Caos pagamenti. Niente rispetto del cittadino

Il caos di questi giorni sul triplice pagamento di mini IMU, integrazione Tares e Tasi in un intreccio tra Mav, F24 e bollettini di c/c da gestire tra banca, posta e gestioni online dimostra che chi scrive le leggi non ha nessuna considerazione per i cittadini.

Loro scrivono quello che gli pare e che gli conviene, pensano agli equilibri politici e burocratici. Ai cittadini resta lo sbattersi tra un ufficio e l’altro, chiedere aiuti e consulenze (pagate) per riuscire a districarsi ed evitare le sanzioni.

È ipocrita far finta di essere un paese scandinavo dove basta collegarsi ad internet e risolvere ogni problema. Qui ci sono le file in banca e alla posta e un mobilitarsi di parenti, amici e consulenti per spiegare cosa bisogna fare e quanto bisogna pagare.

E, attenzione, chi si mette in fila è tutta gente che vuole pagare mica evasori!

Inevitabile? No, basterebbe mettere il rispetto per i contribuenti al primo posto e le cose andrebbero meglio. Tra l’altro questo pasticcio deriva dall’abolizione dell’IMU per fare un favore a Berlusconi, l’atto più stupido che il governo Letta potesse fare (sia il favore che l’abolizione per il 2013) tanto è vero che l’hanno subito rimessa cambiandole nome.

Mah, non è da questi governi che può venire qualcosa di buono. Questi galleggiano finchè possono. Non più di questo

Un Governo inutile e una possibile via d’uscita (di Claudio Lombardi)

il baratro governoA distanza di tempo e visti i risultati viene il dubbio che il governo Letta sia nato per mascherare un fallimento e un progetto occulto. Il fallimento è stato quello delle forze politiche presenti in Parlamento incapaci di assumersi le loro responsabilità e perse dietro i loro giochi di potere. Il progetto occulto era quello della prosecuzione della maggioranza del governo Monti, quella che più garantiva non la stabilità, bensì la pura e semplice conservazione.

Un Governo di “servizio” si è dichiarato, ma si è dato obiettivi così ambiziosi (uscire dalla crisi, ripresa dell’economia, riforma della Costituzione) da apparire un pretesto per prendere tempo. La famosa stabilità, si è poi capito, era quella dei gruppi dirigenti della buropolitica che non intendevano mettere in discussione il loro potere.

riforme costituzionaliLe riforme costituzionali con il corollario dei comitati di saggi e di leggi costituzionali a lungo decorso sono state il ripescaggio di una presa in giro da sempre utilizzata dalle forze politiche in difficoltà per rinviare le scelte utili e per camuffare quelle dannose. Come è stato con le poche modifiche portate alla Costituzione nell’ultimo decennio e con la legge elettorale che tutti dicono di voler cambiare.

La verità è che è dovuta arrivare la Corte Costituzionale a mettere la parola fine alla presa in giro. Adesso, forse, sarà Renzi a dare una scossa a gruppi dirigenti immobili pronti a trastullarsi con i più svariati modellini elettorali, ma privi dell’interesse a cambiare davvero.

effetti governoLa legge elettorale è, però, solo la manifestazione più vistosa di qualcosa di più eclatante. I fatti parlano chiaro: disoccupazione mai così alta; debito pubblico mai così grande; Pil fermo; pressione fiscale ai massimi livelli; povertà che colpisce milioni di famiglie (milioni non migliaia!). Il quadro è quello di un governo incapace di governare e di andare oltre la burocratica ordinaria amministrazione. Un governo incapace anche di dirigere e controllare lo strapotere di una burocrazia che gestisce i suoi interessi di casta, ma che è strettamente intrecciata alla politica tanto che si può parlare di buropolitica.

La vicenda scatti di anzianità degli insegnanti è esemplare così come quella  dell’IMU. Per quest’ultima si è fatto un capolavoro: con una sola scelta politica si sono messe in crisi le casse dello Stato, quelle degli enti locali, le politiche del lavoro e di rilancio dell’economia. Un capolavoro! E tutto per inseguire una promessa elettorale di Berlusconi che poi, comunque, è uscito dalla maggioranza.

potere buropoliticoAdesso l’IMU è tornata sia come strascico dell’abolizione con la cosiddetta mini-IMU che si dovrà pagare tra pochi giorni, ma ancora nessuno sa il come e il quanto; sia sotto altri nomi (TASI, IUC ecc) e costerà più di quella abolita. Insomma una presa in giro fatta di pressapochismo, arroganza e incapacità di governare.

È sempre più chiaro che il cuore del problema è il potere: i politici vogliono mantenere il consenso a prescindere dalle conseguenze delle loro decisioni e si mettono nelle mani della burocrazia che dirige le amministrazioni pubbliche, scrive le leggi ed è la sola a capirne tutte le implicazioni; ne controlla l’attuazione e può gestirla come vuole ben sapendo che il politico non è in grado di intervenire su nulla. La burocrazia gestisce il potere reale e assicura al politico ciò che al politico serve: qualche risultato da esibire e tanti consensi da riscuotere con interventi mirati. Le leggi finanziarie o di stabilità, i decreti mille proroghe zeppi di indecenti distribuzioni di soldi senza criterio, la mancata attuazione delle leggi dimostrano che le cose stanno così.

Vie d’uscita? Ci sono. Bisogna aumentare la trasparenza e l’informazione dell’opinione pubblica; bisogna sviluppare la partecipazione dei cittadini andando oltre la rappresentanza di interessi (sindacali, di categoria ecc) che è parte del problema; bisogna far nascere o potenziare forze politiche che non siano asservite ai gruppi dirigenti; bisogna diffondere un rifiuto culturale dell’individualismo predatorio che è il modello che è stato presentato come vincente agli italiani; bisogna lottare contro la corruzione che da questo modello deriva. Tutto ciò significa che nuove elezioni in tempi brevi sono necessarie, ma non sufficienti senza una spinta che venga dal basso.

Insomma una via d’uscita molto difficile, ma possibile

Claudio Lombardi

Dialogo sui forconi: la sfiducia e la speranza

Non esperti né politici , ma cittadini comuni. Due voci sulle proteste di questi giorni tratte dalla rete

dialoghi sui forconiS. Chi non ha mai avuto problemi per comprarsi il pane non può capire, chi non è costretto a dire ogni giorno ai suoi figli no, su tutto, perché non ha un euro in tasca non può capire.

La nuova legge di stabilità cosa dà ai poveri cristi? Hanno tolto l’IMU, io non ho la casa di proprietà, ma ho dovuto pagare la Tares con l’aumento. Io disoccupata, mio marito in cassa integrazione, un affitto da pagare e una ragazza di 15 anni da mandare a scuola. La disperazione è vera.

