Il festival della partecipazione dei cittadini

partecipazione dei cittadini

Più di 50 appuntamenti in quattro giorni, dibattiti, lezioni magistrali, laboratori che animeranno, con oltre cento protagonisti, strade, piazze, teatri dell’Aquila e cortili di alcuni palazzi antichi recentemente restituiti alla loro bellezza. Il Festival della Partecipazione punta a riunire in una città che sta affrontando il suo percorso di ricostruzione chi vorrà ascoltare, testimoniare il senso e il valore della “partecipazione”, attraverso storie, spettacoli teatrali, concerti, cibo. Ma non solo, perché il Festival, dal 7 al 10 luglio, prevede anche appuntamenti come il pranzo condiviso tra i cittadini e almeno un migliaio dei 3.500 operai impegnati nella ricostruzione post terremoto, l’arrivo della Lunga Marcia per l’Aquila, il “Concerto per pubblico e orchestra – Trois langages imaginaires” eseguito dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese, i tavoli esperienziali, la riapertura degli antichi forni, i dialoghi sull’architettura partecipata, una “piazza della partecipazione” aperta alle proposte non in programma.

festival della partecipazioneTutto per confrontarsi e ribadire il valore di una partecipazione qualificata al governo delle politiche pubbliche, per testimoniare come, insieme, i cittadini possano davvero cambiare le cose in meglio. È l’obiettivo che si sono date le nostre tre organizzazioni, ActionAid Italia, Cittadinanzattiva e Slow Food Italia, quando hanno deciso di mettersi al lavoro per un’altra tappa del percorso dell’alleanza “Italia, Sveglia!”, nata poco più di un anno fa nella convinzione che, con l’impegno comune e la moltiplicazione delle possibilità di coinvolgimento dei cittadini, si potessero creare le condizioni per incidere più profondamente e contribuire a rendere l’Italia un Paese migliore, più giusto di oggi.

Nel 2015, l’anno dell’Expo, siamo partiti proprio dal cibo con la campagna Io mangio giusto!, volta a ridurre gli sprechi, offrire ai bambini un cibo più sano e creare un circuito più equo e trasparente nelle mense delle scuole italiane.

partecipazione condivisioneNel corso di quest’anno ciascuna delle nostre organizzazioni ha proseguito il suo cammino, ma le scelte all’origine del manifesto “Italia, Sveglia!”, la consapevolezza che mettendo insieme le nostre forze diventassero possibili obiettivi più ambiziosi, ci ha spinto ad organizzare un nuovo appuntamento: il Festival della Partecipazione. Partecipazione come elemento qualificante della democrazia, antidoto efficace all’esclusione sociale, ingrediente fondamentale per la riscossa del nostro Paese, attraversato ancora oggi da troppe disuguaglianze, da divari tra Nord e Sud e tra il centro e le periferie che generano spesso emarginazione e differenze nella possibilità di accesso a servizi come istruzione e salute.

Forse mai come negli ultimi anni la parola “partecipazione” è stata scritta, usata e spesso abusata in contesti diversi fra loro, a testimonianza della necessità sia da parte dei cittadini che delle istituzioni di vederla realizzarsi concretamente nei processi che ogni giorno producono scelte e orientamenti.

cittadini attiviA partire dagli anni 70 nel nostro Paese si è progressivamente affermato il ruolo dei cittadini che, in forme individuali o organizzate, hanno contribuito a ridefinire obiettivi istituzionali e politici, non solo all’interno dei propri confini geografici, hanno difeso e rivendicato diritti, si sono presi cura dei beni comuni e dei più deboli, di chi è rimasto silenziosamente indietro. Welfare, pari opportunità, diritti civili, ambiente, non sarebbero gli stessi senza l’impronta dell’impegno civico, del volontariato, senza il protagonismo positivo di chi si è voluto ingaggiare in una nuova sfida per la sua comunità.

Anche oggi, in un contesto di grandi cambiamenti storici e sociali, di crisi dei modelli tradizionali di riferimento politico, il tema della partecipazione attiva è centrale per i cittadini, ma anche per le istituzioni, che avvertono la necessità di riqualificare la loro azione, di immettere energie civiche nel processo di policy making per renderlo più efficace.

partecipare insiemeNegli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi di creare processi partecipati, sperimentazioni di modelli e pratiche di democrazia della cittadinanza. Provare a capire i nuovi paradigmi, raccontare esperienze vere, di donne e uomini che hanno messo le loro energie a disposizione di un progetto di cambiamento, orientato il dibattito pubblico con la raccolta di dati e informazioni, istituito loro stessi servizi a sostegno di chi non ce la fa, tutto ciò può rappresentare uno strumento utile a tutti coloro i quali vogliono impegnarsi e agire nella propria comunità.

Per questo abbiamo pensato fosse giusto partire proprio da qui, da cosa significhi partecipazione oggi, e per farlo abbiamo scelto la città dell’Aquila. Perché non vorremmo che il Festival si riducesse ad un’occasione mediatica, ma che diventasse un luogo concreto per tessere relazioni, per aiutare, lasciando un’impronta concreta, il percorso di ricostruzione civica e urbana che la città sta attraversando.

