Tre rivoluzioni per il Lazio: intervista a Teresa Petrangolini

Civicolab nasce nel mondo di Cittadinanzattiva organizzazione di cittadini che ha sempre tenuto un atteggiamento molto critico verso i partiti scegliendo di non partecipare direttamente alle campagne elettorali. Oggi Teresa Petrangolini, uno dei fondatori di Cittadinanzattiva e del tribunale dei diritti del malato di cui è stata segretaria fino a giugno del 2012, ha fatto una scelta diversa accettando di comparire al primo posto nel “listino” a sostegno della candidatura di Nicola Zingaretti alla presidenza della regione Lazio. Inevitabile per Civicolab chiederle i motivi di questa decisione.

D: Teresa chi conosce Cittadinanzattiva e te personalmente e la cura che è stata sempre messa nell’evitare coinvolgimenti diretti in competizioni elettorali immagina che le ragioni della tua scelta debbano essere molto importanti, anzi, se così si può dire, pesanti

R: Sì, puoi dire tranquillamente che sono ragioni “pesanti” come pesante è diventata la condizione dei cittadini in questa regione. Voglio risponderti con le parole del “Manifesto per una Regione aperta, trasparente e digitale” pubblicato da pochi giorni che riassume il senso strategico del programma che con Zingaretti vogliamo realizzare nel Lazio. Non lo faccio certo per fare propaganda, ma perché le parole del “Manifesto” sono le mie parole, quelle che ho pensato, scritto e pronunciato per tanti anni. E oggi non saprei trovarne di migliori.

Innanzitutto noi vogliamo fare una rivoluzione nella Regione, anzi, non una, ma tre rivoluzioni. Oggi la Regione Lazio non è trasparente, non consente ai cittadini di vedere ciò che accade al suo interno, non fa vedere chi comanda, come vengono prese le decisioni, come viene utilizzato il denaro pubblico. Nell’era di Internet abbiamo a disposizione tanti strumenti e la trasparenza può essere totale. Nel caso delle istituzioni democratiche deve esserlo veramente. Quindi la prima rivoluzione deve essere quella della trasparenza.

Basta dirlo? No, ci vuole una legge che imponga la trasparenza. come? L’abbiamo scritto nel “Manifesto”

  • Pubblicità degli atti, delle retribuzioni, delle prestazioni e dei risultati.
  • Sviluppo di piattaforme OpenData su ogni settore, OpenSanità per condividere ogni dato sulla qualità dei servizi e dei percorsi di cura, OpenBilancio per consentire ai cittadini e alle imprese di controllare come vengono spesi i loro soldi.
  • Rendicontazione periodica dell’azione di governo, mediante le Giornate della trasparenza, le Conferenze dei servizi al livello centrale e nei singoli servizi (Asl, ospedali, aziende regionali).
  • Verbali dei Consigli di amministrazione delle società e delle aziende pubbliche on line.
  • Trasparenza, merito e pubblicità in tutte le nomine di dirigenti, manager, direttori generali.
  • Piano Regionale anticorruzione per la trasparenza di gare, appalti, contratti e contributi pubblici
  • Anagrafe degli eletti

Direi che per la prima legge può bastare, anche perché l’attuazione di questa rivoluzione non sarà per niente facile e i cittadini dovranno darci una mano.

D: Vasto programma per questa rivoluzione n. 1 considerando qual è la situazione di oggi. Passiamo alla rivoluzione n. 2

R: Se pensi che sia difficile la rivoluzione della trasparenza allora senti cosa vogliamo fare con la rivoluzione della partecipazione.

La situazione di oggi è semplice: la Regione Lazio non è aperta. Non è possibile per i cittadini e le loro associazioni concorrere ai processi decisionali; non è possibile partecipare alla  valutazione dell’attuazione delle decisioni; a quella del rispetto degli obiettivi assunti; non è possibile contribuire alla cura dei beni comuni attraverso forme di cittadinanza attiva. Insomma una sequenza di “non”. Però, ed ecco il motivo delle due rivoluzioni unite, la trasparenza senza la partecipazione serve a poco perché comunque possono crescere la discrezionalità, l’arbitrio, l’influenza dei gruppi di interesse. Certo i cittadini possono indignarsi, ma non intervenire direttamente. La rivoluzione della partecipazione vuole dare loro proprio questo potere.

D: Sì, ma concretamente come pensate di farlo?

