A chi fa paura Matteo Renzi?

C’è di che essere preoccupati. L’ennesimo passaggio a giornalisti “amici” ( o complici?) di intercettazioni coperte dal segreto conferma che tra una parte della magistratura, media e politica si è creata una strana collaborazione intorno ad un obiettivo ormai chiaro: screditare Matteo Renzi. Poiché non si è riusciti ad imputargli alcun reato si procede col metodo di tirarlo in ballo in qualsiasi modo. Non importa la sostanza di ciò che si sciorina di fronte all’opinione pubblica. Conta che il suo nome e quello delle persone a lui più vicine siano citati nell’ambito di inchieste nelle quali le condanne si pronunciano non appena vengono avviate.

intercettazioniTutto ciò non avviene per caso, ma ha dei registi i quali sanno benissimo che l’opinione pubblica ha la memoria corta e che una falsità diffusa a voce alta e ripetuta per un po’ di tempo lascia una traccia nella mente degli ascoltatori che diventa poi un pregiudizio che rimane. Ben pochi si curano di entrare nei dettagli e di seguire una vicenda giudiziaria che può benissimo rivelarsi una bufala cioè un qualcosa di inconsistente e immotivato. Ciò che conta ormai è poter strombazzare i nomi all’inizio ben sapendo che il seguito si perderà nell’indifferenza generale. Infatti gli stessi giornali che dedicano le prime pagine quasi nascondono gli esiti delle inchieste. Ciò che conta è lo “spettacolo”.

Qualcuno ricorda come è finita la vicenda di Tempa rossa che arrivò con uno straordinario tempismo in coincidenza con il referendum sulle trivellazioni? Ebbene è finita con un proscioglimento generale. Che poi un ministro del tutto innocente (Federica Guidi) si sia dimessa e abbia visto le sue relazioni personali messe in piazza dai soliti giornalisti che vivono di scandalismo non interessa a nessuno.

opinione pubblicaLa stranezza è che negli ultimi anni le inchieste dei PM hanno spesso seguito un andamento sintonizzato sulla fase politica. La storiella dell’obbligatorietà dell’azione penale è una favoletta perché non tutte le possibili azioni penali vengono avviate ed esiste, quindi, una discrezionalità nella scelta che insospettisce specialmente quando le inchieste si rivelano buonissime per riempire le prime pagine dei giornali ed incapaci di superare anche solo il primo vaglio giudiziario. Logico domandarsi: ma come lavorano questi PM? Forse bisognerebbe aggiungere: che obiettivo vogliono raggiungere? Semplice, vogliono partecipare alla lotta politica utilizzando i loro poteri. E un procuratore ha le inchieste per esprimersi. Che poi falliscano non conta, tanto lui non risponde delle sue azioni.

Ma non è questo il punto. Contro Renzi si è scatenato da un po’ di tempo un attacco che mira a demolirlo. Il 4 dicembre ha segnato una svolta nella tormentata vicenda politica italiana perché il tentativo di andare verso un modello istituzionale più razionale e più efficiente è stato battuto dalla coalizione di tutti quelli che volevano conservare l’esistente. No, non tanto gli elettori molti dei quali hanno votato per protesta perché dal governo Renzi si aspettavano molto di più. La campagna che ha raccolto tutte le opposizioni (più intellettuali e media) che non avevano nulla in comune tranne l’ostilità per Renzi non toccava le insoddisfazioni, ma le rendite di posizione di ciascuno. Per questo è stata tanto livorosa.

cambiamentoPer molti anni la parola d’ordine più popolare è stata quella del cambiamento. In suo nome sono stati sepolti i vecchi partiti, è stato cambiato il sistema elettorale a livello comunale, regionale e nazionale; in suo nome si è affermato il berlusconismo ed è nato il Movimento 5 Stelle; anche la nascita del Pd si inserisce in questa corrente.

Oggi non è più così e il tentativo più chiaro di questa fase è quello di tagliare le gambe a chi ha concepito e guidato il tentativo di trasformare sul serio l’assetto istituzionale dell’Italia cioè Matteo Renzi e il Pd.

