Governo Conte o nuova Italia?

Ora che il governo Conte sta partendo bisogna prendere un po’ di distacco e cercare di capire cosa è successo in Italia. Certo, dopo tre mesi di travaglio, quasi non ci credeva più nessuno e per questo lo choc (sia positivo che negativo) c’è è inutile negarlo ed è pari a quello che ci fu nel 1994 quando si impose al centro della scena politica Silvio Berlusconi. Come allora si tratta di un passaggio epocale. Come allora è stato preparato da molti anni di cambiamenti nel substrato culturale che orienta gli umori e le reazioni dell’opinione pubblica. Come allora questa incubazione ha dato forza e slancio all’offerta politica che oggi si è tradotta nella coalizione gialloverde. Ovviamente, a differenza del 1994, il governo Conte non si basa sul carisma e sulla popolarità del suo Presidente. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo tanto è evidente, ma è giusto farlo perché, in realtà la novità (una rivoluzione culturale? ) che rappresentava Berlusconi allora oggi viene incarnata da due partiti fino a poco tempo fa poco credibili come leader di una svolta epocale. E invece è proprio quello che stanno facendo Lega e M5S camminando sulle loro gambe e senza avere le spalle coperte da “fratelli maggiori” che garantiscano per loro (come accadde con i governi Berlusconi). La loro affermazione non deriva dal lavoro di un’agenzia pubblicitaria come fu con la Forza Italia delle origini. Lo stesso Movimento Cinque Stelle, pur essendo una creatura saldamente stretta nel controllo della coppia Grillo-Casaleggio che l’hanno pensata e costruita con un lento avvicinamento alla politica durato anni, è arrivato alle elezioni del 2013 e, ancor più a quelle del 2018, con un forte radicamento nell’opinione pubblica e nel territorio. Per la Lega è anche superfluo ricordare che ormai è il più vecchio partito rimasto sulla scena della politica essendo nato nel 1989. La mutazione genetica voluta e guidata da Salvini lo ha definitivamente trasformato in partito nazionalista abbandonando l’antica vocazione separatista che risale all’inizio degli anni ’80 (Liga Veneta e Lega Lombarda).

Perché di svolta epocale si tratta e perché non durerà poco? In realtà Lega e M5S hanno un tratto in comune che li rende molto forti. Hanno intercettato il profondo bisogno della maggior parte degli italiani di liberarsi dai vincoli del realismo che li vorrebbe sempre sottomessi all’idealismo delle compatibilità. Globalizzazione, regole di mercato, parametri europei di finanza pubblica questi sono i limiti che non solo gli italiani, ma una parte crescente dei popoli avverte come imposizioni ingiuste. Da Brexit all’elezione di Trump ai governi nazionalisti dell’est Europa ormai la tendenza è chiara.

Nella sua declinazione italiana questa rivolta contro quelle che appaiono come imposizioni degli establishment assume i connotati della difesa degli interessi concreti di tutti coloro che si ritengono penalizzati dal “sistema”. Cosa unisce un giovane disoccupato del Sud al rider del nord che consegna le pizze a domicilio all’artigiano lombardo o al piccolo imprenditore del centro-nord? Tutti sentono che è arrivato il momento di difendere i propri interessi e non vogliono più un governo che presenti loro delle compatibilità o dei vincoli senza offrire alternative concrete. Purtroppo l’accumulo dei problemi ai quali non è stata data risposta ha creato la base rancorosa che poi è esplosa di fronte ad alcuni spettacoli indecorosi offerti dal mondo della politica allargato a tutti coloro che da questa hanno ricevuto avallo e copertura. Da Tangentopoli in poi. Tutti quelli che sono stati identificati come “vecchia politica” sono stati bollati con il marchio d’infamia di complici o collusi con chi non ha pagato il prezzo delle crisi che si sono susseguite nel corso degli anni riuscendo sempre a far apparire inevitabile che a pagarlo fossero gli altri.

La spinta che ha portato ai risultati elettorali e al governo Conte non si esaurirà facilmente. A meno che non accada qualche catastrofe che mostri l’avventurismo di un programma velleitario che ignora la realtà. Anche da sinistra si è detto in questi giorni che non si possono presentare lo spread o i mercati come i giudici supremi ai quali piegare le scelte di un popolo. Giusto, ma non di questo si tratta. Gli elettori che hanno voluto questa svolta epocale si rifiutano di riconoscere che l’Italia vive a debito dovendo mantenere una massa di titoli venduti sui mercati che vanno rinnovati non appena vengono a scadenza perché non possono essere riassorbiti dal bilancio dello Stato. Se ciò accadesse, ovvero se non ci fosse bisogno di mantenere lo stock di debito (peraltro in crescita), allora sarebbe una situazione diversa. Molti lo dicono da anni che un debito gigantesco è un condizionamento pesante alla libertà di azione di qualunque governo e che ridurlo progressivamente, in assoluto e in rapporto al Pil, sarebbe la più grande liberazione che gli italiani dovrebbero augurarsi.   In queste condizioni invece si moltiplicano le spinte e i progetti per liberarsi del debito rompendo con l’euro e magari anche facendo default. Il famoso piano B elaborato dal prof Savona e coerente con le campagne antieuro della Lega e del M5S esiste e spiega come si ridurrebbe il debito grazie alla svalutazione (almeno il 30% iniziale) e al taglio imposto ai creditori esteri.

