Legge di stabilità: luci e ombre

legge di stabilitàIl senso di questa legge finanziaria o di stabilità (la stramberia dei nomi inventati per impressionare!) è piuttosto chiaro ed è ricordato in tutti i commenti. La riduzione del costo del lavoro perseguita in vari modi (abbassamento dell’Irap, eliminazione dei contributi per i nuovi contratti a tempo indeterminato ecc) sta al primo posto. La conferma della riduzione Irpef per i redditi medi (i famosi 80 euro) sta al secondo. Vengono poi gli stanziamenti per l’assunzione dei precari nella scuola, il miliardo e mezzo per il sussidio di disoccupazione, la conferma degli ecobonus e ristrutturazioni edilizie, un nuovo regime forfettario per le partite IVA, credito di imposta per le spese in ricerca, sostegni alle famiglie per i figli.

Circa le coperture il dato più rilevante è il deficit di 11,5 miliardi di euro che si ottiene rinviando di due anni il pareggio di bilancio richiesto dal fiscal compact, ma senza uscire dal parametro del 3%. L’altro riguarda i tagli di spesa nelle pubbliche amministrazioni, dai ministeri ai comuni. Inoltre si rilancia la lotta all’evasione fiscale e si colpisce il gioco con nuove tasse. Nel complesso, tra entrate e spese, il coraggio il governo ce lo ha messo e tante misure annunciate vanno bene certo meglio di quello che ci si aspettava considerando le esperienze degli ultimi governi tutti “lacrime e sangue”.

luci e ombre manovraLe critiche si sono subito appuntate sui tagli di spesa a Regioni e Comuni che, si dice, si dovrebbero tradurre inevitabilmente in tagli ai servizi per i cittadini con il corollario di un aumento dell’imposizione fiscale regionale e comunale. Sicuramente sarà così. E’ stato sempre così da quando le manovre finanziarie hanno tagliato la spesa pubblica. D’altra parte sono anni che si proclama l’esigenza di una revisione della spesa che elimini gli sprechi e l’inefficienza e ancora lo si proclama, ma non lo si fa. Qualcuno ricorderà come nel passato il finanziamento della politica in generale e i fondi regionali a disposizione dei partiti in particolare crescevano sempre e mai venivano tagliati. I servizi, invece, venivano tagliati. Con molta costernazione da parte dei politici, ma venivano tagliati. Non si ricorda alcuna protesta dei rappresentanti dei partiti, allora (anche di sinistra), contro l’ingiustizia che veniva compiuta ai danni dei cittadini.

Invece della spending review nelle Regioni abbiamo avuto gli scandali che hanno riempito le cronache politiche e giudiziarie negli ultimi dieci anni.

Ecco, quando si parla di tagli di spesa, non è il caso di indignarsi tirando in ballo i servizi per i cittadini se prima non ci si sgola, non si urla per stroncare la spesa in sprechi, ruberie e privilegi. E’ una questione di credibilità. Circa i servizi l’annoso problema è quello della qualità che non si ha senza soldi, ma certo non può stare insieme a gestioni clientelari e inefficienti.

incentivi lavoro manovraDetto ciò la critica vera alla manovra del governo sta nella fiducia che viene riposta negli imprenditori i quali ricaveranno un sicuro guadagno dal taglio dei contributi sul lavoro. Come lo useranno questo guadagno? Per espandere la produzione? Non vi è alcuna certezza che ciò accadrà. Certo non potranno assumere personale se non sapranno come produrre e a chi vendere. Questo è il punto. D’altra parte non si parla proprio di un maggiore contributo fiscale da parte dei redditi e dei patrimoni più elevati che è cosa ben diversa dalla tassazione dei profitti delle imprese. Dopo anni di aumento vertiginoso delle disuguaglianze si pone il problema di una redistribuzione del carico fiscale. O vogliamo pensare che continuino a pagare sempre gli stessi?

È di questi giorni la pubblicazione dei dati sui guadagni dei 100 manager più pagati in Italia. In questo elenco i milioni corrono come l’acqua nei torrenti genovesi. Tutti soldi prodotti da quell’organizzazione sociale che è l’impresa. Si dirà: ma sono privati e fanno quel che vogliono dei loro soldi. Sì e no, e poi “loro, di chi”? Ma non è questo il punto. Se l’aliquota massima è del 43% da 75mila euro l’anno all’infinito, se il pensionato con casa di proprietà paga come l’immobiliarista si crea un’ingiustizia che porta ad uno spreco di risorse che è antieconomico. Perché? Perché chi ha redditi “normali” alimenterà il mercato interno; chi li ha giganteschi no.

scommessa del governoMa nessun governo in Europa si pone il problema di una redistribuzione del carico fiscale (tranne, forse, Hollande): perché dovrebbe farlo Renzi?

Altro punto politico di importanza cruciale: il rinvio del pareggio di bilancio. Tanto criticato e accusato di essere una stupidaggine colossale (guarda un po’, votata da tutti i partiti due anni fa) adesso il governo si mette sulla scia della Francia e forza i vincoli europei. Da questa forzatura può passare l’inizio di una svolta che sarà più facile se la scommessa del governo sarà vincente. Il guaio è che è una scommessa tutta nelle mani degli imprenditori e dei milioni di italiani che godranno del taglio dell’Irpef e delle altre riduzioni fiscali. Ma questi ultimi potranno solo spendere i loro soldi sul mercato non certo creare posti di lavoro e, come già detto, le imprese assumeranno se ci sarà uno sbocco per i loro prodotti che dipende da tanti fattori.

Il governo ne controlla diversi, primi fra tutti, la politica industriale e i lavori pubblici. A giudicare dal decreto “Sblocca Italia” in discussione in Parlamento, invece, sembra che punti, come sempre si è fatto, su alcune grandi opere e sul rilancio dell’edilizia privata. E il suolo che frana? E i torrenti che esondano? E le scuole che cadono a pezzi? E i trasporti nelle città e per i pendolari? Sostituiamo tutto con un’autostrada e con un centro commerciale e magari con una sventagliata di palazzi che resteranno invenduti? Se questo vuole il governo, da questa scelta verranno cocenti delusioni

Claudio Lombardi

La rana nell’acqua che bolliva ed il tunnel che non finisce mai (di Aldo Cerulli)

Consentitemi di iniziare il mio sfogo con una significativa storiella:

c’era una volta una rana che era stata messa in una pentola con dell’acqua; inizialmente ringraziò perché il caldo estivo l’aveva disidratata ma subito dopo si lamentò perché l’ acqua era troppo fredda …sotto di lei venne acceso un fornello e l’acqua cominciò ad intiepidirsi e la rana ringraziò per il bel tepore…l’acqua cominciò a farsi un pochino calda e la rana pensò… è piacevole ma vediamo dove si vuole arrivare…tanto, con un balzo esco fuori quando voglio…….ma l’acqua diventò molto, molto calda…la rana si impaurì e decise di fare un balzo….ma il caldo aveva fiaccato le sue forze….e la rana venne bollita!!!!”

Perché questa novella mi chiederete…è presto detto:

Monti ed il suo governo di cosiddetti tecnici sta trattando il popolo italiano come è stata trattata la povera rana.