Chi può avere interesse in un paese fragile e instabile come l’Italia a stroncare l’unico partito che ha un’idea di governo sia nazionale che europeo e che ha dimostrato di saper reggere anni difficili e tormentati alla guida del Paese? Certo non tutto è andato bene. Errori ne sono stati fatti, ma l’elezione di Macron avvia una fase diversa nel percorso dell’Europa e l’Italia ha tutto l’interesse a presentarsi con una guida sicura, capace e che dia stabilità. Perché proprio adesso si cerca l’affondo contro Renzi?

stabilità di governoQualcuno pensa che il M5S sia il soggetto giusto capace di assicurare questa guida? Oppure, dato che siamo tornati al proporzionale, ci sono componenti delle classi dirigenti che ritengono preferibile che non vi sia alcun partito in grado di avere un mandato pieno per governare il Paese?

Questa è la domanda di fondo che sorge dopo che è esploso il caso Boschi – de Bortoli. Anche qui c’è la stranezza di un “ricordino” tirato fuori non quando arrivò l’informazione, ma dopo anni. Intorno a questo “ricordino”  si è scatenata un’aggressione mediatica priva di alcuna giustificazione contro la Boschi. Il caso Banca Etruria è chiuso, i risparmiatori sono stati salvati e nessun Boschi ha avuto alcun vantaggio. E allora questo “ricordino” tirato fuori adesso è funzionale a quale obiettivo? Semplice: demolire una reputazione e un gruppo dirigente di governo e di partito con puri pettegolezzi privi di alcun valore.

È abbastanza evidente che non c’è alcun interesse ad impegnarsi in una battaglia politica sui temi concreti dell’Italia e dell’Europa. La calunnia, la maldicenza, la diffusione di pezzi di intercettazioni mirano al discredito, a seminare un’impressione negativa che possa portare via voti al Pd. Possibile che in così tanti lavorino per far vincere le prossime elezioni al M5S o c’è dell’altro?

Claudio Lombardi

Contro la corruzione un piano di attacco del Governo

Due avvocati, Sergio Erede e Alessandro Musella, hanno scritto una lunga lettera a Repubblica nella quale indicano le misure per combattere la corruzione.
Il punto di partenza del loro ragionamento è che occorrerebbero più investimenti pubblici, ma anche se si facessero la corruzione è in grado di renderli inefficaci. Inutile quindi invocare più spesa pubblica se non si creano le condizioni perché i soldi non finiscano nelle tasche dei corrotti. Un “attacco frontale” alla corruzione è necessario, ma deve essere fatto di provvedimenti concreti. La prima area di intervento è quella penale e tocca i seguenti punti: 1) estensione della durata e interruzione/sospensione della prescrizione; 2) pene e sanzioni economiche efficaci e dissuasive (inclusa l’estensione ai reati di corruzione delle misure di sequestro/confisca previste dal Codice Antimafia); 3) reintroduzione del falso in bilancio; 4) non-punibilità per chi si auto-denuncia e collabora con la giustizia; 5) procedibilità d’ufficio per la “corruzione tra privati”; 6) estensione dell’ambito di ammissibilità delle intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione.
piano contro la corruzioneLa lotta alla corruzione, però, non è fatta solo di misure penali e nemmeno può essere affidata solo all’Autorità per la prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione.
La lotta alla corruzione è fatta di repressione, di prevenzione verso le imprese private, di riorganizzazione amministrativa e di comunicazione. Tutto ciò va oltre le ristrette competenze dell’Anac e deve provenire da una decisione politica del Governo.