L. Se nella tua disperazione riuscissi anche a riflettere con un minimo di serenità, vedresti con chiarezza quel che vedo io e siamo in tanti: i forconi non agiscono d’impulso, c’è una regia ben chiara dietro tanta rabbia e, per combinazione, l’obiettivo non è, non sono i reali responsabili della situazione, quelli che hanno governato questo Paese infischiandosene delle persone e pensando solo a tutelare i propri interessi e quelli di un “capo” dedito ad intrallazzi di tutti i generi e ben disposto a qualunque porcata, elettorale compresa, pur di garantirseli.

La Tarsu che paghi in più e l’Imu depennata sono il risultato di un Governo che per i primi sette arrabbiatomesi non è riuscito quasi ad altro che a battagliare su questi argomenti, sostenuti dal PDL, nonchè sulla decadenza di un condannato per reati fiscali, lo stesso che dell’evasione fiscale ha fatto il suo cavallo di battaglia.

In vent’anni di non governo l’Italia ha perso treni che altre Nazioni hanno saputo afferrare. In vent’anni di berlusconismo abbiamo assistito al degrado morale e politico non solo di una classe politica, ma di un intero Paese, allegramente entusiasta quando i bilanci dopati promettevano benessere, rabbioso e fascistoide quando il trucco è svanito. Lo slogan “tutti a casa“, oltre che ridicolo, è bugiardo: a casa ci andrebbero solo quelli migliori, gli altri sono lì pronti a restare.
speranzaSono nata nell’ultimo anno di guerra. Ti giuro che ho visto da bambina e ragazzina e ho sentito dalla bocca dei miei genitori cose tristissime sulla povertà vera di un intero popolo. Quello che non ho mai sentito era l’odio verso il proprio Paese e la rinuncia ad impegnarsi e ragionare come persone per bene, anche se senza nulla. C’è un limite anche alla rabbia, ed è dato dall’intelligenza e dal senso di responsabilità collettiva. Se no, non siamo proprio meglio di quelli che critichiamo…anzi, ce li meritiamo tutti. Scusami S. se ti ho annoiato.

S. Non mi annoi. Sai perché alla fine della guerra non c’era rabbia verso il Paese? Perché c’era la speranza; oggi quella speranza non c’è più, non c’è perché vediamo al potere sempre quella gente che per anni ha portato il Paese in malora e ora si dice pronta a salvarlo.Letta come può fare gli interessi della povera gente se deve rendere conto al gruppo Bilderberg, alla Trilaterale, a gente che ha nelle sue mani tutto il potere? Sono complottista? Forse, ma io qualche domanda me la faccio su questi signori.

Chi ci da’ una mano? L’Europa che sta per dichiarare nocivo un prodotto come l’olio d’oliva? cittadina arrabbiataChe minaccia di non concedere i fondi se i Paesi non fanno riforme che piacciono a loro? Mentre noi continuiamo a pagarla? La fiducia oggi è quella che manca.

I Tg continuano a parlare di FORCONI…ma molti di questi movimenti non hanno nulla a che fare con i forconi. Perdonami neanche il PD vuole il cambiamento. Sì molte volte la disperazione è cattiva consigliera e diventa ancora più pericolosa quando non si ascolta e si continua a tirare dritto con i paraocchi.

L. Vedi S., scusami se scrivo ancora, poi giuro che la finisco…penso che tu ti nutri troppo di fonti informative che ti pongono sotto gli occhi solo problemi e situazioni irrisolvibili, di quelle che mandano in tilt il cervello. Che ce ne importa a noi del gruppo Bilderberg che non sappiamo neppure a che serve, che ci importa della Trilaterale? La vita che viviamo si svolge su un altro piano.

Quello che a me cercasi speranzainteressa davvero, per la mia vita, è essere governata da un gruppo politico che si preoccupa della mia salute, che gli stipendi di chi lavora siano giusti, che la scuola dove mando i miei figli sia democratica, efficiente, li prepari meglio che può al futuro e, se è il caso, venga migliorata, non distrutta.

Mi interessa che le città siano governate con giustizia, il paesaggio tutelato, l’arte e la cultura sostenuti e valorizzati. Voglio vivere in un Paese dove non ci sia una esagerata differenza tra chi è povero e chi è ricco.

Chi ti ha detto che l’Europa è nemica? Gli scontri di interesse tra Paesi europei diversi ci danneggiano, ma penso che soprattutto ci danneggia il fatto che andiamo da una elezione all’altra senza essere capaci di dare fiducia a nessuno per più di tre mesi, che siamo pronti a denigrare tutto e tutti, che diamo un esempio di instabilità emotiva e psicologica collettiva, oltre che politica.

La fiducia quelli come te la devono avere, la devono cercare nel loro cuore, perché ai figli si insegna l’impegno e la fiducia in sé stessi e nel futuro e l’amore per il proprio Paese. Se no, si manca al compito principale di una persona. Mio padre piangeva di notte quando pensava che non lo sentissi. Ma di giorno lavorava come un matto solo in nero e per un pezzo di pane e con me sorrideva e mi insegnava ad essere forte. Non l’ho dimenticato mai. Ciao

Caso Shalabayeva: uno stato a disposizione

silenzio compliceHa ragione Massimo Giannini che scrive su Repubblica : “Solo in Italia può succedere che cittadini stranieri, ma domiciliati qui, possano essere “sequestrati” in gran segreto dalle autorità di sicurezza e rispediti nel Paese di provenienza, dove si pratica abitualmente la tortura”.

Adesso l’ordine di espulsione è stato revocato perché ci si è accorti che i suoi presupposti erano falsi. Ciò significa che la moglie dell’oppositore del dittatore kazako Nazarbayev (rifugiato politico a Londra) aveva il diritto di risiedere in Italia, ma che questo diritto è stato ignorato, nascosto, calpestato nella fretta di consegnare madre e figlia al governo del Kazakistan.

Ciò che si sa è che in soli tre giorni è stata realizzata un’operazione di polizia con grande dispiego di forze (50 agenti) concordata tra ambasciata del Kazakistan e autorità italiane che si è conclusa con la consegna a quel governo di due ostaggi colpevoli di nulla se non di essere moglie e figlia di un oppositore del regime.

no illegalitàNel Paese delle anomalie questa è l’ennesima conferma che lo Stato è suddiviso tra sfere di influenza di gruppi di potere che si sono abituati ad usare apparati ed istituzioni per i loro scopi fra i quali, evidentemente, si sono inseriti anche piaceri a dittatori con i quali Berlusconi aveva stretto rapporti di amicizia e di affari. La pratica dell’abuso e dell’arbitrio (e la sicurezza dell’impunità) deve essere così diffusa e condivisa tra chi dirige le autorità amministrative e istituzionali da far perdere il lume della ragione. Se non fosse così nel governo e negli apparati coinvolti nel sequestro Shalabayeva salterebbero molte teste visto che sono stati usati poteri dello Stato per procurare un ostaggio al dittatore del Kazakistan. Altro che il rispetto delle procedure rivendicato nel comunicato del governo!

