La trasparenza? Per esempio New York

Tratto dal sito www.romafaschifo.com ripubblichiamo l’analisi e le immagini di un articolo che risale a maggio del 2016 dedicato alla trasparenza nel rapporto con i cittadini a New York. Poiché in Italia e a Roma in particolare la trasparenza sembra qualcosa di difficile, fumoso e addirittura irraggiungibile è utile vedere come hanno fatto in una delle capitali del mondo. Come si capisce leggendo e guardando le immagini il problema non è tanto di modalità per attuare la trasparenza, ma di cultura civica e di rapporto tra spazio pubblico e cittadini.

“Si può parlare di una città e, con lei, di una intera cultura semplicemente analizzando con qualche foto la segnaletica di cui questa città si è dotata? Semplicemente mettendo sotto il faro dell’attenzione l’insieme di convenzioni grafiche che, mediate dalla legge, riescono a regolare l’interazione tra i milioni di uomini che percorrono l’agglomerato urbano.

ciclabili-new-yorkCi abbiamo provato con New York con risultati interessanti e, soprattutto, prontamente utilizzabili nella nostra città. Quando parliamo di segnaletica non parliamo soltanto di segnaletica orizzontale, come quella qui a lato, che ha permesso con pochi soldi e qualche mano di vernice di realizzare in tutta la città centinaia a centinaia di km di piste ciclabili semplicemente, grazie alla segnaletica, spostando la sosta delle vetture verso il centro della carreggiata. Parliamo anche e soprattutto di segnaletica, diciamo così, commerciale, burocratica diciamo. …. Ecco il nostro contributo per segnalare quali rivoluzioni si potrebbero fare in questa città applicando anche solo una parte delle banali e non costose misure di trasparenza che a New York sono la norma.

licenze-ambulanti-new-yorkPrendi gli ambulanti per esempio. Da noi sono un problema micidiale: impossibile sapere se sono regolari o no, impossibile sapere se possono stare lì o no. … Un sistema fatto apposta per generare abusivismo e furbizie. A New York anche questo miserabile venditore di frutta ha la sua card – obbligatoria da esporre – attaccata al carrello. Cosa c’è nella carta lo vediamo qui sotto: un codice, un codice QR per permettere ad ogni cittadino (!!!) di controllare con una foto, la data di scadenza, l’area dove il carrello può sostare e il numero di telefono sempre per i cittadini (!!!) per segnalare anomalie in maniera anonima. Nel mondo si chiama collaborazione tra istituzioni e cittadini, a Roma – la città con la mentalità più mafiosa d’Italia – ti direbbero che sei un “infame”, una “spia” e che fai delazione.

licenze-ambulanti-2Una parentesi andrebbe aperta sui costi delle licenze. Sono variabili, molto variabili. In alcuni parchi ultra periferici anche molto bassi: 700 dollari all’anno (ricordiamo che sono così basse anche per i nostri ambulanti, pure quelli che pur pagando 1000 euro all’anno ne guadagnano 1000 al giorno!) ma in alcuni casi si cresce moltissimo fino ad una 20ina di licenze i cui fees superano i 100mila dollari e, in pochi casi, anche 200mila. Pensate quanti soldi fa la città di New York grazie ai suoi ambulanti. E pensate come è difficile, semplicemente grazie alla banale trasparenza di questo foglietto, essere abusivi. E quando la licenza scade, va all’asta e vince chi offre di più. Solo dalle licenze rilasciate nei parchi, la città guadagna 5 milioni di dollari.

Ma la trasparenza sta anche nei lavori pubblici, a tutti i livelli. Come vedete qui sotto. sia quelli privati che quelli pubblici. Non di rado le società che ultimano i lavori si pubblicizzano vantandosi del buon lavoro compiuto.