Il taglio, però, colpirebbe anche stipendi, salari, pensioni, risparmi di tutti gli italiani. Gli elettori che si ribellano ai vincoli dell’establishment e che invocano la rottura con l’Europa lo hanno capito?

Purtroppo a questo appuntamento si è arrivati tardi e male. Bisognava pensarci prima e prevenire. La Germania ha imposto negli anni più difficili un rigore inutile quando, invece, sarebbe stato più utile allargare i deficit pubblici per spingere i consumi e l’economia. Il Fiscal Compact da noi inserito in Costituzione nel 2012 sta lì a testimoniarlo. D’altra parte la classe dirigente italiana (politici, intellettuali, alte burocrazie, imprese, sindacati, media) non ha avuto il coraggio di mettere mano ai limiti strutturali del “modello Italia”, a tutti quei fattori cioè che hanno fatto arretrare per molti anni il nostro Paese e che erano mascherati negli anni della lira dalle svalutazioni per mantenere la competitività. Dovremmo finalmente renderci conto che il problema non è l’Europa o l’euro, ma siamo noi e che non possiamo pensare che gli altri – la Germania, l’Europa, la finanza internazionale – ci sostengano perché noi dobbiamo mantenere tutti i nostri problemi insoluti.

Il programma o contratto di governo Lega-M5S non fa altro che aggirare la questione fingendo che un po’ di decisionismo e di intransigenza possa sostituire un piano di sviluppo e di ristrutturazione dell’Italia. Reddito di cittadinanza e taglio fiscale a favore dei redditi più alti facendo esplodere il deficit e il debito. Questa è la sostanza. La svolta epocale c’è stata e non finirà presto, ma il governo Conte ha già imboccato la strada che lo porta sul ciglio del burrone

Claudio Lombardi

L’indignazione dei cittadini serve, ma per costruire (di Martina Monti)

Pubblichiamo uno degli interventi all’incontro organizzato dal gruppo VotiamoliVia a Napoli sulla condizione delle donne al Sud

Io ho iniziato a fare politica all’età di 18 anni (quindi all’incirca 6 anni fa) non perché i miei genitori lo facessero a loro volta, infatti fui io a portare interesse politico in famiglia, ma per un motivo molto semplice: con l’acquisizione del diritto di voto non volevo mettere una croce su un simbolo a caso o su un simbolo consigliato dalla mia famiglia, volevo capire e scegliere con la mia testa.

Mi rattristò molto constatare il fatto che questo senso civico era nato solo in pochi miei compagni di classe e non in chiunque avesse maturato il diritto di voto.
Comunque, approfondendo il tema della politica e i programmi di partito decisi di mettermi in gioco, poiché da sempre penso che la politica sia qualcosa che deve ringiovanire, ma non nel senso anagrafico del termine e non solo come slogan elettorale, credo che ringiovanire sia semplicemente adattarsi al mutare dei tempi.

Non vedo, nel panorama politico attuale, grande capacità di adattarsi ai mutamenti sociali, vedo un rinnovamento di facciata o a parole. Paradossalmente nel 1948 i nostri Padri Costituenti scrissero una Carta Costituzionale decisamente più all’avanguardia rispetto agli ideali che oggi permeano i programmi politici di gran parte dei partiti moderni.

Così scelsi il partito che mi convinceva di più e decisi di mettere tutta me stessa nell’obiettivo di portare avanti i miei ideali e quelli che io consideravo e tuttora considero VALORI. Ma valori veri, non quelli che finiscono abusivamente negli slogan della peggior politica italiana. Per valori veri non intendo dire che i miei siano i valori assoluti o quelli per forza giusti, ma quei valori che caratterizzano in maniera positiva il mio agire nella società e che costituiscono i miei obiettivi per una società più liberale e più democratica.
Nel partito in cui stavo divenni rappresentante nazionale dei giovani in Europa e in quel modo scoprii l’abissale differenza tra la nostra politica e la politica di molti paesi dell’UE soprattutto nordici. A ripensarci siamo davvero solo noi a non voler mai esplicitare gli ideali a partire dai simboli e dai nomi dei partiti: in Europa ci sono i Liberali, i Democratici, i Centristi, i Cattolici, i Conservatori, mentre da noi ci sono Rose nel pugno, Asinelli, Margherite, alleanze di dubbio orientamento, fiamme, leghe e chi più ne ha più ne metta. Certo che un’alleanza tra i Cattolici e i Liberali in Europa potrebbe far venire i brividi a chiunque, mentre qui in Italia con la storia dei simboletti e delle figure retoriche si cerca di indorare la pillola improvvisando le alleanze più strampalate.
Partiamo dal fatto che non ho più tessere poiché ho avuto problemi con il mio partito e così adesso io mi trovo nella situazione di molti cittadini italiani. Chi votare? Ancora questo non mi è dato saperlo, ma ci sono due cose che più di tutte mi preoccupano: le primarie all’interno del centro-sinistra e il grillismo.