Un esempio cui ispirarsi potrebbe essere il piano anticorruzione recentemente adottato dal governo inglese, che consta di 66 azioni specifiche. Nessun governo italiano ha mai fatto nulla di paragonabile, ma un piano di questo tipo potrebbe davvero segnare una svolta di grande impatto.
Cosa c’è dentro quel piano? Ecco le aree di intervento:
1) Potenziamento dell’attività di “intelligence”, mediante creazione anche in Italia di un’unità investigativa dedicata all’anticorruzione e al sequestro/confisca dei patrimoni di corrotti e corruttori; impiego di banche dati e dei sistemi informatici in grado di scoprire i segnali di possibili condotte illecite su cui investigare; impiego di agenti infiltrati; creazione di un ufficio pubblico dedicato a raccogliere le denunce di corruzione anche via internet, che garantisca ai denuncianti protezione, anonimato e una ricompensa economica commisurata al beneficio ottenuto dallo Stato.
2) Prevenzione: ulteriori azioni per dare concretezza ed effettività al piano di prevenzione varato dall’Anac; azioni specifiche di prevenzione per singoli settori a rischio, come grandi opere, sanità, previdenza, fisco, giustizia.
3) Collaborazione delle imprese: incentivare le imprese private ad adottare programmi anticorruzione e ad aderire a “iniziative collettive” (patti tra un gruppo di imprese con cui ciascuna di esse si impegna ad astenersi da qualsiasi pratica corruttiva e accetta di subire sanzioni in caso di violazioni del patto); condizionare all’adozione di tali misure l’accesso ad appalti, concessioni e finanziamenti pubblici.
4) Riorganizzazione amministrativa: rafforzare il sistema dei controlli; ridurre i tempi dei procedimenti decisionali delle amministrazioni; ampliare gli istituti di interlocuzione dell’amministrazione con i privati, rendendo più trasparente ogni rapporto; razionalizzare e ridurre i centri decisionali, in modo particolare nei settori più a rischio di corruzione.
5) Comunicazione: campagna di informazione e sensibilizzazione, per segnare una svolta culturale nel Paese e per incentivare l’adesione dei cittadini e delle imprese alle azioni previste dal piano; sradicare dalla cultura italiana la indulgenza e auto-indulgenza verso la corruzione che sono tra le cause della situazione attuale; stimolare il ricorso dei cittadini alle denunce, facendo comprendere che la corruzione non va tollerata, ma anzi va denunciata a tutti i livelli.
unirsi contro la corruzioneInsomma, è giunto il momento di uscire dagli equivoci. Non è più credibile dire di voler combattere la corruzione e limitarsi a varare nuove norme penali a macchia di leopardo, che nascono già deboli a causa dei compromessi politici che le precedono. Le norme che servono vanno tutte adottate, senza limitazioni e in tempi rapidi. Ma ancor più importante è che ci sia un piano di azioni concrete contro la corruzione, un piano su cui il Governo deve “mettere la faccia” per dare un messaggio inequivocabile di svolta. Un tale piano può essere decisivo non solo perché capace di produrre effetti di prevenzione e dissuasivi in tempi molto più brevi delle norme penali, ma anche e, soprattutto, perché in grado di produrre un impatto immediato sull’opinione degli investitori e della comunità internazionali e sulla loro propensione a investire nel nostro paese, così sostenendone la ripresa economica.
(La lettera è stata pubblicata su Repubblica del 23 marzo 2015)

