La politica che ha fallito a Roma

Il Pd romano deve scontare molti peccati e sotto inchiesta interna e politica (per altri tipi di inchiesta ci pensa la magistratura) bisognerebbe mettere interi gruppi dirigenti lungo la linea Pci – Pds – Ds con l’aggiunta degli eredi del Psi e della Margherita che deriva da una parte della Dc. Per decenni hanno occupato il potere all’ombra delle giunte Rutelli e Veltroni e lo hanno mantenuto anche sotto Alemanno proseguendo indisturbati fino allo scandalo “Mafia capitale”. I responsabili sono loro e prima il Pd li individua e li emargina meglio è per tutti.

Ma concentrarsi sul Pd è fuorviante, ingiusto e inutile perchè si piega una vicenda di grande portata nazionale ad esigenze di lotta politica contingente. La verità è che a Roma non ha mai comandato una sola parte politica e i cosiddetti poteri forti romani sono sempre stati capaci di andare d’accordo con tutti. E poi “ mafia capitale ” ha preso il volo negli anni di Alemanno e tra gli arrestati ed indagati ci sono esponenti di vertice del centro destra. Lo stesso trasversalismo che vediamo nell’accoppiata Buzzi – Carminati si è realizzato ad ogni livello per decenni. Le mance corporative hanno tenuto buona la base sociale mentre ai piani alti impazzava l’arraffa arraffa.

Purtroppo anche ciò che di buono è stato fatto viene sepolto non solo dall’emergere dello scheletro del potere reale quanto dal fallimento del governo della città.

L’attacco adesso si concentra sulla giunta Marino quando è evidente che semmai questi è una vittima di gruppi di potere che pensavano di manovrarlo come un pupazzo. La realtà era quella che si è vista con “ mafia capitale ” con un’occupazione sistematica dell’apparato amministrativo e degli snodi fondamentali delle aziende dei servizi e delle società partecipate. Chi chiede le dimissioni di Marino dovrebbe sapere che era accerchiato dai gruppi di potere due anni fa non oggi.

Comunque chi paga il prezzo di questo sistema di potere costruito in tanti anni sono i romani che vivono male e ci mettono pure tanti soldi di tasca loro per le tasse locali. Basta girare per la città anche da semplice turista per rendersi conto dello stato dei servizi pubblici (basti vedere la pulizia della città e la gestione dei rifiuti) indegno di una capitale europea.

Diciamo la verità, i partiti a Roma hanno fallito, ma c’è pure tanta gente onesta e ci sono tanti cittadini che vogliono partecipare e prendersi cura del bene comune. È ora che la politica la rifondino loro

Riforma della Costituzione o attentato?

proteste su riforma CostituzioneOggi la Camera ha concluso col suo voto favorevole la prima lettura del disegno di legge di riforma della Costituzione. Fra tre mesi inizierà la seconda lettura – di nuovo Camera e Senato – che, se si concluderà con un’altra approvazione, aprirà la strada al referendum che potrebbe confermare o respingere la legge. Insomma un iter complesso e lungo. Niente decreti legge, niente voti di fiducia.

Tanta strada da fare, ma anche tante polemiche. Comincia, quindi, a dar fastidio sentire levarsi alte grida di attentato alla democrazia nel momento in cui si crea una maggioranza che vota le sue proposte. Che si tratti della legge elettorale, della riforma del Senato o di altro ormai non ci sono mezze misure: la critica è sempre che la maggioranza si mostra autoritaria e nemica della Costituzione. Sarà vero?

Ogni proposta può essere giusta o sbagliata, opportuna o inopportuna,  ma si dimentica che ogni maggioranza ha il dovere di portare a compimento il suo programma e che se si tratta di difendere la Costituzione nel nostro sistema ci sono organi dello Stato che hanno questo specifico compito. Il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale stanno lì apposta per questo. Perché allora bisognerebbe credere a chi grida alla svolta autoritaria, ma lo fa da avversario politico della maggioranza?

riforma costituzioneTra l’altro uno di questi avversari – Forza Italia – fino a poche settimane fa sosteneva sia la riforma costituzionale che la legge elettorale. Oggi ha cambiato idea e si è unita a chi denuncia la svolta autoritaria. E se ne accorgono solo adesso? Un caso di evidente malafede.

Con i Cinque Stelle, invece, siamo abituati alla loro ferrea coerenza: tutti a casa e, quindi, tutti colpevoli. Di cosa? Di tutto. Ora, i Cinque Stelle sono nati come ribellione alle degenerazioni della partitocrazia ed è ovvio che non si fidino di nessuno. Sicuramente la loro presenza in Parlamento non è inutile, hanno tante buone idee, ma non è detto che siano sempre quelle giuste. Soprattutto non è detto che gli altri siano sempre in torto. Anche da parte dei Cinque Stelle gli allarmi si sprecano e tanti allarmi creano assuefazione e noia.

