La trasparenza? Per esempio New York

trasparenza-e-controllo

Tratto dal sito www.romafaschifo.com ripubblichiamo l’analisi e le immagini di un articolo che risale a maggio del 2016 dedicato alla trasparenza nel rapporto con i cittadini a New York. Poiché in Italia e a Roma in particolare la trasparenza sembra qualcosa di difficile, fumoso e addirittura irraggiungibile è utile vedere come hanno fatto in una delle capitali del mondo. Come si capisce leggendo e guardando le immagini il problema non è tanto di modalità per attuare la trasparenza, ma di cultura civica e di rapporto tra spazio pubblico e cittadini.

“Si può parlare di una città e, con lei, di una intera cultura semplicemente analizzando con qualche foto la segnaletica di cui questa città si è dotata? Semplicemente mettendo sotto il faro dell’attenzione l’insieme di convenzioni grafiche che, mediate dalla legge, riescono a regolare l’interazione tra i milioni di uomini che percorrono l’agglomerato urbano.

ciclabili-new-yorkCi abbiamo provato con New York con risultati interessanti e, soprattutto, prontamente utilizzabili nella nostra città. Quando parliamo di segnaletica non parliamo soltanto di segnaletica orizzontale, come quella qui a lato, che ha permesso con pochi soldi e qualche mano di vernice di realizzare in tutta la città centinaia a centinaia di km di piste ciclabili semplicemente, grazie alla segnaletica, spostando la sosta delle vetture verso il centro della carreggiata. Parliamo anche e soprattutto di segnaletica, diciamo così, commerciale, burocratica diciamo. …. Ecco il nostro contributo per segnalare quali rivoluzioni si potrebbero fare in questa città applicando anche solo una parte delle banali e non costose misure di trasparenza che a New York sono la norma.

licenze-ambulanti-new-yorkPrendi gli ambulanti per esempio. Da noi sono un problema micidiale: impossibile sapere se sono regolari o no, impossibile sapere se possono stare lì o no. … Un sistema fatto apposta per generare abusivismo e furbizie. A New York anche questo miserabile venditore di frutta ha la sua card – obbligatoria da esporre – attaccata al carrello. Cosa c’è nella carta lo vediamo qui sotto: un codice, un codice QR per permettere ad ogni cittadino (!!!) di controllare con una foto, la data di scadenza, l’area dove il carrello può sostare e il numero di telefono sempre per i cittadini (!!!) per segnalare anomalie in maniera anonima. Nel mondo si chiama collaborazione tra istituzioni e cittadini, a Roma – la città con la mentalità più mafiosa d’Italia – ti direbbero che sei un “infame”, una “spia” e che fai delazione.

licenze-ambulanti-2Una parentesi andrebbe aperta sui costi delle licenze. Sono variabili, molto variabili. In alcuni parchi ultra periferici anche molto bassi: 700 dollari all’anno (ricordiamo che sono così basse anche per i nostri ambulanti, pure quelli che pur pagando 1000 euro all’anno ne guadagnano 1000 al giorno!) ma in alcuni casi si cresce moltissimo fino ad una 20ina di licenze i cui fees superano i 100mila dollari e, in pochi casi, anche 200mila. Pensate quanti soldi fa la città di New York grazie ai suoi ambulanti. E pensate come è difficile, semplicemente grazie alla banale trasparenza di questo foglietto, essere abusivi. E quando la licenza scade, va all’asta e vince chi offre di più. Solo dalle licenze rilasciate nei parchi, la città guadagna 5 milioni di dollari.

Ma la trasparenza sta anche nei lavori pubblici, a tutti i livelli. Come vedete qui sotto. sia quelli privati che quelli pubblici. Non di rado le società che ultimano i lavori si pubblicizzano vantandosi del buon lavoro compiuto.

ristrutturazioni-new-yorkSorprendente poi per noi è la trasparenza (signori, la trasparenza è gratis!) dei lavori privati. Ogni stabile interessato ai lavori (pensate a Roma l’omertà che vige, contra legem, sui lavori domestici: tutti fanno quel che gli pare senza comunicare alcunché, senza chiedere permessi, senza esporre all’esterno informazioni su quanto si sta facendo) deve esporre all’esterno tutta la lista dei permessi ottenuti. Ad una rapida lettura degli stessi si capisce alla perfezione che lavori si faranno, quali materiali si utilizzeranno, cosa si modificherà. Nella più totale trasparenza e con la possibilità di segnalare anomalie al numero di telefono dell’amministrazione. Questo qui sopra sarà un nuovo ristorante e dai permessi si può risalire a tutti i dati a riguardo, a Roma i cantieri clandestini sono all’ordine del giorno e i cittadini di uno stabile non hanno mai il diritto di sapere, con trasparenza, chi sta aprendo, che lavori farà, se questi lavori sono o non sono autorizzati e se sono conformi al progetto originale. A Londra (non sappiamo se anche a New York) è possibile anche entrare nel sito del comune e controllare se il progetto che il titolare ha depositato è uguale a quello effettivamente realizzato. Ogni cittadino può liberamente fare il proprio sopralluogo, e lo fa nel proprio interesse perché a New York non vogliono fare la fine dei cittadini del Lungotevere dove per quieto vivere (e per mancanza di trasparenza sui lavori) si è lasciato fare il signore di sopra che toglieva tramezzi e muri portanti salvo poi perdere la casa.

cantieri-new-yorkIdem per quanto riguarda i grandi lavori di architettura ed edilizia. Ogni cantiere, in questo caso, è dotato di finestre per sbirciare dentro in maniera trasparente e non fraudolenta. Una scritta, su ogni cantiere, invita a segnalare ad un determinato numero di telefono l’eventuale presenza di operai senza casco.

Ma la trasparenza diventa particolarmente interessante – specie se confrontata alla nostra situazione assolutamente fuori controllo – se la riportiamo nel mondo delle occupazioni di suolo pubblico relative ai tavolini. Tema sensibile a Roma.

occupazione-suolo-pubblicoGuardate questa situazione. E’ la situazione di tutti i dehors della città: ci sono i tavolini? Allora ci deve essere questo cartello. Se non c’è i tavolini sono abusivi. Ma è così evidente che lo sono, che automaticamente tavolini abusivi non ne vedi. Così tutti i ristoranti possono chiedere tavolini, la città dà concessioni serie, che scadono, con un mix di tavoli e sedie (non si procede a metro quadro, ma ad un mix di tavoli e sedie: è molto più facile da controllare), e gli introiti sono notevolissimi. E tutti possono, in trasparenza, controllare: il foglio indica quanti tavoli, quante sedie, quando è stata concessa la licenza, quando scade. occupazione-suolo-pubblico-new-yorkA costo zero, con un semplice software e con un file pdf inviato agli esercenti con obbligo di stampare e di esporre in maniera visibile si è reso davvero molto difficile il problema dell’abusivismo. Altro che borchie e altre sciocchezze simili. Davvero tutto questo sarebbe impossibile da noi?

Peraltro come è noto a New York i locali hanno l’obbligo di esporre un’altra cosa all’esterno: il grado di livello sanitario. Che può essere A, B o C e che indica ai consumatori quanto è alto il livello di igiene del ristorante dove stanno entrando. E se becchi una B o un “grade pending”, sei costretto ad esporlo.igiene-ristoranti Nel mondo questa la chiamano trasparenza, da noi si appellerebbero alla gogna mediatica. ….