In questi quattro giorni, attraverso parole, musica, teatro e immagini vorremmo declinare le mille sfaccettature del termine “partecipazione”, e raccontare impegno, ascolto, incontro dell’altro, riappropriazione degli spazi, urbani e democratici, reali e ideali. Perché il 10 luglio non sia solo il giorno di chiusura del Festival, ma l’inizio di un nuovo percorso, più consapevole e qualificato, di impegno civico.

– Marco De Ponte Segretario generale di ActionAid Italia

–Antonio Gaudioso  Segretario generale di Cittadinanzattiva

– Francesca Rocchi Vice Presidente di Slow Food Italia

La partecipazione dei cittadini sostanza della democrazia

partecipazione dei cittadini

La festa della Repubblica è l’occasione per riflettere sulla sostanza della democrazia che da 70 anni è il principio che governa la nostra vita politica e istituzionale. Due sono i modi con i quali questo principio si realizza: il voto per eleggere le assemblee che gestiranno il potere in nome del popolo sovrano; l’organizzazione dei cittadini per concorrere a determinare le scelte politiche. Sono questi gli snodi cruciali del nostro essere Stato democratico.

festa della repubblicaSe per il voto le idee sono chiare così non è per la partecipazione dei cittadini alla politica. Troppo spesso confusa con il ruolo dei partiti si è offuscato il suo carattere “totalizzante” ovvero che non può essere racchiusa nell’unica espressione organizzativa data dalla forma partito. Bisogna rileggere l’articolo 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Questa formula poteva essere esaustiva nel 1948 quando la novità assoluta fu la rinascita dei partiti e la libertà di formazione del consenso. Oggi non basta più e l’art.49 ormai non è più adeguato ad esprimere la ricchezza democratica della società italiana. Nell’ambito di una riforma costituzionale vasta come quella su cui dovremo votare ad ottobre doveva essere riscritto anche questo articolo.

partecipareDue riflessioni vanno fatte al riguardo: la prima è che il diritto dei cittadini a concorrere a determinare la politica nazionale (e quelle regionali e locali) esiste di per sé ed è attributo che deriva dalla condizione di cittadinanza; la seconda è che i partiti ovvero le formazioni politiche che si presentano al voto degli elettori sono uno strumento. Affermare una gerarchia fra queste due fasi è necessario perché dopo 70 anni di repubblica si sono create altre forme di partecipazione che concorrono a determinare le scelte politiche a tutti i livelli. Se alle formazioni politiche che ottengono il voto per andare a comporre le assemblee elettive spetta un ruolo centrale è giunto il momento di riconoscere che vi sono altre sedi di espressione e di formazione della volontà politica dei cittadini che si pongono in rapporto dialettico con le istituzioni elettive e di governo.

Da molti anni associazioni, comitati e movimenti sono a tutti gli effetti sedi nelle quali si fa politica, si elaborano soluzioni e ci si impegna perché abbiano successo. E le istituzioni elettive e di governo non potrebbero fare a meno di un rapporto costante con queste espressioni di partecipazione. Pensare che tutto si svolga all’interno e tramite i partiti politici è illusorio e fuori dalla realtà attuale. E comunque sarebbe ora che, dopo 70 anni, si definisse una disciplina che regoli i partiti i quali sono associazioni private non regolamentate investite, però, di funzioni politiche rilevanti. Questa asimmetria va superata con la definizione di regole precise che i partiti devono rispettare per presentarsi come tali e chiedere il voto dei cittadini.

coinvolgimento cittadiniTuttavia non bastano nemmeno partiti, associazioni, comitati e movimenti perché occorre andare alla radice e ricercare il coinvolgimento di ogni singolo cittadino. Questa ricerca diventa un principio guida, un indirizzo che apre canali di comunicazione e di condivisione e può dare un’anima nuova alla Repubblica perché la partecipazione è la sostanza della democrazia. Occorre perciò riorganizzarne le modalità di funzionamento per incorporare una ricchezza di partecipazione che va oltre la dimensione partitica o genericamente quella organizzata.

Vanno costruite modalità che diano una base comune di informazione, di formazione e di trasparenza a disposizione di tutti e per dare voce a tutti. Abituarsi a decidere INSIEME ai cittadini significa puntare alla costruzione di una cultura civica più forte e radicata che faccia più forte e vero il legame tra cittadini, politica e istituzioni pubbliche. Non è utopia, ma una necessità che si basa su parole chiave valide per tutti: diritti e doveri; poteri e responsabilità. È questo che può garantirci altri decenni di libertà e di democrazia

Claudio Lombardi

Primarie Pd e polemiche

primarie

In mezzo a tante notizie drammatiche l’ipotesi che piccole furfanterie siano state messe in atto per influire sulle primarie Pd di Napoli fa un po’ sorridere. Articoli, dibattiti Tv, inchieste per scoprire fatti che, se sono accaduti veramente, fanno parte di un malcostume nazionale e non appartengono certo a un solo partito. E che, comunque, sono fatti che vanno riportati alla loro reale dimensione.

primarie del pdForse ci si dimentica che le primarie servono per far scegliere ad iscritti ed elettori i candidati da presentare alle elezioni. Le primarie non attribuiscono appalti, non danno cariche pubbliche, non fanno vincere alcun concorso, non danno finanziamenti pubblici di alcun tipo. Una volta selezionato il candidato questi si deve presentare alle elezioni e sperare di essere eletto. Tutto qui. Quindi è oggettivamente spropositato il clamore che le storielle napoletane dell’euro consegnato insieme all’indicazione di voto stanno suscitando o della manciata di schede bianche gettate nelle urne romane per gonfiare un po’ il numero di votanti.

