Sistema dei rifiuti e punto di vista del cittadino (di Fabio Pascapè)

I rifiuti sono una presenza costante nella vita dei cittadini. Ogni gesto di consumo sostanzialmente produce rifiuti finendone con l’essere l’altra faccia. I rifiuti condizionano e cadenzano i nostri ritmi di vita. Il sistema è complesso e richiede un comportamento collaborativo da parte dei singoli utenti il che presuppone anche l’avere sviluppato da parte del cittadino una vera e propria cultura dei rifiuti. Per farci un’idea più precisa delle dimensioni del fenomeno rifiuti dobbiamo tenere presente che secondo la stima dell’APAT – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici (dato 2008)  in Italia ogni anno si producono ben 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. In particolare in Campania si producono 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani l’anno pari all’8,4% del totale ed ogni cittadino campano produce in media 468 kg di rifiuti l’anno. Tutto ciò ha naturalmente dei costi per la collettività e per il cittadino. Indipendentemente dalla natura di tassa (TARSU) o tariffa (TIA) il cittadino assume un onere economico consistente secondo l’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva nel suo rapporto 2010. Un nucleo familiare di tre persone con un’abitazione di proprietà di 100 mq in Italia ha pagato nel 2009 in media 233 euro l’anno per lo smaltimento dei rifiuti. La Campania con i suoi 364 euro l’anno è stata la regione più cara. Analizzando ulteriormente il dato scopriamo che a Napoli si pagano ben 453 euro l’anno. Napoli, Benevento e Caserta si collocano tra le cinque città più care d’Italia.

TARSU 2009

Città

Importo Annuo

€/MQ

(nel nostro caso 100 MQ)

Addizionale Erariale

Addizionale Provinciale

Variazione 2008/09

Napoli

€ 453

3,94

10%

5%

+60,1%

Benevento

€ 439

3,82

10%

5%

+44%

Caserta

€ 393

3,42

10%

5%

+0,0%

Salerno

€ 345

2,17

10%

5%

-3,2%

Avellino

€ 191

1,66

10%

5%

+13%

Fonte: Cittadinanzattiva – Osservatorio prezzi&tariffe, 2010

In estrema sintesi la TARSU è un tributo di natura patrimoniale essendo legata alla superficie dell’immobile e non anche al numero di abitanti e quindi agli effettivi volumi di produzione dei rifiuti. La TIA invece per la sua parte variabile è determinata in base alla quantità di rifiuti prodotti. In sostanza incentiva comportamenti virtuosi finalizzati al contenimento della produzione dei rifiuti nonché alla loro differenziazione. La Campania è anche la regione nella quale nessun capoluogo ha ancora adottato la TIA – Tariffa Igiene Ambientale.

Ma cosa succede quando la raccolta dei rifiuti non avviene con regolarità e comunque non consente al cittadino di depositare i rifiuti nei contenitori stradali? Deve comunque sopportare costi così elevati? Il Dlt 507/1993 prevede all’art.59 (commi 2 e 4) una riduzione al 40% del tributo dovuto qualora il servizio di raccolta, sebbene istituito ed attivato, non sia svolto o sia effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento del servizio di nettezza urbana (frequenza della raccolta innanzitutto). L’interruzione temporanea del servizio di raccolta per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi, invece, non comporta esonero o riduzione del tributo.

I comuni ed in particolare i capoluoghi (oggetto della presente riflessione) hanno poi emanato una regolamentazione di dettaglio (regolamento TARSU) che, per quel che concerne la procedura che il cittadino deve adottare, contengono alcune differenze. Cominciamo innanzitutto dalla reperibilità della normativa di dettaglio sui siti internet istituzionali. Abbiamo provato a verificare il tipo di percorso che deve intraprendere sul sito istituzionale dei comuni un cittadino con una media abilità e familiarità nell’uso di un PC e di internet per acquisire le informazioni necessarie ad attivare una procedura finalizzata alla riduzione del tributo nel caso di specie.

Ne è risultato che quattro comuni su cinque (Napoli, Caserta, Salerno e Avellino) rendono reperibile il regolamento sul sito istituzionale e che si arriva alla notizia di interesse con tre passaggi (tranne Avellino che prevede appena due passaggi). Manca però sia la modulistica che una qualsivoglia nota esplicativa o mini guida alla riduzione del tributo.

