Quel pasticciaccio brutto dell’IMU (di Claudio Lombardi)

Imu TarsiLe cifre ballano, volteggiano, zampettano, poi si posano e allora cominciamo a capire che razza di presa in giro ci stanno propinando.

Per quest’anno l’IMU sulla prima casa sarà abolita per tutti. Berlusconi può cantare vittoria e il Pdl in via di sfascio può dire che ha imposto l’unica proposta politica concepita da un anno a questa parte. Ricchi e poveri per il 2013 dalle nostre tasche non uscirà un euro per la casa in cui viviamo. Ma che fortuna! Fortuna? Ne siamo proprio sicuri? Ragioniamo.

Il problema è: i servizi locali hanno un costo. Chi lo paga? E come? Il chi è presto detto (ed è pure l’unica risposta sensata): chi vive in un comune. Il come è ancora più semplice: con un prelievo di tipo fiscale cioè ognuno contribuisce in base alle sue possibilità alle spese comuni (art 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività). A meno che qualcuno non conosca un metodo migliore fin qui dovrebbe essere tutto chiaro e ovvio.

prelievo fiscaleOsservazione: c’è già il prelievo fiscale nazionale (Irpef, Irpeg, Iva ecc) che va allo Stato. Giusto e, infatti, una parte di questo prelievo va a finire ai comuni, ma anni fa fu ideato un modo per collegare il prelievo fiscale alla responsabilità degli amministratori locali dando loro la capacità impositiva ovvero il potere di raccogliere parte delle imposte che servivano (federalismo fiscale da applicare sia alle regioni che ai comuni). Parte, perché il grosso va ancora allo stato centrale che lo utilizza anche per ridistribuirlo alle città e regioni che ne hanno più bisogno (perequazione).

promesse BerlusconiDall’idea di dare capacità impositiva agli amministratori locali nacque l’ICI il cui taglio, promesso da Berlusconi per vincere la campagna elettorale del 2008 e puntualmente adottato, causò grandissimi problemi alla finanza locale che dovette recuperare con altre imposte e con tagli dei servizi i soldi che erano venuti a mancare. Così oggi paghiamo addizionali Irpef (sia al comune che alla regione) e così fu inventata l’IMU (imposta municipale doveva andare tutta ai comuni). Fu applicata la prima volta in piena emergenza dal governo Monti, ma innalzando il meccanismo di calcolo delle rendite catastali per aumentare il prelievo e destinando tutto allo stato. Di nuovo i comuni si trovarono nei guai e di nuovo dovettero alzare altre imposte, tagliare i servizi e battersi col governo.

Quest’anno ci risiamo: Berlusconi non sa più che dire e che fare per salvarsi e ritira fuori la bandiera dell’abolizione dell’imposta sulla casa. È un vecchio numero da avanspettacolo, ma funziona sempre. Il governo Pd-Pdl che deve gestire un’altra emergenza non sa fare altro che andare dietro il vecchio furbastro pluricondannato e decide di cancellare l’IMU sulla prima casa per il 2013.

pressione fiscaleEsiste un problema generale: la pressione fiscale è esagerata e strozza le imprese e i cittadini. Ma quella sulla casa è l’imposta più sensata che ci sia per i motivi detti più sopra. Casomai bisognerebbe applicare anche a questa i criteri di progressività che sono stabiliti in Costituzione, ma abolirla che senso ha? Nessuno e, infatti, l’anno prossimo pagheremo la Tasi che dai primi calcoli ci costerà più dell’IMU.

illusionistaAgli italiani piace tanto però farsi illudere e dimenticare che se paghiamo tanto di tasse ciò è dovuto alla combinazione tra sprechi nella spesa pubblica (inclusa la corruzione) e evasione fiscale. Ed ecco che chi ritiene di pagare già tanto al fisco si ribella perché si vede colpito nel suo piccolo patrimonio senza che si distingua chi è ricco da chi è povero. E chi è abituato ad evadere sa che sulla casa non potrà farlo perché non la può nascondere.

Siamo all’oggi: la cancellazione dell’IMU 2013 sulla prima casa costerà in tutto 4 miliardi di euro che non saranno pagati da tutti i proprietari di prima casa, ricchi e poveri. 4 miliardi che non entreranno nelle casse pubbliche significa che non potranno essere spesi o dovranno essere presi in altri modi. E così la colossale presa in giro ci avrà dato una politica economica più debole perché 4 miliardi adesso potevano essere utilizzati meglio e l’anno prossimo ci troveremo a pagare i conti di allora e quelli di oggi.

Claudio Lombardi

Metodo scientifico e governo delle larghe intese (di Luca Sofri)

governo Pd PdlIl progetto del governo di “larghe intese” era una di quelle cose che dimostrano il loro essere giuste o sbagliate in base ai fatti: se riescono, aveva ragione chi le sostenne, se falliscono aveva torto. Se riescono, chi le sostenne porterà i meriti di essere andato contro chi affermava sbagliasse, se falliscono avrà la responsabilità di non averlo ascoltato. I fatti dimostrano le cose, è il metodo scientifico: si fa un’ipotesi che deve passare per la dimostrazione sperimentale, e poi se ne traggono le conseguenze.

La dimostrazione ha demolito l’ipotesi. E non è importante dire chi avesse quindi ragione, capita ogni giorno di avere molte ragioni e molti torti: però è importante ricordare che l’ipotesi era stata molto contestata da diverse persone, allora, con articolati argomenti. E quindi il suo fallimento era tutt’altro che impensabile: per alcuni era persino quasi certo. Questo rende la responsabilità del fallimento ancora più grave per chi ha ritenuto di far prendere a tutti dei rischi molto visibili.

scelta governoChi ancora sostiene la correttezza di quel tentativo esibisce due argomenti. Il primo è che non si potesse fare altrimenti, e che votare di nuovo – l’unica altra alternativa realistica – sarebbe stato scellerato. Ci sono molte obiezioni a questa perentoria certezza, ma la più solida e palese è che rivotare è esattamente di quello che andremo a fare presto, in condizioni persino peggiori. Se era scellerato allora, averlo procrastinato lo rende doppiamente scellerato.

La seconda è che “andare a votare non risolve niente”. Può anche darsi, ma questa è solo un’ipotesi, come lo fu quella del governo con alleanza PD-PdL. Se qualcuno sostiene di averne certezza è un astrologo – non uno scienziato – e in quel caso altri gli potrebbero opporre di avere avuto certezza dall’inizio del fallimento di un’alleanza tra PD e PdL e non vennero ascoltati, quando suggerirono di non mettere la pistola carica in mano al matto.
L’ipotesi che invece il voto cambiasse qualcosa non è stata sperimentata, quindi al momento ha altrettanta dignità: anzi ne ha di più, da sabato.

nuove elezioniGli argomenti a suo favore erano sostanzialmente tre, che rispondono ai sostenitori di “si rivota ed è tutto uguale”.

