Il berlusconismo da combattere per far rinascere l’Italia (di Claudio Lombardi)

Italia malataPiano piano i magistrati stanno ricostruendo il profilo criminale del capo del centro destra italiano negli ultimi venti anni. Se si pensa alle difficoltà che hanno dovuto superare, alla vera e propria guerra istituzionale, politica e mediatica che si è scatenata contro di loro da parte di un avversario proprietario del maggior partito di  governo restato ai vertici dello Stato per oltre un decennio, proprietario di tre reti televisive nazionali, di case editrici e di giornali, di un impero economico e finanziario, pronto ad usare ogni mezzo lecito e illecito per affermare il suo potere, punto di riferimento per ceti sociali e gruppi dirigenti che hanno dato l’assalto allo Stato e alle risorse pubbliche ricavandone enormi benefici in spregio a qualunque legalità. Se si ha ben presente cosa è successo in Italia negli ultimi venti anni si comprende che siamo in presenza di una svolta storica.

Una semplice consultazione di wikipedia dà l’idea di quale intreccio criminale e di potere si sia sviluppato intorno alla persona di Silvio Berlusconi. Le leggi fatte apposta per ostacolare o sopprimere i processi sono state l’espressione più significativa e più efficace di una guerra condotta non solo da lui, ma da una parte delle classi dirigenti per assoggettare la società italiana (istituzioni, cultura civile ed economia) ad un potere dispotico di puro sfruttamento dei pochi sui molti.

manipolazioneUn disegno di conquista che si è potuto sviluppare anche grazie alla “tolleranza” delle opposizioni che hanno finta di non vedere il lato criminale del berlusconismo e ne hanno privilegiato il volto istituzionale e politico costruito ad arte dagli strateghi di Publitalia per catturare il consenso degli italiani. Un’opposizione imbelle (e in parte collusa) ha pensato di aver a che fare con un avversario politico normale quando, invece, si trovava di fronte il prodotto estremo di un sistema di potere pluridecennale che si era forgiato nella complicità con la mafia e con buona parte della criminalità organizzata (banda della Magliana, camorra, ‘ndrangheta), che era passato per gli anni dello stragismo e del terrorismo di Stato, che aveva già praticato il saccheggio dei soldi pubblici sprecati e rubati a fiumi nel Mezzogiorno e nell’acquisto del consenso a suon di pensioni, indennità, finanziamenti a pioggia, assunzioni clientelari, abusivismo edilizio, distruzione del territorio e dell’ambiente. Un sistema di potere messo in crisi da Tangentopoli che trovò in Silvio Berlusconi la sua geniale via d’uscita.

televisioniIl berlusconismo doveva significare lo spegnimento della lotta politica annegata nei modelli della società del piacere nella quale ad ognuno era consentito di sognare la sua personale conquista “del mondo” che tradotta in volgare significava semplicemente che ciascuno doveva sentirsi libero di farsi gli affari suoi senza più temere sanzioni o regole da rispettare.

ideologia dei soldiL’epopea dei condoni e delle cricche di affaristi senza scrupoli (a tutti i livelli, dagli uffici circoscrizionali alla Presidenza del Consiglio), della corruzione è stata la vera ideologia del berlusconismo insieme con l’immagine finta fornita dalle sue televisioni ad un popolo a cui venivano indicate le vie del successo e dell’arricchimento facile. E se questi, ovviamente, non erano per tutti bastava l’esempio di chi ci riusciva e la sensazione che a questi si poteva chiedere di tutto liberi da condizionamenti legali, politici e morali senza dover più mascherare l’antica abitudine al clientelismo di un popolo mai diventato nazione.

Sbaglierebbe oggi chi si soffermasse sui vizi del potente Berlusconi trascurando di comprendere il senso di una parabola che parla di Italia e di italiani e che spiega molto più di tante analisi economiche lo spread che ci divide dai paesi civili.

cittadino nella crisiSe oggi la magistratura sta portando a conclusione alcuni processi e arrivano le prime condanne è perché il modello del berlusconismo ha fatto fallimento portando l’Italia alla bancarotta se non ancora finanziaria sicuramente istituzionale, etica e civile. Una reazione degli italiani è in corso e per questo le cose stanno cambiando.

Poco c’è da dire sul governo e meno ancora sui seguaci di Berlusconi. Sul governo si può solo sottolineare che il suo profilo emergenziale ne esce consolidato ovvero che appare sempre più chiaro che non può durare oltre alcuni provvedimenti per l’economia, per la macchina dello Stato e per andare a votare con una nuova legge elettorale. E non può durare soprattutto perché i seguaci del pluricondannato Berlusconi, dell’indegno ad ogni carica politica ed istituzionale, del corruttore dei giovani e della morale pubblica continuano a non prendere le distanze da lui identificandosi con la sua sorte. Perché lo facciano è un mistero; forse qui si sconta un’inclinazione tutta italiana alla faziosità o alla fedeltà al Capo di impronta mafiosa di chi resta nel gruppo fino a che il padrino non viene eliminato.

Qualunque sia il motivo questa fedeltà indica una cultura politica e un’ideologia della sopraffazione e dell’illegalità da combattere senza se e senza ma.

Claudio Lombardi

Combattere il berlusconismo per cambiare l’Italia (di Claudio Lombardi)

La pubblicazione della sentenza con la quale Berlusconi è stato condannato per frode fiscale costituisce una pietra miliare nella pur lunga storia dei processi a suo carico. Quella che è stata scoperta e spiegata nei suoi meccanismi è la cassaforte (o una delle casseforti) dell’impero Mediaset, quella dalla quale sono arrivati i soldi per i finanziamenti illeciti ai partiti e per la corruzione di giudici, ufficiali della Guardia di Finanza e testimoni.mediaset

Il sistema che ha messo in piedi Berlusconi appare sempre più come una triade di soldi, potere politico e comunicazione. Ognuna delle tre parti sostiene l’altra, ma la base comune è l’illegalità e l’asservimento delle istituzioni a questo disegno. Ormai tutti hanno capito che il mito della rivoluzione liberale con cui fu lanciata Forza Italia nel 1993 era un mero messaggio pubblicitario che servì ad attrarre e mobilitare energie giovani e tutta quella enorme massa di scontenti che emergeva dalla vicenda di Tangentopoli. La “genialità” di Berlusconi, di Dell’Utri e degli altri fu di cavalcare l’onda della protesta per apparire come un’alternativa alla degenerazione dei partiti e di farlo proponendo agli italiani il miraggio di un successo individuale libero da vincoli e da regole.

