Tra sbarchi e immigrati. La politica dello sfascio

Scrive Francesco Daveri su www.lavoce.info che i dati dell’Onu sugli sbarchi via mare mostrano che gli accordi con la Libia del ministro Minniti hanno prodotto risultati due volte più grandi della chiusura dei porti e della guerra alle Ong del ministro Salvini.

Il calo si è verificato a partire dal 2018 con 115 mila arrivi via mare in Europa contro gli oltre 172 mila del 2017. All’interno del dato complessivo ci sono i 23.371 sbarcati in Italia e gli oltre 57 mila arrivi in Spagna.

Ma cosa ha contato di più: gli accordi voluti da Minniti con le tribù libiche o la chiusura di Salvini? L’analisi dei dati mensili fatta da Daveri porta ad una conclusione: l’effetto Minniti ha portato ad un calo totale di sbarchi pari al 68,9 per cento del totale; l’effetto Salvini ha segnato un 31,1 per cento del totale. Ciò senza considerare che gli effetti delle azioni di Minniti non sono cessati con il cambio di governo, ma sono proseguiti anche sotto la gestione Salvini.

Dunque la durezza di per sé non è risolutiva mentre molto più produttiva è la strada di bloccare le partenze. Su questo dovrebbe concentrarsi il governo. Non da solo, però, ma puntando al coinvolgimento degli altri paesi europei. In sostanza la strategia elaborata già col governo Renzi (Migration compact) e proseguita con Gentiloni è ancora l’unica guida sicura per affrontare un problema complesso come quello della migrazione dall’Africa.

La vicenda dei quarantanove migranti a bordo delle navi al largo di Malta e che sembra essersi risolta oggi sta, però, mettendo in evidenza le ipocrisie del M5S e della Lega che si lamentano perché l’Europa non farebbe la sua parte, ma non fanno nulla per spingerla a cambiare. Nell’ormai mitico contratto di governo è precisato che “È necessario il superamento del Regolamento di Dublino” per ottenere “il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli stati membri dell’Ue”. Sembrerebbe un impegno preciso, tra l’altro spinto e rafforzato da una riforma del suddetto regolamento approvata dal Parlamento europeo nel novembre 2017 nella quale si proponeva l’abolizione del principio del paese di primo ingresso. All’epoca non c’era ancora il contratto e non c’era il governo e così la Lega si astenne e il M5S votò contro.

Ma da giugno è operativo il nuovo governo e, in base al contratto, dovrebbe perseguire la stessa riforma votata dal Parlamento Europeo. Lo sta facendo? Ovviamente no.

Abbiamo invece avuto il cosiddetto decreto sicurezza che affronta il problema dei migranti già presenti nel territorio nazionale, regolari e irregolari. Come è noto chi ha la protezione umanitaria la perde e viene escluso dalla rete Sprar oltre a non poter più iscriversi all’anagrafe. Rischiano la stessa sorte anche coloro che vengono privati del contratto di lavoro che giustifica il permesso di soggiorno. In entrambi i casi, invece di dare un’identità e regolarizzare centinaia di migliaia di persone che sarà impossibile rimandare nei paesi di provenienza, li si trasforma in irregolari privi di assistenza e di percorsi di integrazione. Si crea dal nulla un gigantesco problema sociale, di convivenza civile, di sicurezza.

Come si spiega che la riforma del regolamento di Dublino non sia al centro della politica del governo sull’immigrazione? E come si spiega che non vi sia nemmeno l’integrazione di chi già vive qui?

La risposta è una sola: non si vogliono affrontare i problemi dell’immigrazione e dell’integrazione; si vuole che tutto resti aperto in modo da poter generare un clima di emergenza permanente. Se questi problemi fossero risolti, verrebbe meno il principale motore della propaganda sovranista. Tutto deve rimanere sospeso in modo che anche 49 migranti possano diventare un pretesto di eccitazione dell’opinione pubblica.

Ciò che conta per Salvini è avere migranti per strada e farli passare per il pericolo pubblico numero uno. E avere migranti per mare per spaventare gli elettori.

Uno schemino semplice semplice: c’è un problema, lo si usa per farci una campagna elettorale stando all’opposizione. Una volta conquistato il governo, il problema lo si lascia intatto o si cerca di aggravarlo in modo da poter continuare a specularci su. In mezzo ci sono milioni di italiani e di immigrati usati gli uni e gli altri per costruire la scalata al potere assoluto. Salvini e i 5 stelle stanno facendo esattamente questo

Claudio Lombardi