  1. Sostenere che sappiamo benissimo – lo ha fatto anche Letta ieri – che maggioranza uscirà dal voto è un po’ buffo, perché implica che lo dovessimo sapere anche la volta scorsa. Si dice che allora non conoscessimo i numeri di Grillo, ma se è vero che quei numeri sono oscillati molto nei mesi precedenti alle elezioni – come è stato condiviso da tutti – non si capisce perché debbano invece rimanere poi immutati per mesi e mesi (in particolare per un voto che è stato assai definito “di protesta”).
  2. Qualunque partito serio e non vile che abbia ottenuto un risultato non soddisfacente alle elezioni dovrebbe avere nei propri auspici – e non nei propri timori – che si crei presto l’opportunità di cancellare e migliorare quel risultato. Se una sconfitta e la bocciatura di un progetto sono invece ritenuti un patrimonio da conservare, meglio ritirarsi a fare altro. Quello che devono essere è l’indicazione e il suggerimento di modifiche a quel progetto e ricerca di nuovi consensi e consensi perduti. Nuove elezioni sono l’ambizione degli sconfitti, non la paura: quello che nello sport si chiama “rivincita” e che raramente capita così presto.
  3. errori PdPer quello che riguarda in particolare il PD, c’era una peculiare e vantaggiosa condizione di sparigliamento di quel risultato, ad aprile, che era Matteo Renzi. Il PD aveva un’altra squadra da far giocare, nella rivincita: gli altri no. Ed era una squadra a cui erano attribuite molte chances, in quel momento. Si è deciso – contro il parere anche dello stesso leader vincitore/sconfitto, Bersani – di accantonarlo, quel vantaggio potenziale, e di lasciarlo lì a consumarsi. E infatti un po’ si è consumato. Probabilmente i nemici di Renzi nel PD se ne rallegreranno, ognuno ha i suoi obiettivi. Ma quella condizione esiste comunque ancora ed è un ineludibile argomento – ma fu eluso, ciecamente – a favore dell’ipotesi che le prossime elezioni possano andare invece in un altro modo (per non dire dello sfarinamento del PdL).

Aggiungo, per escludere altre strane idee che ancora circolano, che quello che mi pare smentito dai fatti è ogni progetto che affidi il governo a maggioranze fragili e capricciose, messe insieme per portare a casa interessi distanti e contraddittori.

Così stanno le cose, e ne ripeto il senso facile facile per chi legge frettolosamente: c’erano due ipotesi, figlie di due pensieri. Una, che presupponeva la lealtà di rapporti tra PD e PdL, è fallita (è fallita comunque, anche di fronte a capovolgimenti non credibili dei prossimi giorni). L’altra, che la escludeva, non dà nessuna garanzia ma è ancora da smentire. Chi abbia avuto ragione non ha nessuna importanza: ma non affiderei di nuovo nessuna scelta a chi ebbe torto.

Luca Sofri da http://www.wittgenstein.it

La fragile tregua e il progetto da coltivare (di Claudio Lombardi)

 

imbrogli di BerlusconiIl governo del paese trattato come il tavolo di una bisca dove si può giocare d’azzardo e barare senza ritegno. Questa è la “visione” politica di un centro destra allo sbando guidato da un pluricondannato per reati infamanti. Non c’è da domandarsi ancora perché Berlusconi si comporti così: tutta la sua vita imprenditoriale e pubblica è segnata da reati, abusi, connivenze più o meno esplicite con ambienti mafiosi. Ha allevato una classe di politici che lo hanno imitato trovando il brodo di coltura giusto per lanciarsi all’assalto dello Stato e delle risorse pubbliche.

Nemmeno l’ombra della rivoluzione liberale che era stata promessa e l’unica libertà che è stata assicurata è stata quella dell’impunità per una piccola parte degli italiani. La libertà fondata sullo sviluppo e sul lavoro è stata contraddetta e minacciata da una pratica di governo accentratrice, clientelare e illiberale.

governo in bilicoOra il governo Letta è stato confermato e rilanciato, ma il ricatto berlusconiano non è cessato e continua ad essere una causa di instabilità, il principale freno ad un nuovo indirizzo di governo.

Il problema però non è più Berlusconi, lui è un condannato che usa tutti i mezzi per sfuggire alla giustizia. Alla condanna inflitta dai giudici andrebbe aggiunta una condanna dell’opinione pubblica come politico e come italiano.

La fedeltà invocata e pretesa e il comando esercitato in questa crisi di governo sono la negazione di uno stato di diritto fondato sulla Costituzione e sulle leggi. Un uomo solo – il capo – decide senza alcuna procedura democratica di far dimettere tutti i parlamentari e i ministri. E poi decide di non farli più dimettere. Una farsa o, meglio, un dramma perché una nazione resta appesa ai raggiri escogitati in base ai suoi affari personali.

basta BerlusconiNon lo si può accettare; bisogna che gli italiani capiscano che questa non è democrazia, è solo potere personale arbitrario inadatto a governare una società sviluppata. Così il berlusconismo è diventato l’antipolitica in quanto camuffamento politico di persone che agiscono per i propri interessi usando le istituzioni.

Ma il vero problema, però, è una democrazia bloccata da un sistema partitocratico degenerato in oligarchia. Il berlusconismo ha costituito per venti anni la trama culturale e il blocco sociale su cui si è sviluppata questa degenerazione e per questo è diventato la palla al piede dell’Italia. Ma la verità è che le forze politiche che si sono opposte al berlusconismo o non lo hanno fatto con vera convinzione o non sono state capaci di definire una vera alternativa.

Adesso dovrebbe essere chiaro che superare il berlusconismo è indispensabile per governare l’Italia, ma dovrebbe anche essere chiaro che non basterà superare Berlusconi e il Pdl o Forza Italia per imboccare la strada di una ricostruzione nazionale. La posta in palio è la possibilità di diventare una nazione più ricca, più libera, più civile iniziando ad uscire dal vicolo cieco dei governi privi di un progetto politico e fondati solo sull’amministrazione del potere la cui strada è delimitata dai vincoli di bilancio europei.

futuroServe un progetto di ampio respiro che ripari i disastri di decenni di malgoverno e di sprechi e  che dia agli italiani un’identità nazionale nuova in cui riconoscersi fondata sul lavoro, sull’uguaglianza così come descritta nell’art 3 della Costituzione (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”) e sulla libertà.

Inutile nascondersi che toccherebbe al Pd e alle altre formazioni politiche diverse dal Pdl la responsabilità di tracciare una strada nuova iniziando col proclamarne la necessità e poi costruendone le condizioni. Al riparo della fragile tregua del governo Letta possono coltivare un progetto che metta fine ad un modello ormai fallito le cui origini risalgono molto più indietro degli anni del berlusconismo. Prima cominciano a farlo meglio è.

 

Claudio Lombardi

La crisi, l’Italia e la via d’uscita. Intervista a Giovanni Principe

LA CRISI E L’ITALIA

Italia malataSiamo vittime innocenti della crisi mondiale o il nostro paese si è messo da solo in una condizione di debolezza?

L’Italia aveva un grande vantaggio rispetto ai paesi dove è esplosa la crisi: nessuna bolla speculativa sugli immobili e, quindi, banche relativamente solide perché non si erano esposte con i mutui “subprime”. Ma aveva anche i piedi d’argilla con:

–        una spesa pubblica senza margini di intervento perché condizionata dal peso degli interessi sul debito e gravata da enormi sprechi e inefficienze (semplificando, facciamo rientrare in queste voci anche l’evasione, la corruzione e l’economia criminale)

–        un sistema produttivo sempre meno competitivo sul mercato internazionale, globalizzato, mentre il mercato interno andava restringendosi per la progressiva perdita di potere di acquisto delle classi medio-basse.