Parliamo della minoranza del Pd la cui aspirazione sembra essere un congresso permanente che smentisca i risultati delle primarie (68% dei voti per Renzi). Di qui le denunce e le polemiche di questi mesi. In alcuni casi si capovolge un orientamento espresso in convegni, saggi, discorsi. Nel momento in cui si passa alle decisioni ecco i mille distinguo e la ricorrente accusa di stravolgere la Costituzione e di attentare alla democrazia. E chi lo dice? C’è forse un’autorità suprema che lo certifica? Come già detto i guardiani della Costituzione esistono e non si chiamano Civati, Cuperlo, Bersani, Fassina, Vendola.

polemiche su italucmSia chiaro fanno bene tutti a battersi per le loro idee perché è l’unico modo per progredire, ma per favore arriviamo ogni tanto a una conclusione. Chi si oppone alle proposte della maggioranza e di Renzi in particolare cerchi di convincere gli elettori, i militanti del Pd, il popolo delle primarie e alla prossima scadenza si contino i voti. Ma non cerchiamo di riempire un vuoto di consensi con i continui allarmi. Anche perché tra gli allarmisti di oggi, sia di destra che di sinistra, ci sono tanti che hanno avuto la possibilità (cioè il potere) di realizzare le loro idee nel passato recente e lontano, ma non l’hanno fatto, non ci sono riusciti o, forse, le idee non erano quelle per le quali si battono con tanta veemenza oggi.

Ogni riforma si può cambiare. Dobbiamo avere fiducia che la saldezza del nostro sistema democratico sia abbastanza forte da superare errori e approssimazioni. D’altra parte in una democrazia non c’è nessuno  con il mano il dogma dell’infallibilità. Se guardiamo alla politica non solo con l’imbuto della lotta tra gruppi e singoli nei quali sono frammentate le forze politiche forse possiamo anche fare affidamento sul potere condizionante dell’opinione pubblica che poi è una delle forme di quella partecipazione dei cittadini che al momento opportuno fa sempre sentire la sua presenza

Claudio Lombardi

Un’idea deformata di democrazia ( di Carlo Buttaroni)

idea di democraziaLa politica, nelle forme in cui la conosciamo, è questione recente nella storia dell’uomo. Fino alla nascita degli stati moderni, si configurava prevalentemente su questioni che interessavano la difesa dei confini, la gestione dell’ordine pubblico, le relazioni tra chi deteneva il potere. Molti aspetti della vita quotidiana erano affidati a principi regolatori iscritti spesso su un piano teologico o filosofico. Oppure ispirati a quelli che, oggi, potremmo definire interessi “privati”.

Solo con l’epoca moderna comincia progressivamente ad affermarsi una politica che contempla grandi questioni pubbliche che riguardano le relazioni tra le classi sociali, i diritti civili, i temi dello sviluppo, edificando intorno ad essi apparati ideologici di riferimento per grandi masse di cittadini. Un processo che ha il suo apice nelle ideologie e nei partiti di massa del Novecento e che entra in crisi, alla fine del secolo scorso, con il progressivo affermarsi di una società de-ideologizzata, con rilievi economici e sociali inediti e sfuggenti a ogni sforzo interpretativo basato sui paradigmi precedenti.

apparenza della politicaLa crisi delle grandi teorie politiche che per oltre mezzo secolo avevano ispirato la partecipazione dei cittadini, oggi ha il suo riflesso in una società dalle identità collettive rarefatte, caratterizzata da una convivenza a bassa intensità sociale e dal recedere delle forme legate alla tradizionale partecipazione politica (basti pensare alle elezioni regionali di qualche settimana fa).

La fase politica che prende avvio all’inizio degli anni ‘90 è segnata dalla progressiva eclissi della responsabilità politica e al venir meno di quell’etica istituzionale che invece aveva costituito il nucleo forte dei partiti di massa del Novecento.

La democrazia formale è stata via via considerata un impaccio caro ai giuristi mentre si è progressivamente affermata la convinzione che bisogna sintonizzarsi sulle pulsioni delle persone anziché rafforzare i diritti dei cittadini.

relativismo dei valoriAltra caratteristica della politica attuale è una generalizzata caduta delle tensioni progettuali in chiave universalistica. Un abbandono che si esprime in quel nichilismo tanto caro ai leader solitari di oggi che può essere efficacemente riassumibile nelle parole di Nietzsche quando lo descrive come un processo dove i valori supremi si svalutano, dove manca lo scopo e una risposta ai perché.

E’ un pensiero debole quello che, oggi, pervade la politica, dove il relativismo finisce per essere una sorta di premessa largamente condivisa, perché le procedure non obbediscono ad alcun criterio riconoscibile: non ci sono più i fatti, né i metodi, né le certezze, ma solo interpretazioni.

D’altronde, il progettare grandi mete non si addice a un pensiero debole e l’avvenire resta un interrogativo senza risposta per una politica timorosa di inoltrarsi in un futuro che non ha più la forma di una meta da raggiungere o di un criterio cui uniformare le condotte. La stessa importanza del passato cambia di segno nel momento in cui i leader cercano di liberarsi da un’idea della storia come un corso omogeneo e necessario che ci avrebbe sospinto fin qui e che, con lo stesso impeto ci porta verso il futuro.

politica e progettoAl modello di ragione universale e forte del Novecento si contrappone ormai una costellazione di razionalità parziali e di nuovi linguaggi. Foucault l’ha chiamata “morte dell’uomo”, altri si sono limitati a parlare di fine della ragione. Per l’individuo decentrato dal proprio passato e dal proprio futuro, non può diventare altro dal “non senso” del vivere in un mondo di dissolvenze dal quale, però, sembra travolto.

partecipazione dei cittadiniLa democrazia che, come insieme equilibrato di poteri e contropoteri, ha i suoi fondamenti nella partecipazione popolare e nella classe politica, si è trasformata inevitabilmente in un’iperdemocrazia basata sul voto e sull’opinione pubblica. Il risultato è la rarefazione della partecipazione politica e il diffondersi dell’idea che la democrazia sia esclusivamente la scelta elettorale di una maggioranza di governo, il cui leader è espressione diretta e organica della volontà popolare, concepita a sua volta come la sola fonte di legittimazione dei pubblici poteri del “capo”.