Tutto sommato il Pd è l’unico partito che ha il coraggio di mettersi in piazza e chiedere il voto dei cittadini esponendosi anche alle distorsioni e ai rischi che tutto ciò comporta. Gli altri partiti (compresi i 5 stelle) stanno ben attenti a non sottoporsi agli sguardi dell’opinione pubblica e decidono tutto in casa loro.

accordi di potereCiò detto le primarie Pd sollevano alcuni seri problemi. Intanto, condotte nel modo in cui sono state condotte negli ultimi anni, rischiano di distruggere il patto che lega il partito ad iscritti ed elettori. Patto di trasparenza e di partecipazione che o si fa e si rispetta o è meglio non farlo. Certo, il problema è quello dei gruppetti di potere e delle cordate personali che pullulano nel Pd (e in tutti gli altri partiti M5S compreso). Se le primarie restano isolate contro di loro c’è ben poco da fare. Ma se ci si ricorda che le primarie fanno parte di un modo di essere partito politico che si apre alla partecipazione dei cittadini allora ci sono anche tanti altri strumenti che, messi insieme, possono creare un ambiente sfavorevole per gruppetti e cordate.

Il problema è innanzitutto del Pd che ha voluto uno statuto che contiene norme importanti per la partecipazione anche se non attuate. Addirittura è stato coniato il nome di doparie per indicare la necessità di non fermarsi alle primarie, ma di prendere in considerazione tutto ciò che può venire dopo e oltre. Qualche novità si manifesta nelle formazioni politiche che stanno nascendo che fin dall’inizio adottano il metodo della partecipazione tra i loro aderenti. Nessuno, per ora, adotta l’approccio dello statuto del Pd che si definisce un partito di iscritti ed elettori. Nessuno, nemmeno il Pd, si pone come organizzatore della partecipazione dei cittadini verso le decisioni che vengono assunte nelle assemblee elettive cioè verso la politica.

partecipazione dei cittadiniÈ un doppio livello – quello della partecipazione degli aderenti e quello della partecipazione dei cittadini – della cui necessità non vi è ancora consapevolezza. Le primarie si avvicinano a questa nuova concezione del partito politico come un ponte tra istituzioni e cittadini. Se il partito politico continuerà ad essere un corpo chiuso in sé che agisce innanzitutto nel suo interesse restano le condizioni che ne hanno favorito la degenerazione e le primarie non serviranno a nulla, anzi, saranno sempre più dominate dai gruppi di interesse. Se il partito pensa di essere il principale canale di elaborazione della politica a disposizione di tutti i cittadini allora le cose possono cambiare e le primarie saranno uno degli elementi di un sistema nuovo.

Sembra utopia, ma è più semplice di quanto si possa pensare. Basta volerlo

Claudio Lombardi

Il nuovo Senato e la valutazione

funzioni Senato

Di seguito l’articolo della Costituzione che descrive identità e funzioni del nuovo Senato

Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonchè all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”.

il punto sul nuovo senatoSe questo articolo sarà approvato definitivamente finirà il bicameralismo come lo abbiamo conosciuto finora e nascerà un sistema basato su due Camere di natura diversa e con funzioni diverse. È un grande cambiamento sul quale si può essere d’accordo o no, ma non gli si può negare coerenza con la realtà di uno Stato che proclama di articolarsi in più dimensioni, nazionale e territoriali, facendo perno sul regionalismo.

Le funzioni chiave del nuovo Senato sono chiare e, oltre a quella di rappresentanza delle istituzioni territoriali e di raccordo tra questi, lo Stato e l’Unione Europea, vi sono quelle di valutazione delle politiche pubbliche, delle attività delle pubbliche amministrazioni e dell’impatto delle politiche europee sui territori.

Quelle di valutazione potranno essere le funzioni chiave e non a caso nel corso dei dibattiti che, per decenni, si sono svolti sul superamento del bicameralismo, più volte è stata sottolineata l’esigenza di una più incisiva funzione parlamentare di controllo la cui sostanza risiede in un’attività di conoscenza e di valutazione.

riforma CostituzioneUna volta superate le polemiche che stanno accompagnando la definizione di una riforma costituzionale più volte studiata, annunciata, richiesta, proclamata forse si riuscirà a vedere concretamente come il nuovo Senato potrà svolgere efficacemente le funzioni che gli sono state assegnate. Fra queste, valutare le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni nonché l’impatto delle politiche europee sono, forse, le più difficili e impegnative ed anche quelle di cui si è più sentita la mancanza.

Il problema vero è come potrà farcela il nuovo Senato perché se dovesse applicarsi sul serio al compito di valutare che parte inevitabilmente dal monitoraggio si troverà a fare i conti con il gigante della spesa pubblica e degli obiettivi ai quali è indirizzata con l’aggiunta delle politiche europee e dei relativi fondi. Quando, però, si parla di valutazione e di monitoraggio si deve anche parlare di partecipazione dei cittadini. E qui si aprono scenari inediti tutti da esplorare.

