Oltre gli scandali: lavoriamo per un Lazio regione d’Europa (di Paolo Acunzo)

Roma è la città in cui nel 1957 fu firmato il Trattato che istituì la Comunità Europea, è una delle principali capitali europee e può contribuire a fare del Lazio una delle più importanti Regioni d’Europa.

La creazione dell’area metropolitana, infatti, impone una seria riorganizzazione della macchina amministrativa non solo capitolina, ma di tutto l’ampio contesto territoriale, in connessione con l’intera funzione pubblica regionale e nazionale. Bisogna ridefinire la modalità d’intervento sul territorio, guardando non più a singole porzioni, ma ad intere aree omogenee, impiegando così meno risorse per ottenere maggiori risultati. Occorre un nuovo Patto di Cooperazione, che permetta a Comune e Regione di lavorare insieme per gestire la programmazione locale, a partire da un efficiente utilizzo dei fondi comunitari, in modo da razionalizzare le risorse e rendere gli interventi più efficaci.

In definitiva solo la Regione può svolgere efficacemente questa intenso ruolo di coordinamento e di indirizzo, ma la particolare condizione in cui si trova la Regione Lazio, nel pieno di un’emergenza democratica, alle prese con una profonda riforma costituzionale che coinvolge anche la creazione dell’area metropolitana e la soppressione di due province, impongono un serio nuovo assetto della macchina regionale.

Occorre rivedere il ruolo stesso della Regione, rafforzando le funzioni di programmazione e controllo, demandando il più possibile quella della gestione alle province e alle aree metropolitane. In questa direzione bisogna stabilire un rinnovato rapporto di confronto e collaborazione con i 378 comuni che possono dare, a partire da Roma, un grande contributo per il governo della Regione. Le strade da seguire per migliorare l’amministrazione regionale sono la razionalizzazione e la riorganizzazione della macchina amministrativa, riducendo gli incarichi dirigenziali esterni ed i relativi stipendi. Accorpare le direzioni regionali, riducendo il numero dei dirigenti ove possibile ed applicare una seria valutazione degli obiettivi, sono punti irrinunciabili, perché non è più pensabile che tutti i dirigenti raggiungano i loro obiettivi, quando le cose non vanno bene per tutti gli altri cittadini.

Tanto per cominciare è urgente una riduzione delle spese di funzionamento della Regione e dei suoi gruppi consiliari, come la comunicazione istituzionale, le spese di rappresentanza, gli stipendi apicali ed i vari benefit. Le risorse risparmiate vanno destinate al settore sociale, riattivando ad esempio la legge regionale 20 marzo 2009 n. 4 “Reddito minimo di cittadinanza”, seguendo i migliori modelli già utilizzati in Europa. Infatti solo puntando l’attenzione su quelle fasce sociali che più sentono il disagio nella crisi si potrà ridare credibilità popolare all’Istituto regionale.

Inoltre è essenziale il pieno utilizzo dei fondi comunitari per aiutare la ripresa e creare nuova occupazione, incentivando le esperienze professionali a tal fine, armonizzando le necessità delle imprese e degli enti locali e tenendo ben presente la specifica vocazione dei territori. Per molto tempo si sono cercate soluzioni per singole unità produttive, mentre la risposta può arrivare da una complessiva opera di interazioni tra le diverse attività e le istituzioni. Bisogna inoltre sfruttare al meglio le opportunità date dalle policies comunitarie, come quelle per la coesione dell’Europa delle Regioni. In questo modo si potrebbero sfruttare al massimo gli incentivi europei per lo sviluppo economico territoriale a partire dai settori dei trasporti e del turismo, puntando a investimenti mirati in Ricerca e innovazione. A questo proposito diventa necessario aprire un tavolo permanente di confronto con le categorie imprenditoriali, le parti sociali e la società civile, ma anche con le Università e i centri di ricerca che la Regione Lazio deve ancora valorizzare a pieno, essendo queste secondo le priorità europee il volano attraverso cui far partire la ripresa.

