Governo PD M5s un’occasione unica? Sì

Al momento (martedi 3 settembre) le probabilità che si formi un governo PD – M5s sono abbastanza elevate anche se pende l’assurdità del voto sulla piattaforma Rousseau. Un’assurdità perché il M5s non ha una sede decisionale vera e perché arriva alla fine di un percorso che ha coinvolto il Capo dello Stato e un altro partito. Una procedura interna che dovrebbe sostituire primarie, congressi, organismi dirigenti, ma che, invece, appare come il retaggio di una democrazia diretta impossibile da attuare.

Stavolta, però, Grillo ha parlato bene. Ha detto che questo governo è un’occasione unica perché bisogna trasformare il mondo e pensare il futuro dell’Italia. Lo ha detto mentre il personaggio diventato “Capo politico” , Luigi Di Maio, faceva trasparire da ogni atto e da ogni parola la sua ostilità per questa soluzione non condividendo nulla della sollecitazione del fondatore del Movimento. Ma non è questo il punto. Bisogna capire se ha ragione Grillo e perché. Non è cosa da poco comprenderlo. Il rifiuto delle elezioni anticipate (a poco più di un anno dalle precedenti!) e il conseguente avvio della trattativa tra Pd e M5s è un rimedio dettato dalla paura o è qualcosa di più? Se questa fosse la spiegazione allora questo governo non potrebbe durare molto, governerebbe male e l’appuntamento con la probabile vittoria elettorale di Salvini sarebbe solo rimandato.

E, invece, Grillo ha visto giusto: si tratta di un’occasione unica. Occasione non è certezza, ma l’incontro delle due maggiori forze politiche che esprimono o rappresentano la spinta verso una trasformazione dell’Italia senza pensare di isolarla né in Europa né nel contesto internazionale può avere una carica dirompente.

Da molti anni l’Italia è bloccata sui suoi limiti strutturali che sono di natura economica, di cultura civile, di assetto dello Stato, di efficienza di sistema, di rispetto delle regole. La politica non ha avuto la volontà e il coraggio (tranne in alcune fasi del governo Renzi) di affrontare questo livello dei problemi limitandosi a barcamenarsi nella gestione dell’esistente e rincorrendo le emergenze.

Alcuni critici dell’accordo PD- M5s fanno notare che nelle dichiarazioni rese finora dai protagonisti la riduzione del debito e il rispetto dei parametri di bilancio europei non sono comparsi. Giusto. Ma siamo sicuri che questo debba essere l’asse strategico del governo? Se così fosse si tratterebbe del governo di transizione di cui si era parlato all’inizio della crisi. Un governo per fare il bilancio e condurre alle elezioni nei primi mesi del 2020.

Se, invece, ci si mette nell’ottica di ristrutturare l’Italia allora deficit e debito diventano strumenti e non fini. La verità da tutti conosciuta è che il debito pesa se il Pil non cresce e se il Paese è fragile. Se, invece, si trova il modo di imboccare una strada di rinascita che abbia l’ambizione di smontare ciò che non funziona e di ricostruirlo allora il debito non è più una preoccupazione.

Prendiamo la cosiddetta economia verde fatta di tutela dell’ambiente e di uso intelligente dell’energia. Non è una novità. Da anni fa parte della nostra realtà. Chi costruirebbe oggi un palazzo come si faceva negli anni ’50, ’60 e ’70 con una dispersione termica pazzesca, con la fragilità strutturale e magari col riscaldamento a carbone? È diventato normale che sia antisismico, che abbia i doppi vetri, che le pareti siano coibentate e che sul tetto ci siano i pannelli solari. È solo un esempio che si potrebbe estendere ai veicoli a motore, all’emissione di sostanze inquinanti e così via. Dunque l’economia verde e il risparmio energetico già sono praticati, ma occorre estenderli a cominciare dagli edifici pubblici (scuole innanzitutto).

Vogliamo parlare poi della messa in sicurezza del territorio? Da anni si dice che sarebbe il migliore investimento perché costerebbe molto meno dei danni provocati dalle alluvioni, esondazioni, terremoti. Perché non si riesce a procedere?

Gli apparati pubblici sono da ristrutturare profondamente, ma ci vuole volontà politica e coraggio perché molti sono gli interessi in gioco. Finora non è stato fatto.

Gli esempi potrebbero continuare, ma uno su tutti li esemplifica tutti: i giovani italiani formati dalla nostra scuola che emigrano. Persi dietro ad ogni barca di naufraghi migranti i nostri politici non hanno dato importanza all’emigrazione dei giovani. Possiamo pensare di frenarla solo gestendo la quotidianità o mettendo al centro la questione del debito?

