Migranti: lo spettacolo dell’estate

Ormai è chiaro: passeremo l’estate a seguire le polemiche sui migranti. La logica è quella della Tv spazzatura: niente contenuti, molta sovreccitazione, grandi dosi di ipocrisia. E tanta distanza da un approccio serio ai problemi che, invece, è l’unico che può tentare di risolverli.

Sulla migrazione dal Nord Africa dovremmo già sapere tutto. È un fenomeno che dura da anni, del quale conosciamo cause e modalità. Ora che gli sbarchi si sono ridotti a poca cosa grazie alle politiche avviate dal ministro Minniti (governo Gentiloni), Salvini ha compiuto una doppia magia: attirare l’attenzione su singole barche di Ong che trasportano poche decine di migranti ciascuna come se si trattasse di un’emergenza e distruggere qualunque possibilità di gestire e integrare le centinaia di migliaia di immigrati non regolari che vivono nel nostro territorio trasformandoli in clandestini.

Una manovra a tenaglia che qualunque persona ragionevole dovrebbe considerare una follia e una truffa e che, incredibilmente, fa guadagnare allo pseudo ministro dell’interno una costante crescita di consensi.

Certo, sarebbe meglio che non arrivassero migranti con i barconi così come sarebbe meglio che non arrivassero i tanti che giungono con viaggi regolari e visti turistici e poi si fermano per cercare lavoro diventando irregolari. Stranamente, mentre i primi attirano l’attenzione dell’opinione pubblica, i secondi sono dei perfetti invisibili. Nessuno si preoccupa se dalle Filippine o dal Perù arrivano migranti cosiddetti economici. Anzi, sono molto richiesti per i servizi che svolgono.

Sarebbe anche meglio che le navi delle Ong che battono bandiera di vari paesi europei non andassero ad accogliere i gommoni con i migranti a pochi km dalla costa libica. Nel 2016 e 2017 fu questa la causa di un incremento massiccio degli sbarchi al quale seguì un cambiamento di politica del governo che sfruttò un momento di (relativa) stabilità in Libia per avviare accordi con chi controllava quel territorio, favorì l’intervento dell’Onu e promosse un codice di condotta delle Ong che le allontanò dalla costa libica.

Sarebbe, dunque, meglio che i migranti arrivassero attraverso canali regolari che, però, non ci sono. E non ci sono sia per quelli cosiddetti economici cioè alla ricerca di un lavoro che per i profughi che hanno diritto di richiedere asilo. E così tutti sono costretti ad iniziare il loro percorso sfidando la legge. Se veramente si volessero combattere i trafficanti aprire canali di immigrazione regolare sarebbe il colpo più duro per loro.

Solo con un contratto di lavoro gli immigrati possono regolarizzare la loro posizione. È andata così per milioni che oggi vivono e lavorano tra noi. Sappiamo tutti bene che di questi lavoratori non potremmo fare a meno. Pensiamo alle badanti oppure alla zootecnia, o anche all’agricoltura, alla ristorazione, alle piccole imprese. La nostra economia e la nostra stessa vita dipendono in buona parte dagli immigrati. Li accettiamo, li cerchiamo, ci fanno guadagnare con il loro lavoro, ci risolvono problemi prendendosi cura dei nostri anziani non più autosufficienti. Eppure basta una barca con 40 persone e dimentichiamo tutto ciò e ci mettiamo ad inveire contro un’invasione che non c’è.

Per essere chiari e a prescindere dai decreti Salvini che sono un manifesto politico, ma attenendosi alla Costituzione, se arriva una barca di possibili profughi non possono essere respinti. Bisogna accertare se hanno diritto all’asilo e solo dopo avviare le altre procedure che comprendono anche il rimpatrio. Tutta la sceneggiata che viene fatta svolgere di fronte ai porti della Sicilia per consentire a Salvini di spacciarsi come il difensore dell’Italia va contro questa semplice regola costituzionale: Art 10 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”.

