Il vicolo cieco della politica economica del governo

Dal discorso del deputato Luigi Marattin pronunciato alla Camera il 7 febbraio

Signor Ministro, lei ha compiuto una relazione accademica (….). Ha fatto una relazione anche un po’ strana, ha elencato, fra le cause del rallentamento internazionale, quindi anche italiano, la crisi dell’industria dell’auto, e ci avete fatto approvare un mese fa una legge di bilancio che mette le tasse sulle auto. (….)

Voi siete venuti in Parlamento, non molto tempo fa, (….) a dire che nel 2019 il PIL poteva crescere e sarebbe cresciuto del 3 per cento annuo. Poi vi hanno consigliato maggior prudenza e avete fatto una legge di bilancio con un più 1,5 all’anno. Poi avete visto che questa stima era il triplo di quella di tutto il mondo e siete scesi all’1 per cento annuo. Adesso, invece, facciamo i conti con un 2019 che ha già un meno 0,2 sulle spalle. Ma lei non ci ha detto, signor Ministro, come fate a mantenere una stima di crescita dell’1 per cento partendo con un elefante sulle spalle di meno 0,2 per cento, per raggiungere il quale sarebbero necessari nei prossimi tre trimestri di quest’anno tassi di crescita che la nostra economia non vede dall’ultimo trimestre del 1988 (….).

Ora ci dite: “non c’è problema, ce la faremo, ce la faremo con le misure contenute in legge di bilancio”, che, è vero, non sono ancora entrate in vigore, o meglio, non nell’orizzonte di tempo su cui hanno registrato la recessione. Allora, signor Ministro, le chiedo: ma lei ha mai visto un Paese che cresce, tanto più a livelli come quelli che non si vedono da trent’anni, innalzando la pressione fiscale? Perché (….) dopo cinque anni in cui la pressione fiscale in questo Paese è diminuita, grazie alle vostre misure risale dello 0,4 per cento, e sono tutte tasse sulle imprese! Avete anche detto la balla che erano sulle banche, sulle assicurazioni, sui ricchi: sono tasse sulle imprese. Lei ha mai visto un Paese che cresce innalzando le tasse sulle imprese? Lei ha mai visto, signor Ministro, un Paese che cresce diminuendo di un miliardo e 63 milioni gli investimenti pubblici nel 2019, come fa la vostra legge di bilancio? (….)

Lei ha mai visto, signor Ministro, un Paese che cresce avvelenando i pozzi della finanza pubblica, mettendo 50 miliardi di clausole di salvaguardia ai vostri successori? Lei ha mai visto, signor Ministro, un Paese che cresce, tanto più ai tassi che ora sarebbero necessari, prepensionando un po’ di proprio elettorato nel Nord, mandando in pensione la gente prima, indipendentemente da che lavoro fa, se si spacca la schiena in fabbrica o se pensa in un ufficio? Signor Ministro, lei ha mai visto un Paese che cresce ridimensionando l’unico strumento di sostegno alle imprese che ha funzionato in questi anni, che è Industria 4.0, che ha permesso, in questo Paese (….) un incremento degli investimenti totali del 10 per cento in tre anni? (….)

Ma non bisogna aspettare il fallimento delle misure previste in legge di bilancio per testimoniare il vostro fallimento. (….) Da quando siete entrati in carica, il 1° giugno, in questo Paese, ad oggi, ci sono 123 mila posti di lavoro a tempo indeterminato in meno, non in più, come raccontate sui social network! Da quando siete entrati in carica, in questo Paese ci sono 84 mila precari in più, non in meno, come raccontate con la vostra macchina di propaganda! Da quando siete entrati in carica, ci sono 77 miliardi di investimenti esteri in meno in questo Paese, non in più (….).

(….) Non ci venite a dire che, da quando siete in carica, state bruciando miliardi di interessi passivi! Signor Ministro, l’asta a cui faceva riferimento nel suo discorso, quella di ieri, rispetto a quella di prima che venivate voi a fare queste genialate ci è costata 1,3 miliardi in più, non in meno! È stata aggiudicata a un tasso dell’1 per cento in più, che significa soldi dei cittadini che se ne vanno. (…) Avete insultato chiunque vi ricordasse i dati, chiunque cercasse di svegliarvi da questo sogno, o forse incubo.