L’invito a pensare il futuro dell’Italia fa accolto. Finora il M5s non ha brillato per capacità politiche, strategiche e di buona amministrazione, ma contiene in sé una carica dirompente che ancora deve trovare la sua strada. Il PD d’altra parte dispone di persone preparate, esperienza e idee, ma non ha l’entusiasmo e la determinazione che sarebbero necessari. Mettere insieme queste due realtà con il pensiero rivolto all’oggi e ai prossimi dieci anni è la cosa giusta da fare.

Lo possono fare PD e M5s? Forse

Claudio Lombardi

Dolori francesi

Ma cosa ci combina questa Francia? Anzi, cosa si è messa in testa quella minoranza di francesi che sono andati a votare alle elezioni europee? Marine Le Pen pretende lo scioglimento del Parlamento, annuncia un referendum per uscire dall’euro, vuole stracciare gli accordi per gli scambi commerciali tra Europa e USA e chissà cos’altro.

Pensate che se avesse vinto Grillo avrebbe chiesto le stesse cose anche per l’Italia con l’aggiunta di un disconoscimento del debito pubblico in mano straniera e levandosi la soddisfazione di stracciare il fiscal compact in faccia alla Merkel.

Grillo forse stava scherzando o forse no, ma la Le Pen non scherza affatto. Come cultura è nazionalista ai limiti del fascismo, ma non si sa se furba o poco intelligente. Certo è che, come tanti altri leader nella storia, non esita a lanciare il popolo che pretende di guidare verso avventure pericolose e dolorose. Sempre ripetendo la giaculatoria che il popolo deve riprendere la sua sovranità e che si tratta di salvare la Francia ovviamente. È gente che in tutte le epoche e in ogni angolo del mondo ha iniziato così ed è poi finita con gli eserciti in armi e i popoli a massacrarsi inseguendo la follia dei capi.

Proviamo ad immaginare una Francia che abbandona l’euro e probabilmente anche l’Unione europea. Pensiamo alla Francia come una rispettabile barca di medie dimensioni abbandonata nel mare della competizione globale mai calmo e a volte in tempesta. Si sono chiesti gli intelligentissimi elettori che hanno baldanzosamente votato Le Pen che fine farebbero nel caso che le proposte della loro leader passassero?

In Italia per fortuna possiamo stare tranquilli per un po’ anche se il M5S e la Lega hanno preso una bella fetta di elettorato. Anche questi sono sicuramente elettori molto intelligenti che hanno una visione strategica. Eh già perché bisogna proprio avere una vista lunga per immaginare che l’Italia possa andare alla battaglia globale armata del suo debito pubblico, della sua corruzione, del suo clientelismo e delle sue mafie. Complimenti elettori, voi sì che vedete le cose con lucidità….

Per ora teniamoci il nostro governo perché ci sembra diretto da un partito di maggioranza relativa – il PD -con la testa sulle spalle. Magari non ci farà ridere e non infiammerà gli animi, ma lavora seriamente

Una via concreta per l’Europa, altro che la rabbia

soluzionni per l'EuropaLe soluzioni ottimali non sono quasi mai quelle che si affermano. Quelle sub ottimali, invece, sono quelle che arrivano all’obiettivo. Che vuol dire? Vuol dire che in politica c’è sempre qualcuno che gioca a spararla grossa, specie quando sta all’opposizione e vuole colpire chi sta al governo. Recita la sua parte come altri recitano la loro. Basta saperlo.

Per esempio il M5S comandato da Grillo è scatenato nel denunciare qualunque cosa e chiunque invocando ancora il “tutti a casa” che ha funzionato nelle elezioni del 2013. Ma per l’Europa cosa e chi propone? Un pasticcio, cioè un referendum sull’euro che dovrebbe concludersi nell’unico modo logico: l’uscita dalla moneta unica. Altrimenti perché farlo? Contemporaneamente però dice che ci vorrebbero gli eurobond cioè la condivisione dei debiti degli stati europei. Su queste basi chiede il voto e spera di eleggere tanti deputati europei. Ma che sta’ a dì? Ci ha preso per scemi? Evidentemente sì anche perché, visto che vuole il 100% dei voti, è costretto a spararle grosse. Speriamo che di voti ne prenda meno di quelli che si aspetta.