Scelgano gli italiani: suicidio o nuova Italia? (di Claudio Lombardi)

Dunque la famosa lettera della BCE al Governo italiano dettava i singoli provvedimenti che dovevano essere assunti come condizione per il sostegno ai titoli del debito pubblico. Lo sapevamo già, se ne era parlato ampiamente in agosto quando si seppe della sua esistenza, ma il Governo non volle renderla pubblica. Forse si vergognava di essere caduto così in basso da farsi dettare le scelte politiche dall’autorità monetaria europea. Soltanto un governo nel pieno delle sue funzioni può prendersi la responsabilità di decidere tagli di spesa che colpiscono alcune categorie di cittadini o servizi pubblici essenziali. Il fatto stesso che il nostro Governo si sia messo nelle condizioni di farsi dettare le decisioni dalla Banca Centrale Europea indica una situazione di sbando e la dimostrazione di un fallimento dopo dieci anni di governi berlusconiani (con due anni di interruzione di Governo Prodi). La BCE non ha il compito di dettare le politiche ai governi, ma se ciò accade significa che siamo, appunto, sull’orlo del fallimento.

Lo squallido balletto intorno alla nomina del Governatore della Banca d’Italia, massima autorità di vigilanza e di regolazione del sistema bancario italiano, conferma che questa è una maggioranza di governo di irresponsabili, incapaci e dannosi per la salute del Paese. Come tutti sanno la nomina del Governatore spetta al Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio e con il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Punto. Che c’entra Tremonti? Che c’entra che ogni componente del Governo presenti il suo candidato? Nulla, è pura follia sempre ed è manifestazione di assoluta mancanza di senso dello Stato, ma in questo momento è un attentato all’Italia perché mostra ai mercati un Paese allo sbando privo di una guida e, quindi, inaffidabile. Vogliamo poi prendere per buone le dichiarazioni del leader della Lega visto che è il principale partito della maggioranza dopo il PDL? Ebbene allora siamo finiti perché dire, come ha fatto Bossi, che uno è meglio dell’altro dato che è nato a Milano (così come fare pernacchie o alzare il dito medio) vuol dire parlare da ubriaconi di strada avendo, però, il potere di guidare le istituzioni. Si può capire che la Lega debba nascondere l’assoluto fallimento della sua più che decennale presenza nelle stanze del potere e che, quindi, considerando i suoi elettori degli imbecilli, voglia dare l’impressione di essere sempre in lotta con “Roma ladrona”. La verità è un’altra: la Lega è diventata “Roma ladrona” e adesso ha interessi economici suoi da difendere e una cospicua fetta di potere in tutto ciò che dalla politica dipende.

In questa situazione il Governo ritiene una priorità che non si venga a sapere delle avventure di Berlusconi fra appalti, incarichi di sottogoverno, processi per appropriazione indebita, corruzione di testimoni, prostituzione minorile e orge (con smercio di droga? Ancora non si sa, ma vorremmo saperlo) nelle sue case con prostitute comprate in quantità su tutti i mercati.

Le intercettazioni devono essere bloccate, questa è la priorità, perché nessuno deve sapere, magistratura innanzitutto e poi elettori, che razza di gente si è impossessata del potere grazie a una legge elettorale truffa. Non si tratta solo di una questione di sesso, ma del commercio di cariche pubbliche e in aziende di proprietà pubblica per tenere insieme un sistema di potere basato sulla corruzione e sul furto del denaro dello Stato cioè di tutti gli italiani. Ci ricordiamo che in questi giorni sono stati rinviati a giudizio i protagonisti dello scandalo della cricca (Anemone, Balducci, Bertolaso)? E cos’è la cricca? Un intreccio di esponenti di Governo diretta emanazione di Berlusconi, alti funzionari e pseudo imprenditori. Di cosa sono imputati? Di aver rubato soldi dello Stato, cioè di una parte di quei soldi che oggi disperatamente si cercano facendoli pagare agli italiani che lavorano o vivono di pensione.

Andando indietro negli anni questo intreccio si ripresenta sempre in tutte le vicende che hanno trasformato i problemi di governo in emergenze e che sono stati gestiti dalle amministrazioni pubbliche e dai politici come un’occasione per succhiare soldi pubblici con il massimo disinteresse per i risultati da raggiungere. In questo modo Napoli è ancora invasa dai rifiuti, così la Salerno-Reggio Calabria deve ancora essere completata, così il Ponte sullo stretto di Messina è già costato centinaia di milioni solo in studi e progetti, così gli interventi nel Mezzogiorno hanno dilapidato capitali immensi senza lasciare traccia (dalla Cassa per il Mezzogiorno in poi), così centinaia di altri casi. Se un giorno si farà il bilancio dei decenni del malgoverno democristiano-socialista e del quasi ventennio berlusconiano si comprenderà come gli italiani abbiano acconsentito allo spreco e al furto di ricchezze pubbliche che avrebbero fatto dell’Italia il “giardino” d’Europa, un Paese ben organizzato, con una forte industria, un’agricoltura avanzata, un patrimonio artistico e monumentale esemplare per condizioni e per fruibilità, un ambiente naturale protetto, delle città vivibili, servizi pubblici eccellenti.

Ciò che è accaduto è l’esatto contrario ed è accaduto con il consenso degli italiani che hanno ceduto al desiderio di potersene fregare degli interessi generali per dedicarsi a quelli loro personali nel disprezzo di tutto ciò che è pubblico e sfruttando lo Stato e il territorio per i loro affari anche loschi, anche criminali. Si tratta, ovviamente, di una parte degli italiani, ma sono quelli che hanno comandato. Oggi il fenomeno è più evidente perché ormai siamo alla fine di una parte della nostra storia, non abbiamo più margini e ci vorrebbe una rivolta morale che spazzi via la banda che occupa le istituzioni e che impoverisce il Paese. Ma questa rivolta c’è in piccola parte, forse perché molti pensano che tanto tutto si aggiusterà e che loro potranno continuare a farsi gli affari propri lasciando alla politica il campo libero per rubare e fare patti con altre bande che controllano il territorio (dalla prima mafia siciliana, alla banda della Magliana, ai rifiuti napoletani l’intreccio politica criminalità organizzata è una costante della storia d’Italia).

