Tra il dire e il fare i decreti di attuazione

Nella conferenza stampa di oggi, 1 settembre 2014, nella quale il governo annuncia il programma dei mille giorni, il ministro Boschi comunica che i numeri dei decreti di attuazione delle leggi a febbraio e ad oggi. Ebbene erano 889 a febbraio e sono 528 oggi. La differenza sono i decreti emanati con questo governo, ma riferiti a leggi approvate dai governi precedenti(Monti e Letta, ma forse anche Berlusconi). A questi 528 si aggiungono altri 171 decreti delle leggi approvate in questi mesi che fanno salire il totale a 699 decreti.

Questi numeri ci dicono molto: 1. Governo e Parlamento lavorano per arrivare all’approvazione di leggi; 2. Sia l’opinione pubblica che i soggetti direttamente interessati possono pensare che basti l’approvazione della legge per vederne realizzati i contenuti; 3. La vera attuazione e, quindi, l’effetto delle leggi deve sempre essere rinviato alla definizione delle modalità la cui responsabilità è compito delle burocrazie amministrative; 4. Se le leggi non sono attuate non producono effetti di alcun tipo (se non quello dell’annuncio della loro approvazione); 5. Le burocrazie ministeriali (nonché dei comuni e delle regioni) possiedono la “tecnologia” giuridica necessaria prima per tradurre in norme le decisioni politiche e poi per tradurre in azioni concrete le norme; 6. Le burocrazie sono dirette dai responsabili politici, ma questi non possono fare a meno della loro collaborazione.

La conclusione è che occorre una grande determinazione politica per dirigere la macchina dello Stato e occorre la consapevolezza delle priorità nonché l’appoggio dell’opinione pubblica.

La conclusione è anche che nessun governo può fare la magia di cambiare le cose dall’oggi al domani. L’unica cosa che può fare è dire chiaramente quali sono i suoi scopi e chiedere la forza del consenso per vincere ogni tipo di resistenza corporativa e burocratica. Come al solito le parole sono importanti

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