Berlusconi pure recita la sua parte. Fa il condannato disciplinato che si preoccupa solo degli italiani e del loro futuro. Ma che idea ha dell’Europa? Quella dei conservatori che hanno provocato questo casino vedendo solo il 3% e la salute delle banche e null’altro. Bocciato.

Un po’ meglio vanno le cose dalla parte di Renzi e di quelli che pensano ad un’alternativa europea sub ottimale ossia praticabile con il candidato dei socialisti europei Schulz alla presidenza della Commissione europea. Niente miracoli, ma una svolta concreta magari a piccoli passi. Meglio delle scemenze urlate nei comizi è.

Europa ed euroA sinistra di Renzi e dei socialisti europei ci sono novità perché Tsipras non si limita agli slogan ai quali la sinistra sinistra ci ha abituato (tanto altisonanti quanto inefficaci, ma consolatori), ma fa proposte concrete che richiedono determinazione e i numeri giusti per attuarle. I numeri giusti, già, e chi ce li avrà nel prossimo Parlamento europeo?

Questo dovrà decidere il voto del 25 maggio. La speranza è che il centro sinistra (e la sinistra) abbia la maggioranza perché è l’unica parte che ha un’idea di Europa seria e praticabile dopo i disastri della destra neoliberista. Il resto, ossia la protesta antieuro e lo sfogatoio delle tante rabbie individuali e sociali valgono come testimonianza e stimolo. Niente di più

Un tranquillo week-end di primavera? (di Angela Masi)

Un giorno come tanti ma non certo per qualcuno… qualcuno come me che nonostante i miei 30 anni e nonostante non abbia vissuto il tempo della lotta partigiana sento forte il senso e il significato del 25 aprile….

resistenzaTempo addietro, il governo Berlusconi aveva proposto di abbreviare la lista delle festività che interrompono la settimana lavorativa e di incorporarle nella domenica successiva. Tra queste il 25 aprile…. Effettivamente per la maggior parte dei cittadini italiani è una buona occasione per riposare dal lavoro, un giorno in più di ferie pagate. Magari la primavera affacciandosi consente una bella gita fuori porta, un’occasione per rivedere amici e parenti, vicini e lontani senza neanche pensare a che cosa significa “liberazione” e quanto di questa parola abbiamo bisogno ancora oggi.

Un presidente, vecchio e stanco ma con grande senso di responsabilità ne sceglie un altro (quello del Consiglio) perché il popolo sovrano non ha saputo scegliere fra un saltimbanco, un indeciso e un comico: questi sono stati i pensieri del mio 25 aprile.

Non ha forse bisogno di libertà un popolo schiacciato dalla pressione fiscale? Si è vero, dobbiamo risparmiare tutti, per il bene dei nostri figli e per quello dei nostri nipoti, ma non è un po’ una forma di violenza una classe dirigente che soffoca i suoi cittadini con le tasse e che consente, comunque, gli stipendi d’oro, le pensioni e i tanti privilegi di chi sta sotto la protezione del potere?

Possibile non sentire l’esigenza di contare qualcosa nei giochi di palazzo, nelle stanze dei bottoni dove si spartiscono le poltrone di governo e di tutto ciò che dal governo dipende?… e speriamo che questa volta qualcosa non tocchi pure ai grandi manager per gli appalti e alle mafie che, nonostante succhino (con buona pace delle istituzioni) i soldi ai cittadini onesti credono pure di farti un favore se lavori in una delle loro aziende o in un centro commerciale costruito da loro per controllare gli scambi del posto.

Insomma questa è la realtà nella quale viviamo o, almeno, la sua parte più odiosa, quella sulla quale i cittadini non riescono ad intervenire. (Forse anche molti perché ne sono parte?) Tutti la conoscono, tutti si indignano, ma questa realtà esiste e non penso che fosse questo che avevano in testa quelli che combatterono per liberare l’Italia mettendo le basi della nostra Costituzione che è ancora un modello da realizzare.

Nelle prossime ore inizierà a lavorare il governo Letta. Una strana alleanza Pd-Pdl, strana, ma l’unica soluzione possibile per diverse ragioni.

bilico ItaliaLa prima ragione è che il popolo italiano, nonostante la dura sostanza dell’esperienza vissuta, vota ancora PdL. Il PdL è Berlusconi e così il massimo esempio di disprezzo delle istituzioni e della legalità, il massimo esempio di corruzione che sia mai salito ai vertici della politica riesce ancora una volta a diventare il rappresentante di oltre il 25% dei voti. Insomma un bell’esempio  per tutti noi: chi ha i soldi e ha il potere può tutto. Il 25% degli italiani ne sono convinti evidentemente.