ristrutturazioni-new-yorkSorprendente poi per noi è la trasparenza (signori, la trasparenza è gratis!) dei lavori privati. Ogni stabile interessato ai lavori (pensate a Roma l’omertà che vige, contra legem, sui lavori domestici: tutti fanno quel che gli pare senza comunicare alcunché, senza chiedere permessi, senza esporre all’esterno informazioni su quanto si sta facendo) deve esporre all’esterno tutta la lista dei permessi ottenuti. Ad una rapida lettura degli stessi si capisce alla perfezione che lavori si faranno, quali materiali si utilizzeranno, cosa si modificherà. Nella più totale trasparenza e con la possibilità di segnalare anomalie al numero di telefono dell’amministrazione. Questo qui sopra sarà un nuovo ristorante e dai permessi si può risalire a tutti i dati a riguardo, a Roma i cantieri clandestini sono all’ordine del giorno e i cittadini di uno stabile non hanno mai il diritto di sapere, con trasparenza, chi sta aprendo, che lavori farà, se questi lavori sono o non sono autorizzati e se sono conformi al progetto originale. A Londra (non sappiamo se anche a New York) è possibile anche entrare nel sito del comune e controllare se il progetto che il titolare ha depositato è uguale a quello effettivamente realizzato. Ogni cittadino può liberamente fare il proprio sopralluogo, e lo fa nel proprio interesse perché a New York non vogliono fare la fine dei cittadini del Lungotevere dove per quieto vivere (e per mancanza di trasparenza sui lavori) si è lasciato fare il signore di sopra che toglieva tramezzi e muri portanti salvo poi perdere la casa.

cantieri-new-yorkIdem per quanto riguarda i grandi lavori di architettura ed edilizia. Ogni cantiere, in questo caso, è dotato di finestre per sbirciare dentro in maniera trasparente e non fraudolenta. Una scritta, su ogni cantiere, invita a segnalare ad un determinato numero di telefono l’eventuale presenza di operai senza casco.

Ma la trasparenza diventa particolarmente interessante – specie se confrontata alla nostra situazione assolutamente fuori controllo – se la riportiamo nel mondo delle occupazioni di suolo pubblico relative ai tavolini. Tema sensibile a Roma.

occupazione-suolo-pubblicoGuardate questa situazione. E’ la situazione di tutti i dehors della città: ci sono i tavolini? Allora ci deve essere questo cartello. Se non c’è i tavolini sono abusivi. Ma è così evidente che lo sono, che automaticamente tavolini abusivi non ne vedi. Così tutti i ristoranti possono chiedere tavolini, la città dà concessioni serie, che scadono, con un mix di tavoli e sedie (non si procede a metro quadro, ma ad un mix di tavoli e sedie: è molto più facile da controllare), e gli introiti sono notevolissimi. E tutti possono, in trasparenza, controllare: il foglio indica quanti tavoli, quante sedie, quando è stata concessa la licenza, quando scade. occupazione-suolo-pubblico-new-yorkA costo zero, con un semplice software e con un file pdf inviato agli esercenti con obbligo di stampare e di esporre in maniera visibile si è reso davvero molto difficile il problema dell’abusivismo. Altro che borchie e altre sciocchezze simili. Davvero tutto questo sarebbe impossibile da noi?

Peraltro come è noto a New York i locali hanno l’obbligo di esporre un’altra cosa all’esterno: il grado di livello sanitario. Che può essere A, B o C e che indica ai consumatori quanto è alto il livello di igiene del ristorante dove stanno entrando. E se becchi una B o un “grade pending”, sei costretto ad esporlo.igiene-ristoranti Nel mondo questa la chiamano trasparenza, da noi si appellerebbero alla gogna mediatica. ….

Guardate questo eccellente ristorante di dumpling e noodles sulla Seconda Avenue. partecipazione-new-yorkHa chiesto di avere tavolini all’aperto ed ecco che succede. Appare un foglio dove si dice alla cittadinanza: questi hanno chiesto tavolini, se avete qualcosa da dire ci vediamo il giorno tale nella sala comunale a parlarne. Così non esistono comitati, non esistono denunce anonime, non esistono finte associazioni di quartiere che per garantirsi un po’ di silenzio serale mettono a rischio economia, tasse che la città potrebbe incamerare e posti di lavoro.

multe-auto-new-yorkAncora, a costo zero, un esempio straordinario (e a costo zero!) di trasparenza. Ma cosa diamine ci vorrà a copiare pratiche simili? E avete notato come quasi dappertutto ci sia il codice a barre? Sta anche sulle macchine, ebbene sì. Serve per fare le multe. Trasparenza, velocità, praticità. E consapevolezza che non si scappa. Se sai che non scappi, ti compirti molto ma molto meglio. E magari invece di parcheggiare male utilizzi i parcheggi a pagamento (guardate i costi) o quelli in struttura, per modici 16 e passa dollari per ogni mezz’ora. Ma da noi è un furto passare da 1 a 1,5 euro all’ora. Ci rendiamo conto che viviamo in un mondo a parte che non ha raffronti da nessuna parte del pianeta? Anche a Napoli la tariffazione della sosta costa il triplo che da noi…..

