Un anno di Virginia Raggi

Virginia Raggi un anno

Un anno alla guida del comune di Roma non è sufficiente per risolvere i problemi di una città disastrata da anni di cattiva amministrazione. È però abbastanza per capire l’aria che tira cioè lo stile di governo, la preparazione, l’orientamento, la coerenza, il coraggio di chi – Virginia Raggi e il M5S – si è proposto ai cittadini romani come l’unica forza politica in grado di “cambiare tutto”. Proviamo a delineare un quadro con le citazioni di tre fonti giornalistiche: il “mitico” sito Romafaschifo.com, il Sole 24 Ore e La Stampa.

Roma fa schifoDecisamente adirato l’articolo di Romafaschifo già nel titolo chiarisce il suo giudizio: “Il disastro Raggi che nessuno avrebbe potuto prevedere”. L’analisi è impietosa e i giudizi drastici: “ci preme più di ogni altra cosa sgombrare il campo dall’equivoco che sta sempre di più girando, che sempre di più si legge e si ascolta: “non hanno fatto niente”, stiamo uscendo da “un anno di nulla”.

(…) Questi hanno fatto eccome. Questi “nuovi” amministratori, totalmente privi di scrupoli e abili nel sotterfugio e nella menzogna oltre ogni dignità, hanno messo in piedi in soli 12 mesi un meccanismo di presa del potere, di gestione delle clientele, di favori alle lobbies ed ai portatori di voti che fa impallidire tutta la vecchia politica.

(….) A Roma il Movimento 5 Stelle si è accomodato al potere, si è alleato a doppio filo con tutte le più micidiali cricche che hanno depresso, ucciso e trafitto la città negli ultimi decenni. (…)Da tutta la vecchia politica il M5S ha preso sistematicamente il peggio, distillandolo”.

delusione m5s RomaL’articolo prosegue parlando “di scelte forsennate che costeranno crisi, declino e povertà per molti anni a venire e che sarà difficile se non impossibile risanare anche qualora a breve dovesse arrivare una amministrazione degna di questo nome. Tutto si svolge in un clima di ostilità medievale, di opacità totale (….), di bugie e negazione della realtà”. Segue analisi dettagliata di 24 punti che avvalorano tale giudizio (www.romafaschifo.com).

Più misurata l’analisi del Sole 24 Ore. “Nessuno si aspettava miracoli in una città ferita da Mafia Capitale e gravata da un debito monstre di 12 miliardi di euro. Ma l’operato della giunta pentastellata ha deluso” (…) Vuoi per gli inciampi sulle nomine e la scarsissima trasparenza – costati alla sindaca due avvisi di garanzia (….) – vuoi per l’assenza di svolte nei due settori chiave per i servizi: trasporti e rifiuti. Vuoi per il fiancheggiamento ai tassisti e agli ambulanti (…)”.

Nell’articolo si esaminano le promesse mantenute e quelle mancate. Fra le prime l’approvazione del bilancio entro i termini di legge; il NO alle Olimpiadi; il sì allo stadio della Roma sia pure con cubature ridotte, il che ha portato ad una riduzione dell’investimento privato accompagnato da un ridimensionamento delle opere pubbliche legate al progetto originario approvato dalla giunta Marino; gli accordi sindacali per la concessione del salario accessorio e la definizione del contratto decentrato con i 23mila dipendenti del Campidoglio.

rifiuti RomaL’elenco delle promesse mancate è breve, ma contiene i capitoli cruciali per il funzionamento della città. In primo luogo c’è il pasticciaccio brutto delle nomine. In un clima di assoluta opacità e di lotte interne si è consumata l’ascesa, il declino o l’allontanamento di capi di Gabinetto, assessori al bilancio, capi della segreteria. Un assessore chiave come quello all’ambiente si è dovuta dimettere perché indagata (Paola Muiraro). Una figura chiave e potente (Raffaele Marra, il vero braccio destro della sindaca) è finito in carcere con l’accusa di corruzione. I vertici di Ama e Atac insediati da poco e in lotta contro i gruppi di potere interni sono stati spinti alle dimissioni.