Tutti speravano dopo il suo insediamento che finalmente le cose sarebbero cambiate: che finalmente ci sarebbe stata l’equità fiscale promessa, che finalmente dopo 30 anni di scandali, fondi neri, corruzione e concussione si sarebbe fatta pulizia e tutti eravamo pronti a fare sacrifici nella speranza che tutti avrebbero pagato in proporzione.

Oggi abbiamo invece assistito alla sistematica distruzione economica, con prelievi di tutti i generi, diretti ed indiretti, delle fasce medie; con aumento della povertà (a Monti non è venuto mai in mente di andare davanti ad una mensa Caritas verso le ore 13); unici favoriti: banche, grandi redditieri, grandi patrimoni, partiti e relativi politici e, infine, il Vaticano.

L’ultima trovata della luce in fondo al tunnel ( forse è quella che si dice vedano i cristiani in punto di morte) e della ripresa vicina, dopo che è stato demolito il diritto al lavoro, all’istruzione ed alla salute, dopo che si vogliono tassare le rendite di invalidità, che si vuole diminuire la possibilità di decurtare dal reddito parte delle spese per salute, assicurazioni e quanto altro, dopo che vogliono mortificare ulteriormente la classe docente, dopo che ci hanno fatto vedere piccole azioni svolte per snidare l’evasione dei commercianti, è stato farci credere che finalmente sarebbe stata colpita la corruzione. Ma come si colpisce la corruzione se non impendo la creazione di fondi neri? E come si bloccano i fondi neri? Rendendo reato penale il falso in bilancio. Guarda caso non è stato fatto; forse se lo sono dimenticato …oppure grosse lobby politiche e finanziarie lo hanno impedito?

L’ultima trovata (e qui la rana della storiella comincia a lessarsi) è stato dire che è diminuita la tassazione diretta.

Possibile che nessuno abbia posto a Monti la seguente  domanda: Presidente ci vuole continuare a  prendere in giro?

Mi spiego: Il primo scaglione, sino a 15.000 euro lordi, avrà una riduzione Irpef di 150 euro.
Il secondo di 130 euro che andranno sommati ai 150, totale per chi avrà la riduzione più alta: 280 euro.

Personalmente non recupero nemmeno il taglio della pensione, ma il punto non è questo, c’è chi è messo peggio di me, il punto è che, con l’aumento dell’1% di Iva, il fisco se ne riprende indietro il triplo se non di più.

Insomma Monti porta lo zuccherino al cavallo ma si porta via il cavallo.

Nessuno fiata o, perlomeno, fiatano con moderazione. Pane, latte, pasta, benzina, sigarette, carne, pesce, tutto subirà aumenti anche per l’incidenza del  trasporto.

Una ricerca del 2009 (indietro quindi di circa il 5% come perdita del valore della moneta) dice che ogni famiglia spende 2485 euro al mese di media. Ovvio che chi può spendere questa somma è uno che sta bene.

Infatti, non conosco un operaio che prenda uno stipendio del genere a meno che non lavorino in due.

C’è, però, una cosa che per sopravvivere dobbiamo fare tutti: mangiare e la stessa ricerca dice che la spesa destinata a consumi alimentari è di 475 euro al mese per una famiglia tipo ( non ho contato l’effetto inflazione dal 2009 ad oggi). Magari non per tutti è così e capita di spendere ben di più. Ma diciamo 475. Dunque 475 X 12 = 5.700 in un anno con un aumento di 57 euro di Iva, mancano ancora luce, gas, affitto, mutuo, spese condominiali, immondizia, benzina assicurazione, bollo e via elencando.

Quello che è certo è che la riduzione Irpef di 150 euro si è già ridotta a 93 euro, ed abbiamo fatto solo colazione.

Allora se secondo l’Istat (ricerca del 2009) la famiglia media italiana spende 2485 euro al mese fanno 29.820 euro l’anno ed ammesso che l’Iva porti con se solo l’1% di aumento (non ci credo perchè l’Iva è come una palla di neve che rotola e diventa un pallone) 298 euro di riduzione Irpef se ne sono già andati.

Il primo scaglione ha già speso 148 euro in più ed il secondo, quelli più fortunati, spenderanno solo 18 euro in più.

A me sembra che la legge di stabilità come la chiamano loro è una grandissima presa in giro e per di più è iniqua, non è proporzionata alle fasce più deboli.

Tutti si riempiono la bocca, blaterando sul tutelare le fasce più deboli ma, oggi come sempre, rimangono solo chiacchiere.

I miei conti forse non saranno esatti al centesimo e troverò qualche alchimista della matematica che mi contesterà con le virgole ed i decimali, ma la sostanza non cambia.

Il salvatore della patria e delle banche ancora una volta ha colpito i più poveri. Faccio notare che allo stesso modo e contemporaneamente non ha colpito i palazzinari, i beni ecclesiastici, la malavita, che non emette fatture e tutta la banda politico dirigenziale che guida il carrozzone Italia.

Alla fine hanno ammetto che hanno colpito qualche evasore totale e qualche falso invalido, ma evasione fiscale e corruzione vanno molto più in là e l’Italia è ai primi posti nel mondo occidentale per entrambi.

Non è ora di finirla di farci prendere in giro? Smettiamola di guardare le tabelle di Ballarò, e di tutte le altre trasmissioni, davanti alle quali ci incazziamo e basta e decidiamoci a dare l’assalto alla diligenza facendo scendere tutti i passeggeri non paganti, i politici corrotti e corruttori, i dissipatori della ricchezza italiana, gli affamatori del popolo.

Mi sembra che sia l’ora. Se non ora, quando!?

Aldo Cerulli

Ma in che mani siamo ? la manovra e la costruzione della diseguaglianza (di Claudio Lombardi)

“Un abisso di diseguaglianze si è spalancato davanti alla società italiana, negli stessi giorni in cui veniva certificato un drammatico ritorno della povertà …….. La povertà è certo la condizione che più rende visibile la diseguaglianza. Ma quel che sta avvenendo, soprattutto dopo la manovra finanziaria, è una vera e propria costruzione istituzionale della diseguaglianza che investe un´area sempre più vasta di persone, ben al di là di vecchi e nuovi poveri“

“La distribuzione dei “sacrifici” è rivelatrice. Uno stillicidio di balzelli che incide su chi può essere più facilmente colpito, che lima i già ristretti margini dei bilanci familiari. Si è calcolato il peso che avranno gli aumenti di imposte, tariffe, prezzi. Peso insostenibile per taluni, quasi non influente per altri. “

“Mentre troppi diritti vengono messi in discussione, sembra che il solo al quale si deve continuare a dare piena legittimazione sia quel “diritto al lusso“, che fa bella mostra di sé nella pubblicità di alcuni prodotti. Demagogia? O registrazione di una situazione di fatto nella quale si manifestano segni inquietanti di un ritorno della “democrazia censitaria“, dove l´accesso anche a diritti fondamentali è sempre più condizionato dalle risorse di cui ciascuno dispone?“

“In questo clima, dove massimo dovrebbe essere lo sforzo per produrre quella coesione sociale di cui tanto si parla, si moltiplicano invece i meccanismi di esclusione e di divisione. Poveri e diseguali: questo il nostro destino? La pura logica dei tagli offusca la capacità di progettare…..”