Ma la cultura dominante non è quella della legalità. È di questi giorni la rivolta del centro destra contro la convocazione della Cassazione per esaminare il caso Berlusconi. Convocazione che segue un ricorso fatto dai legali del pluricondannato in primo grado e in appello per gli sporchi affari di evasione fiscale legati agli acquisti di Mediaset.

strage bresciaUn ricorso per allungare i tempi e far saltare le sentenze già emesse. Si pretendeva, infatti, che la Cassazione venisse meno ai suoi doveri rendendosi complice di un ritardo che avrebbe portato alla prescrizione del processo. In pratica si chiedeva alla massima autorità della Magistratura di violare la legge e di tradire il suo mandato per favorire Berlusconi.

L’uso privato delle istituzioni è stata una costante del berlusconismo ed ha allevato schiere di politici e di dirigenti dello stato che hanno agito e agiscono con gli stessi principi. D’altra parte non ci dobbiamo stupire: gli apparati dello Stato preposti alla sicurezza sono stati coinvolti nei peggiori casi di stragismo che hanno segnato la storia dell’Italia repubblicana. E coinvolti non come persecutori degli assassini, bensì come loro complici, mandanti, ispiratori.

Come cittadini dobbiamo ribellarci a questo dominio di oligarchie che usano la democrazia per distruggerne le fondamenta e per trasformarla in un regime autoritario fondato sullo sfruttamento delle risorse pubbliche.

Non possiamo perdonare nulla a chi rappresenta lo Stato e viola le sue leggi. Non possiamo perdonare nulla ad un governo che si rivela incapace di dirigere gli apparati che gli sono sottoposti e che si fonda su un impossibile compromesso con chi rivendica il proprio potere personale come fondamento giuridico di una legittimazione illegale ed eversiva.

PS: la ricostruzione esatta dei fatti che sta emergendo sulla stampa chiama direttamente in causa il Capo di gabinetto del Ministro dell’interno Alfano che avrebbe partecipato alla fase decisionale dell’azione di polizia che ha investito l’intero vertice della polizia. Come fa Alfano a sostenere di non saperne nulla? Impossibile e impossibile dovrebbe essere che questo ministro continui a stare nel governo avendo consentito che i nostri apparati di polizia fossero messi a disposizione di un dittatore e azionati su richiesta della sua ambasciata

Ecco cosa manca al Pd: intervista a Fabrizio Barca

Pubblichiamo brani di un’intervista a Fabrizio Barca realizzata da Daniela Preziosi pubblicata su www.ilmanifesto.it.

dilemmaIl Pd doveva accettare di sospendere i lavori dell’aula per l’ennesimo guaio giudiziario del Cavaliere?

«Non credo proprio, ma lo ha fatto. E senza consultare i deputati. Leggo dichiarazioni del segretario Epifani molto critiche. E allora mi domando: chi è il Pd? Cos’è il Pd?».

Non vuole fare il segretario. Forse il personal trainer della base?

Il sollecitatore, piuttosto. Provo a capire se riesco a scatenare non solo nella base ma nei gruppi dirigenti, anche territoriali, l’idea che alcune cose di questi anni sono sbagliate: bisogna farne altre.

Ha dato dei ’dorotei’ ai vertici del Pd. Finirà per diventar loro antipatico. Invece fino ad ora l’hanno corteggiata, sperando di iscriverla a una corrente.

fabrizio barcaNella mia funzione posso dire quello che penso, del resto come ogni iscritto a un’associazione – perché il partito è un’associazione, non dimentichiamolo – può fare, se ne rispetta le regole. Uso l’espressione ‘dorotei’ perché verifico un’apparente condivisione ma una chiara non voglia di confrontarsi. Mi si dica che sbaglio; ma nessuno me lo dice. Non basta simpatizzare con me, vorrei ci si misurasse con la questione principale che pongo sul tavolo. La carenza
di confronto sulla cultura politica, l’indebolimento del rapporto del Pd con gli intellettuali e i tecnici, con i codici di conoscenza del paese, sono dati di fatto. L’incapacità di proporre un disegno di cambiamento da parte della sinistra, e poi di governare, è l’insuccesso ventennale. È dovuto a un deficit di autorità quando si governa, o di conoscenza e partecipazione, come credo?

La ’democrazia che decide’ è tema nel Pd area Veltroni.

Io dico invece che il problema del governare l’Italia è legato a una macchina dello stato che trascura i processi di attuazione: non li segue, non li monitora, non li valuta, non apprende, non informa. Annuncia, annuncia, annuncia; norma, norma, norma. Quindi ha potere; ma non segue l’attuazione quindi non può dire ai cittadini se quello che ha promesso avviene o no.

Questa sua analisi deriva dall’esperienza di confronto dei tempi di Bankitalia con il progetto di programmazione territoriale ‘Cento città’? Il governo D’Alema aveva un’idea diversa.
differenza bene male
No. Deriva da casi più recenti, dai tentativi non riusciti di riformare la scuola, dalle continue non riuscite spending rewiew, dall’insuccesso della realizzazione delle infrastrutture strategiche, le attività primarie dello stato: è la differenza fra governare bene e male.

Lei insiste sul deficit di conoscenza nella cultura di governo del Pd. Per la prima volta, c’è un candidato come Gianni Cuperlo, dirige un centro studi e dei saperi ha fatto il suo lavoro politico.

Quando parlo di deficit di conoscenza non mi riferisco a singole persone o al partito, parlo di quelli che governano. Quando sei ministro, o presidente di regione, o sindaco, anche se sei il più bravo, le conoscenze che hai sono una parte infinitesima di quelle che servono a ben governare. La capacità di ben governare consiste nella capacità di fare squadra e di presidiare il processo di attuazione dei processi che proponi. La stragrande maggioranza della conoscenza non è nella tua testa o in quella dei soggetti che la attuano o in quelli che ne beneficiano: è fra gli insegnanti, i medici, gli ingegneri che attuano gli interventi.