La seconda promessa mancata è il riordino delle partecipate vero snodo del potere romano. In attesa sono stati ripristinati i CdA soppressi al tempo di Marino. In Atac, di fatto fallita, guasti, evasione del biglietto e roghi dei bus testimoniano di una situazione fuori controllo. L’azienda dei rifiuti Ama ha tassi di assenteismo e di inabilità al lavoro esagerati nonché mezzi inadeguati. La situazione di rifiuti è sotto gli occhi di tutti e sconta le ingenuità e il velleitarismo di un’amministrazione che ha proclamato il suo NO a discariche e inceneritori, ma che per smaltire la spazzatura si affida ai “viaggi della speranza” verso inceneritori e impianti di smaltimento lontani da Roma.

ambulanti RomaUltima promessa mancata la verifica del debito pregresso che pare non si possa proprio fare pur essendo stata sbandierata in campagna elettorale. Il risultato è che i cittadini romani pagano l’addizionale Irpef più alta d’Italia.

L’analisi de La Stampa parte da una ricognizione dei numeri “per capire quanto disti un anno di realtà dalla rappresentazione che ne fanno i suoi vertici”. Ebbene su 227 ordinanze della sindaca ben 149 “hanno a che fare con nomine, revoche o deleghe assegnate ad assessori e dirigenti”. Cioè “La Raggi ha passato gran parte del tempo da sindaco a occuparsi di poltrone: la sua giunta ha messo a contratto 102 collaboratori esterni, dodici in più di quelli nominati da Ignazio Marino, quindici in più dell’era Alemanno”. Nonostante ciò in “Campidoglio mancano ancora il capo di gabinetto e due assessori (Lavori pubblici e Servizi sociali). In un anno sono cambiati il vicesindaco, l’assessore all’Ambiente, quello all’Urbanistica, due volte il titolare del Bilancio. Solo all’Ama si sono avvicendati quattro amministratori delegati e due direttori generali”.

guasti AtacL’Azienda dei rifiuti è la chiave del successo o del fallimento del governo Cinque Stelle della città. Lo smaltimento dei rifiuti a Roma costa quattro volte quello di Milano, perché Ama è in grado di trattarne appena il 20 per cento: il resto lo paga ai privati e per trasportare l’immondizia in giro per l’Europa. Fra promesse di “modelli spagnoli”, “chilometri zero” e “riutilizzo totale degli scarti” nell’ultimo anno la situazione è persino peggiorata”.

Ma “in realtà gli atti rilevanti votati finora in consiglio comunale sono solo due: il via libera preliminare allo stadio della Roma e l’adozione di un nuovo regolamento sugli ambulanti che aggira l’obbligo di gara previsto dalla direttiva Bolkenstein già ribattezzato “salva Tredicine” dal nome della famiglia proprietaria di decine di camion e bancarelle”.

Continua l’articolo: “se ci accontentassimo degli annunci la Raggi si meriterebbe un dieci. Prendiamo le strade. Il sindaco rivendica un piano buche e porta con sé le fotografie di alcuni tratti rifatti, ma nel frattempo per ovviare alla scarsa manutenzione, in tre arterie della città – Aurelia, Cristoforo Colombo e Salaria – è stato imposto il limite a trenta all’ora”.

Anche sul versante trasporti le cose vanno piuttosto male come dimostra la quantità di guasti e di incendi che affligge i mezzi dell’Atac mentre ancora non si sa che fine farà l’unica opera in corso, la metro C.

La conclusione  è sconsolata: “per chi come la Raggi amministra la cosa pubblica e non ha sufficiente esperienza politica dire no è più semplice di un sì. Ad una olimpiade, a un nuovo impianto di trattamento dei rifiuti o allo scavo della metropolitana. Ma talvolta i no possono essere fatali all’immagine della città”.

A cura di Claudio Lombardi

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