“Tornare a prendere in considerazione l´eguaglianza, la dignità, i diritti fondamentali. Non è un lusso, è la via della saggezza politica in un tempo in cui, altrimenti, i conflitti sociali si trasformano in rifiuto, rivolta. È quel che sta accadendo con la denuncia quotidiana della inaccettabilità dei privilegi di ceti, non solo quello politico, che hanno sempre più legato il loro modo d´essere a una vantaggiosa diseguaglianza. La costruzione oligarchica della società ha trovato la sua base materiale in retribuzioni sproporzionate, in franchigie per concludere qualsiasi affare, in vertiginose crescite della distanza tra i salari dei dipendenti e quelli dei dirigenti (nel caso Fiat è di 1 a 423: non è demagogia, ma informazione, ricordarlo).”

Così Stefano Rodotà su Repubblica del 24 luglio scorso.

Sono parole ancora più valide oggi che un’altra manovra si è abbattuta sugli italiani ed è, se possibile, ancora più discriminatoria contrapponendo norme apparentemente severe contro l’evasione a decisioni immediatamente operative che tolgono a chi ha meno, servizi e risorse. Se si voleva colpire gli evasori e i ricchi bastavano due norme: una patrimoniale vera con detrazioni e correzioni per chi può dimostrare di aver già pagato le tasse (vedi http://www.civicolab.it/?p=1418) e l’obbligo della tracciabilità per tutti i pagamenti sopra una soglia bassa (200-300 euro). Basterebbe anche voler utilizzare tutte le informazioni contenute nelle banche dati che già oggi sono a disposizione del fisco. Proclamando il carcere si getta fumo negli occhi perché basta non scoprirli gli evasori e nessuno finirà in galera.

Ma sta diventando decisiva un’altra questione: quella di chi ha in mano il potere.

Non è più tollerabile che lo gestisca una maggioranza di governo che ha fatto della difesa degli interessi personali di Berlusconi la sua vera e più importante ragion d’essere.

Fino a quando l’Italia potrà pagare il conto per i danni fatti da questa classe dirigente incapace, avida e disinteressata alle sorti del Paese?

Ecco come Curzio Maltese descrive l’ultimo degli scandali che sta investendo Berlusconi. Sono parole semplici che dovrebbero far riflettere e scuotere le coscienze.

“Lo scandalo è che il Presidente del Consiglio, per coprire le proprie miserie, non esiti a proporre una legge (quella sulle intercettazioni ndr) che equivale a un colpo mortale su decine e centinaia di indagini su mafia, camorra, ‘ndrangheta e traffici criminali d’ogni genere.

Non è normale un Paese dove un magistrato non può intercettare uno spacciatore, un latitante o un corrotto senza imbattersi , prima o poi, nell’inconfondibile voce del Presidente del Consiglio. Indaghi su Lavitola e spunta Berlusconi, insegui le piste di cocaina di Tarantini ed ecco il cavaliere, avvii un’inchiesta sui traffici di Lele Mora o sugli appalti Rai di Saccà e rieccolo. Che cosa dovrebbero fare i magistrati, tapparsi le orecchie, bruciare i nastri non appena riconoscono la voce, dimettersi? Non è colpa dei magistrati se il capo del governo passa ore e ore al telefono con faccendieri, galeotti e pregiudicati.”

Ecco in che situazione siamo mentre l’Italia si dibatte fra speculazioni e conseguenze di problemi mai affrontati in una crisi che minaccia il nostro tenore di vita e il futuro dei giovani. Tutti pagheremo di tasca nostra. Sarebbe arrivato il momento di cacciare un governo e un Presidente del Consiglio che ci disonora e che è indegno di occupare qualsiasi carica istituzionale in questo Paese. Sarebbe ora di avere un governo vero composto da gente seria e competente.

Claudio Lombardi

La crociera della nave-Italia è finita, sbarchiamo e cambiamo il comandante (di Claudio Lombardi)

Una bella metafora dell’Italia nel romanzo di Paolo Di Paolo “Dove eravate tutti” (pubblicato da Feltrinelli):

“Mi perdoni se entro nel campo personalissimo delle mie visioni, se non addirittura delle mie allucinazioni. Mi creda, mi è sembrato di averla davanti agli occhi: una nave da crociera. Il pensiero mi ha accompagnato fino a notte e non mi ha ancora lasciato: l’Italia, per vent’anni, è stata una nave da crociera. Non le pare? Con i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano bar. La vacanza dev’essere cominciata con una cosa che, per età, non riesco a ricordare per memoria diretta. Ne hanno mandati in onda alcuni passaggi l’altra sera. Si chiamava Colpo grosso, lo trasmettevano su Italia7, gestione Fininvest.”

“Saliti sulla nave da crociera abbiamo preso il largo. Diretti dove? Era impossibile capirlo. Ma siamo rimasti a bordo per vent’anni. Le vacanze erano finite, veniva da piangere a tutti, come in una pubblicità. Però qualcuno deve aver detto che si poteva restare. Si poteva non scendere più. Lui avrebbe continuato a intrattenere, a sorridere, a cantare. Un giorno, quando sembrava che tutto sarebbe durato così per sempre il Capo sarebbe sceso.”

I brani sono citati nella recensione di Antonio Tabucchi (Repubblica del 6 settembre2011) che, passando dalla poesia e dalla metafora alla “prosa” dei nostri giorni tristi, così continua la descrizione del viaggio della nave-Italia:

“Ecco per dove era partita la nave da crociera su cui si era imbarcata l’Italia: verso presunte “donne di sogno, banane e lamponi” che l’intrattenitore, Joker di un fumetto scadente, aveva promesso a tutti, ma proprio a tutti, firmando un contratto televisivo seduto a una scrivania di ciliegio di fronte a un presentatore che fingeva di essere il notaio. Il ventennio berlusconiano, mascherato di pinzillacchere televisive, di bandane in ville cafone, di dittatori russi che venivano dall’amico in Sardegna con un incrociatore militare, di dittatori libici che venivano dall’amico a Roma con le loro amazzoni, di partouzes con minorenni – se tutto questo è sembrato uno spettacolo da circo o un brutto sogno, in realtà è successo davvero: è stata un’epoca truce e funebre che ha scavato gallerie oscure nelle coscienze degli italiani.”

E su tutto Lui: l’Eletto che si mette in contatto direttamente con il popolo e ne assorbe la sovranità facendola sua. Tabucchi lo definisce “il sistema tolemaico di quell’imprenditore brianzolo proveniente da un’associazione eversiva che la stampa italiana, con un anglicismo fuori luogo, definisce il premier. E che ha come seconders boss mafiosi, corruttori di giudici, sub-agenti dei servizi segreti, giornalisti al soldo, sicari, cardinali, magnaccia e cocainomani.”

Sì c’è l’emergenza e bisogna concentrarsi sulle cose da fare, ma non si dica che l’argomento Berlusconi ormai è sorpassato perché questa bella metafora di Paolo Di Paolo descritta e commentata da Antonio Tabucchi ci parla della nostra responsabilità per un governo e un sistema di potere che ogni giorno che passa mostra la sua inettitudine a guidare il nostro Paese e la sua vera natura di macchina di potere e di affari al servizio di un ceto sociale che si è impadronito dello Stato.