Bisogna precisare che il Dlt 507/1993 non prescrive alcuna iniziativa da parte del cittadino sancendo semplicemente che, al verificarsi della ipotesi della irregolare o mancata raccolta, “il tributo è dovuto nella misura ridotta di cui al secondo periodo del comma 2….”. D’altra parte la mancata o irregolare raccolta è circostanza ben nota al soggetto che la gestisce.

Vediamo i comuni come hanno ulteriormente articolato e dettagliato la disciplina.

Napoli Caserta Avellino Salerno
riferimenti Art. 9 comma 4 Art. 2 comma 3 Art.16 Art. 7 commi 3 e 4
Tipologia atto diffida Non individuata Richiesta diffida
termini Trenta giorni dalla diffida senza   che il gestore abbia  provveduto Non indicati 6 giorni di ritardo rispetto a quanto dispone il regolamento di NU e capacità dei contenitori ridotta di almeno la metà Trenta giorni dalla diffida senza   che il gestore abbia  provveduto
Ulteriori casi di esclusione dalla riduzione del tributo Saturazione impianti terminali per il conferimento dei rifiuti solidi urbani Situazioni di emergenza del settore dei rifiuti diffuse a livello sovracomunale Violazioni del regolamento occasionali e dipendenti da temporanee esigenze di espletamento del servizio Non indicati
Durata della riduzione A partire dalla diffida e sino alla risoluzione Commisurata alla durata della interruzione o del mancato svolgimento del servizio di rimozione Commisurata alla durata della interruzione o del mancato svolgimento del servizio di rimozione A partire dalla diffida e sino alla risoluzione
Note Il regolamento riduce del 40% e non al 40% come dice la norma

n.d.r. Sul sito istituzionale del Comune di Benevento non è stato possibile scaricare il  Regolamento TARSU.

Le riflessioni che si possono fare in base ai dati emersi sono molteplici. Innanzitutto la farraginosità della procedura e la mancanza di supporti quali moduli on-line e note esplicative. In secondo luogo emerge come la regolamentazione di livello comunale sia sostanzialmente peggiorativa della possibilità del cittadino di conseguire almeno una riduzione del tributo in caso di mancata o irregolare raccolta dei rifiuti urbani che in alcune zone della nostra terra sofferta è frequente riscontrare di questi tempi. Il termine di trenta giorni (posto da Napoli e Salerno) lascia dubbiosi. Se la cosa accade d’estate difficilmente passeranno non trenta, ma dieci giorni senza che intervenga l’esercito per la rimozione a causa dell’alto rischio di natura sanitaria. Lasciano altrettanto perplessi i casi di ulteriore esclusione dalla riduzione del tributo indicati da Napoli (saturazione impianti terminali per il conferimento dei rifiuti solidi urbani) e Caserta (situazioni di emergenza del settore dei rifiuti diffuse a livello sovracomunale). Il dubbio è che, in tal modo, si finisca con il ribaltare sul cittadino il costo della saturazione delle discariche o delle situazioni emergenziali di livello sovracomunale.

Al termine di questo essenziale excursus sulla questione rifiuti gli elementi emersi ci rimandano un quadro costruito senza tenere conto del punto di vista del cittadino. E’ una mancanza che emerge da molti elementi dell’analisi svolta e che condiziona la congruenza dell’intero sistema che sembra tenere conto solo dell’interesse degli enti o delle aziende.

Dovrebbe, invece, essere noto a tutti che il punto di vista del cittadino non può essere mortificato se non a rischio di compromettere la stessa funzionalità di un sistema rifiuti strutturalmente complesso, che tocca molteplici  ambiti, essenziale per la vita delle comunità locali e per le attività economiche e con un ruolo imprescindibile nel contribuire alla qualità della vita.

Fabio Pascapè – Cittadinanzattiva Assemblea Territoriale NAPOLICENTRO

Elezioni: come scegliere? I programmi non bastano (di Claudio Lombardi)

Domenica si vota e così si chiuderà questa tornata elettorale. La campagna elettorale è stata (ed è ancora) intensa soprattutto per le città più importanti che ancora devono scegliere: Milano e Napoli.

Scorrendo i programmi elettorali dei candidati si rimane frastornati per la quantità di proposte e di impegni ognuno dei quali andrebbe messo a confronto con quello del competitore ed approfondito per coglierne tutte le implicazioni. C’è da dubitare che questo esercizio sia stato fatto da molti elettori anche perché poi mica basta prendere i singoli punti dei programmi e confrontarli: bisogna vedere che effetto fanno nel loro insieme e, infine, misurarli su quello che è stato effettivamente fatto da chi ha governato fino ad ora. Insomma un esercizio difficile e complicato.

