Riciclare la plastica. Illusione e realtà

Quante volte si parla di riciclo? Infinite. Sembra solo una questione di volontà. Volere è potere. Se poi parliamo della plastica avanzare dubbi sul riciclo sembra un atto criminale. Che diventa doppio se la si vuole far finire bruciata nei termovalorizzatori.

E allora cerchiamo di guardare dentro alle cose e parliamo di riciclo della plastica.

Innanzitutto cos’è la plastica? Tutti credono di saperlo, ma, addetti ai lavori a parte, non sanno di cosa stanno parlando.

Cominciamo dall’inizio. I polimeri servono per fare la plastica, i polimeri sono delle catene generalmente lineari composte da poche decine a milioni o miliardi di atomi, i polimeri sono composti organici, che vuol dire che sono composti del carbonio, ma non contengono solo carbonio. Possono contenere azoto, ossigeno, silicio, fluoro, cloro, bromo, sodio, zinco etc. e naturalmente idrogeno.

A seconda di cosa contengono e di come sono collegati gli atomi tra loro, i polimeri possono avere proprietà molto diverse, possono essere trasparenti, opachi, flessibili, rigidi, morbidi, fragili, allungabili, pesanti o leggeri. Possono avere punti di fusione, che è la temperatura a cui diventano molli, molto diversi. Si può andare da 50-60 °C a 400 °C. La temperatura di decomposizione invece, che è quella che rompe la struttura della catena e gli atomi si separano, può oscillare da 200 °C a 5-700 °C.

Le plastiche però non sono composte solo da polimeri, la plastica è una miscela di sostanze, il polimero o una miscela di polimeri sono la parte principale, poi ci sono lubrificanti di estrusione, cariche minerali, plastificanti, protettori da radiazione ultravioletta, coloranti, stabilizzanti, antiossidanti e via di seguito. Avete notato che la plastica ha un odore? Bene i polimeri non hanno alcun odore, gli odori provengono dagli additivi.

Quanti tipi di polimeri esistono?

Dunque solo le plastiche per il coating ( vernici, plastificazioni di superfici etc. ) sono circa 30.000. Quelle che di solito conosciamo tutti sono quelle che si utilizzano per gli imballaggi, ma se guardiamo in giro a casa nostra ne scopriamo molte altre. Quelle più utilizzate (per l’80% circa del totale della plastica in circolazione) sono in realtà una ventina, e hanno temperature di fusione da 60 a oltre 300 gradi centigradi.

Inoltre spesso si tratta di famiglie di polimeri con caratteristiche fisiche differenti tra loro e per alcuni (silicone e poliuretano e tanti altri) nemmeno c’è un punto di fusione perché non fondono bensì si decompongono..

Raccolta differenziata

Questo brevemente è il quadro della situazione, quindi adesso noi andiamo a fare la raccolta differenziata della spazzatura e separiamo l’umido, il vetro, la carta, i metalli, e la plastica. Appunto la plastica. Cioè mescoliamo tra loro tutte le plastiche precedenti. E poi?
Solo considerando i punti di fusione si può capire che non è possibile fondere tutto insieme perchè alle temperature a cui alcuni polimeri fondono altri si decompongono. Inoltre non tutti sono compatibili, il che vuol dire che una volta in fusione non formano una soluzione omogenea ma una specie di pasta a grumi perché i vari polimeri non stanno insieme tra loro.

Questa pasta quando poi viene raffreddata produce un materiale fragile che tende a sfaldarsi e a strapparsi, un materiale con cui non è possibile costruire niente che non sia spesso e massiccio perché assolutamente privo di consistenza.

Quindi che si fa? Le aziende che trattano la plastica o fanno un mescolone e fanno travi per panchine e pali per le barche di Venezia o cercano di separarle in qualche modo.

Fondamentalmente la maggior parte delle plastiche nei rifiuti è composta da polietilene, polipropilene, polistirene, e PET, tutte le altre plastiche sono meno del 30% in peso del totale.
Esistono degli impianti di trattamento evoluti e costosi che frammentano le plastiche in piccoli pezzi di uno o due cm e utilizzando un raggio laser che colpisce i singoli pezzi via via che passano su un nastro trasportatore eseguono una specie di analisi chimica al volo.

Questa analisi determina grosso modo a quale gruppo quel pezzo di plastica corrisponda e successivamente un soffio d’aria opportunamente angolato lo fa finire in un contenitore apposito. Però non tutto il materiale conferito riesce ad essere separato, i pezzi più piccoli, quelli sovrapposti etc. non vengono recuperati.

Riciclo

In questo modo si riescono a separare le principali plastiche in gruppi omogenei in modo da poterle rifondere e riutilizzare, ovviamente con questi materiali non si potranno più produrre materiali sofisticati come sacchetti di plastica o contenitori per cibi (assolutamente vietato) o pezzi con particolari caratteristiche meccaniche (tappi filettati, contenitori, coperchi etc. ) bensì solo prodotti più grossolani. Anche il colore non sarà più modulabile dato che la miscela finale avrà di suo già un colore grigio-marrone-verde scuro.