Ma, si dice, gli italiani sono diventati ostili verso i migranti. Bisognerebbe dire anche verso quali migranti e perché. Di solito (persino Salvini lo ripete spesso) non sono ostili verso quelli che lavorano. L’ostilità nasce verso quelli che rubano, rapinano, spacciano droga. Ma, fra questi, tantissimi non sono arrivati con i barconi. Ci sono anche i delinquenti che arrivano dall’est ben presenti nelle cronache sulle rapine più violente a negozi, banche, ville. E ci sono i delinquenti nostrani, i più pericolosi perché spesso sono inseriti in organizzazioni mafiose che controllano il territorio e dispongono di enormi capitali.

Altra ostilità per quelli che vivono e lavorano regolarmente, ma che concorrono con gli italiani per l’assegnazione delle case popolari o di posti negli asili nido o stanno nelle liste di attesa per esami diagnostici o visite specialistiche nella sanità pubblica. Sembra che ci tolgano qualcosa, ma la verità è che il totale dei residenti (italiani e stranieri) cala anno dopo anno. La decrescita demografica è una realtà. E allora il vero problema è che quei servizi già prima erano insufficienti e anche malgestiti (vedi gli alloggi pubblici occupati o venduti grazie alla corruzione, entrambi fenomeni accettati senza molte proteste dall’opinione pubblica) e oggi è bastata l’aggiunta di altri utenti per far saltare equilibri troppo fragili.

Sarebbe molto meglio in definitiva se sull’immigrazione ci fosse una strategia del governo con al centro la costruzione di una politica europea per i migranti. Altra via non c’è. E’ questa la strada che sta seguendo il governo Lega – M5s? Assolutamente no. Cosa rimane dunque? Non soluzioni reali, ma un talk show televisivo continuo che serve per sfogare malumori, ma più di questo non può fare.

E allora rassegniamoci: lo spettacolo dell’invasione continuerà. Ma sarà solo uno spettacolo, brutto, sporco e cattivo. Al servizio della campagna elettorale di politici cinici e incapaci come Salvini

Claudio Lombardi

Ancora sugli immigrati

Decisamente gli immigrati sono al centro di questa campagna elettorale. Che siano il problema numero 1 dell’Italia è falso. Per fortuna o per sfortuna i problemi numero 1 non ci mancano e nessuno fra questi ha a che fare con l’immigrazione. Ciò che conta, però, è la percezione di una parte dell’opinione pubblica che valuta “a pelle” il peso delle varie questioni sulla sua vita quotidiana. Nelle periferie delle grandi città o dovunque vi sia una discreta presenza di immigrati pochi avvertono come un problema l’inefficienza degli apparati pubblici, lo spreco di risorse, i limiti dell’economia, le carenze nei servizi pubblici e nelle infrastrutture. Si tratta di questioni che sfuggono al controllo e anche alla comprensione del cittadino medio che è portato più ad accettarli come dati di fatto, mentre, invece, considera gli immigrati un intralcio e un peso che gli si para davanti in carne e ossa.

Bisogna dunque ammettere che il problema immigrati esiste. La loro presenza si impone a chi conduce la vita normale di un italiano a medio e basso reddito che usa i trasporti pubblici, che vive in zone popolari, che è in graduatoria per l’assegnazione di un appartamento di proprietà pubblica, che teme un furto in casa o uno scippo per strada, che vede gli spacciatori agire indisturbati nel suo quartiere, che è in lista di attesa per prestazioni sanitarie. Si impone anche a chi vive da anni la concorrenza al ribasso nel mercato dei lavori di bassa qualificazione. E poi in un’epoca di contrazione delle risorse destinate ai servizi pubblici e all’assistenza e di crisi economica tutto viene, ovviamente, amplificato.