L’apoteosi di questo sistema c’è stato con il berlusconismo il cui capo con la furbizia (e nei libri che hanno studiato il suo caso si dice con i soldi del traffico di droga e dei sequestri della mafia ) si è procurato il denaro, col denaro ha comprato i favori della politica e si è fatto strada fino ad impossessarsi delle istituzioni e da lì ha scatenato una campagna per la conquista di ogni parte del potere, dalle televisioni alle cariche amministrative, per sottrarre agli italiani la possibilità di informarsi, valutare e decidere. È diventato straricco e oggi pretende di essere imperatore come “amabilmente” lo chiamano alcune delle sue prostitute e gli uomini di una delle sue bande, la P3. Non vuole essere controllato da nessuno, vuole licenza di commettere qualunque reato, vuole disporre dello Stato come fosse una sua proprietà.

Sta agli italiani decidere se suicidarsi andando dietro a questo progetto o imboccare la strada per costruire una nuova Italia.

Claudio Lombardi

Intercettazioni: ciò che interessa ai cittadini e il comodo bavaglio (di Alessandro Cossu)

Ci risiamo. Ogni qual volta le intercettazioni riguardino da vicino il mondo della politica o esponenti ad esso prossimi, riparte la guerra contro il loro uso, al grido di “buttiamo via i soldi”, “cose penalmente irrilevanti”, “la macchina del fango”, e così via.

Questi carissimi benpensanti, che si nascondo anche dietro i microfoni di network televisivi e radiofonici in cui si definiscono “indipendenti” e “amanti della sola giustizia”, sostengono però un mare di banalità e molte volte vere e proprie falsificazioni. Tra tutti questi, mi ha particolarmente colpito l’uscita di Massimo D’Alema, indignato da “questa valanga di intercettazioni che di penalmente rilevante non hanno nulla”. Che tempismo, mister Max, e chissà perché questa uscita solo ora.

Partiamo anzitutto con il valore economico delle intercettazioni. In effetti, secondo i dati forniti da Eurispes, l’incremento delle intercettazioni negli ultimi 7 anni è stato notevole: se nell’anno 2001 i telefoni intercettati erano 32.000 circa, nel 2002 sono diventati 45.000, nel 2003 quasi 78.000, nel 2004 quasi 93.000, nel 2005 oltre 107.000, con un ulteriore incremento nell’ultimo biennio sino a giungere al numero di 112.623 nell’anno 2007.

La spesa complessiva nel periodo 2001/2007 è stata di € 1.600.000.000 e ha raggiunto la somma di € 224.000.000 nel 2007, pari a poco meno del 3% del Bilancio del Ministero della Giustizia.

I costi delle indagini variano in relazione alle tariffe praticate dalle società private che si occupano della materiale attività di intercettazione, non avendo lo Stato strutture adeguate, in assenza di una normativa destinata a calmierare e unificare questo ricco “mercato”. In secondo luogo, potrebbe accadere che il costo apparentemente notevole di una singola inchiesta, potrebbe essere ampiamente coperto se non addirittura superato dal denaro recuperato attraverso le successive fasi processuali. Nel caso delle intercettazioni che hanno riguardato Antonveneta, la spesa di circa € 7.900.000,00 è stata “surclassata” dalle restituzioni e dai risarcimenti di coloro che hanno patteggiato la pena, giunti ad oggi ad un importo vicino ad € 350.000.000,00.

O, ancora, i risultati di una inchiesta condotta  a Firenze su di una azienda locale, permetteranno da soli di coprire il costo dell’intero anno di lavoro.

Al di là poi della copertura economica, lascio a voi immaginare come si potrebbero mandare avanti indagini in settori come la criminalità organizzata, il terrorismo, o la corruzione senza poter fare ricorso alle intercettazioni. Anche qui, i miei cari benpensanti hanno risposto dicendo: “così gli investigatori ricominceranno a fare il lavoro di indagine vero”. Come a dire che sebbene io possa utilizzare un aereo per andare da Roma a New York debba andarci con una barca a vela. Così ricomincio a viaggiare come una volta. E chissà perché poi, molti di questi stessi sostenitori non rinuncino alla loro bella auto blu a favore di una bicicletta, così potrebbero ricominciare a pedalare.