Finché gli italiani non metteranno la parola fine a questa storia, rendendosi conto che per tanti anni si sono fatti prendere in giro dai sogni di cartapesta di un potere mediatico colossale, non potrà ripartire la ricostruzione dell’Italia.

Al sogno in tanti ci hanno voluto credere perché pensavano che qualcosa a loro sarebbe arrivato e che la strada del successo tutti la potevano percorrere. Molti ci sono arrivati con la truffa, con i raggiri, rubando allo Stato, alleandosi con le mafie, con la prostituzione del corpo e, soprattutto dei cervelli. Come quella maggioranza parlamentare che poco tempo fa ha votato compatta un documento ufficiale nel quale si dava valore solenne all’affermazione che la Ruby rubacuori in vendita, secondo i verbali giudiziari, per qualche centinaio di euro, fosse la nipote di Mubarak e che Berlusconi avesse imposto il suo rilascio in Questura per salvare l’Italia.

Adesso questa stessa maggioranza dovrebbe salvare veramente l’Italia con una svolta politica che non potrà mai fare. Tutti sappiamo che nessun provvedimento di emergenza potrà rimediare ai guasti che sono stati fatti in decenni di malgoverno e di crescita distorta dell’economia e della società. Ci vorrebbe una rivoluzione civile che imponesse nuove classi dirigenti in grado di guidare riforme ben più profonde di quelle tanto enfatizzate delle pensioni o dei contratti di lavoro.

Fino a che si parla solo di numeri ci si dimentica che sono le persone a fare la storia e che i numeri sono la conseguenza delle azioni e delle opere umane, non sono il punto di partenza e di arrivo.

Claudio Lombardi

Una patrimoniale selettiva per il rilancio morale ed economico del Paese (di Paolo Baronti)

Un’ idea semplice ma stranamente trascurata.

In Italia, come dicono le statistiche dell’Ocse, con l’eccezione della Danimarca la tassazione sui redditi da lavoro e sulle imprese è la più alta d’Europa.

In questa prospettiva, un aumento delle imposte sui patrimoni – o parte di essi – dovrebbe essere vista da una classe dirigente meritevole di essere tale, come prima soluzione per un intervento di prelievo fiscale, senza aumentare le imposte  su chi lavora e fa impresa.

La manovra economica di luglio e la manovra-bis di Ferragosto hanno invece assestato alle  famiglie una serie di colpi micidiali ed anziché tassare i patrimoni dei ricchi, coloro ai quali anche un forte prelievo fiscale non cambierebbe la vita, s’è preferito colpire l’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza, che è la famiglia

L’unica preoccupazione di chi governa lo Stato, ma anche molte  Regioni e  Province (meno i Comuni  perché  vi sono ancora fortunatamente molti Sindaci “veri”) è  “soddisfare il proprio elettorato”, unico orizzonte per il prossimo appuntamento elettorale, come scrive Famiglia cristiana che ha recriminato sui tanti “tesoretti intoccabili a cominciare dai 120 miliardi annui di evasione fiscale”, con la casta politica che danza allegramente sulle macerie del Paese e vanta sacrifici e riduzioni, ma non dà un taglio risoluto a costi e privilegi, ingiustificati e immorali.

Per cominciare seriamente, fattivamente e concretamente  a “mordere” la carne per arrivare all’osso dell’evasione fiscale, che rappresenta una specificità tutta italiana nel panorama europeo,  la soluzione più semplice, più giusta e più attuale, che può costituire il primo passo per ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni è l’inserimento nel decreto n. 138/11 di una tassa patrimoniale con le seguenti caratteristiche:

  • Un’aliquota alta, cioè l’1% ed estesa a tutto il patrimonio, sia mobiliare, che immobiliare; il plafond teorico  dell’entrata per l’erario sarebbe di 90 miliardi di Euro, in quanto  le stime della Banca d’Italia dicono che la ricchezza complessiva del Paese è di poco inferiore ai novemila miliardi di euro;
  • Viene prevista una detrazione  fissata intorno al 18% dell’imposta media versata negli ultimi 5 anni, sul reddito delle persone fisiche e delle società titolari del patrimonio da tassare;
  • Tale aliquota sarebbe quasi interamente corrisposta dai  titolari di rendite patrimoniali e dagli evasori fiscali;
  • Coloro, invece  che negli ultimi cinque anni hanno versato  imposte sul reddito o sulle società “compatibili” con il patrimonio accumulato, beneficeranno di  una detrazione    in modo tale da  ridurre drasticamente, fino ad azzerare l’importo della tassa stessa;
  • Per i pensionati, in ragione del fatto che con la pensione si riduce il reddito, la detrazione dovrebbe essere aumentata fino al 33% dell’imposta sui redditi versata, sempre come media degli ultimi 5 anni.

Tale proposta costituisce una puntuale -quasi scolastica- applicazione dei due  dettati costituzionali secondo cui l’Italia è fondata sul lavoro, il che significa “sul lavoro e non sulla rendita e che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Cioè, in buona sostanza si tratta di una patrimoniale selettiva, in quanto  privilegia i contribuenti onesti – o costretti comunque ad esserlo- riducendo od eliminando il prelievo su coloro che hanno costruito con la propria attività lavorativa regolare, il patrimonio di cui sono titolari, mentre si concentra, da una parte, sui titolari di forti rendite patrimoniali, il cui  reddito dichiarato è comunque largamente modesto rispetto al valore dei patrimoni stessi e, dall’altra, sugli evasori fiscali, che spesso sono titolari  di  patrimoni non straordinari, ma le cui origini son molto spesso sconosciute al  fisco.

Per comprendere  la virtuosità di tale proposta se ne riportano gli effetti  su due contribuenti tipo.

Un dirigente di azienda ed un artigiano carrozziere. Entrambi con  un patrimonio di 700.000 Euro, costruito nell’ultimo decennio, composto da due immobili e da risparmio gestito.

Il primo con un reddito annuo ai fini IRE di 100.000 euro, cioè con un’imposta pagata  di € 36.170,00  il secondo con un reddito dichiarato di € 15.000  con un’imposta pagata di € 3.450,00.

Il dirigente di azienda pagherà   € 7.000,00 – il 18% dell’imposta pagata (36.170 X 18/100)  € 6.510,60  =     €   489,40

L’artigiano carrozziere pagherà invece € 7.000,00 – il 18% dell’imposta pagata (3.450 X 18/100)  € 621,00  = €  6.379,00

Tenuto conto della massa dell’IRE pagata, il gettito totale di tale tassa si ridurrà, a seguito delle detrazioni previste, rispetto al plafond sopra indicato (90 miliardi di Euro), di almeno il 60%, ma la manovra ne risulterebbe di molto migliorata, in quanto il  gettito finale- circa 36 miliardi di Euro– sarebbe ampiamente sufficiente a corrispondere agli obiettivi di riduzione del fabbisogno indicati dalla Commissione Europea, consentendo di rinviare la definizione, ancorché in tempi strettissimi, del riordino  del sistema istituzionale  e della spesa a questo connessa, che parta finalmente dalle cattedrali dello spreco, Presidenza del Consiglio in primis e giù a scendere nella palude di molte  società e aziende pubbliche statali e regionali- Sanità-, risparmiando, almeno per pudore, i Comuni, in particolare quelli delle realtà montane e rurali, i cui Sindaci sono realmente i pochi ultimi eroi di un’azione politica e amministrativa intesa come impegno morale e civile.