Per quanto riguarda le nuove leve della sinistra, la mia riflessione è semplice: al di là dello slogan ‘’rottamiamo’’ che davvero non tollero, poiché trovo che il cambiamento e il rinnovamento debbano essere graduali e non debbano prescindere da una buona e necessaria parte di esperienza, trovo impossibile che una persona di sinistra come me, in caso il Sindaco della culla del rinascimento vincesse le primarie, possa votare un elemento palesemente di destra. Per non parlare del fatto che disapprovo la smania di potere che porta un Sindaco a candidarsi alle primarie per diventare potenziale Premier mettendo in secondo piano l’importanza di chi gli ha dato il proprio voto per guidare una Città.


Il grillismo mi preoccupa per altri motivi, ovvero per la smania di smontare senza avere grandi idee per risistemare le cose. Non che le idee siano sbagliate, anzi, molte le condivido, non condivido l’atteggiamento arrogante e sanguigno di voler scardinare un sistema senza offrire un’alternativa sobria e applicabile. L’entusiasmo che muove il movimento 5 stelle è apprezzabile, ma saprebbero muoversi all’interno delle istituzioni senza sembrare elefanti in una cristalleria? Questo sinceramente è un interrogativo che mi pongo e che finora ha avuto una risposta non molto edificante.

Quello che serve è che la gente si indigni, ma in maniera positiva, non distruttiva, che decida di mettersi in gioco anche all’interno dei partiti o dei movimenti o anche delle associazioni in modo che la propria idea influisca davvero a livello politico. Starne fuori e criticare è facile, ma stare nelle istituzioni e promuovere cambiamenti graduali e intelligenti è davvero ciò che serve. Il fervore rivoluzionario è positivo ma bisogna sforzarsi di capire quale sia la via migliore per incidere davvero sul cambiamento che tutti noi stiamo spasmodicamente cercando.

Per quanto riguarda la mia esperienza di Assessore posso solo dire che c’è bisogno di un concreto cambiamento di prospettive e di metodologie di fare politica. In un momento di estreme ristrettezze economiche c’è sempre più bisogno di stare davvero al fianco dei cittadini per far loro comprendere che la politica deve esserci, deve fare i LORO interessi.
Trattando di Sicurezza urbana mi rendo conto che la maggior parte del problema, almeno qui da noi, sta nel concetto di percezione. La sicurezza non è solo quella oggettiva che si basa sui dati statistici legati ai reati, ma è anche ciò che tu senti quando cammini per strada o quando torni a casa. Se non ti senti a tuo agio o senti di essere in pericolo questo significa che c’è bisogno di intervenire, talvolta solo a parole spiegando fenomeni che spesso non vengono compresi (ad esempio quando due nigeriani parlano tra loro e sembra che stiano litigando quando invece nel loro paese hanno la particolarità di parlare a voce molto alta e può sembrare che siano aggressivi), talvolta invece con interventi strutturali come un impianto di videosorveglianza. Ma per capire davvero cosa sente il cittadino non si può restare in ufficio o parlare unicamente con le Autorità di Pubblica Sicurezza, l’unico modo per capire è girare la città, stare con le persone a prescindere dal loro colore politico e comprendere quale sia la radice del problema per intervenire. Stando dietro una scrivania si perde la parte migliore della politica, ed io sinceramente preferisco essere un ‘’Assessore stradale’’.

Sul tema immigrazione ci sarebbero tante, troppe cose da dire. Uno degli obiettivi fondamentali per me dovrebbe essere quello di garantire la parità di diritti ai servizi e alla partecipazione alla vita pubblica per coloro che vivono stabilmente in Italia. Noi a Ravenna stiamo valorizzando molto la partecipazione degli stranieri nelle istituzioni poiché troviamo che dar voce ai rappresentanti degli immigrati nelle istituzioni sia dare il quadro reale dei mutamenti della società. A febbraio avremo l’elezione di due consiglieri aggiunti in Consiglio Comunale provenienti dal mondo degli immigrati Extra UE che potranno intervenire nel dibattito politico istituzionale ed avremo l’elezione dei Consigli Territoriali (in sostituzione alle Circoscrizioni che sono state abolite), dove gli immigrati residenti sul territorio comunale avranno diritto di voto attivo e passivo.

