La sanità nelle regioni: intervista a Tonino D’Angelo segretario Cittadinanzattiva Puglia

Civicolab vuole capire cosa accade nel campo della sanità alla vigilia del cosiddetto federalismo. Già oggi tutte le competenze in materia spettano alle Regioni, ma in un quadro molto diverso da quello che si immagina per il futuro. Il nodo è quello della compatibilità dell’universalità delle prestazioni (e della loro efficacia) con costi che si intende riportare a standard omogenei nel quadro di una riduzione dei finanziamenti pubblici che viene data per certa. Ciò implica che sprechi, inefficienze ( e ruberie) si tradurranno automaticamente in riduzione delle prestazioni o in maggiori oneri per i cittadini. Alla vigilia di questi cambiamenti vogliamo conoscere il punto di vista di Cittadinanzattiva che, con la sua rete dedicata alla sanità – il Tribunale dei diritti del malato – segue l’evolversi della situazione in costante contatto con i cittadini.

1. La prima domanda non può che riguardare i tagli di bilancio che sono diventati il punto di partenza di ogni ragionamento sulle politiche dei servizi. Nel rapporto fra sostenibilità e universalità dove pende la bilancia? Le difficoltà dei servizi di pronto soccorso esemplificano bene il dilemma: tagliare o riformare con servizi alternativi ?  

E’ un dilemma generato, ”viziato” dall’ “Ospedalocentrismo” e dalla  centralità dell’apparato medico-industriale che non premia la Salute, bensì si foraggia con le patologie curate per lo più in modo inappropriato. Bisogna non meramente  tagliare, bensì investire su servizi territoriali, domiciliari, di contesto e sulla prevenzione . Così capiremmo che l’appropriatezza per la Salute significa che universalità è uguale a sostenibilità. 

2. La seconda domanda riguarda i Livelli Essenziali di Assistenza e, in particolare, i farmaci e i presidi. C’è oppure no una spinta delle regioni a ridurre le prestazioni e ci sono strade alternative? esempio: quanto può incidere la prevenzione e quanto l’uso razionale e consapevole dei farmaci per una riduzione di spesa che non faccia mancare ciò che veramente serve? E ancora: quali standard dovrebbe garantire una rete di emergenza (118, pronto soccorso, ) per poter soddisfare i bisogni di un determinato territorio, senza generare sprechi di risorse? 

La parte consistente della spesa farmaceutica è “a valle” ovvero è sul piano epidemiologico causata da patologie, complicanze etc. generate da fattori ambientali , stili di vita, iatrogenicità all’interno di percorsi di salute quanto meno inappropriati.
Se si vuole approfondire c’è una vasta letteratura di riferimento.
I servizi di emergenza devono in primis assicurare tempestività nel raggiungere i pazienti secondo i tempi che  la letteratura in materia insegna; i servizi di trasporto devono essere “medicati”, ovvero con mezzi e personale adeguato, avere in ogni provincia riferimenti certi per le cure urgenti, per evitare tempi lunghi e rischi connessi col ritardo di intervento.

3. Ultima domanda: cosa possono fare i cittadini? Forse non lo sanno tutti, ma Cittadinanzattiva ha condotto campagne per il monitoraggio civico e da anni si concentra sull’audit civico che ne rappresenta la concreta realizzazione già sperimentata in molte ASL. È sufficiente proseguire così o si può pensare ad altre azioni? Per esempio: i cittadini potrebbero avere un ruolo attivo nel segnalare e denunciare gli sprechi delle risorse? in che modo?

Di seguito riporto, per sommi capi, alcuni aspetti che ritengo essenziali per rompere non a parole l’autoreferenzialità del sistema sanitario e dei suoi “attori” , veri corresponsabili della situazione attuale, per trasferire finalmente ruolo e funzioni al territorio e ai soggetti,cittadini attivi in primis, in grado di coniugare prevenzione, accessibilità, assistenza qualificata, inclusione e Giustizia sociale, ecosostenibilità.