Sappiamo, però, che basta molto meno ai cittadini per fare la propria scelta. Per esempio confrontare alcuni punti dei programmi, quelli che danno il senso di una proposta complessiva. O valutare dai comportamenti e dai discorsi per capire che cultura esprime un candidato. Considerare lo schieramento politico nel quale egli si riconosce per vedere se ci si può fidare sulla base anche dei comportamenti di quelli che vengono riconosciuti come punti di riferimento o come leader a livello nazionale. In definitiva si giunge al voto per vie diverse.

Vediamo di ragionarci un po’.

I programmi. Non tutti i punti sono uguali: ce ne sono alcuni che rivelano di più del progetto del candidato e che valgono più degli altri.

Per esempio: se nel programma di Letizia Moratti si propone un cimitero per i cani e i gatti e l’azzeramento dei campi Rom irregolari oltre alla riduzione di quelli regolari non si tratta di proposte di pari valore. La prima può essere utile, ma non rivela granchè della direzione di marcia del futuro sindaco. Le seconde dicono che un problema sociale non viene affrontato per quello che è, ma viene visto come ostacolo per la vita della città. E la soluzione proposta lo aggraverà sicuramente aumentando l’instabilità e l’insicurezza, perché non è una soluzione, ma una dichiarazione di ostilità.

Pisapia propone nel suo programma di coinvolgere i cittadini in un sistema di controllo sulla qualità, efficacia e rendimento dei servizi pubblici attuando una legge che esiste dal 2007 e rimasta finora inattuata (comma 461 della legge 244/2007). Propone anche di dare una sistemazione ai luoghi di culto della principale religione che viene praticata in città dopo quella cattolica , quella islamica. Affronta in chiave costruttiva il problema dei Rom e, con la massima apertura e concretezza, quello degli immigrati. Mette al centro la lotta per i diritti e contro la corruzione. Non si tratta di proposte come le altre, ma di elementi che dichiarano che tipo di città e di collettività civica si vuole costruire.

Passiamo a Napoli. Abbiamo visto un duro confronto fra i due candidati, Lettieri e De Magistris, sulla questione rifiuti. Mentre il primo insiste sulla costruzione di un inceneritore non dimenticando anche la raccolta differenziata e le stazioni di compostaggio, il secondo non lo vuole proprio l’inceneritore. Come succede con vari termini della nostra lingua conta dove cade l’accento. Si scrive pesca e pesca, ma nella pronuncia si dice pèsca e pésca per intendere due cose molto diverse. Nel caso dei rifiuti napoletani dove cade l’accento? Se sull’inceneritore si può essere certi che si intende mettere in movimento grandi capitali su cui la criminalità organizzata ha la quasi certezza di mettere le mani. Come già accaduto con l’inceneritore di Acerra che non ha risolto alcun problema, però è costato tanti soldi. La storia dell’emergenza rifiuti a Napoli è stata già trattata su civicolab con due articoli lunghi e pieni di informazioni da Walter Ganapini e Paolo Miggiano, vale la pena di leggerli. Comunque su questo esistono migliaia di pagine per documentarsi. Il fatto certo è che a Napoli e in Campania la camorra c’è e che chiunque voglia amministrare deve innanzitutto dire e dimostrare di schierarsi e voler agire contro e stare lontano dai politici “in odore” di camorra. Fatto questo possiamo anche interessarci alle “fioriere che si vogliono mettere nelle strade” cioè alle proposte di minor peso. Altrimenti significa che qualcuno ci vuole far fessi.

De Magistris intende costituire un consiglio comunale allargato dove comitati, movimenti e associazioni possano esprimere il loro punto di vista e poter votare sulle politiche dei beni comuni. Non è la stessa cosa che ispirarsi ad una generica partecipazione dei cittadini che, se non incardinata in luoghi e procedure, diventa un artificio retorico e nulla più.