Un Pd che arranca, che supera di poco i voti del PdL e che, piuttosto che essere all’altezza del governo di un Paese in crisi è impegnato a nascondere lo sfascio del partito in preda a gruppi e sottogruppi in lotta fra loro.

E’ difficile riconoscere che, a distanza di oltre 50 anni la democrazia, nei fatti, è ancora molto debole ed ecco che la furbizia di un comico fattosi capo politico smaschera i giochi e prende di mira il sistema dei partiti. Bisogna aver paura dell’attacco di Grillo?

Solo se gli italiani non riescono a raccogliere la sfida del cambiamento per poter dare alle generazioni future qualcosa in cui riconoscersi e di cui non vergognarsi.cambiare strada

Così le mie riflessioni postume sul 25 aprile non vogliono ripetere le chiacchiere di cui è circondata la battaglia politica. Oggi anche l’indignazione sembra diventata una moda mentre anche le novità che escono dalle cabine elettorali sembrano girare a vuoto intorno a scontri verbali, ripicche, polemiche che sembrano diventati lo scopo principale di chi sta in politica.

Sembrerà strano, ma il mio 25 aprile è quello di chi non vive di solo pane; è il 25 aprile di chi non vuole più tornare indietro, portare il cuore via da una realtà marcia e spingerlo verso un nuovo giorno, un nuovo momento che prende vita dalla sofferenza e si rigenera; è il 25 aprile di chi è nauseato e la stessa minestra non vuole più neanche assaggiarla. Di chi ha fame di chiarezza, di solidarietà, di nutrimento per la mente, di rispetto dell’altro e dei diritti.

Ecco, il pane e i diritti. Forse è questo il senso del mio 25 aprile.

Angela Masi

Freccero: il paradosso di Grillo

Da un’intervista di Carlo Freccero a Repubblica del 12 marzofreccero

Da dove iniziamo Freccero?
«Dal paradosso in cui Grillo si trova. Pensi un po’: tutti pensano che ad essere in un cul de sac siano gli altri e invece è lui l’avviluppato ».
Nel senso?
«Il programma del Cinque Stelle è sempre stato quello di fare le pulci agli altri. Adesso, dopo un’affermazione elettorale così, chi fa la parte del cane pulcioso? Grillo certamente no. Ma neanche Bersani ci sta a farsi massacrare ed è per questo che fin da subito ha bocciato un’alleanza Pd-Pdl che di fatto cancellerebbe dalla scena il Pd. Il paradosso è questo. Grillo ha stravinto, al di là forse di quello che si aspettava. Ha voluto la bicicletta ma non può pedalare perché si autodenuncerebbe come appartenente a quella casta che ha combattuto».

E allora?
«La situazione è interessante. Se Grillo e i grillini si assumono delle responsabilità entrano nell’impero del “male”, nella politica, e diventano potere. Se optano per la conservazione della purezza, non potranno più candidarsi in futuro con gli stessi presupposti e la stessa credibilità perché la gente che li ha votati saprà che non sono la soluzione del problema».

Mentre loro discutono su “essere o non essere” il Paese scivola ogni giorno di più.
«CinqueStelle non nasce per salvare l’Italia, è più interessato al dettaglio, ad entrare in conflitto con la politica, a moralizzare il Parlamento, a togliere ai potenti le auto blu, a risparmiare i milioni di euro mentre il Paese affonda in una crisi strutturale che si declina in miliardi. Grillo non riesce a staccarsi dal suo orizzonte che è quello de “La Casta”, il libro di Stella e Rizzo. Il suo obiettivo è lo spreco, non il sistema. E’ questo il suo limite».

Di qui il cul de sac.
«Mi viene in mente il paradosso del mentitore. Se dice: “Io mento” ha detto la verità e dunque non è più mentitore. I grillini hanno promesso che apriranno il Parlamento come una scatola di tonno, che non si metteranno né a destra né a sinistra nell’emiciclo ma alle spalle degli altri per controllarli. Il fatto è che sono loro, in quanto vincitori, che devono sottoporsi al controllo. Per questo indietreggiano».

Nonostante gli anatemi del Capo dialogheranno con il Pd?
«Sono ottimista e penso che Grillo debba uscire dal paradosso. Bersani, dopo lo schiaffo che ha preso, dimostra di aver capito che deve dare identità ad un partito che non converge più al Centro. Occorre un pensiero di sinistra. Basta con i Casini, i Gianni Letta, i Monti. Grillo ha cambiato l’agenda, ha scardinato il pensiero unico ed è questo che mi fa ben sperare».