Questa appare la vera novità che richiederà uno studio accurato e la predisposizione di un apparato dedicato in maniera specifica a tali compiti. Una sfida che converrà sostenere

C. L.

L’ antimafia capitale che serve

antimafia capitale

Penso sia arrivato il momento di una nuova Resistenza civica contro le mafie, i loro protettori, i loro soci occulti, i politici che ne traggono profitto o che convivono con questo cancro.

Dai roghi della terra dei fuochi, alla devastazione delle coste, al caporalato schiavista delle campagne, ai monopoli criminali dello smaltimento dei rifiuti, alle distruzioni ambientali, alle centinaia di opere fantasma e di cattedrali nel deserto abbandonate, agli abusi edilizi, alle faraoniche opere inutili, tutto costituisce il brodo di coltura di un’illegalità diffusa che alimenta un’economia parallela di saccheggio del territorio, dell’ambiente e dei soldi pubblici.

cittadiini attiviI Partiti (li scrivo ancora con la P maiuscola perché sto ancora alla vecchia definizione di “strumenti della democrazia che si organizza”) hanno da molto tempo abbandonato il territorio inteso come luogo per creare rapporti culturali e sociali e per favorire economie sane, per denunciare ingiustizie, per creare forme di solidarietà, per fare comunità. In cambio abbiamo avuto comitati di affari, falsi circoli territoriali, capibastone, camarille (non correnti di pensiero che erano una cosa seria).

C’è bisogno di un grande risveglio civile, di un nuovo patto per la buona Politica, di una grande assunzione di responsabilità nel segno dell’Etica pubblica.

Questo discorso vale soprattutto per Roma, capitale del Paese, dove adesso ci si accorge che tutto è inquinato da presenze criminali e da ordinarie illegalità nella colpevole assenza di un’azione pubblica rigorosa delle Amministrazioni che si sono succedute nel corso degli anni. Ci voleva la pacchiana sceneggiata dei funerali di Casamonica per smuovere le acque stagnanti della politica romana che torneranno nella palude dell’immobilismo e persino della connivenza se i cittadini non capiranno o non sapranno organizzarsi con forme di partecipazione sempre più attiva e puntuale.

mafia capitaleScrive l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Giovanni Caudo sul Corriere della Sera del 2 settembre: “ Acqua, energia, rifiuti ed urbanistica sono da sempre i mercati monopolistici radicati a Roma che valgono miliardi di euro e su cui i poteri locali tutt’altro che forti si sono accomodati. Quando da una buca dove gettare la spazzatura si passa alla raccolta differenziata e si progettano gli ecodistretti, dai debiti sistematici si passa al risanamento del bilancio, dalle varianti di piano per rendere edificabile l’Agro romano si passa alla trasformazione dell’esistente, hai messo in campo una visione di città di respiro internazionale. Questo è il modo più efficace per combattere Mafia Capitale”.

Bene, assessore Caudo, siamo d’accordo! Ma questi temi debbono diventare materia di coinvolgimento della società civile che non si deve sostituire alla società politica in una democrazia rappresentativa ma deve solo affiancarla secondo lo spirito e la cultura della sussidarietà. Sono le conoscenze diffuse e le mille competenze specifiche le vere risorse umane di questa Città che possono consentire una partecipazione attiva dei cittadini liberando la loro creatività e realizzando di fatto un controllo sociale sulle azioni politiche e amministrative delle istituzioni locali.

I partiti che le guidano però devono compiere atti concreti. Ciò che conta è che la politica non dia più l’esempio di chiacchiere cui seguono fatti radicalmente diversi.

coinvolgimento cittadiniLa situazione di oggi a Roma (ma lo stesso si può dire a livello nazionale) non è un fenomeno naturale, ma è stata creata negli anni con il consenso o al limite con il silenzio-assenso di tutte le forze politiche (tranne il M5S che non esisteva). Per questo non bisogna distrarsi con la caccia al capro espiatorio che oggi si cerca di identificare nel Sindaco Ignazio Marino.

Come iene tutti si avventano sulla preda uscendo dal bosco nel quale si erano nascosti. Il Pd più di tutti dovrà impegnarsi per restituire credibilità alla proposta politica del centro-sinistra. Per le destre nemmeno si può parlare di proposta politica: devono ancora dimostrare come sia possibile che siano sotto accusa per essere state il perno di un’associazione a delinquere che voleva spartirsi la città.

Per questo non saranno sufficienti né l’opera del prefetto Gabrielli e nè un’assessore alla Legalità. La rinascita di Roma dovrà basarsi sulle forze sane e su un mutamento di prassi e di cultura della maggioranza dei romani e di chi li governa

Paolo Gelsomini

L’ ordinaria illegalità culla di mafia capitale

illegalità a Roma

Cosa c’è dietro Mafia Capitale? C’è una semplice verità: la città legale senza trasparenza e partecipazione apre alla città illegale. Lasciamo un attimo da parte lo scenario malavitoso di Mafia Capitale ed analizziamo i comportamenti sociali di quella città legale che è costituita da molti soggetti diversi. Riassumiamoli in tre categorie.