Paolo Baronti Cittadinanzattiva Umbria

Iniziamo a rimettere le cose a posto (di Claudio Lombardi)

Mettiamo da parte la crisi finanziaria internazionale. Spesso viene presentata come un evento naturale contro il quale non c’è nulla da fare se non inondare di denaro i mercati stando ben attenti a metterlo nelle mani di quegli stessi operatori che lo dovrebbero utilizzare per sostenere le economie e che, invece, spesso, lo usano per giocare alla speculazione. Si chiamano mercati, ma sembra che il coltello dalla parte del manico stia sempre nelle stesse mani. Se ci si vuole orientare si può partire dall’articolo di Guido Rossi pubblicato sul Sole 24ore del 14 agosto e ripreso anche da civicolab (http://www.civicolab.it/?p=1400) .

Lo stesso espediente retorico viene utilizzato anche per affermare la necessità di ridurre la spesa pubblica e quella sociale in particolare come se fossero un peso intollerabile e ingiustificato. È incontestabile che alcuni meccanismi devono essere cambiati e che una bella pulizia deve essere fatta in settori cruciali come la sanità (dove, guarda caso, la politica ha da sempre il bastone del comando in mano).

Altri tipi di spesa, ovviamente, sono stati tenuti ben in ombra fino a che si è riusciti a farlo. Si tratta dei costi della politica da suddividersi fra costi diretti ovvero i guadagni di chi vive di politica e costi indiretti cioè le risorse pubbliche il cui utilizzo dipende dall’esercizio dei poteri che la politica conferisce. Diciamo subito che i costi diretti non sono mai stati messi in discussione e che i politici adesso si mostrano disponibili a ridurli, ma solo perché è diventata intollerabile la sproporzione fra i privilegi e i sacrifici richiesti ai cittadini. Ben diverso sarebbe il giudizio se costoro (alcuni, in verità sono stati più disponibili da anni,  ma sono pochi e non sono stati decisivi in nulla) avessero anticipato l’indignazione popolare. Ciò non è accaduto ed è legittimo affermare la propria sfiducia nei loro confronti. Dovrebbero essere i migliori e, invece, troppe volte si sono rivelati esempi indecenti di affarismo e di egoismo.

Detto ciò qualche tagli ci sarà, di facciata o stanziale, ma ci sarà. E non sarà risolutivo di niente se non sarà accompagnato dal taglio dei costi indiretti cioè dei poteri che consentono di manovrare quasi senza controlli enormi risorse pubbliche.

Che fare? Se non nelle mani dei “rappresentanti del popolo” nelle mani di chi stanno più al sicuro le risorse pubbliche? Nelle mani dei mercati? Quali mercati: quelli nei quali spadroneggiano pirati e affaristi senza scrupoli sempre collusi con i politici e con gli apparati pubblici e che nessuno (tranne, a volte, la magistratura) riesce a controllare? No grazie.

Fra le spese mai citate come bisognose di tagli ci sono anche quelle militari. Non sarebbe ora di metterle in discussione? Non per pacifismo ideologico, ma per semplice buon senso e per capire di cosa il Paese ha veramente bisogno. Non a caso la contro finanziaria di Sbilanciamoci (sigla che raccoglie oltre 50 associazioni) insieme alla proposta (ora da tutti accettata) di unificare la tassazione sulle rendite finanziarie ha sempre proposto la riduzione delle spese militari. Speriamo non si aspetti un’altra grande crisi prima di metterci mano.

Vedremo come finirà la manovra. Ma la questione del potere rimarrà centrale: chi comanda e come lo fa.

Se non si mette mano a questi meccanismi inutile pensare a risolvere i mali dell’Italia: egoismo sociale, individualismo, mancanza di senso dello Stato, illegalità sistematica ecc ecc.

Nell’immediato servono soldi e dove si prenderanno e come già indicherà la possibilità di un cambiamento o la prosecuzione dell’arte di arrangiarsi ognuno per sé mandando in malora tutto il resto.

La cosa più logica, se servono soldi, sarebbe prenderli a chi non ha mai pagato o pagato troppo poco. Perché tante timidezze nell’adottare misure adeguate all’emergenza? Tutti sappiamo che negli ultimi 10 anni tanti si sono arricchiti grazie agli imbrogli sull’euro (1 euro=mille lire) e a governi che hanno aiutato l’evasione fiscale. Allora perché i politici sono rapidi quando si tratta di prendere soldi ai contribuenti che pagano e trovano mille scuse quando si tratta di pensare e decidere misure di prelievo sui patrimoni e sull’evasione?

Purtroppo la risposta è semplice e ovvia: non vogliono toccare i loro sostenitori e quelli che sentono a loro più vicini (anche fisicamente, barche e salotti inclusi).

Troppe mistificazioni pseudo ideologiche hanno determinato reazioni automatiche, bisognerebbe che nascesse un movimento di protesta in grado di smascherarle e di mettere la trasparenza al primo posto. Basta con i segreti quando si tratta di politica e di istituzioni pubbliche. Informare l’opinione pubblica e diffondere modelli culturali ed etici radicalmente diversi da quelli che hanno dominato fin qui.

Forse questo è un compito che il popolo del web può svolgere benissimo non rimanendo sospeso nelle rete, ma collegandosi con le organizzazioni della società civile e con le organizzazioni di base dei partiti.

Tutti insieme possiamo iniziare a rimettere le cose a posto

Claudio Lombardi

Il problema siamo noi (di Claudio Lombardi)