Dunque, la relativa solidità del sistema finanziario ha fatto sì che la crisi non scoppiasse immediatamente. Tuttavia, la debolezza del sistema produttivo ci ha condannati a pagare un prezzo più alto degli altri (a parte la Grecia) nel momento in cui le conseguenze della crisi finanziaria si sono propagate all’economia reale.

labirinto italiaAppena le locomotive hanno rallentato, il nostro paese è sprofondato nel circolo vizioso a cui era destinato: meno traino del mercato mondiale -> meno produzione e meno posti di lavoro -> meno reddito disponibile -> contrazione del mercato interno -> meno produzione e così via.

Si poteva rompere quel circolo vizioso? Certamente sì, se ci fosse stato un governo in grado di comprendere la dinamica della crisi e disposto, sul piano politico, a intervenire per correggerla. Ma il centro-destra, liberista e affarista allo stesso tempo, non poteva che sommare i suoi danni a quelli della crisi e quindi accentuare ulteriormente il circolo vizioso.

Partiamo allora da qui. Ma senza nasconderci che, nel biennio che ha preceduto la crisi, il centro-sinistra al governo non ha avuto né la lungimiranza né la forza necessarie per adottare misure di contrasto adeguate. E, se non abbiamo paura delle verità spiacevoli, aggiungiamo che in una parte, non marginale, del suo gruppo dirigente non aveva neppure le carte in regola per farlo.

Sta di fatto che il governo dell’Unione (governo Prodi 2006-2008) nato debole e minacciato dalle compravendite, ha comunque lasciato che dilagasse una rivolta contro la linea economica del governo (e che la figura di Padoa-Schioppa fosse dileggiata) mentre l’attenzione della maggioranza era calamitata da questioni di principio e di schieramento. Ha così mancato di intervenire sulle condizioni di fondo, quelle che ci facevano crescere molto meno dei partner e che ci destinavano a un sicuro disastro al primo cambiar del vento.

Evidentemente l’Italia ha un problema di classe dirigente…

Direi di sì, anche se non penso si possano mettere sullo stesso piano le responsabilità del centro-destra guidato da Berlusconi e quelle del centro-sinistra (privo di una rotta, prima che di una guida).

Tuttavia è assolutamente necessario ripartire dall’analisi degli errori passati. Questo chiedono gli elettori: se siamo finiti nel baratro, dovete dirci come è potuto succedere.

 

FARE I CONTI CON L’EUROPA

crisi EuropaC’è anche da fare, perché è doveroso e urgente, un discorso serio sull’Europa, se è vero che la linea che sta prevalendo nella UE, che non è solo austerità, ma anche sopraffazione delle economie più forti nei confronti di quelle in ritardo, produce grossi danni.

Occorre cambiarla. Ma si devono anche avere chiari due punti:

–        il primo è che il cambiamento serve all’Italia e serve all’Europa perché recuperi un peso economico e torni ad essere un punto di riferimento politico, per i popoli che nei vari angoli del mondo anelano alla democrazia. Poteva essere tutto questo, nello spirito di Spinelli, dei padri fondatori, fino a Delors. Poteva andare in quella direzione anche l’unificazione tedesca, se la si legge in chiave europea e non di Grande Germania. Invece sta prevalendo il nazionalismo in Germania, ma non solo, nutrito dall’egoismo di classe (chiamiamo le cose col loro nome);

–        il secondo è che l’Italia ha poco peso in questa battaglia, in tutto e per tutto politica, per un diverso indirizzo economico e politico in Europa. E che ciò dipende in parte dalla debolezza della sinistra, che di quella battaglia è la protagonista su scala continentale, ma ancor più dal fatto che come Paese non pesiamo abbastanza a causa di quei vizi di fondo, tutti nostri, di cui abbiamo parlato all’inizio.

errori italiaA ben vedere siamo di fronte anche qui a un circolo vizioso.

La sinistra italiana non si dimostra capace di rimuovere gli ostacoli, sociali, economici, culturali, politici, che ci condannano al declino e resta quindi marginale nel quadro politico europeo, senza contribuire a volgerlo in un senso favorevole per le nostre prospettive di cambiamento e di ripresa.

Dovremmo avere imparato questa lezione dall’esperienza del governo Monti. Il sussiegoso professore, accolto con simpatia dalle élite conservatrici europee, non ha spostato di un millimetro la linea UE e, mediando tra una sinistra debole e incerta e una destra priva di senso dello Stato, non ha prodotto neanche un infinitesimo dei cambiamenti necessari per la ripresa.

ALLA RICERCA DI UNA VIA D’USCITA

riflettere sulla storiaSe non facciamo tesoro degli insegnamenti della storia recente siamo condannati a ripeterla, come sta avvenendo puntualmente con le larghe intese, che sono nate dall’incontro tra la debolezza della sinistra e il calcolo spregiudicato di una destra sempre meno libera dal condizionamento degli interessi economici (e giudiziari) del suo leader.

Ora abbiamo davanti una strada obbligata. Dobbiamo tracciare un percorso fatto di misure concrete, comprensibili per gli elettori, chiare nelle loro motivazioni e negli effetti attesi. Che non saranno, non potranno in nessun modo essere equamente distribuiti. Qualcuno pagherà di più, qualcun altro pagherà meno, altri avranno un guadagno immediato così da riequilibrare le sperequazioni subite: su questo non sono possibili né equilibrismi né illusionismi. L’importante è però che il gioco non sia a somma zero ma a somma positiva. Che modificando la distribuzione si faccia crescere la torta nell’assieme.

Significa ribaltare di 180 gradi il dogma liberista secondo cui l’aumento delle diseguaglianze fa crescere la torta per tutti. Non è così, fa solo i ricchi ancora più ricchi, a danno della collettività. Viceversa combattere le diseguaglianze non è solo socialmente preferibile (io direi doveroso) ma è economicamente più efficace.

Lotta alle disuguaglianze? La dovrebbe fare il governo Pd-Pdl?

dilemma PdIl Pd dovrebbe chiarire il suo percorso, dire cosa vuole fare e come. Per questo serve un congresso. Dopo si porrà il problema di cercare una maggioranza disposta a sostenere il percorso in questo Parlamento dando vita ad un Governo espressione di quella maggioranza. Altrimenti saranno gli elettori a decidere. Non vedo altre possibilità.

Di tempo se ne è perso fin troppo. Il Pd ha fatto una campagna elettorale basata sulla consegna del silenzio attorno alle proposte compiendo un errore colossale. Per due anni hanno discusso di formule politiche e alleanze, ma hanno perso di vista la concretezza dei problemi e delle soluzioni. Ora quell’errore non deve essere ripetuto.

C’è bisogno però di riscoprire anche il senso di fondo della scelta di campo di un partito che si colloca a sinistra. Non è una cosa complicata: basterebbe partire dalla riscoperta di quel tesoro comune che è la Costituzione, convincendosi, oltre che della sua validità, della sua attualità.

