Quali liste civiche? Intervista a Roberto Crea

Roberto Crea è segretario di Cittadinanzattiva Lazio

Alle prossime elezioni molti si presenteranno con una lista civica o, almeno, metteranno “civico” sul loro simbolo. Sembra che questa sia la moda del momento. Cosa pensi delle liste civiche? Sono necessarie e sufficienti per un cambiamento? Quali altri modi di partecipare alla politica pensate che siano efficaci?

Nelle risposte che ho già dato nelle altre due parti in cui è divisa questa lunga intervista ho già detto qualcosa in proposito. A mio avviso il M5S, per iniziare da una sigla ormai nota non rappresenta affatto l’antipolitica, tuttavia rischia di prendere una deriva populista anche pericolosa. E comunque, Grillo a parte, avendo conosciuto diversi membri di questo raggruppamento, ho visto il desiderio e la voglia di impegnarsi in prima persona. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si tratta di persone che non hanno alcuna esperienza né conoscenza dei temi specifici che poi saranno oggetto di attività amministrativa. Quindi onestà e buona volontà, certo, ma che non bastano più: servono anche competenza e preparazione. Ho saputo recentemente che alcuni dei gruppi di M5S si sono messi in contatto con altri cittadini attivi per “conoscere” i problemi, ma si sono anche, con modestia, iscritti ad un interessante corso di formazione presso “Fondaca” che li avvicinerà ad una maggiore comprensione di quello che li circonda nella società. Questo è un elemento importante: la consapevolezza che occorre competenza, occorre imparare per poter intervenire nella gestione della cosa pubblica, indipendentemente che si sia amministratori o cittadini attivi.

Sulle altre liste civiche. Ne vediamo di diverso tipo: strumentali a supporto di candidati di partito, costituite da persone che di impegno civico spesso non hanno mai nemmeno sentito parlare; altre che sono a supporto di qualche politico che si vuole riciclare, magari – come vediamo in più di un caso – dicendo che la politica e i partiti hanno fallito e che è giunto il momento dei cittadini. Peccato che si tratti di persone, talvolta personaggi, che fino a ieri erano assolutamente “organici” al sistema che ci ha portati a questo punto.

Poi identifico una terza tipologia; quella di chi magari è anche davvero nuovo alla politica, ma che agisce in modo autoreferenziale perché è più interessato al proprio successo piuttosto che a quello dei valori che sostiene di portare avanti.

Infine, ma sto davvero semplificando, vedo qualche tentativo che definirei virtuoso: lo sforzo per portare avanti idee e valori insieme ad altri, senza voler mettere necessariamente alcune persone davanti ad altre.

Certo il sistema elettorale non aiuta queste formazioni, che dal loro canto al momento non si capisce nemmeno quale schieramento, per usare un termine tradizionale, sosterranno.

Tuttavia, il limite più grosso alla partecipazione e alla presa di responsabilità in prima persona con una candidatura, è rappresentato dal costo potenziale di una campagna elettorale. Occorre quindi che, per avere successo, le liste civiche “vere” abbiamo un radicamento sul territorio, siano costituite da candidati/e che sono conosciuti/e nei quartieri per impegno civico, che abbiamo dimostrato di occuparsi in modo disinteressato dei problemi delle persone.

Se questo modo di costituire, alimentare e sostenere liste civiche funzionerà, potremo iniziare il cambiamento del sistema dal basso. Stessa cosa, ancora ci credo, se qualche partito avrà il coraggio di schierare nelle proprie liste in buona fede qualche personaggio attivo nella società civile, non, però, per far vedere una diversità, ma per aprire il proprio apparato e il proprio modo di concepire la politica e l’attività amministrativa a idee e comportamenti nuovi, a partecipazione e trasparenza.

Tutto questo, però, richiede la crescita dell’impegno civico al di fuori delle istituzioni, per favorire da un lato la collaborazione con esse attraverso la partecipazione civica – anche per restituire il prestigio che le istituzioni, in quanto tali, devono avere – e dall’altro, come detto, per esercitare quell’azione di controllo, vigilanza ed eventualmente contrasto propria di una società sana, partecipata ed evoluta.