Dunque i problemi non erano risolti, la solidita’ dell’Italia non era quella sbandierata dal Governo, i conti dello Stato non mettevano al sicuro i portafogli degli italiani nei quali gia’ poche settimane fa si era deciso di mettere le mani e che adesso ci si prepara ad alleggerire in maniera decisa.
Ripensare adesso alle rassicuranti dichiarazioni degli anni passati quando si affermava con sicumera che la crisi non ci riguardava e che era, addirittura, un problema psicologico fa rabbia e dovrebbe portare ad una immediata ribellione nei confronti di chi ci ha preso in giro. Se cio’ non accade non e’ strano tanto e’ vero che, senza alcun pudore, si riparla ora di sacrifici dolorosi, ma necessari esattamente come se ne parlava in tutte le crisi precedenti. Il problema non e’, infatti, che il Governo ancora in carica ci ha presi in giro perche’ questo e’ cio’ che e’ accaduto molte altre volte nella nostra storia con l’eccezione di quei pochi momenti nei quali la politica e i governi si sono messi alla testa della nazione producendo risultati straordinari.
Il problema e’ che gli italiani si sono sottomessi a gruppi politici che sempre piu’ somigliano e si manifestano come associazioni a delinquere o di affaristi, parassiti, imbroglioni, sfruttatori e sabotatori delle risorse pubbliche.
Esagerazione? Non sembra proprio viste le continue inchieste della magistratura che coinvolgono esponenti politici di primo piano come e’ accaduto nei giorni scorsi con le cosiddette P3 e P4 e con i casi Papa e Milanese e, da ultimo, Tedesco. Sono tutti cosi ? No ovviamente, ce ne sono tanti che fanno del loro meglio, ma non prevalgono sugli altri. E poi: quanti mettono le istituzioni e i cittadini al primo posto e il partito all’ultimo?
Pensate un po’, tutto quello che si sa oggi lo si deve ai magistrati; proprio a quella magistratura che Berlusconi, pluriimputato di svariati reati comuni, vorrebbe mettere a tacere e privare di essenziali strumenti di indagine. Come si fa a negare che gente di malaffare si e’ impadronita di una parte della politica e delle istituzioni e lotta contro i poteri dello Stato che devono far rispettare la legalita’?
Non si puo’ perche’ questa e’ l’evidenza dei fatti.
E questo viene prima della crisi mondiale perche’ non c’e’ sacrificio bastevole a rimediare gli effetti di una politica al comando che agisce come un aggregato di bande criminali. Parole forti? Si’ certo, ma come definire in altro modo cio’ che da molti anni accade in Italia?
Si parla tanto e giustamente di costi della politica in un momento in cui stanno decidendo che noi cittadini pagheremo il conto della loro incapacita’, dei loro errori, del loro affarismo. Ma i costi della politica non sono solo quelli riportati sui giornali. I costi piu’ pesanti sono quelli di dover mantenere un sistema di potere che assorbe risorse e non funziona. Chi viaggia in Europa torna sempre con la sensazione che gli altri stanno comunque piu’ avanti perche’ li’ i servizi funzionano, le regole sono rispettate e lo spazio pubblico tutelato. Sembra che lo Stato ci sia e faccia la sua parte. Da noi no, la sensazione e’ che nulla sia affidabile e tutto incerto.
Ecco i veri costi della politica, di una politica che non e’ nemmeno piu’ tale, perche’ ci sarebbe bisogno di tanta politica, diffusa, partecipata e condivisa. E ci sarebbe bisogno di partiti in grado di guidare la societa’ civile non perche’ le stanno sopra, ma perche’ ne sono espressione. E ci sarebbe bisogno di una societa’ civile che faccia politica cioe’ si occupi dell’interesse generale e non pensi solo ai propri problemi particolari.
In definitiva una politica come quella che comanda in Italia costera’ sempre troppo perche’ non svolge il suo compito.
In questi giorni sapremo quanto ci costera’ l’incapacita’ della nostra classe dirigente e ascolteremo le solite litanie di politici ed esperti che ci spiegheranno come siano necessari i duri sacrifici di fronte all’emergenza. Ovviamente si guarderano bene dallo spiegare come mai le condizioni dell’Italia rendano piu’ pesanti questi sacrifici e di quale sia la loro responsabilita’. Saremo presi in giro di nuovo e, salvo sorprese, lo accetteremo. Almeno, questo e’ il copione di sempre.
Senza rabbia e con amarezza ne parlava su Repubblica il 7 agosto Ilvo Diamanti in un articolo che andrebbe letto e riletto e dal quale traiamo la seguente citazione:

“Poi, soprattutto, è da vent’anni che il localismo, il familismo e il bricolage sono andati al potere. Interpretati dal partito delle piccole patrie locali: Nord, Nordest, regioni, città e quant’altro. E dal Partito Personale dell’Imprenditore-che-si è-fatto-da-sé. È da 10 anni almeno che lo Stato è stato conquistato da chi considera lo Stato un potere da neutralizzare. Da chi ritiene le Tasse e le Leggi degli abusi. È da 10 anni almeno che il pessimismo economico è considerato un atteggiamento antinazionale, un sentimento esecrabile che produce crisi. È da 10 anni almeno che “tutto va bene”, l’economia nazionale funziona, la disoccupazione è più bassa che altrove (non importa se è sommersa nell’informalità). E se oggi la nostra borsa e la nostra economia arrancano affannosamente – certo, insieme alle altre, ma molto, molto più di ogni altra – la colpa non è nostra, figurarsi. Ma degli altri: i mercati e gli speculatori – cioè, lo stesso. Perché non ci capiscono. Non tengono conto dei nostri “fondamentali”, solidi e forti.

Così dubito che gli italiani siano davvero in grado di affrontare la sfida di questo momento critico. Al di là delle colpe altrui, anche per propri limiti. Perché non hanno – non abbiamo – più il fisico e lo spirito di una volta. Perché oggi essere familisti, localisti, individualisti – e furbi – non costituisce una risorsa, ma un limite. Perché la sfiducia nello Stato e nelle istituzioni, oltre che nella politica e nei partiti è un limite. (E non basta la fiducia nel Presidente della Repubblica a compensarlo.) Perché l’abbondanza di senso cinico e la povertà di senso civico è un limite. Perché se a chiederti di cambiare è un governo fatto di partiti personali e di persone che riproducono i tuoi vizi antichi come fai a credergli?

Perché, in fondo, questo Presidente Imprenditore – e viceversa – in campagna elettorale permanente, quando chiede sacrifici, rigore, equità, non ci crede neppure lui. Strizza l’occhio, come a dire: sacrifici sì, ma domani… Basta che paghino gli altri. Peccato che domani – anzi: oggi – sia già troppo tardi. E gli altri siamo noi. L’arte di arrangiarsi stavolta non ci salverà. Tanto meno Berlusconi.”

Ecco: il problema siamo noi. Se abbiamo pazienza superemo questa crisi in attesa della prossima quando ancora ci diranno “emergenza, sacrifici”. E intanto la spazzatura sara’ tornata nelle strade di Napoli e i politici gestiranno ancora gli appalti e le consulenze senza problemi, ovviamente impegnadosi a completare la Salerno-Reggio Calabria entro la data improrogabile del…….

Claudio Lombardi

Un’ondata di partecipazione della società civile (di Claudio Lombardi)

“La politica appare debole e divisa, incapace di produrre scelte coraggiose, coerenti e condivise”.

Mentre il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano pronunciava queste parole la maggioranza compatta votava la fiducia sul provvedimento cosiddetto del “processo lungo” che mira ad intralciare i processi dando la possibilità a collegi di difesa e ad imputati (ovviamente con molti soldi a disposizione) di procrastinarne la durata con citazioni di testimoni senza alcun limite e impedendo l’utilizzo delle sentenze passate in giudicato.

Dopo aver tentato in ogni modo di tagliare la durata dei processi (chi si ricorda dei processi a scadenza predeterminata?) adesso la maggioranza ci prova con la misura contraria. Lo scopo è sempre lo stesso: impedire ai giudici di emettere sentenze su Silvio Berlusconi, in particolare sui processi nei quali la condanna è praticamente certa o molto probabile (casi Mills, Mediaset e Mediatrade).

Intanto va avanti la sceneggiata dei ministeri a Monza con sberleffi, gestacci e battute grevi. Gli autori sono, ovviamente, i capi della Lega non più in grado di produrre alcunché di credibile dopo il fallimento del federalismo soffocato dall’estrema centralizzazione delle politiche del Governo. Al posto di proposte serie e di un’azione vera da parte di chi occupa da molti anni posizioni di potere al centro e in periferia si ricorre alla presa in giro degli elettori buttandola in caciara tanto per distrarre gli animi semplici e sempliciotti di chi non vede più in là del proprio naso. Che nei comuni spesso la Lega governi bene non copre l’inadeguatezza dei vertici che siedono a Roma e che non sanno più che fare e che dire essendosi legati in tutto e per tutto a Berlusconi.