 

insegnamenti dalla costituzioneDALLA COSTITUZIONE AD UN PROGRAMMA DI GOVERNO

La Costituzione ha ancora qualcosa da dirci?

Altroché. La Costituzione ci parla di uguaglianza sostanziale, come promozione delle condizioni per lo sviluppo della persona e come diritto ad un lavoro dignitoso, per essere parte attiva nella società, e ad un’equa retribuzione. Ci parla della funzione sociale dell’impresa, della democrazia economica, del ruolo delle rappresentanze di interessi e delle condizioni, di democrazia e di libertà, su cui devono poggiare e a cui devono uniformarsi.

Uguaglianza, lavoro e diritti. Queste le basi, ma poi come si traducono in atti concreti?

Tutti gli studi, tutte le indagini, tutte le evidenze statistiche concordano nel dimostrare che la crisi non colpisce tutti i paesi in egual misura e che le risposte migliori vengono dai paesi che investono di più sulla qualità del lavoro, quindi sulla conoscenza, sui saperi incorporati nei servizi e nei prodotti. E i saperi di cui parlo non sono solo quelli attuali: mi riferisco anche alla capacità di valorizzare quelli che ci trasmette la storia. Ecco le nostre potenzialità, i nostri punti di forza su cui puntare: le particolarità del territorio, culturali e naturali, le “unicità”.

proposte di governoNon c’è dubbio che si dovrà partire dall’aggredire i nodi da cui siamo partiti. Lotta all’evasione (gli strumenti ci sono, manca un indirizzo politico univoco) ma anche modifica della struttura del prelievo fiscale per valorizzare il lavoro. Lotta agli sprechi, con interventi immediati (spending review sì, ma poi interventi concreti) e di più lungo respiro. Lotta alla corruzione e al degrado morale della vita pubblica (non solo costi della politica, ma anche conflitto di interessi, falso in bilancio, concussione, corruzione, codici etici e sanzioni, sistemi di valutazione).

Sulla questione “lavoro” si pone poi una condizione a monte. Non ci si può limitare a prendere atto del fatto che viviamo nel paese sviluppato con il mercato del lavoro meno inclusivo e più discriminatorio. Servono politiche di discriminazione positiva a favore di chi oggi è costretto ai margini: le donne, i giovani, i meridionali, gli over 50.

chiusura aziendeLavoro sì, ma le aziende stanno chiudendo a migliaia. Come si fa?

Infatti, non si può rinviare la ricostruzione di una politica industriale che abbia al centro: l’innovazione, da coniugare con la sostenibilità; la produzione di beni e servizi “non replicabili” legati alla storia e al territorio (prodotti di consumo, macchinari, ospitalità, beni culturali); il rilancio della domanda interna, per sostituire import, rilanciare i consumi (come l’edilizia abitativa sociale, attraverso riuso e riqualificazione, senza nuovo  cemento).

E poi: favorire la crescita dimensionale delle imprese e la cooperazione territoriale e in reti virtuali (per la patrimonializzazione, per l’accesso al credito); alleviare il rischio di impresa (con strumenti finanziari, microcredito, fondi rotativi, o con il ricorso a venture management); contrastare i monopoli e i cartelli nei settori con poca concorrenza (banche, energia, media,  utilities) e le corporazioni professionali; sostenere i giovani che avviano nuove imprese; sostenere le imprese in crisi oltre l’emergenza (riconversione) e anche, se inevitabile, per la ricollocazione dei dipendenti.

speranzaSembra un elenco troppo lungo, ma in realtà è incompleto. È solo un esempio di quali e quanti interventi si potrebbero compiere. Soluzioni semplici e ricette miracolose per problemi complessi non esistono. Il vero miracolo che andrebbe compiuto e che gli elettori si attendono è la corrispondenza tra le parole e i fatti e la possibilità di toccare con mano i risultati.

Chi si propone di governare deve credere innanzitutto nelle cose che propone e dare fiducia ai cittadini risvegliando la voglia di partecipazione e di protagonismo che oggi latita.

Se il PD vuole fare la sua parte deve svolgere il congresso e parlare di questi temi. Solo così si darà un senso al ritorno in campo della sinistra con una prospettiva vincente e convincente dopo decenni di neoliberismo imperante. Difficile? Non tanto: non mancano le idee, coltivate e confrontate nel corpo vivo della società. Manca la capacità di raccoglierle e fare sintesi, senza paura di affrontare le scelte necessarie.

(intervista a cura di Claudio Lombardi)

La fiction del momento: Berlusconi è innocente

galleggiamento ItaliaQualche parola sui temi del momento va detta. No, non sulla crisi e su come uscirne, quella viene dopo. Prima c’è che: Berlusconi è innocente; la legge Severino è incostituzionale (oggi però, ieri l’hanno votata tranquillamente); tanti giuristi hanno dei dubbi e quindi bisogna sospendere ogni giudizio (l’ineffabile Cancellieri); i comunisti negli anni ’50 prendevano soldi dall’URSS, ma non sono stati processati per alto tradimento (autore di questa scemenza: Taradash); Berlusconi si deve poter difendere (e finalmente! dopo tre gradi di giudizio e 10 anni di processo era ora! autore Violante). Berlusconi, Berlusconi, i giudici, i processi. La fiction continua.

Da venti anni i reati di un ricco divenuto straricco e potente padrone dell’informazione grazie a soldi (si dice in documenti e ricostruzioni che sono ormai storia) di origine mafiosa (cioè criminale per chi non l’avesse ancora capito), a complicità politiche ripagate con finanziamenti illeciti e a connivenze negli apparati dello Stato comprate con la corruzione sono al centro della scena.

a libro pagaPolitici e commentatori vari ignorano tranquillamente l’enormità delle accuse e l’evidenza di processi che si sono conclusi con una condanna (per gli altri ci hanno pensato le leggi fatte a misura dei suoi interessi cancellando reati e imponendo la prescrizione). Per loro una democrazia può essere comandata da un delinquente riconosciuto tale con tre gradi di giudizio e dalla sua banda di complici. Già perché non c’è altro modo per definire persone che di fronte all’evidenza dei fatti si ostinano a difendere gli interessi del loro datore di lavoro riconosciuto colpevole. Evidentemente ne condividono la cultura e i metodi. Forse le loro carriere e le loro borse dipendono da lui. Forse…

basta BerlusconiBene, i cittadini, anche quelli che votano Pdl e Berlusconi, devono invece convincersi che l’Italia deve uscire dal vicolo cieco nel quale si è cacciata quando ha consegnato il potere nelle mani del gruppo di potere che si riconosce nella sigla Pdl.

L’OCSE certifica che l’Italia sarà ancora in recessione mentre tutti gli altri paesi del mondo occidentale avanzato (il G7 in particolare) saranno in crescita. I conti italiani sono dissestati grazie a una sciagurata politica di mediazione corporativa che viene da lontano, ma che nel ventennio berlusconiano è diventata licenza di impadronirsi delle risorse pubbliche senza ritegno. Ci interessa?