Sai dopo oltre trent’anni a Cittadinanzattiva, sulla partecipazione ho accumulato una tale riserva di idee ed esperienze reali che potrei elencarle per ore. Mi limito soltanto ad indicarti tre punti, tre “piste” di lavoro con le quali si svilupperà il nostro impegno nei primi sei mesi di governo

  • Decisione condivisa cioè definizione di percorsi di consultazione civica sulle principali tematiche di governo e sulle leggi più importanti con la finalità di creare un “dialogo civile permanente” tra amministrazioni, associazionismo e singoli cittadini e sottolineo, singoli cittadini
  • Valutazione civica perché non c’è miglior occhio se non quello del cittadino per verificare il funzionamento dei servizi. Per questo la Regione proporrà ai cittadini di trasformarsi in controllori dei servizi regionali non in astratto e in maniera confusa, bensì mediante cicli di valutazione della qualità del servizio e dell’operato dei dirigenti.
  • Cittadinanza attiva ovvero dare valore alla sussidiarietà orizzontale con il coinvolgimento diretto di cittadini singoli e associazioni nello sviluppo dei servizi di welfare, nell’informazione e nell’educazione civica, nella cura e manutenzione del territorio, nella prevenzione dei rischi ambientali, nella cura degli anziani, nella gestione responsabile del ciclo dei rifiuti, nell’uso sostenibile delle risorse idriche.

Sembra il regno di utopia, no? E invece è quello che Cittadinanzattiva ha pensato, detto e sperimentato per decenni. Io so che è possibile e per questo voglio provarci sul serio a realizzarlo questo programma.

D: Spero che ce la farai sia perché attuare questo programma per la prima volta in un ente come la Regione Lazio che ospita la capitale avrebbe un valore esemplare, sia perché sarebbe il coronamento di un impegno per la cittadinanza attiva che ha segnato tutta la tua vita. Manca qualcosa però. Avevi detto che parte della rivoluzione sarebbe stato l’uso di internet. Cosa vi proponete?

R: Semplice: una rivoluzione digitale. Te l’avevo detto che le rivoluzioni erano tre e questa è la terza quella che deve fornire gli strumenti e facilitare le altre due. Visto che vanno di moda le agende noi l’abbiamo chiamata “L’Agenda Digitale del Lazio” cioè un insieme di interventi con i quali sarà possibile realizzare la trasparenza e la partecipazione. Cito alcuni degli obiettivi dell’Agenda Digitale dal “Manifesto”:

  • un Piano per portare la Banda Larga e la Rete di collegamento gratuito ad internet in modalità Wifi in tutti i comuni (ti ricordo che a Roma una rete minima di accesso gratuito è stata realizzata dalla Provincia proprio su impulso di Zingaretti)
  • lo sviluppo di una Cartografia digitale o “Carta della comunità” per il controllo del territorio
  • la realizzazione di nuovi servizi telematici pubblici per l’accesso alla documentazione sanitaria, l’abbattimento delle file agli sportelli, la semplificazione delle pratiche
  • l’incentivo alla realizzazione di servizi e applicazioni da parte di imprese, associazioni e singoli cittadini grazie all’utilizzo dei dati liberati dalla Pubblica Amministrazione.

Insomma dobbiamo chiudere una stagione opaca, triste, volgare e lontana dai cittadini ed entrare nel futuro che non è un mondo ideale, ma è fatto di partecipazione, di trasparenza, di semplicità nei rapporti fra cittadini e istituzioni e amministrazioni pubbliche. Come vedi una ricetta semplice, con pochi ingredienti, genuini e buoni. Io ci credo.

(intervista a cura di Claudio Lombardi)

Questa volta Berlusconi non vince: l’Italia è meglio di lui (di Teresa Petrangolini)

Nonostante sia sempre stata una profonda antiberlusconiana – è una questione di pelle -, non ho mai scritto niente sul perché votare Berlusconi sia “farsi del male da soli”, parafrasando Fiorello. La stessa Cittadinanzattiva è sempre intervenuta sulle cose che il Governo Berlusconi faceva, criticandole anche duramente, ma non ha mai fatto una battaglia contro di lui. I commenti, le critiche, le ingiurie, gli sberleffi sono sempre stati tanti e spesso lo hanno addirittura rafforzato, secondo il principio che dice che parlar male di una persona, ma comunque parlarne, porta pubblicità al destinatario. Ho anche provato fastidio negli anni passati ad ascoltare una sinistra che trovava la sua ragion d’essere nell’opposizione a Berlusconi, schiacciata su di lui e vittima essa stessa del gioco del cavaliere. Che sospiro di sollievo quando se ne è dovuto andare! Quanta riconoscenza per Napolitano che ci ha salvato da un incubo!

E adesso ci riprova. Ma sono certa che non ce la farà perché ci siamo tutti abituati a respirare un’altra aria e siamo meno propensi a farci imbrogliare, anche se le cose vanno male e siamo tutti molto più poveri di prima. Monti ci ha fatto soffrire parecchio ed è difficile oggi vedere uno spiraglio per lo sviluppo del paese, ma Berlusconi non ci può fare nulla per migliorare la nostra condizione, la può solo peggiorare, rompendo i legami internazionali e con l’Europa, portando bugie ed incompetenza al governo del paese.