L’esperienza di 19 anni mostra che non solo nessuna promessa è stata mantenuta, ma che il sistema è servito a formare una classe dirigente ancora più ladrona di quella che ha portato a Tangentopoli. Abbandonate le ideologie e le discipline di partito lo scopo di conquistare e di usare il potere per interessi personali si è potuto dispiegare senza remore e senza ostacoli. Tante carriere sono nate così e questa è stata la selezione che ha promosso in posizione privilegiata quelle centinaia di migliaia di persone che le varie inchieste sui costi della politica hanno individuato come la base sociale della “casta”. Milioni di italiani, però, hanno preso esempio e si sono adeguati al nuovo clientelismo basato sulla fedeltà personale e alla cultura dei condoni che ha sistematicamente premiato l’evasione fiscale e l’abusivismo.illegalità taciuta

Tutto ciò ha provocato un decadimento e un impoverimento dell’Italia di cui adesso paghiamo le conseguenze. Risorse immense sono state dilapidate per alimentare il sistema del berlusconismo fondato sulla corruzione come principio guida e sul disinteresse per gli interessi generali. Anche gli altri partiti si sono adeguati e hanno imparato a gestire la loro nicchia di privilegi condividendo la comune appartenenza al mondo della politica che ha distribuito benefici utilizzando beni e soldi pubblici.

Capire cosa è stato il berlusconismo significa capire perché il popolo italiano ha deciso di sostenere un progetto così evidentemente dannoso per la società, per l’economia e per le istituzioni. Mettendo insieme i vari reati di cui è stato accusato Berlusconi e leggendo le motivazioni dell’ultima condanna emerge chiaramente il profilo di un suo disegno criminale fondato sull’uso del potere politico e mediatico e sulla sistematica spoliazione dello Stato per aumentare la sua ricchezza. In questo Berlusconi non ha inventato nulla, ma ha soltanto saputo sfruttare a dismisura le arretratezze del Paese, una cultura civile frammentata e ostile ai poteri pubblici e agli interessi generali, la mancanza di classi dirigenti unite da un forte senso di identità nazionale.

Oggi la sconfitta e il superamento del berlusconismo sono le condizioni indispensabili per risanare l’Italia. Berlusconi e il suo partito (almeno fino a che è il semplice strumento del suo disegno criminoso) non sono interlocutori di nessun disegno di governo per chiunque creda nei valori civili e democratici. Il problema non è sancire l’ineleggibilità di Berlusconi, ma condurre una lotta contro il sistema che ha messo in piedi, contro la cultura che ha formato e per la sua esclusione dalla vita pubblica. Ci penseranno poi i giudici a fargli scontare le condanne per i reati di cui è accusato.opposizione unita

Per questo pesa moltissimo l’assenza di uno schieramento di opposizione unito intorno ad un progetto. La crisi del Pd, a tutti gli effetti un partito ancora in formazione e l’immaturità del Movimento 5 stelle nonché la mancanza di una sinistra riformista forte e con le idee chiare sono l’ostacolo più grande e più difficile da superare.

Il governo Letta potrebbe fare moltissimo se fossimo un paese normale. Così non è e bisogna lavorare sul serio ad un’alternativa.

Claudio Lombardi

Pensieri sparsi su Berlusconi e sull’etica del potere (di Angela Masi)

Anche stamane l’autobus ha offerto lo spettacolo quotidiano del “fuori di testa”…. Sempre più frequente, sempre meno preso in considerazione. Stamattina parlava di soldi con un amico immaginario e ascoltandolo mi sono chiesta: “Chissà che storia tremenda ha, chissà se era un lavoratore, chissà se il lavoro lo ha perso, chissà se le sue turbe mentali derivano da situazioni personali e soggettive o se qualcuno deve sentirsene responsabile”.confusione etica

Ieri Repubblica ha pubblicato un trafiletto in cui si leggeva che una donna calabrese, che riceve poco più di 350 euro al mese di pensione, è stata sorpresa a rubare al supermercato per un importo totale di 7 euro e 50 centesimi. Denunciata per furto aggravato e a nulla è valsa la promessa di saldare il debito con l’accredito mensile del contributo pensionistico. E poi dicono che la giustizia non funziona!

Dall’altra parte della barricata, la scorsa settimana ascoltavo Daniela Santanchè, ospite di Servizio Pubblico. Non faccio nessuna considerazione di natura politica, mi chiedo solo: ma un pizzico di amor proprio la classe dirigente lo conserva? La politica è diventata così distante dall’essenza stessa che il termine esprime? Il potere, i soldi, la corruzione sono diventati così importanti da annullare sé stessi, la propria dignità e la propria etica? Un onorevole plurieletto, può continuare ad urlare in televisione che, nel caso del processo a Berlusconi per sfruttamento della prostituzione minorile non ravvede nessun reato e nessuna vittima? I ragazzi che di politica non hanno mai sentito parlare come interpretano una presa di posizione assolutamente contraria ai codici penali vigenti, ai valori morali e al semplice buon senso?

Berlusconi festeDa anni Silvio Berlusconi continua ad opporsi ai processi e a difendersi da essi, non dentro di essi, come spesso Marco Travaglio ricorda. Organizza manifestazioni contro la Magistratura a cui prendono parte i “suoi” parlamentari e i “suoi” membri del governo. Lancia la sua sfida sapendo che nessuno del suo partito oserà opporsi: lui è in Parlamento e ci resterà.

Non c’è niente da fare, invece di lasciare il passo ad altri, questa è gente che per fare meglio i propri interessi, si avvinghia ancora di più alla poltrona. Il governo Letta? Esiste per l’emergenza del lavoro, della crisi economica e per cambiare una legge elettorale che sta per essere dichiarata incostituzionale; non può e non deve diventare il tram che porta a spasso le proposte che servono ad alcuni partiti o ad alcune persone per fare la prossima campagna elettorale.

Un cittadino comune che avverte l’urgenza delle cose da fare non comprende la scelta dei temi e la scala delle priorità. Tutto appare strumentale e non genuino.