Ora tanti sono soddisfatti per la cancellazione della prima rata IMU sulla prima casa senza considerare chi paga il conto e le conseguenze di una scelta che restituisce qualche soldo per poi prenderlo da un’altra parte. chi se ne fregaTutta apparenza, fumo negli occhi di cittadini creduloni che pensano di stare meglio e non si accorgono della decrepitezza dei servizi e delle strutture pubbliche. Potrebbero esigere scelte di governo razionali che investano sul futuro, ma si accontentano di mettersi in tasca 100-200-300 euro. A ben vedere nemmeno chi se ne mette in tasca 1000 o 2000 può dire di averci guadagnato veramente perché poi se resta qui pagherà anche lui il prezzo dello sfascio.

I temi del momento dovrebbero essere altri, ma la propaganda di parte prende il sopravvento e falsifica la realtà sperando di nascondere i problemi veri e di prendere ancora tempo per far durare un sistema di potere che non ha più nulla da dare all’Italia. Nel frattempo, certo, il governo qualcosa fa, qualche centinaio di articoli di legge li sforna, ma un altro governo formato da forze politiche pulite, libere da corrotti e corruttori e da interessi di carriera e di potere, potrebbe fare molto di più.

C. L.

Il prezzo del galleggiamento (di Andrea Boitani)

tasse casaLa manovra sull’Imu si può sintetizzare in meno tasse sul patrimonio e più sull’abitare, meno certezze sulle entrate dei comuni e più tempo per il Governo. Aumentano anche le distorsioni e l’iniquità fiscale. Non è di questo che ha bisogno l’Italia.

SENZA PIÙ IMU

Il diavolo sta nei dettagli – ancora non del tutto chiariti – ma i provvedimenti fiscali varati dal governo nel Consiglio dei Ministri del 28 agosto non sembrano molto promettenti (tacciamo degli altri). In sintesi: meno tasse sul patrimonio; più tasse sull’abitare; meno certezze sulle entrate dei comuni; qualche incerto taglio di spese per coprire il mancato incasso della prima rata Imu; rinvio per le coperture della seconda rata; più tempo per il governo (i dettagli nell’articolo di Bordignon). Ignorate le raccomandazioni di Ocse, Bce (e buon senso economico) per una riduzione del cuneo fiscale sul lavoro al fine di riguadagnare competitività di prezzo sui mercati internazionali. Non un grande risultato per l’Italia, ma un discreto risultato per il Pdl. Forse anche per il presidente Letta che, di rinvio in rinvio, compra tempo di galleggiamento per il suo esecutivo almeno fino all’approvazione della legge di stabilità, che dovrà far quadrare i conti di tante e disparate misure di spesa e di minori entrate e garantire la cancellazione della seconda rata dell’Imu.

contribuenti ricchi e poveriABITARE DI SERIE A E DI SERIE B

La faccenda dell’Imu è, sotto molti profili, paradigmatica. Si tratta di una imposta patrimoniale che, in una forma o nell’altra, più o meno tutti i paesi civili hanno. In quanto imposta patrimoniale, sarebbe raccomandabile che avesse una aliquota unica (non troppo alta) proporzionale al valore del patrimonio (quindi indipendente dal fatto che le case di proprietà siano una, due o dieci). Il fatto che si prevedessero (e in molti paesi si prevedano) sconti anche forti per le “prime abitazioni” è riconducibile alla meritorietà riconosciuta all’avere almeno un tetto sotto cui ripararsi nel luogo in cui si vive. Merito che – per il principio di equità e parità di trattamento fiscale – andrebbe riconosciuto anche alle famiglie che vivono in affitto, prevedendo una parziale detraibilità (o deducibilità) fiscale dei canoni di locazione (per chi li paga, naturalmente). Abolire del tutto l’imposta sulla prima casa – senza introdurre alcuna detrazione o deduzione per gli affittuari è un ulteriore aggravamento dell’iniquità fiscale a favore del patrimonio e contro il reddito.

È legittimo attendersi che la nuova service tax finirà per compensare i comuni per le mancate entrate dovute all’abolizione dell’Imu sulla prima casa; inoltre si dovrebbe affiancare alla tassa sui rifiuti e dovrebbe essere commisurata alla superficie delle abitazioni, mentre certamente graverà anche sugli inquilini. Se ne deduce un’elevata probabilità che il combinato disposto di queste manovre si traduca in un aumento della distorsione e dell’iniquità del prelievo fiscale sull’abitare a partire dal prossimo anno.

riforme tappabuchiI COMUNI NELLA CORRENTE DELL’INCERTEZZA

Intanto, i comuni continuano a vivere nell’incertezza sulle loro entrate (come verrà compensato il mancato introito dall’Imu sulle prime case?). Il Governo copre con 2,5 miliardi il mancato incasso della prima rata Imu  e concede una proroga al 30 novembre per la presentazione dei bilanci di previsione 2013, riconoscendo implicitamente di aver creato molti problemi alle amministrazioni comunali con i suoi rinvii. Ma il Governo stesso non sembra avvedersi di due altri problemi: uno di decenza e uno di credibilità. È certamente indecente che il bilancio di previsione di un ente locale possa (e nei fatti debba) essere presentato a un mese dalla chiusura dell’esercizio a causa delle indecisioni del Governo nazionale. Inoltre, il patto di stabilità interno  – da cui pure dipende in buona misura la capacità di rispettare gli impegni europei sul deficit – perde molta credibilità. Cosa si potrà dire ai comuni che presenteranno a fine novembre bilanci di previsione che sfondano i limiti del patto, avendo avuto certezze sulle entrate solo nel tardo autunno (se le avranno avute davvero)? E cosa si potrà fare se sfondamenti si verificheranno a consuntivo, visto che i comuni avranno avuto un solo mese per attuare manovre correttive? Non si danno così buoni argomenti alle amministrazioni locali che vogliono scrollarsi di dosso il patto di stabilità?

governo pd pdlSOGNO RAZIONALISTA

Anche i rinvii, lo si voglia o meno, hanno un prezzo. Ma un prezzo ce lo ha pure la distorsione e l’iniquità fiscale (esodati, precari della PA, provvidenze a pioggia per mutui e affitti, ecc.),  i tagli di spesa quasi-lineari e il richiamo in servizio del discutibile principio dei “saldi invariati”. Sono questi prezzi compensati dall’accelerazione dei pagamenti dei debiti della PA nei confronti delle imprese (unica misura che promette di avere un impatto macroeconomico di qualche rilievo)?