Chi appoggia chi e come. Ancora non si è placata la discussione sulla trasmissione contemporanea su diverse reti televisive di una finta intervista a Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio, ma anche candidato coinvolto nelle elezioni del consiglio comunale di Milano nonché capo indiscusso del PDL. Abbiamo ascoltato i suoi “argomentati” giudizi su chi vota il candidato dello schieramento avverso al suo (“senza cervello chi vota contro di noi”). Si tratta di comportamenti inammissibili in una democrazia che rivelano una pulsione dittatoriale e una mancanza di scrupoli che dovrebbe preoccupare tutti gli italiani. Conosciamo bene Silvio Berlusconi per i suoi comportamenti, per i reati di cui è accusato, per il continuo tentativo di attentare alla legalità e alla stabilità istituzionale, per i legami con la mafia che hanno segnato la sua affermazione imprenditoriale. Lo conosciamo anche, però, come capo di governi che hanno governato male. Se l’Italia (stabilità dei conti pubblici a parte pagata con tagli ai servizi e agli investimenti) sta andando sempre peggio lo si deve a questo “avventuriero” che ha usato e usa la politica per farsi gli affari suoi. E lo si deve a tutti quelli che lo hanno seguito, magari credendoci all’inizio, ma poi continuando per vigliaccheria e per fare i propri interessi personali.

Grazie al berlusconismo l’Italia della partitocrazia, che sembrava finita con la stagione di mani pulite, ha conosciuto molti altri anni di prosperità nel corso dei quali tanti si sono arricchiti a spese della decadenza di un Paese intero. Si può dire che hanno sfasciato lo Stato e calpestato la legalità con i mezzi della politica cioè della democrazia tentando di instaurare un regime autoritario personale capeggiato da Berlusconi, ma imitato e sostenuto da tanti altri capi, capetti e portaborse.

Ecco perché non è possibile sostenere quelli per i quali si schiera Silvio Berlusconi. L’Italia non ripartirà finchè non sarà sconfitto il regime fondato sul potere personale e sulla concezione proprietaria dello Stato.

Sì possiamo mettere le fioriere nelle strade e fare il cimitero degli animali, ma nessuna propaganda può nascondere che per amministrare bene le città bisogna tornare alla legalità e mettere al centro gli interessi generali.

Per fare questo è inevitabile sconfiggere il berlusconismo a cominciare dal voto di domenica.

Claudio Lombardi

Il decreto sviluppo, i referendum, la spazzatura e la corruzione della politica (di Claudio Lombardi)

A pochi giorni dalle elezioni il Governo e la sua maggioranza hanno messo da parte (ma non tolto di mezzo) le leggi per salvare il Presidente del Consiglio dai processi ed è stato approvato un decreto-legge contenente “misure urgenti per l’economia”. Il ministro Tremonti lo ha presentato precisando che si tratta di “riduzioni di oneri e creazioni di incentivi senza usare come motore il bilancio pubblico”.

Bene, era ora si potrebbe dire; oppure: perché non ci avete pensato prima? Non avete il compito istituzionale di seguire lo sviluppo degli eventi e di predisporre le soluzioni guidando il governo dell’Italia? Non è questo il vostro lavoro? Non siete pagati (bene) per svolgerlo? Non avete avuto il potere per farlo?

Le risposte, ovviamente, sono tutti sì. Per la precisione quattro sì come quelli chiesti nel referendum che si svolgerà il 12 e 13 giugno, che il Governo non ha voluto accorpare alle elezioni amministrative della prossima settimana per non favorire la partecipazione dei cittadini e, per questo, decidendo una spesa aggiuntiva di oltre 300 milioni di euro.

Ovviamente i referendum sono indetti e, fosse solo per uno soltanto, la macchina organizzativa farà il suo lavoro. Cioè i soldi si spenderanno. Però il Governo sta per far approvare una norma che rinvia la decisione sul nucleare, mentre invece il referendum vuole cancellarne la possibilità per gli anni a venire. E tenta anche, con la decisione contenuta nel decreto-legge approvato giovedi 5 maggio, di ostacolare i referendum sull’acqua e i servizi locali attraverso l’istituzione di una Autorità di regolazione di settore. Perché ostacolare? Perché del referendum si sa da parecchio tempo, così come si conoscono i limiti della legge che il comitato referendario vuole abrogare che risale a quasi due anni fa. E il Governo solo adesso, a un mese dal voto, si muove? Purtroppo è inevitabile pensar male e cioè che il Governo si preoccupi di sé stesso e non della cura del Paese e tenti di sfuggire al giudizio degli elettori ostacolando i referendum senza abrogare sul serio le leggi che ne sono oggetto.