Quest’idea di democrazia è ormai considerata la forma più diretta, decidente e partecipativa. In realtà, è una deformazione che ha progressivamente eluso i principi costituzionali riproducendo, in termini parademocratici, una tentazione pericolosa che è all’origine di tutte le demagogie populiste e autoritarie: l’idea del governo degli uomini o, peggio, di un uomo.

Ma, come scrive Hans Kelsen, l’idea di democrazia implica assenza di capi. E, nel farlo, ricorda le parole che Platone, nella sua Repubblica, fa dire a Socrate in risposta alla domanda su come dovrebbe essere trattato, nello Stato ideale, un uomo dotato di qualità superiori: “Noi l’onoreremmo come un essere degno d’adorazione, meraviglioso ed amabile; ma dopo avergli fatto notare che non c’è uomo di tal genere nel nostro Stato, e che non deve esserci, untogli il capo ed incoronatolo, lo scorteremmo fino alla frontiera”.

Carlo Buttaroni (tratto da http://benecomune.net)

Mafia Capitale: una questione di anticorpi (di Anna Maria Bianchi)

mafia capitaleA Roma c’è la mafia. Non di importazione, ma autoctona. Una “quinta mafia” con caratteristiche peculiari  descritte molto bene dal Procuratore Pignatone nella conferenza stampa di ieri.   Dopo  arresti e perquisizioni in Campidoglio e  alla Pisana, con indagati di primo piano della politica cittadina –  dall’ex sindaco Alemanno,  al presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti (PD), dall’assessore Ozzimo (che si é dimesso), a Giovanni Quarzo, Capogruppo di Forza Italia e presidente della  Commissione Trasparenza, a Eugenio Patanè (PD)  e Luca Gramazio (PdL – Forza Italia) rispettivamente ex Presidente del PD romano e  ex consigliere di Roma Capitale ed attualmente consiglieri regionali  del Lazio – vogliamo capire il perchè.

La prima ragione è il venir meno – da molti anni – degli anticorpi che avrebbero dovuto scattare, ben prima della magistratura, a difesa del bene pubblico,  nelle istituzioni, nei partiti e anche nell’informazione.

Oggi assumono un ulteriore e drammatico significato  le parole del Procuratore Pignatone pronunciate alla Conferenza programmatica del PD pochi giorni fa:“..la magistratura penale persegue fatti illeciti, reati, e se un reato non sussiste secondo le norme vigenti non deve neanche iniziare le indagini o le deve concludere con l’archiviazione. Questo però non significa che tutto quello che non è reato sia legittimo o rispondente a criteri di buona amministrazione e, ancora meno, che sia eticamente apprezzabile”.  Noi non diamo per scontata nessuna colpevolezza, che spetterà alla magistratura accertare. Ma vogliamo fare una riflessione su come siamo arrivati a tutto questo, che – a usare una banalità giornalistica – era una “illegalità  annunciata”. Il problema infatti non è solo il dilagare della “malattia” corruzione, ma la mancanza di anticorpi che dovrebbero scattare rispetto alla corruzione,  o anche solo rispetto alla “mala amministrazione”.

bloccare la corruzioneNon ci sono stati anticorpi da parte delle istituzioni: la scarsa (o totale mancanza di)  vigilanza a ogni livello amministrativo è un dato di fatto. Non ci sono stati gli anticorpi delle  opposizioni: di trovarci in un  sistema basato su  accordi trasversali (e per favore, non chiamiamolo solo  “sistema Alemanno”) abbiamo avuto esperienza diretta due anni fa, quando noi  di Carteinregola e altri comitati  siamo stati promotori di un  presidio durato 4 mesi in Campidoglio  contro le famose 64  delibere urbanistiche “di Alemanno”. Di molte delibere non ne sapevamo abbastanza,  ma di alcune sapevamo tutto,  e non riuscivamo a capacitarci della solitudine in cui ci trovavamo a combattere  una battaglia che aveva come unico obiettivo l’interesse pubblico. E in realtà qualche aiuto l’abbiamo avuto, qualcuno del centrosinistra e anche qualcuno del centrodestra. Ma davvero troppo  pochi.

Non ci sono stati anticorpi nei partiti, che spesso, più che guardare  alla storia delle persone che arruolavano nelle loro fila, hanno mirato  al  loro “potenziale elettorale”. Non ci sono stati sufficienti anticorpi nella stampa locale e nazionale. La palude – ben nota – in cui è sprofondata da tempo  la Capitale d’Italia (e molti giornali oggi titolano: “Capitale corrotta, nazione infetta”)  è stata ridotta al rango di  cronaca locale, sostituita dal gossip di scaramucce tra correnti e loro leader e dai  servizi fotocopiati all’infinito sulle buche stradali e l’immondizia nelle strade. Qualche rara inchiesta su scandali che avrebbero meritato mesi di prime pagine  (in ordine sparso: il debito di Roma,  i Punti Verde Qualità, le grandi opere incompiute  – Vele e Nuvola – costate centinaia di milioni , le opere inutili dei mondiali – e già si riparla di Olimpiadi – le efferatezze perpetrate all’EUR, dall’abbattimento del Velodromo in una nuvola di amianto al ridicolo acquario sotto il laghetto…), si è inabissata nella quotidianità di mille notizie di cui la grottesca campagna sulle multe di Marino può essere presa  ad emblema.

partecipazione dei cittadiniAlla fine, i veri anticorpi – quelli che possono fare qualcosa prima dell’intervento della magistratura –  siamo noi cittadini,  i comitati che vigilano e  chiedono  trasparenza, rispetto delle regole, primato dell’interesse pubblico. Noi dei risultati li abbiamo ottenuti. Abbiamo fermato decine di delibere con il nostro costante lavoro di informazione su tanti  progetti  e operazioni poco trasparenti, facendoci  in qualche modo  “supplenti”, delle istituzioni, della politica, dell’informazione.