Un’altro dei settori che può creare nuova occupazione è quello della cosi detta industria culturale, a partire da un rilancio della funzione di Cinecittà, in particolare grazie allo sfruttamento dei beni culturali che rappresentano un patrimonio di grande prestigio mondiale, ma ancora poco valorizzato per produrre ricchezza nel nostro territorio, a differenza di ciò che avviene all’estero.

Anche traffico, inquinamento, tempi d’attesa e qualità della vita dipendono dall’organizzazione regionale dei trasporti. La riduzione degli spostamenti delle persone, grazie alla diffusione del telelavoro, l’utilizzo di mezzi a basso inquinamento, lo sviluppo del car-sharing, insieme ad altre iniziative come l’incremento delle nuove tecnologie per l’informazione e una riorganizzazione degli orari delle grandi città, possono aiutare a migliorare la difficile situazione. Per gli spostamenti sicuramente è necessario aumentare l’offerta dei treni per i pendolari. Ma per fare tutto ciò serve una visione d’insieme di ampia scala che permetta uno sviluppo dell’interconnessione, reale e virtuale, e dello scambio tra piccoli e grandi centri dell’intero territorio regionale. Solo con una integrazione complessiva delle diverse realtà regionali al proprio interno e verso l’esterno, si riuscirà ad avere uno sviluppo, sostenibile e tecnologico, dell’intera regione secondo il modello adottato in altre realtà del vecchio continente, contribuendo al miglioramento reale della qualità della vita di tutti noi.

Per l’energia, infine, servono soluzioni innovative ed ecologicamente compatibili per abbassarne il costo e creare nuova occupazione, secondo i dettami internazionali della Green Economy. Mentre per la raccolta dei rifiuti si deve puntare sul cambiamento: riciclaggio, porta a porta e prima fase dello smaltimento nei condomini sono alcune ipotesi anche per aggredire l’emergenza di Roma, attraverso un attivo ruolo di coordinamento della Regione con tutte le realtà limitrofe alla capitale e confrontandosi con il Ministero dell’Ambiente e soprattutto direttamente con i cittadini.

Ma per fare tutto ciò occorre un immediato rinnovamento nella mentalità e della rappresentanza nella Regione Lazio, in grado di guardare oltre alla consueta ottica provinciale, sfruttando al meglio le enormi potenzialità laziali e facendo tesoro delle migliori esperienze non solo italiane. Solo così ci si potrà porre l’ambizioso obiettivo di rendere, sotto vari aspetti, il Lazio una Regione all’avanguardia in Europa.

Paolo Acunzo

Consob e Autorità per l’energia: politica assente e problemi per il Paese (di Claudio Lombardi)

Nei giorni scorsi uno studio della Confartigianato ha messo a confronto i costi dell’energia elettrica in Italia con quelli praticati negli altri paesi europei e ciò che si è evidenziato non è stata una novità bensì la conferma di un dato già conosciuto: prezzi italiani ben sopra della media europea e elevata incidenza della componente fiscale.

Da più parti si invoca l’attribuzione della regolazione dei servizi idrici all’Autorità per l’energia e il gas perché si avverte una lacuna in un settore che riguarda un servizio essenziale per la vita delle persone e per le attività economiche. Tra l’altro dal 1° gennaio partirà (salvo auspicabili moratorie e ripensamenti dato il referendum sulla riforma che si dovrà svolgere il prossimo anno) l’attuazione delle norme sulle gare per i servizi locali e sulla riduzione delle partecipazioni pubbliche con ingresso obbligatorio di imprenditori privati.

Su un altro versante il mercato finanziario e borsistico è causa di grande preoccupazione per milioni di piccoli risparmiatori che già hanno pagato a caro prezzo la crisi scatenata dagli speculatori e che oggi sono preoccupati per quanto accade ogni giorno in una Borsa che riflette l’andamento dell’economia con la prevalenza, quindi, del segno meno. In questa situazione si avverte maggiormente l’esigenza di una affidabile e autorevole attività di controllo che, nel nostro ordinamento, è affidata alla Consob.