hot-spot-new-yorkInteressante, per finire, l’ultimissima novità in città: si stanno togliendo tutte le cabine telefoniche e al loro posto stanno nascendo – a proposito di segnaletica – queste strutture a totem. Ci passa un po’ di pubblicità, un po’ di messaggi della città, si possono usare per telefonare (gratis!) in tutti gli Stati Uniti e per navigare gratis su web, mail e mappe. E tutto intorno diffondono un potente segnale wi fi oltre a permettere a chi ne ha bisogno di ricaricare il telefonino”

L’intero articolo qui http://www.romafaschifo.com/2016/05/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Tutti invocano la partecipazione. Parliamone sul serio (di Luca Montuori)

Anni di vuoto lasciato da una politica priva di una cultura progettuale e dalla degenerazione dei partiti hanno fatto sentire la partecipazione come un’esigenza da cui non può prescindere qualunque disegno di cambiamento. In effetti il caos creativo che si è sviluppato negli ultimi anni ha portato a forme di partecipazione alternative rispetto alla politica tradizionale. All’interno di questa fase di rinnovato impegno politico, in sé positiva e decisamente interessante, i modi e gli obiettivi sono diversi e molto spesso si confonde la qualità del risultato con il processo attraverso cui il risultato viene ottenuto.cooperazione

Il tema pone molti interrogativi sul modo in cui si sviluppa il processo democratico e sul ruolo della rappresentanza, ma la sostanza riguarda la capacità di governare e di concepire le soluzioni politiche ai problemi come risposte a bisogni ed esigenze dei cittadini.

Il principale laboratorio nel quale si sperimentano queste novità sono le città ed è interessante seguire le alterne fasi della partecipazione politica nell’ambiente urbano. A Roma, per esempio, ad una esplosione numerica dell’associazionismo e del movimentismo che ha portato alla proliferazione di sigle e di raggruppamenti di sigle sembra non aver corrisposto una adeguata capacità di portare queste esperienze nelle istituzioni locali. Infatti nell’elezione del sindaco, nonostante la grande spinta al cambiamento che sicuramente era presente tra i romani, sembra che la società civile organizzata non abbia influito né nel portare i cittadini al voto né nel portare nelle assemblee elettive propri rappresentanti.

coinvolgimento cittadiniÈ dunque forse il caso di riflettere su alcuni problemi che si nascondono dietro l’invocazione della partecipazione. Faccio solo qualche riflessione. Spesso è capitato che nel rapporto con il comune o con il municipio si parlasse con sicurezza di volontà popolare mentre quella che si era manifestata era solo la volontà dei gruppi di cittadini organizzati che avevano ricercato il rapporto con le istituzioni. Come è evidente le decisioni che riguardano il governo locale sono le più difficili perché impattano sulla vita quotidiana delle persone e bisogna stare attenti a non scambiare punti di vista specifici per reali processi di partecipazione dei cittadini alla vita della città. Ovviamente gestire un processo di partecipazione è compito difficile quindi l’atteggiamento migliore è quello dello sperimentalismo democratico nel quale si considera sempre aperto il processo e sempre parziale il risultato in modo che nessuno possa godere di una posizione privilegiata di interlocutore dell’amministrazione locale.

Il primo ad aver fatto della partecipazione uno strumento di metodo progettuale è stato Giancarlo De Carlo, architetto che ha realizzato molti importanti progetti e piani urbanistici (il più famoso è quello per la città di Urbino, raro esempio in cui moderno e antico convivono armoniosamente). Riguardo alle sue esperienze De Carlo affermava:

“Dunque io credo che non serve una teoria della partecipazione mentre invece occorre l’energia creativa necessaria a uscire dalle viscosità dell’autonomia e a confrontarsi con gli interlocutori reali che si vorrebbero indurre a partecipare. In Italia l’opposizione alla partecipazione è stata indubbiamente dura, ma questo è stato anche facilitato dalle posizioni deboli e dogmatiche di quelli che proponevano la partecipazione come processo meccanico e automatico secondo il quale basta andare dalla gente, chiederle quali sono i suoi bisogni e poi trascrivere le risposte in progetti grigi il più possibile. La partecipazione è molto più di così: si chiede, si dialoga, ma si “legge” anche quello che la vita quotidiana e il tempo hanno trascritto nello spazio fisico della città e del territorio, si “progetta in modo tentativo” per svelare le situazioni e aprire nuove vie alla loro trasformazione. Ogni vera storia di partecipazione è di un processo di grande impegno e fatica, sempre diverso e il più delle volte lungo e eventualmente senza fine. La partecipazione impone di superare diffidenze reciproche, riconoscere conflitti e posizioni antagoniste”.