Berlusconi, però, deve abbandonare la scena politica. Lo dico così senza voler entrare nella questione ineleggibilità che mi sembra ridicola dopo 18 anni. Non sono esponente di un partito e parlo dalla mia posizione di giovane donna che ha sudato tutti i risultati che ha ottenuto nella vita. Ho dei principi, mi riconosco in alcuni valori e lo posso dire con chiarezza: per me è indegno di stare in Parlamento e sulla scena pubblica perché è l’esempio di tutto ciò che non va fatto in politica e attraverso la politica. E’ l’esempio di come la corruzione possa penetrare nel profondo della cultura civile spingendo le madri e i padri ad offrire le figlie per denaro, i giudici a vendersi le sentenze e i testimoni a giurare il falso. Da molti anni andava respinto dalle persone oneste anche se carico di potere e di voti, la coerenza, prima o poi, paga e punisce chi non ce l’ha.etica

Per capire mi sono messa a cercare i significati di etica e di morale. Magari sono io che non ho capito nulla di quello che accade intorno.

Tra le varie definizioni ne ho letto una che dà ragione ai miei pensieri: “L’uomo è al Mondo perché qualcuno lo accoglie. Si trova fin dall’inizio in una rete di relazioni e l’etica corrisponde al modo in cui gli uomini abitano la terra e per questo ha a che fare con l’abitare e in senso stretto con l’esistere. La nascita si colloca all’incrocio di una rete di legami, ed è perciò un fatto comunitario e sociale. L’etica coincide dunque con l’appartenere e insieme con il sentirsi parte. […]. La morale, in quanto modalità dell’appartenere può essere descritta come “conformità alle regole”, e le regole sono date per aiutare gli uomini a condursi nella vita. Ogni uomo prende consapevolezza di sé nel contesto in cui si trova, da qui una tensione costante tra il singolo e la comunità[…]”

Kant dice “il carattere essenziale di ogni determinazione della volontà per la legge morale è che la volontà sia determinata semplicemente dalla legge morale come volontà libera” (Critica della Ragion Pratica). Cioè: se faccio qualcosa per ottenere un vantaggio il mio comportamento non è morale. Devo farlo perché corrisponde ad un “valore”.

Insomma, i filosofi se ne sono occupati. Non mi aspetto che la classe dirigente sia fatta da filosofi, ma che sappia che non c’è vita pubblica senza etica e senza valori morali.cooperazione

L’etica personale e quella sociale devono essere intimamente connesse. L’uomo che ha un autentico desiderio di essere utile alla società e al bene comune, deve vincere la forte tentazione di agire per proprio tornaconto. Un uomo politico dovrebbe rappresentare un modello da seguire, dovrebbe essere visto come una persona giusta ed equa e con l’esempio spingere i cittadini a comportarsi onestamente. Solo persone che abbiano un profondo senso etico possono agire rettamente per il bene comune. E invece abbiamo avuto le istituzioni piene di indagati e i legami con la malavita come presenza permanente nei centri dove si amministra il potere.

No, così non si vive bene. E’ urgentissimo riformare la politica e rinnovare gli uomini.

Angela Masi

Berlusconi deve uscire dalla politica (di Claudio Lombardi)

Berlusconi ha superato il limite e deve andar via dalla politica. Non c’è altra possibilità. Le sue vicende private non devono più ostacolare il governo dell’Italia.berlusconi via

Sei anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici” è la richiesta di condanna di Ilda Boccassini per Berlusconi accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Quattro anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici è la sentenza confermata in appello per la truffa dei acquisti all’estero di Mediaset. Condanna in primo grado per il caso dell’intercettazione giudiziaria rubata e divulgata nel 2005 per danneggiare l’allora leader della sinistra Pero Fassino. La storia giudiziaria di Silvio Berlusconi si arricchisce di tre nuovi capitoli. Tre capitoli che aiutano a definire i tratti di una persona che delinque consapevolmente e sistematicamente.

Questa volta è difficile pensare a qualche legge ad personam che lo salvi dai guai. Non c’è prescrizione che tenga, non c’è impedimento per impegni di governo, non c’è più nessuna scusa.

Nella sua lunga carriera di imputato S.B. le ha provate tutte per sfuggire ai processi. La sentenza definitiva, quella che lui ha temuto e teme così tanto se l’è già data da solo. Un uomo con un potere così grande che unisce come mai nella storia d’Italia quello mediatico, quello politico (e istituzionale per tanti anni) e quello economico non sfugge ai processi se è sicuro della propria innocenza. Fa il contrario: chiede che i processi si svolgano di corsa per dimostrare che lui non ha commesso nessun reato. E ne esce assolto con formula piena.

berlusconiInvece è il comportamento ventennale di Berlusconi la sua condanna. Fugge perché è colpevole. Ormai conosciamo la solenne presa in giro degli italiani quando inveisce contro i giudici comunisti e quando afferma di essere vittima di un complotto. La faccia tosta a Berlusconi non è mai mancata, con quella ha saputo costruire un impero non da imprenditore, ma da esperto sfruttatore della politica e da navigante nelle torbide acque del malaffare e dei capitali di origini così poco oscure che il marchio mafioso su quei soldi viene dato per certo nelle ricostruzioni storiche.

Ma soprattutto se Berlusconi non avesse saputo inventare e utilizzare un sogno del tutto irreale e spacciarlo per buono agli italiani sarebbe già finito all’estero in qualche staterello da cui non è concessa l’estradizione.

L’invenzione di una rivoluzione liberale che lui non ha mai nemmeno concepito, ma che, evidentemente, gli italiani desideravano tanto gli ha dato la spinta iniziale che si è poi tradotta in una versione aggiornata dell’italianissima versione dell’arte di arrangiarsi fregandosene degli interessi generali e anteponendo a tutto i propri interessi particolari.

Berlusconi è stato bravissimo a dare forza propulsiva nuova a questo vecchio “sogno” italiano che affonda le sue radici nel menefreghismo di un popolo invaso e privo di una dignità nazionale condivisa e nemico dello Stato.

La sua resistenza ai vertici della politica non ha i caratteri della battaglia delle idee, ma è solo una strenua resistenza a difesa dei suoi affari che più si conoscono e più si scoprono di stampo malavitoso.

Purtroppo è capitato in un periodo storico di assoluta incapacità delle forze alternative di definire un progetto convincente e di conquistare il consenso degli elettori e purtroppo ha capito per primo la potenza della televisione di cui si serve tuttora per inventare una realtà parallela da spacciare per vera.

Colpisce che abbia un seguito così vasto, con molti voti e un partito che gli obbedisce come un fedele servitore. Nessuno scrupolo nei suoi seguaci, tutti compatti a difesa del capo.

