La sfiducia nelle grandi opere

Tav sì? Tav no? La diatriba va avanti da molti anni. Ma sono tutte le grandi opere a suscitare in una parte dell’opinione pubblica reazioni di rigetto tanto che ormai è diventato quasi senso comune essere diffidenti sentendole nominare. Diffidenza e sfiducia colpiscono le grandi opere sulla scia degli scandali del passato. Eppure non sarebbe male sforzarsi di distinguere senza

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Blocca-città non sblocca Italia (di Anna Donati)

Nel decreto Sblocca-Italia ci sono molte autostrade, qualche ferrovia, poche reti tramviarie e metropolitane, niente per l’acquisto di autobus e treni per i pendolari. La solita lunga lista di grandi opere che vengono direttamente dal passato a base di asfalto, cemento, petrolio, consumo di suolo. Dunque la politica del governo Renzi sulla mobilità e le infrastrutture non “cambia verso”. Per

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Quali investimenti? Piccole opere o Grandi opere?

Politici, Media, Confindustria, Ance, Unione Europea, sono tutti d’accordo su due miti. 1. Non investiamo abbastanza: “se solo avessimo più risorse per investire nei cantieri avremmo risolti i problemi della crescita”; “sono investimenti talmente strategici che non vanno conteggiati nel deficit del paese”. 2. Il vero sviluppo economico si fa con le grandi infrastrutture: “Certo va bene anche qualche piccola opera,

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Protestare è giusto, costruire l’alternativa è necessario (di Claudio Lombardi)

Il 15 ottobre sarà una giornata internazionale di mobilitazione “contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia causata dalle politiche anticrisi, che difendono i profitti e la  speculazione finanziaria”. Così precisa il senso dell’iniziativa il coordinamento che raccoglie le sigle organizzatrici delle manifestazioni. Nel pieno di una crisi economica mondiale la cui responsabilità va attribuita

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