Ma adesso è  venuto il momento che ognuno si prenda le sue responsabilità.

Anna Maria Bianchi (portavoce di Carteinregola)

Il rispetto delle regole antidoto alla mafia: intervista a Raffaele Cantone

penetrazione mafiosaLe organizzazioni mafiose ricercano il consenso cercando di sostituirsi allo Stato e alla società civile nei territori. Ecco il punto di vista di Raffaele Cantone presidente dell’Autorità anticorruzione.

D: Una delle cause principali del degrado in cui viviamo a Roma è l’intreccio tra economie criminali e fenomeni di corruzione. Si può affermare che nella Capitale si stia manifestando una nuova tipologia di mafia, frutto anche della contaminazione tra mafie di origine nazionale e mafie straniere?

R: «Non ho contezza di fatti specifici a riguardo, ma è sicuramente vero che le mafie, ormai, abbiano assunto un carattere transnazionale, a Roma come nel resto del paese. Si tratta di un rapporto bidirezionale, che vede gruppi italiani di criminalità organizzata in perfetta osmosi con “colleghi” di provenienza prevalente dai paesi dell’est Europa. Si tratta di organizzazioni che si scambiano uomini e mezzi, nonché supporto logistico, per la gestione dei loro affari illeciti».

D: Le attività criminali si stanno concentrando soprattutto nei quartieri multietnici di Roma dove stanno prendendo piede forme di strumentalizzazione e promozione di movimenti populistici e xenofobi.  Esiste un interesse diretto da parte delle organizzazioni criminali a favorire questa  modalità di controllo sociale per ottenere in tal modo un consenso diffuso intorno alle proprie attività illecite? 

Raffaele CantoneR: «La ricerca del consenso è fondamentale per la sussistenza di queste organizzazioni criminali; un modo per ottenere tale consenso è, ovviamente, sostituirsi allo Stato nel rispondere ai bisogni fondamentali della gente. Ecco perché lì dove lo Stato non riesce ad essere presente, se non in modo repressivo, le organizzazioni mafiose prosperano. Io sono napoletano, ed il quartiere Corviale di Napoli si chiama Scampia: deficit di urbanizzazione e totale assenza di presidi minimi di legalità – se non quelli realizzati da associazioni e volontari – rappresentano il comune denominatore di due realtà che sono molto più vicine di quanto si possa immaginare».

D: Non sarebbe il caso di svolgere una ricerca-azione di tipo interdisciplinare – tipo quella che fece Franco Ferrarotti negli anni Sessanta proprio nelle periferie romane – per venire a capo di tutte le tipologie del fenomeno e delle connessioni nazionali e internazionali?

R: «Senza nulla togliere al valore educativo e pedagogico della sociologia, credo di poter dire, senza tema di smentita, che questo fenomeno, con tutte le sue declinazioni e connessioni dentro e fuori dai confini del Paese, sia già ampiamente noto a chi è chiamato a contrastarlo e sconfiggerlo».

partecipazione dei cittadiniD: In alcuni quartieri di Roma, come Corviale, Torpignattara, Pigneto, si stanno sperimentando percorsi partecipativi “dal basso”.  In tali percorsi, quali forme di contrasto alle mafie si potrebbero realizzare da parte della società civile, nonostante la persistente sottovalutazione della presenza del fenomeno mafioso nella Capitale e della sua specificità da parte delle istituzioni?

R: «La lotta alle mafie deve necessariamente seguire due binari: quello repressivo e punitivo – compito precipuo di magistrati e forze dell’ordine – e quello culturale, che attiene alle coscienze di ciascuno di noi. Il rispetto delle regole, anche le più elementari, che caratterizzano una comunità è il primo passo per l’affermazione dei principi del vivere civile».

D: Quale ruolo svolge il giornalismo d’inchiesta e quali forme di collaborazione si potrebbero realizzare tra giornalisti e cittadini?

R: «Se il giornalismo, tout court, è il cane da guardia della democrazia, i cittadini possono, e devono, diventarne le sentinelle».

A cura di Elisa Longo tratto da www.corviale.com

Gli angeli del fango anche fuori dal fango

Ogni volta che c’è un’inondazione, un terremoto, uno dei tanti drammi provocati dall’incuria degli uomini e dall’anarchia degli interessi particolari ci accorgiamo che esistono i volontari cioè tante persone che diventano immediatamente operative per dare il loro aiuto. A Genova fin dalle prime ore del disastro i volontari, specialmente ragazzi e ragazze, si sono messi al lavoro trovando da soli gli strumenti e inventando l’organizzazione che serviva per svuotare le cantine, i negozi, gli appartamenti e per rendere di nuovo vivibile il pezzo della città invaso dal fango.

Si è messa in moto, prima di qualunque organismo pubblico, la catena della solidarietà e sono spuntate pale, guanti, bottiglie d’acqua e tutto quanto poteva servire i quei momenti di emergenza.

Questa capacità delle persone comuni di intervenire e di fare le cose che servono spontaneamente ci dice che c’è un mondo semi nascosto, ma che è indispensabile: quello della cittadinanza attiva. Come la trama delle radici che tengono insieme il terreno impedendogli di disfarsi così queste persone danno un senso alle parole “società” e “collettività”.