Il decreto sviluppo andrebbe analizzato pezzo per pezzo, ma qualcosa balza agli occhi: la concessione del diritto di superficie per 90 anni per gli impianti e le costruzioni sulle aree demaniali in riva al mare.

Di questo lo sviluppo ha bisogno? Non sembra proprio visto che mettere un’ipoteca sulle nostre coste a favore di privati è esattamente il contrario di quello che occorrerebbe per favorirne l’utilizzo da parte di residenti e turisti.

A Perugia i PM rinviano a giudizio l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso per corruzione poiché dall’inchiesta emerge la “prova incontrovertibile dell’asservimento della pubblica funzione” alla cricca che gestiva gli appalti per le emergenze e i cosiddetti “grandi eventi”. Insieme a lui altri nomi diventati celebri: Diego Anemone e Angelo Balducci in primo luogo. Dunque la magistratura, dopo indagini durate due anni, pensa ci siano fondati motivi per accuse così gravi a carico del braccio destro di Berlusconi per le emergenze (rifiuti in Campania, terremoti, inondazioni) e i grandi eventi (G8 e incontri internazionali, manifestazioni, gare ecc). Sappiamo che la Protezione civile sotto la direzione di Bertolaso ha gestito enormi somme di denaro pubblico e, adesso, la magistratura ci dice che una buona parte di quel denaro è stato rubato o utilizzato male per fare l’interesse di una cricca di speculatori. Sono casi isolati? Non ci sono gli stessi problemi in tante altre vicende che coinvolgono ministri, assessori ed esponenti politici minori? E quanto costa tutto ciò agli italiani? Quando si dice che lo Stato non ha soldi per la scuola o per i servizi sanitari e che deve risparmiare quanto è colpa di chi ha rubato e ha protetto i ladri?

Tornano i militari a Napoli! Ormai è diventato un rito: ogni tot mesi i militari devono andare a spazzare i rifiuti a Napoli. Che sia un clamoroso fallimento della politica e dei servizi pubblici dei quali porta la responsabilità è evidente. Così come è ormai chiaro che ci sono tanti speculatori che ingrassano sulla finta emergenza napoletana. Finta perché creata ad arte per “succhiare” soldi pubblici come hanno dimostrato su civicolab Walter Ganapini e Paolo Miggiano.

Ora anche a Roma si comincia a parlare di emergenza rifiuti perché l’AMA non ritira la spazzatura dalle strade da diversi giorni con la scusa del 1° maggio e del Papa. Anche qui un’osservazione che riguarda la politica: l’AMA è al 100% del Comune di Roma ed è stata accusata di aver fatto assunzioni di impiegati inutili negli ultimi due anni (la stessa cosa all’ATAC che gestisce i trasporti urbani). Adesso si scopre che non riesce a fare il suo lavoro e già si sa che le tariffe dei rifiuti cresceranno di circa il 20% quest’anno. È ovvio che il conto lo devono pagare i responsabili politici che, avendo tutto il potere in mano, non sono stati capaci di organizzare, indirizzare, vigilare. Chi altri sennò?

Intanto il Governo “assume” altri 9 sottosegretari e Berlusconi ne annuncia almeno altri 10. Perché? Per raccogliere la spazzatura? No, per compensare l’appoggio dei parlamentari che hanno votato la fiducia al Governo distaccandosi da altri partiti. Cos’è questo se non un mercato dei voti e delle cariche? Pagate dai cittadini s’intende. Ecco un altro esempio di disinteresse per l’interesse generale che dovrebbe far riflettere tutti i politici perché troppo spesso il potere dà alla testa e chi lo ottiene pensa che le istituzioni siano di sua proprietà. E, invece, appartengono ai cittadini.

Dulcis in fundo il Pronto soccorso scoppia in molti ospedali italiani a causa dei tagli di spesa che hanno ridotto le strutture e il personale e della mancanza di presidi territoriali alternativi. Ciò significa che chi sta male sta ancora più male e ha paura di andare al pronto soccorso perché sa che lo aspetta una dura attesa di ore. A Roma, a Tor Vergata anche giorni in barella nei corridoi. Intanto il giornalista Lamberto Sposini colpito da ictus rischia gravi conseguenze perché all’ospedale Santo Spirito hanno chiuso la sala operatoria di neurochirurgia per risparmiare ed è stato operato con ore di ritardo. È capitato a lui, ma capita a tanti altri che non sono famosi. Nel suo caso ne hanno parlato i giornali perlomeno.