(intervista a cura di Angela Masi)

Sostituire la partitocrazia? Intervista a Roberto Crea

Roberto Crea è segretario di Cittadinanzattiva Lazio.

La politica è la questione centrale perché si tratta della funzione sociale con la quale la collettività decide su sé stessa, si autogoverna. Il vecchio modello partitocratico ha fatto danni enormi e deve scomparire per sempre. Con cosa lo sostituiamo? Voi cosa potete fare?

La discussione sulla partitocrazia va avanti, senza grandi risultati pratici, da molti anni. Forse è cresciuta la consapevolezza tra i cittadini dei danni che questa determina alla nostra società e più prosaicamente alle nostre vite. Ricordiamo le battaglie solitarie dei radicali e gli appelli di Berlinguer, poi Tangentopoli e Mani Pulite, ormai oltre vent’anni fa, o oggi quello che vediamo, con uno scoramento collettivo.

Lo scandalo della regione Lazio, per esempio, e il rifiuto ripetuto di far votare i cittadini non ha scatenato reazioni significative, non abbiamo visto manifestazioni di massa sotto la sede della Regione. In tutti questi anni, il rifiuto dell’abuso di potere partitocratico (che, ricordiamo, ha anche portato al debito che pesa sulle prossime generazioni di cittadini italiani) è stato in realtà appannaggio di una minoranza perché pesa molto la sottocultura alimentata per decenni che tollera gli abusi della partitocrazia.

Perché questa realtà cambi deve cambiare prima di tutto la cultura civile dei cittadini. Allora il sistema partitocratico, che ancora è tra noi e continua a procurare danni, potrà scomparire. Sembra un luogo comune, ma ancora oggi si vive di raccomandazioni e di abusi di vario tipo: del resto i politici e gli amministratori corrotti hanno ricevuto valanghe di voti, e i comportamenti quotidiani di moltissimi nostri concittadini non sono certo all’insegna del senso civico e del rispetto per lo spazio pubblico e per i beni comuni.

Allora che fare? Le frasi fatte tipo “sono tutti uguali” oppure “è tutto un magna-magna” che sono tanto diffuse servono a poco. Molto più importante è l’impegno nella costruzione di modelli di politica alternativa. Non si tratta solo di impegno diretto sui problemi del territorio perché oggi esiste una forte spinta alla formazione di liste civiche per un impegno diretto dei cittadini nelle istituzioni. Tuttavia le liste civiche sono spesso il paravento dietro cui si ripropongono persone con un passato, anche recente, legato proprio alla partitocrazia e alla politica tradizionale.

Credo, quindi, che molte liste civiche non porteranno alcun cambiamento sostanziale. In parte ciò è dovuto anche alla loro frammentazione e alla cronica incapacità di trovare i punti che uniscono piuttosto che quelli che dividono in funzione della visibilità di aspiranti (piccoli) leader autoreferenziali.

Auspicabile, invece, è l’impegno all’interno di partiti che vogliono rinnovarsi o all’interno di liste civiche organizzate e “evolute” di persone che, impegnate fino ad oggi nella società civile e nell’associazionismo, decidano di dare un proprio contributo all’interno delle istituzioni.

Non mi è chiaro, ancora, a che risultato questo possa portare in termini di cambiamento di modello politico-amministrativo. Comunque si tratta di mutamenti che avvengono nel medio termine e che si vivono anche di piccoli passi esemplari. In questo modo chi rimane “fuori” dai palazzi della politica, i cittadini attivi che operano per la tutela e la partecipazione civica, avrà un vantaggio competitivo in più perché potrà contare su alleati all’interno del sistema politico e amministrativo per spingere verso modelli di partecipazione, trasparenza e controllo più efficaci. Se questo modello funzionerà potremo anche raggiungere quell’evoluzione culturale della nostra società che, come dicevo, è alla base di un vero cambiamento.

Tutto ciò non basta però. Credo anche che sarà importantissimo, per la cosiddetta “società civile”, organizzare delle modalità strutturate e sistemiche di vigilanza, monitoraggio e valutazione dei comportamenti degli amministratori rispetto alle promesse e ai programmi elettorali, per mettere in evidenza pubblicamente coerenze e “tradimenti”, correttezza istituzionale e rispetto delle norme, e chiedere conto di tutto quello che non viene fatto o viene fatto male. Un sistema del genere, molto evoluto e con molte risorse a disposizione, è attivo ed efficace negli Stati Uniti. Stiamo lavorando con altre associazioni per strutturare un sistema simile come concetto e capacità anche di interdizione di politiche e scelte amministrative inaccettabili per l’interesse collettivo.