Nessuno che si sia vergognato dell’esempio dato agli italiani e ai giovani in particolare e che si sia preoccupato dei danni. Un Paese vive anche di etica, di regole, tutti capiamo che non se ne può fare a meno. Questo è il danno peggiore prodotto dal berlusconismo. La corruzione elevata a valore e a regola di vita, l’illegalità come principio.in fondo al tunnel

Tutto ciò non si può accettare perché disgrega la convivenza civile. Non si può rinviare questa battaglia culturale e politica a quando i vari pezzi del centro sinistra avranno trovato la proposta giusta per convincere gli  italiani a sostenerli con la maggioranza dei voti giustificando con questa mancanza il potere di Berlusconi. No, c’è bisogno di chiarezza e di tenere separati piani che sono distinti. Se il centro destra ha una proposta più valida e attuale del centro sinistra gli elettori giudicheranno, ma non si può accettare la disarticolazione dello Stato per lasciare in piedi il potere di uno solo.

Claudio Lombardi

Un governo c’è e deve lavorare (di Claudio Lombardi)

Ormai la storia è nota: per sfuggire alla paralisi politica e istituzionale si è formato un governo composto da forze politiche che stanno su fronti opposti. Anche se si fosse trattato di un governo tecnico o del Presidente i voti dovevano comunque arrivare da Pd, Pdl e Scelta Civica. Il M5S si è tirato fuori da qualunque soluzione che non fosse l’assurda proroga del governo Monti o la ridicola proposta di un governo targato Grillo sostenuto non si sa da chi. L’alternativa era tornare a votare senza alcuna garanzia che i risultati sarebbero stati diversi, ma con la certezza di uno sbandamento lungo fino alla fine dell’estate. Uno sbandamento che avremmo pagato noi ovviamente.Italia in fuga

L’alleanza fra centro destra e centro sinistra non è scandalosa di per sé; in Germania si è fatta diverse volte e con risultati importanti. Formare un governo e far lavorare le istituzioni e gli apparati dello stato è un dovere non un’opzione a disposizione delle convenienze degli eletti. Quindi che adesso ci sia un governo è un fatto positivo e l’unico problema che si dovrebbe porre è come farlo lavorare per ottenere i risultati più utili agli italiani in attesa di tempi migliori per alleanze più coerenti.

Dunque un governo c’è e deve produrre dei risultati. Per quanto tempo? Non si misura in mesi il tempo di questo governo, ma in obiettivi da raggiungere. Cassa integrazione, trattativa in Europa per l’allentamento dei vincoli di bilancio, provvedimenti contro la disoccupazione e la povertà, debiti da pagare alle imprese, riduzione del cuneo fiscale sul lavoro cioè diminuzione del costo senza incidere sulle buste paga. E poi legge elettorale, riduzione dei costi della politica e riduzione della pressione fiscale tra cui anche quella sulla casa. Il punto centrale non è l’abolizione dell’IMU che non serve a nulla se non a mettere in tasca a tutti i proprietari di case e solo a loro una manciata di euro. Il problema è la pressione fiscale e i servizi che vengono forniti e le politiche pubbliche che vengono fatte. Se elimino l’IMU non faccio nulla contro la disoccupazione. Se taglio il costo del lavoro aiuto chi vuole assumere a farlo. Cosa conta di più?giovane e crisi

Il fatto è che sul governo pesa la strategia del Pdl di farsi forte della crisi del centro sinistra, dello stato confusionale in cui è precipitato il Pd e dell’incapacità del M5S di andare otre la protesta per riconquistare la maggioranza alle prossime elezioni.

I processi di Berlusconi e le prime condanne rendono tutto più complicato perché mettono a nudo che ad allearsi sono due “incompiute” di centro destra e di centro sinistra. La prima coincide ancora con un partito personale completamente dipendente dal suo capo; la seconda corrisponde ad un partito nato da poco e che già si deve rifondare perché è soffocato dalla stretta di fazioni avverse disposte anche a distruggere il partito pur di sbarrarsi la strada l’una con l’altra.

L’anomalia italiana ha molte facce, ma sicuramente chi tiene in ostaggio l’Italia da molti anni è quel groviglio di poteri che si riconoscono in Berlusconi e che gli consentono ogni trasgressione come se si trattasse di un sovrano.

chiacchiere BerlusconiMa Berlusconi vive anche dell’incapacità dei suoi avversari di dare risposte credibili che convincano più di quelle finte che lui sta propinando agli italiani da quasi venti anni. Berlusconi è forte se chi gli si oppone non è capace di presentare un progetto politico forte. Ci stupiamo ancora dei suoi attacchi alla Magistratura che rimarrebbero grida nel deserto se qualcun altro fosse riuscito a prendere la guida dell’Italia e portarla fuori dalla crisi.

Così non è stato ed è arrivato il momento di concentrarsi su questo.

Lo sbandamento e la confusione che c’è nel campo della sinistra e del centro sinistra e che dura da molti anni è il problema. La soluzione non è proclamare la necessità di più sinistra come se fosse una pozione miracolosa, ma partire dalle proposte concrete e da un progetto politico credibile che rendano evidente a tutti la maggiore chiarezza di idee e la loro validità di chi si ispira agli ideali di sinistra. Dimostrare con i fatti che si è migliori nel governo della collettività, questa è la sfida che può emarginare un centro destra incapace di andare oltre Berlusconi.

Per farlo occorre certo rifondare il Pd, ma dimostrando di conoscere i limiti che hanno avuto finora le culture di centro sinistra e di sinistra. I diritti e i doveri, i poteri e le responsabilità, l’uguaglianza delle opportunità e la concretezza di una ridistribuzione di ricchezza che deve avere come sua premessa la produzione della ricchezza stessa. Per essere sinistra non basta sventolare le bandiere rosse e poi lasciare ad apparati politici e sindacali il monopolio della rappresentanza. Questa è una strada già percorsa e assolutamente inadatta ai tempi di oggi.

Se la rifondazione del Pd saprà andare oltre farà un gran bene anche a tutta l’area della protesta antagonista e di stampo populista perché metterà tutti di fronte ad un progetto politico forte adeguato ai bisogni di questa Italia.