1)- attuare in Sanità il Comma 461 legge 244/2007 e l’art.118 u.c. Costituzione italiana: l’obbligatorietà della partecipazione, la valutazione civica in Sanità unica via di uscita dall’autoreferenzialità e dalla inappropriatezza, con inserimento di Cittadinanzattiva e delle altre organizzazioni civiche in tutte le Commissioni e nei nuclei di valutazione, a livello regionale e locale, con particolare cura per la programmazione strategica e la valutazione civica;

2)- dal Distretto alle Case della Salute, dall’Ospedale al territorio, al domicilio: come rompere l’autoreferenzialità, i “corpi separati in sanità” per un percorso che faccia dei cittadini “Cittadini Attivi per la Prevenzione, la Promozione della salute, la Partecipazione, la Protezione dei soggetti fragili”, per la tutela dei beni comuni, per un forte impegno sulle politiche sanitarie e ambientali, per il ripristino della legalità, investendo su cabine di regia regionale e territoriali ;

3)- verso un vero bilancio sociale  in Sanità e nelle ASL, costruito sulla base della implementazione partecipata, condivisa, nell’esercizio di diritti,doveri e responsabilità di ogni “attore” , sulla base di un nuovo DNA nel lavoro comune per la Salute fondato

4)- Programma strategico su questioni strutturali,per il recupero di legalità  e di investimento su “Salute e riappropriazione dei territori”, attraverso: programmi di investimento su immobili e terreni di proprietà delle ASL, da finalizzare a servizi da individuare, con le Associazioni dei cittadini, sulla base di priorità nei territori; programma integrato di utilizzo dei Fondi strategici europei al fine di  “infrastrutturare” il nostro territorio, dal punto di vista dei cittadini  e non di meri interessi corporativi, anche sul versante socio-sanitario e dei percorsi di prevenzione, promozione della salute, tutela ambientale, sicurezza e protezione dei soggetti deboli; programma condiviso di utilizzo dei beni confiscati alla mafia e nel corso di processi di corruzione, affinché i territori sperimentino sempre più che la lotta alla criminalità “paga” , sottraendo alla stessa spazi e mezzi, riconvertendoli al servizio dei cittadini,con particolare attenzione ai migranti, ai detenuti,alla salute delle donne, ai bambini, agli anziani.

Tonino D’Angelo segretario Cittadinanzattiva Puglia

Sanità e sicurezza:intervista a Domenico Gioffrè

Un’ottantenne originario di Molfetta muore dopo essere caduto da una autoambulanza a Bari.
Una donna muore di tumore in Trentino. Il risultato del pap test non le era stato mai spedito perché il francobollo non era stato pagato.
All’ospedale civile Annunziata di Cosenza, ad una bambina di due anni e mezzo è stato ingessato per errore il braccio sano.
E tutto ciò in poche settimane a cavallo della fine del 2009 e l’inizio del nuovo anno. Prendiamo spunto da questi fatti, riportati sulle prime pagine dei giornali, per rivolgere alcune domande a Domenico Gioffrè responsabile, per Cittadinanzattiva, del Tribunale per i diritti del malato della regione Toscana.

civicolab:

E’ davvero inquietante che l’ospedale in quanto luogo di cura, sia il posto dove si muore per errori, cattiva organizzazione, colpa grave, imperizia. Tra pochi giorni si spegneranno i riflettori su queste vicende e, forse, tutto tornerà come prima. Ne riparleremo insomma alla prossima occasione. Ma è davvero inevitabile che accadano fatti così gravi?

Gioffrè:

Rispetto ai casi verificatesi in questi giorni è sempre difficile poterne parlare solo sulla base di ciò che hanno pubblicato i giornali. Il rigore richiede sempre una conoscenza esatta dei fatti anche se non si può accettare che in una ortopedia ti ingessino il braccio sbagliato o che un paziente cada dall’ambulanza e che non ti consegnino per tempo un test che può salvarti la vita. Questo non è ammissibile. Non sono categorie da ascrivere tra quelle imponderabili. C’è da chiedersi, piuttosto, se alcuni di questi casi non siano stati preceduti da segnali premonitori che non sono stati colti ed ai quali non è stata data la giusta importanza e posto l’adeguato rimedio.

 civicolab:

Lei si riferisce a possibili errori, eventi avversi, di cui non si è percepita la potenziale pericolosità e per i quali si sia anche trascurato un attento esame delle cause?