Vorrei enumerare le ragioni profonde per cui la maggioranza degli italiani non lo voteranno:

–          È una persona moralmente discutibile. Lo testimoniano i processi contro di lui, le amicizie che ha, la facilità con cui si è arricchito, i personaggi che ha portato sia in Parlamento e al governo sia nelle amministrazioni regionali e locali. Non dimentichiamo l’ultimo in ordine di tempo: Fiorito.

–          Vede la politica come una farsa, una recita, in cui frasi ed azioni sono dettate dai sondaggi e non dalle cose vere, dai propri pensieri. In questa recita bisogna sempre aggredire qualcuno, vedere un nemico, costruirselo, come ha fatto con la magistratura. La politica è una cosa seria e lui l’ha resa, producendo purtroppo vari emuli in diverse formazioni politiche, un espediente per raggiungere altri fini . Non è l’unico ma è il simbolo vivente della politica fatta per sé e non per gli altri,

–          E’ profondamente antidemocratico. In un giorno un partito che stava per fare le primarie è ritornato ad essere la sua azienda con gli esponenti del Pdl come dipendenti. Questa svolta ha inoltre reso impossibile cambiare la legge elettorale. Così continueremo ad essere tutti antidemocratici, andando a votare liste bloccate e ritardando un processo di rinnovamento della politica che faticosamente si stava avviando.

–          E’ incompetente perché pensa che i problemi del paese si risolvano in modo semplicistico, con le ricette finte, con le promesse, salvo poi essere obbligati a fare provvedimenti micidiali come quelli che ha fatto, lui e non Monti, tagliando quasi completamente la spesa sociale e massacrando il Servizio Sanitario Nazionale, facendo allo stesso tempo finta di niente, anzi affermando che tutto andava bene e che i ristoranti erano pieni.

Qualche anno fa stavamo meglio, era più facile sorvolare su questioni così gravi (e non sono tutte). Oggi le vicissitudini della vita, la rabbia nel vedere le cose che non cambiano, la voglia di non litigare ma di risolvere i problemi, ci spingono ad essere più attenti, meno ingenui e illusi, più interessati alla cosa pubblica. Berlusconi incarna sicuramente un certo tipo di italiano, furbo, individualista, refrattario alle regole, come dicono in molti. Ma l’Italia in generale ha imparato sulla sua pelle a dover essere meglio di lui.

Teresa Petrangolini da www.teresapetrangolini.it

Federalismo all’italiana e salute “no border” (di Teresa Petrangolini)

A metà del 2013 entrerà in vigore in tutti i paesi dell’Unione Europea una nuova Direttiva sui diritti dei pazienti nelle cure transfrontaliere. Si tratta di una assoluta novità perché il testo prende le mosse da alcune sentenze della Corte di Giustizia Europea che riconoscono ad alcuni cittadini comunitari (quelli che avevano fatto ricorso) il diritto ad essere rimborsati dal proprio paese in caso di cure all’estero. In pratica l’Europa, partendo dal basso, vale a dire da una azione giuridica intentata dai cittadini, prende atto che non è possibile il diritto alla mobilità e la libera scelta degli individui di ricevere trattamenti sanitari in ognuno degli Stati membri. Addirittura la libertà di movimento non riguarda solo le persone, ma anche i prodotti e i trattamenti, tanto che un cittadino potrà avere accesso a farmaci non ancora distribuiti nel proprio paese e, qualora sia il medico ad indicarne la necessità,  pagare secondo le modalità previste nel proprio paese di origine.

Ovviamente la Direttiva è molto più complicata di così perché tiene conto anche delle compatibilità economiche e dei limiti alla spesa, onde evitare la “bancarotta” di paesi i cui cittadini tendono alla emigrazione sanitaria per poter accedere a cure di maggiore qualità in Stati membri limitrofi. Il principio è però interessante: la salute non ha confini e deve tendere ad un governo e regole comuni. Ad esempio, chi è affetto da una malattia rara deve avere la possibilità di accedere al miglior trattamento possibile a prescindere dal luogo di residenza.

Questa visione della cura della salute intesa come una responsabilità globale, o quantomeno comunitaria, va facendosi strada da tempo al livello europeo. Si è cominciato con la sicurezza alimentare per arrivare alla sicurezza dei trattamenti sanitari. C’è una forte attenzione ad una gestione unitaria delle malattie croniche, della cura del dolore, della prevenzione dell’obesità, solo per fare alcuni esempi. Standard comuni collegati al rispetto dei diritti dei pazienti, come recita la Carta Europea dei diritti del malato, sono ormai riconosciuti come strumenti necessari per garantire uguale qualità delle cure ed equità nell’accesso ai servizi per i cittadini europei.