Come tutti sapete, il nuovo tentativo di imbavagliare l’informazione, franato più volte sotto la spinta popolare, è il risultato delle intercettazioni su uno degli uomini meno noti ai più, ma presente e pesante lì dove conta, Bisignani. Le trascrizioni delle intercettazioni che lo riguardano, anche lì dove non ci siano risvolti penalmente rilevanti, credo però siano fondamentali per l’opinione pubblica, per tutti noi. Come avremmo potuto avere una fotografia più nitida dello spessore culturale e gestionale di un uomo come l’ex Direttore Generale della Rai Mauro Masi? O dei movimenti intorno al servizio pubblico per fare di tutto per far scendere gli ascolti della Rai a favore del suo diretto concorrente? O capire ancora, al di là delle belle dichiarazioni di facciata, degli amorevoli scambi di opinioni sui diversi componenti della maggioranza? Della reale tenuta politica di una maggioranza parlamentare raccogliticcia?

E’ anche se tutto questo non avesse rilevanza penale (visto che saranno poi i Tribunali veri a dircelo ufficialmente), fa emergere un sistema in cui “eminenze grigie”, come si sarebbe detto una volta, possono permettersi di dettare una linea politica o una strategia di azione a organi dello Stato. Penalmente rilevante no, ma stomachevole e ributtante si, non credete? E senza neanche bisogno di ricordare gli aggettivi e le espressioni utilizzate durante queste conversazioni.

Non voglio certo sostenere che sia giusto mettere in piazza i fatti di tutti, ma ricordiamoci sempre che stiamo parlando di personaggi pubblici, e che, come tali, non possono non vedere ristretta la loro sfera privata. Vale la pena ricordare che in molti luoghi del mondo è bastato molto meno per far sparire dai parlamenti e dalla politica personaggi anche di primissimo piano. Da noi no,  tutti uniti in coro a dire che “lo scandalo non è nei comportamenti tenuti, piuttosto nella pubblicazione di intercettazioni che di penalmente rilevante non hanno nulla”. Gli stessi che poi vi ricorrono in quantità industriali per eliminare un concorrente sgradito al gruppo di riferimento.

Credete davvero, voi signori, che in una epoca come questa una leggina bavaglio servirà davvero a salvarvi dai vostri comportamenti? O forse varrebbe la pena che per una volta vi convinceste che i cittadini sono molto meglio e meno facilmente raggirabili di quanto voi pensiate?

Alessandro Cossu

Intercettazioni, libertà di informazione, cittadini e sudditi (di Claudio Lombardi)

La legge sulle intercettazioni prosegue il suo iter fra proteste e tentativi di resistenza dell’opposizione in Parlamento. Sui suoi contenuti si è detto e scritto molto producendo anche una relativa assuefazione all’idea che si tratti di importanti questioni che interessano i cittadini e di atti di buon governo, magari un po’ dolorosi, ma che si rendono necessari perché corrispondono ad un interesse generale. Cosa dicano le norme in discussione è abbastanza noto e basta ricordare che vengono posti freni procedurali (i casi nei quali vi si può ricorrere, le modalità) e temporali (la durata limitata a 10 settimane) allo svolgimento delle intercettazioni e viene duramente colpita la pubblicazione e divulgazione di notizie relative ai procedimenti in corso e al contenuto delle intercettazioni anche se non coperte dal segreto poiché note alle parti del processo. Ulteriori ostacoli vengono posti alle intercettazioni di agenti dei servizi segreti per le quali si dovrà informare preventivamente la Presidenza del Consiglio e alla installazione di apparecchiature di intercettazione per le quali si dovrà avere la certezza dello svolgimento di attività delittuose.

Si tratta, nel complesso, di un gigantesco freno ad attività di indagine dirette a colpire reati che vanno dalla corruzione, all’associazione mafiosa e camorristica, al traffico di droga, alla pedopornografia. E di un ulteriore freno alla possibilità che l’opinione pubblica sappia cosa sta accadendo. Da cosa deriva il freno? Dai limiti di ogni tipo che vengono posti alla decisione di effettuare intercettazioni innanzitutto e dalle sanzioni con cui si colpiscono giornalisti ed editori qualora diano notizia dei contenuti dei procedimenti in corso.