Credo che il nostro ruolo sia quello di far crescere consapevolezza e partecipazione attraverso azioni, condivisione di buone pratiche, educazione a partire dai problemi che i cittadini si trovano ad affrontare sul territorio tutti i giorni. Occorre mettere insieme risorse e idee per raggiungere massa critica e riuscire a parlare in modo adeguato a quante più persone possibile, ma anche utilizzare strumenti moderni di comunicazione per dare prospettive e la speranza che le cose possano davvero cambiare in meglio.

Infine, sempre in termini di verifica e intervento da parte delle organizzazioni civiche, credo sia giunto il momento di avere una maggiore capacità di intervento di contrasto legale degli atti amministrativi illeciti o apertamente illegali. La situazione è così grave, e sto parlando della nostra regione e dell’amministrazione comunale di Roma e di altre città del Lazio, che credo sia necessario porre un argine ad abusi e violazioni normative di forma e di sostanza che si moltiplicano in modo preoccupante. Stiamo lavorando quindi alla creazione di una sorta di gruppo di azione giuridica intra-associativo che sia in grado di operare a tutela dei cittadini in modo strategico, con un ampio respiro, avviando battaglie legali su temi importanti al fine di indicare nuove strade normative per il futuro.

(intervista a cura di Angela Masi)

Democrazia, partecipazione, politica: intervista a Roberto Crea

Diamo la parola ai protagonisti. Parla Roberto Crea segretario di Cittadinanzattiva Lazio.

Parliamo di democrazia, di partecipazione e di politica. Questo è un periodo di grande mobilitazione della società civile, in tanti si domandano cosa possono fare per il cambiamento perché avvertono che istituzioni e forze politiche non riescono a tener testa alla crisi. A mobilitarsi sono tanti singoli cittadini che creano associazioni e movimenti, che non riconoscono più ai partiti un ruolo centrale nella politica e che vogliono agire in prima persona. Cosa sta cambiando nella società italiana?

Non sono molto ottimista, a guardare quello che accade, e credo che occorra realismo e un grande lavoro. In questi anni abbiamo sofferto, come cittadini, la mancanza di “politica” e di “amministrazione”. La goccia che ha fatto simbolicamente traboccare il vaso è la sconcertante e vergognosa vicenda delle Regione Lazio. Ricordo che la crisi che ha colpito l’amministrazione della nostra regione nasce da scandali con probabili risvolti penali e non da uno scontro politico tradizionale. Quello che poi è sortito dopo le dimissioni della Presidente Polverini, della giunta e del consiglio va addirittura al di là del diritto e probabilmente della Costituzione. Spero che qualcuno possa anche valutarlo in un’aula di tribunale. Sappiamo solo che tre sentenze hanno determinato con chiarezza che la Presidente Polverini ha violato le norme correnti rifiutandosi di chiamare i cittadini del Lazio alle urne nei tempi stabiliti. Parto da qui perché questa vicenda, insieme ad un’imbarazzante amministrazione comunale, ha spinto verso il crescente impegno civico e politico dei cittadini.

L’esperienza amministrativa romana e laziale ha aumentato la distanza tra cittadini da un lato e istituzioni e amministrazioni pubbliche dall’altro. I partiti (non tutti allo stesso modo in verità) hanno gravi responsabilità in questo processo perché ormai da anni non sono più riusciti a rappresentare i cittadini e gli interessi della collettività. Nel consiglio regionale, quasi tutti i gruppi consiliari e quasi tutti i consiglieri hanno fatto finta di non vedere quello che succedeva, cercando di trarre unicamente vantaggi per il proprio partito e per sé stessi. Dei cittadini che perdevano il lavoro, che vedevano progressivamente tagliata la sanità a causa dello spaventoso debito e del deficit creato dall’amministrazione regionale, che soffrono per servizi pubblici insufficienti non si è occupato nessuno. Il pericolo è che si faccia poi, come si dice, di ogni erba un fascio e che vengano coinvolte le istituzioni come tali nel rifiuto dei cittadini per tutto ciò che rappresenta la politica, mentre secondo noi sono le persone, i rappresentanti delle istituzioni che vanno indicati come responsabili.