Tra uno scandalo e l’altro emerge la natura affaristica e banditesca di tanti politici che siedono in Parlamento o che manovrano le leve del potere dall’esterno. Ormai non passa giorni senza che nuove rivelazioni ci mostrino il vero volto di un bel pezzo della politica che comanda nel nostro Paese. Questo è il punto: in tanti possono delinquere, ma solo pochi lo possono fare con i poteri, i mezzi e gli strumenti dello Stato. Come dimostra il caso dei processi di Berlusconi l’apoteosi della politica impunita è quando la si utilizza senza più maschere per sfuggire alle leggi. Quello che leggiamo continuamente nelle cronache giudiziarie dimostra che questo è diventato un sistema che sta dentro quello istituzionale come gli alieni nei film di fantascienza di tanti anni fa.

Nel frattempo la finanza internazionale esprime la sua sfiducia sulle sorti dell’Italia e manda a picco la Borsa e in alto gli interessi sui titoli del debito pubblico. In pochi giorni una bella fetta dei soldi presi con la manovra e pagati dai ceti medi e bassi, sono già stati spesi proprio con gli interessi che lo Stato si è impegnato a pagare nei prossimi anni.

In questo quadro il giudizio di Napolitano appare fin troppo benevolo.

Ciò che gli italiani debbono affrontare è l’accertata incapacità di buona parte della politica di svolgere la propria funzione di governo. Ne hanno preso atto le maggiori associazioni del mondo del lavoro, dell’artigianato, dell’impresa e della cooperazione auspicando una “discontinuità” che porti ad un cambiamento. Non era mai successo prima che si formasse un tale schieramento e ciò dimostra la gravità della situazione.

È necessario che a quest’appello se ne aggiungano altri provenienti dalla società civile che ha dato prova negli ultimi mesi di essere una realtà e non una mera categoria sociologica.

La società civile deve prendersi il compito di organizzare la partecipazione dei cittadini e di rivendicarne il protagonismo che spinga ad un rinnovamento gli stessi partiti, quelli veri, ovviamente, non quelli che dipendono da un padrone.

Da settembre bisognerà porsi l’obiettivo di travolgere questa lunga stagione politica ormai finita con una ondata di rinnovamento che trovi strade nuove e faccia sentire la presenza di un’Italia in grado di spingere ai margini e cacciare dalle istituzioni e dalla politica i corrotti e gli affaristi.

Claudio Lombardi

Parliamo di ticket in sanità: diseguaglianza e inefficienza (di Claudio Lombardi)

“Un abisso di diseguaglianze si è spalancato davanti alla società italiana….quel che sta avvenendo…… è una vera e propria costruzione istituzionale della diseguaglianza che investe un´area sempre più vasta di persone, ben al di là di vecchi e nuovi poveri. La distribuzione dei “sacrifici” è rivelatrice. Uno stillicidio di balzelli che incide su chi può essere più facilmente colpito, che lima i già ristretti margini dei bilanci familiari………il caso che illustra più direttamente lo stato delle cose è quello dei ticket sanitari”

Così Stefano Rodotà su Repubblica di qualche giorno fa.

Un recente documento del CERM (centro ricerche su competitività regolazione e mercati) mostra un altro aspetto della questione sanità.

“I profondi gap di efficienza e di qualità tra Regioni hanno natura strutturale e trovano conferma impiegando metodologie di analisi diverse. Il Mezzogiorno è staccato dal resto d’Italia di ordini di grandezza che dimostrano l’urgenza delle riforme. Sono cinque le Regioni per le quali il gap di efficienza e di qualità risulta particolarmente acuto: Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio.

Per raggiungere il benchmark, la Campania dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 33% e aumentare la qualità di quasi il 90%. La Sicilia dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 24% e aumentare la qualità anch’essa di quasi il 90%. La Puglia dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 24% e aumentare la qualità di oltre il 96%. La Calabria dovrebbe ridurre la spesa di poco più 15% e aumentare la qualità di oltre il 132% (un più che raddoppio). Il Lazio, infine, dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 13% e aumentare la qualità di oltre il 76% (un ritardo che va soppesato anche alla luce della mobilità in ingresso nel Lazio: verso quale qualità si spostano le persone in ingresso?). Tradotti in valori assoluti e aggregati, i gap di spesa originano ordini di grandezza che colpiscono ancora di più……… Nel complesso, le cinque Regioni più devianti potrebbero liberare risorse per circa 9,4 miliardi/anno, più del 77% delle risorse, oltre 12 miliardi equivalenti a circa lo 0,8% del Pil, che si libererebbero a livello Paese se tutte le Regioni si posizionassero sulla frontiera efficiente e condividessero le stesse performance dell’Umbria, la Regione che si qualifica come benchmark.”

Ed ecco l’analisi di Roberto Turno su Il sole 24 ore del 24 luglio.

“Un dato più di tutti fotografa nitidamente la drammaticità della situazione: per il 48% degli italiani l’assistenza sanitaria pubblica è sotto tutela. O è commissariata (Lazio, Campania, Calabria, Abruzzo, Molise) con tanto di super addizionali Irpef e Irap, oppure è comunque sotto controllo del Governo con i piani di rientro dai deficit (Piemonte, Puglia, Sicilia). Come dire che per un italiano su due – curiosamente quasi la stessa percentuale delle esenzioni riconosciute dai ticket – il sistema di tutela della salute è già pericolosamente in bilico. E questo dopo che in dieci anni, dal 2001 al 2010, sono stati accumulati 38 miliardi di disavanzi, 646 euro di debito a cittadino, che diventano però 2.460 nel Lazio, 1.991 nel povero Molise e 1.483 in Campania. ………….. certo qualsiasi riflessione sul futuro dell’universalismo che potrà restare della sanità pubblica, non può non partire almeno da tre considerazioni di fondo. La prima: il federalismo fiscale e i costi standard che dal 2013 dovranno diventare gradualmente la pietra filosofale del buon governo di asl e ospedali. La seconda: il taglio pressoché scontato delle prestazioni essenziali (i Lea) oggi garantite, col prevedibile spazio che sarà lasciato alla sanità integrativa, se non sempre di più a forme sostitutive come le assicurazioni, per chi potrà permettersele, col risultato di segnare un sempre più impetuoso ritiro dello Stato dal “tutto a tutti” che già oggi è una chimera. La terza considerazione, collegata a doppia mandata alle prime due: il gap tra le Regioni nell’offerta di servizi e nel governo del sistema locale, col Sud (da Roma in giù) che è sempre più un’Italia “altra” di offerte in meno e di qualità inferiore…..: i Lea oggi sono garantiti solo in 8 Regioni: Lombardia, Emilia, Toscana, Marche, Piemonte, Umbria, Veneto, Liguria.”

Ecco il quadro: inefficienza, spesa elevata, prestazioni non garantite, diseguaglianza.