Il cambiamento si può ottenere, basta avere pazienza e perseveranza. La cosa che spero venga superata il prima possibile è il pregiudizio che si ha verso i giovani. Quando si chiede una politica nuova si parla di giovani, ma alcuni considerano giovani quelli di 35 anni e bambini quelli della mia età (cioè 24 anni). Questo è assolutamente controproducente, io spero che un giorno si arrivi al punto di valutare competenze e contenuti a prescindere dall’età. Non bisogna per forza puntare su una fascia d’età, mi piacerebbe che si valorizzasse chi dimostra di essere ONESTO a prescindere dai dati anagrafici. Quando si valorizzeranno i contenuti senza badare all’immagine, probabilmente avremo molto più margine di crescita collettiva.

Martina Monti – assessore alla sicurezza e all’immigrazione nel comune di Ravenna

Astensionismo e rinnovamento della politica (di Tullio Marra)

La partecipazione al voto alle ultime amministrative 2012 è stata del 66,88% nel primo turno (-4,16% rispetto al 2011) e del 51,38% nel secondo turno (addirittura l’ 8,93% in meno rispetto alle precedenti elezioni).

Nella Costituzione italiana, all’art. 48, è scritto che “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”. Il voto è personale (non può essere dato per delega da un rappresentante); eguale (ogni voto vale indipendentemente da chi l’ha dato); libero (nessuno può essere costretto a dare un voto diverso da quello voluto); segreto (a garanzia della libertà e per evitare indebite pressioni o ritorsioni). Dice, ancora, che votare è un “dovere civico” (parte di quel dovere di solidarietà politica, di cui parla l’art. 2), nessuna sanzione è prevista per chi non va a votare.

Tra gli studi di settore sul fenomeno astensionista consiglio quest’analisi abbastanza completa e secondo me attendibile:

http://audipolitica.it/images/stories/sintesi/Sintesi_ItalianiCheNonVotano.pdf

L’astensione è un’ opzione politica. E’ un errore considerare l’anti-politica coincidente con l’astensionismo elettorale. Tra la partecipazione elettorale e la non partecipazione esiste una zona grigia, ove si passa dal votare o no a seconda le circostanze, e degli schieramenti in campo e dei leader in concorrenza. Quindi l’astensione non è fenomeno di anti-politica di sapore anarchico.

Il 50 % degli astensionisti non si rifugia in un atteggiamento genericamente anti-politico, ma indica esattamente negli attuali partiti la ragione della loro mancata partecipazione elettorale.
Due sono gli elementi che potrebbero far tornare gli astensionisti al voto: primo, la comparsa di nuovi protagonisti e leader politici; secondo, una maggiore e generale moralità della politica.
Le analisi hanno scoperto che gli astensionisti non sono persone ignoranti e superficiali per ciò che riguarda la politica. Al contrario i tre quarti di costoro hanno precise idee ben precise su cosa dovrebbe essere la politica.

Fra i comportamenti della nostra classe politica la maggiore impressione negativa che si ripercuote su tutti gli elettori è quella inerente all’utilizzo dell’incarico pubblico per meri interessi privati.

Gli astensionisti non sono, come taluni vogliono far credere, degli arrabbiati ignoranti, ma sono del tutto simili al popolo dei votanti.

Da rimarcare che la tendenza all’astensionismo è comune a tutte le democrazie dell’Europa occidentale. E questo senza ignorare la specifica e profonda crisi che vive oggi il nostro sistema politico.

Questo spiega il successo inaspettato del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Coloro che l’ hanno votato, l’ hanno fatto perché ritengono la politica dei partiti tradizionali fallimentare, e vedono nel suo programma politico istanze innovative e, personalmente, ritengo che il presunto carisma di Grillo, c’entri poco con il suo successo.

Il M5S ha occupato, in questo momento, un vuoto politico, derivato dalla crisi strutturale, morale e anagrafica dei gruppi dirigenti dei partiti. Il M5S risponde a quella parte dell’opinione pubblica desiderosa di un cambiamento politico radicale, risponde altresì a una richiesta di trasparenza, di taglio dei finanziamenti ai partiti e ai costi della politica, di maggiore partecipazione per decidere sulle scelte della vita pubblica. Tutti segnali importantissimi. C’è grandissima insoddisfazione per lo scenario politico attuale. Il voto a M5S è un voto sì di protesta, ma soprattutto d’opinione. Continuerà a crescere, e quindi a spazzare via tutto e tutti, soltanto se i partiti tradizionali resteranno fermi e non appariranno novità politiche seriamente rappresentative.