(il testo completo è su: http://dau049.poliba.it/admin/doxer/doc/67_1164452296.pdf)

prendersi curaDunque dialogo, capacità di comprendere i bisogni di chi abita nei luoghi e capacità di tradurli in un progetto che sia capace di rispondere ai bisogni di oggi e di prevedere diverse e possibili soluzioni nel futuro. Dialogo necessario per far sentire ai cittadini (tutti, non solo quelli organizzati in associazioni) la responsabilità della cura e dell’attenzione per gli spazi. Fin dalla fase progettuale si stabilisce, con il dialogo, un nuovo sistema di relazioni tra i soggetti coinvolti che permette di pensare allo spazio urbano come a un bene realmente condiviso, la cui cura non può e non deve essere completamente delegata dai cittadini “consumatori” passivi del territorio.

Per esempio in molti paesi europei i parchi vengono gestiti in accordo con le comunità locali che partecipano alla definizione del quadro delle esigenze da soddisfare con la trasformazione e poi usano parti dei parchi stessi per le loro attività curandone anche gestione e manutenzione.

C’è poi la capacità dei progettisti di spiegare le ragioni delle trasformazioni ai cittadini e dei cittadini di ascoltare le ragioni di chi ha la capacità tecnica (e culturale aggiungerei) di sviluppare un progetto per la città. Infine c’è la capacità degli amministratori di assumersi le proprie responsabilità.  Si tratta di un discorso valido ad ogni livello, locale e nazionale.

cooperazioneInsomma un processo di partecipazione è complesso ed è ostacolato se qualcuno assume di essere la voce della volontà popolare che va imposta come una legge.

È evidente che questo discorso è valido anche quando qualche forza politica pretende di parlare a nome del popolo contrapponendosi a tutti gli altri. Senza tirare in ballo il Movimento 5 Stelle di cui si parla troppo bisogna pensare in grande alla partecipazione come una relazione che riguarda innanzitutto i cittadini e le istituzioni (o le amministrazioni pubbliche). Se la si considera come una riserva per gruppi politici organizzati, associazioni e movimenti si rischia molto facilmente di creare rendite di posizione e collusioni per chi magari ci fonda la sua carriera personale o politica.

È auspicabile, quindi, che della partecipazione a Roma e su scala nazionale si cominci a parlare fuori dalle cerchie degli esperti e dal giro dei convegni.

Luca Montuori

Gli eletti hanno un solo dovere: governare (di Claudio Lombardi)

Art. 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”cittadino arrabbiato

La crisi economica e finanziaria incalza e ogni giorno che passa può essere un giorno perso o un giorno guadagnato. Dipende dalle azioni di chi governa. Gli avvenimenti del mondo nel quale siamo immersi come i pesci nell’acqua e dal quale non ci possiamo distaccare ci avvertono sui rischi che corriamo. Non è in pericolo la nostra vita, ma la sua qualità e i piccoli passi indietro che abbiamo fatto finora possono diventare più pesanti. Non viviamo su un altro pianeta, ma in una rete di interdipendenze nella quale gli errori si pagano. E noi stiamo pagando da anni per tanti errori commessi dalle nostre classi dirigenti, ma finora abbiamo ammortizzato bene le conseguenze grazie ai nostri risparmi e al nostro lavoro. L’errore più grande che si può commettere ora però è restare senza un governo che compia quegli atti indispensabili e possibili che servono adesso.

Le cose da fare subito non sono molte, diciamo 3 o 4, ma le deve fare un governo legittimo sostenuto dal Parlamento. Lasciamo perdere adesso le grandi strategie, i percorsi che richiedono anni e anni, le trasformazioni epocali. Qui c’è da pagare i debiti verso le imprese, c’è da consentire ai comuni di spendere i soldi in cassa per opere pubbliche già fatte o da fare, c’è da votare uno scostamento dal pareggio di bilancio previsto dalla legge in caso di ciclo economico negativo e per il quale occorre la maggioranza assoluta del Parlamento e c’è da sostenere in Europa questi provvedimenti pretendendo anche che la spesa per investimenti sia lasciata fuori dal calcolo del deficit. Ma non investimenti in grandi opere che si possono rimandare, investimenti in tante piccole opere di sistemazione del territorio e di strutture pubbliche essenziali come le scuole. Bisogna poi continuare la revisione della spesa perché ci sono settori come la sanità dove lo spreco continua e i servizi vengono tagliati.cittadino nella crisi