Come può un partito chiedere partecipazione se poi ignora le scelte degli elettori? Le larghe intese, prima del governo Letta erano persino un tabù nel Pd.

primarie pdPromettendogli che mai più la selezione dei candidati sarà così mal congegnata. Non c’è nessun altra promessa credibile. Il punto dove siamo arrivati deriva dall’aver selezionato un numero troppo elevato di deputati non affidabili. Ma un partito, per selezionare persone affidabili, deve essere un’associazione viva. Non la definiremmo neanche associazione, una cosa che si riunisce ogni 5 anni. I candidati devono emergere dal confronto, anche con gli esterni.

Il governo Letta non è uno stato di necessità ma un punto cui si è arrivati per 101 inaffidabili?
In politica non esistono gli stati di necessità. Esistono scelte che possono essere ritenute superiori a seguito di eventi. Ma non obbligate. Questa vicenda è stata uno sbandamento drammatico.

Il suo Pd è di sinistra. Anche quello del Bersani del 2009. Se oggi si pensa a Renzi, non sono certa che venga in mente l’idea di un partito di sinistra.

svolta a sinistraDiscuto spesso di questo punto. C’è un equivoco però, nato alla fondazione del Pd, che ha portato erroneamente a identificare ’sinistra’ con la matrice socialcomunista. Se si fosse discusso di più di cultura politica, si sarebbe sciolto a suo tempo l’equivoco: avere come obiettivo il miglioramento della società e delle sue persone, coltivare la tutela della concorrenza contro i tentativi di monopolizzazione, sono principi di sinistra e pezzi forti del pensiero liberale. Tant’è che gli azionisti e i liberalsocialisti erano di sinistra. Come i cristiano sociali.

Contro la legge Mammì, madre di tutti i conflitti di interesse, si dimisero 5 ministri della sinistra Dc.

La Dc aveva molte anime. Aveva una sinistra più a sinistra del Pci. Del resto ha più dimestichezza e sintonia con il capitalismo un ex comunista che un ex cristiano sociale.

Il suo Pd si iscriverebbe nel Pse?

E’ l’ultimo dei problemi. Il Pd dovrebbe lavorare in stretto collegamento con i partiti del gruppo socialista e democratico del parlamento europeo, cosa che non avviene. C’è la scadenza elettorale decisiva di maggio, è indispensabile arrivarci con un candidato unitario per la presidenza della commissione e una piattaforma minima comune per l’accelerazione dell’integrazione politica e di bilancio. La situazione dell’Europa al momento è insostenibile. Anche su questo la discussione del Pd è scarsa.

Elezioni dei sindaci: il vento fa il suo giro (di Claudio Lombardi)

I risultati dei ballottaggi dicono che un cambiamento è possibile, ma che una gran parte degli elettori ha deciso di stare a guardare se chi se ne è fatto interprete è in grado di realizzarlo e ci crede veramente.primavera elettorale Pd

La situazione non è la stessa delle politiche di febbraio: scendono i votanti, sale il Pd, calano le destre e il Movimento 5 Stelle. Un risultato significativo perché ottenuto nel mezzo di una crisi del maggior partito di centro sinistra e con un governo che ne contraddice gli impegni elettorali. Ovviamente, come ripetuto da tutti i commentatori, non vanno mischiati risultati nazionali e locali perché diverse sono le motivazioni che spingono gli elettori a fare la loro scelta. È anche vero, però, che le elezioni locali mettono più seriamente alla prova chi si candida perché incidono di meno i richiami ideali e identitari e conta molto di più la reputazione che si ha presso gli elettori e la capacità di convincerli con proposte concrete. Conta anche, ovviamente, la possibilità di far pesare il clientelismo e la corruzione, ma non è certo il caso di queste elezioni.

centroQuando si vince a Roma dopo cinque anni di governo del centro destra, quando si elegge il sindaco a Treviso, a Brescia, a Imperia, infatti, non è questione di clientele o di promesse elettorali, ma di speranza. Speranza che i nuovi sindaci e le nuove maggioranze politiche nei consigli facciano meglio di quelli precedenti e speranza che uno schieramento politico opposto al centro destra sappia governare più per i cittadini che per sé stesso.

Ora il centro sinistra ha la dimostrazione che proposte chiare e alternative al centro destra nonché una sana fiducia nelle proprie possibilità possono smuovere innanzitutto il proprio elettorato rimotivandolo. Era quello che si poteva fare anche alle elezioni di febbraio e che il Pd in particolare non è stato capace di fare. È quello che si può fare adesso su scala nazionale pur mantenendo un impegno di governo strettamente delimitato al programma delle cose urgenti da fare, ma sapendo che è un impegno a termine non procrastinabile e non ripetibile.

governo cittàIl governo delle città è il terreno di coltura di nuove relazioni politiche e di nuovi modelli di governo. La sperimentazione nasce più facilmente nella piccola dimensione a contatto con i cittadini. Il centro sinistra ora può, partendo dal basso, lavorare alla costruzione di un’alternativa nazionale che dimostri con i fatti come la politica si può rinnovare e come i partiti possono rinascere dai disastri di questi anni.

È chiaro che gli occhi di tutti saranno adesso puntati su chi ha vinto queste elezioni alla ricerca di una conferma: per chi non ha votato quella di aver fatto la scelta giusta; per chi ha votato centro sinistra quella di non aver sprecato il voto; per chi ha votato centro destra quella che il centro sinistra non ce la farà mai ad andare avanti. Ebbene l’impegno di chi è stato eletto dovrà essere quello di sorprendere sia gli uni, sia gli altri  unendo la concretezza con l’entusiasmo di chi deve tracciare una strada nuova.

Se si vogliono sorprendere i cittadini si può cominciare con un impegno rigoroso alla massima trasparenza sia nel lavoro istituzionale sia in quello di partito nella ricerca delle risposte giuste da dare ai bisogni delle città e nella gestione delle amministrazioni locali. È chiaro che ogni deviazione dagli impegni presi e dalla speranza suscitata sarà punita dai cittadini ed è chiaro che ogni tentazione di applicare metodi opachi di gestione del potere sarà scoperta e messa a nudo in un batter d’occhio. È bene saperlo che i vincitori di queste elezioni non potranno godere di nessuna “luna di miele” e che dovranno subito mettersi al lavoro puntando al coinvolgimento dei cittadini.

coinvolgimento cittadiniAttenzione: il coinvolgimento dei cittadini non è un tappabuchi retorico che va messo nei documenti e nei discorsi, ma è il banco di prova più importante per chi intende governare le città. Ormai è chiaro a tutti che nessuna città si può governare dall’alto del consiglio comunale senza far diventare ogni cittadino un potenziale protagonista, occhio, orecchio e braccio operativo di un’amministrazione diffusa che è l’unico modo per tenere insieme quegli universi urbani fatti da una miriade di punti di vista e di esigenze diverse. La democrazia ha bisogno di partecipazione e mai come oggi esistono strumenti e luoghi per praticarla. Il mondo dei movimenti e dell’associazionismo è forte e vivo e deve essere un protagonista della politica a tutti i livelli.