Se il segretario Pd fallisce Renzi è dietro l’angolo.
«Non è un problema di nomi ma di linea. Il Renzi delle primarie oggi sarebbe inadeguato, non basta più. Leggetevi gli otto punti del Pd, le questioni messe al centro della politica».

Non è affatto detto che su quegli otto punti nascerà un governo. E se si rivota?
«Se si rivotasse il Pd ha capito una cosa in più: che la fine del berlusconismo non coincide con l’epoca delle riforme alla Monti, che ci vuole un nuovo modello di equilibrio sociale ed economico».

Ma Grillo è all’altezza della sfida o preferisce continuare a cercare il cane pulcioso per usare la sua immagine?
«Non mi sembra all’altezza ma ci spero. Deve pedalare la bicicletta».

Il 14 febbraio, una giornata esemplare

La giornata di ieri con gli arresti e le notizie di altre accuse giudiziarie contro il mondo politico affaristico che capiamo adesso essere stato la classe dirigente dell’Italia negli ultimi venti anni ci insegna tante cose.

  1. I politici non sono tutti uguali. C’è una bella differenza fra dire, come fa Berlusconi, che le tangenti sono giustificate e dire, come fanno Bersani, Vendola, Monti, Ingroia, che sono un male da combattere. Berlusconi parla così perché questa è la cultura che ha in testa e ci conferma che questo è il criterio che ha sempre usato nella sua vita di affarista e di pseudo politico. Non servivano conferme esplicite: ce n’eravamo accorti dai tanti reati di cui è stato accusato, dalla lotta ai processi e ai magistrati con l’utilizzo di tutte le armi (pulite e sporche) del potere, dalle condanne che sono arrivate, dalla gente che ha e che ha avuto attorno, dalle leggi che ha scritto per sé stesso e fatte approvare dai suoi dipendenti seduti in Parlamento. Questa è la persona che ha comandato in Italia e che ancora vorrebbe comandare tentando persino di allargare il suo impero televisivo con l’acquisto de La7.
    Gli altri politici hanno commesso tanti errori, ma non hanno questa cultura in testa e non hanno questa potenza economica e mediatica a disposizione. È un differenza enorme e non vederla è una colpa e un pericolo.
  2. Grillo non la vede e va all’assalto urlando “via tutti” . Prenderà sicuramente tanti voti e darà sfogo alla rabbia di tanti cittadini che si sentono traditi dalla politica e dalla democrazia. Ma non distingue e non aiuta i cittadini a capire. È una colpa perché se attiri l’interesse di milioni di persone ti prendi una responsabilità.  Ed è una colpa perché sfogata la rabbia bisogna costruire qualcosa. Adesso urla perché deve prendere i voti, ma dopo che li avrà presi dovrà finire di urlare e insultare perché dovrà dimostrare cosa è capace di fare. Meglio che si metta anche a ragionare e dialogare perché al mondo non c’è solo lui e nessuno gli ha dato il potere di decidere chi può rappresentare gli italiani.
  3. Il problema dell’Italia è il sistema di potere che lega insieme politica, apparati pubblici, parte del mondo delle imprese private, manager di aziende pubbliche. Un sistema che corrisponde ad un blocco sociale e ad una classe dirigente che ha comandato finora. Ebbene questo blocco deve essere smantellato dal prossimo governo e non solo dalla Magistratura. Ci vuole un piano di revisione di tutte le cariche dirigenziali nello Stato, negli enti pubblici e nelle aziende pubbliche. E ci vuole la fine del sistema degli aiuti alle imprese che dissipano miliardi di euro distribuiti secondo accordi e rapporti politico-clientelari

La politica, noi e questi anni da incubo (di Lorena Nattero)

“La responsabilità è della politica!” Quante volte leggiamo o ascoltiamo questa affermazione? Tante, troppe, e sarebbe il caso di domandarsi se può confondere le idee invece di aiutare a capire. Sono una madre, una insegnante, iscritta ad Associazioni e ad un Partito politico: allora è anche colpa mia? No non è proprio e solo così.