I cittadini cercano di dare una forma al loro impegno attraverso l’organizzazione di nuovi comitati e associazioni o con l’adesione a quelli esistenti affinché abbiamo più forza. E’ importante che, finalmente, cessiamo di delegare tutto ai politici e ai partiti. Qui è il tema della partecipazione. Dalla protesta contro il piano parcheggi, alla manutenzione del verde pubblico, alla gestione dei rifiuti, alla rivolta crescente contro un nuovo piano di irrazionale e speculativa espansione urbanistica a danno irreversibile dell’agro romano. Ci sono però due ostacoli sulla via della partecipazione: Tuttavia ci scontriamo ancora con due problemi piuttosto importanti: la mancanza di trasparenza e il desiderio e la necessità di vedere cambiare in fretta le cose. La trasparenza è un elemento decisivo per consentire alla partecipazione di essere efficace, ma la sua mancanza e negazione è anche uno degli ostacoli maggiori che l’attuale politica/amministrazione pone sulla strada dei cittadini attivi, cercando di disarmarli in questo modo e sperando che si arrendano. In secondo luogo, i cittadini sono “affamati” di risultati e ogni ritardo (anche causato ad arte dall’attuale politica/amministrazione) o ogni fallimento di iniziative civiche può determinare facilmente delusione e abbandono, con una conseguente deriva a favore dell’antipolitica, della demagogia e del populismo che semplificano tutto per non risolvere niente e generano ulteriore distacco ed isolamento del cittadino.

Con la partecipazione organizzata e articolata vogliamo percorrere proprio la strada opposta.

(intervista a cura di Angela Masi)

Il Movimento contro i cartelloni come paradigma dell’intervento civico nella gestione della cosa pubblica (di Roberto Crea)

INTRODUZIONE

A Roma le cose già non andavano benissimo, ma la nuova amministrazione Alemanno è riuscita a creare un vero e proprio far west della cartellonistica stradale con la sciagurata delibera 37/2009.

In sostanza si è applicata una deregulation del settore che ha portato in pochi mesi all’installazione per le strade della città, nei giardini pubblici, in vicinanza di monumenti e aree tutelate di decine di migliaia di impianti (cartelloni) di varia foggia e dimensione da suscitare lo scandalo non solo a livello nazionale, ma anche all’estero. Il tutto in violazione o in deroga alle normative esistenti.

Stiamo parlando di un giro d’affari di circa 4-500 milioni di euro che hanno portato nelle casse del Comune circa 22 milioni lo scorso anno.

LA BATTAGLIA CIVICA

Poco dopo il varo della delibera, singoli cittadini, comitati e associazioni hanno deciso di reagire e hanno costituito il “Comitato Promotore per la Delibera di Iniziativa Popolare per la modifica della delibera 37/2009”. Cittadinanzattiva ha aderito fin dall’inizio e si è resa protagonista di questa battaglia di civiltà.

In tre mesi,  nell’estate 2010, sono state raccolte oltre 10.000 firme di cittadini romani, quando la soglia minima è 5000.

Non è stato facile, perché la crisi economica allora incipiente e la consapevolezza in molti della deriva civile e morale del Paese portava a sottovalutare – tramite la diffusione del noto e ahimè bipartisan “benaltrismo” (sono ben altri i problemi da risolvere) – gli aspetti legati alla legalità, alla sicurezza della circolazione e al decoro di una città che è la capitale del patrimonio culturale, monumentale e artistico per il mondo intero.

Quindi abbiamo dovuto intraprendere anche una colossale opera di informazione e sensibilizzazione, in una prima fase praticamente privi di strumenti di comunicazione di massa e politicamente isolati.

Finita con successo la raccolta firme, abbiamo depositato la delibera e strutturato una strategia per sostenerla, facendo prima di tutto crescere la consapevolezza dei cittadini sul problema e in generale sul diritto dovere di intervenire per difendere i propri diritti in modo partecipato e attivo.