Intanto i cittadini si organizzano e fanno un monitoraggio nazionale del pronto soccorso (Cittadinanzattiva il 18 aprile in oltre 70 ospedali). Però non sono loro a poter decidere o ad avere il potere di intervenire.

Si torna al punto centrale: la politica e il potere di cui dispone. Fino a quando i cittadini sopporteranno come una calamità naturale che i politici lo esercitino in base alle loro convenienze e agli interessi loro e del gruppo cui appartengono? Quando si tornerà alla politica trasparente e partecipata che opera nell’interesse della collettività? Quando il politico che sbaglia e si fa gli affari suoi con i poteri di cui dispone sarà colpito con severità doppia rispetto a quella riservata al comune cittadino? La vogliamo smettere di esercitare tanta “comprensione” per chi svolge pubbliche funzioni? Questa “comprensione” da parte di tanti cittadini certifica solo il loro stato di sudditanza nei confronti del potere. Sarebbe ora di emanciparsi.

Claudio Lombardi

Emergenza rifiuti a Napoli e deficit di cittadinanza (di Fabio Pascapè)

Mentre scrivo vedo dalla finestra (e a Napoli e dintorni sono in buona compagnia) una piramide di immondizia che invade il marciapiede e la sede stradale. Stamane per accompagnare i bimbi a scuola dovrò passarci molto vicino e per la prima volta attrezzerò i bimbi con le mascherine bianche provando a tamponare le esalazioni venefiche che provengono dai cumuli che ormai invadono inesorabilmente il quartiere Materdei come altri quartieri di Napoli e come altre cittadine della Provincia di Napoli. Come Assemblea NAPOLICENTRO ci accingiamo ad organizzare (come tante altre assemblee) l’VIII Giornata della Sicurezza nelle Scuole. Confesso che ieri sera ho sentito il Presidente del Consiglio di Istituto per definire dettagli organizzativi della giornata e lei mi ha prontamente chiesto di attivare l’associazione sulla tematica dei rifiuti dandomi la sua disponibilità. Questo è un dato di enorme concretezza.

Sono convinto che la enormità del problema che affligge la mia comunità richieda uno sforzo: occorre mutare il punto di vista.  Il problema non è stabilire se spingere sui termovalorizzatori oppure sulla differenziata, a poco serve stabilire se è colpa di quelli che c’erano prima o di quelli che sono venuti dopo, a poco serve scagliarsi contro il livello di governo immediatamente superiore al nostro chiedendone l’intervento (sia come cittadini che come aderenti a Cittadinanzattiva).

Siamo di fronte ad un dato di fatto: non riusciamo a venire fuori dalla crisi rifiuti nella quale ci dibattiamo da oltre quindici anni. Questa è una cosa che risiede nel regno dell’oggettività e non necessita di ulteriori commenti. Le altre comunità hanno affrontato crisi anche peggiori e dopo un cammino piu’ o meno lungo e tribolato sono riuscite a lasciarsi alle spalle il problema. E noi? Mah! un termovalorizzatore che funziona a scartamento ridotto, una quantità imprecisata di ecoballe da smaltire, discariche sature, differenziata al 19% e rifiuti per le strade. Questa è la cruda realtà. Credo che sia venuto il momento di prenderci le nostre responsabilità come cittadini assenti. O almeno presenti al momento di votare e al momento di protestare… e in mezzo? In mezzo c’è una delega totale ed incondizionata che viene interrotta solo da contatti clientelari nell’ambito dei quali si chiede per piacere quello che si dovrebbe avere di diritto. Quest’è. Naturalmente c’è uno zoccolo duro di cittadini che resiste che partecipa, che si fa sentire anche “in mezzo”. Ma sono sempre di meno e sempre piu’ demotivati soprattutto alla luce della cocente delusione che sono stati gli ultimi 15 anni.

Che fare? Non è facile dirlo. Nell’immediato sicuramente c’è da risolvere il problema dei rifiuti che però, paradossalmente, è molto piu’ semplice da risolvere del vero problema: un consistente deficit di cittadinanza. Lo stesso vale per la nostra classe dirigente che, non dobbiamo mai dimenticare, è esattamente quella individuata dalla comunità o perchè l’ha eletta o perchè non ha saputo trovare unità e lucidità tali da individuare alternative efficaci.