Bisognerebbe che gli “angeli del fango” si rivelassero anche quando il fango non c’è e fossero coinvolti nelle decisioni che riguardano il governo della comunità e che si chiedesse il loro aiuto per trovare le soluzioni migliori ai problemi che le istituzioni e le amministrazioni pubbliche devono affrontare.

Insomma gli “angeli del fango” devono diventare parte integrante della nuova politica che serve all’Italia per salvarsi dal disastro della cattiva politica che ha prevalso per tanto tempo.

Dobbiamo augurarci che ogni abitante del territorio, italiano e non italiano, si senta un po’ anche lui un “angelo del fango” cioè che si senta responsabile di ciò che accade. E poiché ciò deve far parte di una vera e propria rivoluzione civile bisogna gestire una riforma del sistema politico democratico che accolga queste persone e le faccia sentire padroni di casa della Repubblica.

Non sarebbe male che l’esempio partisse da partiti e movimenti che si richiamano alla partecipazione. Iniziassero loro, al loro interno a costruire la cultura della coscienza civica e della responsabilizzazione. Un buon esempio da chi gode dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica vale più di tanti proclami

Stadio della Roma e riflessioni sulla politica

stadio RomaUn interessante articolo su Repubblica di oggi (5 settembre) ricostruisce il ruolo del Pd romano nella decisione di costruire il nuovo stadio della Roma (con annessi e connessi) per dar vita al più grande investimento immobiliare privato da decenni a questa parte nella capitale.

Su questa opera, proprio per le sue gigantesche dimensioni, è giusto avere dubbi e chiedere garanzie per capire se e come realizzarla anche nell’interesse della città e non solo per le imprese private che ci lavoreranno e per la squadra della Roma.

La ricostruzione delle ripercussioni nel Pd romano però va oltre e tocca il senso dell’esistenza di questo partito e della funzione della politica. Lasciamo stare che la giornalista autrice dell’articolo parli di “guerra tra bande che da oltre un anno agita i dem locali per la conquista della supremazia nel partito e nella città”. Questa potrebbe essere una malevola lettura di lotte politiche abbastanza normali.

Mettiamo anche da parte che i responsabili del progetto Stadio della Roma siano stati costretti a trattare con le varie fazioni di un partito che, pur essendo quello più rappresentato nel Consiglio comunale, non è (ancora) un’istituzione. Una cosa, infatti è trattare con le istituzioni responsabili verso la città e una cosa ben diversa è dover trattare con i capi corrente di un partito. Chiunque dovrebbe capirlo (si spera).

interessi costruttori romaniConcentriamoci sulla ricostruzione delle posizioni delle varie componenti del Pd romano come riflesso degli interessi dei grandi costruttori, in questo caso Caltagirone e Parnasi. A questo proposito la giornalista scrive di “uno scontro in cui i vari esponenti del Pd, consiglieri comunali e parlamentari, hanno recitato da teste di legno, semplici comprimari indaffarati a tirare ora per l’uno ora per l’altro”.

Se l’italiano ha ancora un senso questa frase significa che il Pd romano è controllato da gente che risponde agli ordini dei poteri forti romani cioè innanzitutto i costruttori. Poiché questi ultimi non sono esponenti di ideologie o di correnti di pensiero, ma solo di interessi economici è logico pensare che i capibastone romani del Pd seguano i soldi e il potere a questi collegato.

trasparenza Pd romanoEbbene questa analisi richiederebbe dagli esponenti di partito citati nell’articolo un’azione giudiziaria a tutela della loro onorabilità perché se fosse vero quanto scritto nell’articolo ci troveremmo di fronte all’epitaffio sulla tomba di un partito controllato (dire diretto sarebbe concedere troppo trattandosi, come è scritto, di bande e non di gruppi dirigenti) da persone indegne. L’epitaffio sarebbe anche sulla tomba della politica sempre più asservita agli interessi di pochi con i politici nel ruolo di attori capaci di recitare la retorica degli interessi generali. Nel caso dei politici romani citati nell’articolo anche mediocri attori di quart’ordine, tra l’altro.

Sarebbe il caso che i militanti del Pd aprissero gli occhi sulla situazione del loro partito e pretendessero chiarezza magari ricordandosi della vergogna del traffico di iscritti in occasione dell’ultimo congresso romano.

Nel frattempo, bisogna proprio dire, nell’interesse della città e dei cittadini: meno male che Marino, sindaco “marziano” estraneo (sembra) ai giochi di partito, c’è e meno male che ci sono comitati e associazioni dei cittadini indipendenti dal controllo dei poteri forti.

C. L.

Crisi, l’Italia e gli italiani. La tavola rotonda dei cittadini

dibattito tra cittadiniClaudio: Che di una revisione della spesa pubblica ci sia bisogno lo sappiamo da anni anche se ci è convenuto fare finta di niente. Parlo di noi italiani che abbiamo lasciato fare quando tanti politici facevano il comodo loro perché era a loro che poi andavamo a chiedere favori. Abbiamo anche accettato contenti quando i posti di lavoro venivano usati come moneta di scambio oppure quando le pensioni di invalidità venivano distribuite come mance. Abbiamo visto come gran fighi gli evasori e quelli che truffavano lo stato. Abbiamo ammirato gli pseudo imprenditori che dragavano contributi pubblici portando in Svizzera i profitti. Abbiamo dichiarato di essere esenti dai ticket senza averne diritto. Quello che mi stupisce sono tutti quelli che vogliono continuare come prima dando la colpa all’Europa e agli speculatori. No non dobbiamo fare finta di niente pensando che liberandoci dell’euro troveremmo la felicità

