Riflessioni di fine 2015

Alla fine dell’anno di solito si fanno i bilanci. Spesso si tratta di una convenzione per la quale si cambia un numero e sembra che inizi una storia nuova. E, invece, è sempre la stessa storia che prosegue. A parte le norme e le scadenze legate a date precise non c’è differenza tra 31 dicembre e 1° gennaio come dimostrano i casi eclatanti che attirano l’attenzione in questi giorni. Le riflessioni di fine 2015 devono partire da qui.

inquinamento ariaL’inquinamento è diventata la star delle cronache. Toni accorati e accenti drammatici come se il problema lo scoprissimo soltanto ora. Sapevamo tutto tutti e se ce lo siamo dimenticato (come forse ce lo dimenticheremo non appena tornerà a piovere) almeno dobbiamo avere l’onestà di riconoscerlo. Più di noi, però, dovrebbe dire qualcosa il variegato mondo della politica e degli apparati pubblici che sembra spesso in coda ad osservare stupito e spaurito l’effetto della carenza di cura dei beni comuni. Il “decalogo” di proposte messo a punto dal governo, dai sindaci e dai presidenti di regione in questi giorni non contiene nulla che non fosse possibile decidere prima. Trasporto pubblico e coibentazione degli edifici non è che siano novità clamorose così come il risparmio energetico. Magari se si passasse ai bus elettrici e ai tram in maniera massiccia invece di insistere su quelli a gasolio sarebbe pure meglio. Ricordiamoci sempre, però, che rispetto ad epoche passate abbiamo fatto passi avanti clamorosi. Un tempo non tanto lontano le caldaie andavano a carbone in tutte le città e solo in qualche caso a gasolio. L’amianto era diffuso in tutte le case. I veicoli non rispettavano alcuna norma anti inquinamento. Se ci aggiungiamo che l’industria alimentare ci faceva ingurgitare ogni genere di schifezza abbiamo un quadro indicativo di quanto è cambiato il nostro mondo. Ricordiamocene quando troviamo qualcuno che rimpiange i “bei tempi andati”.

legge di stabilitàIn ogni caso bisogna che lo Stato spenda un po’ di soldi (per il trasporto pubblico per esempio) e che li spendano anche i privati (la sostituzione delle auto imposta dalle norme sulle emissioni grava sulle tasche dei cittadini). Già, i soldi. Averceli. Però è appena stata approvata una legge finanziaria che ne spende un po’ e senza una finalità chiara, diciamo per catturare la simpatia dell’opinione pubblica. Per esempio non pagheremo più la Tasi sulla prima casa. Oppure i 500 euro che i diciottenni riceveranno in regalo dallo Stato da spendere in teatri, cinema, libri e quant’altro. In tempi di vacche magre non era meglio spendere con criterio e soprattutto facendo degli investimenti?

Sempre a proposito di soldi il nostro Presidente della Repubblica ci ricorda nel messaggio di fine d’anno che l’evasione fiscale toglie tante risorse allo Stato e costringe a spremere di più chi paga per tutti. Poiché il tema è all’ordine del giorno da qualche decennio e non si tratta di scoprire il segreto della fusione nucleare è lecito pensare che il potere politico-amministrativo voglia proteggere chi evade un po’ di più o un po’ di meno a seconda dei governi. Altrimenti in 30-40 anni tutto sarebbe stato risolto.

buche RomaAncora soldi e spesa pubblica. C’è un’ampia scelta, ma tocchiamo l’ultimo caso. A Roma una trentina di persone sono state arrestate per aver manipolato gare locali a suon di mazzette. Uno dei tanti fatti “minori” che popolano le cronache italiane. Eppure emblematico.

In poche parole lo stato disastroso delle strade romane è dovuto all’associazione a delinquere tra funzionari comunali e imprenditori che dovevano effettuarne la manutenzione. Nella vicenda sono comparsi anche i casi degli asili nido, delle scuole materne e degli ospedali. Stessi trucchi ormai straconosciuti: corruzione, appalti pilotati, prezzi gonfiati, opere eseguite male. Cioè soldi buttati e sottratti ad usi produttivi.