Guardate questo eccellente ristorante di dumpling e noodles sulla Seconda Avenue. partecipazione-new-yorkHa chiesto di avere tavolini all’aperto ed ecco che succede. Appare un foglio dove si dice alla cittadinanza: questi hanno chiesto tavolini, se avete qualcosa da dire ci vediamo il giorno tale nella sala comunale a parlarne. Così non esistono comitati, non esistono denunce anonime, non esistono finte associazioni di quartiere che per garantirsi un po’ di silenzio serale mettono a rischio economia, tasse che la città potrebbe incamerare e posti di lavoro.

multe-auto-new-yorkAncora, a costo zero, un esempio straordinario (e a costo zero!) di trasparenza. Ma cosa diamine ci vorrà a copiare pratiche simili? E avete notato come quasi dappertutto ci sia il codice a barre? Sta anche sulle macchine, ebbene sì. Serve per fare le multe. Trasparenza, velocità, praticità. E consapevolezza che non si scappa. Se sai che non scappi, ti compirti molto ma molto meglio. E magari invece di parcheggiare male utilizzi i parcheggi a pagamento (guardate i costi) o quelli in struttura, per modici 16 e passa dollari per ogni mezz’ora. Ma da noi è un furto passare da 1 a 1,5 euro all’ora. Ci rendiamo conto che viviamo in un mondo a parte che non ha raffronti da nessuna parte del pianeta? Anche a Napoli la tariffazione della sosta costa il triplo che da noi…..

hot-spot-new-yorkInteressante, per finire, l’ultimissima novità in città: si stanno togliendo tutte le cabine telefoniche e al loro posto stanno nascendo – a proposito di segnaletica – queste strutture a totem. Ci passa un po’ di pubblicità, un po’ di messaggi della città, si possono usare per telefonare (gratis!) in tutti gli Stati Uniti e per navigare gratis su web, mail e mappe. E tutto intorno diffondono un potente segnale wi fi oltre a permettere a chi ne ha bisogno di ricaricare il telefonino”

L’intero articolo qui http://www.romafaschifo.com/2016/05/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Virginia Raggi nel pallone. Falsi in partenza

raggi-sindaca

Quello che sta registrando a Roma la sindaca Virginia Raggi, e con lei il M5s, non è semplicemente una falsa partenza. E’ qualcosa di più che chiama in causa la constituency, per così dire, di questa formazione politica, le sue ambiguità e anche i suoi miti fondativi, al di là delle particolarità romane del gruppo dirigente del Movimento grillino che nel guazzabuglio capitolino ci hanno messo parecchio del loro. Com’è noto le ambiguità politiche e i miti, in senso positivo, dell’onestà e della trasparenza hanno fatto sì, e lo grillo-e-vaffafanno ancora, che il M5s possa, quando sta all’opposizione, occupare uno spazio politico elettoralmente molto trasversale, essenzialmente costituito dalla raccolta delle insoddisfazioni, indignazioni e profonda sfiducia nei partiti del più tradizionale schieramento politico di destra e di sinistra che, a veder bene, sono stati i veri partorienti dei grillini. Quando però gli capita di diventare forza di governo allora queste ambiguità e una certa estremizzazione dei miti fondativi vengono messi alla prova. E allora sono dolori. Più o meno acuti perché non tutte le situazioni sono uguali e la sconcertante, per rapida inanità dimostrata, vicenda romana non è simile a quella torinese dove la sindaca Appendino e il M5s, almeno finora, hanno dimostrato una certa apprezzata diversità dai loro colleghi capitolini.

Se fino a qualche giorno fa i più benevoli di fronte all’anfanante composizione della giunta e poi alle dimissioni di alcuni assessori chiave potevano parlare di falsa partenza, ora la vicenda dell’assessore Muraro diventa un acuto dentro una sinfonia già sgangherata. Perché è uno scivolone sul terreno privilegiato del M5s: quello della trasparenza e della sincerità. Ma già prima, nella contorta vicenda degli assessori e dell’amministratore unico dell’Ama, appena nominato, che se ne vanno in blocco, si era sentito ad abundantiam un tintinnar di sciabole fra cordate interne al Movimento romano di cui però non era facile, almeno per chi non sta dentro i loro meccanismi e contrasti, comprendere i termini politici. E questa indecifrabilità, se si vuole parlare di trasparenza, la dice lunga trasparenza-e-sinceritasulla fragilità politica dei grillini perché i contrasti se non sono primariamente di natura politica allora sono di solo potere e ciò non può essere rubricato come una diversità dagli altri partiti che per la verità sono anche più capaci a mascherare le loro guerricciole interne con infiocchettamenti politici. Del tutto risibile, poi, è apparso il tentativo di occultare le proprie incapacità chiamando in causa l’ostilità dei “poteri forti”, che pure c’è ma che con gli autogol dei vari direttòri, della Sindaca Raggi e del suo cosiddetto “cerchio magico” non c’entra nulla, essendo tutta farina del loro sacco.

La questione Muraro, con le bugie che l’hanno contornata sul suo essere indagata dalla Magistratura, più che una “falsa partenza” ha configurato dei “falsi in partenza”. Può darsi, per ipotizzare una spiegazione ai complessivi accadimenti, che al fondo di tutto ci sia l’emergere da subito e dirompente di una contraddizione politica altre volte verificatasi in altre circostanze, in altre città e con altri attori politici. Cioè la contraddizione fra il sindaco eletto dai cittadini e il suo stesso partito o parti di esso che ritengono di dover essere in diritto di sovrastare l’eletto nel determinare le scelte di uomini e donne per comporre giunta e amministratori di aziende municipalizzate particolarmente importanti come Atac e Ama. In sostanza si tratterebbe del contrasto fra chi sostiene che la vittoria leadershipelettorale a Roma più che alla candidata Raggi la si debba al M5s. Può anche darsi che tutto ciò si sia aggiunto a vecchi contrasti personali e anche all’emergere dentro il Movimento grillino della stessa candidatura poi vittoriosa della Raggi. Sta di fatto, compreso il tentativo positivo di dotarsi di una squadra di amministratori competenti ricavati dalla società civile e non solo pura espressione dei militanti pentastellati, che i grillini romani e nazionali non sono stati finora in grado di comporre le diverse istanze ed esigenze politiche e invece di una sintesi virtuosa hanno dato luogo a una deflagrazione perniciosa sia per le loro ambizioni politiche di governo nazionali che per la capitale d’Italia.