A questo punto bisogna porsi una domanda: cosa abbiamo capito dei problemi di questo Paese e dei motivi per i quali avvertiamo tutti di essere mal governati? La maggioranza di governo evidentemente ha dato una sua risposta mettendo al primo posto i problemi dei procedimenti giudiziari. Nel senso di dare alla magistratura uomini e mezzi, di adottare procedure più incisive e veloci per rimediare allo scandalo di una nazione dove pare impossibile ottenere giustizia? No, nel senso di diffondere sfiducia nei giudici, di togliere mezzi al sistema giudiziario, di rendere più difficile la scoperta e la punizione dei reati.

È giusta questa risposta?

Prima di giudicare rispondiamo noi e vediamo se in Italia c’è un problema di criminalità organizzata che si allea con settori della politica e delle amministrazioni pubbliche. C’è questo problema e si chiama, per caso, mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita? Risulta a qualcuno che queste organizzazioni controllino militarmente il territorio in ampie zone del sud e che commettano ogni genere di reati servendosi anche del controllo dei soldi pubblici che dovrebbero servire per lo sviluppo economico, per i servizi (sanità, scuola, acqua, rifiuti) e per le opere pubbliche? Riteniamo questa una priorità o no?

Altra risposta: c’è forse in Italia un problema di corruzione che si realizza con il furto di denaro pubblico attraverso l’associazione a delinquere fra imprese, esponenti politici, dirigenti e funzionari delle amministrazioni pubbliche? Qualcuno sa che la Corte dei Conti ha stimato in decine di miliardi di euro il costo di questa corruzione? E sa che i soldi che i cittadini pagano con le tasse vanno in parte nelle tasche di farabutti che utilizzano la politica e le istituzioni come fosse roba di loro proprietà? Qualcuno ha sentito parlare di Tangentopoli? E del sistema Anemone impiantato e nascosto anche grazie alle emergenze vere e finte gestite dalla Protezione civile e volute dalla Presidenza del Consiglio? Qualcuno si è domandato se questa possa essere ritenuta la vera autentica emergenza che schiaccia le possibilità di sviluppo del Paese perché trasforma lo Stato nella cassa privata di bande di ladri?

Ognuno dia le risposte che crede a questi interrogativi. Se la vera emergenza è tutelare la privacy di quelli che sono intercettati perché sospettati di commettere reati allora questo è il problema che va risolto e vuol dire che tutto il resto (mafie, corruzione, ruberie ecc) o non esiste o non è importante. D’altra parte una illustre esponente del Governo, Daniela Santanchè, lo ha proclamato: va tutelata anche la privacy dei boss mafiosi! Bravissima, finalmente una parola chiara sulla mafia, verrebbe da dire e sinceramente, perché riflette il vero pensiero di una parte della classe dominante (non dirigente che sarebbe riconoscere un livello e una dignità che questa gente non ha).

Se, invece, quelle indicate sotto forma di domande sono le vere emergenze il problema è colpire ancora di più i delinquenti inasprendo le pene e aumentando i poteri e gli strumenti di indagine della magistratura e delle forze di polizia.

Invitiamo tutti a riflettere sui motivi per i quali con la legge che vorrebbe il Governo (sarà un caso che molti suoi esponenti e molti della maggioranza sono accusati di gravi reati e hanno processi che durano da molti anni e ai quali riescono continuamente a sfuggire?) si favorirebbe OGGETTIVAMENTE (questo lo si capisce facilmente, basta leggere e riflettere) il crimine colpendo la magistratura impedendo altresì all’opinione pubblica di sapere cosa sta accadendo. Di fatto ci si troverebbe in un sistema nel quale i reati di chi ha buoni avvocati e riesce a godere di protezioni politiche potrebbero essere commessi con la quasi certezza di farla franca. In quel caso sentiremmo dagli uomini del Governo, come in questi giorni, continui appelli all’ottimismo, ma  insieme saremmo colpiti dai tagli alle prestazioni e dagli aumenti delle tasse da pagare senza alcuna possibilità di sapere come sarà gestito veramente lo Stato e il denaro pubblico. In compenso potremo metterci davanti alla TV (tutta, ovviamente, controllata dalle forze, politiche ed economiche, che dominano lo Stato) e goderci la favola di un Paese che non esiste nella realtà contenti di essere sudditi e non cittadini.

Claudio Lombardi