Il problema è quello dell’educazione al civismo e non ci si può fermare alla politica, anche se spesso tendiamo ad attribuire a questa tutti i mali del mondo, in una visione totalitaristica limitata e limitante. Innanzitutto il contesto. Oggi circola più “educazione” sul web che nelle scuole, la gran parte delle famiglie ha abdicato al proprio ruolo di adulto educatore, sugli schermi televisivi si esaltano il cattivo gusto, la protervia, la violenza fisica e verbale, lo svilimento della bellezza femminile a pura merce, l’ignoranza becera, i comportamenti primordiali istintivi, il dileggio degli anziani e dei deboli. Di tutto ciò, tra i banchi di scuola, gli studenti interessati e diligenti si vergognano e gli insegnanti non sono attrezzati a fronteggiare l’arroganza dilagante, anzi, a volte, ne sono essi stessi colpiti. Persino lo sport ha perduto il senso del suo messaggio positivo e rappresenta un mondo in cui inganno, frode, guadagni illeciti e truffa sono accettati come parte del “gioco”.

Per permettere ad ogni cittadino di orientarsi e scegliere la propria linea di condotta, in una società così parossisticamente esaltata, servirebbero Istituzioni che ispirano fiducia e rispetto. Che non è una cosa astratta, ma significa fornire ai cittadini elementi di conoscenza, giudizio e confronto per valutare il comportamento di chi ci governa, a tutti i livelli. Con i suoi comportamenti e con il suo esempio chi ricopre cariche pubbliche compie una azione profondamente educante (o diseducante, ovviamente)!

Già, ma come si svolge questa azione educante (o il suo contrario)? Compito della Politica deve essere quello di pensare e realizzare progetti: per la Scuola, per sostenere la famiglia, per finanziare la cultura (Teatri, Cinema, libere Associazioni di cittadini, Editoria, Giornali) e facilitarne l’accesso e la fruizione insomma per governare la collettività, da un piccolo comune all’intera nazione.

Le responsabilità dei Partiti e della Politica non esistono perchè ci sono dei corrotti che ci si annidano. Nessuno è tanto sciocco da pretendere un teatrino ipocrita in cui tutti siano puri ed esenti da ogni caduta. Le vere responsabilità nascono quando la Politica trasmette il messaggio che così fan tutti, che il mondo è questo e che bisogna adeguarsi. Per questo i corrotti, i ladri e gli incapaci non sono mai condannati moralmente e cioè radicalmente ed espulsi dal mondo politico, ma vengono compresi, giustificati e persino “promossi” nel loro Partito e nelle Istituzioni.

Abbiamo incominciato da Craxi una simile deriva; li ricordo bene i giovani rampanti craxiani (mi fa impressione chiamarli socialisti) che ci ridevano in faccia e ci spiegavano come si sta al mondo! Adesso siamo arrivati a questi beceri ladri di polli, solo che i polli sono d’oro e non c’è più margine per sopportare i loro furti. Però li abbiamo accettati e coperti per tanto tempo senza ribellarci. Così, dopo aver provato ad imitarli e aver imparato i loro metodi, dopo esser diventati un popolo con un tasso di illegalità diffusa senza pari nel mondo occidentale, dopo aver visto l’affermazione a tutti i livelli di furbi e di maneggioni, di gente senza occhi e senza orecchie pur di farci gli affari nostri, ora ci siamo svegliati e ci sentiamo molto incazzati. Forse perché abbiamo capito in fretta che guaio il nostro consenso aveva combinato.

Così cerchiamo chi dia soddisfazione al nostro bisogno di sfogarci. Ed ecco Grillo: il suo è l’unico linguaggio che abbiamo imparato in questi lunghi anni da incubo, insieme a quello di Borghezio, di Calderoli, del rudere Bossi, del “pornodivo” Berlusconi, delle loro mignotte più o meno abili e più o meno Ministre o Deputatesse o Consigliere regionali e, infine, dei fascisti ringalluzziti alla Storace.

La buona Politica c’è ancora, ma è stata zittita e sommersa. E quando, in tempi come questi, c’è chi cerca di mettere insieme i cocci e ripartire, con umiltà e impegno e pure con tanti limiti, per ricostruire un Paese civile e ce la potrebbe perfino fare ecco che salta su qualcuno a spiegare che tutti sono uguali e che tutti hanno le loro responsabilità….Può darsi che abbiano anche ragione, per carità, ma io penso che, in un Paese libero del 2013, c’è bisogno d’altro che di condanne generalizzate e di tribunali del popolo: servono fiducia, capacità di governare le diversità, impegno e fatica, perchè non basta far predicozzi, per migliorare e far migliorare il Paese.