Ma al fondo della fragilità politica del M5S c’è qualcosa di più e di più corposo. Non solo l’inesperienza e le ingenuità di una formazione politica recente, i suoi incerti e confusi procedimenti decisionali interni. C’è la mancanza di una cultura critica della realtà che non rimanga alla superficie degli epifenomeni sociali e politici ma sia in grado di scavare dentro la società, nei rapporti economici, sociali e di classe all’origine di quegli epifenomeni: le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, oltre alla corruzione disuguaglianza-ricchi-e-poveridiffusa e alla disonestà nel corpo sociale e in quello politico. Senza questa cultura, senza questa sorta di weltanschauung, e senza l’ancoraggio organico conseguente ai soggetti soccombenti nei rapporti di classe, sociali e politici, si rischia di non avere una struttura politica e gruppi dirigenti selezionati sulla base della capacità tecnica e politica, ora affidata alla casualità delle conoscenze personali o dei curricula, in grado di assolvere con successo ai problemi immani del governo di una città come Roma e, ancor più, di una Nazione come l’Italia. In definitiva quello che segnala la negativa vicenda romana al M5s non è cosa da poco: è la necessità di passare in fretta, e non solo a Roma, dal primitivo e inevitabile antagonismo alla fase dell’egemonia. Vasto programma.

Aldo Pirone

Un Governo inutile e una possibile via d’uscita (di Claudio Lombardi)

il baratro governoA distanza di tempo e visti i risultati viene il dubbio che il governo Letta sia nato per mascherare un fallimento e un progetto occulto. Il fallimento è stato quello delle forze politiche presenti in Parlamento incapaci di assumersi le loro responsabilità e perse dietro i loro giochi di potere. Il progetto occulto era quello della prosecuzione della maggioranza del governo Monti, quella che più garantiva non la stabilità, bensì la pura e semplice conservazione.

Un Governo di “servizio” si è dichiarato, ma si è dato obiettivi così ambiziosi (uscire dalla crisi, ripresa dell’economia, riforma della Costituzione) da apparire un pretesto per prendere tempo. La famosa stabilità, si è poi capito, era quella dei gruppi dirigenti della buropolitica che non intendevano mettere in discussione il loro potere.

riforme costituzionaliLe riforme costituzionali con il corollario dei comitati di saggi e di leggi costituzionali a lungo decorso sono state il ripescaggio di una presa in giro da sempre utilizzata dalle forze politiche in difficoltà per rinviare le scelte utili e per camuffare quelle dannose. Come è stato con le poche modifiche portate alla Costituzione nell’ultimo decennio e con la legge elettorale che tutti dicono di voler cambiare.

La verità è che è dovuta arrivare la Corte Costituzionale a mettere la parola fine alla presa in giro. Adesso, forse, sarà Renzi a dare una scossa a gruppi dirigenti immobili pronti a trastullarsi con i più svariati modellini elettorali, ma privi dell’interesse a cambiare davvero.

effetti governoLa legge elettorale è, però, solo la manifestazione più vistosa di qualcosa di più eclatante. I fatti parlano chiaro: disoccupazione mai così alta; debito pubblico mai così grande; Pil fermo; pressione fiscale ai massimi livelli; povertà che colpisce milioni di famiglie (milioni non migliaia!). Il quadro è quello di un governo incapace di governare e di andare oltre la burocratica ordinaria amministrazione. Un governo incapace anche di dirigere e controllare lo strapotere di una burocrazia che gestisce i suoi interessi di casta, ma che è strettamente intrecciata alla politica tanto che si può parlare di buropolitica.

La vicenda scatti di anzianità degli insegnanti è esemplare così come quella  dell’IMU. Per quest’ultima si è fatto un capolavoro: con una sola scelta politica si sono messe in crisi le casse dello Stato, quelle degli enti locali, le politiche del lavoro e di rilancio dell’economia. Un capolavoro! E tutto per inseguire una promessa elettorale di Berlusconi che poi, comunque, è uscito dalla maggioranza.

potere buropoliticoAdesso l’IMU è tornata sia come strascico dell’abolizione con la cosiddetta mini-IMU che si dovrà pagare tra pochi giorni, ma ancora nessuno sa il come e il quanto; sia sotto altri nomi (TASI, IUC ecc) e costerà più di quella abolita. Insomma una presa in giro fatta di pressapochismo, arroganza e incapacità di governare.

È sempre più chiaro che il cuore del problema è il potere: i politici vogliono mantenere il consenso a prescindere dalle conseguenze delle loro decisioni e si mettono nelle mani della burocrazia che dirige le amministrazioni pubbliche, scrive le leggi ed è la sola a capirne tutte le implicazioni; ne controlla l’attuazione e può gestirla come vuole ben sapendo che il politico non è in grado di intervenire su nulla. La burocrazia gestisce il potere reale e assicura al politico ciò che al politico serve: qualche risultato da esibire e tanti consensi da riscuotere con interventi mirati. Le leggi finanziarie o di stabilità, i decreti mille proroghe zeppi di indecenti distribuzioni di soldi senza criterio, la mancata attuazione delle leggi dimostrano che le cose stanno così.

Vie d’uscita? Ci sono. Bisogna aumentare la trasparenza e l’informazione dell’opinione pubblica; bisogna sviluppare la partecipazione dei cittadini andando oltre la rappresentanza di interessi (sindacali, di categoria ecc) che è parte del problema; bisogna far nascere o potenziare forze politiche che non siano asservite ai gruppi dirigenti; bisogna diffondere un rifiuto culturale dell’individualismo predatorio che è il modello che è stato presentato come vincente agli italiani; bisogna lottare contro la corruzione che da questo modello deriva. Tutto ciò significa che nuove elezioni in tempi brevi sono necessarie, ma non sufficienti senza una spinta che venga dal basso.

Insomma una via d’uscita molto difficile, ma possibile

Claudio Lombardi

Corruzione e sanità: Libera dice la sua (di Angela Masi)

sanità corrottaSupera i cento milioni di euro la somma che la Corte dei conti ha attribuito al fenomeno della corruzione nella sanità italiana. La Rete europea contro le frodi e la corruzione nel settore sanitario ha calcolato che lo scorso anno il 5,6% delle risorse europee investite nel settore sanitario è andato perso in illegalità e tangenti. In Italia, nel solo triennio 2010-2012, sono stati accertati dalla Guardia di finanza reati per oltre un miliardo e mezzo di euro. Solo nel 2012, sempre secondo la Corte dei Conti, i risarcimenti per le sentenze pronunciate per quest’ambito hanno raggiunto un importo complessivo di oltre 45 milioni di euro. Senza dimenticare poi che ad oggi nel nostro paese sono ben quattro le Asl che sono state commissariate per infiltrazioni della criminalità organizzata (Locri, Vibo Valentia, Pomigliano d’Arco e Reggio Calabria). Nonostante le disposizioni previste dalla legge 190/2012, ad oggi sono molto poche le Aziende sanitarie che rispettano gli obblighi previsti dalle norme anticorruzione e trasparenza.

corruzione sanitàGli scandali sono all’ordine del giorno: fatture fraudolente, mancato completamento di strutture, mancato uso di macchinari (persino comprati per fare qualche favore a qualcuno), spese per corsi di formazione mai tenuti, gestione irregolare delle case di cura convenzionate, ingiustificate prescrizioni di farmaci. Tanti soldi, poca trasparenza, controlli scarsi, troppi interessi politici e clientelari.

sconfitta corrottiDi fronte ad un sistema giudiziario che non funziona e che porta gran parte dei processi ad estinguersi per prescrizione del reato, mandando a casa corrotti e corruttori impuniti e di fronte all’immobilità della classe politica e dirigente del nostro Paese, chi si muove sono ancora i cittadini. E’ partita lo scorso 9 dicembre la campagna di Libera e Gruppo AbeleSalute: obiettivo 100%http://www.riparteilfuturo.it/ : lotta all’illegalità diffusa e allo spreco di risorse sono le parole d’ordine. Con la Campagna le associazioni promotrici chiedono ai 21 Assessori regionali alla sanità e ai 21 Direttori generali degli stessi assessorati di far rispettare da ciascuna Azienda sanitaria le prescrizioni di legge che prevedono di:

  • nominare il Responsabile locale anticorruzione
  • pubblicare online il Piano triennale anticorruzione
  • fornire informazioni complete sui vertici dell’organo di indirizzo politico (direttore generale, direttore sanitario, direttore amministrativo) rendendo pubblici i curricola con l’indicazione di tutti gli incarichi pubblici e privati ricoperti, dell’atto di nomina e del compenso.

