Terremoto de L’Aquila: a ciascuno la sua responsabilità (di Aldo Cerulli)

Nei verbali di inchiesta del  pm di L’Aquila Fabio Picuti, depositati il 13 luglio 2010   si legge: “L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città”. Proprio perché  “la scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”. A inguaiare gli esperti capitanati dal presidente dell’Ingv Enzo Boschi non è stato il presunto oscurantismo dei giudici, ma l’esigenza tutta politica di “rassicurare” gli abitanti del capoluogo abruzzese, allarmati da una lunga sequenza di scosse e dai primi danneggiamenti di edifici, a partire da una scuola.

L’accusa è opposta a quella evocata negli appelli a difesa degli imputati: da quella riunione sono filtrati messaggi tranquillizzanti, tesi a escludere una scossa devastante. Agli atti dell’inchiesta ci sono le testimonianze che raccontano come   quella riunione abbia convinto molte future vittime a metter da parte ogni preoccupazione. Alcune “erano studentesse universitarie fuori sede che all’indomani del 31 marzo 2009 avevano scelto di rimanere a L’Aquila e di restare in casa la notte tra il 5 e il 6 aprile facendo affidamento sulle conclusioni della riunione della Commissione grandi rischi”.

La Commissione grandi rischi si riunisce a L’Aquila (scelta irrituale, dirà poi Boschi, visto che di solito gli incontri avvenivano a Roma) alle 18,30 del 30 marzo 2009, una settimana prima del terremoto notturno che avrebbe provocato più di 300 morti, devastando la città e diversi centri della provincia. Oltre al presidente dell’Ingv arrivano diversi pezzi grossi della Protezione civile e della sismologia nazionale, tra i quali Franco Barberi, presidente vicario anche loro condannati per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

La ragione di quel vertice lo racconta Guido Bertolaso, allora capo della Protezione civile, dipartimento della presidenza del consiglio, con Palazzo Chigi occupato al tempo da Silvio Berlusconi: “Ti chiamerà De Bernardinis, il mio vice, al quale ho detto di fare una riunione lì all’Aquila domani su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni, eccetera”, spiega Bertolaso a Daniela Stati, assessore regionale abruzzese alla Protezione civile, in una telefonata intercettata per un’altra inchiesta (quella sugli appalti del G8). Si tratta soprattutto di rintuzzare gli allarmi lanciati da Giampaolo Giuliani, un ricercatore che si diceva in grado di prevedere ulteriori scosse sulla base dell’analisi del gas radon, metodo noto ai sismologi, ma giudicato inaffidabile. “Io non vengo, ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto d’Italia”, continuava Bertolaso. “Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi, a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male”. Quindi la conclusione: “Parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente“.

L’operazione mediatica per “tranquillizzare la gente” ha successo. Sono presenti amministratori locali, a partire dal sindaco Massimo Cialente, e molti giornalisti attendono fuori dalla porta. “La mattina del primo aprile incontrai in Piazza palazzo il sindaco”, spiega ai pm l’allora presidente della Provincia Stefania Pezzopane. “Mi confermò che secondo la Commissione la situazione era sotto controllo e che sostanzialmente non c’erano pericoli imminenti. Tant’è vero che già dal primo aprile decidemmo di riaprire le scuole che erano state chiuse precauzionalmente un paio di giorni”. Tra le tante dichiarazioni rasserenanti rilasciate dopo la riunione, i magistrati ricordano in particolare quella di Bernardo De Bernardinis, vicecapo settore tecnico operativo della Protezione Civile. Intervistato da Tv Uno, parla di “una situazione favorevole“, dato lo “scarico di energia continuo”.