L’immigrazione in Italia ha una lunga storia. Forse molti ricordano l’epoca dei lavavetri polacchi che all’inizio degli anni ‘80 erano una presenza diffusa per le strade delle più grandi città italiane. Poi arrivarono gli albanesi con gli incredibili episodi degli sbarchi da 20 e 27 mila persone nell’estate del 1991 in Puglia (gestiti malissimo dal governo italiano, ma molto bene dai pugliesi). Poi fu la volta dei romeni, dei sudamericani, dei filippini, dei cinesi e di tanti altri. Da subito albanesi e romeni di distinsero nel mondo della criminalità e della prostituzione per la capacità organizzativa e la ferocia di cui diedero prova. Si disse allora che l’Italia era una meta preferita per la debolezza delle sue forze di polizia, del suo ordinamento giudiziario e la mitezza delle pene. Purtroppo era vero ed è vero anche oggi. Il controllo del territorio da parte dello Stato non c’è. Lo spaccio minore non viene di fatto più colpito (è caduto l’obbligo di arresto in flagranza degli spacciatori) e invade le piazze e gli spazi pubblici delle periferie e delle zone più frequentate. I furti in appartamento non sono perseguiti. Gli scippi non sono puniti (ci sono dei veri campioni con decine di denunce che continuano ad agire indisturbati). Tutti reati nei quali prevale la presenza degli immigrati. Inutile far finta di nulla di fronte alla realtà.

Il problema esplode, però, con gli sbarchi dei migranti provenienti dal nord Africa. Tra loro pochi in fuga dalla guerra e molti in cerca di una vita migliore o, semplicemente, di occasioni di guadagno.

I dati parlano chiaro. Dal 2002 al 2017 sono sbarcate sulle coste italiane oltre 913.000 persone, ma quasi 625.000 solo dal 2014 al 2017. Una pressione che ha coinciso con la chiusura delle frontiere che ha impedito, come avvenuto nel periodo precedente, una ridistribuzione “naturale” di migranti in altri Paesi europei. L’Italia non era preparata a tale afflusso. Non lo era per le norme che disciplinano l’immigrazione, non lo era per le strutture di accoglienza costose, inefficienti e persino fonte di traffici malavitosi, non lo era per i tempi di esame delle richieste di asilo. Di fatto centinaia di migliaia di persone che non avevano la possibilità legale di cercarsi un lavoro sono finite in strada a viveri di lavori malpagati, di espedienti, di delinquenza.

L’esasperazione di una parte degli italiani dunque è comprensibile. Sarebbe bene che le forze politiche che si presentano alle elezioni partano da qui. Il governo italiano ha imboccato la strada giusta puntando a limitare le partenze attraverso accordi con le tribù libiche e con alcuni Paesi africani. Non è possibile lavorare per mettere ordine nella gestione delle persone che sono già qui se non si bloccano gli sbarchi. Bisogna abolire il reato di clandestinità (che è una sbruffonata inutile e dannosa) e avviare un censimento di chiunque si trovi sul territorio italiano concedendo visti provvisori per la ricerca di un lavoro legandoli anche alla frequenza di corsi di italiano e di formazione professionale. Solo chi sfugge a questi obblighi o non accetta il permesso di soggiorno temporaneo dovrebbe essere rimpatriato (se esistono accordi col Paese di origine). Nello stesso tempo bisognerebbe realizzare una verifica di tutte le cooperative che hanno in gestione l’accoglienza per chiudere con la vergogna di chi specula sulla pelle dei migranti. Infine bisogna fare un grande investimento sulle forze di polizia perchè riprendano il controllo del territorio. Servono a poco i gipponi dell’esercito nelle piazze centrali. Servono decine di pattuglie in più nei quartieri popolari e nelle periferie. Serve che i reati siano perseguiti e non ignorati.