La trasparenza chiesta con la Campagna Riparte il futuro significa che i cittadini devono poter conoscere sia i responsabili degli atti di governo e di gestione delle amministrazioni pubbliche che i Piani anticorruzione attraverso la rete. Trasparenza significa informazione e questa è la base perché i cittadini possano influire sulle scelte di governo e delle amministrazioni. In un momento in cui la protesta sociale si sta facendo clamorosa contro la politica Libera e Gruppo Abele hanno il merito di smuovere le coscienze e di richiamare tutti alle proprie responsabilità.

Angela Masi

Roma: i guai della politica debole (di Claudio Lombardi)

truffa atacCon l’ATAC, se fosse confermato il traffico di biglietti falsi, si toccherebbe il fondo dell’intreccio politica – apparati pubblici – reati nella capitale d’Italia. Dopo questo fondo ci sarebbe soltanto lo stato-mafia gestito direttamente dalla criminalità organizzata. A Roma ancora non ci si è arrivati, in Sicilia e in alcune zone della Campania ci si è andati molto vicini.

Perché succede? Perché la politica è debole e non riesce a vivere per compiere la sua missione che è di definire e perseguire l’interesse della collettività e cade preda di gente che persegue solo il suo interesse travolgendo tutti gli ostacoli e trovando la lucidità per illudere, corrompere o prendere in giro gli elettori.

narcisismo dei politiciCi sono anche molti politici mossi dalle migliori intenzioni che, nel dissolvimento delle ideologie, hanno corso il rischio (anzi, lo hanno proprio fatto) di identificare sé stessi con la causa politica in cui credevano e sono finiti avviluppati in un meccanismo dal quale è difficile uscire: la corruzione da parte di soggetti forti (costruttori, affaristi, manager) mascherata da sostegno all’attività politica in uno scambio di favori sistematico.

Probabilmente a Roma è accaduto qualcosa del genere e non lo si scopre adesso con lo scandalo dei biglietti falsi perché gli indizi o i segnali o le manifestazioni più evidenti ci sono da tanti anni.

politicaPer questo a Roma come altrove la cura è una sola: legalità e una politica più forte. Politica più forte non significa più potere ai politici, ma una politica più diffusa e partecipata, una politica socializzata nella quale il controllo dell’opinione pubblica sia fondamentale così come la partecipazione alle decisioni e all’attuazione amministrativa dei provvedimenti. Su tutto la trasparenza e l’accessibilità alle informazioni come deterrente ai raggiri e agli imbrogli.

Bisogna fare terra bruciata intorno ai corrotti e ai corruttori e mettere nell’angolo i politici che imbrogliano le carte promuovendo sé stessi a finalità principale del loro lavoro.

quartieri romaUn’ultima considerazione riguarda lo sconcerto perché lo scandalo delle ruberie a Roma e della dissipazione del patrimonio pubblico non è imputabile solo alla banda di Alemanno che ha banchettato nelle aziende di proprietà pubblica imponendo solo in Atac e in Ama quasi 2000 assunzioni clientelari in cinque anni. Purtroppo occorre riflettere anche sull’esperienza delle giunte di centro sinistra sotto le quali sembra sia iniziato lo scandalo Atac. Non si tratta solo di questo però perché l’ingigantimento di tutto il sistema delle aziende comunali con conseguenti assunzioni e maggiori spese (magari all’ombra dei grandi eventi di cui si è alimentato il modello Roma) e le vicende di un piano regolatore che ha consentito la costruzione di interi quartieri senza i servizi (innanzitutto di trasporto) che erano stati promessi e pattuiti getta molto più che ombre sull’opera delle giunte Rutelli e Veltroni.

Pd dispersoQui torna il discorso sullo spappolamento dei grandi partiti ridotti spesso a macchine di potere in preda alla competizione tra gruppi e cordate prive di qualunque motivazione politica. Le vicende del tesseramento del Pd di questi giorni hanno rivelato una realtà sconcertante che conferma pienamente lo scenario sopra descritto.

Non solo questo partito è andato in direzione ostinata e contraria alle motivazioni che hanno portato alla sua nascita e che sono rimaste scritte nei documenti (e impresse nella mente di tanti militanti), ma ha anche bruciato il patrimonio di credibilità portato da una parte dei suoi “soci” fondatori che affondano le radici nei movimenti politici e sociali romani dei decenni passati.

Una saggezza antica dice che “Necesse est enim ut veniant scandala verumtamen vae homini per quem scandalum venit, ” (Vangelo di Matteo 18.7) il significato è semplice e profondo:”è inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale lo scandalo avviene” . Trattandosi di Roma la citazione latina ci sta bene e il senso calza a pennello con la situazione che stiamo vivendo soprattutto quando promette che i responsabili rispondano dei danni fatti. Chiunque essi siano.

Claudio Lombardi

E-democracy: una strategia, non un gadget (di Angela Masi)

edemocracyLa partecipazione dei cittadini alla vita pubblica non è fatta solo di norme né di semplice espressione di opinioni, critiche o proteste. La partecipazione non è un termometro sociale da tenere in considerazione con l’occhio rivolto alle competizioni elettorali, ma deve essere il fondamento di un sistema. I cittadini organizzati conoscono i problemi che istituzioni e apparati pubblici devono affrontare, contribuiscono a definire le soluzioni, partecipano alla verifica dell’efficacia e ai controlli successivi. Ovviamente non tutte le politiche possono essere affrontate direttamente dai cittadini organizzati perchè partecipazione non è sostituzione, non è negare le competenze di apparati, esperti, tecnici e politici, ma integrazione e trasparenza.

In precedenti articoli (http://www.civicolab.it/category/stato-cittadini/partecipazione-stato-cittadini/) abbiamo parlato di partecipazione sotto vari profili, ma bisogna dire che, oggi, non è pensabile senza quella che viene definita e-democracy. L’uso dell’ICT, a sostegno della partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni (appunto: e-democracy), è un campo di applicazione delle nuove tecnologie ancora poco sviluppato, ma sul quale negli ultimi anni è fortemente cresciuto l’interesse tanto dei governi nazionali e degli organismi internazionali, quanto delle comunità locali.

democrazia digitaleSiamo ancora in una fase sperimentale. Chi volesse approfondire può farlo a questo indirizzo http://biblioteca.formez.it/webif/media/e-democracyLG.pdf

Componente fondamentale dell’e-democracy è costituito dall’e-government, cioè da un insieme di strumenti e azioni per l’accesso alle informazioni e agli atti di governo via internet.