Il risultato della riunione del 31 marzo è riassunto in uno stringato verbale, nel quale Boschi definisce “improbabile una scossa come quella del 1703″, pur rimarcando che “non si può escludere”. Dal testo si deduce che i massimi sismologi italiani si riuniscono a L’Aquila per dirsi quel che per loro era ovvio, e cioè che i terremoti non si possono prevedere. Ma l’imprinting di Bertolaso ottiene il suo effetto, se all’opinione pubblica passa un messaggio rasserenante. Ma c’è di più. Il 16 settembre Boschi denuncerà in una lettera che quel verbale è stato redatto e firmato non la sera dell’incontro, ma in una nuova riunione convocata a L’Aquila il 6 aprile, subito dopo il sisma. E’ Mauro Dolce, capo dell’Ufficio rischio sismico della Protezione civile, anche lui condannato al processo, a mostrargli “un testo che riporta in maniera confusa cose dette nella riunione del 31 marzo”. Qualcuno, continua Boschi, “corregge il testo alla meno peggio e Dolce ce lo fa firmare per ‘ragioni interne’”. In quel momento il presidente dell’Ingv apprende anche che il 30 marzo e il primo aprile “dalla Protezione civile sono stati diramati due comunicati tranquillizzanti di cui non sapevo niente”.

I successivi gradi di giudizio diranno se i condannati in primo grado sono davvero colpevoli di quei reati e se i sei anni di reclusione sono proporzionati ai fatti attribuiti a ciascuno. Ma a trascinarli in tribunale è stato il pasticcio politico-mediatico di quella riunione, non certo il presunto attacco alla libertà scientifica da più parti evocato.

Questa la realtà dei fatti senza alcun commento ed ora esaminiamo la situazione sotto vari punti di vista.

In questa fase ritengo di non essere in grado di interpretare  l’operato dei giudici ma sono automatiche le seguenti considerazioni:

1. Dalle carte conosciute dell’inchiesta si può dire che alla Commissione Grandi Rischi vanno addebitate le responsabilità morali sull’ipotetico concorso nella morte di un numero maggiore di persone (sicuramente più delle 29 definite in sentenza); a loro avrei imputato un altro grave capo di imputazione: negligenza, imperizia ed avventatezza di giudizi sulla evoluzione del terremoto; tali giudizi sono stati dati senza considerare gli effetti che avrebbero prodotto, ma solo per la volontà di smentire da parte politica, le previsioni di un geologo su un imminente terremoto basate su un metodo non accettato dalla comunità scientifica mondiale.

2. La principale causa della morte va addebitata al crollo; a chi va imputato il crollo? Chi ha visto gli effetti del terremoto del 6 aprile ha notato che esso ha colpito a macchia di leopardo nelle zone nuove, ha colpito le case costruite in zona geologicamente pericolosa ( non dimentichiamo che le Autorità locali non hanno preso mai in considerazione il lavoro di Barberi sui rischi sismici…per poter concedere licenze edilizie come volevano), ha colpito le case ristrutturate e quindi appesantite ( vedi implosione della Prefettura), ha colpito quelle vecchie  che dopo le prime scosse nessuna autorità ha ritenuto di visitare e dichiarare non agibili : case affittate agli studenti universitari alcuni dei quali sono rimasti sotto.

4. Che cosa sarebbe successo se il terremoto si fosse verificato di giorno ( scuole ed uffici aperti)? Sarebbero rimasti sepolti dai crolli molti di più A chi sarebbe stata imputata la colpa? A chi ha costruito le case senza il rispetto del dettato antisismico, alla Commissione Grandi Rischi perché non ha detto che non si doveva andare a scuola e negli uffici; quante persone sarebbero morte nella implosione della Prefettura, quante nelle Chiese?

5. Perché tutte le Autorità locali non sono finite sotto processo per i crolli?

Ultima considerazione, la più importante : dopo il sisma tutti i firmatari del verbale del 31 marzo dovevano essere rimossi dal loro incarico dal Presidente del Consiglio; la Magistratura, è quindi entrata a “gamba tesa “ per sostituirsi all’inerzia dei politici ; i media – che all’epoca funzionarono da cassa di risonanza del messaggio “tranquillizzante” – oggi, con molta disinformazione, continuano a riportare proprie interpretazioni della verità ( a favore e contro) e non a fare cronaca, con la logica conseguenza che ora, la comunità scientifica internazionale si atteggia a vittima incolpevole.

Dove era quella comunità scientifica internazionale che è rimasta in silenzio di fronte alle avventate dichiarazioni tranquillizzanti che avrebbero dovuto smentire????

Aldo Cerulli

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