Rimane poi la parte non selezionata che viene definita plastimix che è appunto un 30 40% del totale che non ha trovato finora particolari applicazioni. Attualmente si cerca di trasformarla in gas combustibili attraverso processi di pirolisi o finisce nei termovalorizzatori.

Come si può capire da questa rapida analisi parlare di riciclo della plastica come se fosse un processo semplice e lineare è una grossolana banalità. La realtà è sempre diversa dalle visioni idealistiche ed edulcorate dagli slanci di entusiasmo e anche puntare tutto sulla raccolta differenziata è fuorviante perché questo è solo il primo passo di un lungo percorso che spesso non finisce con il riciclo. Guardare le cose nella loro realtà può essere meno esaltante, ma è infinitamente più utile

Pietro Zonca

Lettera aperta a De Magistris: l’emergenza di Napoli e la Coca Cola (di Alfonso Annunziata)

Caro Sindaco,

anche vivendo lontano da Napoli ho seguito con commozione l’entusiasmo della sua ascesa e non posso che indignarmi per i tentativi evidenti di ostacolare da subito la sua opera che si mettono in atto con ogni mezzo.

Il problema dei rifiuti si configura dunque come una battaglia di sistema, è l’affermazione di una città e del paese contro il malcostume che non vuole recedere, e la vittoria va ben oltre il semplice e pur enorme risultato.

È dunque importante la determinazione della Giunta di Napoli ad andare comunque avanti, anche da sola, anche ove tutte le altre Istituzioni dovessero venire meno.

Non si conosce il dettaglio del piano di emergenza autonomo della città, e, probabilmente, anche questa mia banale proposta qui di seguito sarà già stata considerata in esso da persone di ben altro valore e pertinenza; ritengo, comunque, di aggiungerla alle migliaia di suggerimenti che si stanno sicuramente sovrapponendo da parte dei cittadini in queste ore convulse nella speranza di migliorare la situazione.

Ciò a cui mi ispiro è un ricordo lontano, il sistema di ritiro del vetro di una nota bibita analcolica (la CocaCola) fino a una trentina di anni fa e per decenni tenuto in piedi senza grandi difficoltà. Sistema in sé addirittura remunerativo e conveniente per la Casa, consistente nell’offrire ai clienti che avessero riportato un certo numero di vuoti integri del prodotto null’altro che un prodotto integro. In genere coniugando un risparmio sul riciclaggio, uno sulla fidelizzazione del cliente, e uno sulla promozione integrata fra produttore e punto vendita.

Non è difficile comprendere che un sistema simile possa essere più semplicemente ripristinato ora, almeno a livello di strutture maggiori dotate di uno spazio di stoccaggio: centri commerciali, grande distribuzione, e ovviamente generalizzato a ben altro che il vetro: si può chiedere agli operatori del commercio di adoperarsi in convenzione (con gli ovvi rimborsi) e offrirsi di ritirare dai consumatori stock di bottiglie in vetro, contenitori PET compressi, tetrapak, lattine, cartapesta e cartone offrendo per ciascun tipo di stock ben ordinato la compensazione del corrispondente prodotto nuovo.

Il cittadino esasperato non più sensibile ai richiami di senso civico, probabilmente è ancora in larga misura attento ai richiami del portafogli in questa triste estate di tagli di budget per tante famiglie. E, a fronte dell’indifferenza dei meno attenti, una compensazione sufficientemente premiante potrà comunque indurre altri fra i meno abbienti a rilevare gli stock abbandonati in strada: non è una presunzione, l’esperienza non tanto antica della città di New York, dove un sistema simile è in uso per il riciclaggio delle lattine ha praticamente annullato la presenza di questo prodotto dalle strade, con i poveri e i barboni a farsi carico del minimo scarto ancora esistente non riciclato dal resto della popolazione.

Sono suggerimenti di emergenza… mi rendo conto… Ma si possono mettere su in prima battuta anche in poche ore; la versione definitiva può effettivamente essere persino un business remunerativo, il costo per l’Amministrazione sarebbe soprattutto nel forzare tempi di avvio rapidi, e nel promuoverli in spazi pubblicitari, il settore del Commercio sarebbe cointeressato in tutto a contribuire e sponsorizzare, il cittadino sarebbe indotto dalla formulazione stessa dell’iniziativa a stoccare in casa e collezionare classi di rifiuto non deperibili.

E ciò che resta dell’immondizia, componente ridotta, sarebbe solo la parte igienica e quella organica, di gran lunga più semplice da smaltire ovunque, e persino preziosa a certi usi.

Auguri per la battaglia in corso

Alfonso Annunziata, napoletano nel Lazio