Sino ad ora, però, la maggior parte di queste esperienze si sono risolte nella diffusione di siti internet istituzionali, con (al limite) dei forum per la pubblica discussione.

Ma l’e-democracy è un concetto più ampio e riguarda tutti quelli che si impegnano in politica. Un esempio d’applicazione radicale di e-democracy è quello attuato dal Partito Pirata Italiano (dicembre 2011) che usa LiquidFeedback, sviluppato per il Partito Pirata Tedesco, come unico strumento deliberativo della comunità.

coinvolgimento cittadiniNel giugno 2013 alcuni parlamentari del Partito Democratico, di Scelta Civica e di Sinistra Ecologia e Libertà hanno aderito a una piattaforma di e-democracy, basata su liquidfeedback, promossa dalla senatrice PD Laura Puppato.

E’ bene precisare che partecipare via Internet alle decisioni della politica non significa dire sì o no a una legge con un clic. Anzi questa è una banalizzazione della Rete che ai cittadini digitali può e deve offrire molto di più.

La diffidenza verso i partiti, infatti, ha diffuso in Italia un increscioso equivoco sul significato della cosiddetta e-democracy. La profonda sfiducia nei politici ha portato molti a pensare che sia possibile affidare le decisioni direttamente ai cittadini attraverso il Web: un clic e si stabilisce se approvare o no una legge, un emendamento, una delibera. Un’ipotesi affascinante, in teoria che si concretizzerebbe una sorta di iperdemocrazia in cui il cittadino torna a casa dall’ufficio e in una mezzoretta approva o boccia la riforma del lavoro, aumenta o diminuisce le pene per gli evasori fiscali, abolisce o raddoppia l’Imu.

partecipazione digitaleSi tratta, però, di un equivoco, anzi di una grossolana banalizzazione che ridurrebbe a un rapido “mi piace” le straordinarie opportunità reali che Internet offre alla crescita e all’ampliamento della democrazia. L’apertura di nuovi spazi di dialogo tra cittadini e amministrazione pubblica che integrano e rafforzano le forme tradizionali di partecipazione è una cosa diversa e più complessa.

L’informazione, la consultazione e la partecipazione attiva forniscono all’amministrazione una migliore base per formulare le politiche pubbliche, ma anche per avere una più efficace attuazione delle decisioni perché i cittadini prendono dimestichezza con le politiche che hanno contribuito ad elaborare con la loro partecipazione e valutano i risultati.

Si tratta in definitiva di meccanismi di apprendimento e di scambio di informazioni tra cittadini, politici e apparati pubblici per individuare soluzioni, per cogliere esigenze e bisogni che magari restano inespressi attraverso i canali classici della democrazia rappresentativa. Se tutto funziona a dovere, grazie all’informazione, alla consultazione ed alla partecipazione attiva, è possibile migliorare la qualità delle politiche pubbliche, aumentare la fiducia nelle amministrazioni e contribuire al rafforzamento della democrazia.

Insomma vale la pena prenderla sul serio l’e-democracy e non considerarla un gadget da esibire ai convegni e alle fiere, ma un vero e proprio obiettivo strategico che coinvolge enti, istituzioni, amministrazioni, associazioni, partiti.

Angela Masi

Le vie della partecipazione: le reti civiche (di Angela Masi)

cooperazionePartecipazione dei cittadini alla vita pubblica, forme di rappresentanza e crisi dei partiti sono sempre temi di grande attualità. Di più: la carenza di partecipazione viene individuata come una delle cause delle degenerazione del sistema dei partiti con le conseguenze che tutti conosciamo sul governo nazionale, delle regioni e dei comuni.

Se scriviamo “democrazia partecipativa” sul motore di ricerca di Google, otteniamo un numero impressionante di pagine: la diffusione di questa espressione, che è piuttosto recente, è stata rapidissima in tutto il mondo ed è un evidente sintomo del disagio provocato dalle derive oligarchiche e asfittiche della democrazia rappresentativa.

Si direbbe che la democrazia partecipativa sia diventata un ombrello piuttosto largo che copre pratiche e intenzioni di svariatissima natura: giuristi che ragionano sui referendum, politologi che parlano della partecipazione elettorale, gruppi politici di base che rivendicano le primarie, social forum che si interrogano sul nuovo modello di sviluppo, sindaci che sperimentano bilanci partecipativi e così via.

assemblea di cittadiniSpesso la domanda di partecipazione è stata avanzata da movimenti o associazioni che chiedevano alle istituzioni di aprirsi alle loro richieste. Non c’è stata, insomma, una spinta generale ad attuare in maniera strutturale forme di democrazia partecipativa. Forse sarebbe stato compito dei partiti promuoverle, ma, di fatto, si è ritenuto il consenso elettorale come più che sufficiente espressione di partecipazione politica. Un errore grave e non scusabile di cui paghiamo le conseguenze noi cittadini.

Ci sono stati però alcuni momenti cruciali che hanno portato a scrivere norme fondamentali. È il caso dell’art.118 della Costituzione che esprime il principio di sussidiarietà orizzontale: “Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà”. Ciò significa che la ripartizione gerarchica delle competenze deve essere spostata verso gli enti più vicini al cittadino e, quindi, più vicini ai bisogni del territorio, ma il cittadino, sia come singolo sia attraverso i corpi intermedi, deve essere aiutato nella cooperazione con le istituzioni per definire gli interventi che incidano sulle realtà sociali a lui più vicine.

aprire ai cittadiniIn questo modo l’apertura delle istituzioni alla partecipazione può far entrare nel loro orizzonte nuovi contenuti, nuove forme di democrazia e nuove priorità. In pratica può rinnovare la politica e le politiche.

Il tema della partecipazione è complesso perché si compone di molteplici profili: dalla partecipazione dei cittadini alla decisione politica e amministrativa, alle condizioni che la rendono possibile e cioè la trasparenza nei rapporti tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni e l’accessibilità delle informazioni.

Contrariamente a ciò che potrebbe apparire non siamo all’anno zero e molti strumenti sono già disponibili, in parte conosciuti e utilizzati, in parte no.

Con questo primo articolo vogliamo iniziare a ricostruire le vie della partecipazione indicandone i capisaldi. Partiamo dalle reti civiche.

La Rete civica è sostanzialmente un sistema informativo telematico, riferito ad un’area geograficamente delimitata (comune, area metropolitana, provincia, comunità montana etc.), al quale possono partecipare in modo attivo, ossia come produttori di informazioni oltre che fruitori, tutti i soggetti presenti nell’area stessa: enti locali e altre istituzioni, sindacati, associazioni, imprese, cittadini. In sostanza è uno spazio dove i cittadini possono attivamente interagire con gli amministratori, ottenere servizi dagli enti locali, informazioni e, soprattutto, farsi ascoltare.

interattivitàInfatti i principi fondamentali alla base di tale istituto sono l’interattività e l’accesso alle informazioni.

Quelle realizzate finora sono, purtroppo, poche e, fra queste, non tutto va nel verso giusto. Eccone alcuni esempi.

