Riforme istituzionali: la strada giusta già c’è e allora?

Sembra quasi strano non commentare i temi del momento, quelli che campeggiano sulle prime pagine e in testa ai notiziari televisivi: la legge elettorale e la riforma del Senato. Bè veramente ci sarebbe anche la continua caduta del Pil, l’aumento della disoccupazione e la battaglia in Europa per la flessibilità di bilancio. Ma queste sono questioni che ci vengono proposte

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Senato o non Senato questo è il problema?

Più si va avanti nella discussione delle riforme istituzionali (ed elettorale) e più se ne trae l’impressione che non sia questo il problema. Cioè? In Italia abbiamo avuto decenni di bicameralismo perfetto e di proporzionale puro. Hanno funzionato per un lungo periodo, poi si sono inceppati ovvero sono stati usati male da chi pensava al suo tornaconto. Partitocrazia, clientelismo, lottizzazione,

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Governo: due passi avanti o mezzo indietro?

Sembra strano, ma il succo dell’Italicum sta tutto in quel piccolo ballottaggio che dovrebbe portare ad un solo vincitore delle elezioni. Ma come, anni e anni di polemiche, discussioni, convegni (che però danno lavoro a tante persone…), saggi, studi e, infine, la bomba della sentenza della Corte Costituzionale e poi questa è la riforma elettorale? Pare di sì. A Berlusconi

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Non chiamatele quote rosa

Costituzione della Repubblica italiana Art. 51 : “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.” Cosa si dice in questa norma? Si prende atto che esistono

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Riforme costituzionali (e legge elettorale): facite ammunina (di Claudio Lombardi)

L’11 luglio è stato approvato in Senato il ddl che istituisce il Comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali. Il 10 settembre è stato approvato alla Camera. Poiché è un disegno di legge che modifica la procedura per cambiare la Costituzione deve essere approvato due volte dalle Camere e così ieri 23 ottobre il Senato lo ha approvato per

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103 giorni di un governo di conservazione (di Claudio Lombardi)

Meglio avere un governo che non averlo. Meglio che qualcuno rifinanzi la Cassa in deroga, che decida di iniziare a pagare i debiti dello Stato con le imprese, che ci rappresenti in Europa. Meglio di niente. Insomma i “successi” del governo Letta scaduti i fatidici cento giorni sembrano essere tutti di questo livello: niente di clamoroso , nessuna svolta, ma

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1983-2013: la presa in giro delle riforme istituzionali (di Claudio Lombardi)

Presi dalla novità e dall’urgenza di uscire dallo stallo nonché dalle emergenze dell’economia e della finanza pubblica avevamo un po’ trascurato-sottovalutato la parte del discorso programmatico di Letta dedicata alle riforme istituzionali. Ecco, però, che la mozione approvata in Parlamento pochi giorni fa la riporta al centro dell’attenzione. La sostanza della mozione è nel seguente periodo: “per avviare una stagione

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I miei dubbi sulla revisione costituzionale (di Walter Tocci)

Sono trent’anni che parliamo di riforme istituzionali. È cambiato il mondo ma l’agenda è rimasta sempre la stessa. L’elenco delle cose da fare si è sfilacciato e rimpicciolito, ma campeggia in tutti i programmi di governo. Certo, non c’è più l’entusiasmo iniziale delle tante Bicamerali. In compenso si è tramutato in ossessione. Il dato saliente del trentennio è il fallimento

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