Chiacchiere sulla legge di stabilità

Interessante il dibattito sulla legge di stabilità. Tutti hanno una ricetta infallibile: dal taglio delle tasse, alla maggiore spesa per investimenti e per la ricerca e via aggiungendo senza dimenticare nulla comprese le province che adesso ci si pente di aver ridimensionato. Perché ovviamente un buon commentatore politico non deve lasciare indietro nessuno. A chiacchiere, tanto se toccasse a lui mica riuscirebbe a fare quello che dice.

Potremmo fare come in Grecia dove truccavano i bilanci pubblici, assumevano a valanga, lasciavano fare agli evasori fiscali e poi hanno fatto il botto. Ah, già la Grecia, ma non è stata colpa della troika la crisi nera dalla quale ancora non sono usciti? Sì, certo della troika che si è messa a ficcanasare nelle faccende interne per stabilire le condizioni per sganciare i soldi. Avrebbe fatto meglio a lasciar decidere ai greci cosa fare per non fallire e non prendersi responsabilità non sue. Così adesso si dice che i bambini greci denutriti li ha voluti la Merkel. E i truccatori di bilanci? E i corrotti e corruttori? E gli evasori? Spariti nella nebbia mediatica.

Bene, faremmo meglio a non prendere esempio dai greci perché a noi non ci salva nessuno.

No i problemi veri che abbiamo sono solo e sempre due: il sistema italiano che è una macchina mangiasoldi e distruggi risorse capace di divorare montagne di denaro senza produrre nulla di buono; l’Europa dell’euro che è dominata da una cultura ottusa e irrazionale, l’esatto contrario di quella che ci vuole per mettere in piedi un’area economica e monetaria integrata. Così come stanno le cose l’euro non ci dovrebbe essere e ognuno dovrebbe vedersela per conto suo con i mercati mondiali e con i finanziatori del debito pubblico.

Salvini e Grillo sarebbero contenti, la nostra liretta varrebbe la metà dell’euro, i risparmi sarebbero dimezzati, il debito pubblico volerebbe al 200% e l’Italia sarebbe strozzata. Ma tanto la colpa si potrebbe dare sempre agli speculatori e alla finanza internazionale, no? A Salvini e a Grillo non manca certo la faccia tosta.

Comunque gira e rigira o si lavora su questi due punti – sistema Italia corrotto e inefficiente e direzione politica dell’Europa – o rimangono le chiacchiere

Legge di stabilità: una coperta corta

miliardi della legge di stabilitàA seguire i commenti sulla legge di stabilità si riesce a mettere insieme un campionario da lista di nozze. C’è di tutto e l’esercizio coinvolge anche autorevoli economisti  (si veda Ricolfi sulla Stampa di oggi) che si prodigano sui quotidiani a sottolineare come gli effetti su questo e su quello non siano sufficienti e non corrispondano alle esigenze del Paese. Ah sì? Ma che scoperta! E noi che pensavamo che esistesse alla base dell’arcobaleno una pentola d’oro piena di miliardi di euro da spendere e che il governo non volesse proprio andare a prenderli o che li avesse presi e non capisse come spenderli. Meno male che qualcuno glielo spiega….

E invece il sogno finisce, ci svegliano e ci dicono che la pentola d’oro non esiste e nemmeno i miliardi e che se li vogliamo dobbiamo prenderli dai contribuenti oppure evitare di spenderli. Il tutto sotto la supervisione dell’Europa ovviamente.

È di pochi giorni fa il fatto (non il commento) che il governo ha dovuto rinunciare a 4,5 miliardi di sforamento rispetto al pareggio strutturale perché ce lo ha imposto la Commissione UE. 4,5 Miliardi in meno, capito?

commenti legge di stabilitàCon la coperta corta della legge di stabilità non si va lontano e non si può fare altro che tagliare qualcosa dell’IRAP o confermare gli 80 euro di riduzione Irpef per i redditi medio bassi o mettere un po’ di soldi per la decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato o per la disoccupazione estesa a milioni di lavoratori, più l’assunzione di 150mila insegnanti e la maternità a prescindere dal contratto di lavoro, ecc ecc..

Questa è la realtà e francamente danno fastidio tutti i commenti che dicono “non basta perché la disoccupazione scenderebbe solo di uno 0,1%” o cose di questo genere. Ecco bisognerebbe consegnare a questi “competenti” il potere e vedere loro nelle condizioni date cosa riuscirebbero a fare.