I primi sono i portatori di interessi economici o di gruppo – oggi si chiamano lobby – e sono in grado di dettare le regole a proprio vantaggio, forzare la mano, intervenire dentro e fuori le istituzioni, condizionare i politici in una logica di scambio che prevede anche passaggi di denaro e altre opportunità.

vivibilità cittàI secondi sono i cittadini nella loro comune condizione di abitanti della città. In questa veste sono di fatto portatori di interessi generali e difensori dei beni comuni. Ebbene questi, a differenza dei primi, fanno fatica a far sentire la propria voce e le proprie ragioni, ad orientare le scelte della politica, a far valere diritti fondamentali legati alla vivibilità dei territori, alla sostenibilità ambientale delle opere, alla difesa della salute e del patrimonio culturale.

I terzi sono tutti coloro che rappresentano la parte istituzionale e amministrativa. Sono loro che dovrebbero garantire una mediazione tra interessi diversi, ma privilegiando l’interesse pubblico che garantisce tutti. È proprio questa la parte decisiva che, però, si rivela spesso molto debole e cedevole di fronte agli interessi privati specie se questi sono in grado di proporre uno scambio e di garantire un tornaconto.

Questo è lo scenario di una “normale” legalità che c’è a Roma così come sicuramente anche in altre città. Una normalità che non può funzionare e che può produrre degli effetti devastanti.

potere mafiosoLa debolezza e l’incertezza istituzionale sono un problema sempre. Nel caso di Roma è proprio la mancanza di coraggio del Sindaco e della sua Giunta a favorire, volontariamente o no poco importa, comportamenti aggressivi delle oligarchie economiche e finanziarie della città, rivendicazioni intollerabili di diritti non scritti come quelli sollevati ad ondate ricorrenti da una variopinta congerie di soggetti che utilizzano la città, ne sfruttano le risorse e che sono piuttosto refrattari alle regole e ai controlli (l’elenco sarebbe lungo, ma diciamo che i “mitici” palazzinari ne rappresentano il prototipo).

A volte si ha l’impressione che si tratti di un esercito che invade la città e la occupa per svolgere i suoi affari. E sembra che l’Amministrazione comunale non si renda conto dei problemi che questo assalto genera e ne sottovaluti l’impatto sulla città. D’altra parte i cittadini, portatori del mero interesse alla vivibilità dei luoghi in cui abitano, si sono persino stancati di segnalare i loro disagi ad “autorità” che si comportano come i muri di gomma.

illegalità taciutaCome rispondono le “autorità”, infatti, a questi disagi? Timide ordinanze da un lato e poi permissività e tolleranza di comportamenti dannosi per la collettività dall’altro. Ciò che emerge sopra tutto è la facilità con la quale vengono elusi leggi, regolamenti, ordinanze, divieti, delibere tanto che ormai Roma sembra essere diventata una palestra della micro, macro ed ordinaria illegalità a cielo aperto.

Contemporaneamente languono o si trascinano stancamente all’interno delle istituzioni forme largamente incomplete di partecipazione popolare. Eppure dovrebbe essere proprio la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini a creare un baluardo contro i comportamenti mafiosi e contro il malaffare.

Ne deriva una situazione ideale perché nasca e si rafforzi una città illegale dietro quella legale.

partecipazione dei cittadiniEppure un antidoto ci sarebbe, ma non lo si vuol praticare. E allora: chi ha paura della partecipazione popolare? Se ne sta perdendo perfino la cultura tra i cittadini che spesso si accontentano di sistemare il parco sotto casa o la propria strada. Cose importantissime, per carità, ma non sufficienti per rispondere come comunità della polis alle sfide che questa città ci impone.

La partecipazione attiva dei cittadini ed il loro controllo su tutto l’iter delle opere e dei servizi, dal bando, al progetto, alla realizzazione, alla gestione, costituiscono un forte antidoto alle infiltrazioni mafiose, ai comportamenti criminali, agli scambi sottobanco, alle intollerabili deviazioni della politica.

Si parla spesso e giustamente di trasparenza, ma non basta la trasparenza se poi non si attivano processi partecipativi di cittadini consapevoli e portatori di competenze, conoscenze ed esperienze, capaci di interpretare, controllare, monitorare, proporre, criticare non solo piccole e grandi trasformazioni urbane ma anche delibere, ordinanze, determine dirigenziali, nonché la gestione dei pubblici servizi.

Trasparenza e partecipazione (non esiste l’una senza l’altra) sono l’unico antidoto agli scambi di favori, alle gestioni privatistiche dei beni e dei servizi pubblici, alle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni.

Ecco perchè  la discesa in campo dei cittadini organizzati entro strutture partecipative è il primo passo per una ripresa di una Politica alta capace di marciare a fianco dei cittadini onesti che sono la maggioranza e capace di realizzare finalmente un’idea condivisa di Città, contro ogni mafia. Non è scontato dire questo, non è banale affermare questi principi. E’ anche l’unico modo per sostenere il sindaco Marino e per allontanare definitivamente dal Campidoglio e dalla città gli affaristi e i corrotti.

Paolo Gelsomini

La medicina della partecipazione

partecipazione dei cittadini

La situazione economica, politica, sociale ma anche morale di Roma e dell’Italia è sotto gli occhi di tutti. Tante sono le cause, ma una è forse la più importante: la violazione costante delle regole.

A tutti i livelli ci sono esempi di prevaricazione, comportamenti illegali, mancanza di trasparenza, lassismo, disinteresse, incompetenza, mortificazione del merito, inefficienza, connivenza, omertà.