Lorena Nattero

Chi la spara più grossa vince? (di Claudio Lombardi)

Grillo chiede ad Al Qaeda di bombardare il Parlamento. Berlusconi si preoccupa delle signore che vogliono pagare in contanti pellicce e gioielli e contemporaneamente promette aliquote fiscali molto basse, abolizione e restituzione dell’IMU, “guerra” alla Germania e, persino, l’uscita dall’euro. Entrambi non parlano il linguaggio della verità, ma quello della pubblicità. Sanno benissimo che quello che dicono è aria fritta cioè irrealizzabile o falso, ma lo dicono lo stesso per il coinvolgimento emotivo che può suscitare esattamente come fanno i piazzisti nei mercati di provincia quando si impongono con le urla e con l’esagerazione smodata per vendere qualcosa che non potrà mai corrispondere a ciò che dicono. Tutti lo capiscono, ma soggiacciono all’illusione o subiscono la forza di chi afferma una verità urlata.

Si sa che governare e fare politica non è facile e che bisogna avere cultura, senso della missione da compiere per la collettività, capacità di vedere lontano, competenze, lealtà, onestà. Si sa, eppure nel momento della campagna elettorale ad alcuni piace lasciarsi andare alla suggestione ancestrale di ammirare chi si candida ad essere il “capobranco” ed esibisce la sua sfrontatezza e la sua determinazione al di là di qualunque ragionamento. È il carisma micidiale arma con la quale tante volte i popoli sono stati catturati e portati al disastro.

Lo si sa, ma gli aspiranti “capibranco” volitivi e sfrontati riescono sempre ad avere un seguito. Perché? Prendiamo due esempi: Grillo e Berlusconi.

Il primo si identifica con un’intransigenza verbale che si trasforma in aggressione e in insulto. Il suo “segreto” è presentare obiettivi strategici complessi come soluzioni immediatamente realizzabili. Automaticamente nemici e degni di insulto sono quelli che le ostacolano. Grillo non si espone al dubbio, non fa distinzioni, semplifica al massimo e propone ai suoi seguaci una identificazione che divide la realtà fra chi lo segue ed è amico e chi non lo segue ed è nemico.

In nome di questa distinzione lui può dire tutto e il contrario di tutto: ciò che conviene alla sua visibilità è comunque legittimato. Il bombardamento del Parlamento (con dentro anche i grillini neo eletti)? Va bene. I fascisti di Casa Pound e il ripudio dell’antifascismo? Va bene pure questo. Non ci sono limiti perché il marketing è tutto. La scelta è sempre quella di esasperare i toni e di far leva sulla distinzione amico-nemico.

Quanto detto sul metodo Grillo non è però valido per il Movimento 5 Stelle i cui aderenti dimostrano una volontà di partecipazione vera fondata sul confronto, sulla ricerca e diffusione delle informazioni, sulla coerenza e sull’onestà. E allora perché la comunicazione pubblica monopolizzata da Grillo si svolge su un altro piano? E perché è accettata da tutti quelli che poi cambiano linguaggio nella loro pratica politica quotidiana? Il dubbio di quale sia il vero programma del M5S però rimane perché all’iperpresenza di Grillo non si sovrappongono proposte articolate e precise e perché lo stesso Grillo non si sottopone a confronti. Spesso l’aggressività della comunicazione e l’estrema semplificazione nascondono proprio l’indecisione e la vaghezza dei programmi e il rinvio delle decisioni vere.

Veniamo a Berlusconi. Qui il discorso è più semplice perché la comunicazione pubblica è tutta orientata all’esaltazione degli interessi individuali che verrebbero ostacolati dalla legalità e dallo Stato. Dietro alla ridicola riesumazione del “pericolo comunista” e alla lotta alla magistratura c’è solo questo. Messaggio molto semplice e molto fuorviante che propone alla massa ciò che si può realizzare solo per pochi. Pochi, spregiudicati e senza scrupoli.

Guidare uno Stato è difficile e le scelte che convengono a un ristretto ceto di affaristi in grado di sfruttare l’illegalità e l’assenza di regole e controlli non possono essere quelle con cui si gestisce la collettività pena un gigantesco spreco di risorse e una cultura civile improntata all’arrembaggio di tutti nei confronti delle risorse pubbliche. La conseguenza è che diventa inevitabile aumentare la pressione fiscale su quelli che pagano sia per coprire quelli che non pagano, sia per pagare servizi e apparati inefficienti e inquinati dalla corruzione. Se si mettono insieme corruzione, inefficienza, arretratezza e trascuratezza delle infrastrutture e degli spazi pubblici si ha un quadro rappresentativo del declino dell’Italia che parte da lontano, ma che si è esasperato, negli ultimi 17 anni, con l’ideologia e la pratica del berlusconismo. Tagliato su misura per gli interessi privati di pochi che sfruttano il potere per consolidare ed espandere le proprie ricchezze non può essere adatto a governare una collettività.