Come scrive Lionello Mancini sul Sole 24 Ore: “le ultime mazzette romane raccontano l’Italia dell’economia deteriore, quella avida di denaro pubblico, indifferente al benessere dei cittadini, ostile al mercato. Non è tutta l’Italia, ovviamente, ma quella parte difficile da quantificare che a Roma compra i funzionari infedeli e in Calabria, anziché dialogare con lo Stato, si genuflette preventivamente al boss locale per evitare guai e contrattempi, in cambio del solito 3% sul lavoro da eseguire. Dopodiché, proprio come i fragili asfalti capitolini, anche lì le pareti delle gallerie e i pilastri risultano al limite della sicurezza, i paesi scivolano su enormi frane, nell’alveo delle fiumare sorgono case e interi villaggi turistici. È l’Italia corrotta e scorretta, matrigna distratta dei braccianti che collassano nei campi per 2 euro all’ora, come dei dipendenti comunali che scansano il dovere mentre sui social network imprecano contro lo Stato inefficiente e sprecone”.

Italia malataE dai soldi passiamo a valutazioni complessive sul sistema paese. Ne scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera a proposito dei report sull’Italia che circolano nelle istituzioni europee.

Una nazione con la più bassa quota di laureati fra le trenta democrazie industriali, che ne spinge uno ogni dieci a emigrare (anche) perché il costo di aprire un’impresa è fra i più alti al mondo, non ha più molto tempo. Per evitare un lungo declino nel ventunesimo secolo, le serviranno un approccio radicale e molti anni. Quest’Italia che ormai da un quindicennio sta perdendo contatto con i migliori standard produttivi dell’Occidente non può aspettare: il cambio di rotta è «urgente» proprio perché girare questa nave sarà un’operazione lenta.

…..è da metà degli anni ‘90 che il reddito per abitante in Italia perde terreno rispetto alle altre economie europee. Un problema specifico spiega questo ritardo: in Italia la «produttività totale dei fattori» è in calo (in media dello 0,3% l’anno) dalla fine del secolo scorso. È un caso praticamente unico, mentre cresce quasi ovunque nel resto d’Europa e ancora di più negli Stati Uniti (vedi grafico). Questo è l’indicatore che riassume la ricchezza che si crea in un’ora di attività produttiva, una volta sommati tutti i fattori che vi contribuiscono: l’organizzazione e le regole del lavoro, le competenze, gli investimenti e la tecnologia, la burocrazia, l’apertura del mercato, le infrastrutture o le forniture energetiche. La «produttività totale dei fattori», più del debito o della crescita, è il termometro del sistema. E in Italia, caso quasi unico, va giù da 15 anni”.

rimboccarsi le manicheSe pensiamo che il rimedio a tutto ciò sia la crescita del Pil dello 0,8% o che un governo possa in un paio d’anni fare il miracolo ci stiamo prendendo in giro. Quindi è inutile gongolare per le difficoltà del governo Renzi perché saranno le stesse che dovrà affrontare qualunque altro governo. Bisognerebbe rimboccarsi le maniche e lavorare per un paio di decenni almeno sotto la guida di classi dirigenti illuminate e unite dal desiderio di risollevarsi dal baratro a prescindere dalle rispettive collocazioni politiche. E bisognerebbe che la maggior parte delle componenti della società condividesse questo sforzo. Altrimenti prepariamoci a fare bilanci di fine anno sempre più desolati contentandoci di crescere un pochettino al rimorchio degli altri vivendo comunque peggio

Claudio Lombardi

Legge di stabilità 2016, luci e ombre

Ogni anno è la stessa storia. La legge finanziaria (di stabilità annuncia più un’intenzione che una funzione) scontenta molti e contenta pochi. Strano effetto per la legge più difficile dell’anno. Stabilire chi paga e chi prende non è mai facile per un governo. Ancora meno facile se si tratta di un governo composto da partiti che vivono grazie ai voti degli elettori (ma cambia poco con i governi tecnici che sempre il voto dei parlamentari devono ricevere). Che sono tanti e diversi. Diciamo subito una bestemmia così ci capiamo. Gli evasori fiscali reali o potenziali sono milioni. evasori fiscaliL’idea che se sei furbo abbastanza puoi farcela a pagare meno o niente pesa nelle simpatie elettorali. Sarà per questo che la lotta all’evasione fiscale, tra alti e bassi, è sempre sembrata un gioco di guardie e ladri nel quale i ladri hanno le scarpe giuste per correre e le guardie gli scarponi pesanti? Ma sì, è ovvio. E così il problema si prende alla lontana con mezze misure, con rinvii, con diluizioni. Insomma si fa di tutto per non essere drastici. Con tanti saluti al senso dello Stato e al patto sociale sul quale si regge. Poiché i danneggiati sono i cittadini onesti e sono la maggioranza il gioco funziona fino a che i danneggiati, appunto, lo sopportano.