Il trend non è però solo comunitario. Esiste ormai una forte convinzione, tra gli organismi internazionali, le ong, le reti di operatori sanitari, che la salute va costruita secondo una visione globale del benessere di una società. Si tratta di una delle condizioni per lo sviluppo dei popoli e una delle precondizioni per la crescita in un’epoca di forte crisi economica, come lo sono il lavoro e la protezione dell’ambiente. Ciò richiede politiche ed interventi a 360° che superino barriere, separatismi e che costruiscano partnership, collaborazioni e sinergie anche nella raccolta e gestione delle risorse.

Detto tutto questo, ci sorge un dubbio: ma l’Italia dove sta e dove sta andando? Il Federalismo Estremo che sembra essere il modello vigente nella sanità pubblica è una strategia vincente o solo un modo per creare discriminazioni, nascondere le magagne, conservare privilegi e ridurre le possibilità di accesso a cure di qualità da parte dei cittadini? Che farà la Regione Sicilia o l’Umbria o il Lazio quando nel 2013 i cittadini chiederanno di avere una copertura per andare a curarsi senza liste d’attesa in Austria o in Francia? Come potrà competere, senza regole e standard comuni? Negli USA che è il paese più federale del mondo, il 90% delle decisioni vengono prese al livello dei singoli Stati. Solo per poche materie il potere è a Washington. Una di queste è la politica farmaceutica mediante il lavoro della FDA (Food and drug administration). Da noi, nonostante la presenza di una Agenzia nazionale, l’Aifa, si sono creati 21 prontuari regionali con regole proprie, barriere e distinguo. A guardarci intorno, fuori dal nostro paese, si capisce subito che c’è qualcosa che non va. Se la salute deve essere un fenomeno globale, perché lo abbiamo reso un parziale e settoriale?

Teresa Petrangolini

Scandali, soldi, favori: questi partiti non possono salvarsi (di Teresa Petrangolini)

Mi piange il cuore perchè non sono mai stata nè qualunquista nè anticostituzionale. Sono però ormai convinta che con questi partiti, con questa classe dirigente l’Italia non va da nessuna parte.

Non c’entra la democrazia, non c’entrano i principi. Non mi interessa disquisire sul fatto se o meno una democrazia si regge senza i partiti.

Il problema è molto più terra terra: non può sedere in posti di responsabilità chi è profondamente disonesto, chi se ne frega dell’interesse generale, chi pensa solo ai soldi e agli amici, chi usa i “nostri” rimborsi elettorali per farsi i fatti suoi. C’è chi, come vari personaggi dell’entourage di Berlusconi, è entrato in politica per questo, e chi ha preso il vizio dentro il sistema politico. Quest’ultimo fatto è ancora più grave, perchè purtroppo dimostra come sia il sistema di chiusura, di privilegio, di distacco dalla realtà comune agli altri, ad aver creato il guaio.

Io non credo che bastino i mea culpa degli Schifani, dei Rutelli, dei Maroni, a risolvere i problemi. Si tratta di un fenomeno talmente diffuso di intrecci, di scambi, di equilibri, che richiederebbe quasi una rivoluzione per essere cambiato. Tutta l’amministrazione pubblica ne è pervasa, salvo poche e ammirevoli eccezioni, perchè conta sempre di più (e non sempre di meno) “di chi sei”, chi ti presenta, anche per posti e posizioni, dove il curriculum potrebbe bastare ed avanzare.  La questione è veramente seria: come possono fare una profonda riforma dell’agire pubblico gli stessi che, direttamente o indirettamente, hanno prodotto questo stato di cose, vale a dire gli attuali partiti politici con le loro cordate e annessi? E’ come chiedere ai piranha di prosciugare il Rio delle Amazzoni!

Noi per parte nostra, come cittadini attivi, una cosa possiamo fare: introdurre mediante le nostre prassi, le nostre idee, la nostra progettualità, un modo nuovo di intendere l’agire pubblico, senza fratture manichee, ma con una riscoperta quotidiana dell’interesse generale.

Quello che serve al nostro paese è sì una rivoluzione, ma una rivoluzione civica, che faccia emergere pratiche nuove, persone nuove, nuove agende della politica. La magistratura sta facendo un gran lavoro di pulizia. Ma poi servono le energie, le persone per colmare i vuoti prodotti ed evitare fenomeni, molto italiani, di trasformismo. Ci saranno altri partiti, altri schieramenti? Non lo so e nessuno lo sa. Che servano queste energie e queste persone per costruire un futuro diverso ne sono certa.

Teresa Petrangolini segretaria di Cittadinanzattiva