Per ora basta questo. Chi lo fa? Spogliamoci da ogni veste di militanza, lasciamo perdere le tifoserie. Da cittadini rivolgiamoci alle nostre istituzioni rappresentative e ricordiamo agli eletti che rappresentano la Nazione senza vincoli di mandato. Chi è stato eletto ha non la facoltà, ma il dovere di governare. Tutti hanno questo dovere perchè non si va in Parlamento per difendere o per fare l’interesse del proprio partito. L’art 67 della Costituzione dice questo e se non lo si rispetta allora il Parlamento rischia di diventare una palestra dove agiscono squadre contrapposte e agiscono nel loro interesse non per quello degli italiani. Bisogna dire che questo non si può fare perché le istituzioni sono del popolo, non degli eletti.

Quindi Bersani trarrà la sue conclusioni e lo stesso farà il Capo dello Stato. Quali che siano un governo si dovrà formare, un qualunque governo che abbia quel programma descritto sopra e che riflette ciò che le forze sociali chiedono a gran voce. Votato da chi? Anche da tutti. Per dare respiro all’Italia. Poi si faranno i bilanci e se i partiti vorranno contarsi si andrà a nuove elezioni. Ma dopo che tutti gli eletti abbiano fatto il loro dovere quello che giustifica l’esistenza di un Parlamento e di un governo.

Claudio Lombardi

Democrazia, partecipazione, politica: intervista a Roberto Crea

Diamo la parola ai protagonisti. Parla Roberto Crea segretario di Cittadinanzattiva Lazio.

Parliamo di democrazia, di partecipazione e di politica. Questo è un periodo di grande mobilitazione della società civile, in tanti si domandano cosa possono fare per il cambiamento perché avvertono che istituzioni e forze politiche non riescono a tener testa alla crisi. A mobilitarsi sono tanti singoli cittadini che creano associazioni e movimenti, che non riconoscono più ai partiti un ruolo centrale nella politica e che vogliono agire in prima persona. Cosa sta cambiando nella società italiana?

Non sono molto ottimista, a guardare quello che accade, e credo che occorra realismo e un grande lavoro. In questi anni abbiamo sofferto, come cittadini, la mancanza di “politica” e di “amministrazione”. La goccia che ha fatto simbolicamente traboccare il vaso è la sconcertante e vergognosa vicenda delle Regione Lazio. Ricordo che la crisi che ha colpito l’amministrazione della nostra regione nasce da scandali con probabili risvolti penali e non da uno scontro politico tradizionale. Quello che poi è sortito dopo le dimissioni della Presidente Polverini, della giunta e del consiglio va addirittura al di là del diritto e probabilmente della Costituzione. Spero che qualcuno possa anche valutarlo in un’aula di tribunale. Sappiamo solo che tre sentenze hanno determinato con chiarezza che la Presidente Polverini ha violato le norme correnti rifiutandosi di chiamare i cittadini del Lazio alle urne nei tempi stabiliti. Parto da qui perché questa vicenda, insieme ad un’imbarazzante amministrazione comunale, ha spinto verso il crescente impegno civico e politico dei cittadini.

L’esperienza amministrativa romana e laziale ha aumentato la distanza tra cittadini da un lato e istituzioni e amministrazioni pubbliche dall’altro. I partiti (non tutti allo stesso modo in verità) hanno gravi responsabilità in questo processo perché ormai da anni non sono più riusciti a rappresentare i cittadini e gli interessi della collettività. Nel consiglio regionale, quasi tutti i gruppi consiliari e quasi tutti i consiglieri hanno fatto finta di non vedere quello che succedeva, cercando di trarre unicamente vantaggi per il proprio partito e per sé stessi. Dei cittadini che perdevano il lavoro, che vedevano progressivamente tagliata la sanità a causa dello spaventoso debito e del deficit creato dall’amministrazione regionale, che soffrono per servizi pubblici insufficienti non si è occupato nessuno. Il pericolo è che si faccia poi, come si dice, di ogni erba un fascio e che vengano coinvolte le istituzioni come tali nel rifiuto dei cittadini per tutto ciò che rappresenta la politica, mentre secondo noi sono le persone, i rappresentanti delle istituzioni che vanno indicati come responsabili.