Tullio Marra

A “tutto civismo”: movimenti e liste civiche alla carica (di Claudio Lombardi)

Non è solo il Movimento 5 stelle e non sono nemmeno più soltanto le liste civiche “tradizionali” che nelle elezioni locali sono presenti da anni per sostenere, senza simboli di partito, singoli candidati alle cariche di sindaco o di presidente di provincia. Adesso l’idea di lista civica sta diventando qualcosa di diverso che nasce nel locale e lì si sviluppa, ma si propone di assumere dimensioni nazionali e di diventare un soggetto politico autonomo. A promuoverle e a farle conoscere niente attori o personaggi dello spettacolo, ma cittadini comuni che si collegano fra loro e usano internet per dibattere e definire programmi e proposte.

Così la Rete dei cittadini (http://retedeicittadini.it) che si è presentata alle regionali del Lazio nel 2010 e così l’iniziativa per la costituzione di una lista civica nazionale nata da un fitto intreccio di realtà locali (http://www.perunalistacivicanazionale.it). Entrambe si propongono come uno sviluppo della democrazia fondata sui partiti. Probabilmente non sono e non rimarranno le sole anche perché il civismo sarà un’ancora cui si aggrapperanno anche alcuni partiti con la speranza di camuffare le loro precedenti esperienze di governo. Staremo a vedere.

Ai movimenti civici va ascritto anche il Movimento 5 stelle che, in realtà, non si definisce come una lista civica anche se di liste locali ne ha presentate molte. Secondo il suo statuto (anzi, Non statuto) non si tratta nemmeno di un’associazione bensì di una Non associazione come è specificato nell’art. 1 che definisce il Movimento come “una piattaforma ed un veicolo di  confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it.”. Sempre il blog individua le campagne e i temi da affrontare e il Movimento è “lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati” a promuoverle sul territorio. Movimento-strumento e, dunque, anche aderenti-organi dello strumento. Se la logica e le parole hanno un senso.

Si ritrova qui una “doppia verità” tipica dei movimenti fondati da personalità di spicco o da gruppi ristretti che vogliono mantenere il controllo senza rischiare di perderlo attraverso il confronto democratico. Molto battaglieri in nome della partecipazione verso l’esterno e molto autoritari verso l’interno dove non sono assicurate o rispettate le più elementari regole per la formazione delle decisioni. Molto spesso ciò accade “di fatto” (o con cavilli giuridici negli statuti) cioè con l’affermazione teorica di regole democratiche contraddette dalla pratica quotidiana nella quale i fondatori del movimento fanno valere la loro assoluta preminenza. Nel caso del M 5 S, invece, queste regole nemmeno esistono e, semplicemente, viene accettato il marchio proprietario di Beppe Grillo creando l’assurda situazione di un movimento che si batte per la totale trasparenza e apertura della politica, ma non accetta le forme più semplici della partecipazione al suo interno considerando i suoi aderenti come strumenti della volontà di uno solo.

Questo assetto inficia il programma che si propone come un elenco di punti che non vengono motivati e che sono scollegati da una analisi e da un quadro d’insieme. Nel complesso si presentano non come frutto di una visione politica, bensì tecnica. Messi lì senza collegamenti e spiegazioni assumono quasi le sembianze di una ricetta o di un manuale di istruzioni per l’uso. Se si aggiunge che non si sa da dove provengano – se da discussioni locali, nazionali, dai forum sul sito o dalla mente di Grillo – si ha il quadro di un non movimento che propone una non politica basata sull’attuazione di un programma tecnico. Ma l’opinione pubblica e gli elettori e nemmeno gli aderenti non danno molta importanza a questi aspetti. Secondo un recente sondaggio conta molto di più la personalità del leader e la forza del messaggio ossia l’impressione che lascia in chi ascolta. Ma, attenzione, questo vale solo per movimenti che esistono e hanno visibilità per i personaggi che li creano e che li rappresentano.

Ben diversa l’impostazione delle reti che stanno lavorando all’idea di una lista civica nazionale. Su tutto prevale la preoccupazione della democrazia interna che le spinge ad una cura persino pignola dei procedimenti decisionali. Entrambe le iniziative propongono un Manifesto o una Dichiarazione di intenti che serve a chiarire le intenzioni dei promotori e le finalità. La definizione dei programmi viene demandata ad assemblee nazionali precedute da numerose iniziative locali e da un fitto scambio di idee su internet. In ogni momento si sollecita la massima partecipazione individuale senza vincoli che non siano le cornici di principi, intenti e finalità messe a base delle iniziative.

Filo conduttore di entrambe (ma, a parole, anche del Movimento 5 stelle) è il superamento dell’assoluta preminenza della democrazia rappresentativa fondata sulla delega ai partiti e sulla separazione fra cittadini e istituzioni e l’espansione di tutte le forme di democrazia diretta.