Guardo perplesso i miei concittadini svolgere la propria attività tra i cumuli di immondizia senza ormai articolare alcuna reazione significativa. Questo è inquietante… Significa che il guasto prodotto interessa il senso profondo di appartenenza ad un territorio dal quale quando si può si scappa e, se questo non è possibile, dal quale ci si difende. Questo è il compito che a mio avviso attende Cittadinanzattivae e le altre associazioni della cittadinanza attiva. Non: trovare soluzioni tecniche (ce ne sono tante e tutte piu’ o meno valide), ma trovare una soluzione al deficit di cittadinanza riuscendo validamente a invertire il trend e riportando i cittadini a partecipare in piena responsabilità alle scelte che li riguardano. Questo è un processo lungo, faticoso e delicato: è bene averne consapevolezza. Occorre tenere bene a mente che il deficit di cittadinanza è alla radice di tutte le grandi problematiche che attanagliano la nostra terra: crisi economica, criminalità organizzata, etc.

A riguardo segnalo gli spunti alla riflessione nati in sede di Convention nazionale dei Coordinatori di Cittadinanzattiva a partire dai fatti di Terzigno tra i rappresentanti di alcune delle assemblee della delegazione campana..

In buona sostanza i punti nodali emersi sono quattro.

1 – condanna della violenza  “Non riuscire a tenere in piedi un tavolo di confronto è incapacità di chi governa e miopia di chi è governato”. Il ricorso a forme di violenza è inaccettabile non solo per principio ma anche perchè di fatto allontana parti di un confronto che in ogni modo ed a ogni costo debbono essere tenute in collegamento.

2  – difetto di cittadinanza  “La verità è che la nostra terra, il nostro bene comune richiede una cura costante ed assidua. Richiede partecipazione. Richiede presenza in ogni luogo di decisione. Non possiamo permetterci piu’ il lusso di delegare tutto al momento del voto all’eletto di turno”. La partecipazione del cittadino deve avvenire in ogni luogo in cui ciò sia possibile. Il decisore deve essere sempre costantemente rifornito di feed-back che provengono dai cittadini.

3 – si finisce con il penalizzare le comunità che in modo responsabile hanno affrontato il problema “La Campania è una regione che, relativamente al problema dei rifiuti, viaggia a diverse velocità e questo comporta spesso che alcuni cittadini campani sopportino il prezzo della inefficienza di altri senza averne alcun vantaggio. E’ venuto il momento di chiedersi perchè cio’ accade e di individuare delle soluzioni per ripristinare una condizione di equità'”. Questa è una condizione assai delicata per la quale le comunità virtuose finiscono col pagare l’inefficienza di altre. Non è possibile che ciò duri in eterno, ma è possibile solo nelle more di una risoluzione veloce e definitiva delle problematiche.

4 – che fare? “Rispolveriamo l’esperienza fatta dalla Provincia di Torino quando per la localizzazione del termovalorizzatore si è realizzato un processo di consultazione delle popolazioni dei comuni della provincia stessa, con il risultato che ben due comuni finirono addirittura con il contendersi quella che vedevano come opportunità e non come minaccia. Altro che sindrome NimBY!” Occorre coinvolgere le comunità nei processi decisionali prima che le scelte vengano fatte e non dopo.

Concludo con una battuta finale tratta dal documento di Roma: “E non si dica che non c’è tempo! Il tempo perso in quindici anni di inefficienza ed inefficacia dell’azione politica è un prezzo che non puo’ pagare il cittadino”.

Fabio Pascapè Cittadinanzattiva Assemblea Territoriale Napolicentro

La guerra dei rifiuti nel sud e il fallimento della politica (di Claudio Lombardi)

Si può chiamare emergenza una situazione che dura da più di 16 anni? Chiunque risponderebbe di no e sottoscriverebbe la dichiarazione di fallimento di tutti i poteri che potevano e dovevano decidere e amministrare la gestione dei rifiuti in Campania e che non sono stati capaci di risolvere il problema. O che non hanno voluto risolverla.

In realtà, ormai l’hanno capito tutti, l’emergenza rifiuti è stata il pretesto per un enorme e sistematico saccheggio di risorse pubbliche. Su queste si è costituito o consolidato un blocco di interessi che hanno tenuto insieme interessi politici, aziendali e camorristici. Il dato che caratterizza questa vicenda è che in questo blocco di potere ci sono entrati anche parte dei lavoratori che hanno ottenuto un posto di lavoro molto spesso senza dover effettivamente lavorare e parte della popolazione che è stata costretta ad accettare la legge malavitosa della camorra e dei politici corrotti e che ha finito per aderire al contropotere antistato che si è insediato in molte zone della Campania. Questo è il “capolavoro” che è stato realizzato a Napoli e dintorni.