I cittadini cercano di dare una forma al loro impegno attraverso l’organizzazione di nuovi comitati e associazioni o con l’adesione a quelli esistenti affinché abbiamo più forza. E’ importante che, finalmente, cessiamo di delegare tutto ai politici e ai partiti. Qui è il tema della partecipazione. Dalla protesta contro il piano parcheggi, alla manutenzione del verde pubblico, alla gestione dei rifiuti, alla rivolta crescente contro un nuovo piano di irrazionale e speculativa espansione urbanistica a danno irreversibile dell’agro romano. Ci sono però due ostacoli sulla via della partecipazione: Tuttavia ci scontriamo ancora con due problemi piuttosto importanti: la mancanza di trasparenza e il desiderio e la necessità di vedere cambiare in fretta le cose. La trasparenza è un elemento decisivo per consentire alla partecipazione di essere efficace, ma la sua mancanza e negazione è anche uno degli ostacoli maggiori che l’attuale politica/amministrazione pone sulla strada dei cittadini attivi, cercando di disarmarli in questo modo e sperando che si arrendano. In secondo luogo, i cittadini sono “affamati” di risultati e ogni ritardo (anche causato ad arte dall’attuale politica/amministrazione) o ogni fallimento di iniziative civiche può determinare facilmente delusione e abbandono, con una conseguente deriva a favore dell’antipolitica, della demagogia e del populismo che semplificano tutto per non risolvere niente e generano ulteriore distacco ed isolamento del cittadino.

Con la partecipazione organizzata e articolata vogliamo percorrere proprio la strada opposta.

(intervista a cura di Angela Masi)

Una lista civica a Roma, una comunità cittadina (di Luca Bergamo)

Pubblichiamo un estratto dell’introduzione di Luca Bergamo all’assemblea cittadina organizzata dall’associazione daZero per il lancio di una lista civica che si è svolta a Roma il 24 novembre

Stiamo vivendo come in una guerra, pur senza dircelo, una guerra strana nella quale il nemico è un ente indefinito. L’attacco all’Europa attraverso l’aggressione del debito pubblico sui mercati finanziari e’ un attacco alla sovranità del popolo. Domina la paura che impedisce di capire e costruire per eliminare ciò che genera questa paura. Individuiamo di volta in volta nemici di comodo, si levano voci terribili: i migranti, i diversi, gli altri che non siamo noi, con evocazioni di un passato che pensavamo dimenticato; diventano nemici i tedeschi se siamo greci, i rumeni o gli albanesi se siamo italiani, la politica in sè, il potere in sè a prescindere dalla sua eventuale legittimazione democratica. Tutto ciò è preoccupante e molto pericoloso. Ma la strategia per allontanare questi pericoli può essere formulata solo se si comprende che il nemico siamo anche noi perchè l’avversario da battere é il modello di sviluppo nel quale viviamo, nel quale si formano le relazioni tra gli uomini e si legittima il potere. Un modello di sviluppo che è nato in occidente e che ha dominato a lungo. Questo tempo di ‘guerra’ in cui viviamo è la crisi di questo tipo di sviluppo e della posizione dominante di cui ha goduto il mondo occidentale per oltre 500 anni.

In realtà, stiamo vivendo  una transizione enorme che influisce sulle vite di tutti, sulle risorse di cui disponiamo. Se pensiamo di ricostituire ciò che si è sgretolato sotto i nostri occhi per tornare a vivere come abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni non ne usciremo. Impatti, rifiuti, persone, prodotti sono troppi e tutti legati ad un concetto di crescita vecchio. Non significa che non debba esistere crescita, ma non è la crescita economica che abbiamo imparato a conoscere che dobbiamo perseguire.

Questa transizione ha un potenziale straordinario. Siamo la patria dei diritti universali, con i più alti livelli di qualità della vita e di diritti, siamo il luogo del mondo nel quale si é costruito un potere sovraordinato attraverso una volontaria cessione di sovranità. Siamo in Europa. Possiamo essere coloro che offrono al mondo un nuovo modello di società, abbiamo i valori, i capitali intangibili, il bisogno di esserlo, ma possiamo esserlo solo se abbiamo coscienza di tutto ciò e il coraggio di percorrere strade non tracciate, di essere noi ad esplorare il futuro.

