L’ idea di Europa nella nebbia

Ora che le acque si sono un po’ calmate (fino a domenica) possiamo chiederci: cosa abbiamo capito e cosa ci sta insegnando la “tragedia” greca? Forse l’unico merito del referendum indetto da Tsipras è stato di riportare l’attenzione di un’opinione pubblica un po’ stanca e un po’ distratta sull’eccezionalità della situazione europea rimasta appesa ad una moneta unica, ma priva

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L’Europa quotidiana che migliora la vita di molti (di Liliana Ciccarelli)

A dodici anni dall’introduzione dell’euro, che segna nel bene e nel male un momento alto di integrazione, viviamo uno stato di delusione collettiva purtroppo legittimato dalla reazione ad una crisi economica che invece di unire ha diviso i Paesi dell’Unione Europea. Il progetto iniziale di comunità europea era coraggioso, quasi impossibile, eppure era anche l’unica via d’uscita dai disastri della

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E andiamo….

Un po’ di buon senso farebbe bene a tutti. All’Europa che da sempre è nelle mani delle élites nazionali che tengono in mano i governi e che di fatto, anche se per interposta persona, comandano negli organismi dell’Unione. Ma anche ai popoli che potrebbero anche sforzarsi di vedere al di là del loro naso e capire ciò che accade. Che

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E se non bastasse regolamentare la finanza? (di Salvatore Sinagra)

Da qualche tempo a Bruxelles non si fa altro che parlare di regolamentazione della finanza, si parla di vigilanza europea del settore bancario (la così detta Unione Bancaria), di segregazione dell’attività di banca di deposito dall’attività di speculazione, si parla Tobin tax, si spera si torni presto a parlare di agenzie di rating; tutti provvedimenti che se ben fatti potrebbero

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Europa: la federazione necessaria (di Massimo Bordignon)

Il comportamento della Germania, e più in generale dell’Europa del Nord, nella crisi attuale confina con la schizofrenia. CONTRADDIZIONI NORDICHE Da un lato, i paesi del nord Europa bloccano qualunque intervento che possa ridurre i costi delle crisi, per paura di doversi fare carico dei debiti altrui e di eliminare qualunque incentivo alle riforme nei paesi in difficoltà, i cosiddetti

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