Tutto questo crea caos, opportunismo, avvilimento, populismo e genera anche grandi disuguaglianze e precarietà.

baratro della corruzioneBisogna riconoscere che la corruzione è una degenerazione di sistema e non un incidente di percorso. Occorre quindi agire sul sistema che è fatto anche di cultura e di comportamenti sociali ed individuali. Per questo l’unica maniera per farlo è coinvolgere i cittadini nella gestione della “Cosa Pubblica” facendo una battaglia culturale per anteporre il bene comune all’interesse individuale.

Parliamo quindi di PARTECIPAZIONE, ma una partecipazione che nasca da una rivoluzione culturale profonda che porti a superare i limiti di una democrazia rappresentativa che non riesce più a governare i fenomeni sociali legati a società multiculturali, globalizzate, frammentate, con sempre meno riferimenti condivisi, in continua e veloce trasformazione.

distacco cittadini politicaQuesto ha determinato un distacco tra cittadini e politica perché questa spessissimo si dimostra lontana e in ritardo rispetto ai problemi reali e alle esigenze dell’interesse generale cui dovrebbe rispondere.

E se in passato le minoranze finivano per accettare le decisioni della maggioranza ora, quelle stesse minoranze, si oppongono, rifiutano le decisioni prese contro di loro creando gravi problemi a tutta la gestione politico-amministrativa.

Sono molto note due frasi legate alla resistenza messa in atto dalle minoranze che ritengono di essere state escluse dai processi decisionali:

  • “non nel mio cortile” (conosciuta come sindrome NIMBY – Not In My Back Yard)
  • “niente per noi senza di noi” (nothing for us without us).

partecipareIn tutto il mondo sono in atto tentativi per integrare la democrazia rappresentativa, per la quale non si intravedono radicali alternative, con forme di partecipazione che vengono declinate come Democrazia Partecipata, Democrazia Emergente, Democrazia Deliberativa, Democrazia Digitale. Sono tutte sigle in divenire, per le quali è difficile trovare definizioni univoche e consolidate.

La rivoluzione culturale sulla quale deve fondarsi la partecipazione deve riguardare tutti: cittadini, politici e pubblica amministrazione. Devono cambiare i rapporti tra queste entità che ora sono profondamente divise e diffidenti le une verso le altre.

La partecipazione deve avvenire nel rispetto dei ruoli:

  • Ai Cittadini il diritto di essere informati con chiarezza e trasparenza, di essere ascoltati, di poter avanzare proposte, richieste, progetti, di poter esercitare un controllo.
  • Agli Eletti ed alla P.A. l’onere e l’onore di gestire, di scegliere ed assumere decisioni motivate.

La partecipazione non è lobbismo, non è assemblearismo, non è contrattazione di vantaggi.

coinvolgimento cittadini La partecipazione è informazione trasparente, è presa di coscienza, è assunzione di responsabilità, è analisi degli interessi per aumentare il numero delle soluzioni adottabili.

La partecipazione è confronto basato sull’ascolto di tutti partendo dall’assunto che l’altro ha le sue ragioni.

Sono cose facili da dirsi ma non da concretizzarsi. Le resistenze saranno forti e in molti dentro le Istituzioni penseranno che irrigidendo le procedure si possa meglio mettere ordine in quella che appare una situazione fuori controllo.

Errore. Una partecipazione convinta può dare più forza di qualsiasi irrigidimento. Lo scopo è velocizzare le scelte e ottimizzare i risultati dando soddisfazione a tutti i soggetti coinvolti.

Sembra un’utopia, ma è, invece, una necessità di riequilibrio di società con troppa disuguaglianza e disunite sui principi fondamentali e sui valori

Maurizio Colace

La politica che ha fallito a Roma

crisi Roma

Il Pd romano deve scontare molti peccati e sotto inchiesta interna e politica (per altri tipi di inchiesta ci pensa la magistratura) bisognerebbe mettere interi gruppi dirigenti lungo la linea Pci – Pds – Ds con l’aggiunta degli eredi del Psi e della Margherita che deriva da una parte della Dc. Per decenni hanno occupato il potere all’ombra delle giunte Rutelli e Veltroni e lo hanno mantenuto anche sotto Alemanno proseguendo indisturbati fino allo scandalo “Mafia capitale”. I responsabili sono loro e prima il Pd li individua e li emargina meglio è per tutti.

Ma concentrarsi sul Pd è fuorviante, ingiusto e inutile perchè si piega una vicenda di grande portata nazionale ad esigenze di lotta politica contingente. La verità è che a Roma non ha mai comandato una sola parte politica e i cosiddetti poteri forti romani sono sempre stati capaci di andare d’accordo con tutti. E poi “ mafia capitale ” ha preso il volo negli anni di Alemanno e tra gli arrestati ed indagati ci sono esponenti di vertice del centro destra. Lo stesso trasversalismo che vediamo nell’accoppiata Buzzi – Carminati si è realizzato ad ogni livello per decenni. Le mance corporative hanno tenuto buona la base sociale mentre ai piani alti impazzava l’arraffa arraffa.

Purtroppo anche ciò che di buono è stato fatto viene sepolto non solo dall’emergere dello scheletro del potere reale quanto dal fallimento del governo della città.