 Gioffrè:

Esattamente. Voglio dire insomma che alcuni eventi vengono preceduti da segnali che dovrebbero essere registrati per darne poi un’attenta lettura. E’ questa la cultura che dobbiamo sviluppare nel nostro paese e forse non lo abbiamo fatto ancora abbastanza. Di certo non potremo eliminare del tutto l’errore. Esso non risparmia nessuna attività umana. Non correggerlo, evitando così che si ripeta o che si trasformi in incidente, talvolta fatale, è sbagliato. Mentre, invece, è possibile intervenire per ridurre al minimo i casi e la loro gravità. E’ doveroso farlo. Ed è colpa grave non farlo.

 civicolab:

Lei si riferisce probabilmente ai cosi detti “eventi sentinella”

 Gioffrè:

Esatto. Mi riferisco agli “eventi sentinella” che si presentano quasi tutti i giorni all’interno delle procedure e che solo in determinate circostanze, in concomitanza con altri fattori sfavorevoli creano l’incidente. Prevenire l’incidente, ridurre i suoi effetti, vuol dire discutere con tutta l’equipe di lavoro l’evento sentinella, capirne le ragioni e rimuoverne la cause. Insomma intervenire a monte perché non serve a nulla farlo a valle quando può essere troppo tardi. Anzi, quasi sempre è troppo tardi.

 civicolab:

E allora perché c’è tanta riluttanza ad affrontare questi temi ?

 Gioffrè:

Se l’evento avverso è causato dall’errore umano la prima cosa che si fa istintivamente è quella di occultarlo. Il concetto della “colpa”, e quel che ne consegue, prende il sopravvento su tutto ed impedisce l’analisi delle cause e dei contesti in cui è potuto maturare l’errore, tra questi, non di rado, una cattiva organizzazione del lavoro.

 civicolab:

Umberto Veronesi ha dichiarato che la nostra sanità è una delle migliori al mondo. Lei è d’accordo?

 Gioffrè:

Condivido questa valutazione anche se in alcune zone del nostro paese non vengono garantiti a tutti gli stessi diritti. Viviamo in un paese ineguale. Ma questo non ha tanto a che fare con l’argomento di cui stiamo parlando. Incidenti clamorosi si sono verificati anche in regioni cosiddette virtuose. Gli incidenti insomma non hanno patria e purtroppo si ripeteranno. Speriamo sempre meno.

 civicolab:

Che ruolo possono giocare i “cittadini attivi”?

 Gioffrè:

In molti paesi scandinavi si sono accorti già da molti anni che la collaborazione dei cittadini è utile per il miglioramento della cultura della sicurezza. Un cittadino più consapevole è sempre un valore aggiunto. Nel nostro paese, salvo qualche tentativo in alcune regioni, questo coinvolgimento non è ancora avvenuto. Non è stato richiesto. I pazienti devono poter esercitare il loro diritto di conoscere tutti gli atti inerenti la loro salute e la documentazione relativa, ivi compresi i contenuti del report degli eventi avversi in cui sono stati coinvolti, segnalando disservizi e problemi che sono sotto la loro diretta applicazione e vigilando, come tutti sulla propria sicurezza.

 civicolab:

Mi risulta però che in Toscana avete qualche esperienza positiva in tal senso

 Gioffrè:

Si. Nella nostra regione già da qualche anno all’interno dell’Assessorato al diritto alla salute è stato istituito il “Governo del rischio clinico”. E’ una struttura formata da professionisti di valore che sta facendo molta cultura in questo settore anche con provvedimenti e misure già applicate in tantissime strutture sanitarie.

 civicolab:

E voi del Tribunale per i diritti del malato quali azioni state svolgendo?

 Gioffrè:

Abbiamo affrontato i temi della sicurezza in una “Giornata regionale di sanità” chiedendo di:
1) Migliorare la qualità delle cure e dell’assistenza.
2) Incoraggiare la segnalazione e la cultura della trasparenza, non occultando l’errore. La sua discussione è un modo efficace per evitare il suo ripetersi.
3) Inseguire l’obiettivo che sia anche il paziente a segnalare un evento avverso mediante l’istituzione di un sistema di reporting da parte dei pazienti.
4) Attivare un registro regionale del tipo “incident reporting” per la registrazione e valutazione degli errori più frequentemente rilevati.
5) Realizzare eventi di informazione e formazione rivolte agli operatori sanitari e campagne informative rivolte ai cittadini.
6) Realizzare un sistema informativo integrato su: reclami, incidenti e contenzioso finalizzato all’istituzione di un Osservatorio regionale degli eventi indesiderati.
7) Simulare degli incidenti in Aree critiche.
8) Realizzare e integrare tre sistemi informativi (reclami, incidenti e contenzioso) per realizzare un Osservatorio regionale degli eventi indesiderati.
9) Identificare specifiche aree ad alto rischio.
10) Migliorare la comunicazione con il cittadino / paziente.
11) Informatizzare le procedure diagnostiche e terapeutiche nelle strutture sanitarie e la cartella clinica.
12) Garantire l’equipollenza delle prestazioni per ridurre i fattori di stress. (es. nelle aree chirurgiche).