Come agisce la manovra del Governo in questo quadro? Con i ticket, cioè con un incremento del prelievo a carico degli assistiti o, meglio, della metà del totale visto che la percentuale di esenzioni supera il 50% degli italiani (dichiarazioni del ministro Fazio di pochi giorni fa) e quelle concesse per redditi bassi si basano su autocertificazioni.

Quindi il ticket si presenta come una tassa e corrisponde all’esigenza di aumentare le entrate della sanità; null’altro. In pratica si dice: tu che usi il servizio contribuisci perché i soldi non bastano. Però questo è valido solo per alcuni servizi (visite specialistiche, analisi), ma non per i ricoveri o le operazioni chirurgiche, quindi non è un principio generale. E colpisce non i redditi più bassi che sono (o dovrebbero essere) esenti, ma quelli medi e, soprattutto, quelli veritieri perché si sa che gli evasori lo sono perché non dicono la verità.

Allora abbiamo una tassa che viene messa su alcuni per avere più entrate.

Ma è questo il problema della sanità? Evidentemente no e il ticket può rappresentare perfino un modo per non affrontare i problemi veri. Perché? Perché agisce, con ingiustizia, sul lato delle entrate mentre ciò che servirebbe, da molti anni e tutti lo sanno, è un’azione di razionalizzazione della spesa che liberi la sanità da inefficienze e ruberie molto difficili da sradicare perché responsabilità di persone che dentro la sanità lavorano o che la controllano da fuori. E ritorna la questione dell’intreccio politica-affari-illegalità.

Però con la scusa della crisi (usata da decenni perché una qualche crisi la si trova sempre) si aumenta il prelievo di tipo fiscale a carico dei cittadini, anzi, di una parte dei cittadini.

E questa sarebbe una classe politica che governa e dirige il Paese?

Claudio Lombardi

Una rivoluzione civica che cacci la politica corrotta e inefficiente (di Claudio Lombardi)

Questo Governo e questa politica in buona parte corrotta e inefficiente sono un lusso che l’Italia non può più permettersi. Prima i cittadini se ne renderanno conto e meglio sarà per tutti. Forte è la tentazione di esprimere giudizi generali e radicali, ma occorre fare lo sforzo di distinguere a patto che quelli che lo vogliono veramente si distinguano loro per primi da un’onda che rischia di travolgere la comunità nazionale.

L’onda non è quella della speculazione internazionale; questa è, semmai, l’occasione per rivelare un baratro, un pozzo nero nel quale sono state riversate energie, ricchezza, risorse prodotte da questo Paese per decenni e distrutte da una classe dirigente nella quale ha prevalso la parte delinquenziale.

Parole forti? Sì come forti sono le rivelazioni che stanno mostrando, giorno per giorno, il volto criminale di tanti che si sono impadroniti del potere e lo hanno usato per i propri interessi tradendo e danneggiando lo Stato e la collettività e imbrogliando gli elettori.

Come altrimenti definire ciò che rivela l’azione, mai come adesso preziosa, di una magistratura che tutto il Governo avrebbe voluto ridurre al silenzio e contro la quale si è scatenata una guerra che dura da troppo tempo ormai?

Avevamo scritto che questa guerra appariva la guerra degli imputati contro i rappresentanti della legge che avevano scoperto le loro trame. Adesso si può dire tranquillamente che gli imputati appaiono i colpevoli che dovrebbero essere puniti con la massima severità per i loro crimini. Altro che sconti di pena: la punizione dovrebbe essere molto più severa di quella riservata ai comuni cittadini perché i reati sono stati commessi usando il potere che deriva dalla democrazia e questa deve essere un’aggravante non un’attenuante delle pene.

Sulla crisi finanziaria e sulla manovra è stato detto tutto. Un gruppo dirigente politico che dovrebbe curare lo Stato è arrivato all’emergenza, come accaduto tante volte nel passato, prima di risvegliarsi dalla sua disattenzione ed assumere misure di emergenza che adesso tutti dobbiamo digerire e pagare. Noi, non loro.

Misure inefficaci, dispendiose e sostanzialmente inutili perché basate sulla solita logica dei tagli e delle tasse per tappare una falla oggi senza pensare al domani.

Da varie parti sono state avanzate proposte alternative. Lo ha fatto Sbilanciamoci e abbiamo pubblicato la sua posizione ( http://www.civicolab.it/?p=1346). Lo hanno fatto altri come Tito Boeri che ha proposto alcune misure immediate ed efficaci: il Fondo Interventi Strutturali per la Politica Economica dotato per il 2012 di ben 5,85 miliardi di euro non sia speso per interventi elettorali a discrezione del ministro dell’economia, ma sia abolito destinando i soldi alla riduzione del disavanzo; riduzione immediata delle indennità parlamentari fissando un limite di spesa corrispondente all’ammontare delle indennità medie dei parlamentari in Europa ed USA parametrato su 300 membri da dividere fra tutti i parlamentari in modo che ci sia l’interesse a ridurne il numero fino a 300 (più sono meno guadagnano, ma guarda cosa si deve fare con gente che dovrebbe essere l’espressione migliore della società !); nuovo sistema di calcolo delle pensioni dei parlamentari applicando il regime pensionistico generale; scioglimento dei consigli provinciali e trasformazione in assemblee dei comuni; aggregazione dei comuni sotto i 5000 abitanti.

Tutte misure che darebbero il segnale che c’è una classe dirigente seria e decisa a cambiare strada. Senza questi segnali e con gli scandali che esplodono quasi ogni settimana gli italiani sono autorizzati a pensare che la palla al piede del Paese sia una gran parte della politica e che l’obiettivo più immediato, passata la “nottata” della speculazione finanziaria, sia una rivoluzione civica che cacci la gente di malaffare che si è impadronita della politica, ma anche quelli che pensano di farsi i propri affari e che non sono capaci di svolgere le funzioni che hanno assunto.

Il primo da cacciare è lo pseudo Presidente del Consiglio che abbiamo e che sempre più si rivela per quello che è sempre stato: un affarista e un avventuriero che ha commesso ogni genere di reati per arrivare al potere ed aumentare la sua ricchezza, che se ne frega dell’Italia e del bene pubblico e che è pronto a distruggere ogni cosa pur di restare ricco e potente.

Lui e il suo sistema di potere e la gente che lo segue ed esegue i suoi ordini sono il vero cancro dell’Italia e rivelano i limiti di una costruzione statuale e nazionale che non si è mai compiuta e che si è intrecciata con il potere malavitoso e mafioso e con il culto dell’individualismo e di quello che fu chiamato il “familismo amorale” che affligge gli italiani.

Per fortuna esiste anche un’altra Italia fatta da milioni di persone impegnate in politica o nell’associazionismo e nel volontariato. Questa Italia deve pretendere di prendere il potere democratico nelle sue mani, attraverso libere elezioni e imponendo ai partiti che danno minime garanzie di onestà e di lealtà istituzionale di fare spazio ai suoi rappresentanti. Elezioni da svolgere con una legge elettorale nuova che bisogna imporre a questo Parlamento con una pressione dal basso e che si devono svolgere al più presto possibile.

A questo punto questa è l’unica svolta alla quale si può credere

Claudio Lombardi

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