L’attacco adesso si concentra sulla giunta Marino quando è evidente che semmai questi è una vittima di gruppi di potere che pensavano di manovrarlo come un pupazzo. La realtà era quella che si è vista con “ mafia capitale ” con un’occupazione sistematica dell’apparato amministrativo e degli snodi fondamentali delle aziende dei servizi e delle società partecipate. Chi chiede le dimissioni di Marino dovrebbe sapere che era accerchiato dai gruppi di potere due anni fa non oggi.

Comunque chi paga il prezzo di questo sistema di potere costruito in tanti anni sono i romani che vivono male e ci mettono pure tanti soldi di tasca loro per le tasse locali. Basta girare per la città anche da semplice turista per rendersi conto dello stato dei servizi pubblici (basti vedere la pulizia della città e la gestione dei rifiuti) indegno di una capitale europea.

Diciamo la verità, i partiti a Roma hanno fallito, ma c’è pure tanta gente onesta e ci sono tanti cittadini che vogliono partecipare e prendersi cura del bene comune. È ora che la politica la rifondino loro

Riforma della Costituzione o attentato?

proteste su riforma CostituzioneOggi la Camera ha concluso col suo voto favorevole la prima lettura del disegno di legge di riforma della Costituzione. Fra tre mesi inizierà la seconda lettura – di nuovo Camera e Senato – che, se si concluderà con un’altra approvazione, aprirà la strada al referendum che potrebbe confermare o respingere la legge. Insomma un iter complesso e lungo. Niente decreti legge, niente voti di fiducia.

Tanta strada da fare, ma anche tante polemiche. Comincia, quindi, a dar fastidio sentire levarsi alte grida di attentato alla democrazia nel momento in cui si crea una maggioranza che vota le sue proposte. Che si tratti della legge elettorale, della riforma del Senato o di altro ormai non ci sono mezze misure: la critica è sempre che la maggioranza si mostra autoritaria e nemica della Costituzione. Sarà vero?

Ogni proposta può essere giusta o sbagliata, opportuna o inopportuna,  ma si dimentica che ogni maggioranza ha il dovere di portare a compimento il suo programma e che se si tratta di difendere la Costituzione nel nostro sistema ci sono organi dello Stato che hanno questo specifico compito. Il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale stanno lì apposta per questo. Perché allora bisognerebbe credere a chi grida alla svolta autoritaria, ma lo fa da avversario politico della maggioranza?

riforma costituzioneTra l’altro uno di questi avversari – Forza Italia – fino a poche settimane fa sosteneva sia la riforma costituzionale che la legge elettorale. Oggi ha cambiato idea e si è unita a chi denuncia la svolta autoritaria. E se ne accorgono solo adesso? Un caso di evidente malafede.

Con i Cinque Stelle, invece, siamo abituati alla loro ferrea coerenza: tutti a casa e, quindi, tutti colpevoli. Di cosa? Di tutto. Ora, i Cinque Stelle sono nati come ribellione alle degenerazioni della partitocrazia ed è ovvio che non si fidino di nessuno. Sicuramente la loro presenza in Parlamento non è inutile, hanno tante buone idee, ma non è detto che siano sempre quelle giuste. Soprattutto non è detto che gli altri siano sempre in torto. Anche da parte dei Cinque Stelle gli allarmi si sprecano e tanti allarmi creano assuefazione e noia.

Parliamo della minoranza del Pd la cui aspirazione sembra essere un congresso permanente che smentisca i risultati delle primarie (68% dei voti per Renzi). Di qui le denunce e le polemiche di questi mesi. In alcuni casi si capovolge un orientamento espresso in convegni, saggi, discorsi. Nel momento in cui si passa alle decisioni ecco i mille distinguo e la ricorrente accusa di stravolgere la Costituzione e di attentare alla democrazia. E chi lo dice? C’è forse un’autorità suprema che lo certifica? Come già detto i guardiani della Costituzione esistono e non si chiamano Civati, Cuperlo, Bersani, Fassina, Vendola.

polemiche su italucmSia chiaro fanno bene tutti a battersi per le loro idee perché è l’unico modo per progredire, ma per favore arriviamo ogni tanto a una conclusione. Chi si oppone alle proposte della maggioranza e di Renzi in particolare cerchi di convincere gli elettori, i militanti del Pd, il popolo delle primarie e alla prossima scadenza si contino i voti. Ma non cerchiamo di riempire un vuoto di consensi con i continui allarmi. Anche perché tra gli allarmisti di oggi, sia di destra che di sinistra, ci sono tanti che hanno avuto la possibilità (cioè il potere) di realizzare le loro idee nel passato recente e lontano, ma non l’hanno fatto, non ci sono riusciti o, forse, le idee non erano quelle per le quali si battono con tanta veemenza oggi.