A differenza del movimento di Grillo sia la Rete dei cittadini che Perunalistacivicanazionale indicano i punti del programma che intendono scrivere, ma dichiarano prima quali sono le finalità. In pratica presentano un approccio politico e non tecnico ai problemi del governo della collettività.

Il ragionamento non sarebbe completo senza parlare anche di Alba (www.soggettopoliticonuovo.it) il nuovo soggetto politico che nasce dal movimento referendario del 2011 per l’acqua (e non solo l’acqua) pubblica. Coagulato anch’esso sull’affermazione dei principi di massima partecipazione dei cittadini alle scelte della politica pone al centro della nuova politica la cura dei beni comuni. Anche in questo caso le regole della partecipazione interna sono definite per garantire apertura e trasparenza per chiunque voglia condividere il manifesto che ha lanciato l’iniziativa. E anche in questo caso l’approccio è dichiaratamente politico non essendoci elenchi di punti da attuare, ma un percorso, delle finalità e dei principi da cui muovere.

Se anche Alba, come è probabile, deciderà di presentarsi alle prossime elezioni il panorama politico italiano sarà sconvolto dalla presenza di diversi soggetti politici nuovi con una forte connotazione civica. Civica perché si partirà dal riconoscimento della centralità del cittadino come soggetto posto a base dello Stato. Vale la pena seguire questa evoluzione non dimenticando che il civismo da anni si esprime con tante associazioni che operano direttamente sui problemi della condizione sociale e dei servizi o sulla vita nelle città e che il patrimonio di esperienze accumulato deve, in qualche modo, entrare in contatto con le formazioni politiche che stanno nascendo. Altrimenti il civismo sarà una buona intenzione o uno slogan, ma non una realtà concreta. In ogni caso i partiti, se vorranno sopravvivere, dovranno misurarsi con questa realtà.

Claudio Lombardi

In Germania arrivano i pirati e in Italia i “grillini” (di Claudio Lombardi)

Potrebbero arrivare anche in Italia i nuovi pirati? Ovvero un movimento politico “né di destra né di sinistra”, che va oltre i vecchi partiti, piace finalmente ai giovani, è liberale ma non liberista, pratica la democrazia diretta tramite la rete e supera d’un balzo le stucchevoli chiacchiere sulla “riforma della politica” fatta dai partiti che l’hanno distrutta. Era questa fino a poco tempo fa la domanda che ci si faceva. Oggi è cambiata e ci si chiede se il Movimento 5 Stelle sia il Piratenpartei versione italiana. La domanda non è oziosa: in Germania il partito dei pirati ha preso un bel po’ di voti ogni volta che si è presentato alle elezioni e in Italia la stessa cosa è accaduta con le liste del Movimento 5 stelle alle ultime amministrative.

Vediamo di aiutarci a capire di che si tratta prendendo anche spunto da un articolo pubblicato su ”Internazionale” del 6 aprile scorso a firma di Michael Braun.

“Un partito apparentemente venuto dal nulla sta per cambiare completamente lo scenario politico tedesco” e riapre i giochi degli equilibri politici che sembravano chiusi in vista delle elezioni politiche del 2013: perdente la coalizione di Angela Merkel, vincenti i socialdemocratici e i verdi.

“Con una strabiliante affermazione alle elezioni per il parlamento regionale di Berlino – dove nel settembre 2011 hanno preso un sensazionale 8,9 per cento – sono apparsi sulla scena i Piraten, il partito dei pirati”. “Alle elezioni nel Land della Saar – quanto di più provinciale si possa immaginare – due settimane fa i Piraten hanno ottenuto un lusinghiero 7,4 percento, assicurandosi quattro seggi. E, con grande sconforto dei “vecchi” partiti, tutti i sondaggi ora prevedono a questi Pirati della politica un risultato fra il 9 e il 12 per cento alle prossime elezioni politiche.”

Questa la fotografia della novità che irrompe sulla scena tedesca. Ma ci sono somiglianze col fenomeno italiano del Movimento 5 stelle?

Braun afferma che “alcune analogie sono più che evidenti. Entrambe le forze si dichiarano “né di destra né di sinistra”, usano il web come piattaforma principale di comunicazione politica e hanno costruito la loro ascesa totalmente ignorati dai mezzi d’informazione. E tutt’e due affermano che i cittadini devono riappropriarsi della politica, togliendo spazio ai “vecchi partiti, giudicati autoreferenziali e obsoleti.”

Una correzione va fatta a questo elenco di analogie perché in Italia la fama del M5S deve molto a Beppe Grillo che da anni lavora per la diffusione del movimento e Grillo non è certo uno sconosciuto. Al contrario, la lunga marcia prima del battesimo elettorale, è stata segnata da tante apparizioni pubbliche e da un forte interessamento dei mezzi di comunicazione attirati, più che dai temi e dalle caratteristiche del movimento, dalle provocazioni di Grillo molto spesso una via di mezzo tra spettacoli di satira e comizi.