Forse sarebbe il caso di pesare costi e benefici del galleggiamento per l’Italia (non per i singoli partiti o uomini politici) e vedere da che parte pende la bilancia. E poi decidere in base a questo se valga la pena o meno di mettere fine subito a un’alleanza governativa nata sotto una cattiva stella. Forse un sogno razionalista di fine estate…

Andrea Boitani da www.lavoce.info

103 giorni di un governo di conservazione (di Claudio Lombardi)

giudizio su governo lettaMeglio avere un governo che non averlo. Meglio che qualcuno rifinanzi la Cassa in deroga, che decida di iniziare a pagare i debiti dello Stato con le imprese, che ci rappresenti in Europa. Meglio di niente. Insomma i “successi” del governo Letta scaduti i fatidici cento giorni sembrano essere tutti di questo livello: niente di clamoroso , nessuna svolta, ma una consueta ordinaria amministrazione con i soliti decreti legge che trasportano un’infinità di norme di difficile valutazione redatte da una burocrazia ministeriale onnipotente nelle cui mani sarà poi consegnata la loro attuazione. L’effetto annuncio è assicurato; i risultati nessuno li andrà a verificare. Esattamente quel che accade da molti anni: tonnellate di leggi, regolamenti, decreti, circolari che sembrano affrontare ogni più minuto problema, ma che poi non si traducono in miglioramenti sostanziali. La scienza italica del tirare a campare si arricchisce di un nuovo capitolo. Basta agganciarsi ad un’emergenza e il gioco è fatto: si invoca la stabilità e si pratica la conservazione.

doppiezza pd-pdlIn cosa è diverso il governo Letta? Nella maggioranza che lo sostiene no perché è la stessa che sosteneva il governo Monti nato dal fallimento della politica che non ha saputo guidare la crisi succeduta alla caduta del governo Berlusconi alla fine del 2011. L’unica novità è che adesso il Pd e il Pdl guidano direttamente il governo anche questo nato in una situazione di emergenza da un ulteriore fallimento della politica che non ha nemmeno saputo eleggere un nuovo Presidente della Repubblica.

In entrambe le crisi – fine 2011, post elezioni 2013 – determinante è stato il ruolo del Capo dello Stato che ha assunto la veste di suprema guida del Paese, ultima istanza alla quale rivolgersi per dirimere ogni sorta di problema. Lo si è visto anche in questi giorni con gli appelli del Pdl perché Napolitano trovi una soluzione alle condanne di Berlusconi quasi che il Presidente possa agire da costituzione vivente creando nuove norme da imporre al di sopra di quelle esistenti.

inciucioChiaramente l’alleanza Pd-Pdl non ha alcun senso che vada oltre l’emergenza e suscita profondo fastidio ricordare le altisonanti dichiarazioni di quanti, Letta in primis, prefiguravano luminosi destini per un governo che alla prova dei fatti si è avvitato sui reati di Berlusconi e sulle sue esigenze elettorali (vedi IMU) senza nemmeno riuscire ad impostare la riforma della legge elettorale. Sì, profondo fastidio per il politichese da politicanti condito con fiumi di retorica sui “cambiamenti del sistema politico” mentre l’unico provvedimento urgente, la legge elettorale, veniva consapevolmente annegato in un pateracchio di riforme costituzionali con comitati e sottocomitati di saggi in un gioco da illusionisti sperimentato ormai da oltre trent’anni.

cittadini arrabbiatiIn tutto questo gli interessi degli italiani che fine fanno? E chi se ne occupa? Il Pdl è inadatto a governare perché è dominato da una cultura politica da monarchia assoluta che si rivela ogni volta che vengono tirati in ballo gli affari di Berlusconi. Gli interessi generali, le istituzioni democratiche, la politica, lo Stato per quelli del Pdl esistono solo per servire ai loro interessi privati e di gruppo. Non esiste Costituzione, né leggi; loro chiedono il plebiscito del popolo ridotto a folla manipolata (e con il controllo di gran parte della Tv privata e della carta stampata è facile) e poi vogliono fare i comodi loro.

pd confusoIl Pd sarebbe l’unico partito rimasto dallo sfacelo del passato, ma non è mai nato e appare tonto, ottuso, incerto su tutto, confuso, sbandato. I suoi vertici esibiscono il loro senso di responsabilità come se bastasse a dire chi sono e cosa vogliono. In realtà è solo il sipario dietro cui si cela l’incapacità e la paura di assumere un’identità ben definita fondata su scelte chiare che potrebbero mettere a rischio carriere, posti di lavoro nel vasto mondo che dipende dalla politica, posizioni di potere. Per questo meglio accordarsi con gli avversari che hanno identiche esigenze piuttosto che imboccare strade nuove. Se un partito diventa un ufficio di collocamento per ottenere incarichi ben pagati o che consentono l’avvio di carriere all’ombra della politica perché rischiare? La famosa stabilità di cui tanto si parla, in realtà, è quella di chi vive di politica e grazie alla politica non quella degli italiani.

democraziaIl cambiamento da realizzare allora può partire anche da qui: un partito deve identificarsi con un programma e un progetto politico chiaro e su questi si deve mettere in gioco. Non serve a nulla governare senza questi presupposti; di fatto finiscono per governare le tecnocrazie nazionali ed europee e i poteri forti della finanza e dell’economia.

La politica è il modo per costruire il futuro che non esiste già preformato. L’Italia ha mille vincoli – quelli europei, il debito, le arretratezze – ma sopra a tutto ha un deficit di cultura politica e civile. Se questi limiti vengono accettati supinamente non se ne esce. Per questo è necessario che nascano formazioni politiche che, come già successo con il M5S, rappresentino una cultura nuova di protagonismo dei cittadini. Non servono però leader carismatici alla Grillo che poi “naturalmente” vogliono comandare tutti; serve una partecipazione articolata in una rete di luoghi fisici e di percorsi nei quali potersi esprimere e attraverso i quali condividere le decisioni e i controlli sulle politiche pubbliche.

Non si tratta però di qualcosa che riguarda solo gli iscritti ai partiti, ma di una nuova modalità di vivere la democrazia che riguarda tutti. Difficile, ma indispensabile

Claudio Lombardi

Basta retorica e finzioni: con Berlusconi non si può governare (di Claudio Lombardi)

basta BerlusconiL’articolo che segue è stato scritto un mese fa, ma anche se si fosse trattato di un anno o di cinque o di dieci anni fa la sostanza non sarebbe cambiata e sarebbe assolutamente attuale. La condanna definitiva di Silvio Berlusconi non interessa tanto la persona, ma il sistema e i metodi che hanno costituito lo scheletro del potere reale in Italia negli ultimi decenni.

Il problema è il berlusconismo manifestazione estrema e terminale (per le sorti del Paese) del clientelismo affaristico a impronta mafiosa e criminale che ha inquinato la democrazia italiana fin dalla sua nascita e che è esploso con il pretesto dell’anticomunismo. La conquista dello Stato e l’uso dei poteri pubblici a fini privati hanno segnato la prassi di governo fin dagli anni 50-60 e hanno selezionato una classe dirigente che è vissuta al di fuori delle regole riuscendo a coinvolgere milioni di italiani in quel sistema di illegalità di massa che costituisce un caso unico fra le democrazie avanzate.

Oggi tutto questo deve finire e non può esistere alcuna rinascita dell’Italia che non metta al centro questa svolta. Chi ancora continua a prendere in giro gli italiani con la favoletta delle riforme istituzionali senza nemmeno riuscire a cambiare la legge elettorale è colpevole al pari di chi predica e pratica la legge oligarchica di una casta di intoccabili al comando.

pulizia dal berlusconismoÈ ora che nasca fra gli italiani una ribellione civile prima che politica con la quale tutti facciano i conti. Nell’immediato è chiaro che questo governo finto fondato sulla farsa della retorica della responsabilità per nascondere la verità di un accordo di potere interno al vecchio ceto politico deve finire. Che il gruppo dirigente del PD dica cosa vuole e agisca di conseguenza se ne ha il coraggio e la capacità, altrimenti si metta da parte che l’Italia ha bisogno di politici nuovi.

