Vaccini, bufale, sfiducia

Dopo il morbillo ora tocca al vaccino anti papilloma virus. Decisamente tira una brutta aria per i vaccini. L’accusa è quella di far parte del maxi complotto delle case farmaceutiche che per bieche ragioni di profitto spingono per il consumo di farmaci non necessari e dannosi. Dopo secoli passati a tentare di combattere le malattie che decimavano la popolazione mondiale e dopo che la scienza finalmente è riuscita ad andare oltre i salassi e le pozioni di erbe “magiche” producendo farmaci e tecniche di intervento efficacissime adesso parte una ondata di dubbi e di sfiducia. epidemieProbabilmente se le popolazioni fossero ancora alle prese con le epidemie implorerebbero gli scienziati di trovare un rimedio. Ma poiché ciò non accade ecco che molti possono permettersi di dubitare e di diffondere teorie allucinate contro la scienza. In questa che ben si può chiamare psicosi di massa c’è di tutto. Soprattutto c’è la potenza dei mezzi di comunicazione che amplifica qualsiasi scemenza e c’è la strumentalizzazione politica di guru esaltati come Beppe Grillo assolutamente ignoranti nelle materie che trattano, ma dotati di una potenza comunicativa che riveste di verità i loro sproloqui.

Sì bisogna ammettere che la potenza comunicativa di un Grillo e del suo M5S ha sdoganato il fanatismo e l’ignoranza facendo credere a chiunque di poter smentire risultati della scienza e della ricerca in nome del sospetto e della faciloneria. Il Grillo che sbraitava contro le mammografie oppure che insultava Veronesi e che pretendeva di grillo arrabbiatorivelare le verità nascoste (“quello che gli altri non dicono”) e di dare risposte semplici a problemi complessi è lo stesso che usa il pugno di ferro contro qualsiasi dissidenza. Quindi insulto e dileggio verso la scienza ufficiale e gli avversari politici additati come nemici e complottasti ai danni del popolo, ma repressione delle opinioni dissenzienti dalla sua. In nome di che? Del suo essere l’interprete dell’interesse supremo del popolo. Lo chiamano populismo, ma somiglia ai fascismi di ogni tempo e di ogni paese.

Questo è lo scenario nel quale si colloca il servizio di Report dedicato al vaccino anti papilloma virus tutto centrato sugli effetti collaterali alla vaccinazione e sui pareri di alcuni medici contrari o dubbiosi sull’efficacia del vaccino. Non una vera e propria inchiesta fondata su una documentazione scientifica dunque, ma un semplice aggancio che vale quello che vale, ossia in questo campo, praticamente nulla, ma che, forse, serve per accreditarsi come parte del vasto mondo dei dubbiosi, di quelli che vaccinazionivogliono scoprire le verità nascoste che altri non dicono perché fanno parte del sistema. È patetico che adesso il conduttore Sigfrido Ranucci si arrampichi sugli specchi per affermare le sue buone intenzioni, la sua purezza di comunicatore. È patetico ed è ipocrita perché come comunicatore sa benissimo che concentrarsi sui possibili effetti collaterali e sulle opinioni negative significa mettersi da quella parte. E poi in un contesto di crescente contestazione proprio delle vaccinazioni. Perché lo ha fatto? Ad ognuno la sua risposta, ma qui non ci sono verità nascoste, bensì solo possibili spiegazioni che vanno dall’errore all’intenzionalità. In ogni caso Report non ha fatto buona informazione.

Detto ciò l’enorme problema che rimane è la permeabilità di una parte dell’opinione pubblica rispetto a tutto ciò che si pone contro la scienza “ufficiale” o semplicemente contro. Alla base vi può essere sicuramente la sfiducia, vi può essere il risentimento e la rabbia per una stabilità messa in crisi da ciò che è accaduto nel corso degli anni e anche a causa di una classe dirigente rapace che ha saccheggiato senza ritegno le risorse del Paese.

potere della comunicazioneMa che c’entra tutto ciò con la sfiducia nei confronti delle cure mediche? È come se per contestare il capitalismo si decidesse di viaggiare sulle auto senza cinture di sicurezza con la stolta ignoranza di quelli che pronunciano la solita frase idiota “nel passato non si usavano e non mi è mai successo niente”.