Ovviamente di questa differenza se n’è accorto anche Braun che sottolinea come il movimento sia nato e sia saldamente controllato dal comico genovese diventato leader politico.

Vediamo con l’aiuto del “Non statuto” del M5S perché si tratta di qualcosa di molto diverso dai partiti e da tutte le forme associative tradizionali.

Art. 1 – natura e sede

Il “MoVimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma ed un veicolo di  confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it.

La “Sede” del “MoVimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it. I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it.

Art. 3 – contrassegno

Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso.

 Non associazione bensì piattaforma e veicolo di confronto di ciò che è contenuto nel blog di Beppe Grillo e poi nome registrato e di proprietà del medesimo Grillo, Beppe per gli aderenti del Movimento. Scrive Braun: “I Piraten, invece, sono al momento del tutto privi di un “lider maximo”: se si chiedesse oggi ai cittadini tedeschi di nominare qualche loro dirigente farebbero spallucce. Si vota, come ai vecchi tempi, un partito, non un capo carismatico. Eppure i Piraten sembrano, molto più dei grillini, un vero partito del ventunesimo secolo.”

Già, ma perché? Intanto si definiscono “partito” e non appare una scelta casuale. La loro nascita risale al 2006, pochi mesi dopo la fondazione dello svedese Piratpartiet (che a sua volta era nato per difendere politicamente il sito di filesharing Piratebay con un implicito riconoscimento, quindi, della funzione della politica e delle sedi istituzionali nelle quali si esprime). All’inizio l’unico tema del partito è stata la libertà – di download, contro la censura e i controlli – su Internet. Quindi un obiettivo deciso collettivamente da chi aderiva.

Un po’ diverso l’approccio del M5S. Vediamo

Art. 4 – oggetto e finalità

Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo…

Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.

Dunque il M5S viene definito “strumento” “nell’ambito del blog” di quanti potranno sviluppare le campagne promosse da Beppe Grillo. Il comma successivo, coerentemente, precisa che il confronto si svolgerà “al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi” che non avrebbero senso alcuno dato che si tratta di selezionare i migliori interpreti delle campagne decise e promosse dal titolare del nome, cioè Beppe Grillo.

Strano caso di un movimento che nasce e si sviluppa nell’ambito di un blog personale per svilupparne le tematiche. Più che un movimento si direbbe uno strumento di marketing. Inevitabile, quindi, che il forte legame personale fra aderenti e proprietario del marchio si rafforzi quando si presentano le liste alle elezioni. Vediamo come

Art. 7 – procedure di designazione dei candidati alle elezioni

In occasione ed in preparazione di consultazioni elettorali su base nazionale, regionale o comunale, il MoVimento 5 Stelle costituirà il centro di raccolta delle candidature ed il veicolo di selezione e scelta dei soggetti che saranno, di volta in volta e per iscritto, autorizzati all’uso del nome e del marchio “MoVimento 5 Stelle” nell’ambito della propria partecipazione a ciascuna consultazione elettorale.

Non si precisa da chi saranno autorizzati “di volta in volta e per iscritto” gli aderenti che promuoveranno le candidature né chi sceglierà i candidati. Non essendovi organismi direttivi o rappresentativi l’unico che può scegliere e autorizzare è, di conseguenza, il titolare del marchio cioè, ancora una volta, Beppe Grillo.

Torniamo al Piratenpartei. Secondo Braun il problema dei politici tradizionali è che sono abituati ad usare anche i nuovi strumenti della comunicazione come internet in maniera vecchia cioè “top down” dall’alto verso il basso. “I Piraten, invece, predicano il principio del “bottom up”: non a caso si classificano come “Schwarmintelligenz”, come “intelligenza dello sciame”. Tutte le decisioni del partito vengono prese via web, utilizzando software come liquid feedback, ogni iscritto può partecipare al dibattito virtuale e al voto conclusivo.”

Nel Movimento 5 Stelle, in realtà, sembra che questo principio si applichi soltanto in parte e cioè in ambito locale perché c’è il limite costituito dalle “campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo” che è per definizione uno schema top down nel quale da un vertice giungono indicazioni da sviluppare e attuare. Questo forte elemento di centralizzazione di quella che si potrebbe definire linea politica è del tutto assente, invece, nei pirati che condividono, però, con il 5 Stelle la visione di internet come un nuovo spazio di partecipazione.

