Tsipras a Roma: cosa gli diciamo?

Oggi Tsipras è a Roma. L’Italia è tra i maggiori creditori della Grecia avendoci messo una quarantina di miliardi di euro in prestiti che chissà quando mai saranno restituiti. Come si sa Tsipras ha vinto le elezioni dicendo che voleva mettere fine all’austerità imposta dalla Troika e che pretendeva la cancellazione della maggior parte del debito pubblico.

A pochi giorni dal voto sembra che già stia cambiando idea e che la cancellazione del debito si tramuti nella richiesta di un’ampia dilazione nei pagamenti e in un ulteriore abbattimento degli interessi. Era ovvio che sarebbe andata così perché la maggior parte del debito Atene ce l’ha con gli altri stati europei e con la BCE. Se fosse stato concesso un taglio alla Grecia pagato dagli altri stati è chiaro che si sarebbe aperta una strada che in molti avrebbero voluto imboccare.

Resta il fatto che la Grecia non ce la fa a pagare le sue spese con le entrate del suo bilancio e che il ricorso al debito, come avviene anche da noi, serve per le spese correnti cioè è strutturale. Una situazione di squilibrio determinata da una enorme evasione fiscale in gran parte legalizzata. Bisogna sapere che i guadagni degli armatori che possiedono una delle più grandi flotte commerciali mondiali sono esenti da imposizione fiscale per legge. Anche il patrimonio immobiliare della Chiesa ortodossa, secondo solo al quello statale, non paga imposte e i preti sono stipendiati dallo Stato.

In queste condizioni cosa possiamo dire a Tsipras? Che la Grecia deve guardarsi allo specchio per i suoi guai e decidere se è ancora possibile affamare la povera gente pur di non toccare i poteri forti. Poi, è chiaro che il dogma dell’austerità (cioè il 3% deficit/Pil, il 60% debito/Pil e il pareggio di bilancio) ha fatto tanti guai, ma l’impressione è che la Grecia non ce la farebbe comunque senza un cambiamento vero

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