MILANO con il portale milanese dell’e-participation, PartecipaMi, offre la possibilità ai cittadini, alle amministrazioni (Comune, Consigli di Zona, Provincia, Regione), alle organizzazioni pubbliche e private che gestiscono servizi pubblici, alle associazioni e alle aziende di interagire pubblicamente sulla rete, per informare, segnalare e discutere sui temi della città. PartecipaMi offre anche un ampio supporto informativo ai cittadini milanesi sugli atti amministrativi di giunta, consiglio comunale e consigli di zona. La piattaforma è predisposta per favorire l’osmosi con i social network. Su Facebook è attiva una pagina dove vengono rilanciate le novità del sito ed è anche attivo l’account Twitter. Vi è inoltre per gli utenti registrati la possibilità di farsi notificare, via e-mail, la pubblicazione di nuovi eventi, post e commenti pervenuti sulle discussioni che interessano ciascuno.

partecipareA TRIESTE la rete civica appare come un gazzettino comunale. Il comune pubblica dei post nelle varie aree di interesse ma nessuno dei post è commentato, criticato o integrato dai cittadini o dalle associazioni dei cittadini. Più interessante la parte dedicata alla trasparenza dove si trova una selezione di norme e una sezione dedicata alla pubblicità dei redditi della cariche elettive del comune. Collegamento ai maggiori social network e iscrizione alla newsletter.

ROMA: la “rete civica” consiste in un elenco di associazioni ed enti no profit cioè, praticamente, non esiste.

A FIRENZE la Rete civica è partita già a metà degli anni ’90 per poi dar vita nel 1999 alla Rete Civica Unitaria del Comune di Firenze. Qui hanno avuto il loro spazio i siti delle associazioni che avevano aderito al progetto. I punti di forza della Rete civica: qualità tecnologica; contenuti istituzionali; interattività dei servizi; usabilità e accessibilità.

Queste sono le esperienze più rilevanti “in eccesso o in difetto di partecipazione”. In generale bisogna dire che le reti civiche non sembrano essere una componente conosciuta e praticata per la partecipazione dei cittadini. Una carenza strutturale che deve far riflettere.

Angela Masi

Elezioni dei sindaci: il vento fa il suo giro (di Claudio Lombardi)

I risultati dei ballottaggi dicono che un cambiamento è possibile, ma che una gran parte degli elettori ha deciso di stare a guardare se chi se ne è fatto interprete è in grado di realizzarlo e ci crede veramente.primavera elettorale Pd

La situazione non è la stessa delle politiche di febbraio: scendono i votanti, sale il Pd, calano le destre e il Movimento 5 Stelle. Un risultato significativo perché ottenuto nel mezzo di una crisi del maggior partito di centro sinistra e con un governo che ne contraddice gli impegni elettorali. Ovviamente, come ripetuto da tutti i commentatori, non vanno mischiati risultati nazionali e locali perché diverse sono le motivazioni che spingono gli elettori a fare la loro scelta. È anche vero, però, che le elezioni locali mettono più seriamente alla prova chi si candida perché incidono di meno i richiami ideali e identitari e conta molto di più la reputazione che si ha presso gli elettori e la capacità di convincerli con proposte concrete. Conta anche, ovviamente, la possibilità di far pesare il clientelismo e la corruzione, ma non è certo il caso di queste elezioni.

centroQuando si vince a Roma dopo cinque anni di governo del centro destra, quando si elegge il sindaco a Treviso, a Brescia, a Imperia, infatti, non è questione di clientele o di promesse elettorali, ma di speranza. Speranza che i nuovi sindaci e le nuove maggioranze politiche nei consigli facciano meglio di quelli precedenti e speranza che uno schieramento politico opposto al centro destra sappia governare più per i cittadini che per sé stesso.

Ora il centro sinistra ha la dimostrazione che proposte chiare e alternative al centro destra nonché una sana fiducia nelle proprie possibilità possono smuovere innanzitutto il proprio elettorato rimotivandolo. Era quello che si poteva fare anche alle elezioni di febbraio e che il Pd in particolare non è stato capace di fare. È quello che si può fare adesso su scala nazionale pur mantenendo un impegno di governo strettamente delimitato al programma delle cose urgenti da fare, ma sapendo che è un impegno a termine non procrastinabile e non ripetibile.

governo cittàIl governo delle città è il terreno di coltura di nuove relazioni politiche e di nuovi modelli di governo. La sperimentazione nasce più facilmente nella piccola dimensione a contatto con i cittadini. Il centro sinistra ora può, partendo dal basso, lavorare alla costruzione di un’alternativa nazionale che dimostri con i fatti come la politica si può rinnovare e come i partiti possono rinascere dai disastri di questi anni.

È chiaro che gli occhi di tutti saranno adesso puntati su chi ha vinto queste elezioni alla ricerca di una conferma: per chi non ha votato quella di aver fatto la scelta giusta; per chi ha votato centro sinistra quella di non aver sprecato il voto; per chi ha votato centro destra quella che il centro sinistra non ce la farà mai ad andare avanti. Ebbene l’impegno di chi è stato eletto dovrà essere quello di sorprendere sia gli uni, sia gli altri  unendo la concretezza con l’entusiasmo di chi deve tracciare una strada nuova.

Se si vogliono sorprendere i cittadini si può cominciare con un impegno rigoroso alla massima trasparenza sia nel lavoro istituzionale sia in quello di partito nella ricerca delle risposte giuste da dare ai bisogni delle città e nella gestione delle amministrazioni locali. È chiaro che ogni deviazione dagli impegni presi e dalla speranza suscitata sarà punita dai cittadini ed è chiaro che ogni tentazione di applicare metodi opachi di gestione del potere sarà scoperta e messa a nudo in un batter d’occhio. È bene saperlo che i vincitori di queste elezioni non potranno godere di nessuna “luna di miele” e che dovranno subito mettersi al lavoro puntando al coinvolgimento dei cittadini.

coinvolgimento cittadiniAttenzione: il coinvolgimento dei cittadini non è un tappabuchi retorico che va messo nei documenti e nei discorsi, ma è il banco di prova più importante per chi intende governare le città. Ormai è chiaro a tutti che nessuna città si può governare dall’alto del consiglio comunale senza far diventare ogni cittadino un potenziale protagonista, occhio, orecchio e braccio operativo di un’amministrazione diffusa che è l’unico modo per tenere insieme quegli universi urbani fatti da una miriade di punti di vista e di esigenze diverse. La democrazia ha bisogno di partecipazione e mai come oggi esistono strumenti e luoghi per praticarla. Il mondo dei movimenti e dell’associazionismo è forte e vivo e deve essere un protagonista della politica a tutti i livelli.

Qui è anche il banco di prova per i partiti che vogliono rinascere dal discredito e dal malaffare o riscattarsi dalla sfiducia che hanno suscitato. Un partito o è un luogo aperto e trasparente dove i cittadini e le loro associazioni elaborano le soluzioni ai problemi di governo della collettività sapendo di essere ascoltati e accettando le regole democratiche del confronto oppure non è.

Un primo passo è stato fatto ora non resta che mettersi al lavoro.