Ogni riforma si può cambiare. Dobbiamo avere fiducia che la saldezza del nostro sistema democratico sia abbastanza forte da superare errori e approssimazioni. D’altra parte in una democrazia non c’è nessuno  con il mano il dogma dell’infallibilità. Se guardiamo alla politica non solo con l’imbuto della lotta tra gruppi e singoli nei quali sono frammentate le forze politiche forse possiamo anche fare affidamento sul potere condizionante dell’opinione pubblica che poi è una delle forme di quella partecipazione dei cittadini che al momento opportuno fa sempre sentire la sua presenza

Claudio Lombardi

Un’idea deformata di democrazia ( di Carlo Buttaroni)

idea di democraziaLa politica, nelle forme in cui la conosciamo, è questione recente nella storia dell’uomo. Fino alla nascita degli stati moderni, si configurava prevalentemente su questioni che interessavano la difesa dei confini, la gestione dell’ordine pubblico, le relazioni tra chi deteneva il potere. Molti aspetti della vita quotidiana erano affidati a principi regolatori iscritti spesso su un piano teologico o filosofico. Oppure ispirati a quelli che, oggi, potremmo definire interessi “privati”.

Solo con l’epoca moderna comincia progressivamente ad affermarsi una politica che contempla grandi questioni pubbliche che riguardano le relazioni tra le classi sociali, i diritti civili, i temi dello sviluppo, edificando intorno ad essi apparati ideologici di riferimento per grandi masse di cittadini. Un processo che ha il suo apice nelle ideologie e nei partiti di massa del Novecento e che entra in crisi, alla fine del secolo scorso, con il progressivo affermarsi di una società de-ideologizzata, con rilievi economici e sociali inediti e sfuggenti a ogni sforzo interpretativo basato sui paradigmi precedenti.

apparenza della politicaLa crisi delle grandi teorie politiche che per oltre mezzo secolo avevano ispirato la partecipazione dei cittadini, oggi ha il suo riflesso in una società dalle identità collettive rarefatte, caratterizzata da una convivenza a bassa intensità sociale e dal recedere delle forme legate alla tradizionale partecipazione politica (basti pensare alle elezioni regionali di qualche settimana fa).

La fase politica che prende avvio all’inizio degli anni ‘90 è segnata dalla progressiva eclissi della responsabilità politica e al venir meno di quell’etica istituzionale che invece aveva costituito il nucleo forte dei partiti di massa del Novecento.

La democrazia formale è stata via via considerata un impaccio caro ai giuristi mentre si è progressivamente affermata la convinzione che bisogna sintonizzarsi sulle pulsioni delle persone anziché rafforzare i diritti dei cittadini.

relativismo dei valoriAltra caratteristica della politica attuale è una generalizzata caduta delle tensioni progettuali in chiave universalistica. Un abbandono che si esprime in quel nichilismo tanto caro ai leader solitari di oggi che può essere efficacemente riassumibile nelle parole di Nietzsche quando lo descrive come un processo dove i valori supremi si svalutano, dove manca lo scopo e una risposta ai perché.

E’ un pensiero debole quello che, oggi, pervade la politica, dove il relativismo finisce per essere una sorta di premessa largamente condivisa, perché le procedure non obbediscono ad alcun criterio riconoscibile: non ci sono più i fatti, né i metodi, né le certezze, ma solo interpretazioni.

D’altronde, il progettare grandi mete non si addice a un pensiero debole e l’avvenire resta un interrogativo senza risposta per una politica timorosa di inoltrarsi in un futuro che non ha più la forma di una meta da raggiungere o di un criterio cui uniformare le condotte. La stessa importanza del passato cambia di segno nel momento in cui i leader cercano di liberarsi da un’idea della storia come un corso omogeneo e necessario che ci avrebbe sospinto fin qui e che, con lo stesso impeto ci porta verso il futuro.

politica e progettoAl modello di ragione universale e forte del Novecento si contrappone ormai una costellazione di razionalità parziali e di nuovi linguaggi. Foucault l’ha chiamata “morte dell’uomo”, altri si sono limitati a parlare di fine della ragione. Per l’individuo decentrato dal proprio passato e dal proprio futuro, non può diventare altro dal “non senso” del vivere in un mondo di dissolvenze dal quale, però, sembra travolto.

partecipazione dei cittadiniLa democrazia che, come insieme equilibrato di poteri e contropoteri, ha i suoi fondamenti nella partecipazione popolare e nella classe politica, si è trasformata inevitabilmente in un’iperdemocrazia basata sul voto e sull’opinione pubblica. Il risultato è la rarefazione della partecipazione politica e il diffondersi dell’idea che la democrazia sia esclusivamente la scelta elettorale di una maggioranza di governo, il cui leader è espressione diretta e organica della volontà popolare, concepita a sua volta come la sola fonte di legittimazione dei pubblici poteri del “capo”.

Quest’idea di democrazia è ormai considerata la forma più diretta, decidente e partecipativa. In realtà, è una deformazione che ha progressivamente eluso i principi costituzionali riproducendo, in termini parademocratici, una tentazione pericolosa che è all’origine di tutte le demagogie populiste e autoritarie: l’idea del governo degli uomini o, peggio, di un uomo.

Ma, come scrive Hans Kelsen, l’idea di democrazia implica assenza di capi. E, nel farlo, ricorda le parole che Platone, nella sua Repubblica, fa dire a Socrate in risposta alla domanda su come dovrebbe essere trattato, nello Stato ideale, un uomo dotato di qualità superiori: “Noi l’onoreremmo come un essere degno d’adorazione, meraviglioso ed amabile; ma dopo avergli fatto notare che non c’è uomo di tal genere nel nostro Stato, e che non deve esserci, untogli il capo ed incoronatolo, lo scorteremmo fino alla frontiera”.

Carlo Buttaroni (tratto da http://benecomune.net)

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