Di fatto l’unica proposta seria è quella che viene dalla Cgil e da una parte della sinistra che propone una patrimoniale sui redditi e sui patrimoni più elevati. Non è una novità assoluta questa proposta perché sta in campo da alcuni anni ed è stata caldeggiata da molti compresi alcuni veri ricchi consapevoli che dallo sfascio delle economie non avrebbero nulla da guadagnare. Almeno loro capiscono che ci vogliono i soldi e dicono dove prenderli.

parametri europei fiscal compactLo snodo cruciale resta però l’Europa che impedisce, grazie al combinato disposto dei parametri del patto di stabilità e crescita e del Fiscal compact, ogni possibilità di aumento della spesa pubblica anche per investimenti. Senza un mutamento delle regole europee nulla si potrà fare. Forse a questo punto non sarebbe male minacciare l’annullamento del Fiscal compact che è un trattato e, come tale, lo si dovrebbe poter denunciare e tornare al solo 3% di deficit eliminando il pareggio strutturale.

Per l’Italia, però, c’è un altro snodo cruciale ed è il sistema di governance interno che coinvolge apparati burocratici centrali e periferici, enti pubblici, aziende pubbliche e partecipate. Questo sistema fondato sulla mediazione corporativa, sullo spreco e sui privilegi (più corruzione e ruberie a gogò) è organizzato intorno alla conquista e controllo delle risorse pubbliche ed è un formidabile distruttore di ricchezza.

Il vero compito a casa che dovrebbe fare l’Italia è questo. Se non lo si fa e bene non solo non c’è credibilità per imporre un cambio dei patti europei, ma non c’è neanche un futuro perché da un secchio bucato non si ottiene nulla

Claudio Lombardi

Una regia nazionale per la lotta agli sprechi in sanità

regia nazionale sprechi sanitàUn interessante articolo di Nino Cartabellotta sul Sole 24 ORE Sanità fa il punto sulla questione dei tagli alle spese regionali inseriti nella legge di stabilità. Di fronte allo scontro tra governo e regioni l’autore si domanda se la politica intenda realmente tutelare la salute dei cittadini italiani, secondo quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione. Il rischio, infatti, è che nello scontro istituzionale in corso la politica finisca per contribuire all’affossamento del nostro modello di Sanità pubblica.

Si sa che in ballo c’è la lotta agli sprechi che esistono e sono fatti di molte componenti: sovra utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate; frodi e abusi; tecnologie sanitarie acquistati a costi eccessivi; sotto utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate; complessità amministrative; inadeguato coordinamento dell’assistenza tra vari setting di cura.

Il fatto è che, ricorda Cartabellotta, ciascuna delle categorie di sprechi può essere arginata solo condividendo gli obiettivi tra Stato e Regioni, utilizzando metodi e strumenti efficaci e coinvolgendo attivamente aziende sanitarie e professionisti. Occorre, quindi, una regia nazionale, senza la quale la spending review “interna” non sarà facilmente attuabile dalle Regioni, in particolare da quelle che sommano: inadempimenti dei Lea, conto economico negativo, aumento delle imposte regionali e mobilità sanitaria passiva.

spese regionaliLa realtà è che ci sono “Regioni avvezze a difendere strenuamente anche servizi sanitari inefficaci, inappropriati e spesso dannosi per mere logiche di consenso elettorale”.

Continua Cartabellotta “se il mantra del Patto per la salute è rinunciare a una spending review centralista, fatta prevalentemente di tagli lineari, lo Stato non può permettersi il lusso di delegare alle autonomie regionali l’identificazione degli sprechi che si annidano a tutti i livelli senza fornire chiare linee di indirizzo, perché rischia di commettere lo stesso errore del 2001, quando con la riforma del Titolo V ha “consegnato” la Sanità alle Regioni, rinunciando alle indispensabili attività di indirizzo e verifica. Oggi le conseguenze di una abdicazione dello Stato sarebbero di gran lunga più disastrose, perché non ci sono risorse in esubero per compensare ritardi, errori e furberie”.

tagli e sprechi sanitàCartabellotta richiama anche la responsabilità e il “contributo attivo dei professionisti, “spettatori innocenti” e incapaci di qualunque reazione propositiva. Tutte le categorie professionali variamente schiacciate tra contingenti necessità di contenere i costi, irrealistiche aspettative dei cittadini e assillanti timori medico-legali, preferiscono concentrare gli sforzi nel mantenere privilegi acquisiti e/o rivendicare i propri interessi di categoria”.

La conclusione è che il SSN non ha bisogno di riforme, ma di “azioni mirate e innovazioni di rottura che richiedono volontà politica condivisa, un’adeguata (ri)programmazione sanitaria basata sulle conoscenze, un management rigenerato, una rigorosa governance dei conflitti di interesse, l’impegno collaborativo di tutti i professionisti sanitari e la riduzione delle aspettative dei cittadini nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile”.