Benedetto Mercuri: Ora, invece dei politici, rubano le grandi lobby finanziarie che in nome del debito e di tutti i loro dogmi economici stanno sovrastando qualsiasi diritto sociale. Sarebbe ora di finirla di dare la colpa al popolo italiano che ha dimostrato, con la sua genialità, di raggiungere il 5° posto come potenza economica mondiale con la sua liretta. I guai sono cominciati dopo quel patto scellerato dell’euro avvantaggiando solo la Germania. Sarebbe ora di passare al setaccio tutti i trattati che sono stati stipulati da patti intergovernativi, con l’esclusione del popolo, ed avviare una discussione chiara e limpida, pro o contro questa Europa. In Italia però, al di là degli slogan, questo non è concesso, perchè i bamboccioni non stanno a casa, ma sono in parlamento a succhiare latte dal biberon.

dibattito politicoStefania Polini: E’ proprio vero Claudio…. è la nostra impostazione che è sbagliata! Il senso civico è assente, la corruzione dilaga sempre più dalla gente del popolo al vertici della politica e delle Amministrazioni. Non credo cambieremo mai, neanche per il bene dei nostri figli purtroppo!

Sally Lombardo: La realtà è che verranno colpiti sempre quelli che pagano e che hanno sempre pagato mentre i veri sprechi non verranno toccati, perchè i veri sprechi sono quelli che portano voti, con clientelismi e con voto di scambio…

Guido Grossi: C’è un altro modo per vedere la cosa. Sul nostro senso di colpa fanno leva l’Europa e la finanza (la finanza controlla le istituzioni europee nelle quali si prendono decisioni… Commissione, BCE e MES) e ci convincono che… visto che lo Stato è inevitabilmente corrotto… meglio toglierlo dalle palle e lasciar fare i privati. D’altra parte la finanza internazionale è privata e decide le politiche economiche e le politiche sociali… nel suo esclusivo interesse (o sbaglio?). La soluzione è l’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini, che la devono smettere di sperare di essere salvati dal politico di turno (che non possiamo più scegliere di persona perché è scelto direttamente dalla finanza internazionale e privata). La corruzione si combatte con l’impegno diretto da parte dei cittadini, rafforzando i poteri degli organi di controllo e, soprattutto, restituendo ai cittadini il potere di scegliersi i rappresentanti

responsabilità del cittadinoSergio Mancioppi: Purtroppo hai ragione Claudio. Adesso è colpa dell’Europa o dell’euro. Dobbiamo sempre scaricare su altri le nostre responsabilità collettive. Come se la corruzione, l’inefficienza e le mafie siano dovute all’Europa! A volte sembra che anche questa terribile crisi non sia stata sufficiente a scardinare la mancanza di senso civico che è la vera piaga del nostro paese.

Alfredo Bregni: Non è più un problema di senso civico, dai falsi invalidi alle assunzioni clientelari. Queste sono minuzie. Diffuse, cosicché il totale non è trascurabile, ma sempre denaro che rientra nell’economia. Il problema sono le grandi ruberie, con i politici (e i media) ormai a libro paga dei grandi ladri.

Claudio Lombardi: Avete, abbiamo ragione tutti. Io non ho voluto trovare LA causa della crisi italiana, ma una delle componenti che la rende diversa dalle altre. E non penso minimamente che i responsabili principali siano i cittadini e non la classe dirigente in senso lato. Io credo che dobbiamo vedere la cosa dal punto di vista del blocco socio economico che storicamente si è formato in Italia e che è caratterizzato da una connivenza di massa con stili di governo e di convivenza civile che sono la principale causa di debolezza del nostro paese. E’ un problema di cultura di governo e civile ed è il terreno più favorevole per le mafie, per la criminalità economica, per gli speculatori di ogni risma. Chi approfitta in basso copre chi ruba alla grande in alto e ci rende terra di conquista per chi sa vedere la nostra debolezza dall’esterno. Purtroppo questa parte ha prevalso nella gestione del potere e della convivenza tra cittadini e ha mortificato la parte migliore che c’è ed è enorme. A questa parte dobbiamo guardare e darle forza

compiti del cittadinoInnocenti Torelli Roberto: La riforma antropologica sta tutta nella nostra Costituzione. Ha ragione Claudio Lombardi. Alla base della piramide ci sono tanti che si accontentano di un piatto di lenticchie per una piccola evasione fiscale, ma allo stesso tempo consentono ad altri una cena a 100 stelle, corrispondente ad una colossale evasione fiscale, ai piani intermedi e superiori della piramide e lor signori ringraziano! Questa evasione fiscale sessantennale ha determinato il debito pubblico che ha ormai raggiunto i 2014 miliardi. Un fallimento! E tutto per non creare una società equa e solidale, bene equilibrata nei diritti sociali e doveri sociali così come prevede, appunto, la nostra Costituzione.