Claudio Lombardi

L’insostenibile lontananza della politica (di Claudio Lombardi)

Due mondi paralleli, quello di chi gestisce le istituzioni e lo Stato attraverso la politica e quello della vita reale della società italiana. Due mondi che non riescono a capirsi e che seguono logiche diverse. Questa è l’immagine che abbiamo davanti in queste settimane. Da un lato un’estrema concentrazione delle forze politiche su nomi, schemi, formule, equilibri in nome del proprio peso elettorale e di potere. Dall’altro lato i problemi di una quotidianità scandita dalla crisi e da questioni lasciate appese per decenni che non possono essere affrontate senza la politica.incomunicabilità

Fosse possibile ci vorrebbe un distributore automatico di decisioni in grado di sfornare soluzioni e risposte. Invece si attendono un giorno dopo l’altro decisioni che paiono dover provenire da mondi lontani e misteriosi.

In questo mondo reale ci si misura con la diminuzione del lavoro, con la diminuzione delle retribuzioni, con la diminuzione del denaro circolante, con la chiusura delle imprese, con l’indebolimento dei servizi pubblici. Il segno meno prevale e le aspettative per il futuro segnano pessimismo e sfiducia.

La politica italiana, tutta, sembra vivere in un mondo parallelo dove c’è tanto tempo da perdere e nessun imperativo categorico a cui obbedire. Nemmeno quello che il voto conferisce e cioè il dovere di governare.

Dopo le elezioni 48 giorni di stallo (finora) durante i quali nessuno fra i protagonisti ha veramente mostrato di mettere al centro la condizione dell’Italia. A parole sì, ma nei fatti si sta giocando una guerra di posizione e di logoramento fra le formazioni politiche che si sono divise quasi il 90% dei consensi. Ad essere giusti tutte ne escono male.

Il M5S aveva suscitato una enorme aspettativa, ma sta dimostrando una propensione a girare intorno al proprio ombelico, una sordità, una opacità e una inadeguatezza che deve preoccupare tutti quelli che credono nella partecipazione dei cittadini e nel rinnovamento della politica. Se questo è il nuovo il meno che si può dire è che dalla protesta alla proposta politica seria il passo è grande, troppo grande. Il movimento invece si è rivelato fragile ed impreparato per gestire il 25% dei voti. Piazze piene, ma poche e vaghe idee sul che fare. Il M5S ha mostrato tutti i limiti del suo essere sempre stato soprattutto il prolungamento del blog di Beppe Grillo. Incapaci di elaborare una politica i grillini si sono mostrati, per ora, molto concentrati su loro stessi e non sulla missione per la quale avevano chiesto i voti.

dubbi PdIl Pd, miglior perdente delle elezioni che avrebbe dovuto stravincere, gira intorno ad un’equazione che non si può risolvere e che porterà, in ogni caso, ad un’ingloriosa conclusione. Appena contati i voti Bersani doveva sapere che un governo guidato da lui in quanto leader del Pd non sarebbe stato possibile. Non 48 giorni (che diventeranno oltre 60 dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica) ci volevano, ma venti minuti per capire che occorreva elaborare un’altra proposta politica e prendere la guida di una via d’uscita diversa da un governo Bersani. In questo senso è legittimo dire che lo stallo è anche responsabilità di un Pd fermo su una proposta che avrebbe avuto un senso con una maggioranza piena alla Camera e al Senato, ma che non può assolutamente averlo di fronte alla negazione dei voti per arrivare alla maggioranza. Comunque, con la situazione creata dai risultati elettorali Bersani poteva legittimamente chiedere di essere messo alla prova e di andare davanti alle Camere a cercarsi la maggioranza, ma sapendo che non sarebbe andato molto più in là di una sfiducia immediata o di una differita di poco. Dunque dove ha pensato di vedere realizzabile la sua proposta di un governo di cambiamento? E soprattutto a che pro ha insistito e insiste ancora?

Il Pdl mostra adesso il suo volto più responsabile, praticamente il contrario di quello assunto in campagna elettorale. Anche questa è una manovra perché sa benissimo che in questo modo ottiene due risultati: mettere in difficoltà il Pd e acquisire un credito agli occhi degli italiani. L’obiettivo vero, tuttavia, è sempre rivolto ai processi di Berlusconi il vero crogiuolo nel quale tutte le manovre e tutti i discorsi vanno a fondersi. E dunque che governo pensano di fare con questo scopo dissimulato, ma che tutti conoscono? Il Pdl sa di non essere un vero partito, ma un apparato e un movimento di comunicazione raccolto intorno ad una sola persona. Ha già dimostrato di non saper governare, ma l’illusione di tanti italiani non muore. D’altra parte l’illusione è lo scopo di ogni pubblicità e in questo il berlusconismo è maestro.andare avanti

I problemi seri riguardano gli italiani perché un sistema politico che produce questi risultati deriva da procedure e regole inadeguate, ma soprattutto, è l’espressione di culture politiche e civili che non sono più seriamente utilizzabili per guidare l’Italia. Questo è IL problema dell’Italia priva di una guida capace ormai da molti anni e consegnata a gruppi interessati al proprio potere e alla scalata sociale a spese dello Stato. D’altronde i partiti sono degenerati da tanto tempo in partitocrazia (una lucida denuncia di questa trasformazione risale addirittura ad un’ intervista di Berlinguer del 1981) e poi addirittura scomparsi, sostituiti da pseudo partiti personali veri feudi che occupano la democrazia.

La cosa più sconcertante è che questo processo di feudalizzazione della politica ha contagiato la società e così più che di UNA casta ci dovremmo preoccupare di tante caste fra le quali è suddiviso il Paese. Caste che si sono formate in decenni sprecati ben fotografati dalla drammatica contraddizione di un enorme debito pubblico che non ha prodotto nessun risultato né in termini di sviluppo, né di strutture né di servizi. Si sapeva che prima o poi il conto sarebbe arrivato. Ora ci siamo.