Tratto dall’articolo pubblicato sul Sole 24 ORE sanità del 28 ottobre-3novembre 2014

Legge di stabilità: luci e ombre

legge di stabilitàIl senso di questa legge finanziaria o di stabilità (la stramberia dei nomi inventati per impressionare!) è piuttosto chiaro ed è ricordato in tutti i commenti. La riduzione del costo del lavoro perseguita in vari modi (abbassamento dell’Irap, eliminazione dei contributi per i nuovi contratti a tempo indeterminato ecc) sta al primo posto. La conferma della riduzione Irpef per i redditi medi (i famosi 80 euro) sta al secondo. Vengono poi gli stanziamenti per l’assunzione dei precari nella scuola, il miliardo e mezzo per il sussidio di disoccupazione, la conferma degli ecobonus e ristrutturazioni edilizie, un nuovo regime forfettario per le partite IVA, credito di imposta per le spese in ricerca, sostegni alle famiglie per i figli.

Circa le coperture il dato più rilevante è il deficit di 11,5 miliardi di euro che si ottiene rinviando di due anni il pareggio di bilancio richiesto dal fiscal compact, ma senza uscire dal parametro del 3%. L’altro riguarda i tagli di spesa nelle pubbliche amministrazioni, dai ministeri ai comuni. Inoltre si rilancia la lotta all’evasione fiscale e si colpisce il gioco con nuove tasse. Nel complesso, tra entrate e spese, il coraggio il governo ce lo ha messo e tante misure annunciate vanno bene certo meglio di quello che ci si aspettava considerando le esperienze degli ultimi governi tutti “lacrime e sangue”.

luci e ombre manovraLe critiche si sono subito appuntate sui tagli di spesa a Regioni e Comuni che, si dice, si dovrebbero tradurre inevitabilmente in tagli ai servizi per i cittadini con il corollario di un aumento dell’imposizione fiscale regionale e comunale. Sicuramente sarà così. E’ stato sempre così da quando le manovre finanziarie hanno tagliato la spesa pubblica. D’altra parte sono anni che si proclama l’esigenza di una revisione della spesa che elimini gli sprechi e l’inefficienza e ancora lo si proclama, ma non lo si fa. Qualcuno ricorderà come nel passato il finanziamento della politica in generale e i fondi regionali a disposizione dei partiti in particolare crescevano sempre e mai venivano tagliati. I servizi, invece, venivano tagliati. Con molta costernazione da parte dei politici, ma venivano tagliati. Non si ricorda alcuna protesta dei rappresentanti dei partiti, allora (anche di sinistra), contro l’ingiustizia che veniva compiuta ai danni dei cittadini.

Invece della spending review nelle Regioni abbiamo avuto gli scandali che hanno riempito le cronache politiche e giudiziarie negli ultimi dieci anni.

Ecco, quando si parla di tagli di spesa, non è il caso di indignarsi tirando in ballo i servizi per i cittadini se prima non ci si sgola, non si urla per stroncare la spesa in sprechi, ruberie e privilegi. E’ una questione di credibilità. Circa i servizi l’annoso problema è quello della qualità che non si ha senza soldi, ma certo non può stare insieme a gestioni clientelari e inefficienti.

incentivi lavoro manovraDetto ciò la critica vera alla manovra del governo sta nella fiducia che viene riposta negli imprenditori i quali ricaveranno un sicuro guadagno dal taglio dei contributi sul lavoro. Come lo useranno questo guadagno? Per espandere la produzione? Non vi è alcuna certezza che ciò accadrà. Certo non potranno assumere personale se non sapranno come produrre e a chi vendere. Questo è il punto. D’altra parte non si parla proprio di un maggiore contributo fiscale da parte dei redditi e dei patrimoni più elevati che è cosa ben diversa dalla tassazione dei profitti delle imprese. Dopo anni di aumento vertiginoso delle disuguaglianze si pone il problema di una redistribuzione del carico fiscale. O vogliamo pensare che continuino a pagare sempre gli stessi?

È di questi giorni la pubblicazione dei dati sui guadagni dei 100 manager più pagati in Italia. In questo elenco i milioni corrono come l’acqua nei torrenti genovesi. Tutti soldi prodotti da quell’organizzazione sociale che è l’impresa. Si dirà: ma sono privati e fanno quel che vogliono dei loro soldi. Sì e no, e poi “loro, di chi”? Ma non è questo il punto. Se l’aliquota massima è del 43% da 75mila euro l’anno all’infinito, se il pensionato con casa di proprietà paga come l’immobiliarista si crea un’ingiustizia che porta ad uno spreco di risorse che è antieconomico. Perché? Perché chi ha redditi “normali” alimenterà il mercato interno; chi li ha giganteschi no.

scommessa del governoMa nessun governo in Europa si pone il problema di una redistribuzione del carico fiscale (tranne, forse, Hollande): perché dovrebbe farlo Renzi?

Altro punto politico di importanza cruciale: il rinvio del pareggio di bilancio. Tanto criticato e accusato di essere una stupidaggine colossale (guarda un po’, votata da tutti i partiti due anni fa) adesso il governo si mette sulla scia della Francia e forza i vincoli europei. Da questa forzatura può passare l’inizio di una svolta che sarà più facile se la scommessa del governo sarà vincente. Il guaio è che è una scommessa tutta nelle mani degli imprenditori e dei milioni di italiani che godranno del taglio dell’Irpef e delle altre riduzioni fiscali. Ma questi ultimi potranno solo spendere i loro soldi sul mercato non certo creare posti di lavoro e, come già detto, le imprese assumeranno se ci sarà uno sbocco per i loro prodotti che dipende da tanti fattori.