Si domanda Braun: “E se il rapporto con internet fosse uno dei veri cantieri della politica futura?” e poi continua: “ È inutile dare degli utopisti ai Piraten. Ai vecchi partiti di massa sarebbe molto più utile interrogarsi se non è venuto anche per loro il tempo di aprire nuovi canali di reale partecipazione per i cittadini. Ed è inutile per loro sperare che i Piraten non avranno nulla da dire sulle altre questioni politiche: infatti già cominciano ad attrezzarsi, con gruppi di lavoro sul web, dedicati a scuola, politica sociale, diritti civili eccetera. Reddito minimo di cittadinanza, libero e gratuito accesso all’educazione, dagli asili nido all’università, sì agli sponsor privati nelle scuole ma no a una loro intromissione nei programmi scolastici, sì a una equiparazione completa fra coppie gay e coppie etero: sono queste le loro prime proposte programmatiche. Caratterizzano il nuovo partito come partito liberale ma non liberista, anzi con una forte vocazione sociale. E lo caratterizzano come partito che non viene dai margini, ma dal cuore della società tedesca.”

Ecco il limite che gli aderenti al Movimento 5 Stelle si troveranno di fronte non appena si troveranno a dover rispondere ai loro elettori sui problemi di governo degli enti locali oggi e, domani, del Paese nella sua interezza. Potranno sviluppare autonomamente e con strumenti democratici i temi politici che decideranno di voler affrontare o dovranno ricevere “per iscritto” l’autorizzazione dal proprietario del marchio nonché promotore delle “campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica” ?

Una trasformazione in organizzazione democratica è urgente e inevitabile. Gli italiani che li hanno votato e gli stessi “grillini” non possono giocare al Movimento, ora vogliono fare sul serio. E speriamo che Grillo non si metta ad urlare.

Claudio Lombardi

Politica e antipolitica (di Elio Rosati)

I sondaggi stanno scuotendo l’anima dei partiti.

Secondo i sondaggi sembra che il movimento di Beppe Grillo sia il terzo partito. Sembra anche da altri sondaggi che il PD e il PDL siano sotto il 20% dei voti. Un crollo. Ed ecco che il segretario del PD (per carità deve fare così) attacca l’antipolitica, la demagogia e il rischio che vive la democrazia e invita tutti i partiti a raccolta.

Le opposizioni – Lega, IDV, Vendola e rimasugli della sinistra e della destra – fanno campagna elettorale per l’anno prossimo in modo da potersi presentare agli elettori come quelli che si sono opposti. A cosa poi bisogna capirlo e andrebbe chiarito meglio. Perché la Lega è responsabile del fallimento di questi ultimi 20 anni, perché l’IDV dice no per non perdere elettori proprio verso il movimento di Beppe Grillo, perché Vendola, pur apprezzabile nel suo percorso politico, anche lui rappresenta un modo personale di fare politica.

Ma il ragionamento di oggi è puntato sull’uscita del segretario del PD, che poi fa il paio e il tris con altre uscite di Casini e di Alfano.

Il ragionamento è, più o meno, il seguente. Attenti a non delegittimare i partiti (noi) altrimenti chissà che rischi si corrono. Tradotto: senza di noi non si può fare nulla.

Premesso che non mi piacciono le posizioni di Grillo, di Vendola e di Di Pietro, trovo però abbastanza risibile il fatto che i problemi sollevati da tali schieramenti non siano presi seriamente. Anche se chi li solleva lo fa solo come strumento tattico al fine di conquistare posizioni dalle quali continuare a fare opposizione perché, poi, quando si tratta di governare molto cambia dato che allora si tratta di decidere e di realizzare il che è sempre molto difficile.

Ma la cosa che trovo ancora più paradossale è che dovremmo come cittadini continuare a dare fiducia ai partiti, a questi partiti. Il nostro sistema partitico è in crisi da almeno 30 anni. E’ passato attraverso tangentopoli, il berlusconismo e il partito personale, oggi siamo al governo tecnico (che compie scelte politiche ovviamente) che si è reso necessario per il fallimento dei partiti al governo e per l’assenza di una credibile alternativa fra quelli di opposizione.

Però si chiede a noi cittadini di avere pazienza e fiducia che saranno sempre gli stessi partiti a trovare le soluzioni a tutti i  problemi. Infatti nemmeno di fronte allo scandalo del finanziamento dei partiti questi partiti riescono ad agire con rapidità e serietà. E dire che avrebbero il consenso della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica.

Per dare fiducia ci vorrebbe che qualche volta fossero i partiti (o, almeno, alcuni partiti) a scoprire i problemi prima che si manifestino con scandali o inchieste giudiziarie. Ma questo sarebbe possibile solo se si abbandonasse un punto di vista autoreferenziale cioè se si uscisse dai circoli di persone che gestiscono istituzioni, enti o apparati di partito e si guardasse ai cittadini comuni e alla grande fame di chiarezza, di trasparenza e di onestà che sta crescendo nella società civile.

Solo così si scoprirebbe che i cittadini possono essere la grande risorsa dell’Italia e la struttura portante della democrazia. Ecco su questo varrebbe la pena di investirci risorse e intelligenze.

Elio Rosati