Un governo tremendo, ma destinato a resistere

Il governo gialloverde, il peggior governo della storia italiana, rischia di sfangarsela, cioè di cavarsela. Probabilmente la procedura di infrazione non scatterà e la compagine ministeriale, arrancando e sbuffando, andrà avanti. Fra tagli e ritagli metteranno insieme un pacchetto di 7-9 miliardi extra, e questo consentirà di dire che i conti sono in ordine.

Persino il presidente Mattarella è venuto in soccorso di questi sciagurati. Preoccupato, evidentemente, che una condanna secca dell’Italia possa far crescere i sentimenti antieuropei che già circolano in abbondanza.

Gli esperti di politica consigliano, a questo punto, di studiare bene le vicende dell’America Latina, visto che quello è il modello verso il quale stiamo andando. E la lezione che si impara quasi subito non è confortante: questi governacci possono andare avanti anche anni. Tagliano un po’ di welfare, manipolano un po’ i conti, fanno qualche operazione al limite del consentito (mini-bot, ad esempio) e tirano avanti. Prima o poi esplode tutto comunque. Ma non subito.

E infatti chi si aspettava il crollo dei gialloverdi entro Natale rimarrà deluso. L’intera baracca potrebbe esplodere, forse, perché la Lega non riesce a sopportare i 5 cosi. Ma non per via dei conti.

Ma c’è un problema più grave. Salvini continua a dire cose senza senso alcuno. Parla dell’impresa di Carola a Lampedusa come di un atto di guerra, quando non si è vista nemmeno una pistola o uno scacciacani. Dice follie. Ma aumenta i consensi.

Forza Italia gli regge la coda e il Pd va in giro per i campi a parlare di rilancio dell’Italia (tema sempre buono).

In realtà, si sta scoprendo che l’ipotesi liberal-democratica, sconfitta nella politica (vedi fine di Renzi), probabilmente è stata sconfitta (o non è mai esistita) anche nel paese.

Nel senso che in Italia non c’è, nella società reale, una componente liberal-democratica, un insieme di forze cioè che punti a una società più moderna, in crescita, più competitiva. In un rispetto rigoroso della Costituzione.

Forse quasi a tutti va bene questo paese arrangiato, dove con una buona mazzetta si sistema tutto. Dove è riuscita a diventare la prima forza politica una formazione (i 5 cosi), chiaramente antindustriale e antiborghese. E per la quale qualunque cosa più grande di una pizzeria deve essere il frutto di furti e manipolazioni. E quindi meritevole di abbattimento immediato.

Questa forza attualmente è stata sostituita da un’altra (la Lega) che non è molto meglio: non si riesce a capire quale paese abbia in testa. Si sa solo che guarda alla Russia come a una Mecca e che per il resto tira a andare avanti giorno per giorno.

In giro, di liberal-democratico si vede poco, forse niente. E questo spiega quasi tutto: il no al referendum e la fine politica di Renzi.

Siamo un paese ex-borbonico, vince chi urla di più e chi promette cose impossibili.

La traversata del deserto sarà lunga.

Giuseppe Turani tratto da https://www.uominiebusiness.it

Salvini: confusione rivestita di arroganza

Secondo il ”Corriere”, la scrivania di Salvini sarebbe combinata così. Uno studio sulla Abenomics (Giappone), un paese che non cresce da vent’anni. Un secondo studio sulla politica trumpiana (aumento spesa pubblica 5 per cento, crescita 2,5) e, infine, una statua alta un metro di un personaggio inesistente, inventato, e cioè Alberto da Giussano.

La scrivania descrive bene la confusione mentale del politico oggi più potente in Italia. La sua testa è una specie di insalata mista, dove il vero e il falso, l’inutile e il superfluo si mischiano. Meglio avrebbe fatto a sistemare una foto grandezza naturale della fidanzata Francesca Verdini: almeno quella è reale, ha gambe lunghe e una laurea alla Luiss.

E la confusione è la cifra sovrana di questo sovranista: continua a ripetere che alla Ue insegnerà a stare al mondo. Peccato che non conti niente. Sarà tanto se lo faranno accomodare sullo zerbino nella nuova Ue. E così via.

Ma la forza di Salvini è come la statua di Alberto da Giussano: se tu la fai alta un metro e la metti in bella vista, finisce che qualcuno ci crede davvero. Lui spara bugie in continuazione, ma tante di quelle volte che alla fine un sacco di gente gli crede.

Adesso ha la fissa della politica trumpiana (taglio selvaggio delle tasse). Tria gli ha spiegato che per fare quelle cose bisognerebbe avere il dollaro come moneta, ma non gli ha fatto i disegnini e quindi Salvini non ha capito. Non ha capito, cioè, che se hai il dollaro come moneta (usata in tutti gli scambi internazionali) e se gli aggiungi la quinta e la sesta flotta, puoi fare quasi tutto quello che vuoi.

Ma se hai solo l’euro (che dipende da Francoforte, cioè dai tedeschi) e niente altro, nemmeno una miserabile portaerei, ma solo qualche portaelicotteri sulla quale poi si mettono aerei a decollo verticale (astuzia italica), è inutile che ti gonfi il petto. Questo va bene a Viggiù (con Francesca che, adorante, ti aspetta in macchina), ma a Bruxelles lascia tutti più che altro sconcertati e perplessi.

Infatti, gli osservatori più attenti sostengono che il governo a trazione salviniana rischia fortemente di non prendere nemmeno una carica importante, decente, nel nuovo vertice di Bruxelles. Impavido, Salvini continua a urlare che il suo è il partito che ha preso più voti in Europa e forse è vero. Peccato che li abbia presi in Italia, cioè in un paese agonizzante, e non in Germania o in Francia. Insomma, arrivare primi all’ospizio dei vecchietti non è un vero primato, ma solo un’opera buona. E questo siamo oggi: lo dice persino l’Istat. Bisogna andare alle origini del secolo scorso per trovare la nascita di così pochi bambini: la gente non li fa, punto e basta.

Le salviniane di sinistra (esistono anche queste creature) sostengono che è perché manca un’adeguata politica della famiglia. Vero. Come è vero che nessuno ha davvero voglia di fare bambini in questa Italia così confusa e incerta. Per cambiare le cose non basta qualche sussidio per i biberon e il latte: servirebbe cambiare il paese o aprire le porte all’immigrazione intelligente, come ha appena fatto il Giappone, che ha autorizzato l’ingresso di 150 mila stranieri, non avendo più nuovi cittadini propri.

Ma se nemmeno Tria è riuscito a spiegare a Salvini che l’Italia non è gli Stati Uniti e che lui non è Trump, ma solo uno scansafatiche ambrosiano, mai lavorato un solo giorno, considerato fino a ieri poco più che una macchietta, chi siamo noi per tentare di convincerlo a essere prudente e umile?

L’impresa appare disperata.

La sua testa è un’insalatona (cipolle, peperoni, trevisana, rapanelli, broccoli, tonno) e nessuno ci può fare niente.

Giuseppe Turani tratto da https://www.uominiebusiness.it