Il governo ne controlla diversi, primi fra tutti, la politica industriale e i lavori pubblici. A giudicare dal decreto “Sblocca Italia” in discussione in Parlamento, invece, sembra che punti, come sempre si è fatto, su alcune grandi opere e sul rilancio dell’edilizia privata. E il suolo che frana? E i torrenti che esondano? E le scuole che cadono a pezzi? E i trasporti nelle città e per i pendolari? Sostituiamo tutto con un’autostrada e con un centro commerciale e magari con una sventagliata di palazzi che resteranno invenduti? Se questo vuole il governo, da questa scelta verranno cocenti delusioni

Claudio Lombardi

Governo: pasticci tra IMU e benzina (di Claudio Lombardi)

stabilità pesantePerché insistiamo sui pasticci nella legge di stabilità? Perché i conti poi li paghiamo noi cittadini ovviamente. Ma i conti di tutto: delle scelte sbagliate, delle mezze scelte, delle omissioni, dei ritardi. Tutto ha un prezzo e ricade su di noi.

cittadino arrabbiatoViviamo un periodo difficile nel quale stiamo sbattendo il muso (noi Italia) con tutti gli errori e le scelleratezze commesse nel passato. Hai voglia a urlare alla speculazione internazionale, all’egoismo della Germania, e a tutto ciò che rigetta su altri (possibilmente lontani) problemi che sono stati creati qui. Senza questi problemi che si chiamano debito pubblico, spesa pubblica clientelare (cioè spartizione, corruzione, furto, peculato) e improduttiva, evasione fiscale, spirito pubblico di bassissimo livello, inefficienza delle amministrazioni pubbliche e dei servizi, corporativismo esasperato e culto degli interessi particolari; senza tutto ciò l’Italia sarebbe stata ben più corazzata contro tutte le manovre speculative e avrebbe reagito molto meglio alla crisi.

i conti tornanoPer esempio avremmo già da anni il reddito minimo garantito, avremmo un mercato del lavoro meno selvaggio, avremmo un sistema pensionistico più equilibrato, il territorio sarebbe protetto per prevenire calamità e catastrofi (e pure semplici acquazzoni stagionali).

Insomma saremmo un’altra Italia e noi saremmo altri italiani più convinti di esserlo, più responsabili, più partecipi, più esigenti verso i politici che fanno funzionare le istituzioni. E saremmo pronti a dare battaglia in Europa (o lo saremmo stati fin dall’inizio) per far prevalere una visione unitaria e non monetaria o ragionieristica dell’integrazione europea.

Così non è e dobbiamo subire contemporaneamente i pasticci di una politica nazionale concentrata sulle sue manovre e dedita alla sopravvivenza di quelli che di essa e su di essa vivono e prosperano e le imposizioni di un’Europa incompiuta.

giochi politiciIl grande pasticcio di una maggioranza di governo votata alla conservazione (chiamata stabilità) è sicuramente l’IMU la cui abolizione è stata un cavallo di battaglia di Berlusconi che deve sempre far vedere quanto è bravo a tagliare le tasse lasciando poi altri a riparare i danni fatti dalle sue pretese.

Abolire un’imposta è una decisione sensata se si riesce a tagliare le spese o a prendere i soldi da altre parti. Una terza soluzione non c’è. Ovviamente è facile dire “bisogna assolutamente cancellare l’imposta sulla casa e i soldi si devono assolutamente trovare risparmiando su una spesa pubblica gigantesca!”. Dirlo non costa nulla, farlo sì. Così il gioco delle parti è stato che i berlusconiani fino all’ultimo hanno strillato dicendo cosa “assolutamente” andava fatto e imponendolo ad un alleato di governo incerto e confuso. Cancellare l’IMU è stato un errore, un ricatto subito dal centro destra che doveva pur dire di aver imposto qualcosa, ma che sarà subito riparato nel 2014 con una nuova imposta sulla casa che, sembra, costerà di più di quella vecchia. D’altra parte l’abolizione per il 2013 si paga con soldi che dovevano servire per altri utilizzi (tasse sul lavoro) ed è stata realizzata con un meccanismo che costringerebbe milioni di proprietari di case a pagare comunque una parte di IMU.

naufragio ItaliaSe ci aggiungiamo che buona parte della copertura deriva dagli acconti fiscali IRPEF, IRES, IRAP e cedolare secca portati fino al 130% abbiamo un quadro deprimente di un governo che cancella una annualità di IMU per tutti i proprietari di prima casa, ricchi e poveri, ricorrendo agli acconti di imposte che avrebbe dovuto riscuotere nel 2014. E nel 2014 come si colmerà il buco? Con le tasse sui carburanti! E qui il cerchio si chiude nel modo più tradizionale perché quando non si sa dove andare a prendere i soldi si tassa la benzina che da tempo viene pagata ben più al fisco che ai petrolieri.