Invece di chiedere il voto facendo credere ad impossibili magie chi si candida a governare l’Italia dovrà fare sul serio partendo dal lavoro del governo Gentiloni

Claudio Lombardi

Cuori puri

Cuori puri è il titolo di un film di Roberto de Paolis. La storia è quella di due giovani, Agnese e Stefano, 18 e 25 anni, che vivono in un punto qualunque della sterminata periferia romana aggrappati ad una parvenza di normalità e disperati, ma con la volontà di vivere. Agnese frequenta la parrocchia del quartiere e, spinta da una madre ossessionata dalla devozione, sta per fare voto di castità fino al matrimonio insieme a una decina di suoi coetanei. Stefano prova con tutte le sue forze a fare un lavoro normale, prima come vigilante in un centro commerciale e poi come guardiano del parcheggio di un supermercato. In entrambi i casi lo scontro con una realtà dura e difficile lo priverà dell’unica speranza di sfuggire al “mestiere” più diffuso tra i suoi amici: lo spaccio di droga.

campo romSia Agnese che Stefano non riescono a comunicare i loro problemi a nessuno. La madre della ragazza è compenetrata con la sua religiosità ossessiva e vede la figlia solo come una prova della sua fede. Anche lei si aggrappa ad una parvenza di normalità, l’unica che le appare plausibile sotto le ali protettrici della Chiesa. Intanto fa volontariato. Va dai rom, prepara l’accoglienza per i rifugiati e porta con sé Agnese per coinvolgerla nella sua attività caritatevole. Mostra sensibilità verso i poveri, ma è straordinariamente chiusa verso la figlia con la quale non c’è alcuno vero dialogo.

Stefano cerca di svolgere il suo lavoro di guardiano del parcheggio al meglio delle sue possibilità, ma deve vedersela con un piccolo accampamento di rom che ne occupano una parte, separati solo da una fragile rete metallica. Atti di vandalismo, rifiuti gettati tra le macchine, minacce sono il pane quotidiano di un confronto tra il guardiano e quelli che stanno oltre la rete. Mai Stefano pensa di chiamare la polizia, mai il suo superiore si pone il problema di come affrontare la situazione. Se i rom rompono la rete lui si limita a ripararla e ad attaccare Stefano per la sua incapacità di tenere a bada i nomadi.

Agnese e StefanoI due giovani, però, si incontrano e per loro si apre una porta sui sentimenti che non potranno vivere perché la “normalità” delle loro vite li spinge verso una strada diversa. Il dramma si intravede, ma non si conclude.

L’ennesimo vandalismo dei rom porta al licenziamento di Stefano che non vede altre alternative allo spaccio gestito da un suo amico di infanzia. Agnese non riesce più a stare nei panni della vergine sacrificale devota ai bisognosi e disperata per sé stessa. Padre e madre di Stefano vengono sfrattati e si riducono a vivere per strada con l’unico aiuto di qualche vecchio vicino di casa. Per loro non c’è nessun volontariato che assista e consoli, mentre nella parrocchia si prepara l’arrivo di alcune decine di rifugiati.

Il regista non inventa una realtà che è quella comune a buona parte delle periferie romane. La convivenza/competizione tra bisognosi è la regola ed è forzata, non scelta. Chi si ricorda la vittoria elettorale della destra nelle comunali del 2008 con Alemanno sindaco dovrebbe anche ricordare la cecità delle sinistre che non si accorsero di quanto la presenza dei campi rom esasperò gli abitanti delle periferie. Alla drammaticità di una convivenza impossibile venivano contrapposte parole e ragionamenti intrisi di bontà e di apertura, di razionalità e sani principi.

sbarchi migrantiQualcosa di simile sta accadendo adesso sotto la spinta degli sbarchi. Nel film si mostra con lucido realismo il contrasto tra il disinteresse per la vita dei romani nelle periferie e l’eccitata mobilitazione per i migranti. Forse qualche parrocchia se ne è accorta, forse qualche associazione di quartiere, ma sicuramente nelle migliaia di strade che compongono gli enormi quartieri popolari che si estendono verso il GRA gli sbarchi e l’arrivo di altri migranti non sono visti con spirito caritatevole e con animo aperto all’accoglienza.

Cuori puri è un drammatico richiamo alla verità della vita di tante persone. Molte più di quante ne possa immaginare chi contempla le cose dai rami alti della politica, del giornalismo e anche dell’associazionismo militante abituato ad una proiezione mondiale che allontana dalle miserie di chi deve subire le conseguenze di scelte strategiche non abbastanza meditate, più imposte agli italiani che condivise.

Claudio Lombardi