Sally Lombardo: assodato il fatto che l’Italia è il paese “di chi più frega è il più furbo” il debito pubblico non è stato solo generato dall’evasione fiscale…occorre sicuramente un cambiamento culturale, ma occorre anche un cambiamento del sistema clientelare. Ci lamentiamo dei costi della politica, ma i costi della politica non sono solo gli stipendi , ma tutti i rivoli di clientelismi che essa sostiene

Alfredo Bregni: Il debito pubblico viene da un ampio spettro di ruberie (sistematiche e tenute in piedi dai politici divenuti lacchè dei ladri) e invertirei la catena causale: forse la piccola evasione viene dall’eccessiva pressione che le ruberie (protette) dei grandi generano sui piccoli (non protetti). Inoltre, vorrei pugno di ferro con i forti e solidarietà con i deboli, invece del contrario, perché ho una mia idea di cosa voglia dire società. Per esempio: “La legge è uguale per tutti”, principio sensato in teoria, diventa una pura follia quando viene applicato nella pratica nel senso di mettere in galera solo chi ruba una mela, ma non il prescritto che ne ha rubato un TIR.

Innocenti Torelli Roberto: Sally, ti faccio presente che il mancato gettito erariale annuo dovuto all’evasione fiscale è di circa 180 miliardi tra IVA e IRPEF ed altri 60 di contributi previdenziali. Se li moltiplichi per soli 10 anni sono 1800 miliardi tra IVA e IRPEF e 600 di contributi previdenziali.

partecipazione dei cittadiniSally Lombardo: ti faccio notare che io non dico che non esiste l’evasione fiscale,ma che in Italia ci sono miliardi di euro buttati ed esempio in strutture mobiliari mai completate o che non servono a nulla fatte ad hoc per foraggiare questo o quello…e si tratta solo di un piccolo esempio di quello che io intendo per rivoli clientelari. Allora siamo sempre al punto di partenza in Italia occorre un cambiamento culturale o antropologico ma se non vi è innanzitutto un cambiamento del sistema ciò difficilmente può avvenire

Alfredo Bregni: La gente si deve svegliare. Non credo serva tanta antropologia. Ci siamo svegliati nel ’68 – stagione irripetuta di libertà di pensiero – e ci hanno anestetizzato di nuovo.
Driiin!

Sally Lombardo: Quando parlo di cambiamento antropologico voglio dire che fino a quando non cambierà la cultura di fregare il prossimo perchè “tanto è sempre andata così” “tanto se non frego io sono loro che mi fregano”, “tanto se non faccio così non sopravvivo”, ecc ecc…continueremo a sostenere questo sistema,perchè un sistema corrotto serve ed è utile a gente “corrotta”, non a tutti noi….

(Conversazione svolta nel mese di marzo 2014 tratta da Facebook)

Governo Renzi primo atto

Se il governo si giudicasse dal discorso programmatico del Presidente del Consiglio bisognerebbe dire che la novità c’è ed è forte perché nelle sedi istituzionali la forma è anche sempre sostanza. Il linguaggio nuovo, diretto, informale di Renzi; il rivendicare una sua responsabilità personale; l’insistenza sulle scadenze immediate; l’impressione generale di schiettezza. Tutti  elementi di un modo di presentarsi agli italiani che non appare solo immagine, bensì tentativo serio e determinato di recuperare il fossato che si è scavato tra società e politica.

Renzi si presenta come uomo nuovo che parla la lingua dei cittadini e che incalza i politici che siedono nelle istituzioni sfidandoli ad uscir fuori dalle diplomazie e dalle prudenze rituali per misurarsi sul terreno che Renzi stesso sceglierà di volta in volta per loro.

I commentatori, politici e di opinione, sollevano molte critiche alla ricerca dell’errore (manca questo, manca quello, la mano in tasca, la battuta) forse non rendendosi conto che quel discorso è rivolto agli italiani più che a loro perché Renzi sa che gli italiani saranno i veri giudici del suo lavoro.

Decenni di discorsi rituali, retorici e astratti messi a raffronto con l’esperienza concreta hanno diffuso un sano scetticismo verso gli impegni altisonanti e vacui. Quelli di Renzi, invece, appaiono schietti così come lo è la rivendicazione dell’errore e del fallimento come esito possibile del suo governo. Basta riflettere un po’ per capire che vale molto più questa impostazione di qualunque serie di cifre e di dati che avrebbero potuto infarcire il discorso programmatico.

D’altra parte ciò non ha impedito a Renzi di assumere impegni precisi e piuttosto vincolanti (il pagamento dei debiti con le imprese, la lotta alle burocrazie) su cui inevitabilmente sarà giudicato. Certo, non impegni di  tipo rivoluzionario di sinistra che nell’Italia di oggi nessun governo potrebbe assumere.

Tutto sommato un impianto programmatico nel quale e verso il quale ci saranno tantissimi spazi di iniziativa per chi avrà la volontà di costruire la futura alternativa. Purchè si renda conto che non potrà che partire dal basso costruendo una democrazia partecipata fondata sull’attivismo civico e su una nuova cultura civile

Vien voglia di arrendersi ( di Piero Filotico)

scoraggiatoLa confessione dell’amico avviene poco fa, in una telefonata che doveva essere di auguri per la ricorrenza che lo riguarda. Esordisce così “Un paese a rotoli, il senso civico a zero, sciacalli e incompetenti in tutti i vertici, perfino la natura che ci punisce per l’egoismo e l’incuria, finiremo travolti dall’alluvione della protesta, dal fango della morale ignorata o dalla rinuncia totale o da tutt’e tre.

Leggevo il giornale e ho improvvisamente capito che non c’è più nulla da fare, siamo arrivati al punto di non ritorno. Ancora si ruba e si specula sul terremoto dell’Aquila, non c’è regione o comune dove non salti fuori quotidianamente lo scandalo o lo scandaletto in aggiunta a quelli dell’alta politica. Devo andare a pagare ancora altri pezzi di Tares, Imu, tasse sui rifiuti.