Insomma un pasticcio creato e gestito in nome degli equilibri politici e della mancanza di coraggio di una classe politica che vive di stati di necessità.

Claudio Lombardi

Un piano per la sistemazione del territorio? Noooo

sistemazione del territorioFinalmente le forze politiche che compongono la maggioranza di governo hanno deciso di lasciar perdere i reciproci interessi elettorali e i gruppi sociali che vogliono favorire. Finalmente hanno abbandonato il vacuo discorso sull’IMU , finalmente rinunciano ai tentativi di spendere i pochi soldi che ci sono nel bilancio in riduzione di imposte sui proprietari di abitazione chiunque essi siano anche a costo di concentrare su questo la gran parte delle risorse di bilancio.

Finalmente hanno capito che la vera emergenza è la crisi economica e che il volano per far ripartire il lavoro di migliaia di imprese è la sistemazione del territorio. Il tifone che ha colpito le Filippine li ha illuminati e hanno scoperto che tagliare le imposte sulla casa ha un presupposto: che la casa non venga spazzata via da un’alluvione, da una frana, da una piccola scossa di terremoto. Hanno capito che l’Italia è a rischio per decenni di distruzione del territorio consentita a tutti senza controlli e senza sanzioni.

Così hanno deciso di avviare il più grande piano di lavori pubblici che mai sia stato realizzato in Italia che comprende anche il restauro e la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati concentrando su questo piano tutte le risorse disponibili. Si comincia da gennaio in un crescendo che confida nel trascinamento di questo piano su tutti i settori produttivi. Nel 2015 e nel 2016 gli investimenti saranno raddoppiati e triplicati e si vedranno gli effetti anche sul rapporto debito-Pil che calerà grazie alla ripresa dell’economia.

Sono previsti 20 miliardi di investimenti nel 2014, 40 nel 2015 e 60 nel 2016. Questo piano sarà l’obiettivo strategico del prossimo triennio e porterà un deciso aumento anche  dell’occupazione.

ATTENZIONE NULLA DI QUANTO SCRITTO CORRISPONDE A VERITA’. Non vi illudete

Il copione della crisi e il progetto che manca (di Claudio Lombardi)

crisiEsplosione della crisi, spesa pubblica, debito degli stati, tagli ai servizi e alle prestazioni, diminuzione di stipendi e salari, chiusura di aziende. Questo il film che va in scena da anni, ma la realtà è un’altra: la lotta per il controllo delle risorse ha visto vincenti i ceti più alti, i grandi ricchi e le loro organizzazioni finanziarie.

Una follia che non risponde ad alcuna razionalità e che si traduce in un fiume di ricchezza a favore di pochi e nella enorme disuguaglianza che colpisce tutti gli altri, frena le economie e impoverisce i bilanci degli stati.

È di oggi la notizia che negli USA le retribuzioni dei top manager sono volate a livelli stratosferici a prescindere dal raggiungimento di risultati finanziari ed industriali delle società da loro dirette. Il dato che colpisce è che negli USA negli ultimi quattro anni gli stipendi medi sono cresciuti del 6%; quelli dell’1% più pagato sono aumentati del 31,4%, e tutti gli altri (il “famoso” 99%) hanno avuto un misero +0,4% che, tolta l’inflazione, si è tradotto in una diminuzione netta del potere di acquisto.

guadagni top managerA dare l’idea della follia di un sistema ormai in preda all’anarchia basta leggere che alcuni top manager hanno superato il muro del miliardo di dollari l’anno e che nessuno del gruppo di testa è sceso sotto la “soglia” dei cento milioni di dollari.

Situazioni simili (ma non così esagerate) si trovano anche in Europa e, ovviamente, anche in Italia con la particolarità che da noi il peso della rete di relazioni e protezioni  politiche costituisce una condizione imprescindibile per scalare la vetta delle retribuzioni. La cosa non riguarda la massa delle piccole aziende e degli artigiani che devono cavarsela da soli mentre le grandi aziende stanno dentro quel capitalismo di relazione nel quale i vertici cadono sempre in piedi. Forse il caso dei Riva con l’ILVA è il primo nel quale il meccanismo delle protezioni si è inceppato.

mercato fintoIl fatto è che con il nome di mercato si è chiamato l’arbitrio di chi vuole sfuggire a qualunque valutazione dei meriti e delle capacità. Nel passato l’equilibrio era assicurato da una relativa moderazione dei guadagni al top (il famoso rapporto tra salario del lavoratore e amministratore delegato si misurava in decine di volte invece che in centinaia come oggi) e da una distribuzione di vantaggi per ampi strati sociali. Dove non arrivava il debito pubblico arrivava l’evasione fiscale.