Qui è anche il banco di prova per i partiti che vogliono rinascere dal discredito e dal malaffare o riscattarsi dalla sfiducia che hanno suscitato. Un partito o è un luogo aperto e trasparente dove i cittadini e le loro associazioni elaborano le soluzioni ai problemi di governo della collettività sapendo di essere ascoltati e accettando le regole democratiche del confronto oppure non è.

Un primo passo è stato fatto ora non resta che mettersi al lavoro.

Claudio Lombardi

1983-2013: la presa in giro delle riforme istituzionali (di Claudio Lombardi)

distrazione riforme istituzionaliPresi dalla novità e dall’urgenza di uscire dallo stallo nonché dalle emergenze dell’economia e della finanza pubblica avevamo un po’ trascurato-sottovalutato la parte del discorso programmatico di Letta dedicata alle riforme istituzionali. Ecco, però, che la mozione approvata in Parlamento pochi giorni fa la riporta al centro dell’attenzione. La sostanza della mozione è nel seguente periodo: “per avviare una stagione di riforme costituzionali di ampio respiro, occorre definire un metodo che consenta di affrontare, secondo un disegno coerente, le principali questioni sinora irrisolte, da ultimo richiamate nel discorso programmatico tenuto dal Presidente del Consiglio dei ministri innanzi alle Camere, concernenti la forma di Stato, la forma di Governo, il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari e la riforma del sistema elettorale, la quale – naturalmente – non potrà che essere coerente e contestuale con il complessivo processo di riforma costituzionale.

Perfetto. Di cosa ha bisogno l’Italia? di rappresentanze parlamentari credibili, stimate ed efficienti. Come si selezionano? Scegliendo fra candidature che fanno capo a progetti politici e a programmi chiari, coerenti e affidabili. Come si formano queste candidature? In nuclei associativi (partiti, movimenti o come vogliono chiamarsi) che fanno politica e che ricevono dai cittadini la fiducia necessaria per essere votati senza corruzione, senza clientelismi, senza intrecci mafiosi, senza affarismi.

Questo percorso virtuoso è determinato dai meccanismi istituzionali? No. L’unico condizionamento serio è dato dalla legge elettorale vigente che è incostituzionale e favorisce i vertici dei partiti e movimenti che possono scegliere chi far eleggere. Questa è la vera e unica urgenza che qualunque maggioranza dovrebbe fronteggiare. Ma numero dei parlamentari, funzioni e poteri del Capo dello Stato, bicameralismo perfetto o no possono incidere in minima parte sulla qualità degli eletti e delle formazioni politiche e sulle scelte che vengono tradotte in leggi e nella quotidianità dell’amministrazione pubblica.

coazione a ripetereInvece ecco che la mozione citata punta a riforme costituzionali di ampio respiro. Poiché la prima Commissione Bicamerale che fu incaricata di promuovere un vasto disegno di riforme costituzionali fu la Commissione Bozzi che risale agli anni 1983-85; poiché ad essa seguì la Commissione De Mita-Iotti negli anni 1993-94; poiché arrivò anche la Bicamerale D’Alema nel 1997; poiché da allora si susseguirono cambiamenti della Costituzione che l’hanno solo peggiorata (processo, autonomie regionali) oggi è lecito arrabbiarsi  se si parla ancora di “disegno coerente di riforma della Costituzione”. Va bene che in politica succede spesso di produrre fumo per confondere le idee ai cittadini, ma adesso abbiamo tutte la ragioni per dire che siamo stufi di essere presi in giro.

Dal 1983 sono passati trent’anni. Se i politici avessero avuto realmente intenzione di cambiare qualcosa lo avrebbero già fatto; se non l’hanno fatto e hanno usato le riforme istituzionali come un puro pretesto per praticare una politica compromissoria di bassa lega allora è giusto chiedere che la smettano con questa commedia.

arrabbiatiVuol dire che non c’è bisogno di nessun cambiamento? No, vuol dire che ci sono altre priorità e che non è credibile che un governo precario nato per fronteggiare l’emergenza e composto di forze politiche alternative si metta al centro di un ridisegno, addirittura, della forma di Stato e di governo. Se il governo fosse veramente preoccupato della salute dell’Italia si atterrebbe a un programma minimo centrato sulle questioni economiche, sociali e finanziarie e sui rapporti con l’Europa, farebbe approvare una legge elettorale nuova semplice semplice ripristinando quella precedente al colpo di mano berlusconiano del Porcellum e rinvierebbe ad un successivo Parlamento tutto il resto.

Non si comprende anche l’insistenza del Presidente Napolitano sulle riforme costituzionali. Dovrebbe essere il primo a rendersi conto che un Parlamento che non è stato in grado di eleggere il Presidente della Repubblica è un Parlamento che deve essere rieletto appena possibile. Altro che riforme costituzionali! Perché insiste in una sua visione “ideale” nella quale sembra che ci sia una classe politica di brave persone che fa capo a partiti che riscuotono la fiducia dei cittadini, basata sulla condivisione di valori democratici e desiderosa di fare soltanto il bene dell’Italia? Questa classe politica non c’è, è un travisamento della realtà e non possiamo mettere la Costituzione nelle mani di chi ha dimostrato ampiamente la sua inaffidabilità e la sua confusione.

No non è questo il momento di una riscrittura della Costituzione e chi insiste o è in malafede o è un ingenuo sognatore.

Claudio Lombardi

I miei dubbi sulla revisione costituzionale (di Walter Tocci)

Sono trent’anni che parliamo di riforme istituzionali. È cambiato il mondo ma l’agenda è rimasta sempre la stessa. L’elenco delle cose da fare si è sfilacciato e rimpicciolito, ma campeggia in tutti i programmi di governo. Certo, non c’è più l’entusiasmo iniziale delle tante Bicamerali. In compenso si è tramutato in ossessione.ossessione riforme istituzionali

Il dato saliente del trentennio è il fallimento dei partiti, dei vecchi e dei nuovi, della Prima e della Seconda Repubblica. La classe politica, però, ha oscurato questa causa della crisi di governabilità e l’ha attribuita alle istituzioni. È riuscita con una sorta di transfert psicanalitico a spostare il proprio trauma sulla forma dello Stato. Ha rimosso la propria responsabilità per attribuirla alle regole. In nessun altro paese europeo si è manifestata una simile ossessione, per il semplice motivo che i partiti, pur in difficoltà per ragioni generali, non hanno mai perduto la legittimazione.