“Piano piano i magistrati stanno ricostruendo il profilo criminale del capo del centro destra italiano negli ultimi venti anni. Se si pensa alle difficoltà che hanno dovuto superare, alla vera e propria guerra istituzionale, politica e mediatica che si è scatenata contro di loro da parte di un avversario proprietario del maggior partito di  governo restato ai vertici dello Stato per oltre un decennio, proprietario di tre reti televisive nazionali, di case editrici e di giornali, di un impero economico e finanziario, pronto ad usare ogni mezzo lecito e illecito per affermare il suo potere, punto di riferimento per ceti sociali e gruppi dirigenti che hanno dato l’assalto allo Stato e alle risorse pubbliche ricavandone enormi benefici in spregio a qualunque legalità. Se si ha ben presente cosa è successo in Italia negli ultimi venti anni si comprende che siamo in presenza di una svolta storica.

intreccio politica mafiaUna semplice consultazione di wikipedia dà l’idea di quale intreccio criminale e di potere si sia sviluppato intorno alla persona di Silvio Berlusconi. Le leggi fatte apposta per ostacolare o sopprimere i processi sono state l’espressione più significativa e più efficace di una guerra condotta non solo da lui, ma da una parte delle classi dirigenti per assoggettare la società italiana (istituzioni, cultura civile ed economia) ad un potere dispotico di puro sfruttamento dei pochi sui molti.

Un disegno di conquista che si è potuto sviluppare anche grazie alla “tolleranza” delle opposizioni che hanno finta di non vedere il lato criminale del berlusconismo e ne hanno privilegiato il volto istituzionale e politico costruito ad arte dagli strateghi di Publitalia per catturare il consenso degli italiani. Un’opposizione imbelle (e in parte collusa) ha pensato di aver a che fare con un avversario politico normale quando, invece, si trovava di fronte il prodotto estremo di un sistema di potere pluridecennale che si era forgiato nella complicità con la mafia e con buona parte della criminalità organizzata (banda della Magliana, camorra, ‘ndrangheta), che era passato per gli anni dello stragismo e del terrorismo di Stato, che aveva già praticato il saccheggio dei soldi pubblici sprecati e rubati a fiumi nel Mezzogiorno e nell’acquisto del consenso a suon di pensioni, indennità, finanziamenti a pioggia, assunzioni clientelari, abusivismo edilizio, distruzione del territorio e dell’ambiente. Un sistema di potere messo in crisi da Tangentopoli che trovò in Silvio Berlusconi la sua geniale via d’uscita.ideologia dei soldi

Il berlusconismo doveva significare lo spegnimento della lotta politica annegata nei modelli della società del piacere nella quale ad ognuno era consentito di sognare la sua personale conquista “del mondo” che tradotta in volgare significava semplicemente che ciascuno doveva sentirsi libero di farsi gli affari suoi senza più temere sanzioni o regole da rispettare.

L’epopea dei condoni e delle cricche di affaristi senza scrupoli (a tutti i livelli, dagli uffici circoscrizionali alla Presidenza del Consiglio), della corruzione è stata la vera ideologia del berlusconismo insieme con l’immagine finta fornita dalle sue televisioni ad un popolo a cui venivano indicate le vie del successo e dell’arricchimento facile. E se questi, ovviamente, non erano per tutti bastava l’esempio di chi ci riusciva e la sensazione che a questi si poteva chiedere di tutto liberi da condizionamenti legali, politici e morali senza dover più mascherare l’antica abitudine al clientelismo di un popolo mai diventato nazione.

corruzione-italiaSbaglierebbe oggi chi si soffermasse sui vizi del potente Berlusconi trascurando di comprendere il senso di una parabola che parla di Italia e di italiani e che spiega molto più di tante analisi economiche lo spread che ci divide dai paesi civili.

Se oggi la magistratura sta portando a conclusione alcuni processi e arrivano le prime condanne è perché il modello del berlusconismo ha fatto fallimento portando l’Italia alla bancarotta se non ancora finanziaria sicuramente istituzionale, etica e civile. Una reazione degli italiani è in corso e per questo le cose stanno cambiando.

Poco c’è da dire sul governo e meno ancora sui seguaci di Berlusconi. Sul governo si può solo sottolineare che il suo profilo emergenziale ne esce consolidato ovvero che appare sempre più chiaro che non può durare oltre alcuni provvedimenti per l’economia, per la macchina dello Stato e per andare a votare con una nuova legge elettorale. E non può durare soprattutto perché i seguaci del pluricondannato Berlusconi, dell’indegno ad ogni carica politica ed istituzionale, del corruttore dei giovani e della morale pubblica continuano a non prendere le distanze da lui identificandosi con la sua sorte. Perché lo facciano è un mistero; forse qui si sconta un’inclinazione tutta italiana alla faziosità o alla fedeltà al Capo di impronta mafiosa di chi resta nel gruppo fino a che il padrino non viene eliminato.

Qualunque sia il motivo questa fedeltà indica una cultura politica e un’ideologia della sopraffazione e dell’illegalità da combattere senza se e senza ma.”

Claudio Lombardi

Il Pd e il senso di responsabilità (di Claudio Lombardi)

berlusconiIl vero vincitore delle ultime elezioni, Silvio Berlusconi, ha fatto la puntata giusta e sta rivincendo a mani basse. Se non ci fosse l’ostacolo della pronuncia della Cassazione potrebbe dormire sonni tranquilli. Ma anche in caso di esito negativo può ragionevolmente confidare in una comprensione speciale da parte del suo alleato al governo, il Pd e forse anche da parte del Presidente della Repubblica. D’altra parte ciò che è accaduto in questi mesi di governo non può che rassicurarlo e anche Napolitano ha mostrato nei suoi confronti una disponibilità quasi inaspettata: chi l’avrebbe detto che dopo la condanna per prostituzione minorile e per concussione e dopo la duplice condanna per evasione fiscale sarebbe stato ricevuto a tambur battente al Quirinale?

Una ribellione è in corso tra i militanti e gli elettori del Pd, ma anche tantissimi cittadini sono indignati e si domandano che senso abbia questo governo che non raggiunge gli obiettivi per i quali è nato, ma sta rilegittimando un’oligarchia al comando. L’unica che non protesta è l’opinione pubblica di destra interessata solo all’IMU, costi quel che costi.

responsabilità PdCosì il Pdl se la passa benissimo, può fare e dire ciò che vuole. Minacciare fuoco e fiamme perché la Cassazione osa riunirsi il 30 luglio per esaminare il ricorso di Berlusconi invece di collaborare alla prescrizione del processo per esempio pretendendo ed ottenendo uno stop di protesta dei lavori parlamentari. Il ministro Alfano può  (verosimilmente) ordinare la deportazione di una donna moglie di un oppositore e di sua figlia in un paese che pratica la tortura violando tutte le norme interne e internazionali e mettendo a disposizione di un dittatore amico e socio in affari di Berlusconi i nostri apparati di polizia (che si comportano malissimo) senza che ci sia una reazione di rigetto di questo comportamento. Al contrario, può ricevere l’avallo del Presidente del Consiglio e del Pd alle sue bugie, senza nemmeno temere di pagare un qualche prezzo politico. Infatti il Pd non alza la voce, non minaccia rotture, non convoca manifestazioni contro un alleato infido e malfattore, no, il Pd eleva il suo famoso senso di responsabilità all’ennesima potenza e copre tutto in nome delle superiori esigenze di mantenimento del governo. Napolitano “ovviamente” sbarra la strada a qualunque cambiamento di maggioranza e il massimo che si concede è la riprovazione per il deprecabile incidente di cui nessuno ha responsabilità.