Oggi l’equilibrio è saltato e la redistribuzione a rovescio (dal povero al benestante) scatenata dalla speculazione nel passaggio lira-euro da parte di chi aveva il potere di fissare i prezzi verso chi non poteva decidere il livello dei suoi guadagni ha contribuito all’impoverimento generale. La crisi delle retribuzioni che colpisce ormai indifferentemente salariati e stipendiati e culmina con le paghe ridicole di tanti giovani assunti con i contratti precari (quando ci sono i contratti) ha spinto verso il basso persone che si consideravano ceto medio o che aspiravano ad esserlo.

futuroIl blocco dei contratti del pubblico impiego che si ripete anche nella legge di stabilità presentata al Parlamento insieme al taglio dei servizi (ormai una realtà specie in sanità e nel trasporto) esemplifica il regresso di milioni di persone verso condizioni di vita peggiori di quelle del passato. Conseguenza inevitabile il rallentamento del mercato interno ed l’ulteriore irrazionalità di scelte politiche che trasmettono l’illusione di un abbassamento generalizzato delle tasse mentre creano le condizioni per il loro ulteriore incremento.

Fino a che non si imporrà con i voti e con la partecipazione dei cittadini un progetto politico che metta assieme economia, diritti, etica pubblica, legalità, lavoro non si uscirà dal film della crisi. Nulla di straordinario, basterebbe prendere i principi della prima parte della Costituzione, attualizzarli e avere il coraggio di tradurli in decisioni e scelte politiche. Per questo però ci vogliono formazioni politiche e organizzazioni della società civile capaci di guardare lontano e di uscire dalle meschinità degli interessi di bottega.

Claudio Lombardi

La rana nell’acqua che bolliva ed il tunnel che non finisce mai (di Aldo Cerulli)

Consentitemi di iniziare il mio sfogo con una significativa storiella:

c’era una volta una rana che era stata messa in una pentola con dell’acqua; inizialmente ringraziò perché il caldo estivo l’aveva disidratata ma subito dopo si lamentò perché l’ acqua era troppo fredda …sotto di lei venne acceso un fornello e l’acqua cominciò ad intiepidirsi e la rana ringraziò per il bel tepore…l’acqua cominciò a farsi un pochino calda e la rana pensò… è piacevole ma vediamo dove si vuole arrivare…tanto, con un balzo esco fuori quando voglio…….ma l’acqua diventò molto, molto calda…la rana si impaurì e decise di fare un balzo….ma il caldo aveva fiaccato le sue forze….e la rana venne bollita!!!!”

Perché questa novella mi chiederete…è presto detto:

Monti ed il suo governo di cosiddetti tecnici sta trattando il popolo italiano come è stata trattata la povera rana.

Tutti speravano dopo il suo insediamento che finalmente le cose sarebbero cambiate: che finalmente ci sarebbe stata l’equità fiscale promessa, che finalmente dopo 30 anni di scandali, fondi neri, corruzione e concussione si sarebbe fatta pulizia e tutti eravamo pronti a fare sacrifici nella speranza che tutti avrebbero pagato in proporzione.

Oggi abbiamo invece assistito alla sistematica distruzione economica, con prelievi di tutti i generi, diretti ed indiretti, delle fasce medie; con aumento della povertà (a Monti non è venuto mai in mente di andare davanti ad una mensa Caritas verso le ore 13); unici favoriti: banche, grandi redditieri, grandi patrimoni, partiti e relativi politici e, infine, il Vaticano.

L’ultima trovata della luce in fondo al tunnel ( forse è quella che si dice vedano i cristiani in punto di morte) e della ripresa vicina, dopo che è stato demolito il diritto al lavoro, all’istruzione ed alla salute, dopo che si vogliono tassare le rendite di invalidità, che si vuole diminuire la possibilità di decurtare dal reddito parte delle spese per salute, assicurazioni e quanto altro, dopo che vogliono mortificare ulteriormente la classe docente, dopo che ci hanno fatto vedere piccole azioni svolte per snidare l’evasione dei commercianti, è stato farci credere che finalmente sarebbe stata colpita la corruzione. Ma come si colpisce la corruzione se non impendo la creazione di fondi neri? E come si bloccano i fondi neri? Rendendo reato penale il falso in bilancio. Guarda caso non è stato fatto; forse se lo sono dimenticato …oppure grosse lobby politiche e finanziarie lo hanno impedito?

L’ultima trovata (e qui la rana della storiella comincia a lessarsi) è stato dire che è diminuita la tassazione diretta.

Possibile che nessuno abbia posto a Monti la seguente  domanda: Presidente ci vuole continuare a  prendere in giro?