Ma non saranno le singole nazioni da sole a governare questa transizione. La scala dei problemi é contemporaneamente globale e locale. Le dimensioni che contano stanno a livello sovranazionale e a livello locale perchè il primo e il solo capace di determinare politiche e regole capaci adeguate alla dimensione globale dei fatti e degli interessi economici, perché solo il secondo, quello locale, è capace di determinare la qualità della vita delle persone e delle relazioni tra queste.

Per esempio a Roma c’è un’enorme quantità di spazi verdi. Possiamo pensare che curarli sia compito esclusivo di una struttura pubblica. Oppure possiamo pensare di essere noi collettività ad assumerci la responsabilità di questi spazi creando una trama di rapporti diversi e nuovi fra i cittadini che modificano le vite delle persone e creano cultura civile.

Roma é un luogo importante che influenza ciò che succede in Italia, in Europa e nel Mediterraneo. É possibile che Roma non abbia rapporti con quello che é successo nelle piazze arabe? Il peso di Roma nel mondo può essere grande e il suo ruolo attuale é indegno. Con le prossime elezioni si decide il governo della città e questa scelta é importante perché non si riduce all’amministrazione di un comune, ma tocca la transizione che va costruita anche a partire da qui. E il governo della città deve esserne consapevole. Non sarà facile perché quelli che difendono il vecchio modello hanno i loro interessi da difendere mentre noi non abbiano l’esempio di ciò che potremmo costruire e non possiamo affermare certezze. Abbiamo però una bussola che ci indica la strada del cambiamento. Un compito importante ce l’hanno i movimenti civici che dovranno essere capaci di dire dei no e pure dei sì. I movimenti di protesta che dicono solo NO non bastano per trasformare la società. Serve dire dei sì, governare e assumere responsabilità.

Qui sta il ruolo di una lista civica che non è solo quello di concorrere alla formazione di un pezzo di governo, ma anche e di costruire il legame tra società civile (anzi diciamo meglio, i cittadini) e istituzione. Abbiamo bisogno di forme di governo più complesse, che costruiscano relazioni stabili con i cittadini. Questo deve fare una lista civica. Non é più accettabile da parte di nessuno aspettarsi che altri risolvano il problema. Siamo un po’ troppo abituati a pensare che il “potere” debba risolvere ogni problema. La lista civica, invece, chiede a noi cittadini cosa siamo capaci e intenzionati a fare. Per guidare Roma ci vorrà consapevolezza e determinazione. Ci vorrà competenza, non basterà avere una buona idea: bisognerà mettere le mani nel fango e uscirne con le mani pulite; ci vorrà onestà e capacità di coinvolgere i cittadini. La bussola sarà la costruzione di una nuova classe dirigente che tenda a superare la separatezza fra cittadini e istituzioni e che indichi un nuovo modello di sviluppo partendo non dall’Olimpo delle idee, ma dalla concretezza dell’assetto del territorio, della gestione dei rifiuti, della mobilità, della convivenza civile, delle istituzioni come casa di tutti.

Luca Bergamo presidente di daZero

La valutazione civica: uno strumento per conoscere e cambiare le istituzioni (di Angelo Tanese)

Un deficit di fiducia nelle istituzioni

Le istituzioni sono importanti per il funzionamento di una democrazia e per il buon governo di un Paese.

Malgrado i processi di riforma e i tentativi di modernizzazione avviati negli ultimi decenni in Italia, il livello di fiducia da parte dei cittadini nei confronti di chi esercita funzioni di governo e riveste ruoli di responsabilità nella gestione della cosa pubblica è in generale molto basso, e tende costantemente a peggiorare.

Anche se esistono molti casi di “buona amministrazione”, soprattutto a livello locale, la percezione diffusa nei riguardi delle amministrazioni pubbliche è in genere di scarsa affidabilità e di eccessiva lentezza. Esiste inoltre una difficoltà per i cittadini ad accedere e disporre di informazioni chiare e attendibili sul funzionamento delle istituzioni e sulla qualità del loro operato.

Questo deficit di informazione e di rendicontazione, che non consente di distinguere le differenti realtà, di analizzare le istituzioni per quello che sono e realizzano, costituisce un elemento di crisi e di debolezza dei meccanismi di partecipazione alla vita democratica del Paese.