ricchi e poveriDa tanto tempo si è detto che il problema dell’Italia sono le sue classi dirigenti, la politica e chi la incarna. Di qui nasce la diffusione della corruzione e dell’illegalità, nasce l’inefficienza dello Stato e un capitalismo chiamato di relazione perchè si affida al clientelismo per arraffare soldi pubblici o coperture istituzionali che gli permettano di godere di rendite di posizione e di veri e propri saccheggi delle aziende e dei consumatori. È di questi giorni l’arresto dell’intera famiglia-banda Ligresti che ha depredato per anni e anni Fondiaria-Sai senza che nessuna autorità se ne accorgesse e intervenisse a fermarli. Basta leggere i giornali e capire il perché; in sintesi la ragnatela della collusione e della corruzione copriva tutto, ma soprattutto, politica e autorità di controllo. E i risparmiatori e i consumatori italiani hanno pagato il conto di tutto.

Se questi sono i “piani alti” del capitalismo italiano e se questi sono i metodi di selezione della classe dirigente è chiaro che senza una rivoluzione democratica radicale il marcio nel quale non esiste più separazione tra attività imprenditoriale, criminalità, apparati pubblici e politica continuerà ad avere in pugno il Paese. Estirpare il marcio è il cuore del problema Italia.

pd non vede non parla noon senteQuesto è il quadro. E il Pd che fa? Ultimo partito vero non personale, non di proprietà di nessuno sembra(va) l’ultima speranza per l’avvio di un cambiamento. La storia è nota: anni di debole opposizione a Berlusconi; incapacità di prendersi le sue responsabilità alla sua caduta; appoggio convinto e acritico al governo Monti; campagna elettorale debolissima, ma tra una battuta, una storiella e un’affermazione a mezza bocca (un po’ più di equità, un po’ più di lavoro…) di Bersani sembrava che volesse imboccare una strada diversa dal passato. E invece no.

Tutta la vicenda della surreale trattativa sulla formazione del governo conclusa con il tragicomico richiamo in servizio di Napolitano hanno rivelato che una parte notevole dei gruppi dirigenti del Pd puntava semplicemente ad un governo con il Pdl. Finalmente ci si è arrivati con grandi squilli di trombe sul senso di responsabilità e sull’emergenza che sono, come le rime cuore e amore, monete sempre spendibili in ogni stagione.

A questo punto bisogna domandarsi che razza di senso di responsabilità sia quello dei gruppi dirigenti del Pd che permette al Pdl di spadroneggiare senza incontrare resistenza e che impedisce persino di alzare la voce. Il Pd trae la sua legittimazione dal voto degli italiani, ma i suoi rappresentanti si comportano come tanti burocrati dello Stato e parlano ai cittadini come se fossero alunni da istruire ai quali si racconta la lezioncina che rende verosimile ogni azione per quanto sia sbagliata o riprovevole.

scelte sbagliateAlfano mente spudoratamente? Non fa nulla, per senso di responsabilità da Letta a Epifani all’ultimo parlamentare tutti devono dire che ha ragione. I dirigenti e gli eletti (non tutti per la verità) del Pd non osano dire la verità, non osano fare i rappresentanti dei cittadini, non pensano di poter cambiare nulla. Si limitano a gestire la situazione come tanti impiegati della politica che rispondono a qualcun altro e non agli elettori. Questo è impressionante e getta un’ombra pesante sulla possibilità del Pd di assumere la guida del rinnovamento dell’Italia.

Qui si esprime una cultura politica oligarchica che non applica ai suoi membri alcun rigore e tutto concede in nome della conservazione degli equilibri di potere. Gli eletti e i dirigenti del Pd sembrano non rendersi conto che il compito della politica è progettare e realizzare il futuro e che loro si stanno comportando come se il futuro, immodificabile, fosse questo che stiamo vivendo. Il Pd pagherà un prezzo per questo perché tradisce e fa venir meno il motivo della sua esistenza. A meno che il prossimo congresso non segni una svolta radicale

Claudio Lombardi

PD, se ci sei batti un colpo (di Paolo Acunzo)

urla centro destraE’ paradossale quello che sta succedendo negli ultimi giorni. Il condannato Berlusconi è colui che si lamenta di non essere stato “protetto” a sufficienza, mentre il suo solito tam tam mediatico urla allo scandalo non per il reato contestato, ma per la sentenza che ne consegue.

Inoltre prima minaccia e poi concede al governo di rimanere in sella, come se fosse un grand’uomo che si sacrifica nel nome di un bene supremo, ossia la sua permanenza al potere.

Ho sempre pensato che il berlusconismo deve essere battuto politicamente. Ma per far ciò occorre che il PD batta un colpo. Come si fa a tacere su una sentenza così enorme dopo anni di denunce in tal senso? Come si fa ad andare avanti con un abbraccio alla lunga mortale come se nulla fosse?

distanze da BerlusconiIn un qualsiasi altro paese un governo prenderebbe subito le distanze da un leader politico pluricondannato, benché non con forma definitiva, per non essere accomunato al suo comportamento. Un governo che si regge sui voti di un siffatto leader verrebbe istantaneamente delegittimato e dovrebbe essere la sua parte sana a chiederne l’immediata crisi, anche per riaffermare la sua stessa credibilità.

silenzio complicescelte pdMa in questa Italia così non è. Per ragioni d’emergenza (che ormai dura da un paio d’anni e ha fatto perdere al PD già le elezioni a causa del suo supporto acritico al precedente governo d’emergenza), per ragioni di Stato, per le stesse ragioni, in sostanza, e per opera delle stesse persone che negli scorsi mesi hanno bloccato il tentativo del cambiamento e provocato il pasticcio del Quirinale.

Ma anche il silenzio è una scelta politica. Quella di tirare a campare, quella di essere politicamente complici, quella di dimostrare che nei fatti non si è alternativi, dando ragione a coloro che dicono che “tanto sono tutti uguali”. Una scelta doppiamente colpevole in una situazione nella quale ogni esitazione diventa subito ambigua e suscita ribellione fra i cittadini perché ormai anteporre gli interessi di parte a quelli dell’Italia è un gioco scoperto che nessuno giustifica più.

Scelte politiche del genere determinano la natura di un partito mille volte di più di quanto potrà fare qualsiasi nuovo Leader, a prescindere dalle regole utilizzate per eleggerlo. Mi auguro che al prossimo congresso del PD ci sarà chi vorrà porre il tema (quale governo, per fare cosa e con chi), altrimenti si ripeterebbe il solito vuoto rito mediatico senza reali contenuti e visioni lunghe di come, se si vuole, cambiare la società. Ma nell’immediato il PD deve battere subito un colpo, se ha l’ambizione di esistere ancora in quanto credibile alternativa politica.

Paolo Acunzo

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