Mi spiego: Il primo scaglione, sino a 15.000 euro lordi, avrà una riduzione Irpef di 150 euro.
Il secondo di 130 euro che andranno sommati ai 150, totale per chi avrà la riduzione più alta: 280 euro.

Personalmente non recupero nemmeno il taglio della pensione, ma il punto non è questo, c’è chi è messo peggio di me, il punto è che, con l’aumento dell’1% di Iva, il fisco se ne riprende indietro il triplo se non di più.

Insomma Monti porta lo zuccherino al cavallo ma si porta via il cavallo.

Nessuno fiata o, perlomeno, fiatano con moderazione. Pane, latte, pasta, benzina, sigarette, carne, pesce, tutto subirà aumenti anche per l’incidenza del  trasporto.

Una ricerca del 2009 (indietro quindi di circa il 5% come perdita del valore della moneta) dice che ogni famiglia spende 2485 euro al mese di media. Ovvio che chi può spendere questa somma è uno che sta bene.

Infatti, non conosco un operaio che prenda uno stipendio del genere a meno che non lavorino in due.

C’è, però, una cosa che per sopravvivere dobbiamo fare tutti: mangiare e la stessa ricerca dice che la spesa destinata a consumi alimentari è di 475 euro al mese per una famiglia tipo ( non ho contato l’effetto inflazione dal 2009 ad oggi). Magari non per tutti è così e capita di spendere ben di più. Ma diciamo 475. Dunque 475 X 12 = 5.700 in un anno con un aumento di 57 euro di Iva, mancano ancora luce, gas, affitto, mutuo, spese condominiali, immondizia, benzina assicurazione, bollo e via elencando.

Quello che è certo è che la riduzione Irpef di 150 euro si è già ridotta a 93 euro, ed abbiamo fatto solo colazione.

Allora se secondo l’Istat (ricerca del 2009) la famiglia media italiana spende 2485 euro al mese fanno 29.820 euro l’anno ed ammesso che l’Iva porti con se solo l’1% di aumento (non ci credo perchè l’Iva è come una palla di neve che rotola e diventa un pallone) 298 euro di riduzione Irpef se ne sono già andati.

Il primo scaglione ha già speso 148 euro in più ed il secondo, quelli più fortunati, spenderanno solo 18 euro in più.

A me sembra che la legge di stabilità come la chiamano loro è una grandissima presa in giro e per di più è iniqua, non è proporzionata alle fasce più deboli.

Tutti si riempiono la bocca, blaterando sul tutelare le fasce più deboli ma, oggi come sempre, rimangono solo chiacchiere.

I miei conti forse non saranno esatti al centesimo e troverò qualche alchimista della matematica che mi contesterà con le virgole ed i decimali, ma la sostanza non cambia.

Il salvatore della patria e delle banche ancora una volta ha colpito i più poveri. Faccio notare che allo stesso modo e contemporaneamente non ha colpito i palazzinari, i beni ecclesiastici, la malavita, che non emette fatture e tutta la banda politico dirigenziale che guida il carrozzone Italia.

Alla fine hanno ammetto che hanno colpito qualche evasore totale e qualche falso invalido, ma evasione fiscale e corruzione vanno molto più in là e l’Italia è ai primi posti nel mondo occidentale per entrambi.

Non è ora di finirla di farci prendere in giro? Smettiamola di guardare le tabelle di Ballarò, e di tutte le altre trasmissioni, davanti alle quali ci incazziamo e basta e decidiamoci a dare l’assalto alla diligenza facendo scendere tutti i passeggeri non paganti, i politici corrotti e corruttori, i dissipatori della ricchezza italiana, gli affamatori del popolo.

Mi sembra che sia l’ora. Se non ora, quando!?

Aldo Cerulli

Due notizie: Lodo Alfano e corruzione. Un fatto: i soldi sono finiti. L’Italia bloccata (di Claudio Lombardi)

Ogni giorno porta le sue novità. Oggi sono negative. La commissione giustizia del Senato, sensibile ai problemi degli italiani e alle loro richieste pressanti, ha deciso che ”i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare”. Questo nell’ambito del cosiddetto “Lodo Alfano” cioè del disegno di legge costituzionale che dispone la sospensione dei processi per i massimi vertici delle istituzioni. Siamo nel 2010 e, nel corso di più di 60 anni di vita della Repubblica, nessuno aveva mai sentito il bisogno di una norma così sfacciatamente dalla parte di chi ha qualcosa da temere perché ha grossi guai con la giustizia. Certo, prima c’era l’immunità parlamentare, che proteggeva i membri del Parlamento. E di quella si abusò a tal punto che dovette essere cancellata. Però è anche vero che mai l’Italia ha avuto un capo del Governo imputato o indagato, nel corso degli anni, per reati comuni che vanno dalla frode fiscale, all’appropriazione indebita, alla corruzione di magistrati e di ufficiali della Guardia di finanza, alla corruzione di testimoni ecc ecc. e che conduce da anni una sua guerra personale contro la magistratura inseguendo la sua personale immunità.