L’esempio è estremo, ma il senso è chiaro: le scelte politiche fatte nella legge delle entrate e delle spese non sono le più razionali o le migliori in assoluto, ma sono quelle possibili negli equilibri esistenti.

arcipelago interessiLa legge di stabilità per il 2016 non sfugge a queste regole non scritte e si barcamena in un arcipelago di obiettivi ed interessi diversi. La novità è che, dopo anni di vacche magre, è la prima che agisce con una base di 30 miliardi di euro la metà dei quali di allargamento del deficit concesso dalla UE. Logica vuole che almeno questi 15 miliardi che vanno ad aumentare il debito (oltre quelli già previsti) debbano essere spesi bene. Vediamo se è così.

Su tutto domina la riduzione delle imposte che c’è anche quando non si vede. La voce più importante è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia delle precedenti finanziarie che prevedevano un aumento automatico dell’IVA. Si tratta di una minore entrata a fronte di spese già previste. L’effetto è quello di una riduzione di imposte perché avremmo dovuto pagare più IVA l’anno prossimo e non la pagheremo. E sono quasi 17 miliardi di euro. Altri 6 miliardi sono impegnati nella riduzione delle imposte e degli oneri contributivi. imposte sulla casaFra questi 3,7 sono dovuti all’abolizione della tassa sulla prima casa che è parte di un’imposizione fiscale sugli immobili che è triplicata dal 2012 ad oggi. Lasciamo perdere se è giusto oppure no ridurre questa imposizione, ma consideriamo i 3,7 miliardi come una copertura di spesa. Da questo punto di vista, in questa situazione, i 3,7 miliardi potevano essere destinati ad investimenti che avrebbero dato una spinta al rilancio dell’economia con effetti più certi rispetto all’incremento di reddito dei proprietari a cui si toglie la Tasi.

Fra le altre voci di spesa bisogna sottolineare gli interventi contro la povertà che, per la prima volta in assoluto, prevedono misure strutturali cioè stabili per 1,5 miliardi di euro. Non sarà la perfezione, ma è una svolta rispetto al passato. Altri interventi per la cultura e per gli enti locali. Bisognerebbe vedere nel dettaglio in cosa consistono queste spese perché è ormai risaputo che decidere una spesa non corrisponde ad interventi immediati, giusti e ben fatti. Spesso passano anni tra la legge e l’attuazione.

Con l’ulteriore flessibilità in deficit (clausola migranti) il governo prevede di tagliare l’Ires e di intervenire per l’edilizia scolastica.

pagamenti in contantiC’è poi la scelta di allargare il limite di uso del contante a 3mila euro. Che impatto finanziario può avere? Sicuramente non buono. In un mondo ideale non ci dovrebbe essere nessun limite. Poiché siamo nel mondo reale il traffico di contanti favorisce l’evasione, il riciclaggio e qualsiasi altro scambio che non vuole lasciar traccia. Se vogliamo parlare di luci e ombre questa è di sicuro un’ombra e anche abbastanza inutile nel senso che risponde ad un’esigenza di visibilità di un alleato di governo di ben scarso peso, l’NCD, ma dotato dell’arma del ricatto.

Nel complesso una finanziaria di compromesso e di transizione, ma con alcune scelte importanti per un Parlamento nel quale una maggioranza politica chiara non si è mai formata dopo le elezioni del 2013. D’altra parte anche le forze politiche sono in transizione vista la crisi nel centro destra e nel centro sinistra e dunque non ci si poteva aspettare un libro dei sogni. Comunque la discussione è appena iniziata e può darsi che la legge definitiva possa essere migliorata

Claudio Lombardi