Poiché, come società civile, crediamo nelle istituzioni al di là di chi si trova a rappresentarle pro tempore, ci siamo avventurati in ben due formali tavoli di lavoro con l’Assessorato competente, quello al Commercio, per cercare, fiduciosi delle nostre buone ragioni. Dopo pochi mesi siamo usciti da uno di essi – quello più operativo e più facile da valutare -, sempre più convinti che il concetto di partecipazione civica è la cosa più lontana dalla cultura della nostra classe politica attuale. Il secondo si è concluso con la presentazione di una serie di modifiche al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari in fase di sviluppo: nessuna delle nostre richieste formali è stata raccolta, ufficialmente per motivi procedurali.

Nei mesi successivi, grazie anche alla credibilità che ci siamo conquistati sul campo con una serie di contatti chiave e di iniziative di successo anche mediatico, abbiamo avuto accesso ai media locali e nazionali e dato risonanza enorme al problema, mettendo in seria difficoltà una classe politica impreparata e in gran parte complice o indifferente ai temi della legalità e della sicurezza. Un drammatico incidente stradale determinato da un impianto pubblicitario abusivo collocato al centro di uno spartitraffico largo un metro su una strada consolare ha causato la morte di due ragazzi lo scorso ottobre, e questo ha cambiato la consapevolezza del fenomeno.

Dopo interventi formali del Prefetto e una diffida legale (violazione grave del regolamento comunale in termini di tempi di discussione e votazione delle delibere di iniziativa popolare) la delibera è giunta in consiglio comunale ed è stata bocciata con una votazione che ha visto solo un componente della maggioranza sostenere in aula con il voto la battaglia di migliaia di cittadini. Tuttavia la nostra mobilitazione continua, dobbiamo solo cambiare strategia. Abbiamo ragione e ne verremo a capo, ne siamo convinti.

LA RIFLESSIONE

E’ triste pensare che la Società Civile venga vista da gran parte della politica e dell’amministrazione come un avversario anziché come un vigile alleato anche se critico. Gli strumenti a disposizione dei cittadini non sono molti e si devono scontrare con il “potere” della politica che può decidere con un voto quello che si farà e quello che non verrà fatto. Ci si trova alla fine a dover ricorrere ad istanze che dovrebbero essere l’estrema ratio quali la magistratura, quando il problema avrebbe potuto e dovuto venire risolto, con le necessarie mediazioni, molto prima. Non è un elemento di frustrazione, ma di rabbia vedere che le logiche applicate sono quelle della “vecchia” politica, fatta di schieramenti “a prescindere”, di critiche all’avversario per la sua appartenenza e non per quello che dice o che promuove. I temi civici sono di tutti, ma la cultura di molti componenti dell’amministrazione pubblica e di moltissimi, troppi politici, non riesce ad andare oltre gli schieramenti ideologici, mentre la cittadinanza – e non solo quella più avanzata culturalmente –  è già oltre.

Il lavoro di raccordo, costruzione di reti eterogenee ma unite sugli obiettivi e sulla strategia, la valorizzazione delle differenze e delle competenze, il confronto e l’ascolto sono gli strumenti che i cittadini devono mettere in campo, insieme al coraggio di rendersi visibili in prima persona, ma non da soli perché dietro molti problemi ci sono organizzazioni pericolose, come nel caso dei cartelloni di Roma.

Bisogna infine avere il coraggio di riconoscere che oggi manca proprio la cinghia di trasmissione tra i cittadini e le sedi nelle quali vengono prese le decisioni che li riguardano: questo vale a molti livelli e in tutti gli schieramenti. Se non si riuscirà a ricostruire questa cinghia virtuosa, a ricreare la rappresentanza nelle sedi istituzionali e a guardare ai problemi e alle soluzioni piuttosto che alle tessere e alle appartenenze, la spaccatura tra società civile e politica sarà sempre più profonda e sempre più difficile sarà la possibilità di incidere sulle scelte che fanno della nostra vita un percorso più facile e solidale o più difficile e tristemente individualista.

Roberto Crea coordinatore Assemblea territoriale Cittadinanzattiva Roma centro