“Se non si decide, non è colpa mia ma dello Stato che non funziona”. Questo è il motto del politico, a tutti i livelli, dal governo nazionale all’ultimo dei municipi. Di questo alibi è riuscito a convincere i giornalisti e i politologi – grandi esperti di semplificazioni – e tramite loro l’intera opinione pubblica. Quando la politica è in crisi non perde affatto la capacità di convincimento del popolo, bensì si ritrova ad applicarla alle divagazioni invece che ai problemi reali.

L’equivoco ha alimentato l’accanimento a cambiare le regole, e quando è stato raggiunto lo scopo l’esito si è rivelato negativo. Si fatica a trovare un caso di successo: tutte le regole modificate sono state anche peggiorate.

La divagazione non è stata innocua. Mentre ci occupavamo dell’ingegneria istituzionale, avanzava un pauroso degrado dell’amministrazione statale. La burocrazia, l’inefficienza e l’incompetenza hanno raggiunto livelli inimmaginabili solo trent’anni fa. Le decisioni ormai si prendono solo tramite norme e incentivi, perché non esistono più gli strumenti efficaci per attuare vere politiche pubbliche, come ha denunciato autorevolmente Sabino Cassese.

italiano arrabbiatoIl malessere dei cittadini nasce proprio dalla fatica del rapporto quotidiano con la macchina statale, sempre più incomprensibile e bizzosa. Qualcuno si illude ancora che il cittadino allo sportello sentirà giovamento dalla riforma del bicameralismo. La vera priorità sarebbe una profonda riforma dell’amministrazione, che invece è addirittura scomparsa dall’agenda di governo e affidata a un modesto ministro.

Così, l’esaurimento della Seconda Repubblica ci consegna una forma istituzionale sfilacciata e una classe politica disprezzata se non rifiutata dalla metà del popolo. Alla lunga la rimozione della causa politica della crisi non ha funzionato; l’alibi è stato scoperto, e i cittadini hanno attribuito tutte le responsabilità alla Casta.

Eppure, torna all’esame del Parlamento la vecchia agenda di riforme istituzionali. E stavolta si vuole fare sul serio, cambiando prima di tutto l’articolo 138 che è la chiave di sicurezza dell’intera Costituzione. Mi pare incredibile che una decisione di tale rilevanza storico-giuridica sia presa qui frettolosamente, senza neppure conoscere il testo. Chiedo almeno un rinvio perché si possa esprimere la Direzione del partito, già convocata per la prossima settimana, o ancora meglio l’Assemblea nazionale. E su un argomento tanto importante – per la procedura e ancor di più per i contenuti – sarebbe davvero utile ascoltare il popolo delle primarie con una consultazione ben organizzata.

La vecchia agenda resiste perché appartiene alla mitologia politica, cioè a quelle fantasie che durano nel tempo proprio perché evitano di fare i conti con la realtà. Due miti sembrano i più resistenti alla smentita dei fatti.

Il primo è il futurismo legislativo: bisogna fare in fretta, il mondo cambia ed esige velocità nelle decisioni. Sembra una cosa di buon senso, ma nella realtà le leggi più brutte sono anche quelle approvate in fretta: il Porcellum in poche settimane, le norme ad personam di gran carriera, le leggi Fornero sotto lo sguardo ansioso dei mercati (mentre ora tutti vorrebbero correggerle), e così via molte altre.

Approvare una legge è diventata forma di rappresentazione mediatica che prescinde dall’utilità dell’amministrazione: quasi tutte le norme assunte per motivi propagandistici sulla sicurezza, sul fisco e sulle promesse per la crescita si sono rivelate inutili o dannose non appena spente le luci dei riflettori della scena televisiva.  rappresentazione mediatica

C’è una pericolosa tendenza alla riduzione dei concetti e delle parole. La riforma è ridotta a una congerie di norme, senza alcuna attenzione per i processi organizzativi e sociali della fase attuativa. La decisione è ridotta alla mera approvazione di una legge, senza la profondità culturale e concettuale di una vera innovazione politica.

Il decisionismo si è ridotto a iper-normativismo. Gli snellimenti delle procedure che promettevano un’amministrazione più efficiente in realtà hanno aperto gli argini all’alluvione normativo-burocratica che soffoca la vita quotidiana dei cittadini. Tutti i campi dell’amministrazione – la scuola, i tributi, la giustizia – sono travolti da continui cambiamenti delle regole. Si approva una legge, e prima di attuarla già viene modificata; si accumulano micronorme disorganiche e improvvisate che spargono confusione e contenziosi nell’ordinamento.

La vera riforma dovrebbe, al contrario, rallentare la procedura legislativa: poche leggi l’anno, magari in forma di Codici unitari che regolano organicamente interi campi della vita pubblica, delegando funzioni gestionali al governo e aumentando i poteri di controllo e di indirizzo del Parlamento. Si dovrebbe introdurre l’innovazione della policy analysis rinunciando a legiferare su un argomento prima di aver verificato i risultati della legge precedente.

Ci sono oggi tanti sedicenti liberali; ma fu un liberale vero come Einaudi a fare l’elogio della lentezza parlamentare: meno leggi si fanno – diceva – meglio è per il paese.

Il secondo mito che resiste ai fatti è l’uomo solo al comando. Eppure i guasti della Seconda Repubblica derivano proprio dall’esasperata personalizzazione politica. Sembrava ormai acquisita tra noi questa consapevolezza, e invece vedo crescere una nuova infatuazione. Si confonde la malattia con la terapia. Ho già detto che introdurre il presidenzialismo in Costituzione è come curare l’alcolista con il cognac, se vi piace il modello francese. Oppure curarlo con il bourbon, se vi piace il modello americano. Noi non abbiamo i contrappesi civili degli americani né quelli statuali dei francesi. L’uomo solo al comando si è sempre presentato come una patologia nella nostra storia nazionale, soprattutto oggi nella crisi della politica. Solo in Italia sono potuti diventare protagonisti le due figure opposte e simili del tecnico e del comico, questa addirittura in doppia versione. Tecnocrazia e populismo sono malattie endemiche in Europa. Le cancellerie europee si preoccupano non per noi ma per loro, perché sanno che l’Italia anticipa le innovazioni maligne e hanno paura del contagio del nostro virus.leader al comando

No, non si tratta della svolta autoritaria paventata da un certo refrain di sinistra. Ma il presidenzialismo non è neppure il semplice emendamento di un articolo, poiché implica la riscrittura di parti intere della Carta. È un’altra Costituzione. Non sappiamo se alla fine avremo ancora la più bella Costituzione del mondo.