Il caso dell’infermiera di Treviso che fingeva di vaccinare i bambini è emblematico dei danni che la psicosi antiscientifica alimentata dagli apprendisti stregoni dei vari movimenti e degli scopritori delle verità nascoste può fare. Danni alla salute non chiacchiere. Il dubbio e il desiderio di schierarsi contro si diffonde insieme alle malattie come il morbillo che erano scomparse. Si dice addirittura che in ambienti ospedalieri siano vaccinati pochi medici e pochi infermieri.  Il fronte dei politici che sfruttano questa psicosi da nuovo medioevo è in realtà ampio e va da Grillo fino agli ipocriti come Michele Emiliano che si trincerano dietro la libertà di scelta dei cittadini.

Se non si recupera la lucidità e la razionalità saranno loro a farci sbattere la testa con la realtà nei prossimi anni

Claudio Lombardi

25 milioni per zittire la Gabanelli (di Stefano Corradino)

Gabanelli reportCi sono tanti modi per chiudere la bocca alle voci non omologate. Il fascismo vietava direttamente la pubblicazione dei contenuti scomodi e incarcerava i giornalisti non allineati. Qualche anno più tardi la strategia censoria consisteva nel mettere l’informazione sotto il rigido controllo dei governi. Si chiamava P2, loggia massonica che poi fu sciolta ma con alcuni dei suoi illustri accoliti, tuttora in Parlamento, ad esercitarne la pervicace continuità. Oggi il bavaglio si avvale di strumenti più sottili ma non meno temibili. Uno di questi è rappresentato dalle cosiddette “querele temerarie“: in pratica se un’inchiesta giornalistica dà fastidio al potente di turno, politico, economico o religioso che sia, scatta la querela. Con richiesta milionaria di risarcimento. E così, il più delle volte, l’autore smette di proseguire il suo lavoro di documentazione intimorito dal procedimento legale.

Il 16 dicembre 2012 la giornalista Milena Gabanelli lancia un servizio dal titolo “Ritardi con Eni” per fare chiarezza sull’attività del gruppo produttore di energia. Ieri l’azienda, sesto gruppo petrolifero mondiale per giro di affari, con una querela di ben 145 pagine accusa Report di averne leso l’immagine e fa richiesta di risarcimento: 25 milioni di euro.

Chi si sente diffamato ha tutto il diritto di tutelarsi ma è piuttosto evidente che una cifra di queste proporzioni si configura come un palese tentativo di intimidazione. Una minaccia non pronunciata ma che di fatto suona così: “la prossima volta ci penserai bene prima di occuparti di noi”.

La Gabanelli ha vinto praticamente tutte le (e sono tante) cause a cui è stata sottoposta. Sicuramente anche in questo caso non arretrerà di un passo e non chiederà nemmeno all’Eni di ritirare la querela per dimostrare, come ha fatto in ogni circostanza, la veridicità delle sue inchieste.

Normalmente questo tipo di cause non vanno a compimento (anche perché occorrono svariati anni per completare l’iter dei dibattimenti). E così il querelato viene assolto “perché il fatto non costituisce reato”. Ciononostante il querelato ha comunque incassato la vittoria che si proponeva fin dall’inizio: bloccare l’inchiesta giornalistica nei suoi confronti.
Per questo il meccanismo perverso dell’intimidazione preventiva va assolutamente demolito. Come afferma l’avvocato Domenico D’Amati, membro del comitato giuridico di Articolo21 e molto competente nella materia, “con le querele temerarie si verifica che lo strumento giudiziario è utilizzato con scopi intimidatori. Tra l’altro la Suprema Corte di Cassazione ha iniziato a recepire le indicazioni della Corte europea dei diritti dell’Uomo, laddove questa afferma che il diritto all’integrità della reputazione, e il diritto alla riservatezza cedono di fronte alla libertà di informazione”.

Su questa materia il Parlamento ha avviato un lavoro bipartisan nella passata legislatura. Un iter che ovviamente giace ora impolverato nei cassetti.

Sul sito Change.org lanciamo una petizione (che vi invitiamo a firmare)  per chiedere che il nuovo Parlamento voglia immediatamente mettere mano ad una revisione della materia che preveda una sostanziosa penalità nei confronti di chi utilizza strumentalmente questo tipo di richieste, condannando il querelante, in caso di sconfitta in sede giudiziaria, al pagamento del medesimo importo: se cioè chiedi 25 milioni di euro alla Gabanelli di risarcimento e poi perdi la causa la risarcisci della stessa cifra. E vince il diritto di informare ed essere informati. Dura lex sed lex.

Stefano Corradino da www.articolo21.org