Claudio Lombardi

Azioni concrete? La trasparenza (di Claudio Lombardi)

Campagna elettorale finita, legislatura che sta per iniziare, programmi dei partiti e delle liste da attuare. Un tema che è una precondizione di base per molto altro: la trasparenza nel rapporto tra le pubbliche amministrazioni e i cittadini.

Intanto già è prevista. Il 15 febbraio scorso, il Consiglio dei ministri il decreto per la «disciplina degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni».

Novità importanti quelle introdotte: dall’istituzione dell’obbligo di pubblicità delle situazioni patrimoniali di politici e parenti entro il secondo grado alla pubblicità degli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; dalla pubblicazione dei dati, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali al principio della totale accessibilità delle informazioni. Il modello di ispirazione è quello del Freedom of Information Act statunitense, che garantisce l’accessibilità di chiunque lo richieda a qualsiasi documento o dato in possesso delle PA, salvo i casi in cui la legge lo esclude espressamente (es. per motivi di sicurezza). E’ stato introdotto il diritto di accesso civico con il quale tutti i cittadini hanno diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato. Interessante notare che si prevede l’obbligo per i siti istituzionali di creare un’apposita sezione – Amministrazione trasparente– nella quale inserire tutto quello che stabilisce il provvedimento.

Viene disciplinato il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità – che è parte integrante del Piano di prevenzione della corruzione – e che deve indicare le modalità di attuazione degli obblighi di trasparenza e gli obiettivi collegati con il piano della performance».

Lo strumento principale per la trasparenza? Direttamente dagli USA ecco l’OPEN GOVERNMENT DATA.  L’amministrazione Obama ha emanato la direttiva sull’Open Government nel dicembre 2009 nella quale, fra l’altro, si legge “Fin dove possibile e sottostando alle sole restrizioni valide, le agenzie devono pubblicare le informazioni on line utilizzando un formato aperto (open) che possa cioè essere recuperato, soggetto ad azioni di download, indicizzato e ricercato attraverso le applicazioni di ricerca web più comunemente utilizzate”. Gli effetti pratici di questa direttiva si sono concretizzati con la messa in esercizio di Data.gov (http://www.data.gov/) il portale governativo americano creato con lo scopo di garantire un unico punto di accesso a tutte le informazioni pubbliche prodotte dal governo.

Il principio di base è che la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In sostanza, i dati prodotti dalla P.A., in quanto finanziati da denaro pubblico, devono ritornare ai contribuenti, e alla comunità in generale, sotto forma di dati aperti e universalmente disponibili. La dottrina dell’Open Government è imperniata su un concetto molto semplice: tutte le attività dei governi e delle amministrazioni dello stato devono essere aperte e disponibili per favorire azioni efficaci e garantire un controllo pubblico sull’ operato.

E IN ITALIA? CITAZIONI SPARSE DAI PROGRAMMI ELETTORALI

Tanto per non dimenticare e per chiedere conto a chi sarà eletto vediamo la sensibilità dei partiti sul tema della trasparenza.

Il programma di Nicola Zingaretti, candidato alla presidenza della Regione Lazio sembra essere chiaro. Nel primo punto del suo programma, alla voce “Una regione che funziona, si legge:

Il nostro primo atto sarà scrivere una nuova legge per promuovere la trasparenza totale della pubblica amministrazione e offrire ai cittadini la possibilità di controllare direttamente ogni passaggio della vita amministrativa.” Da qui derivano gli impegni:

Open Data: su internet tutti i dati dell’amministrazione e i numeri del bilancio per consentire ai cittadini e alle imprese di controllare come vengono spesi i loro soldi

Rendiconto periodico dell’azione di governo, mediante le Giornate della trasparenza
Verbali dei Consigli di amministrazione delle società e delle aziende pubbliche su internet
Tutte le nomine trasparenti e fondate sul merito

Piano Regionale anticorruzione per gare, appalti, contratti e contributi pubblici

Anagrafe degli eletti per rendere pubblici tutti i dati su reddito e attività dei nostri rappresentanti”.

Chiaro, no? Avanti un altro.

Lombardia, Umberto Ambrosoli, candidato alla presidenza alla voce “Trasparenza e legalità” dice:  “Il tema della legalità è un presupposto di metodo e di cultura di governo. La trasparenza, in tutti gli ambiti, è il presupposto di controlli efficaci e diffusi; è anche presupposto di responsabilizzazione per tutti i cittadini.”

Insomma due buoni esempi, ma andiamo avanti.

Su un altro versante Scelta civica prevede una vera e propria “Agenda digitale” che riguarda non solo la P.A., ma anche le imprese. Nel programma si legge: “vogliamo utilizzare l’ICT per fare risparmiare la PA ma anche le aziende e le famiglie, creando concorrenza, eliminando la burocrazia, snellendo le procedure. Vogliamo migliorare l’accesso alle informazioni, permettere i confronti e responsabilizzare le persone e le istituzioni anche grazie all’introduzione di un principio generale di trasparenza assoluta della pubblica amministrazione, secondo il modello del Freedom of Information Act degli Stati Uniti e del Regno Unito”.

Chiaro anche questo. Adesso il Movimento 5 stelle. Alla voce “Stato e cittadini” si legge: Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini”. Alla voce “Economia” si legge “introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari”.

Anche Il Popolo delle libertà ha qualcosa da dire. Alla voce “Agenda digitale 2013-2017” sta scritto nel programma “Portare a compimento la realizzazione del principio generale di trasparenza assoluta della Pubblica Amministrazione, con il coinvolgimento attivo dei cittadini”.

Un po’ vago, ma meglio di niente.

Insomma vince il programma di Zingaretti di cui abbiamo parlato in un recente articolo (http://www.civicolab.it/?p=3961) che si qualifica come il più audace e il più chiaro consentendo a noi cittadini di verificare meglio gli impegni presi. Con formulazioni più vaghe come quelle di altri programmi è più difficile farci i conti. Resta il fatto che la trasparenza è un’esigenza, è prevista da norme di legge (capostipite la 241 del 1990), ma ancora non è stata attuata.

Finita la campagna elettorale si comincia a lavorare e l’impegno di partiti ed eletti si misurerà sul rispetto degli impegni presi e sulla sensibilità rispetto ad alcuni temi cruciali. La trasparenza delle pubbliche amministrazioni è uno dei primi.

Claudio Lombardi

La trasparenza è la base per la tutela dei beni comuni (di Vittorio Ferla)

Si può fare un discorso pubblico serio sulla promozione dei beni comuni nel nostro paese senza affrontare il tema della trasparenza nella vita pubblica? E, contemporaneamente, si può affermare la sussidiarietà senza una riforma che apra le amministrazioni pubbliche al contributo dei cittadini? La risposta è scontata: certamente no.

Il peso della corruzione nel degrado dei beni comuni

Purtroppo, come è noto, nella classifica di Transparency International, l’Italia è retrocessa nel corso degli ultimi anni fino al 72° posto. I casi di malaffare ormai non si contano più: basti pensare all’abuso dei rimborsi ai partiti (con i casi di Lega, IDV e Margherita), all’abuso dei rimborsi ai gruppi consiliari (nel Lazio e in Lombardia), alle truffe nei servizi sanitari regionali, alle denunce che periodicamente si levano dalle relazioni della Corte dei Conti.