Non voglio dire che sia un tabù il cambiamento della Carta. Anzi, ci vorrebbe una policy analysis delle modifiche apportate nell’ultimo decennio. Quasi tutte si sono rivelate se non sbagliate almeno controverse: il Titolo Quinto, approvato in fretta prima delle elezioni del 2001, che oggi tutti vorrebbero modificare; lo ius sanguinis, che abbiamo introdotto per consentire a un figlio di emigranti di votare alle elezioni politiche, molto diverso dallo ius soli che oggi invochiamo per dare lo stesso diritto ai figli degli immigrati che ancora non possono chiamarsi italiani; l’obbligo di pareggio di bilancio, approvato sotto il ricatto dei mercati e dell’establishment europeo, che oggi vorremmo derogare senza sapere come liberarci dalle nostre stesse macchinazioni.

chiacchiere sulla CostituzioneD’altro canto basta leggere il testo costituzionale per notare la discontinuità. La bella lingua italiana, con le parole semplici e intense dei padri costituenti, viene improvvisamente interrotta da un lessico nevrotico e tecnicistico, scandito dai rinvii a commi e articoli, come nello stile di un regolamento di condominio. Sono queste le parti aggiunte dalla nostra generazione. Dovremmo prenderne atto con un certa umiltà, con quel senso del limite di cui parla Papa Francesco. Non tutte le generazioni hanno la vocazione a scrivere le Costituzioni. Che la nostra sia inadeguata al compito è ormai evidente. Lasciamo alle generazioni future il ripensamento dell’eredità costituzionale.

Tanto meno questa ambizione può essere affidata al governo PD-PDL, che si dovrebbe occupare di altre priorità, su tutte quella di creare lavoro per i giovani. Qui si misurerà la sua efficacia, e anche il risultato politico del PD. Al governo Letta servirebbe molto pragmatismo. Non ha bisogno di cercare la santificazione con la revisione costituzionale. E allo stesso tempo non può pretendere di condizionare con la lealtà di maggioranza la discussione sulla Costituzione. Sarebbe la prima volta nella storia repubblicana.

Questo rischio è intrinseco alla mozione sull’articolo 138 che si spinge a “impegnare il governo” nella proposta di revisione costituzionale. E ancora più preoccupante è la correlazione che il testo stabilisce tra la riforma elettorale e il nuovo assetto istituzionale. Il Porcellum, dopo essere stato riconosciuto incostituzionale dalla Cassazione, rischia di essere costituzionalizzato dalla mozione parlamentare, poiché qui c’è scritto che non si potrà approvare una nuova legge elettorale prima di aver concluso il lungo processo di riforme istituzionali. È un assurdo giuridico: la legge elettorale è ordinaria e segue procedure più semplici di quella costituzionale. Ma ancor di più si tratta di un autolesionismo politico per noi del PD, dal momento che cederemmo di nuovo a Berlusconi il pallino della partita. Quando avrà esigenza di staccare la spina, non dovrà far altro che portarci a votare senza alcuna modifica al Porcellum. Già una volta, la scorsa estate, ci siamo fatti gabbare accettando di discutere la legge elettorale insieme al pacchetto istituzionale. Sappiamo come è andata a finire. Siamo rimasti col cerino in mano.

Temo che in casa nostra i professionisti della sconfitta siano ancora nella plancia di comando. Per tutte queste ragioni, non ritengo possibile votare la mozione che apre la strada al cambiamento dell’articolo 138 della Costituzione.

Discorso all’assemblea dei senatori Pd del 28 maggio 2013 (Tratto da http://waltertocci.blogspot.it)

Combattere il berlusconismo per cambiare l’Italia (di Claudio Lombardi)

La pubblicazione della sentenza con la quale Berlusconi è stato condannato per frode fiscale costituisce una pietra miliare nella pur lunga storia dei processi a suo carico. Quella che è stata scoperta e spiegata nei suoi meccanismi è la cassaforte (o una delle casseforti) dell’impero Mediaset, quella dalla quale sono arrivati i soldi per i finanziamenti illeciti ai partiti e per la corruzione di giudici, ufficiali della Guardia di Finanza e testimoni.mediaset

Il sistema che ha messo in piedi Berlusconi appare sempre più come una triade di soldi, potere politico e comunicazione. Ognuna delle tre parti sostiene l’altra, ma la base comune è l’illegalità e l’asservimento delle istituzioni a questo disegno. Ormai tutti hanno capito che il mito della rivoluzione liberale con cui fu lanciata Forza Italia nel 1993 era un mero messaggio pubblicitario che servì ad attrarre e mobilitare energie giovani e tutta quella enorme massa di scontenti che emergeva dalla vicenda di Tangentopoli. La “genialità” di Berlusconi, di Dell’Utri e degli altri fu di cavalcare l’onda della protesta per apparire come un’alternativa alla degenerazione dei partiti e di farlo proponendo agli italiani il miraggio di un successo individuale libero da vincoli e da regole.

L’esperienza di 19 anni mostra che non solo nessuna promessa è stata mantenuta, ma che il sistema è servito a formare una classe dirigente ancora più ladrona di quella che ha portato a Tangentopoli. Abbandonate le ideologie e le discipline di partito lo scopo di conquistare e di usare il potere per interessi personali si è potuto dispiegare senza remore e senza ostacoli. Tante carriere sono nate così e questa è stata la selezione che ha promosso in posizione privilegiata quelle centinaia di migliaia di persone che le varie inchieste sui costi della politica hanno individuato come la base sociale della “casta”. Milioni di italiani, però, hanno preso esempio e si sono adeguati al nuovo clientelismo basato sulla fedeltà personale e alla cultura dei condoni che ha sistematicamente premiato l’evasione fiscale e l’abusivismo.illegalità taciuta

Tutto ciò ha provocato un decadimento e un impoverimento dell’Italia di cui adesso paghiamo le conseguenze. Risorse immense sono state dilapidate per alimentare il sistema del berlusconismo fondato sulla corruzione come principio guida e sul disinteresse per gli interessi generali. Anche gli altri partiti si sono adeguati e hanno imparato a gestire la loro nicchia di privilegi condividendo la comune appartenenza al mondo della politica che ha distribuito benefici utilizzando beni e soldi pubblici.

Capire cosa è stato il berlusconismo significa capire perché il popolo italiano ha deciso di sostenere un progetto così evidentemente dannoso per la società, per l’economia e per le istituzioni. Mettendo insieme i vari reati di cui è stato accusato Berlusconi e leggendo le motivazioni dell’ultima condanna emerge chiaramente il profilo di un suo disegno criminale fondato sull’uso del potere politico e mediatico e sulla sistematica spoliazione dello Stato per aumentare la sua ricchezza. In questo Berlusconi non ha inventato nulla, ma ha soltanto saputo sfruttare a dismisura le arretratezze del Paese, una cultura civile frammentata e ostile ai poteri pubblici e agli interessi generali, la mancanza di classi dirigenti unite da un forte senso di identità nazionale.