Purtroppo sia l’Autorità per l’energia che la Consob non preoccupano molto il Governo che, distratto da ben altri problemi (quali?), non si è accorto che manca il Presidente della Consob dal 1° luglio di quest’anno (più un altro membro dei cinque previsti dalla legge) e che il prossimo 14 dicembre decadranno i due membri superstiti dell’Autorità per l’energia. Erano tre, poi una legge del 2004 ha stabilito che dovessero essere cinque, ma non ci si è mai arrivati essendo rimasti, da allora, soltanto in due. Nessun problema, però, per il Governo cui spetta di proporre i componenti e che, finora, ha lasciato correre disinteressandosi ad una questione così “marginale”. Tanto, si sa, l’energia non è un problema serio per l’Italia e nemmeno il controllo e la disciplina dei mercati finanziari con milioni di piccoli risparmiatori coinvolti lo è; quindi, le nomine, si possono anche rimandare. E poi le Autorità funzionano lo stesso, qualcuno potrebbe dire. Ovvio, come un aereo che ha due motori, ma va avanti con uno solo; finché funziona mica precipita. Evidentemente ci sono problemi ben più seri che occupano i nostri uomini di Governo; per sapere quali basta scorrere le prime pagine dei giornali…

Però non tutti la pensano così e, infatti, da quello che si legge sui giornali gli imprenditori e gli artigiani, attraverso le loro organizzazioni di categoria, accusano il Governo di non fare abbastanza per contrastare la crisi economica che dura ormai da tre anni.

La stessa accusa viene dai sindacati dei lavoratori che denunciano l’assenza di provvedimenti che aiutino a non perdere il lavoro o a trovarne un altro. Insomma da tutte le parti il Governo viene accusato di non fare abbastanza per l’economia e per i lavoratori.

Allora perché il Governo è tanto occupato da non riuscire a garantire le condizioni ottimali per il funzionamento di Autorità indispensabili per la regolazione di settori cruciali per la vita economica, per i problemi delle aziende e per la tutela degli interessi dei cittadini?

Come mai tanto menefreghismo in un Paese che avrebbe bisogno di decisioni rapide e incisive e, magari, anche di buoni esempi da parte della politica? Dobbiamo, forse, dare per scontato ed accettare che i politici siano sempre troppo occupati nella lotta per il potere? Purtroppo ci hanno fatto credere che questa è la loro funzione e tanti non si scandalizzano nell’assistere alla quotidiana guerra verbale e a comportamenti reali di alcuni che sono semplicemente indecenti.

Noi siamo convinti che non è questo il ruolo della politica e che i politici dovrebbero occuparsi dell’interesse generale e degli affari pubblici non di quelli loro. Inoltre, nel caso delle nomine Consob e Autorità per l’energia, la questione è ancora più scandalosa, perché i posti in questione corrispondono a ruoli tecnici e di alta amministrazione, ad organismi che non dovrebbero essere coinvolti nel mercato dei politicanti. Qualcuno nel Governo lo capisce o dobbiamo pensare che la degenerazione è diventata irreparabile? Perché il Presidente del Consiglio non porta in Consiglio dei ministri le proposte per le nomine Consob e AEEG? Non ci si rende conto che questi ritardi rischiano di creare disordine e instabilità in settori importanti e delicati per l’economia e per tutti i cittadini? È troppo chiedere che i politici tutti e chi ha responsabilità di Governo, in particolare, adempiano ai loro compiti con cura e responsabilità? Speriamo che gli elettori, quando saranno chiamati a dare il loro voto, si ricordino di questo modo di governare che non è né di destra né di sinistra: è solo quello di chi non ha capito cosa vuol dire governare un Paese che dovrebbe stare nella parte più avanzata dell’Europa.

Claudio Lombardi