E poi c’è questa vergognosa faccenda della legge elettorale. Sono dieci anni che tutti in coro chiediamo una legge elettorale degna di questo nome, arriva il nuovo segretario del Pd, il mio partito, quello che più si è battuto perché si torni alle preferenze sulla scheda elettorale e cosa fa per prima cosa? Si incontra con quell’altro e concorda un’altra porcata. Un pò diversa, ma sempre una porcata”.

interrogativiOrmai è un fiume in piena e continua “Neanche la Corte costituzionale li ferma, se ne fregano. Ora stanno pensando di ridurre ancora le detrazioni fiscali, mentre gli evasori sghignazzano e i padroni del gioco d’azzardo coperti e assistiti dai loro complici in Parlamento continuano tranquillamente a estendere il loro campo d’azione e a rovinare giovani e padri di famiglia. Stamattina ho trovato un post di Barbara Collevecchio che mi ha aiutato a capire in quale cesso di Paese siamo finiti senti qua: Perché in questo paese abbiamo bisogno di figure messianiche? Perché ci piace l’uomo forte? Perché la comunicazione con effetti speciali conta di più dei contenuti? Perché deleghiamo? Chi comanda lo fa perché tu gli hai dato questo potere. La classe politica è lo specchio del paese dove tu vivi. Facile dire che i politici rubano, difficile dire che se rubano e raccomandano è perché la famosa società civile cioè aziende, professionisti e cittadini lo chiedono. L’immaginario collettivo ora simbolizza in Renzi o tutto il bene ( il salvatore che sbloccherà il paese) o tutto il male ( il nuovo Berlusconi) . Io credo che ciò avvenga perché nel frattempo non siamo cresciuti noi. Le cose non accadono mai senza un contesto e un attore non recita mai senza un pubblico. Libertà è responsabilità, non accentrare su un uomo solo e su un leader tutto il potere delle nostre aspettative.”

egoismo dei cittadiniIl monologo continua: “Hai capito? Non c’è nulla da fare, siamo condannati, perché l’evoluzione si è arrestata vent’anni fa ed è iniziata la regressione del pensiero sociale, quello che ti porta ad anteporre il dovere ai diritti, a guardare al bene comune, alla tua responsabilità come cittadino che si rispecchia in quella del tuo vicino e crea l’armonia della comunità. Stiamo tornando indietro, giorno dopo giorno.  L’egoismo come religione, modello di vita.”

Sono basìto, allarmato. Non l’ho mai sentito parlare così: il mio amico è da sempre un sicuro punto di riferimento. Oltre ad essere un inguaribile ottimista è un sicuro democratico e uomo di indiscussa dirittura morale, un cittadino esemplare insomma. Non posso  credere che si stia arrendendo e glielo faccio notare. Ma è fermo sulle sue posizioni: “non ne posso più, credimi. Ho voglia di mollare tutto e fregarmene, succeda quel che succeda, vivrò alla giornata guardando con indifferenza alla catastrofe intorno a me. Non riesco neppure a mettere due soldi da parte, spendo tutta la pensione, che non è certo grama, mi sto mangiando i risparmi mese dopo mese anche per dare una mano anche ai figli in difficoltà, e allo stesso tempo sono consapevole che sto facendo ingrassare una classe politica imbelle, avida, corrotta e insaziabile. Sono vuoto, scoraggiato, per la prima volta mi sento davvero sconfitto. Ho perfino deciso che non voterò più. E tu?”

partecipazione democraticaDentro di me l’indignazione cresceva fino a trasformarsi in fredda collera per quello che stava affermando e glielo dico. Lo insulto: “sei una delusione. Sei fasullo. Sei un ipocrita. Sei tu che sei come gli altri e temo che tu lo sia sempre stato. Hai solo mascherato bene, hai ingannato tutti quelli intorno a te e ne hai la responsabilità, ma alla fine sei uscito allo scoperto. Faremo a meno di te, tanto siamo noi, la gente per bene, la maggioranza e alla fine ce la faremo, riusciremo a fare di questo paese una nazione civile. Gli incapaci e i corrotti saranno sempre e solo una minoranza, la feccia della società, possono godersela ancora per poco perché non possono farcela contro lo Stato, le regole, le leggi, i cittadini onesti. Non te ne sei accorto, ma c’è una rivoluzione che cova sotto l’apparente sopportazione degli italiani. Sembra che stiamo subendo, sembra, ma la protesta consapevole sta prendendo sempre più corpo e non parlo di quella disordinata e populista, ma proprio di quella cosciente, preparata, culturalmente solida contro la quale non c’è nulla da fare, è come la marea montante…” ma non riesco a proseguire. Dall’altra parte mi arriva, prima accennata e poi via via sempre più aperta, sonora, la risata dell’amico.

“Stavo scherzando, lo giuro” – mi dice – “Leggo o sento dell’ennesima indecente ruberìa, dell’ennesimo caso di malasanità e per un istante, un nanosecondo, mi paralizzo, ma sopravviene immediatamente il pensiero degli amici che la pensano come me, dell’ospedale dove sono stato curato con efficienza e quasi con affetto, del giudice che ha inchiodato il corrotto, del poliziotto che ha smascherato il trafficante, dei mafiosi arrestati, della gente di Lampedusa che ospita i naufraghi, dell’immigrato che consegna il portafoglio smarrito e mi dico che questo è sempre un grande paese e siamo un grande popolo. Hai ragione, tutti insieme ce la faremo, non ne dubito”.

Brani tratti da “Giornataccia, vien voglia di arrendersi” su http://unfilorosso.wordpress.com

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