Oggi la sconfitta e il superamento del berlusconismo sono le condizioni indispensabili per risanare l’Italia. Berlusconi e il suo partito (almeno fino a che è il semplice strumento del suo disegno criminoso) non sono interlocutori di nessun disegno di governo per chiunque creda nei valori civili e democratici. Il problema non è sancire l’ineleggibilità di Berlusconi, ma condurre una lotta contro il sistema che ha messo in piedi, contro la cultura che ha formato e per la sua esclusione dalla vita pubblica. Ci penseranno poi i giudici a fargli scontare le condanne per i reati di cui è accusato.opposizione unita

Per questo pesa moltissimo l’assenza di uno schieramento di opposizione unito intorno ad un progetto. La crisi del Pd, a tutti gli effetti un partito ancora in formazione e l’immaturità del Movimento 5 stelle nonché la mancanza di una sinistra riformista forte e con le idee chiare sono l’ostacolo più grande e più difficile da superare.

Il governo Letta potrebbe fare moltissimo se fossimo un paese normale. Così non è e bisogna lavorare sul serio ad un’alternativa.

Claudio Lombardi

Un governo c’è e deve lavorare (di Claudio Lombardi)

Ormai la storia è nota: per sfuggire alla paralisi politica e istituzionale si è formato un governo composto da forze politiche che stanno su fronti opposti. Anche se si fosse trattato di un governo tecnico o del Presidente i voti dovevano comunque arrivare da Pd, Pdl e Scelta Civica. Il M5S si è tirato fuori da qualunque soluzione che non fosse l’assurda proroga del governo Monti o la ridicola proposta di un governo targato Grillo sostenuto non si sa da chi. L’alternativa era tornare a votare senza alcuna garanzia che i risultati sarebbero stati diversi, ma con la certezza di uno sbandamento lungo fino alla fine dell’estate. Uno sbandamento che avremmo pagato noi ovviamente.Italia in fuga

L’alleanza fra centro destra e centro sinistra non è scandalosa di per sé; in Germania si è fatta diverse volte e con risultati importanti. Formare un governo e far lavorare le istituzioni e gli apparati dello stato è un dovere non un’opzione a disposizione delle convenienze degli eletti. Quindi che adesso ci sia un governo è un fatto positivo e l’unico problema che si dovrebbe porre è come farlo lavorare per ottenere i risultati più utili agli italiani in attesa di tempi migliori per alleanze più coerenti.

Dunque un governo c’è e deve produrre dei risultati. Per quanto tempo? Non si misura in mesi il tempo di questo governo, ma in obiettivi da raggiungere. Cassa integrazione, trattativa in Europa per l’allentamento dei vincoli di bilancio, provvedimenti contro la disoccupazione e la povertà, debiti da pagare alle imprese, riduzione del cuneo fiscale sul lavoro cioè diminuzione del costo senza incidere sulle buste paga. E poi legge elettorale, riduzione dei costi della politica e riduzione della pressione fiscale tra cui anche quella sulla casa. Il punto centrale non è l’abolizione dell’IMU che non serve a nulla se non a mettere in tasca a tutti i proprietari di case e solo a loro una manciata di euro. Il problema è la pressione fiscale e i servizi che vengono forniti e le politiche pubbliche che vengono fatte. Se elimino l’IMU non faccio nulla contro la disoccupazione. Se taglio il costo del lavoro aiuto chi vuole assumere a farlo. Cosa conta di più?giovane e crisi

Il fatto è che sul governo pesa la strategia del Pdl di farsi forte della crisi del centro sinistra, dello stato confusionale in cui è precipitato il Pd e dell’incapacità del M5S di andare otre la protesta per riconquistare la maggioranza alle prossime elezioni.

I processi di Berlusconi e le prime condanne rendono tutto più complicato perché mettono a nudo che ad allearsi sono due “incompiute” di centro destra e di centro sinistra. La prima coincide ancora con un partito personale completamente dipendente dal suo capo; la seconda corrisponde ad un partito nato da poco e che già si deve rifondare perché è soffocato dalla stretta di fazioni avverse disposte anche a distruggere il partito pur di sbarrarsi la strada l’una con l’altra.

L’anomalia italiana ha molte facce, ma sicuramente chi tiene in ostaggio l’Italia da molti anni è quel groviglio di poteri che si riconoscono in Berlusconi e che gli consentono ogni trasgressione come se si trattasse di un sovrano.

chiacchiere BerlusconiMa Berlusconi vive anche dell’incapacità dei suoi avversari di dare risposte credibili che convincano più di quelle finte che lui sta propinando agli italiani da quasi venti anni. Berlusconi è forte se chi gli si oppone non è capace di presentare un progetto politico forte. Ci stupiamo ancora dei suoi attacchi alla Magistratura che rimarrebbero grida nel deserto se qualcun altro fosse riuscito a prendere la guida dell’Italia e portarla fuori dalla crisi.

Così non è stato ed è arrivato il momento di concentrarsi su questo.

Lo sbandamento e la confusione che c’è nel campo della sinistra e del centro sinistra e che dura da molti anni è il problema. La soluzione non è proclamare la necessità di più sinistra come se fosse una pozione miracolosa, ma partire dalle proposte concrete e da un progetto politico credibile che rendano evidente a tutti la maggiore chiarezza di idee e la loro validità di chi si ispira agli ideali di sinistra. Dimostrare con i fatti che si è migliori nel governo della collettività, questa è la sfida che può emarginare un centro destra incapace di andare oltre Berlusconi.

Per farlo occorre certo rifondare il Pd, ma dimostrando di conoscere i limiti che hanno avuto finora le culture di centro sinistra e di sinistra. I diritti e i doveri, i poteri e le responsabilità, l’uguaglianza delle opportunità e la concretezza di una ridistribuzione di ricchezza che deve avere come sua premessa la produzione della ricchezza stessa. Per essere sinistra non basta sventolare le bandiere rosse e poi lasciare ad apparati politici e sindacali il monopolio della rappresentanza. Questa è una strada già percorsa e assolutamente inadatta ai tempi di oggi.

Se la rifondazione del Pd saprà andare oltre farà un gran bene anche a tutta l’area della protesta antagonista e di stampo populista perché metterà tutti di fronte ad un progetto politico forte adeguato ai bisogni di questa Italia.

Claudio Lombardi

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