Bankitalia doveva candidarsi alle elezioni, al Fondo monetario internazionale sono affamatori di popolo, l’ISTAT falsifica i dati, l’Ufficio parlamentare di bilancio è fatto da gente colpevole, perché dentro c’è una che ha lavorato con Cottarelli (….) Portate avanti quello che volete, ma non rendete, questo, un Paese in cui non c’è più fiducia verso la realtà, i numeri, le istituzioni indipendenti; non lo fate, perché questo è il danno più grande che potete lasciare quando ve ne andrete.

Noi vi avevamo fatto proposte concrete, vi interessa la lotta alla povertà? Prendete lo strumento che già c’è; lo abbiamo introdotto tardi? È vero; lo abbiamo introdotto forse con poche risorse? È vero, ma insieme mettiamo più risorse su quello strumento, cambiategli nome, se necessario, perché voi solo così ragionate, con i nomi, con gli slogan, con le bandierine, chiamatelo reddito di cittadinanza, ma non buttate tutto a mare – è uno strumento che già c’è! – per fare la vostra propaganda!

Vi abbiamo detto: continuiamo a ridurre le tasse in questo Paese, non ad aumentarle, come avete fatto. Vi abbiamo detto: facciamo qualcosa per il lavoro dipendente, che è la vera spina dorsale di questo Paese assieme alle imprese; vi abbiamo proposto una riforma degli assegni per i figli a carico, non è giusto che i figli di un barbiere valgano meno dei figli di un dipendente pubblico, riformiamo il sistema, rimettiamo 10 miliardi in tasca ai cittadini italiani; ci avete detto di “no”, ci avete detto che voi dovevate rispettare il vostro contratto e chiunque vi riportasse alla realtà era uno al soldo della finanza internazionale.

Signor Ministro, questo Governo è fatto anche da gente che non crede che lo sbarco sulla Luna sia mai avvenuto, è fatto da gente che crede che il PIL cresca con i condizionatori, è fatto da gente che crede sia possibile costruire ponti con sopra ristoranti e parchi per bambini, è fatto da gente che dichiara di essersi formata una cultura economico-finanziaria, secondo quanto riportava un quotidiano, guardando i documentari sui rettiliani, questa specie aliena che avrebbe preso il controllo dei centri di potere economici e finanziari, è fatta da gente che tutti i giorni nelle nostre Commissioni entra e, a nome del Governo, a nome del popolo italiano, prende la parola in economia, senza avere la più pallida idea di quello che sta dicendo. (….) Quello che state facendo è legittimare un pluridecennale cammino di deterioramento con cui questo Paese forma, seleziona e ricambia classe dirigente, state ricambiando classe dirigente senza averla formata e senza averla selezionata, ed è questa la colpa che la storia vi darà di più.

La crescita passa solo per la lotta alla povertà (di Romano Prodi)

poveri mensaDa qualche mese assistiamo ad uno spettacolo straordinario: un giorno comincia la ripresa e il giorno dopo ė già finita. Ed il terzo giorno ci riteniamo soddisfatti perché navighiamo attorno alla crescita zero. Il che, per un paese che in sei anni di crisi ha già perso oltre l’otto per cento del suo PIL , non mi sembra una bella notizia.

Quando poi andiamo a esaminare questo fenomeno nei dettagli, troviamo che l’essere arrivati almeno intorno allo zero è dovuto essenzialmente all’aumento delle esportazioni. La domanda interna continua ad essere negativa.

Se poi ci prendiamo la briga di vedere che cosa è più debole in questa domanda interna, dobbiamo constatare che va peggio la domanda dei beni essenziali che quella dei beni di lusso.

consumo di pastaCala perfino il consumo della pasta, con il connesso consumo della conserva di pomodoro.

Tutto questo trova la controprova nei dati ufficiali sull’aumento della povertà assoluta e nell’esperienza quotidiana delle strutture caritative dedicate a fornire cibo e altri beni essenziali ai più poveri. Il numero delle persone assistite aumenta ogni giorno. A differenza del passato vi sono più italiani che stranieri, mentre aumenta costantemente il numero delle famiglie che da un reddito medio-basso precipitano nella miseria.

ricchiQueste conseguenze della disuguaglianza non sono purtroppo una sorpresa. Non voglio tuttavia tornare ad approfondire le ragioni che hanno causato il suo aumento e, di conseguenza, l’aumento della povertà assoluta. Mi limito oggi a constatare che la riduzione dei consumi della povera gente è anche uno dei maggiori ostacoli alla ripresa economica.