Claudio Lombardi

Tre cose urgenti da fare subito non chiacchiere (di Claudio Lombardi)

Le chiacchiere stanno a zero. La Germania arriverà senza sacrifici al pareggio di bilancio il prossimo anno e ha un welfare esemplare e inarrivabile per l’Italia. La Spagna ha già saldato l’anno scorso gran parte dei suoi debiti con le imprese grazie ad un accordo con l’Europa. In Francia si è imboccata la strada degli accordi con i sindacati per aumentare le ore di lavoro a salari invariati oltre a misure per il credito al sistema delle imprese sostenuti dall’analogo francese della nostra Cassa depositi e prestiti. È completamente aperto in sede europea il discorso sullo scorporo delle spese per investimento dai parametri di bilancio derivanti dai trattati e dagli accordi in vigore.chiacchiere

Sarebbe il momento per un’iniziativa forte dell’Italia verso l’Europa che miri ad un duplice risultato: pagare i 71 miliardi di debiti delle amministrazioni pubbliche verso le imprese con l’emissione di titoli pubblici e ottenere che gli investimenti non rientrino nel pareggio di bilancio. Dai comuni inoltre viene una richiesta urgente: sbloccare almeno 9 miliardi di soldi che ci sono e che non possono essere spesi per le regole del Patto di stabilità interno.

Non si tratta di chiacchiere, ma dei provvedimenti che possono sbloccare la situazione e riavviare l’economia riducendo almeno un po’ la massa dei disoccupati.

Queste dovrebbero essere le priorità. Invece siamo ancora dietro ai processi di Berlusconi per i quali basterebbe applicare le leggi senza cercare un diritto speciale per i leader di partito i quali, se non vogliono avere problemi, possono benissimo non commettere reati. Se li commettono non possono chiedere al Presidente della Repubblica di intervenire per fermare la magistratura adattando i processi ai loro impegni politici che, volendo, potrebbero anche non finire mai. No, basta, è ora di darci un taglio a questo ricatto dei processi di Berlusconi: che si facciano al più presto, gli italiani hanno diritto di essere rappresentati da gente pulita e noi non possiamo vivere in uno Stato che aiuta i potenti che delinquono.

Detto ciò resta il fatto che non sappiamo quando e se riusciremo ad avere un governo. Eppure basterebbe fare quelle tre cose e già la situazione cambierebbe e torneremmo a respirare.tunnel luce1

Basterebbe ad una condizione: che il governo sia composto di gente onesta e che si avvii una pulizia di tutte le cricche i cui componenti sono probabilmente ancora annidati nei mille posti degli apparati ministeriali, regionali e locali. Se non si frantuma quel sistema di potere anche le tre cose urgenti non serviranno a niente e l’Italia brucerà risorse come è regolarmente avvenuto nei venti anni che segnano il passaggio dalla cosiddetta Prima Repubblica alla Seconda. Tutti dovremmo ricordarci che uno degli effetti principali dell’euro è stata una discesa dei tassi di interesse sul debito pubblico (e su tutta l’economia) che è durata tanti anni e che ha significato un bel risparmio per il bilancio dello stato. Lo spread con i titoli tedeschi era nell’ultimo governo Prodi a 30 punti non a 300 come adesso.

Ebbene siamo stati capaci di bruciare tutto e adesso ne paghiamo le conseguenze. Qualcuno si ricorda della cricca della Protezione Civile e dei 460 milioni spesi per il G8 alla Maddalena? E ci ricordiamo che quei soldi non hanno prodotto nulla, ma sono stati un puro spreco? Ecco il modo in cui l’Italia ha utilizzato gli anni dei bassi tassi di interesse.

Oggi i soldi sono finiti e la situazione sta diventando tragica. Le tre cose urgenti da fare senza un cambio di sistema non si possono fare e non servono a molto. Per questo occorre ridurre i costi del sistema politico cominciando dal finanziamento dei partiti che deve essere riportato ad un rimborso delle spese documentate per le campagne elettorali e per il resto lasciato alla libera scelta dei cittadini anche utilizzando l’8 per mille Irpef in vigore da anni per il finanziamento delle istituzioni religiose. Altre misure come il dimezzamento dei parlamentari sono presenti nei programmi di varie forze politiche, così come l’abolizione delle province. Per decidere ci vuole solo la volontà, altri ostacoli non ce ne sono.

Claudio Lombardi

L’Italia sul crinale (di Claudio Lombardi)

Gli avvenimenti di questi giorni ci dicono che siamo sul crinale. Possiamo andare avanti e imboccare la via d’uscita giusta per la ricostruzione dell’Italia o possiamo precipitare senza più freni nella crisi.

Italia bilicoI dati nudi e crudi parlano di un’economia che va male, di un popolo che sta arretrando verso condizioni di vita che erano state superate nel passato, di uno stato inefficiente e colonizzato da gruppi di potere e da affaristi che, nonostante l’azione della magistratura, hanno avuto il tempo di fare danni gravi. Le condizioni del Paese sono ben rappresentate dalle strade della capitale che, ad ogni pioggia, si sgretolano per l’incuria di anni, per una manutenzione sbagliata, per l’assenza di chi dovrebbe amministrare la città e invece la lascia andare in malora.

Non si tratta solo di errori contingenti però, dei politici e dell’amministrazione, si tratta del risultato di un indirizzo di governo che ha intrecciato i pubblici poteri con gli interessi privati di singoli, di gruppi, di partiti. E intanto le casse comunali sono vuote, mentre ancora si pagano gli effetti delle diverse “parentopoli” che hanno costellato gli anni di Alemanno con le quali si sono inzeppate di assunzioni clientelari le aziende dei servizi pubblici locali.

La capitale è la rappresentazione della condizione dell’Italia. Siamo sul crinale tra un arretramento ancora più profondo e devastante per la vita delle persone e un rilancio della voglia e della capacità di trovare strade nuove per l’Italia che produce e che esporta prodotti, stili di consumo e modelli di vita di qualità.

La genesi del declino parte da lontano e il berlusconismo è stato ed è il culmine del regime clientelare e spartitorio che ha dominato fin dalla nascita della Repubblica e che ha soffocato, sotto la guida delle classi dirigenti, la formazione di una cultura civile evoluta. L’arte di arrangiarsi è stata adattata ad ogni aspetto della vita nazionale e lo Stato ha rappresentato la preda da spolpare e uno scomodo impiccio da aggirare. Ormai, però, i soldi sono finiti e i tempi della crescita del debito pubblico per coprire le spese folli del sistema di potere e delle politiche pubbliche piegate alle clientele e ai gruppi sociali ed economici più forti non torneranno più. In un mondo globalizzato non torneranno più nemmeno le svalutazioni della lira inutili per crescere, ma essenziali per coprire con i bassi costi le arretratezze dell’economia.

Oggi dalla crisi non si esce senza l’Europa e senza un radicale cambiamento delle politiche e delle stesse istituzioni europee. Anche qui siamo sul crinale tra il restare in un sistema continentale integrato che può diventare una federazione di stati ed essere costretti ad uscirne e andare da soli al confronto con un mondo nel quale ormai sono in tanti a poterci superare.