Partire dalla realtà per cambiarla

Una strada percorribile per i cittadini è allora quella di esercitare il diritto di analizzare autonomamente la realtà e di formulare un giudizio su di essa, di sviluppare una capacità di intervento, e quindi di partecipare responsabilmente al miglioramento delle istituzioni.

La condizione perché questo avvenga è che i cittadini possano avere accesso a informazioni fondamentali in merito al funzionamento delle amministrazioni pubbliche, inerenti sia i processi di governo interno che le politiche e i servizi resi esternamente.

Il valore della valutazione civica

La valutazione civica può essere definita come una ricerca-azione realizzata dai cittadini, mediante l’utilizzo di metodologie dichiarate e controllabili, per l’emissione di giudizi motivati su realtà rilevanti per la tutela dei diritti e per la qualità della vita.

Sono dunque i cittadini stessi, organizzati e dotati di adeguati strumenti e tecniche di valutazione, a produrre informazioni rilevanti su ambiti di analisi ritenuti significativi, quali servizi resi da soggetti pubblici o privati (es. sanità, trasporti, scuola, telecomunicazioni, utenze, servizi finanziari, etc.) o le politiche pubbliche attuate in determinati settori (come welfare, ambiente, giustizia), a livello nazionale o locale.

L’attività di valutazione civica consente così di monitorare e verificare, ad esempio, il rispetto di determinati standard quanti-qualitativi previsti da impegni contrattuali o Carte dei Servizi nella prestazione di servizi pubblici o privati, il grado di rispondenza di determinate politiche o servizi alle attese e ai bisogni dei cittadini o, più semplicemente, l’effettiva attuazione di determinati adempimenti o obblighi normativi, talvolta largamente disattesi.

I cittadini non si limitano all’espressione di opinioni soggettive, ma sono in grado di formulare giudizi fondati sulla base di dati e informazioni raccolti e elaborati secondo metodi predefiniti e, per quanto possibile, scientificamente validi e rigorosi.

Dalla conoscenza prodotta dai processi di valutazione civica possono derivare azioni di informazione, ascolto e assistenza ai cittadini, di interlocuzione con le istituzioni, di partecipazione alle politiche pubbliche o più semplicemente di denuncia, reclamo o azione legale.

Il ruolo dei cittadini nella valutazione civica

Nei processi di valutazione civica i cittadini sono dunque al tempo stesso :

–          promotori del processo, vale a dire coloro che esprimono l’esigenza di approfondire e  formulare un giudizio su un dato problema;

–          attuatori dell’indagine, dal momento che essi stessi raccolgono dati ed elaborano informazioni rispetto al problema;

–          utilizzatori della conoscenza prodotta, in quanto sono direttamente interessati a produrre un cambiamento sulla realtà analizzata.

Non è possibile, pertanto, separare l’attività strettamente “tecnica” di produzione di informazioni su una data realtà da quella più propriamente “politica” di utilizzo delle stesse informazioni per incidere concretamente. Il cittadino-valutatore è sempre e comunque un cittadino attivo e interessato al cambiamento della società.

L’Agenzia di Valutazione Civica di Cittadinanzattiva

L’Agenzia di Valutazione Civica è una struttura interna a Cittadinanzattiva creata nel luglio 2010 per promuovere la cultura della valutazione e sostenere l’empowerment e la partecipazione dei cittadini nei processi di governo e di produzione delle politiche pubbliche.

L’Agenzia nasce a partire dall’esperienza di valutazione civica consolidata da Cittadinanzattiva, in particolare sulla qualità dei servizi e delle strutture sanitarie con l’esperienza dell’ Audit civico, una metodologia adottata complessivamente, a partire dal 2001, in oltre 170 aziende sanitarie, avvalendosi di équipe di valutazione miste composte da cittadini e operatori sanitari.

Con la nascita dell’Agenzia, interamente dedicata allo sviluppo e all’attuazione di iniziative e progetti di valutazione dal punto di vista dei cittadini, Cittadinanzattiva intende ulteriormente rafforzare le metodologie e gli strumenti di valutazione civica ed estendere la loro applicazione ai diversi ambiti di intervento delle amministrazioni pubbliche.

L’idea di fondo è che un ruolo più attivo dei cittadini appare essenziale per riqualificare i sistemi di valutazione già presenti nei diversi ambiti istituzionali e settoriali della Pubblica Amministrazione e per favorire l’attuazione di reali processi di cambiamento nell’interesse dei cittadini e della collettività.

Angelo Tanese responsabile dell’Agenzia di valutazione civica di Cittadinanzattiva