Non spetta a noi giudicare se Berlusconi sia entrato in politica per salvare se’ stesso dai processi e per accrescere i suoi guadagni o per assolvere una missione nell’interesse del Paese. I fatti dicono che quest’ultima non sembra essere stata la motivazione principale visto che i problemi degli italiani sono lontani anni luce da quelli di Silvio Berlusconi e che di questi il nostro Presidente del Consiglio si occupa molto poco tutto preso come è dai problemi che ha con la giustizia e dalla cura dei suoi affari economici. In effetti oggi è più ricco che mai e più che mai presente nelle cronache per i reati nei quali sarebbe implicato. Sta di fatto che da troppo tempo abbiamo un capo del Governo che passa il suo tempo ad aggredire la magistratura, che pretende dal Parlamento leggi sempre più astruse per la sua sicurezza personale e che è più famoso per le barzellette e per le avventure con ragazze di tutti i tipi che per il suo impegno nel guidare il Paese. Sicuramente si tratta di una situazione che ci allontana dai paesi più evoluti e ci avvicina ai sistemi fondati sul dispotismo di un capo che fa della sua volontà la legge suprema.

Da anni Berlusconi e la sua maggioranza parlamentare sono ossessionati dal tema giustizia. Ma cosa hanno fatto finora? Niente per gli italiani; tutto il possibile per i processi di uno solo. Questo è un fatto dato che l’Italia è stata collocata da una statistica della Banca Mondiale al 155° posto su 178 per l’affidabilità della giustizia civile. Cioè quasi all’ultimo posto su 178 nazioni! E cosa c’è di più distruttivo per la convivenza civile e per le attività economiche di una giustizia civile inesistente? Questa è una vera emergenza, ma il Governo di questo non si occupa perché il tema urgente è sempre ottenere l’immunità per Silvio Berlusconi.

L’altra notizia è che il nuovo Presidente della Corte dei Conti ha denunciato l’invasività della corruzione e la dissipazione delle risorse pubbliche che questa determina. Veramente non è una novità perché sono anni che regolarmente proviene questa denuncia dai vertici della Corte dei Conti e sono anni che la corruzione ruba denaro allo Stato. Qualcuno si ricorda dello scandalo Protezione civile e delle collusioni con affaristi e faccendieri? Ed è lecito mettere in relazione quelle ruberie con la scarsità di risorse che affligge gli interventi dello Stato nell’istruzione e nei servizi? Sembra proprio di sì perché non sono mondi separati: sempre di Italia si parla e di soldi degli italiani.

La nuova finanziaria, che adesso si chiama legge di stabilità, sembra confermare tutti i tagli della manovra di luglio e la risposta del ministro dell’economia è sempre la stessa: i soldi non ci sono.
Si tratta di una constatazione e non serve scaricare le responsabilità sulla cosiddetta prima Repubblica perché il debito è aumentato anche in questi ultimi anni e così la spesa corrente.

Ciò che colpisce, però, è che, a fronte di questo fiume di denaro, non si vedono i risultati. Le scuole cadono a pezzi come denuncia ogni anno Cittadinanzattiva con il suo rapporto sulla sicurezza scolastica, la polizia deve ridurre le sue attività di prevenzione e controllo del territorio, le opere pubbliche, piccole e necessarie, si rinviano sempre (tranne il Ponte sullo Stretto magnificamente superfluo oggi e qui in Italia), di riduzione della pressione fiscale e del costo fiscale e contributivo del lavoro non se ne parla nemmeno, l’inefficienza dei servizi in ampie zone del Paese è impressionante (in Sicilia il problema è ancora avere l’acqua tutti i giorni e in tutte le case!). È ovvio domandarsi dove sono andati i soldi e che gente è quella che li amministra.

Non solo, bisogna anche domandarsi perché non si va a prendere i soldi da chi ne ha di più, invece di inventare scudi e condoni che servono per premiare i furbi e i disonesti.

E bisogna domandarsi cosa vuole fare e dove vuole andare chi ha avuto il voto per governare e sembra vagare nel nulla delle polemiche e degli scandali.

Lo stato dell’Italia preoccupa per l’evidente incapacità dello Stato di far funzionare la società. Si sommano troppe crisi: crisi della convivenza civile che porta all’individualismo aggressivo; crisi del lavoro che si trova solo quando è sottopagato e senza diritti; crisi dei servizi essenziali alla vita della società (istruzione, assistenza e sanità, giustizia, tutela dell’ambiente e mobilità); crisi della capacità di sostenere le attività economiche all’interno e all’esterno; crisi della democrazia sempre più inquinata dalla corruzione e dalla criminalità organizzata.

Come se ne esce? La base per ripartire è in una nuova politica che rinnovi il sistema delle decisioni, delle loro applicazioni e dei controlli. E il motore sta nella partecipazione dei cittadini.

Claudio Lombardi