I parlamentari del PDL davanti al Tribunale di Milano manifestano contro i magistrati che applicano le leggi rivendicando un trattamento “politico” e cioè l’immunità per Silvio Berlusconi su cui da anni pendono accuse gravissime per chiunque, ma silvio coppolainammissibili per un leader politico. In qualunque paese di democrazia occidentale Berlusconi sarebbe già fuori dalla vita politica per indegnità morale, i suoi processi si sarebbero da tempo conclusi ed egli starebbe probabilmente scontando le pene previste per i reati che ha commesso. In Italia, invece, siamo sul crinale tra affermazione della legalità e trionfo della politica malavitosa. Ci hanno provato per anni a far pendere la bilancia verso le cricche di potere, con ogni mezzo e disponendo di enormi risorse fra cui il controllo delle istituzioni e dell’informazione televisiva. Il controllo, la conquista dello stato: questa la posta in gioco, non l’arbitrio del capo delle cricche di fare il comodo suo circondato da giovani prostitute. Ed è una posta che interessa alcune migliaia di persone piazzate negli snodi del potere, e di quella finanza e quella imprenditoria che da molto tempo prosperano sulla spartizione delle risorse pubbliche. Altro che rivoluzione liberale, altro che mercato: Berlusconi è stato ed è il punto di riferimento di un mondo che opera a cavallo tra esteriorità formale e illegalità sostanziale e nel quale l’unica libertà riconosciuta e garantita a chi ci sta dentro è quella di fare quel che gli pare a spese della società intera.

Di voglia di cambiamento ce n’è tanta in giro e ancora non trova la strada giusta per esprimersi, né i gruppi dirigenti che sappiano comprenderla e indirizzarla. Siamo anche qui sul crinale fra una ventata di partecipazione che travolga posizioni incrostate dal tempo e dalle convenienze di carriere personali e un regresso nella rabbia cieca che vorrebbe travolgere tutto e che non sa dove andare e cosa costruire.

Il M5S è la grande novità delle elezioni, ma non sembra rendersi conto che l’autoreferenzialità di un movimento non strutturato e privo di responsabilità adesso deve cedere il posto ad un progetto di costruzione di un’Italia nuova. Fanno gli scontrosi e i dispettosi invece di dire “questo vogliamo e chi ci sta ci dia le garanzie di serietà e di trasparenza che sono necessarie e poi sperimentiamo una via nuova senza legarci a nessun patto che non sia quello con gli italiani”.in bilico

Ma questa è la prova di fronte alla quale sta pure il Pd anche lui in bilico e in grande, grandissima difficoltà a capire le caratteristiche nuove di una situazione che non aveva percepito o non aveva voluto vedere immerso com’era in un’opposizione stanca e ripetitiva nella quale venivano evitate sistematicamente le scelte forti e decise.

Siamo sul crinale ed esposti in molti punti. Si deve marciare con prudenza se non vogliamo precipitare, ma con passo deciso e con scioltezza: troppa lentezza, troppa incertezza irrigidiscono, il cammino diventa difficile e si rischia di scivolare giù.

Claudio Lombardi

Una storia nuova per tutti (di Claudio Lombardi

La tensione è alta in questi giorni e rischia di oscurare le novità positive: in Parlamento entreranno tanti giovani, tante donne e tante persone oneste come, forse, non accadeva da decenni. Questo semplice dato già ci dovrebbe rincuorare anche se siamo così abituati a parlare di schieramenti, di alleanze e di formule di governo che quasi proviamo un senso di smarrimento di fronte ad una realtà nuova e subito corriamo a preoccuparci di come definire gli equilibri fra le forze politiche con i criteri che abbiamo sempre conosciuto.

triangoliPer esempio l’idea, giustissima, che le presidenze delle camere debbano andare ai due partiti che hanno ottenuto più voti, ma che non hanno avuto il premio di maggioranza. Dal punto di vista geometrico è un triangolo perfetto: Governo, Camera e Senato. Purtroppo sembra che oggi la geometria debba cedere il passo ad una realtà diversa. Lasciamo, allora, che la soluzione la trovi il Parlamento quando si riunirà. Lo stesso si può dire del Governo. Sarebbe bello che forze politiche che si sono contrapposte in campagna elettorale come il M5S e il centro sinistra superassero le divisioni e decidessero di formare un governo. Sarebbe bello, ma irreale perché è troppo presto per fidarsi reciprocamente e per cambiare quel tanto che serve per un incontro vero che, comunque, non è affatto obbligatorio.

L’altro incontro di cui si è parlato, quello del centro sinistra col PDL, non può nemmeno essere preso in considerazione per motivi molto più gravi di quelli che riguardano le divisioni fra M5S e PD.

Le notizie di questi giorni che riguardano Berlusconi ci trasmettono una sensazione particolare come quella che si prova al ritorno da un lungo viaggio quando i luoghi che abbiamo lasciato tanto tempo prima ci appaiono gli stessi, ma siamo noi che li guardiamo con occhi diversi.

berlusconi 2Eravamo quasi assuefatti a qualcosa che ci accompagna da venti anni, ma ora, processo dopo processo, vediamo con più chiarezza il profilo di un leader politico che ha profondamente inquinato e stravolto la vita italiana usando tutte le leve del suo enorme potere mediatico ed economico. I disvalori che ha trasmesso con il suo esempio e con le sue televisioni sono diventati parte della vita di tanta gente. Sono molti quelli che si domandano come sia potuto accadere che si sia affermata e sia durata tanto una degenerazione che ha cambiato la convivenza civile e i comportamenti degli italiani.

Berlusconi si dibatte fra processi contro cui nulla possono più le sue urla scomposte contro i magistrati né l’impressionante schieramento di chi lo copre senza alcun senso di ripugnanza morale per i fatti, da tutti visti e conosciuti, che lo assediano con la loro inesorabile evidenza.

Da molto tempo, però, il problema non è più suo, ma è la carta di identità di un gruppo politico che ha fatto della conquista del potere e della spartizione della res publica il suo motivo di essere.

La corruzione come trama culturale e metodo pervasivo di ogni azione pubblica e privata identifica il berlusconismo. La corruzione elevata a valore e usata come principale strumento di azione politica. Nel corso della sua storia l’Italia non ha mai conosciuto nulla di simile.