Eppure anche in questo caso la fascinazione esercitata dal messaggio primordiale del “capobranco” Berlusconi gli consente di smuovere un bel po’ di consenso. Irrazionale certamente perché messo al servizio dell’interesse privato di pochi, ma pur sempre consenso.

Uscire dal predominio dell’irrazionalità e dell’illusione dei messaggi di marketing politico è un obiettivo di medio-lungo periodo per chi crede nella democrazia. Il miglior antidoto è sicuramente l’esercizio della partecipazione perché forma la coscienza civica e permette al cittadino di conoscere, valutare e far pesare il suo punto di vista di membro della collettività. Ma è un esercizio che ha bisogno di tempo e di radicamento per produrre i suoi effetti. Bisogna crederci e bisogna che sempre più forze politiche, associazioni e movimenti lo assumano come loro obiettivo strategico.

Claudio Lombardi

Politica e antipolitica (di Elio Rosati)

I sondaggi stanno scuotendo l’anima dei partiti.

Secondo i sondaggi sembra che il movimento di Beppe Grillo sia il terzo partito. Sembra anche da altri sondaggi che il PD e il PDL siano sotto il 20% dei voti. Un crollo. Ed ecco che il segretario del PD (per carità deve fare così) attacca l’antipolitica, la demagogia e il rischio che vive la democrazia e invita tutti i partiti a raccolta.

Le opposizioni – Lega, IDV, Vendola e rimasugli della sinistra e della destra – fanno campagna elettorale per l’anno prossimo in modo da potersi presentare agli elettori come quelli che si sono opposti. A cosa poi bisogna capirlo e andrebbe chiarito meglio. Perché la Lega è responsabile del fallimento di questi ultimi 20 anni, perché l’IDV dice no per non perdere elettori proprio verso il movimento di Beppe Grillo, perché Vendola, pur apprezzabile nel suo percorso politico, anche lui rappresenta un modo personale di fare politica.

Ma il ragionamento di oggi è puntato sull’uscita del segretario del PD, che poi fa il paio e il tris con altre uscite di Casini e di Alfano.

Il ragionamento è, più o meno, il seguente. Attenti a non delegittimare i partiti (noi) altrimenti chissà che rischi si corrono. Tradotto: senza di noi non si può fare nulla.

Premesso che non mi piacciono le posizioni di Grillo, di Vendola e di Di Pietro, trovo però abbastanza risibile il fatto che i problemi sollevati da tali schieramenti non siano presi seriamente. Anche se chi li solleva lo fa solo come strumento tattico al fine di conquistare posizioni dalle quali continuare a fare opposizione perché, poi, quando si tratta di governare molto cambia dato che allora si tratta di decidere e di realizzare il che è sempre molto difficile.

Ma la cosa che trovo ancora più paradossale è che dovremmo come cittadini continuare a dare fiducia ai partiti, a questi partiti. Il nostro sistema partitico è in crisi da almeno 30 anni. E’ passato attraverso tangentopoli, il berlusconismo e il partito personale, oggi siamo al governo tecnico (che compie scelte politiche ovviamente) che si è reso necessario per il fallimento dei partiti al governo e per l’assenza di una credibile alternativa fra quelli di opposizione.

Però si chiede a noi cittadini di avere pazienza e fiducia che saranno sempre gli stessi partiti a trovare le soluzioni a tutti i  problemi. Infatti nemmeno di fronte allo scandalo del finanziamento dei partiti questi partiti riescono ad agire con rapidità e serietà. E dire che avrebbero il consenso della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica.

Per dare fiducia ci vorrebbe che qualche volta fossero i partiti (o, almeno, alcuni partiti) a scoprire i problemi prima che si manifestino con scandali o inchieste giudiziarie. Ma questo sarebbe possibile solo se si abbandonasse un punto di vista autoreferenziale cioè se si uscisse dai circoli di persone che gestiscono istituzioni, enti o apparati di partito e si guardasse ai cittadini comuni e alla grande fame di chiarezza, di trasparenza e di onestà che sta crescendo nella società civile.

Solo così si scoprirebbe che i cittadini possono essere la grande risorsa dell’Italia e la struttura portante della democrazia. Ecco su questo varrebbe la pena di investirci risorse e intelligenze.

Elio Rosati