Proprietà pubblica delle aziende sì o no? Dal referendum sull’acqua a Cottarelli

Grande interrogativo se sia meglio la proprietà pubblica delle aziende che gestiscono i servizi oppure se sia meglio quella privata. Fermo restando che compito dei poteri pubblici è porre delle regole nell’interesse generale (con particolare attenzione all’uso delle infrastrutture di rete) la questione se sia meglio il pubblico o il privato si ripropone periodicamente. Chi propose il referendum cosiddetto sull’acqua

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Jobs act. Il lavoro senza qualità (di Andrea Ranieri)

Ci risiamo. La politica dell’occupazione viene ricondotta, come accade da un ventennio, a misure lavoristiche. La presunta rigidità del mercato del lavoro è ancora vista come causa della disoccupazione. Intendiamoci, nei provvedimenti sul lavoro del “piè veloce” Renzi ci sono cose utili e sacrosante: le riduzioni Irpef per i dipendenti, che dovrebbero portare in busta paga le famose 80 euro

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Il caso Moretti: tagli, merito ed equità retributiva (di Salvatore Sinagra)

Spending review, tagli alle retribuzioni dei manager e polemiche sulle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato (“potrei andare a lavorare all’estero se mi tagliano lo stipendio”) ci stanno accompagnando ormai da più di una settimana. Per i tanti italiani che vivono con poche centinaia di euro al  mese è assolutamente incomprensibile che esista una retribuzione di un manager di

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Sanità pubblica, le scelte che servono davvero. Lettera aperta a Renzi (di Nino Cartabellotta)

Caro Renzi, visto che “davanti a questa sfida abbiamo il gusto di provare a fare sogni più grandi e accompagnarli a una concretezza precisa“, ti scrivo per suggerirti che la programmazione di una spending review efficace e indolore in Sanità deve tenere conto delle numerose variabili che ne caratterizzano il DNA, molto diverso da quello degli altri settori della pubblica

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Oltre la spending review il rilancio della sanità pubblica (di Claudio Lombardi)

Nei giorni scorsi la Fondazione GIMBE (www.gimbe.org) ha tenuto la sua conferenza annuale dedicata all’esame dei problemi della sanità pubblica. Le conclusioni che la Fondazione ha tratto sono sintetizzate nell’affermazione che la sanità pubblica sopporta uno spreco di almeno 20 miliardi di euro l’anno e, nonostante ciò, continua ad essere una componente indispensabile alla convivenza civile. La Fondazione GIMBE  ci

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Nelle mani di chi

Ancora uno scandalo di malapolitica, un piccolo scandalo regionale tutto sommato meno impressionante delle ruberie pacchiane o miserevoli di cui abbiamo letto negli ultimi anni, ma ugualmente illuminante. Spesso parlando di spending review, sprechi, spesa pubblica, 3% ecc ecc sembra si tratti di questioni astratte, impersonali. Invece ci sono anche le persone a fare la differenza. Ecco un esempio tratto

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Una spending review dei cittadini: intervista a Marco Frey

Marco Frey è direttore dell’Istituto di Management della scuola superiore Sant’Anna di Pisa e presidente di Cittadinanzattiva D: Insieme allo spread la spending review sta diventando una delle definizioni più usate non solo dai politici e dai giornalisti, ma anche dai cittadini. Il suo significato vero, tuttavia, lo si intuisce, ma resta confuso con l’attuazione concreta fatta col decreto legge

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La sanità pubblica, una risorsa non un peso. Intervista a Giuseppe Scaramuzza

Giuseppe Scaramuzza è coordinatore del Tribunale dei diritti del malato una delle reti di Cittadinanzattiva. D: La sanità è al centro della spending review, ma sono anni che si tagliano le spese e sembra che si voglia continuare a farlo. È così? A mio avviso la definizione di “spending review” è stata una trovata mediatica del Governo per rendere il

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La spending review e i conti che non tornano (di Antonio Gaudioso)

In questi giorni di dibattito sulla spending review ci sono alcuni conti che, come organizzazione di cittadini, non ci tornano. In questi anni ci siamo battuti in molte occasioni per “rivedere la spesa pubblica”, sia la quantità che la sua qualità: abbattere gli sprechi, ridare risorse per lo sviluppo del paese, azzerare i privilegi. Insomma fare quello che in un

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Spending review ? sì grazie, ma seria (di Claudio Lombardi)

Con un debito pubblico che si avvicina ai 2000 miliardi di euro una vera revisione della spesa pubblica è inevitabile. Per due motivi: 1. Perché non avrebbe senso non chiedersi se il livello attuale della spesa pubblica corrisponde a risultati concreti, visibili e percepibili dai cittadini in livello e qualità dei servizi nonchè misurabili in termini di efficienza del sistema-paese;

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