Un’ osservazione ovvia e quasi banale ma che contrasta con quanto la dottrina economica prevalente ha continuato a ripetere, che cioè l’aumento della disuguaglianza può essere riprovevole dal punto di vista etico ma, aiutando la crescita del sistema, finisce con l’essere vantaggioso per tutti.

disuguaglianzaLe più recenti ricerche degli economisti rovesciano questo stereotipo e riportano scientificamente in auge il buon senso, che ci dice che l’economia può crescere solo se arrivano i soldi nelle tasche di chi vorrebbe consumare, ma non ne ha i mezzi.

A questa revisione nel campo della scienza economica stanno seguendo, anche se in modo lento e non sistematico, decisioni politiche dedicate ad attenuare le disuguaglianze.

L’unico aspetto innovativo della nuova coalizione di governo tedesca consiste infatti nell’aumento del salario minimo, mentre negli Stati Uniti il nuovo sindaco di New York ha vinto a mani basse le elezioni con una piattaforma non solo in favore del salario minimo ma tutta proiettata verso quella che è stata definita la politica di Robin Hood, avendo promesso un aumento delle tasse per coloro che hanno un reddito di oltre 500.000 dollari all’anno ( che a New York sono molti e influenti ) in modo da sollevare le condizioni di vita e migliorare le strutture scolastiche dei quartieri più poveri.

Papa FrancescoIl dibattito americano, che ha trovato alimento nel cinquantesimo anniversario del programma di lotta alla povertà del presidente Johnson, offre aspetti del tutto inediti. Esso non è limitato all’interno del Partito Democratico ma coinvolge tutto il panorama politico, compresa la sua parte più conservatrice.

Ancora più interessante è notare che al centro di questo dibattito sono soprattutto le parole di Papa Francesco che, come nota con una certa sorpresa il New York Times, non solo ha catturato il mondo con un messaggio di giustizia e tolleranza ma, “pur partendo dal Vaticano che è 4.500 miglia lontano”, è ora al centro di tutto il dibattito politico di Washington.

La sorpresa è ancora maggiore quando leggiamo che il riferimento specifico al richiamo del Papa viene condiviso e ripetuto non solo dai politici cattolici ma, con uguale intensità, da ebrei e protestanti.

disparitàE’ evidente che non tutti saranno disposti a tradurre le parole di Papa Francesco in coerenti provvedimenti legislativi, ma produce una certa sorpresa sentire Newt Gingrich, ex presidente della Camera e uno dei più autorevoli rappresentanti dell’ala conservatrice dichiarare che ” ogni Repubblicano dovrebbe condividere la critica fondamentale del Papa quando ammonisce che “non si può vivere in un pianeta composto di miliardari e di gente che muore di fame”. Ed aggiunge che ” il Papa ha cominciato a toccare quest’argomento proprio nel momento in cui il Partito Repubblicano ne aveva bisogno”.

Non mi illudo certo che i mutamenti di pensiero nel campo scientifico e politico e il fiorire di tutti questi buoni sentimenti si traducano in un cammino verso la giustizia universale, anche perché vedo che le disparità proseguono come prima e non noto cambiamenti significativi dei comportamenti dominanti del mondo economico e finanziario.

Non mi sento tuttavia di sottovalutare l’ipotesi che, di fronte a una nuova spinta di carattere economico, etico e religioso, si facciano sforzi maggiormente condivisi per cominciare a operare i cambiamenti idonei ad attivare una crescita fondata su una maggiore giustizia.

Per tornare al caso italiano ritengo assolutamente necessario dirottare subito almeno una decina di miliardi di Euro per alleviare la povertà assoluta e sollevare i redditi più bassi. Gli strumenti possibili e compatibili con lo stato delle nostre finanze sono già stati discussi a lungo.

Anche tenendo conto dei nostri vincoli si deve almeno evitare che le spese sociali continuino a calare, si deve operare subito sul cuneo fiscale per i lavoratori a più basso reddito e si deve accelerare il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, mettendo in atto con maggiore velocità i provvedimenti già decisi in materia.

La nuova riflessione sul rapporto fra crescita e uguaglianza non può infatti fermarsi a Washington. Visto che è partita da Roma è bene che ritorni a Roma. In fondo deve solo attraversare il Tevere.

Romano Prodi tratto da www.romanoprodi.it