rapido incremento della raccolta differenziata, (magari con il supporto del sindaco di Camigliano, rimosso dall’incarico per avere messo in piedi una raccolta porte a porta efficiente).

L’ultimo è la definizione di modalità di confronto trasparenti e  sistematiche fra il tavolo stesso e la cittadinanza attiva, sulla base delle migliori esperienze già realizzate.

Azioni di questo genere non bastano a risolvere l’emergenza, ma possono essere immediatamente dichiarate, rapidamente attuate e possono sostenere il tavolo interistituzionale nel suo lavoro e a superare le inevitabili resistenze.
Naturalmente anche la cittadinanza deve accettare di fare la sua parte, rinunciando a violenze e deleghe e assumendo le proprie responsabilità come chiedono le Assemblee territoriali di Cittadinanzattiva della Campania.

(http://www.cittadinanzattiva.it/files/punto/ALLEGATO_PUNTOterzigno.pdf)

Chi non condivide queste idee o ha considerazioni e proposte da fare è caldamente invitato a scrivere i suoi commenti.

Alessio Terzi Presidente di Cittadinanzattiva