Che il controllo del territorio non ce l’abbia lo Stato appare evidente da ciò che sta accadendo (e che è già accaduto negli anni precedenti in altre località) a Terzigno. La miscela esplosiva di scelte tanto emergenziali quanto scientificamente preparate da decenni di incuria e di ruberie ha prodotto l’esplosione della collera popolare a capo della quale si è messa la delinquenza che, da quelle parti, non può esistere senza il consenso della camorra.

Scientifica preparazione del fallimento della gestione dei rifiuti. Questa è la definizione più adatta per una situazione che non è una calamità naturale, ma il prodotto di scelte sciagurate contro l’interesse generale che sono state effettuate nel più assoluto disinteresse di tutto ciò che rappresenta il bene comune. Non si vuole dire che tutti i politici sono uguali, però, ciò che conta, è che quelli che hanno prevalso senza incontrare una valida resistenza sono i peggiori ed è difficile separarli dal mondo della delinquenza che rapina le risorse pubbliche e i beni comuni. Poi ci sono stati gli incapaci, quelli deboli perché non sostenuti dall’opinione pubblica e quelli onesti e combattivi come il sindaco Vassallo che è stato eliminato dalla camorra.

Oggi si è alla disperata ricerca di una cava perché per anni non si è voluto costruire un sistema di raccolta differenziata e di trattamento dei rifiuti. Si è puntato tutto sulle discariche, sugli inceneritori (e ne funziona solo uno), sulla finzione delle eco balle avendo come obiettivo il controllo e il dirottamento dei finanziamenti verso aziende e gruppi che hanno prosperato sulla spazzatura: più ce n’era per le strade e più saliva l’allarme per l’inquinamento più loro rapinavano il denaro dello Stato in nome dell’emergenza.

Di nuovo, come due anni fa, assistiamo alle sceneggiate del Governo che “decide”, che risolve in dieci giorni ciò che non è stato risolto in 16 anni. Adesso, però, sono di più quelli che capiscono quanto cinismo ci sia dietro questi annunci. Purtroppo l’interrogativo “come se ne esce” è sulle bocche di tutti e non esiste soluzione se non si impone una netta inversione di rotta a partire dalla rinascita della politica sequestrata dai malavitosi e dagli affaristi e dal coinvolgimento dei cittadini ai quali occorre restituire un potere pubblico che non sia lo specchio della debolezza, della corruzione e della soggezione agli interessi criminali.

Dire che la partecipazione dei cittadini e la loro educazione all’esercizio dei diritti democratici ( che vanno ben oltre il voto), è una delle chiavi per risolvere la gestione dei rifiuti così come lo è per affrontare qualunque altro problema di gestione dei servizi pubblici e dei beni comuni sembra scontato. Ma è la pura, semplice, evidente verità.

Quello che non vogliono assolutamente i politici corrotti e i delinquenti che controllano il territorio è che i cittadini decidano come parte di una collettività unita su valori comuni e che sa riconoscere l’interesse generale come cosa distinta dall’interesse personale di ognuno eppure con questo strettamente intrecciato. Non vogliono che ci sia una politica che unisca le persone e migliori la dimensione pubblica. Vogliono solo essere i padroni di quei territori e i padroni delle persone che ci abitano con diritto di vita e di morte su chi non accetta questo potere e anche su chi subisce le conseguenze della devastazione dell’ambiente e delle scorribande e scontri a fuoco delle bande armate. E non vogliono che nessuno controlli i loro affari.

La trasparenza e la partecipazione costituiscono il miglior deterrente per le opacità che hanno accompagnato tutta la gestione dei rifiuti in Campania. Si legge sui giornali che ci sarebbero discariche non utilizzate e che gli impianti di trattamento e selezione dei rifiuti non sono utilizzati oppure vengono sabotati dagli stessi addetti al servizio così come la raccolta differenziata sarebbe osteggiata da una parte dei lavoratori. Sciogliere questo intreccio di interessi è molto difficile senza un’estrema determinazione di imporre la legge basandola sul buon esempio dei responsabili e dei vertici istituzionali e sul coinvolgimento degli abitanti.

Se non si parte da qui non si risolve il problema e non c’è futuro per Napoli e la Campania.

Claudio Lombardi