Autorevoli studi nazionali e internazionali dimostrano che la corruzione frena lo sviluppo del paese, ha un impatto sulla misura, la produttività, l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica.

Ma, soprattutto, mina alla base l’uguaglianza dei diritti, impedisce la redistribuzione dei redditi (o, meglio, favorisce i ricchi a spese dei poveri), riduce il benessere complessivo della comunità nazionale, erode progressivamente i beni comuni (per esempio salute, istruzione e capabilities in generale dei cittadini). In particolare, la corruzione si traduce in tagli drastici ai servizi socio-sanitari e scolastici. D’altra parte, se si pensa che ogni euro investito corrisponde a 1,7 euro di sviluppo, si capisce che cosa può comportare la sottrazione al paese di 60 miliardi a causa della corruzione.

I tagli al welfare

I dati sulla spesa per il welfare confermano anche empiricamente questi orientamenti scientifici. Nella sanità pubblica, c’è una riduzione della spesa per servizi pari a 23-25 miliardi di euro con la conseguenza che aumenta dell’8 per cento la spesa privata delle famiglie per garantirsi le cure. Secondo il Censis, la spesa pubblica per i farmaci è calata del 3,5 per cento (i cittadini sono costretti a usare il proprio portafoglio con un aggravio del 7 per cento). Nel frattempo, i ticket per i servizi sanitari sono aumentati di 4 miliardi. La scuola pubblica ha perso in tre anni la bellezza di 8 miliardi. In generale, i servizi di pubblica utilità diventano più costosi, ma perdono in qualità.

Sulla base dei dati ufficiali raccolti e rielaborati dalle principali organizzazioni di cittadini impegnate per la tutela dei diritti sociali, le campagne I diritti alzano la voce, Sbilanciamoci!, Cresce l’Italia cresce il Welfare spiegano come gli ultimi governi italiani stiano distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti. Il prospetto dei tagli alle politiche sociali è impressionante: tra il 2007 e il 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali (politiche sociali, famiglia, non autosufficienza, integrazione degli immigrati, politiche giovanili, infanzia e adolescenza) da 1.594 a 144 milioni di euro.

I primi timidi passi del Governo

Che cosa fanno le istituzioni per invertire questa tendenza? Ancora poco si direbbe. La legge anticorruzione varata dal Governo Monti è sembrata ai più un pannicello caldo. Il decreto legislativo che la attua è molto interessante, ma – diversamente dalla versione propagandata dalla Presidenza del Consiglio – ancora molto distante dal Freedom of Information Act di ispirazione nordeuropea o statunitense. Qualche passo avanti sul piano dell’Agenda digitale, ma se ne parla da anni e aspettiamo di vedere le norme alla prova dei fatti. Molti convegni – per esempio, quello sull’Open Government Partnership – che rinnova l’impegno degli addetti ai lavori, ma ancora molto lontani dalla vita delle persone comuni.

Le iniziative dei cittadini per l’accountability

Nel frattempo, i cittadini si organizzano con iniziative spesso molto interessanti. Si pensi al raduno bolognese dei civic hackers di Spaghetti open data. Ai progetti di monitoraggio digitale del rendimento della politica come openparlamento e opencomune, lanciati da openpolis. Oppure a L’era della trasparenza, un sito promosso da Agorà digitale per verificare l’uso delle risorse pubbliche da parte dei governi locali. Si pensi, inoltre, alle personalità e alle organizzazioni civiche che promuovono l’adozione di un Freedom of Information Act anche in Italia. E, ancora, alla Campagna Ridateceli! di Cittadinanzattiva o alla petizione Riparte il futuro di Libera e Avviso pubblico. Tutte queste iniziative, così tanto diverse tra loro, condividono l’idea che la trasparenza sia un punto di partenza fondamentale per suscitare la partecipazione civica e aumentare il controllo sull’azione amministrativa. Alla base sta la convinzione che se l’accountability delle istituzioni cresce diventa più facile tutelare i beni comuni.

I 5 ingredienti per la trasparenza

Ma come si declina la trasparenza in concreto? In primo luogo, c’è la trasparenza nei servizi al cittadino (fatta di informazione, comprensibilità, accessibilità, usabilità) e la conseguente semplificazione delle procedure previste dalle amministrazioni pubbliche. Alcuni esempi? Conoscere i tempi d’attesa, spesso ignoti come gli elenchi e le disponibilità delle residenze sanitarie assistenziali, la digitalizzazione e rapidità delle pratiche amministrative, l’abbattimento costi burocratici per imprese e cittadini, la trasparenza totale dei reclami e strumenti di tutela chiari e accessibili. D’altra parte, la trasparenza è ormai per legge un elemento essenziale delle prestazioni delle PA.

In secondo luogo, c’è il tema della liberazione dei dati delle PA, del diritto di accesso dei cittadini e della libertà di informazione. In questo ambito, le sfide sono sostanzialmente due: la strategia degli open data e l’introduzione del Freedom of Information Act. Soltanto così potremo far sì che la trasparenza sia accessibilità totale alle  informazioni come prevede la legge 15/2009.

In terzo luogo, trasparenza significa integrità degli eletti e dei funzionari pubblici. Per esempio, occorre attuare le leggi Brunetta e anticorruzione che prevedono la pubblicazione online di stipendi, curricula, consulenze, ecc., introdurre l’anagrafe degli eletti, garantire la pubblicità dei bilanci dei gruppi consiliari e delle ricevute di spesa, vietare il cumulo di incarichi, attivare un sistema anonimo e sicuro per denunciare truffe, corruttele e  malversazioni (whistleblowing).

Quarto punto è la valutazione indipendente della qualità dei servizi (e dell’azione amministrativa in generale), con il coinvolgimento degli stakeholders (in particolare, i cittadini). In questo ambito, ancora tanto si può fare per la raccolta sistematica delle segnalazioni dei cittadini, per organizzare forme di public review, per rendere abituale le azioni di civic auditing e rendere pubblici i risultati delle valutazioni, per collegare la valutazione dei servizi alla valutazione dei dirigenti.

Infine, c’è la grande sfida del controllo sull’uso risorse pubbliche, sul funzionamento e sui risultati della PA,  nonché sulle attività dei governi regionali e locali. Si comincia con l’indicazione di obiettivi misurabili per le amministrazioni pubbliche e si prosegue, poi, con il collegamento tra la valutazione dei dirigenti e i risultati conseguiti. Per far questo serve integrare gli organismi indipendenti di valutazione con rappresentanti dei cittadini. Dovrebbe divenire obbligo la pubblicazione degli atti di spesa, la pubblicità e comprensibilità dei bilanci, la pubblicità dei lavori delle assemblee legislative e delle giunte. Infine, bisogna chiudere gli enti inutili e i relativi consigli di amministrazione e aumentare la trasparenza negli appalti di forniture, beni e servizi e nella raccolta e spesa dei fondi comunitari.

Un programma di governo?

Insomma: in vista delle elezioni politiche nazionali e del rinnovo dei consigli regionali di Lazio e Lombardia, investire sulla trasparenza per favorire la partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche diventa la via più efficace per tornare a promuovere i beni comuni e far ripartire l’Italia. Un vero e proprio programma di governo.

Vittorio Ferla da www.labsus.org

1 2