Ce n’è abbastanza per allontanare il PDL, saldamente schierato a difesa del suo leader, da ogni accordo politico. Finchè i suoi eletti e i suoi dirigenti daranno la loro copertura a Berlusconi non ci potrà essere alcuna convergenza. Spesso nel passato si è dimenticato (e si dimentica anche oggi) che per un uomo politico e di Stato non occorre la condanna definitiva per dare un giudizio sulle sue azioni. In paesi normali basterebbe ad escluderlo dalla vita pubblica uno solo dei processi nei quali è stato ed è accusato di svariati reati comuni.

Una parte degli italiani tollera, conosce e giustifica (se non appoggia esplicitamente) questa pratica corrotta di gestire il potere. È una parte che non vuole vedere quanto la corruzione sia diventata strutturale al dominio del berlusconismo o fa finta che sia un inevitabile danno collaterale della politica. Tra questi, molti hanno tratto vantaggio dalla corruzione, altri sono rimasti affascinati dal successo di chi ci ha fondato la sua carriera, altri ancora hanno creduto all’ideologia di liberazione da ogni vincolo e regola spacciata per liberalismo. Ebbene è ora di dire che questa parte oggi è inutile per indicare una via d’uscita alla crisi. Nessuna lettura “politichese” può cancellare la nocività di una scelta che sostiene il prolungarsi del berlusconismo.

Che altri partiti abbiano condiviso pratiche di corruzione e clientelari e che abbiano approfittato dei beni e dei soldi pubblici è un fatto e non può essere negato. Ma l’errore è stato riconosciuto e non è stato eretto un muro difensivo per nascondere reati e privilegi né l’errore è diventato il connotato identitario di leader e di formazioni politiche. Per questo possono oggi proporsi agli italiani come parte del cambiamento. D’altra parte i loro elettori non accetterebbero nulla di diverso e lo hanno detto anche con il voto.cooperazione

Dobbiamo essere contenti che il Paese normale sia rappresentato dagli onesti che siederanno in Parlamento. Anche non conoscendoli uno ad uno è lecito sperare che il loro unico interesse sia quello dell’Italia. Per questo dobbiamo guardare con fiducia e con mente aperta ai giorni che verranno. Da qui deve iniziare una storia nuova per tutti.

Claudio Lombardi

Un’ondata di partecipazione della società civile (di Claudio Lombardi)

“La politica appare debole e divisa, incapace di produrre scelte coraggiose, coerenti e condivise”.

Mentre il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano pronunciava queste parole la maggioranza compatta votava la fiducia sul provvedimento cosiddetto del “processo lungo” che mira ad intralciare i processi dando la possibilità a collegi di difesa e ad imputati (ovviamente con molti soldi a disposizione) di procrastinarne la durata con citazioni di testimoni senza alcun limite e impedendo l’utilizzo delle sentenze passate in giudicato.

Dopo aver tentato in ogni modo di tagliare la durata dei processi (chi si ricorda dei processi a scadenza predeterminata?) adesso la maggioranza ci prova con la misura contraria. Lo scopo è sempre lo stesso: impedire ai giudici di emettere sentenze su Silvio Berlusconi, in particolare sui processi nei quali la condanna è praticamente certa o molto probabile (casi Mills, Mediaset e Mediatrade).

Intanto va avanti la sceneggiata dei ministeri a Monza con sberleffi, gestacci e battute grevi. Gli autori sono, ovviamente, i capi della Lega non più in grado di produrre alcunché di credibile dopo il fallimento del federalismo soffocato dall’estrema centralizzazione delle politiche del Governo. Al posto di proposte serie e di un’azione vera da parte di chi occupa da molti anni posizioni di potere al centro e in periferia si ricorre alla presa in giro degli elettori buttandola in caciara tanto per distrarre gli animi semplici e sempliciotti di chi non vede più in là del proprio naso. Che nei comuni spesso la Lega governi bene non copre l’inadeguatezza dei vertici che siedono a Roma e che non sanno più che fare e che dire essendosi legati in tutto e per tutto a Berlusconi.

Tra uno scandalo e l’altro emerge la natura affaristica e banditesca di tanti politici che siedono in Parlamento o che manovrano le leve del potere dall’esterno. Ormai non passa giorni senza che nuove rivelazioni ci mostrino il vero volto di un bel pezzo della politica che comanda nel nostro Paese. Questo è il punto: in tanti possono delinquere, ma solo pochi lo possono fare con i poteri, i mezzi e gli strumenti dello Stato. Come dimostra il caso dei processi di Berlusconi l’apoteosi della politica impunita è quando la si utilizza senza più maschere per sfuggire alle leggi. Quello che leggiamo continuamente nelle cronache giudiziarie dimostra che questo è diventato un sistema che sta dentro quello istituzionale come gli alieni nei film di fantascienza di tanti anni fa.

Nel frattempo la finanza internazionale esprime la sua sfiducia sulle sorti dell’Italia e manda a picco la Borsa e in alto gli interessi sui titoli del debito pubblico. In pochi giorni una bella fetta dei soldi presi con la manovra e pagati dai ceti medi e bassi, sono già stati spesi proprio con gli interessi che lo Stato si è impegnato a pagare nei prossimi anni.

In questo quadro il giudizio di Napolitano appare fin troppo benevolo.

Ciò che gli italiani debbono affrontare è l’accertata incapacità di buona parte della politica di svolgere la propria funzione di governo. Ne hanno preso atto le maggiori associazioni del mondo del lavoro, dell’artigianato, dell’impresa e della cooperazione auspicando una “discontinuità” che porti ad un cambiamento. Non era mai successo prima che si formasse un tale schieramento e ciò dimostra la gravità della situazione.

È necessario che a quest’appello se ne aggiungano altri provenienti dalla società civile che ha dato prova negli ultimi mesi di essere una realtà e non una mera categoria sociologica.

La società civile deve prendersi il compito di organizzare la partecipazione dei cittadini e di rivendicarne il protagonismo che spinga ad un rinnovamento gli stessi partiti, quelli veri, ovviamente, non quelli che dipendono da un padrone.

Da settembre bisognerà porsi l’obiettivo di travolgere questa lunga stagione politica ormai finita con una ondata di rinnovamento che trovi strade nuove e faccia sentire la presenza di un’Italia in grado di spingere ai margini e cacciare dalle istituzioni e dalla politica i corrotti e gli affaristi.

Claudio Lombardi

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